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Non è facile vedere le persone mettendosi un po’ nell’ottica di Dio.
Sappiamo che Egli prova una profonda tenerezza per tutti noi uomini perché è “Padre”, come ci esortò a chiamarlo Gesù stesso.
Egli non è attratto dall’apparenza fisica, ma dal cuore in ognuno di noi.
Un cuore che palpita per Lui, anche quando la persona è molto fragile e ricade spesso nelle proprie colpe, lo attira.
Però è attirato anche da chi è indifferente nei suoi confronti, perché desidera salvarlo.
Del resto la nostra eternità consiste nell’ammirare il suo Essere misterioso e nel partecipare della sua gioia di esistere, e la vita terrena è un periodo di allenamento, anche se con molti fallimenti, per poter arrivare all’uomo perfetto che sa amare il più disinteressatamente possibile. Mi viene in mente il buon ladrone appeso alla croce con Gesù.
Al Signore basta una nostra presa di coscienza e riconoscere che senza di Lui noi non possiamo essere salvati.
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Dio ama tutte le sue creature, in particolare l’uomo.

È Lui che ha creato tutto e tutti ed è Lui che tutto sostiene.

Per cui tutto ciò che abbiamo è suo, anche quello che riteniamo nostre proprietà materiali, psichiche e spirituali. Tutto è suo.

Una cosa, comunque, il Signore ha  stabilito di non possedere: la nostra libera volontà. Quando diciamo nel Padre nostro “Sia fatta la tua volontà”, Egli ci prende sul serio ed accetta i nostri sacrifici, come ha accettato quelli di Gesù Cristo, suo Figlio unigenito, il quale ha affrontato liberamente la passione e la morte sulla Croce per fare la volontà del Padre.

Ecco perché accetta il dono delle nostre sofferenze in unione a quelle di suo Figlio: esse fanno parte del suo misterioso piano di salvezza universale.

 

 

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La cosa peggiore che possa capitare ad una persona è la perdita della fiducia in Dio Padre Misericordioso. Questo dispiace al Signore molto di più dei vari peccati commessi da ognuno di noi.
Il Padre ci cerca sempre con amore, anche quando ci allontaniamo da Lui con i nostri vizi e le nostre colpe. Egli non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
Egli non è impaziente: sa attendere la nostra risposta filiale alla sua chiamata per la conversione, perché ci ama infinitamente di più di ció che immaginiamo.
Non spaventiamoci, dunque, per la nostra estrema fragilità, perché Egli conosce i nostri cuori, in quanto li ha plasmati Lui stesso. A Lui interessa la nostra fiducia nei suoi confronti e guarda la buona volontà di seguire le sue leggi d’amore.
Egli è Onnipotenza d’amore e prima o poi ci libererà dalle mani del maligno. Coraggio e umiltà, quindi, e cerchiamo di essere una preghiera vivente.
(Una voce dal deserto)
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1Gv 1,8
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.
È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Chi nega l’esistenza del libero arbitrio nega il peccato, cioè la responsabilità dell’uomo incline al male.
Chi nega il peccato rende vana l’Incarnazione, la passione e la morte di Gesù Cristo, perché Lui è venuto per salvarci dal peccato.
Se non abbiamo peccato, allora, che senso avrebbe tutta l’economia della salvezza?
Stiamo molto attenti a questo tipo di eresie…
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Il “Padre nostro”, la preghiera che Gesù ci ha insegnato, contiene in sintesi tutta la sua dottrina e la sua stessa vita. La vita di Cristo era “preghiera vivente” mediante la volontà unita a quella del Padre e l’azione unita a quella dello Spirito Santo.

Nel “Padre nostro” ritrovi tutti gli insegnamenti fondamentali che sono eternamente validi per ogni uomo che vuole raggiungere la pienezza a cui era stato destinato.

Recitiamola spesso questa preghiera vitale, soffermandoci a riflettere anche sui minimi particolari: spesso ciò che sfugge allo sguardo superficiale e distratto è estremamente importante.

Non recitiamola in fretta, perchè serve a poco. Un’anima contemplativa fa della sua vita una preghiera vivente.

Se saprà fare tesoro degli insegnamenti contenuti in questa splendida preghiera raggiungerà presto la beatitudine già nella vita terrena.

(dal mio libro : “Come ci vedono dall’aldilà” p. 224)

 

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Fb 9 agosto XIX

PAURA SCIOLTA NELL’ABBRACCIO

Vangelo di paure, vangelo di grida: umanissimo vangelo. Gesù dapprima assente, poi come un fantasma, infine come una mano salda che afferra. Un crescendo di fede.

Gesù fatica a lasciare la gente, non se ne va finché non li ha salutati tutti. Era stato un giorno speciale, quello, il laboratorio di un mondo nuovo: un fervore, un moltiplicarsi di mani e di cure per dare pane a tutti.

La fame dei poveri saziata, il suo sogno realizzato.

Ora, desidera l’abbraccio del Padre. Congedata la folla salì sul monte, in disparte, a condividere con lui la gioia: sì, Padre, si può! Portare il tuo regno sulla terra si può! Un colloquio festoso, un abbraccio che dura fino all’alba, quando risente il desiderio dei suoi.

Di abbraccio in abbraccio: così si muoveva Gesù.

Pietro, coraggioso e insieme scriteriato, domanda due cose, una giusta e una sbagliata: che io venga da te! Richiesta bella e perfetta, andare verso Dio. Ma poi sbaglia chiedendo di andarci camminando sulle acque.

A cosa serve uno sfoggio di potenza fine a se stesso, un intervento divino il cui scopo non è il bene comune? A che serve l’opposto di ciò che si era verificato la sera prima, con i pani e i pesci per tutti? E’ infatti un miracolo che fallisce in fretta, e Simone affonda.

Pietro si rivela uomo di poca fede non quando ha paura delle onde nella notte, ma prima, quando chiede questo genere di segni per il suo cammino di fede. E tutto vacilla.

Dubbio, fede, grido. Mi piace questo rude pescatore, uomo d’acqua e di roccia, oscillante tra fede grande, che sfida la tempesta, e fede piccola, impaurita. Ma è proprio lì che Gesù ci raggiunge, al centro del nostro vuoto, per salvarci dalla paura.

Pietro vive sulla sua pelle come il camminare sul mare non serva affatto a rafforzare la fede. Cammina e già dubita. E io lo ringrazio per questo suo grido estremo: Signore, salvami!

Ora so che ogni dubbio può essere sciolto anche da un solo mio grido nella notte, come il suo. Se guardo con occhi bassi le mie difficoltà e i miei fallimenti, scendo nel buio.

Pietro tu andrai verso il Signore, ma non nel brillare illusorio di acque prodigiose, lo farai scendendo nella polvere della strada da Gerusalemme a Gerico.

Forse a Pietro serviva davvero questa paura d’affogare nell’acqua della disperazione, per trovare il coraggio di affidarsi, gridando a Gesù.

Un giorno lo seguirà non più attratto dai segni, ma dal suo calvario; andrà da chi sa far tacere non tanto il vento e il mare, ma tutto ciò che non è amore.

Pietro, emblema dei credenti, imparerà ad affidarsi non contando su imprevedibili miracoli, ma sull’amore quotidiano che resiste, sulla bellezza di una fede nuda.

E noi, con Pietro, a fissare Gesù che ci viene incontro nel buio della bufera, a sentire le sue consolanti parole: Vieni! Tutto è ancora possibile, con me. Vieni!

 

 

Avvenire 19 A

Matteo 14,22-33.

“Subito dopo”, dopo i pani che traboccavano dalle mani e dalle ceste, “costrinse i discepoli”, che vorrebbero star lì a godersi il successo, “a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva”. Li deve costringere, non vogliono andarci sull’altra riva, è terra pagana, c’è il rischio di essere rifiutati, è già successo.  Infatti: la barca era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. Un vento che non soffia da fuori, ma da dentro i Dodici, come resistenza a quel viaggio verso gli stranieri.

“Sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare”. Non ha fretta Gesù: tre giorni ha atteso per Lazzaro, attende quasi una notte intera di tempesta, tre giorni aspetterà per risorgere. Ha sempre fretta invece quando in vista c’è una esaltazione, una ovazione. Fretta di andarsene e di portar via i discepoli. Perché il posto vero dei credenti non è nei successi e nei risultati trionfali, ma in una barca in mare, mare aperto, dove prima o poi, durante la navigazione della vita, verranno acque agitate e vento contrario. Ma non saranno lasciati soli.

«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». All’invito di Gesù, Pietro, coraggioso fino all’incoscienza, abbandona ogni riparo e cammina nel vento e sulle onde. Sì, ma verso dove? Pietro non vuole tanto andare da Gesù, quanto metterne alla prova la potenza. Andrà davvero verso Gesù, quando lo seguirà, non sedotto dal suo camminare sul mare, bensì dal suo camminare verso lo scandalo e la follia della croce. Andrà dietro a lui, non perché sa far tacere il vento, ma perché fa tacere tutto ciò che in noi non è amore. Andrà verso il Samaritano buono, nella polvere dei sentieri del tempo e non sul luccichio di acque miracolose. Andrà verso il servo, non verso il taumaturgo.

E venne da Gesù” dice il Vangelo. Pietro, fino a che ha occhi solo per quel volto visibile anche nella notte, cammina sulle acque. Quando volge lo sguardo al vento, alle onde, al buio, inizia ad affondare. Guardo al Signore, lo ascolto, e vado dovunque, faccio miracoli. Guardo a me, a tutte le difficoltà, e sprofondo.

Se guardo a perché sono qui, a chi mi ha mandato su questa terra, non mi ferma nessuno. Se guardo alla mia storia accidentata, il dubbio mi blocca.

Pietro, in pieno miracolo, dubita: “Signore affondo”; in pieno dubitare, crede: “Signore, salvami!”. Dio salva, qui è tutta la fede: Egli non è un dito puntato, ma una mano che ti afferra.

Un grido nel vento. Che se ne fa Pietro del catechismo mentre affonda? Basta un grido per varcare l’abisso tra cielo e terra. Fino a che, in fondo a ogni nostra notte, il grido di paura diventerà abbraccio tra l’uomo e il suo Dio.

Ci sono grandi onde, molto vento… ma c’erano anche prima, all’inizio del miracolo, per tutta la notte. Da dove viene il dubbio?

Dalle tempeste della vita, dalla fatica del cuore, da Dio assente. Da Gesù come un fantasma, e non come una voce e una mano.

Ma è proprio là che il Signore ci raggiunge, al centro della nostra debole fede. Non attende, non pretende che abbiamo una fede grande. Ci raggiunge e non punta il dito per accusarci ma stende la mano per afferrarci.

Dubbio e fede. Indivisibili. A contendersi in vicenda perenne il cuore. Non viene a risolvere i miei problemi, sono io che devo essere risolto.

La crisi che incombe su di noi ogni giorno di più come una minaccia sulla nostra esistenza sta diventando per ognuno di noi la sorgente di tentazioni atroci di ogni genere, perché l´orizzonte è foriero di grandi sofferenze, l´orizzonte è chiuso e il sole non si vede più. Abbiamo bisogno di capire meglio il fenomeno della tentazione.
La tentazione è l´induzione a commettere delle sciocchezze, a prendere delle decisioni che all´inizio sembrano una evasione dalla realtà, ma poi una volta consumato il peccato, il buio diventa ancora più minaccioso. Devi stare attento a non perdere la fede, perché soltanto Dio ti può dare la forza di resistere e di aspettare pazientemente l´evolversi degli eventi. La tentazione più frequente è appunto la perdita della fede. Dio non ci spinge verso il male, ci aiuta a portare la croce con amore e serenità di animo. Dopo la notte nera, spunta sempre il sole.
Le lunghe ore della notte sembra che non passino mai, ma il tempo cammina e scaraventa nel passato le cose belle e quelle brutte. Tante volte ti accorgi che non vorresti essere indotto al male, eppure non riesci ad allontanare quei pensieri che non vorresti avere, hai quelle spinte irresistibili che non vorresti sentire. Non è Iddio, sei tu che non hai fede, sei tu che invece di pregare maledici le persone che non risolvono mai i problemi che dicono di voler risolvere.
Se tu ti addentri nella tentazione, il peccato diventa attraente, in un secondo momento suggestiona la tua mente e il tuo cuore, per cui cominci a dare il consenso.
Se ti succede questo, sappi che hai parlato con satana e lui ti ha prima allontanato dalla fede e poi ti porta a commettere sciocchezze di cui certamente ti pentirai. Io non dico che tutto il mondo è “insatanato”, dico soltanto che satana esiste, da lui viene tutto quello che ci sta succedendo, lui ha consigliato gli uomini e le donne a commettere errori su errori che ci hanno portato a questa maledetta crisi che sta strozzando il mondo; continuamente tenta ognuno di noi e cerca di terrorizzarci.
Rimani saldo nella fede in Dio, la Provvidenza è un dogma della nostra fede, Dio è nostro Padre, la crisi l´abbiamo voluta noi, tutti infatti abbiamo rifiutato le norme dei diritti umani e della giustizia, tutti chi più e chi meno, abbiamo collaborato alla distruzione di tutti i valori umani e cristiani che reggono il mondo.
La crisi non cambia mediante le promesse che ci fanno i politici, dobbiamo tutti capire che nel mondo tutti hanno il diritto di vivere e di avere le stesse cose necessarie alla vita. La crisi si risolverà soltanto quando tutti, indistintamente tutti, capiremo che dobbiamo vivere una vita semplice e modesta, secondo la preghiera che ci suggerisce la Sacra Scrittura: o Signore, non darmi la ricchezza, non darmi neppure la povertà, dammi quello che ogni giorno basta per la mia vita.
La crisi si risolverà soltanto quando tutti rivolgeremo a Dio questa preghiera.
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VI° Quaderno – Parte 2

 

 

O Dio, Tu non hai sterminato l’uomo dopo la caduta, ma nella Tua Misericordia gli hai perdonato ed hai perdonato veramente da Dio, cioè non solo gli hai rimesso la colpa ma l’hai colmato di ogni grazia.

La Misericordia Ti ha spinto fino al punto che Tu stesso Ti sei degnato di scendere tra noi per sollevarci dalla nostra miseria. Dio scende sulla terra, il Signore dei Signori si umilia, Egli l’Immortale.

Ma dove scendi, Signore? Forse nel tempio di Salomone? Vuoi forse che Ti venga costruita una nuova dimora dove hai intenzione di scendere? O Signore, che dimora Ti prepareremo, dal momento che tutta la terra è il Tuo sgabello? Tu stesso Ti sei preparato una dimora: una Santa Vergine. Le Sue viscere immacolate sono la Tua abitazione ed avviene l’inconcepibile miracolo della Tua Misericordia, o Signore.

Il Verbo si fa Carne, Dio abita fra di noi, il Verbo di Dio, la Misericordia Incarnata. Con la Tua umiliazione ci hai innalzato alla Tua Divinità. E l’eccesso del Tuo amore, è l’abisso della Tua Misericordia. Stupiscono i cieli per questo eccesso del Tuo amore.

Ora nessuno ha più paura di avvicinarsi a Te. Sei il Dio della Misericordia, hai pietà per la miseria, sei il nostro Dio e noi il Tuo popolo. Sei nostro Padre e noi per Tua grazia siamo Tuoi figli. Sia glorificata la Tua Misericordia, poiché Ti sei degnato di scendere tra noi. Sii adorato, o Dio misericordioso, Per esserTi degnato di scendere dal cielo su questa terra. Ti adoriamo in grande umiltà, Per aver innalzato tutto il genere umano.

Insondabile nella Tua Misericordia, inconcepibile! Per amore verso di noi prendi per Te il corpo Da una Vergine Immacolata, mai sfiorata dal peccato, Perché così avevi stabilito dall’eternità. La Vergine Santa, quel niveo giglio, Per prima adora l’onnipotenza della Tua Misericordia.

Il Suo Cuore puro si apre con amore alla venuta del Verbo, Crede alle parole del messaggero divino e si rafforza nella fiducia. Si stupì il cielo che Dio si fosse fatto uomo, Che ci fosse in terra un cuore degno di Dio. Perché mai, Signore, non Ti unisci a un Serafino, ma ad un peccatore? Questo è un mistero della Tua Misericordia, nonostante il puro grembo della Vergine.

O mistero della divina Misericordia, o Dio di pietà, Che Ti sei degnato abbandonare il trono celeste Per abbassarTi alla nostra miseria, all’umana debolezza, Perché non gli angeli, ma gli uomini hanno bisogno di Misericordia.

Per esprimere degnamente la Misericordia del Signore, Uniamoci alla Tua Madre Immacolata, Così allora il nostro inno Ti sarà più gradito, Dato che Essa è stata scelta fra gli angeli e gli uomini.

Attraverso Lei, come attraverso un puro cristallo È giunta a noi la Tua Misericordia. Per Suo merito l’uomo divenne gradito a Dio, Per Suo merito scendono su di noi torrenti di grazie di ogni genere.

 

 

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Padre clementissimo, ti benediciamo per il tuo immenso amore che risplende nella creazione e ancor più visibilmente nella redenzione.

Fin dall’inizio di questo giorno ispiraci il desiderio di servirti, perché nei pensieri e nelle opere glorifichiamo sempre il tuo santo nome. Purifica i nostri cuori da ogni desiderio di male, perché siano costantemente orientati alla tua volontà.

Apri il nostro cuore alle necessità dei fratelli, perché incontrandoci non ci trovino freddi e senza amore verso di loro.

 

(dalle lodi mattutine della liturgia delle ore)

 

 

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Fb 28 giugno 2020

L’acqua migliore che ho

Chi ama la propria famiglia più di me, non è degno di me. Ma allora chi è degno di te, Signore? Con la tua altissima pretesa, che cosa vuoi da me?

Nessuno amerà mai come te, perché il tuo è il vero amore incondizionato, che anticipa, senza clausola alcuna. Padre madre fratello figlia… sono le persone a me più care, indispensabili per vivere davvero. Sono loro che ogni giorno mi spingono ad essere vero, autentico, senza ruoli. Ma la tua non è una competizione di cuori o una gara di emozioni, da cui sai che non usciresti vincitore se non presso pochi eroi, o santi o profeti dal cuore in fiamme.

E tuttavia, l’uomo non coincide con il cerchio della famiglia. Anche già per unirsi a colei che ama, l’uomo lascerà il padre e la madre!  Né la buona novella, né la croce, non la vita eterna e neppure una storia di giustizia, pace o solidarietà, si spiegano interessandosi solo alla famiglia. Bisogna saper accogliere altri nel cerchio del proprio sangue, generare diversamente vita e futuro, staccarsi, perdere, spezzare l’eterna ripetizione di ciò che è già stato. Chi avrà perduto, troverà.

Perdere la vita, non significa farsi uccidere: una vita si perde solo come si perde un tesoro, donandola.

Noi possediamo, veramente, solo ciò che abbiamo donato ad altri. Come la donna di Sunem della prima lettura, che d’impulso dona al profeta Eliseo piccole porzioni di vita, piccole cose: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada, e riceverà in cambio una vita intera, un figlio vero! Insieme alla capacità di amare molto di più.

Risento l’eco delle parole di Gesù: Chi avrà perduto la sua vita per causa mia la troverà.

Gesù parla di una causa per cui vivere, che vale più della stessa vita. E Lui, che l’ha perduta per la causa dell’uomo, l’ha ritrovata.

Infatti il vero dramma per la persona, e tanti non ne sono consapevoli, è non avere niente e nessuno per cui valga la pena mettere in gioco e spendere la propria vita.

E a noi, spaventati dall’impegno di dare vita e di avere una causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca non perderà il premio. Croce e acqua, il dare tutto e il dare quasi niente. I due estremi di uno stesso movimento, un gesto vivo, significato da quell’aggettivo così evangelico: fresca! L’acqua, fresca dev’essere! Vale a dire procurata con cura, l’acqua migliore che hai, acqua affettuosa, bella, con dentro l’eco del cuore.

La vita nell’acqua: stupenda pedagogia di Cristo, secondo cui non c’è nulla di troppo piccolo per chi vuol bene. Dove amare non equivale ad emozionarsi e a tremare per una creatura, ma si traduce con l’altro verbo che è sempre di corsa, molto semplice e concreto. Un verbo fattivo, urgente, di mani limpide e allegre come acqua fresca: il verbo dare.

 

 

Avvenire Mt 10,37-42  XIII A

p.Ermes Ronchi

Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me, non è degno di me.

Una pretesa che sembra disumana, a cozzare con la bellezza e la forza degli affetti, che sono la prima felicità di questa vita, la cosa più vicina all’assoluto, quaggiù tra noi.

Gesù non illude mai, vuole risposte meditate, mature e libere. Non insegna né il disamore, né una nuova gerarchia di emozioni. Non sottrae amori al cuore affamato dell’uomo, aggiunge invece un ‘di più’, non limitazione ma potenziamento. Ci nutre di sconfinamenti. Come se dicesse: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti dei tuoi cari per poter star bene, ebbene io posso offrirti qualcosa di ancora più bello.

Ci ricorda che per creare la nuova architettura del mondo occorre una passione forte almeno quanto quella della famiglia. È in gioco l’umanità nuova. E così è stato fin dal principio: per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna (Gen 2,24). Abbandono, per la fecondità. Padre e madre ‘amati di meno’, lasciati per un’altra esistenza, è la legge della vita che cresce, si moltiplica e nulla arresta.

Seconda esigenza: chi non prende la propria croce e non mi segue. Prima di tutto non identifichiamo, non confondiamo croce con sofferenza. Gesù non vuole che passiamo la vita a soffrire, non desidera crocifissi al suo seguito: uomini, donne, bambini, anziani, tutti inchiodati alle proprie croci. Vuole che seguiamo le sue orme, andando come lui di casa in casa, di volto in volto, di accoglienza in accoglienza, toccando piaghe e spezzando pane. Gente che sappia voler bene, senza mezze misure, senza contare, fino in fondo.

Chi perde la propria vita, la trova. Gioco verbale tra perdere e trovare, un paradosso vitale che è per sei volte sulla bocca di Gesù. Capiamo: perdere non significa lasciarsi sfuggire la vita o smarrirsi, bensì dare via, attivamente. Come si fa con un dono, con un tesoro speso goccia a goccia.

Alla fine, la nostra vita è ricca solo di ciò che abbiamo donato a qualcuno. Per quanto piccolo: chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca, non perderà la ricompensa. Quale? Dio non ricompensa con cose. Dio non può dare nulla di meno di se stesso. Ricompensa è Lui.

Un bicchiere d’acqua, un niente che anche il più povero può offrire. Ma c’è un colpo d’ala, proprio di Gesù: acqua fresca deve essere, buona per la grande calura, l’acqua migliore che hai, quasi un’acqua affettuosa, con dentro l’eco del cuore.

Dare la vita, dare un bicchiere d’acqua fresca, riassume la straordinaria pedagogia di Cristo. Il Vangelo è nella Croce, ma tutto il vangelo è anche in un bicchiere d’acqua fresca. Con dentro il cuore.

Nulla è troppo piccolo per il Vangelo, perché ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio.

Con lui i tuoi amori saranno custoditi più vivi e più luminosi, perché lui possiede  l’arte di andare fino in fondo al voler bene. Ed è questo il significato della seconda condizione,.

Amare nel linguaggio di tutta la bibbia non indica un insieme di emozioni o di sentimenti, non riguarda la sfera affettiva, ma come sempre nella Bibbia, la sfera della fede. Gesù assimila il discepolato alla prima alleanza, al popolo che si impegna con Dio, indica l’atteggiamento della fedeltà a Dio. Amare Dio di meno significava seguire altri dei, idolatria.

Altre leggi a dettare la strada. E l’abbiamo visto dalle cronache, molte volte. Segui come dominanti le leggi della famiglia o del clan, e si arriva a ciò che i sociologi chiamano: familismo amorale. Per amore o necessità della famiglia si accetta tutto: immoralità, corruzione, violenza…

La seconda condizione: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Prendere la croce e prendere un destino da messia: esistere per Dio per guarire la vita.

Terza condizione: Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo . Rinuncia è liberazione da tutto ciò che impedisce il volo.

Davanti alla pretesa ‘irragionevole’ di Cristo di essere amato più di padre, madre e figli, di essere il primo nel cuore, la mia reazione è quella di pensare: ‘perché mi vuole strappare dal cerchio caldo e vitale degli affetti? Ma non è l’intenzione di Gesù, Lui riempie e poi ci nutre di sconfinamenti.

Destino ordinario è incontrare un amore, una seduzione

ma destino straordinario dell’essere umano

è incontrare seduttori non umani,

è incontrare la seduzione di Dio.

Chi avrà dato la propria vita per causa mia la troverà”. Gesù parla di una causa per cui vivere, per cui morire, qualcosa che valga più della mia sola vita, e chi ama davvero sperimenta che l’amato vale di più della sua vita.

vale a dire non vivere in funzione dei tuoi o del tuo passato. Ebbene, questo stesso movimento è chiesto da Gesù affinché non restiamo piccoli, perché non si arresti la ruota della vita.

Ma poi sono contento di questo, poi sono fiero che la fede resti scandalosa, che rimanga qualcosa che sovverte, che va contro corrente, che non sa omologarsi. Altrimenti non ci sarà più futuro nuovo nelle nostre vite, solo ripetizione, altrimenti non si aprono frecce di luce.

Allora cerco nella Scrittura una spiegazione e il Libro del Deuteronomio me la offre. Dice: “Se la moglie che riposa sul tuo petto o l’amico che ami come te stesso ti dice in segreto: vieni, serviamo altri dei. Tu non ascoltarlo”. Per compiacere tua moglie o tuo figlio o il tuo amico, non abbandonare, non tradire il tuo Dio. Amalo di più!

Risalgo più indietro, e una spiegazione è già nel Primo Libro della Scrittura dove abbandonare il padre e la madre per unirsi a un’altra carne è già la Legge della vita. E’ la scelta necessaria per ogni uomo e per ogni donna, perché ci sia futuro, perché la vita possa crescere, moltiplicarsi, perché ci sia fecondità:

Noi tutti sappiamo bene che il mondo non coincide con il cerchio della famiglia e inserendo in questo cerchio, dolce ma insufficiente, lo spazio di Dio e della Croce, Gesù mi dice: “Prendi su di te una vita ulteriore, altre responsabilità, prendi su di te un destino che assomiglia al mio”.

Ecco, allora, il conflitto: da un lato l’umano e le sue cose, dall’altro un Nazareno e la sua Croce. Prendi la Croce, un comando che qualche volta mi angoscia, ma guardo alla Croce e vedo che essa è il luogo dove l’amore ha scritto il suo racconto più vero.

Prendi la Croce equivale a dire: accetta di amare fino in fondo. Scrive Origene: “Caritas est passio”, l’amore è passione nel doppio luminoso senso di patimento e di appassionarsi. L’amore è Croce e passione.

C’è un destino ordinario nella famiglia e questo ti fa figlio degno della vita, ma c’è un destino ulteriore che ti fa degno di Cristo.

Da un lato la mia vita, la mia gente, le mie cose e il desiderio di ricondurre tutto al frammento, all’attimo, alla dignità di esseri umani, soltanto umani e basta, con tutta la bellezza ma anche la caducità che questo comporta.

E dall’altro lato le cose che non si vedono: eternità, Dio, il dolore del mondo, amore più grande.

E’ un bellissimo conflitto tra il canto del sangue che già basta a illuminare la vita e la voce della trascendenza che abita il cuore inquieto finché non riposa in altri spazi.

Il segreto della nostra vita è oltre noi

ed è quello che Gesù dodicenne dice ai genitori: “Non sapevate che io devo interessarmi delle cose del Padre mio?”

Amare Dio, secondo il Vangelo non è una emozione in gara con altre sensazioni, non è un affetto fra gli altri.

perché sa che da questa gara emotiva non uscirebbe vincitore se non presso pochi eroi o santi, gente dal cuore in fiamme.

E poi attenzione a un egoismo “familiare”. Un amore totalizzante per la tua casa, per i tuoi, per cui nulla esiste al di fuori di essa, può farti smarrire, la bellezza, la ricchezza, la varietà, la polifonia, il gemito e la poesia della vita, tutte le altre dimensioni del cuore, della mente, dell’anima, del dolore del mondo.

Non smarrire la polifonia dell’esistenza, altrimenti sei una casa bella dentro ma con le porte e le finestre sbarrate e davanti al tuo cancello chiuso sfila la vita, passano poveri e profeti e non li vedi.

Passano angeli e bambini, passano le stagioni e le invenzioni e non li vedi.

Passa la vita e nessuno che si affacci a dare o ad accogliere.

Il verbo più usato oggi da Gesù è accogliere, l’accoglienza fa fiorire la vita. Anche accogliere la causa di Cristo moltiplica la vita:

Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà!”

Perdere la vita non significa qui il martirio del sangue. Una vita si perde come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia.

Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri, come la donna di Sunem, di cui parla la Prima Lettura, che dona al profeta Eliseo piccole porzioni di vita, piccole cose: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada e riceverà in cambio una vita intera, un figlio. E la capacità di amare di più.

Lo può dire ogni madre, lo dice Dio stesso che ha amato il mondo fino a dare suo Figlio.

E imparo che anche per l’uomo il vero dramma non è la Croce o il martirio, il vero dramma è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena dare la vita.

Amare nel Vangelo non equivale ad emozionarsi, a sentire, a tremare o trepidare per una creatura, ma si traduce sempre con un altro verbo molto semplice, molto concreto, un verbo fattivo, di mani, il verbo “dare”. “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Non c’è amore più grande che dare la vita!”

Preghiera alla comunione

“Se uno ama il padre o la madre,

il figlio, la figlia più di me non è degno di me”.

Sei un Dio esigente, Signore, chi può dirsi degno di te?

Sei un Dio esigente, Dio della Croce,

segnale sommo lanciato al mondo,

punto ultimo in cui tutto si incrocia:

le vie del cielo, le vie del cuore, le vie della terra.

Ma so anche che sei il Dio del granello di senape,

del lucignolo fumigante,

che ha cura di due passeri,

che ci consola oggi con un bicchiere di acqua fresca,

il Dio che guarda il cuore.

Donaci, allora, Signore, di amare padre e madre,

moglie e marito e figli e amici per quello che sono:

benedizione e dono che viene da te,

salvezza che tu mi hai posto al fianco,

frammento del tuo volto.

E poi donaci di perdere la vita

come perde un tesoro: donandolo.

Amen

Chi è degno del Signore? Per tre volte oggi rimbalzerà questa domanda esigente del Vangelo, e tutti confesseremo prima della Comunione: “Signore non sono degno, nessuno lo è ma basterà una tua parola”.

E siamo qui per questo: il Signore non si merita, si accoglie

Una delle pagine più dure ed esigenti del Vangelo, una pagina illogica e quasi contro natura. Esagerato.

Gesù, sempre spiazzante, vedendo che una folla numerosa lo seguiva, anziché sentirsi gratificato per il numero dei seguaci, si volta e li mette in  guardia, chiarendo bene che cosa comporti andare dietro a lui.

Gesù non illude mai, non strumentalizza entusiasmi o debolezze, vuole invece risposte meditate, mature  e libere. Perché alla quantità di discepoli preferisce la qualità. E indica tre condizioni per seguirlo. Radicali.

La prima: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Gesù non instaura una competizione di sentimenti nel cuore perché sa che da questa gara emotiva non uscirebbe vincitore se non presso pochi eroi o santi, gente dal cuore in fiamme.

Ma ci ricorda che per creare un mondo nuovo quale lui sogna ci vuole una passione così forte almeno quanto quella degli amori familiari.

È in gioco un nuovo modo di concepire le relazioni umane.

Gesù scommette, punta tutto sull’amore. Ma con parole che sembrano eccessive, sembrano cozzare contro la bellezza e la forza dei nostri affetti che sono la prima felicità di questa vita.

Ma facciamo attenzione al verbo centrale su cui poggia l’architettura della frase: amare di più, e Luca: se uno non mi ama di più di suo padre, e capiamo che non di una sottrazione si tratta, ma di una addizione:

Gesù non sottrae amori, aggiunge un ‘di più’. Il discepolo è colui che sulla luce dei suoi amori stende una luce più grande. E il risultato che ottiene non è una limitazione ma un potenziamento:

Dice Gesù: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti della famiglia, io posso offrirti qualcosa di ancora più bello.

Mettere Gesù al primo posto vuol dire prenderlo come garanzia che

se stai con Lui, se lo tieni con te,

i tuoi amori saranno custoditi più vivi e più luminosi,

perché Lui possiede la chiave dell’arte di amare,

di andare fino in fondo al voler bene.

La seconda condizione che Gesù pone: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Che cosa intende per ‘la propria croce’?

Non banalizziamo la croce, non immiseriamola a semplice immagine delle inevitabili difficoltà di ogni giorno, dei problemi della famiglia, della fatica o malattia da sopportare con pace.

Nel vangelo la parola ‘croce’ contiene il vertice e il riassunto della vicenda di Gesù. Croce è: amore senza misura e senza rimpianti, disarmato amore, coraggioso amore, che non si arrende, che non inganna e non tradisce. Che va fino alla fine.

Allora le due prime condizioni che Gesù pone a chi vuole seguirlo, Amare di più e portare la croce si illuminano a vicenda; portare la croce significa portare l’amore fino in fondo. Fino alla Pasqua, la vittoria.

Con le tre condizioni Gesù convoca tutta la nostra vita: raccoglie affetti, gioia e fatica, e le cose. E non per impossessarsi dell’uomo, ma per liberarlo, per regalare un’ala che lo sollevi verso più amore, più libertà, più consapevolezza. Allora nominare Cristo, parlare di vangelo equivale a confortare la vita.

Voglio ringraziarti Signore per il dono della vita,

ho letto da qualche parte

che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto:

possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte nei momenti di confidenza

oso pensare che anche tu , Signore,

hai un’ala soltanto,

l’altra la tieni nascosta

forse per farmi capire

che tu non vuoi volare senza di me

Per questo mi hai dato la vita:

Perché io fossi tuo compagno di volo (Tonino Bello)

Il verbo più usato oggi da Gesù è accogliere, l’accoglienza fa fiorire la vita. Anche accogliere la causa di Cristo moltiplica la vita: “Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà!”

Perdere la vita non significa qui il martirio del sangue. Una vita si perde come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia.

Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri,

Chi avrà dato la propria vita per causa mia la troverà”. Gesù parla di una causa per cui vivere, per cui morire, qualcosa che valga più della mia sola vita, e chi ama davvero sperimenta che l’amato vale di più della sua vita.

il vero dramma non è morire, il vero dramma è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena dare la vita.

Amare nel Vangelo non equivale ad emozionarsi, a sentire, a tremare o trepidare per una creatura, ma si traduce sempre con un altro verbo molto semplice, molto concreto, un verbo fattivo, di mani, il verbo “dare”. “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Non c’è amore più grande che dare la vita!”

A noi, forse spaventati dalle esigenze di Cristo, dall’impegno di dare la vita, di avere una causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: “Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca, non perderà il premio”.

La Croce e il bicchiere: il dare tutta la vita e il dare quasi niente, sono i due estremi dello stesso movimento, dare qualcosa, un po’, tutto,. Dare, perché nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con il verbo dare.

Un bicchiere d’acqua, dice Gesù, un gesto così piccolo che anche l’ultimo di noi, anche il più povero può compiere. E tuttavia un gesto non banale, un gesto vivo, significato da quell’aggettivo che Gesù aggiunge, così evangelico: acqua fresca.

Acqua fresca deve essere e vale a dire l’acqua buona per la grande calura, l’acqua attenta alla sete dell’altro, procurata con cura, l’acqua migliore che hai, quasi un’acqua affettuosa con dentro l’eco del cuore.

“Dare la vita, dare un bicchiere d’acqua fresca” ecco la stupenda pedagogia di Cristo. Un bicchiere d’acqua fresca se dato con tutto il cuore ha dentro la Croce. Tutto il Vangelo è nella Croce, tutto il vangelo in un bicchiere d’acqua.

Nulla è troppo piccolo per il Vangelo, perché ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio.

Preghiera alla comunione

“Se uno ama il padre o la madre,

il figlio, la figlia più di me non è degno di me”.

Sei un Dio esigente, Signore, chi può dirsi degno di te?

Sei un Dio esigente, Dio della Croce,

segnale sommo lanciato al mondo,

punto ultimo in cui tutto si incrocia:

le vie del cielo, le vie del cuore, le vie della terra.

Ma so anche che sei il Dio del granello di senape,

del lucignolo fumigante,

che ha cura di due passeri,

che ci consola oggi con un bicchiere di acqua fresca,

il Dio che guarda il cuore.

Donaci, allora, Signore, di amare padre e madre,

(moglie e marito e figli) e amici per quello che sono:

benedizione e dono che viene da te,

salvezza che tu mi hai posto al fianco,

frammento del tuo volto.

E poi donaci di perdere la vita

Come si perde un tesoro: donandolo.

Amen

 

 

 

 

Come potremo cogliere qualcosa della Trinità? La strada non è quella delle formule. Voler capire la Trinità attraverso i concetti, è come tentare di capire una parola analizzando l’inchiostro con cui è scritta.

Dio non è una definizione, è un’esperienza.

I termini di Gesù per raccontare la Trinità, sono nomi di famiglia, odori di casa, suoni e silenzi di affetti. Padre, figlio, nomi che si abbracciano. Lo Spirito dice che ogni vita respira e si dilata solo quando si sa accolta, presa in carico. Abbracciata. E su tutto regna sovrana la relazione; sul trono di famiglia, il legame.

E’ l’abbraccio il senso pieno della Trinità, e l’uomo ha il suo volto.

Quando Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, l’immagine non è quella del Creatore, non quella dello Spirito, né quella del Verbo eterno, ma le tre realtà fuse insieme.

La relazione come cuore reciproco dell’essenza di Dio nell’uomo.

Ci ha amati così tanto da mandare suo Figlio. E mondo e uomo sono storia della Trinità.

Tutta la Scrittura ci assicura che nel calpestio del popolo, nella polvere dei sentieri, lo Spirito accende profeti e orizzonti; il Padre rallenta il suo passo paziente sul ritmo del nostro, e il Figlio è salvezza che ci cammina, sicura, a fianco.

Tutto questo ci sarebbe bastato! Invece l’Ascensione ci porta in pieno nel seno della Trinità: noi siamo quell’uomo pensato e creato non ad immagine del Dio solitario, ma della sua Trinità, dove si è felici solo l’uno nell’altro.

Questo Dio folle che ha amato non solo noi, ma tutto il creato. E che anch’io amo, perché è opera delle sue dita. Coi suoi spazi, le sue nuvole, i suoi figli, la sua dolce e aspra bellezza.

Terra amata e paziente. Grande giardino di Dio, con noi suoi piccoli “giardinieri planetari”.

La Trinità è lo specchio del mio senso ultimo, e dell’universo stesso.

Incamminato verso un Padre che ci dà vita, verso un Figlio che ci innamora, verso uno Spirito che accende di comunione le nostre solitudini, ci senti piccoli ma abbracciati dal mistero…

(tratto da una riflessione di p.Ermes Ronchi)

e volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 3000) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI” (può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri).

Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”:

 

 

 

Io che sono lento a credere, che mi ci vorrà forse tutta la vita non per capire, ma solo per assaporare un poco della fede, come potrò cogliere qualcosa della Trinità? La strada non è quella delle formule. Voler capire la Trinità attraverso i concetti, è come tentare di capire una parola analizzando l’inchiostro con cui è scritta.

Dio non è una definizione, è un’esperienza.

I termini di Gesù per raccontare la Trinità, sono nomi di famiglia, odori di casa, suoni e silenzi di affetti. Padre, figlio, nomi che si abbracciano. Lo Spirito dice che ogni vita respira e si dilata solo quando si sa accolta, presa in carico. Abbracciata. E su tutto regna sovrana la relazione; sul trono di famiglia, il legame.

Dio l’abbracciante. Se non c’è amore, non vale nessun magistero; senza il suo respiro, nessuna cattedra sa dire Dio.

E’ l’abbraccio il senso pieno della Trinità, e l’uomo ha il suo volto.

Quando Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, l’immagine non è quella del Creatore, non quella dello Spirito, né quella del Verbo eterno, ma le tre realtà fuse insieme.

Ecco perché la solitudine mi pesa tanto e mi fa paura, perché è contro la mia natura. Ecco perché quando amo e trovo amicizia sto così bene, perché è secondo la mia, la nostra vocazione.

La relazione come cuore reciproco dell’essenza di Dio nell’uomo.

Ci ha amati così tanto da mandare suo Figlio. E mondo e uomo sono storia della Trinità. Mosè, il grande amico di Dio, prega così: “Che il Signore cammini in mezzo a noi, venga in mezzo alla sua gente. Non resti sul monte, guida alta e lontana, ma scenda e si perda in mezzo al calpestio del popolo”.

Tutta la Scrittura ci assicura che nel calpestio del popolo, nella polvere dei sentieri, lo Spirito accende profeti e orizzonti; il Padre rallenta il suo passo paziente sul ritmo del nostro, e il Figlio è salvezza che ci cammina, sicura, a fianco.

Tutto questo ci sarebbe bastato! Invece l’Ascensione ci porta in pieno nel seno della Trinità: noi siamo quell’uomo pensato e creato non ad immagine del Dio solitario, ma della sua Trinità, dove si è felici solo l’uno nell’altro.

Questo Dio folle che ha amato non solo noi, ma tutto il creato. E che anch’io amo, perché è opera delle sue dita. Coi suoi spazi, le sue nuvole, i suoi figli, la sua dolce e aspra bellezza.

Terra amata e paziente. Grande giardino di Dio, con noi suoi piccoli “giardinieri planetari”.

La Trinità è lo specchio del mio senso ultimo, e dell’universo stesso.

Incamminato verso un Padre che mi dà vita, verso un Figlio che mi innamora, verso uno Spirito che accende di comunione le mie solitudini, io mi sento piccolo ma abbracciato dal mistero, come un bambino col naso all’insù.

Resto saldo nel loro vento in cui naviga l’intero creato che mi attende. Mi attende, perché il suo nome è comunione.

p.Ermes Ronchi

 

Avvenire

SS. TRINITA 2020

I nomi di Dio sul monte sono uno più bello dell’altro: il misericordioso e pietoso, il lento all’ira, il ricco di grazia e di fedeltà (Es 34,6). Mosè è salito con fatica, due tavole di pietra in mano, e Dio sconcerta lui e tutti i moralisti, scrivendo su quella rigida pietra parole di tenerezza e di bontà.

Che giungono fino a Nicodemo, a quella sera di rinascite.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio. Siamo al versetto centrale del vangelo di Giovanni, a uno stupore che rinasce ogni volta davanti a parole buone come il miele, tonificanti come una camminata in riva al mare, fra spruzzi d’onde e aria buona respirata a pieni polmoni: Dio ha tanto amato il mondo… e la notte di Nicodemo, e le nostre, s’illuminano.

Gesù sta dicendo al fariseo pauroso: il nome di Dio non è amore, è “tanto amore”, lui è “il molto-amante”. Dio altro non fa che, in eterno, considerare il mondo, ogni carne, più importanti di se stesso. Per acquistare me, ha perduto se stesso. Follia della croce. Pazzia di venerdì santo. Ma per noi rinascita: ogni essere nasce e rinasce dal cuore di chi lo ama.

Proviamo a gustare la bellezza di questi verbi al passato: Dio ha amato, il Figlio è dato. Dicono non una speranza (Dio ti amerà, se tu…), ma un fatto sicuro e acquisito: Dio è già qui, ha intriso di sé il mondo, e il mondo ne è imbevuto. Lasciamo che i pensieri assorbano questa verità bellissima: Dio è già venuto, è nel mondo, qui, adesso, con molto amore. E ripeterci queste parole ad ogni risveglio, ad ogni difficoltà, ogni volta che siamo sfiduciati e si fa buio.

Il Figlio non è stato mandato per giudicare. “Io non giudico!”(Gv 8.15) Che parola dirompente, da ripetere alla nostra fede paurosa settanta volte sette! Io non giudico, né per sentenze di condanna e neppure per verdetti di assoluzione. Posso pesare i monti con la stadera e il mare con il cavo della mano (Is 40,12), ma l’uomo non lo peso e non lo misuro, non preparo né bilance, né tribunali. Io non giudico, io salvo. Salvezza, parola enorme. Salvare vuol dire nutrire di pienezza e poi conservare. Dio conserva: questo mondo e me, ogni pensiero buono, ogni generosa fatica, ogni dolorosa pazienza; neppure un capello del vostro capo andrà perduto (Lc 21,18), neanche un filo d’erba, neanche un filo di bellezza scomparirà nel nulla. Il mondo è salvo perché amato. I cristiani non sono quelli che amano Dio, sono quelli che credono che Dio li ama, che ha pronunciato il suo ‘sì’ al mondo, prima che il mondo dica ‘sì’ a lui.

Festa della Trinità: annuncio che Dio non è in se stesso solitudine, ma comunione, legame, abbraccio. Che ci ha raggiunto, e libera e fa alzare in volo una pulsione d’amore.

Ci preoccupiamo, a volte, come diffondere il messaggio evangelico. Forse ci agitiamo per nulla.. Dio onnipotente non potrebbe fare in modo che tutti credano in Lui ricorrendo ad eventi straordinari?
Eppure Egli non io fa. Permette che il suo messaggio di pace venga diffuso tra noi uomini, così, sommessamente, quotidianamente, attraverso il nostro esempio, le nostre scelte.
Se Egli volesse tutta l’umanità, di colpo, crederebbe in Lui, di fronte all’evidenza dei suoi prodigi. Invece la sua azione è indiretta ma e efficace. Egli attende da ognuno di noi una risposta di fede e questa lo glorifica in eterno.
Perchè ogni nostra azione libera che converge nell’amore dona al Padre una gioia immensa, ineffabile. È la conseguenza del suo infinito amore per noi: ci vuole maturi, responsabili, liberi, divinizzati.
Ogni nostro atto libero e maturo ai suoi occhi vale più di un suo intervento diretto che ci costringe a credere e ad agire di conseguenza.
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Signore, mio Dio e Creatore. Tu mi conosci profondamente e sai ciò che mi fa gioire e ciò che mi affligge.

Grazie a te sono consapevole che sei infinitamente Giusto, Buono e Misericordioso.

Grazie per il dono dell’esistenza: con essa mi hai dato la possibilità di glorificarti per tutta l’eternità.

Grazie per la mia fragilità : essa mi aiuta ad essere umile e confidare sempre in te.

Grazie per la tua Paternità: so di contare su un Padre Celeste che mi ama veramente e si cura di me.

Grazie per la tua fratellanza : ci hai donato Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. In Lui ottengo il perdono completo dei peccati e so di contare su un amico che non mi abbandonerà mai.

Grazie per lo Spirito Santo : È Lui che mi dona la forza per andare avanti e la gioia di esistere.

 

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Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande.

A Dio possiamo chiedere tutto, tutto; spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene. È ciò che Gesù dimostra definitivamente nell’Ultima Cena, quando dice: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20). In quel gesto Gesù anticipa nel cenacolo il mistero della Croce.

Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene, anche se l’amore lo conduce al Calvario. Dio è sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta. La pazienza di Dio con noi è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Direi, è la pazienza insieme di un papà e di una mamma. Sempre vicino al nostro cuore, e quando bussa lo fa con tenerezza e con tanto amore.

Proviamo tutti a pregare così, entrando nel mistero dell’Alleanza. A metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio, a sentirci avvolti da quel mistero di felicità che è la vita trinitaria, a sentirci come degli invitati che non meritavano tanto onore. E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna.

Papa Francesco 14 maggio 2020

 

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Gesù disse: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua…..

Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?

E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi»

(Mc.8,31-38)

 

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Dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà”.
Si immagina l’Angelo della retta preghiera che esorta a santificare il nome di Dio…

 

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In questo video Simone esorta ad avere più confidenza con il Padre Creatore, come ci insegna Gesù nella sua bellissima preghiera del “Padre nostro”.

ABBÀ PADRE   (papà)

 

Chi ha avuto la fortuna di avere un papà terreno sa quanto è importante chiamarlo “papà”. Questa parola è carica di vera tenerezza e dona una certa sicurezza affettiva, perché ci si sente amati così come siamo.
Gesù ci ha ordinato di chiamare “ABBÀ” il Padre Celeste, perché in aramaico è l’equivalente di “papà”. 
“Il Signore nell’amarti deve sorvolare tutte le tue cattiverie, le tue incapacità e difetti; deve prescindere dalla tua povertà e insufficienza, dalle tue deficienze, e dalle tue orgogliose sufficienze, e amarti ugualmente” (p.Albino Candido p.161)
Il Signore è creatore di tutto ciò che esiste ed ama davvero ognuno di noi così come siamo.

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Chi ha avuto la fortuna di avere un papà terreno sa quanto è importante chiamarlo “papà”. Questa parola è carica di vera tenerezza e dona una certa sicurezza affettiva, perché ci si sente amati così come siamo.

Gesù ci ha ordinato di chiamare “ABBÀ” il Padre Celeste, perché in aramaico è l’equivalente di “papà”. Nessuno si sogna di chiamare “Padre” colui che lo ha generato. E nemmeno lo chiamerebbe con i suoi titoli professionali (ingegnere, dottore, professore,operatore ecc.).

“Il Signore nell’amarti deve sorvolare tutte le tue cattiverie, le tue incapacità e difetti; deve prescindere dalla tua povertà e insufficienza, dalle tue deficienze, e dalle tue orgogliose sufficienze, e amarti ugualmente” (p.Albino Candido, Diario p.161)

Il Signore è creatore di tutto ciò che esiste ed ama davvero ognuno di noi così come siamo.

 

 

Riconoscere che la nostra esistenza è un dono completamente gratuito è doveroso per chiunque.

Purtroppo spesso passiamo ore e giorni senza nemmeno ricordarci di Colui che ci ha creati e che ci sta sostenendo in ogni secondo della nostra vita terrena. Senza Dio nessuno potrebbe esistere e continuare a vivere.

Ricordiamo che il Padre Celeste è molto attento al nostro cuore ed è mortificato dalla nostra indifferenza nei suoi confronti. Eppure Egli non smette mai di amarci. Egli ci guarda sempre con molta tenerezza, e non ci abbandona se ci allontaniamo da Lui con il peccato e con l’indifferenza.

Anzi, Dio continua a darci segni della sua benevolenza nell’attesa paziente di un nostro cenno di conversione e gratitudine.

La riconoscenza è il vero termometro della nostra spiritualità perché significa corrispondere all’amore di Dio per noi.

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Il credente è convinto che tutto sia stato creato dal Dio e che nulla succede se Egli non lo permette.
La pandemia CONVID19 che sta imperversando in quasi tutto il mondo, allora è permessa da Dio. Così come sono permesse tutte le altre situazioni spiacevoli e dolorose personali e collettive. Se riteniamo che questa sia una prova per ciascuno di noi e per tutti, allora dovremmo chiederci il perché, in quanto sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.

1) Forse sinora ho pensato troppo poco a Dio e questa situazione mi spinge ad invocare il suo aiuto?

2) Probabilmente tendo a trascurare la famiglia e l’isolamento coatto mi sprona a riscoprire di più i miei famigliari?

3) Ho fondato la mia esistenza su troppe sicurezze economiche senza pensare che la vera Provvidenza è Dio stesso?

4) Ho sottovalutato il valore della Santa Messa ed ora la sua mancanza mi aiuta a darle il suo giusto valore? E così anche per la Santa Confessione: ora che non ho la possibilità di praticarla, sento la sua necessità? Oppure ho anche abusato di essa reiterando gli stessi peccati?

5) Ho ringraziato troppo poco Dio per tutto ciò ho potuto godere sinora? Questa è l’occasione per riscoprire la gratitudine nei suoi confronti.

6) Ho dato troppa importanza al successo, al prestigio ed alla scalata sociale? Questo periodo dovrebbe aiutarmi a ridimensionarmi per cercare innanzitutto il Regno dei Cieli, il resto, se crediamo ci verrà dato in sovrappiù.

Ma ci sono moltissime altre riflessioni che ognuno di noi potrebbe fare..

Quello che importa è credere che il Padre Celeste è Amore..

 

 

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Quando chiediamo i doni allo Spirito Santo è cosa buona perché essi ci fanno capire che la cosa più importante dei doni stessi è avere in sè lo Spirito Santo, il quale arreca i suoi doni.

Qualcosa di simile succede nei nostri rapporti umani. Quando un giovane offre un mazzo di fiori alla fidanzata od alla sposa essi sono significativi perché tramite essi le vuole comunicare che è intenzionato a donare se stesso: ll vero dono è l’impegno personale d’amore.

Così quando chiediamo allo Spirito Santo di albergare in noi, gli apriamo il cuore rendendoci disponibili a collaborare per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo apprezza molto il nostro caloroso invito e ci esaudisce: perdona i nostri peccati e ci dona quello di cui ha bisogno l’anima ed anche il corpo.

Ricordiamo che lo Spirito Santo, nell’ambito trinitario, è l’Amore tra il Padre ed il Figlio. Quando Lui è presente in noi, sono presenti anche le altre due Persone, perché Egli procede dal Padre e dal Figlio e con loro è adorato e glorificato.

Quando si diventa realmente Tempio dello Spirito Santo in noi crescono i doni che Lui vuole darci, tra i quali è molto importante la nostra divinizzazione che si ottiene anche con la nostra collaborazione.

E se siamo carenti d’Amore, chiediamoglielo con fiducia perché Egli ce ne darà in abbondanza.

 

 

Ognuno di noi non è mai del tutto solo, se apre il suo cuore alla Trascendenza

Il Padre Celeste che ti ha creato ti ama e ti ha sempre in mente senza dimenticarsi di te per un solo istante..

Il Figlio, Gesù Cristo, è sempre pronto a salvarti perché si è incarnato ha sofferto ed è morto sulla croce anche per te.

Lo Spirito Santo, Amore, continua a sostenerti tramite i suoi doni.

Maria, tua Madre Celeste, ti segue sempre e desidera la tua salvezza..

L’angelo custode ti assiste in ogni momento, anche quando non ti ricordi di Lui.

Il tuo santo protettore intercede continuamente per te insieme agli altri santi.

Tra il prossimo ci sono persone che pregano per te, anche se non lo sai..

Non disperare mai, ma confida sempre nel Signore, Amore Onnipotente!

 

 

 

Riconoscere con gioia le meraviglie della creazione é giá una forma di preghiera…

Sentirsi figli di Dio senza proferire tante parole, anche questa é una forma di preghiera…

Vedere nel prossimo una scintilla divina, é un modo di pregare…

Attendere speranzosi la venuta del Regno del Padre é profonda preghiera…

Amare la vita in Colui che la dona é pura preghiera…

Fidarsi dell’infinita Misericordia divina é preghiera assoluta….

Il Padre nostro, la preghiera che ci ha insegnato Gesù stesso, contiene tutto ciò e nasconde molti piú significati di ciò che crediamo.

 

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Quando vediamo un bimbo accudito da sua madre è difficile trattenere il senso di tenerezza che sgorga in noi.

Dio-Padre é molto più tenero di ciò che pensiamo…

Non angustiamoci troppo: esponiamo al Signore qualsiasi problema che ci assilla nella convinzione che ci sta realmente ascoltando con infinito Amore paterno.

Parliamogli confidenzialmente, consapevoli della nostra fragilitá. In questo modo lo onoriamo ed Egli si commuove teneramente, molto di più di quello che fa un padre terreno con il suo figlioletto, perché ai suoi occhi noi siamo come piccolissimi bambini che balbettano.

Fiducia ed umiltá toccano direttamente il Cuore di Dio-Padre e presto ci esaudirá…

 

 

 

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VII DOMENICA Matteo 5,38-48

 

p.Ermes Ronchi

 

Una serie di situazioni molto concrete: schiaffo, tunica, miglio. E soluzioni in sintonia: l’altra guancia, il mantello, due miglia. La semplicità del vangelo! “Gesù parla della vita con le parole proprie della vita” (Christian Bobin). Niente che un bambino non possa capire, nessuna teoria astratta e complicata, ma la proposta di gesti quotidiani, la santità di ogni giorno, che sa di abiti, di strade, di gesti, di polvere. E di rischio.

E poi apre feritoie sull’infinito: “siate perfetti come il Padre”, “siate figli del Padre che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni.

Fare ciò che Dio fa, essere come il Padre, qui è tutta l’etica biblica. E che cosa fa il Padre? Fa sorgere il sole. Mi piace questo Dio solare, luminoso, splendente di vita, il Dio che presiede alla nascita di ogni nostro mattino. Il sole, come Dio, non si merita, si accoglie. E Dio, come il sole, si trasforma in un mistero gaudioso, da godere prima che da capire.

Fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni. Addirittura Gesù inizia dai cattivi, forse perché i loro occhi sono più in debito di luce, più in ansia.

Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra. Cristo degli uomini liberi, padroni delle proprie scelte anche davanti al male, capaci di disinnescare la spirale della vendetta e di inventarsi qualcosa, un gesto, una parola, che faccia saltare i piani e che disarmi. Così semplice il suo modo di amare e così rischioso.

E tuttavia il cristianesimo non è una religione di battuti e sottomessi, di umiliati che non reagiscono. Come non lo era Gesù che, colpito, reagisce chiedendo ragione dello schiaffo (Gv 18,22). E lo vediamo indignarsi, e quante volte, per un’ingiustizia, per un bambino scacciato, per il tempio fatto mercato, per il cuore di pietra dei pii e dei devoti. E collocarsi dentro la tradizione profetica dell’ira sacra.

Non passività, non sottomissione debole, quello che Gesù propone è una presa di posizione coraggiosa: “tu porgi”, fai tu il primo passo, cercando spiegazioni, disarmando la vendetta, ricominciando, rammendando tenacemente il tessuto continuamente lacerato dalla violenza.

Credendo all’incredibile: amate i vostri nemici. Gesù intende eliminare il concetto stesso di nemico. ‘Amatevi, altrimenti vi distruggerete. E’ tutto qui il vangelo’ (Turoldo). Violenza produce violenza, in una catena infinita. Io scelgo di spezzarla. Di non replicare su altri ciò che ho subito, di non far proliferare il male. Ed è così che inizio a liberare me nella storia.

Allora siate perfetti come il Padre…non ‘quanto’, una misura impossibile che ci schiaccerebbe; ma ‘come’ il Padre, con il suo stile fatto di tenerezza, di combattiva tenerezza.

Paradosso che spiazza, che dà da pensare, e forse è disarmante. Per prima cosa non rispondere con altri schiaffi, esci dalla spirale della violenza.

Lo vediamo dal comportamento di Gesù che è l’unica interpretazione esatta delle sue parole. Quando fu colpito reagì chiedendo ragione dello schiaffo: perché mi colpisci?

Ma io vi dico: amate i vostri nemici.

Siate perfetti come il Padre… ultima parola del vangelo oggi.

Ma nessuno potrà mai esserlo, è come se Gesù ci domandasse l’impossibile. Ma leggiamo bene. Gesù non dice “perfetti quanto Dio” che ci schiaccerebbe, bensì “come il Padre”, con quel suo stile, che Gesù è venuto a raccontare, la combattiva tenerezza.

Porgi l’altra guancia, che vuol dire: sii disarmato, non incutere paura, mostra che non hai nulla da difendere, e l’altro capirà l’assurdo di esserti nemico.

 Siate perfetti come il Padre (Mt 5,48), siate santi perché io, il Signore, sono santo (Lev19,2). Santità, perfezione, parole che ci paiono lontane, per gente che fa un’altra vita, dedita alla preghiera e alla contemplazione. E invece quale concretezza nella Bibbia: non coverai nel tuo cuore odio verso tuo fratello, non serberai rancore, amerai il prossimo tuo come te stesso (Lev 19,17-18).

La concretezza della santità: niente di astratto, lontano, separato, ma il quotidiano, santità terrestre che profuma di casa, di pane, di gesti. E di cuore.

Siate perfetti come il Padre. Ma nessuno potrà mai esserlo, è come se Gesù ci domandasse l’impossibile. Ma non dice “quanto Dio” bensì “come Dio”, con quel suo stile unico, che Gesù traduce in queste parole: siate come Lui che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi.

Mi piace tanto questo Dio solare, luminoso, positivo, questo suo far sorgere il sole su buoni e cattivi. Così farò anch’io, farò sorgere un po’ di sole, un po’ di speranza, un po’ di luce, a chi ha solo il buio davanti a sé; trametterò il calore della tenerezza, l’energia della solidarietà. Testimone che la giustizia è possibile, che si può credere nel sole anche quando non splende, nell’amore anche quando non si sente.

C’è un augurio che rivolgo ad ogni bambino che battezzo, quando il papà accende la candela al cero pasquale: che tu possa sempre incontrare, nei giorni spenti, chi sappia in te risvegliare l’aurora. Quante volte ho visto sorgere il sole dentro gli occhi di una persona: bastava un ascolto fatto col cuore, un aiuto concreto, un abbraccio vero!

Amate i vostri nemici. Fate sorgere il sole nel loro cielo; che non sorgano freddezza, condanna, rifiuto, paura. Potete farlo anche se sembra impossibile. Voi potete non voi dovete. Perché non si ama per decreto. Io ve ne darò la capacità se lo desiderate, se lo chiedete.

Allora capisco e provo entusiasmo. Io posso (potrò) amare come Dio! E sento che amando realizzo me stesso, che dare agli altri non toglie a me, che nel dono c’è un grande profitto, che rende la mia vita piena, ricca, bella, felice. Dare agli altri non è in contrasto col mio desiderio di felicità, amore del prossimo e amore di sé non stanno su due binari che non si incontrano mai, ma coincidono. Dio regala gioia a chi produce amore.

Cosa significano allora gli imperativi: amate, pregate, porgete, prestate. Sono porte spalancate verso delle possibilità, sono la trasmissione da Dio all’uomo di una forza divina, quella che guida il sole e la pioggia sui campi di tutti, di chi è buono e di chi no, la forza solare di chi fa come fa il Padre, che ama per primo, ama in perdita, ama senza aspettarsi contraccambio alcuno.

 

 

 

 

 

 

 

Lui parla solo della vita

Con parole a lei proprie:

coglie dei pezzi di terra

li raduna nella sua parola e il cielo appare,

un cielo con alberi che volano

il sole che sorge

agnelli che danzano e pesci che ardono

un cielo impraticabile

popolato di prostitute, di folli di festaioli

di bambini che scoppiano in risate

e di donne che non tornano più a casa:

tutto un mondo dimenticato dal mondo

e festeggiato là, subito, adesso,

sulla terra come in cielo

 

Christian Bobin, L’uomo che cammina, p.15

 

«Avete inteso che fu detto: “Occhio

Un altro dei vangeli impossibili.

Padre Turoldo diceva: è un Vangelo da Dio, e non da uomini. Porta la logica del Padre per trasformare la logica del mondo.

Avete inteso che fu detto…ma io vi dico. Per quattro volte Gesù ripete questa espressione, come un prendere chiaramente le distanze dalla legge.

E anziché dire, come sarebbe stato normale, ai padri, dice agli antichi, per Gesù è qualcosa di vecchio, obsoleto, sorpassato.

Avete inteso che fu detto: occhio per occhio (ed era già un progresso enorme rispetto al grido selvaggio di Lamec, figlio di Caino: ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido”. Gen 4,23…)

 

È scritto: Amerai il prossimo e odierai il nemico… Tutto il vangelo è qui: amatevi altrimenti vi distruggerete. Altrimenti la vittoria sarà sempre del più violento, del più armato, del più crudele. L’amore, oppure la guerra.

Amore che nel vangelo non è un sentimento o un’emozione, ma è fare. Gesù lo dice sotto l’immagine del sole e della pioggia. Dai un po’ di sole, un po’ d’acqua, come il Padre…

 

 

Gesù usa tutta una serie di imperativi che vanno capiti bene. Perché non si può amare per decreto, per imposizione. Devo sentire che amando realizzo me stesso, che dare agli altri non è in contrasto col mio desiderio di felicità, che amore del prossimo e amore di sé, non stanno su due binari che non si incontreranno mai, ma coincidono sulla via indicata da Gesù per un benessere condiviso.

 

La frase centrale del vangelo oggi, quella da cui scaturisce? Eccola: perché siate

Il maestro ci accompagna oltre gli steccati dell’etica, ci fa abbandonare passa dalla dottrina del merito, per accogliere quella del dono: Dio non si merita, si accoglie. Lui non ama le sue creature per i loro meriti, ma per i loro bisogni.

 

mostrare, e che qui traduce in un modo così diretto che lo capiscono anche i bambini: siate come il Padre che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni.

Io sono figlio di Dio, assomiglio a Dio, sono perfetto, cioè completo, compiuto, realizzo la mia vita quando accendo anche solo una piccola lampada, porto un raggio di fiducia, la speranza per un primo passo, il coraggio per la prima notte. Assomiglio a Dio quando sono Testimone della luce; della bellezza e della tenerezza che ci salveranno, loro sole.

Testimone che la giustizia è possibile, che la fiducia è meglio dell’infedeltà e del sospetto; che io credo nel sole anche quando non splende.

Quante volte ho visto sorgere il sole dentro gli occhi di una persona: bastava un ascolto fatto col cuore, un aiuto concreto, un abbraccio vero!

E se non posso essere il sole, sarò almeno una piccola stella, piccola ma che guarda le cose dall’orizzonte di Dio.

Allora capisco e allora mi entusiasmo. Io posso (io potrò) amare come Dio! Ci sarà dato un giorno il cuore stesso di Dio.

Tutta la Bibbia ripete la sua canzone, dall’inizio alla fine: Dio ci ama, Dio è amore, Dio ha un cuore.

Questo cuore di Dio è il cuore al quale dobbiamo cercare di conformarci, ed è il cuore che avremo un giorno.

Perché ogni volta che noi chiediamo al Signore: “Donaci un cuore nuovo” fa di me un uomo nuovo, noi stiamo invocando di poter avere un giorno il cuore di Dio, e gli stessi sentimenti del cuore di Dio.

E’ straordinario, verrà il giorno in cui il nostro cuore

che ha fatto tanta fatica a imparare ad amare,

sarà il cuore di Dio

e allora saremo capaci di un amore che rimane in eterno,

che sarà la nostra anima, per sempre,

e che sarà l’anima del mondo.

 

 

Preghiera alla comunione

 

Tu parli solo della vita

Con parole a lei proprie:

cogli dei pezzi di terra

li raduni nella tua parola e il cielo appare,

 

Torna tu, Signore, a dire parole di pace,

ritorna a parlare alto e solenne:

amatevi, altrimenti vi distruggerete.

 

Ritorna a parlare mite e delicato

Fa scendere la tua parola che sa di pane e sale,

che sorga come sole, che scende come pioggia feconda sul grano.

 

Quella parola ancora capace di rubarmi il cuore

così che io possa sperimentare

Il rischio vasto di prenderti in parola

e veder sorgere il sole

dentro gli occhi di qualcuno.

 

 

 

 

Pregare serve più a noi, perché Dio non cresce e non diminuisce con le nostre preghiere, essendo Amore Onnisciente ed Onnipotente.
L’atteggiamento di preghiera è una presa di coscienza della nostra figliolanza con il Padre Celeste e dei nostri limiti.
Dobbiamo pregare per essere in sintonia con il Creatore, per non lasciarci sedurre dal tentatore, per crescere spiritualmente, soprattutto attraverso la preghiera di lode.
Con essa noi ci meravigliamo e ci stupiamo della grandezza di Dio, della sua benevolenza e della sua infinita Misericordia.
Il Padre Celeste sa già quello che ci necessita, ma siccome rispetta il nostro libero arbitrio, desidera che gli chiediamo lo Spirito Santo attraverso suo Figlio Gesù Cristo, in modo da aderire in piena libertà al suo piano salvifico per tutti noi.
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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 02.02.2020
«Cari figli, sono stata scelta per essere madre di Dio e vostra madre, per decisione e amore del Signore, ma anche per mia volontà, per mio amore illimitato verso il Padre Celeste e mia totale fiducia in Lui. Il mio corpo è stato il calice del Dio Uomo.
Sono stata al servizio della verità, dell’amore e della salvezza così come lo sono adesso, in mezzo a voi, per invitarvi, figli miei, apostoli del mio amore, ad essere portatori della verità, per invitarvi, per mezzo della vostra volontà e dell’amore verso mio Figlio, a diffondere le Sue parole, parole di salvezza e per mostrare, con i vostri gesti, a tutti coloro che non hanno conosciuto mio Figlio, il Suo amore.
La forza la troverete nell’Eucarestia: Mio Figlio che vi nutre con il Suo corpo e vi rafforza con il Suo sangue.
Figli miei, unite le mani in preghiera e guardate verso la croce in silenzio. In questo modo troverete la fede affinché possiate diffonderla, troverete la verità affinché possiate distinguerla, troverete l’amore affinché possiate capire come amare realmente.
Figli miei, apostoli del mio amore, unite le mani in preghiera e guardate verso la croce: solo nella croce c’è la salvezza. Vi ringrazio».
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Dio è purissima Trascendenza. Bisogna stare molto attenti a non cadere nel “panteismo” affermando che Dio è l’Universo.

Il Padre, Dio Trinitario, ha creato le cose dal nulla, quindi è Lui l’Esistente. Il resto è creazione. Tutto ciò che esiste proviene da Lui, ma non è Lui. Essendo infinito Amore, Padre onnipotente ed onnisciente, è il Principio di tutte le cose ed è Lui che le governa con divina sapienza per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo e dello Spirito Santo.

Il panteismo è deviante perché orienta ad adorare la natura, cadendo così nell’idolatria, perché solo il Dio Trinitario deve essere adorato dall’uomo.

Dio, poi, si è incarnato facendosi uomo in Gesù Cristo per salvare l’umanità dal peccato e restituirla integra al Creatore, perché ogni uomo, dotato di anima immortale, è fatto ad immagine e somiglianza di Dio e dovrà essere innestato in Cristo per poter essere “divinizzato” e godere in eterno la beatitudine del dinamismo trinitario, purissimo Amore.

Chi ritiene che Creatore e creato siano la stessa cosa, fa un gravissimo errore.

 

 

 

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Il Signore sembra tacere, eppure parla attraverso la sua Creazione e gli eventi della nostra vita. Tutto ciò che esiste e succede è da Lui conosciuto nei minimi dettagli. Il tempo e lo spazio sono sotto il suo dominio.

Egli è Signore anche della nostra persona e può guidare la nostra mente come vuole, pur lasciando in noi il libero arbitrio. Eppure ci sostiene dal nostro concepimento.

Fidarsi di Lui, significa credere nella sua bontà infinita anche quando per noi sembra tacere.

Il silenzio di Dio è sempre rispettoso della nostra libertà ed è il frutto di un amore sconfinato nei confronti di ogni uomo.

È necessario saper comprendere almeno un po’ di questo amore incredibile.

È così che lo si onora e lo si glorifica: credere nel suo amore nonostante ci sembri l’opposto e nonostante il suo silenzio apparente in certi momenti bui della nostra vita.

Pensiamo all’obbedienza di Abramo che stava per sacrificare il suo figlio Isacco ed all’obbedienza di Gesù-uomo prima di affrontare la croce.

Il Padre non tarderà mai di soccorrerci se la nostra fiducia in Lui è piena.

 

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Quando ci guardiamo allo specchio, difficilmente amiamo la nostra estetica: troviamo difetti, i segni dell’età e delle malattie ecc.

In sostanza pochi si piacciono così come sono.

Anche quando prendiamo consapevolezza della nostra mente, individuiamo i nostri limiti intellettuali e ci consideriamo poco saggi e spesso sprovveduti o sciocchi.

Dal punto di vista etico e morale scorgiamo in noi contraddizioni, defezioni, fragilità, ecc.

Cosa trova Dio in noi nel dimostrarci tanta passione?

Dio ci ama personalmente con i nostri difetti semplicemente perché siamo sue creature e desidera farci ancora più felici trasformandoci in suoi figli.

Egli gode delle sue creature, soprattutto quando desiderano compiere il suo volere. Per Lui, quindi ognuno di noi è importante e non vuole che nessuno di noi si perda…

 

 

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Dio ti ama. Gli interessi personalmente, continuamente, appassionatamente, prova la tua gioia in te. Gli sei necessario, il tuo cuore lo rallegra, la tua indifferenza lo stupisce, la tua amarezza lo strazia. Vuole con te una relazione continua. Se non credi a questo, se non ti senti sollevato da questa certezza significa che non hai capito che Dio è Padre.
(L. Evely)

Da Dio aspettiamo prove della sua esistenza. Lui, invece, ci dà continue prove del suo amore. (Cesbron)

La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza quella di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra i due estremi, perché in essa troviamo Dio e la nostra miseria. (B. Pascal)

Se Dio mi ha tratto dal nulla è segno che Egli è stato attratto dal nulla per avermi, dunque più sono nulla e più mi nascondo nel nulla più Egli mi cerca e mi infonde se stesso.
(P. Albino Candido)

 

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“L’orazione è un’effusione di affetto verso Dio, un devoto e familiare colloquio con Lui, un riposo della mente illuminata dall’alto che cerca di godere di Lui quanto più è possibile.

La preghiera è anche il sollecitare i beni temporali necessari alla vita presente, ma quelli che ne fanno domanda al Signore con vero spirito cristiano, subordinano sempre la propria alla sua volontà, anche se a pregare li spinge unicamente il bisogno: solo il Padre celeste sa che cosa veramente ci è necessario nell’ordine temporale.

La preghiera è infine azione di grazie, cioè riconoscere i benefici ricevuti e offrire in cambio a Dio tutte le nostre opere, cosicché la nostra preghiera sia continua”.

 

 

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Dio è l’Amore Esistente da sempre ed è Colui che fa esistere tutto e tutti.

È Lui la Somma Sapienza ed è Lui che ha creato ogni uomo destinandolo ad essere suo figlio in Gesù.

Egli è Uno e Trino. Manifesta la sua divinità in tre Persone uguali e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, le quali si amano nel perfetto Dinamismo Trinitario.

Egli è anche la Somma libertà ed esprime la sua creatività come e quando vuole perché è al di sopra dello spazio e del tempo ed è Lui la fonte di ogni sapienza.

 

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Se sei iscritto, qualora lo desiderassi, fai parte della “CONFRATERNITA della COMUNIONE DEI SANTI” beneficiando delle preghiere di tutti i membri.

Per informazioni: http://www.mondocrea.it

 

 

 

Essere “timorati di Dio” non significa aver paura, altrimenti come facciamo a contraccambiare il suo amore?

Temere Dio non basta se ció significa aver paura dei suoi castighi o della sua Onnipotenza.

Il sacro timore di Dio é solo un aspetto del nostro amore verso il Padre… infatti esso non deve mettere in secondo piano l’ammirazione per le sue meravigliose opere e la riconoscenza per la sua misericordia nei nostri confronti.

Sacro Timore, ammirazione e gratitudine dovrebbero sfociare nella contemplazione che porta al puro Amore.

Il sacro timore di Dio richiede anche un profondo rispetto seguendo le indicazioni che ci ha dato attraverso la Sacra Scrittura e la sua Chiesa.

 

 

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Tendenzialmente si cerca di dialogare spontaneamente con Dio, convinti che come Padre Celeste ci ascolta sempre amorosamente.

Chiediamogli spesso perdono delle nostre mancanze e lodiamolo per le sue meraviglie e per le numerosissime grazie da Lui ricevute, iniziando dall’esistenza e dal suo concreto aiuto ogni giorno.

Cominciamo la giornata ringraziandoLo per la notte e per il nuovo giorno. Poi prima di addormentarci chiediamo sempre la Sua protezione e quella dei Santi, tra i quali prima di tutto Maria Vergine. Preghiamo spesso l’Angelo di Dio e l’Ave Maria.

È molto importante il Padre nostro che si trova anche recitando il Santo Rosario.

Durante la giornata troviamo dei momenti di adorazione spontanea: camminando, meditiamo sulle sue meraviglie. Preghiamo per tutti i nostri cari, per gli amici, per i parenti, per gli ammalati, per i defunti, per i peccatori per gli atei, per i sacerdoti e la Chiesa e per la nostra parrocchia.

Chiediamo spesso l’aiuto dello Spirito Santo affinchè ci illumini in tutte le situazioni. Il pomeriggio (verso le 15.00) chi può reciti la coroncina della Divina Misericordia insegnata da Gesù a Santa Faustina Kowalska, in modo da meditare sulla passione e morte di nostro Signore Gesù.

Con essa si ottengono grandi grazie. Ogni mattina, chi riesce, offra per tutti la Santa Messa, partecipando personalmente. È cosa buona anche recitare le Lodi attraverso il sito della liturgia delle ore. Preghiamo anche quando leggiamo la Sacra Scrittura e qualche lettura spirituale.

Quando viaggiamo o camminiamo in campagna o in città ripetiamo spesso il “Gloria” che ci aiuta a considerare la grandezza di Dio ed il suo Creato. Non perdiamo mai la fiducia in Dio-Padre perché più ci sentiamo peccatori e più dovremmo pregare, dopo aver chiesto perdono attraverso l’Atto di Dolore o qualche breve giaculatoria e proponendo di migliorare. Per questo chiediamo al Signore di aiutarci a vivere secondo la sua volontà, convinti della sua infinita Misericordia. Giova più alla serenità interiore pensare alla grandezza Misericordiosa del Padre abbandonandoci a Lui, che fissarci sulla nostra fragilità umana, perché Gesù è venuto per i peccatori e non per i giusti.

 

 

Quando preghiamo non sempre veniamo esauditi su ciò che chiediamo esplicitamente. Dipende da tanti fattori. Innazittutto dovremmo analizzare in profondità cosa chiediamo e come lo chiediamo.

Non sempre Dio esaudisce le preghiere di un certo tipo, soprattutto quelle che potrebbero danneggiare l’anima. Se chiediamo solo cose materiali trascurando lo spirito, non veniamo sempre esauditi. Se si chiede prima di tutto lo Spirito Santo è cosa buona e raccomandata da Gesù stesso..

Egli ci illumina su cosa chiedere e che atteggiamento assumere (umiltà, fede, riconoscenza e fuducia in Dio). “Pensate prima di tutto al regno dei Cieli, il resto vi verrà dato in sovrappiù”. Tra noi e Dio dobbiamo instaurare un rapporto filiale e di confidenza, sicuri che il Padre ci sta ascoltando amorevolmente.

In alcuni casi non ci dona subito la grazia che chiediamo per motivi che solo Lui, Amore Onnisciente conosce, ma è necessario essere perseveranti e non prendersela con Lui se non la riceviamo subito o mai.
Ricordiamo che Dio è Libertà Assoluta che noi dobbiamo rispettare.

Ecco perché nel Padre Nostro Gesù ci invita a dire: “Sia fatta la tua volontà”. Un’altra cosa fondamentale è il saper essere sempre umilmente riconoscenti, anche quando riceviamo una nuova grazia.

Prendiamo consapevolezza che in una giornata noi riceviamo tantissime grazie senza nemmeno chiederle esplicitamente e spesso non ce ne accorgiamo..

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L’Universo è in noi anche perché lo percepiamo.

Tutti i corpi celesti interagiscono in qualche modo, anche se sono lontanissimi anni luce tra loro. Noi esistiamo su questo pianeta in equilibrio tra infinite forme energetiche che sostengono la struttura più intima del Cosmo.

Ma anche il nostro corpo sussiste e vive perché c’è una continua interazione tra forme energetiche e microcosmi inimmaginabili.

Chi può realmente conoscere l’intero nostro essere corporeo, psichico e spirituale? Solo Dio, perché proveniamo da Lui ed è Lui che sorregge tutto in noi e fuori di noi.

Per questo Gesù ci ha raccomandato di credere in Lui e nel Padre creatore. Non ci rendiamo conto della complessità che ci rende esistenti. Se fossimo pienamente consapevoli di questa complessità, forse impazziremmo se non credessimo nel suo invisibile sostegno.

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É sbagliato pensare che Dio si disinteressi di noi. Può una vera madre dimenticarsi del proprio figlio?

Il Padre Celeste, invece, é sempre in ascolto con vero amore di ogni sua creatura scrutandone i pensieri e cercando con tenerezza ogni suo piccolo gesto di riconoscenza.

Non sempre ci dona subito le grazie che gli chiediamo, perché Egli sa infinitamente meglio di noi quali giovano alla nostra salute spirituale.

Dio si compiace molto quando continuiamo ad aver fiducia in Lui, nonostante sembra che non ci ascolti sempre.

Se il nostro cuore ci rimprovera qualche cosa, ricorriamo subito a Lui tramite suo Figlio Gesù, ed Egli ci accoglie commosso e ci guida verso la luce…

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Dal punto di vista terreno, qualsiasi padre amorevole rimane male se il figlio non gli rivolge nemmeno una parola.

E questo vale anche per il Padre Celeste : Egli desidera un rapporto d’Amore a tu per tu con le sue creature.

Noi possiamo esercitarci ad amare Dio grazie anche alla preghiera, altrimenti non potremmo crescere e progredire verso la libertà.

Se ci pensiamo bene, diventiamo consapevoli che Dio ci ha donato l’esistenza e tante altre cose che nemmeno immaginiamo.

Ma siccome questa vita terrena è una continua esercitazione a corrispondere all’Amore di Dio liberamente, Egli desidera che ci rendiamo conto LIBERAMENTE che senza di Lui non sappiamo amare.

La preghiera è amore verso il Dio che è Lui stesso AMORE…

 

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La preghiera è fondamentale per ogni persona. Essa non consiste solo nel domandare qualcosa, ma nel ringraziare, nel riconoscere Dio come nostro Creatore, nel dialogare con il Signore, nel chiedergli perdono.

Si dice che lo stesso San Francesco non pregava più come prima, perché lui stesso era diventato “preghiera”.

Comunque Gesù ci ha esortato anche a domandare al Padre pregando. Innanzittutto si deve chiedere il dono dello Spirito Santo, in modo che possiamo discernere come, quanto e cosa chiedere.

Questo perché non sempre possiamo sapere se l’esaudimento delle nostre preghiere faccia bene alla nostra anima.

Dio sa già di che cosa abbiamo bisogno, ma vuole che lo preghiamo perché possiamo diventare sempre più familiari a Lui in modo da corrispondere al suo Amore e per esercitarci nella nostra fede.

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 NOVEMBRE 2019

“Cari figli, il mio diletto Figlio ha sempre pregato e glorificato il Padre Celeste. Gli ha sempre detto tutto ed ha confidato nella sua volontà.

Così dovreste fare anche voi, figli miei, poiché il Padre Celeste ascolta sempre i suoi figli. Un unico cuore in un solo cuore: amore, luce e vita. Il Padre Celeste si è donato mediante un volto umano, e tale volto è il volto di mio Figlio.

Voi, apostoli del mio amore, voi dovreste sempre portare il volto di mio Figlio nei vostri cuori e nei vostri pensieri. Voi dovreste sempre pensare al suo amore e al suo sacrificio. Dovreste pregare in modo da sentire sempre la sua presenza.

Poiché, apostoli del mio amore, questo è il modo di aiutare tutti coloro che non conoscono mio Figlio, che non hanno conosciuto il suo amore.

Figli miei, leggete il libro dei Vangeli: è sempre qualcosa di nuovo, è ciò che vi lega a mio Figlio, che è nato per portare parole di vita a tutti i miei figli e per sacrificarsi per tutti. Apostoli del mio amore, portati dall’amore verso mio Figlio, portate amore e pace a tutti i vostri fratelli.

Non giudicate nessuno, amate ognuno mediante l’amore verso mio Figlio. In tal modo vi occuperete anche della vostra anima, ed essa è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene. Vi ringrazio!”

 

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Dio è Amore. Quando ami, in un certo senso, vedi Dio in azione.

Tutta la Creazione è una manifestazione del suo Amore. La tua stessa esistenza è frutto del suo amore e tu puoi vedere Dio in te, che sei un suo prodigio, ed in ogni persona perché tutti siamo fatti a sua immagine e somiglianza.

Per poterLo vedere con gli occhi interiori bisogna purificare la nostra mente e la nostra anima ed il Regno dei Cieli è già in mezzo a noi. Ecco perché è necessario recitare il Padre nostro con il cuore: “Venga il tuo Regno”.

Se siamo docili alla sua volontà Egli si fa sentire perché è davvero in mezzo a noi…

 

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Dio esaudisce le preghiere che non nuocciono all’anima e che la fanno progredire in base alla sua volontà.

Gesù ci ha fatto capire che il Padre preferisce che gli chiediamo lo Spirito Santo, ma non disdegna di elargire anche le grazie materiali per la vita terrena (dacci oggi in nostro pane quotidiano).

Si può pregare ovunque, perché tutto è stato creato da Lui ed Egli è nostro Padre.

In certi momenti particolari, in cui la preghiera è più intensa o collettiva, è bene assumere una posizione congrua in segno di rispetto ed adorazione profonda per la Divina Maestà a cui ci rivolgiamo (ritti in piedi, in ginocchio o proni).

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

XXIX Domenica T. O. – Anno C – 2019

 

Come è possibile «pregare sempre»?

Vangelo Luca 18,1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. […]

Disse poi una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. Questi sempre e mai, parole infinite e definitive, sembrano una missione impossibile. Eppure qualcuno c’è riuscito: «Alla fine della sua vita frate Francesco non pregava più, era diventato preghiera» (Tommaso da Celano).

Ma come è possibile lavorare, incontrare, studiare, mangiare, dormire e nello stesso tempo pregare? Dobbiamo capire: pregare non significa dire preghiere; pregare sempre non vuol dire ripetere formule senza smettere mai. Gesù stesso ci ha messo in guardia: «Quando pregate non moltiplicate parole, il Padre sa…» (Mt 6,7).

Un maestro spirituale dei monaci antichi, Evagrio il Pontico, ci assicura: «Non compiacerti nel numero dei salmi che hai recitato: esso getta un velo sul tuo cuore. Vale di più una sola parola nell’intimità, che mille stando lontano». Intimità: pregare alle volte è solo sentire una voce misteriosa che ci sussurra all’orecchio: io ti amo, io ti amo, io ti amo. E tentare di rispondere.

Pregare è come voler bene, c’è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami giorno e notte, senza smettere mai. Basta solo che ne evochi il nome e il volto, e da te qualcosa si mette in viaggio verso quella persona. Così è con Dio: pensi a lui, lo chiami, e da te qualcosa si mette in viaggio all’indirizzo dell’eterno: «Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre» (sant’Agostino). Il tuo desiderio di preghiera è già preghiera, non occorre star sempre a pensarci. La donna incinta, anche se non pensa in continuazione alla creatura che vive in lei, diventa sempre più madre a ogni battito del cuore.

Il Vangelo ci porta poi a scuola di preghiera da una vedova, una bella figura di donna, forte e dignitosa, anonima e indimenticabile, indomita davanti al sopruso. C’era un giudice corrotto. E una vedova si recava ogni giorno da lui e gli chiedeva: fammi giustizia contro il mio avversario! Una donna che non si arrende ci rivela che la preghiera è un no gridato al «così vanno le cose», è il primo vagito di una storia neonata: la preghiera cambia il mondo cambiandoci il cuore. Qui Dio non è rappresentato dal giudice della parabola, lo incontriamo invece nella povera vedova, che è carne di Dio in cui grida la fame di giustizia.

Perché pregare? È come chiedere: perché respirare? Per vivere! Alla fine pregare è facile come respirare. «Respirate sempre Cristo», ultima perla dell’abate Antonio ai suoi monaci, perché è attorno a noi. «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28). Allora la preghiera è facile come il respiro, semplice e vitale come respirare l’aria stessa di Dio.

(Letture: Esodo 17,8-13; Salmo 120; 2 Timoteo 3,14-4,2; Luca 18,1-8)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/come-e-possibile-pregare-sempre

 

 

 

Sapere chi davvero siamo implica un’auto-consapevolezza continua, perché, essendo noi stessi un mistero, non finiremo mai di comprenderci.

In effetti non dobbiamo dare per scontato di essere sicuri della nostra vera identità. Innanzittutto ci percepiamo come esseri pensanti in continuo mutamento fisico e mentale.

Dal punto di vista orizzontale vediamo davanti a noi la fine della nostra stessa esistenza terrena. Siamo un soffio. Si nasce, si vive e si muore. Ci muoviamo su questo ammasso a forma di sferoide un po’ oblato che è la terra. Giriamo tutti attorno ad una stella e ci muoviamo velocemente nell’immenso cosmo, ma non sappiamo fino a dove.

Nemmeno la nostra mente è ferma: i contenuti scorrono in gran quantità per formare immagini, concetti, idee, ragionamenti ecc. Ma noi siamo centri percepienti che non si identificano in alcun oggetto della percezione della dimensione spazio-temporale.

Sappiamo di “esserci”, ma non comprendiamo esattamente chi siamo.

Allora ci viene incontro la dimensione verticale: Gesù ci ha rivelato che siamo figli del Padre Celeste che ci ha ordinato di invocare, il quale ha ci ama ed ha un piano particolare per ognuno di noi.

Ci ha anche chiesto di fidarci di Lui, perché un giorno ci rivelerà tutto quello che siamo in relazione alla Trinità: allora non saremo più tormentati da interrogativi inquietanti, ma godremo per sempre del suo meraviglioso dinamismo…

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2.10.19

 

“Cari figli,
la volontà e l’amore del Padre Celeste fanno sì che io sia qui in mezzo a voi, per aiutare con materno amore la crescita della fede nel vostro cuore, in modo che possiate davvero capire lo scopo della vita terrena e la grandezza di quella celeste.

Figli miei, la vita terrena è la via verso l’eternità, verso la verità e la vita: verso mio Figlio. Per quella via voglio condurvi. Voi, figli miei, voi che avete sempre sete di maggior amore, verità e fede, sappiate che solo una è la fonte da cui potete bere: la fiducia nel Padre Celeste, la fiducia nel suo amore.

Abbandonatevi completamente alla sua volontà e non temete: tutto ciò che è il meglio per voi, tutto quello che vi porta alla vita eterna, vi sarà dato! Comprenderete che lo scopo della vita non è sempre volere e prendere, ma amare e dare; avrete la vera pace ed il vero amore, sarete apostoli dell’amore.

Col vostro esempio, farete sì che quei miei figli che non conoscono mio Figlio ed il suo amore vogliano conoscerlo. Figli miei, apostoli del mio amore, adorate mio Figlio insieme a me, ed amatelo al di sopra di tutto. Cercate sempre di vivere nella sua verità. Vi ringrazio!”.

 

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Mt.18,1-5.10

 

«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.

E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

 

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O Spirito Santo, che procedi dal Padre e dal Figlio…

Tu sai infinitamente meglio di noi quanto grandi siano le nostre fragilità ed il nostro egoismo.

Rendici sempre più consapevoli che senza il tuo aiuto non riusciamo a migliorare la nostra vita interiore, perché sei Tu che ci ravvivi col fuoco del tuo perenne Amore.

Fa’ che non ci scoraggiamo mai se cadiamo in tentazione, ma aiutaci a risollevarci con la speranza della nostra salvezza finale. Aiutaci a mettere in pratica le parole di Gesù Cristo, nostro Signore, affinché la nostra vita sia una continua lode al Padre, anche se ci sentiamo deboli e fragili.

Sei Tu, o Santo Spirito, che ci doni la forza per rinunciare alle varie occasioni di peccato.

Donaci il vero discernimento per combattere le insidie del maligno che vuole condurci con sé nella perdizione eterna.

Aumenta la nostra fede, la speranza e l’Amore e che Tu sia da tutti noi sempre glorificato insieme al Padre ed al Figlio.

Amen

 

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O Spirito Santo, che procedi dal Padre e dal Figlio…

Tu sai infinitamente meglio di noi quanto grandi siano le nostre fragilità ed il nostro egoismo. Rendici sempre più consapevoli che senza il tuo aiuto non riusciamo a migliorare la nostra vita interiore, perché sei Tu che ci ravvivi col fuoco del tuo perenne Amore.

Fa’ che non ci scoraggiamo mai se cadiamo in tentazione, ma aiutaci a risollevarci con la speranza della nostra salvezza finale.

Aiutaci a mettere in pratica le parole di Gesù Cristo, nostro Signore, affinché la nostra vita sia una continua lode al Padre, anche se ci sentiamo deboli e fragili.

Sei Tu, o Santo Spirito, che ci doni la forza per rinunciare alle varie occasioni di peccato. Donaci il vero discernimento per combattere le insidie del maligno che vuole condurci con sé nella perdizione eterna.

Aumenta la nostra fede, la speranza e l’Amore e che Tu sia da tutti noi sempre glorificato insieme al Padre ed al Figlio.

Amen

 

 

 

 

O Spirito Santo, tu che sostieni tutto ciò che il Padre ha creato, facci comprendere che stai sostenendo anche la nostra vita sin dalla nascita e soprattutto la nostra anima.

Aumenta la nostra fede affinché crediamo fermamente che la nostra anima è immortale, come quella di tutti gli uomini.

Fa’ che ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione siano improntati secondo la volontà del Padre per poter imitare suo Figlio Gesù, il quale è vissuto amando l’umanità sino alla fine.

Sostienici nel nostro cammino spirituale affinché non cadiamo nella tentazione, soprattutto quella dell’orgoglio, il quale ci allontana da Dio.

Donaci sempre la gioia interiore nella consapevolezza che nulla è a caso e che anche le nostre sofferenze hanno il compito di farci progredire spiritualmente.

 

Grazie o Spirito d’Amore, di Luce e di Pace… Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2900) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

 

 

 

 

Il commento di p. Ermes Ronchi al Vangelo della domenica pubblicato su Avvenire

XXIV Dom. T.O. anno C – 19

Dio, Padre che perdona. A noi spetta il primo passo

Vangelo Luca 15,1-32

(…) Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno (…).

Nessuna pagina al mondo raggiunge come questa l’essenziale del nostro vivere con Dio, con noi stessi, con gli altri. Un padre aveva due figli. Se ne va, un giorno, il giovane, in cerca di se stesso, in cerca di felicità, la cerca nelle cose che il denaro procura, ma le cose tutte hanno un fondo e il fondo delle cose è vuoto. Il libero principe diventa servo, a disputarsi l’amaro delle ghiande con i porci. Allora ritorna in sé, dice il racconto, chiamato da un sogno di pane (la casa di mio padre profuma di pane…) e si mette in cammino.
Non torna per amore, torna per fame. Non torna per pentimento, ma per paura della morte. Ma a Dio non importa il motivo per cui ci mettiamo in viaggio. È sufficiente che compiamo un primo passo. L’uomo cammina, Dio corre. L’uomo si avvia, Dio è già arrivato.
Infatti: il padre, vistolo di lontano, gli corse incontro…
E lo perdona prima ancora che apra bocca. Il tempo della misericordia è l’anticipo. Si era preparato delle scuse, il ragazzo, ma il Padre perdona non con un decreto, ma con un abbraccio; non sono più tuo figlio, dice il ragazzo, e il padre lo interrompe perché vuole salvarlo proprio dal suo cuore di servo e restituirgli un cuore di figlio. Il padre è stanco di avere per casa dei servi invece che figli veri.
Il peccato dell’uomo è uno: sentirsi schiavo anziché figlio di Dio.
Il padre non domanda: dove sei stato, cosa hai fatto, da dove vieni? Chiede invece: dove sei diretto? Vuoi che ci andiamo insieme? Il territorio di Dio è il futuro.
I gesti che il padre compie sono insieme materni, paterni e regali (R. Virgili): materno è il suo perdersi a guardare la strada; paterno è il suo correre incontro da lontano; regali sono l’anello e la tunica e la grande festa.
Ciò che vuole è riconquistarsi i figli, anche nell’ultima scena, quando esce a pregare il figlio maggiore, che torna dai campi, vede la festa e non vi entra, sente la musica e non sorride. Un uomo nel cui cuore non c’era mai festa, perché si concepiva come un dipendente: «Io ho sempre ubbidito, io ho sempre detto di sì e a me neanche un capretto !» ; ubbidiente e infelice perché il cuore è assente, non ama ciò che fa, alle prese con l’infelicità che deriva da un cuore di servo e non di figlio, quando invece «il segreto di una vita riuscita è amare ciò che fai, e fare ciò che ami» (Dostoevskij).
Il padre della parabola invece è immagine di un Dio scandalosamente buono, che preferisce la felicità dei suoi figli alla loro fedeltà, che non è giusto, è di più, esclusivamente amore.
Allora Dio è così? Così eccessivo, così tanto, così esagerato? Sì, il Dio in cui crediamo è così. Immensa rivelazione per cui Gesù darà la sua vita.

(Letture: Esodo 32,7-11.13-14; Salmo 50; 1 Lettera a Timoteo 1,12-17; Luca 15,1-32)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/dio-padreche-perdonaa-noi-spetta-il-primo-passo

 

 

 

Esaltiamo Cristo Signore, che ha fatto della croce il segno della redenzione universale e, supplicandolo con fede diciamo: “Salvaci, Signore, per la tua croce.”

Figlio di Dio, che nel deserto guarivi chi guardava la figura del serpente elevata sul palo a segno di salvezza, per la tua croce curaci dai morsi velenosi dell’orgoglio e della sensualità.

Figlio dell’uomo, che fosti elevato in croce a compimento dell’antico simbolo, per la tua passione sollevaci alla tua gloria.

Figlio unigenito di Dio, che ti sei immolato per la salvezza di chi crede in te, concedi la vita eterna a coloro che sperano nella tua croce.

Signore, costituito dal Padre giudice universale, ricordati che non sei venuto e non sei morto per la condanna, ma per la salvezza del mondo.

Tu che hai detto: quando sarò elevato da terra trarrò tutto a me,
fa’ che dove sei tu siamo anche noi per contemplare la tua gloria.

 

(PREGHIERA LITURGICA IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA SANTA CROCE)

 

 

 

 

Commento al Vangelo – pubblicato su Avvenire – A cura di Padre Ermes Ronchi

XXIII Dom. T.O. anno C – 2019

Rinunciare a ciò che ci impedisce di volare

Vangelo – Luca 14,25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. […]»

Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, sua madre… e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Gesù non instaura una competizione di sentimenti per le sue creature, perché sa che da questa ipotetica gara di emozioni non uscirebbe vincitore, se non presso pochi eroi o santi, dalla fede di fiamma. Ci ricorda invece che per creare un mondo nuovo, quello che è il sogno del Padre, ci vuole una passione forte almeno quanto quella degli amori familiari. È in gioco un nuovo modo di vivere le relazioni umane: mentre noi puntiamo a cambiare l’economia, Gesù vuole cambiare l’uomo. Lo fa puntando tutto sull’amore, e con parole che sembrano eccessive, sembrano cozzare contro la bellezza e la forza degli affetti, perché la felicità di questa vita non sappiamo dove pesarla se non sul dare e sul ricevere amore.
Ma il verbo centrale su cui poggia la frase è: se uno non «ama di più». Allora non di una sottrazione si tratta, ma di una addizione. Gesù non sottrae amori, aggiunge un «di più». Il discepolo è colui che sulla bellezza dei suoi amori stende una più grande bellezza. E il risultato non è una sottrazione ma un potenziamento, non una esclusione ma una aggiunta: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti della famiglia, ebbene io posso offrirti qualcosa di ancora più bello e vitale. Gesù è la garanzia che i tuoi amori saranno più vivi e più luminosi, perché Lui possiede la chiave dell’arte di amare.

Seconda condizione: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me… La croce: e noi la pensiamo metafora delle inevitabili difficoltà di ogni giorno, dei problemi della famiglia, di una malattia da sopportare, o addirittura del perdere la vita. In realtà la vita si perde come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia. Per cui il vero dramma non è morire, ma non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena spendere la vita.

Nel Vangelo la croce è la sintesi dell’intera storia di Gesù: amore senza misura, disarmato amore, coraggioso amore, che non si arrende, non inganna e non tradisce. Prendi su di te una porzione grande di amore, altrimenti non vivi; prendi la porzione di dolore che ogni amore comporta, altrimenti non ami.

Terza condizione: chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. Perché la tua vita non dipende dai tuoi beni, «un uomo non vale mai per quanto possiede, o per il colore della sua pelle, ma per la qualità dei suoi sentimenti. Un uomo vale quanto vale il suo cuore» (Gandhi). Gesù chiede sì una rinuncia, ma a ciò che impedisce il volo. Chi lo fa, scopre che «rinunciare per Te è uguale a fiorire» (M. Marcolini).

(Letture: Sapienza 9,13-18; Salmo 89; Filemone 1,9-10.12-17; Luca 14,25-33)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/rinunciarea-cio-checi-impediscedi-volare

 

 

 

L’amore del Padre Creatore per ognuno di noi è evidente considerando la nostra stessa esistenza, la quale è stata un suo purissimo dono d’amore. Noi non esistevamo, Lui ci ha donato un corpo immerso in un immenso Universo, ed un’anima immortale.

L’amore di Gesù Cristo per ognuno di noi è dimostrato dal suo immenso sacrificio sulla Croce, grazie al quale noi possiamo essere salvi con Lui per tutta l’eternità. Egli è il centro della nostra vita.

L’amore dello Spirito Santo per ognuno di noi è verificabile in ogni istante di vita: ci sostiene e ci ispira continuamente, anche quando noi ci allontaniamo col peccato.

Se contempliamo la Santissima Trinità avendo presente questo infinito Amore per ognuno di noi, anche il nostro amore per Dio e per il prossimo potrà crescere ulteriormente.

 

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«Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi…

Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo?

L’ anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre. …ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.

Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (1Gv 2,18.22s. 4,2-3).

«Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo!» (2Gv 1,7).

 

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Quando ci predisponiamo in atteggiamento di preghiera ci mettiamo davanti al Padre, il quale ha creato tutto ciò che esiste. Non è necessario fare chissà quali sforzi di fantasia.

Può esserci un mutuo silenzio attivo, perché Dio conosce già ciò che gli vogliamo dire e ciò di cui abbiamo bisogno.

L’unico sforzo, si può paradossalmente dire, è quello di non fare ulteriori sforzi di immaginazione. Non serve immaginare chissacché per pensare a Dio. Egli non ha la forma che crediamo, anche se lo contempliamo attraverso le sue meravigliose opere.

Anche un momento di stupore per qualsiasi cosa esistente, il quale richiami in noi il Creatore, è una forma di preghiera.

Quando nel nostro cammino orante riusciamo ad essere consapevoli che il Padre è sempre in noi, allora riposiamo in Lui ed entriamo in uno stato di preghiera più intimo, nel quale può sussistere un perfetto silenzio od un colloquio famigliare. Questo dipende dai momenti e dalle varie situazioni in cui ci troviamo.

Allora la preghiera diventa una continua e prolifica forma di intimità che sgorga da un cuore riconoscente consapevole dei numerosi benefici che sta ricevendo dal Padre.

 

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Qualsiasi cosa facciamo, cerchiamo di essere sempre consapevoli della presenza di Dio. In realtà noi siamo sempre alla sua presenza, perché Egli è ovunque, anche in noi. Solo che in noi si annida spesso una specie di vaga incredulità difficile da estirpare se non si entra in un vero clima di preghiera.

Per sentirci alla presenza di Dio dovremmo innanzittutto riconoscere disinteressatamente i doni che ci ha fatto, soprattutto quello dell’esistenza, della sua grazia e della salute. Poi tutti gli altri.

La nostra sincera intenzione dovrebbe essere lo stato di adorazione verso Colui che ci ama e che può davvero fare tutto il bene che vuole. Egli è il nostro Creatore e quello di tutte le cose che esistono. In noi dovrebbero scaturire lo stupore e la meraviglia per le sue opere, da quella che riteniamo la più piccola, a quella più grande.

Pensiamo spesso al Dio Trinitario presente in noi. Al Padre creatore, al Figlio salvatore ed allo Spirito Santo Amore. Il Signore si compiace di coloro che considerano la sua benevola presenza e lo glorificano con la mente, con l’anima e con le opere buone.

Sentiamoci sempre alla sua presenza, e con il suo aiuto potremmo vincere le tentazioni e saremo così sereni interiormente.

Doniamo il nostro tempo al Signore, perché Egli ama chi dona con gioia!

 

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Nell’aldilà i redenti non ricorderanno più i peccati allo stesso modo con cui noi terrestri ricordiamo i nostri.

I redenti saranno eternamente in adorazione della Misericordia divina ed esprimeranno una continua gratitudine verso il Padre, che grazie al sacrificio del Figlio Gesù ed al loro pentimento, ha rimesso loro ogni colpa, anche la più grave.

Saranno pienamente consapevoli che senza la grazia di Dio avrebbero meritato l’inferno, ed invece si trovano nel seno Trinitario a rendere continuamente lode e gloria a Colui che li ha salvati per Amore, anche per l’intercessione ed i meriti dei santi e della Vergine Maria Santissima.

Il ricordo dei peccati commessi sulla terra, quindi, non sarà un motivo di tristezza per i redenti, come per noi quaggiù. Sarà invece motivo di profonda gioia, consapevoli che Dio ha completamente cancellato le loro colpe e, purificati dal sangue dell’Agnello, li immerge continuamente nel suo infinito amore.

Vedranno chiaramente che in Dio non potranno più peccare e gioiranno in modo ineffabile anche per questo.

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 LUGLIO 2019

 

 

“Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora vi darò segni evidenti della mia presenza materna.

Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime.

Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva esperienze prodigiose bevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio, della Parola di vita.

Figli miei, col suo amore e sacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce della fede e vi ha mostrato la via della fede. Poiché, figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza.

La fede autentica rende la preghiera più sensibile, compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta.

Quei miei figli che hanno fede, una fede autentica, sono felici nonostante tutto, perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo.

Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica, a portare la luce là dove c’è tenebra, a vivere mio Figlio.

Figli miei, come Madre vi dico: non potete percorrere la via della fede e seguire mio Figlio senza i vostri pastori. Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi. Le vostre preghiere siano sempre con loro.

 

Vi ringrazio!”. Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi
XIII Domenica Tempo ordinario. Anno C – 2019

27 Giugno 2019

– Il Gesù dal volto forte –

Lc 9, 51-62
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio (…).

Commento di p.Ermes per la rete

Il Signore «rese forte» il suo volto, dice Luca, e si avviò verso Gerusalemme. Su questo sfondo del grande viaggio, un villaggio di Samaria rifiuta di accogliere Gesù. «Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» Eterna tentazione dei discepoli di imporre la verità con la forza.
Gesù si volta, li rimprovera e si avvia verso un altro villaggio. Nella concisione di queste poche parole appare la grande forza interiore di Gesù, la sua capacità di non deprimersi per una sconfitta, il rifiuto della violenza, il suo rispetto totale per la libertà di ciascuno, e infine la sua speranza indomabile: andiamo in un altro villaggio, c’è sempre un’altra casa cui bussare, sempre altri cuori da fasciare. Hai posto mano all’aratro, non voltarti indietro sulle tue sconfitte, conta il desiderio di altre semine, di altre vite da guarire.
Tre brevi dialoghi su come seguire Gesù. Il pri­mo personaggio che entra in scena è un ge­neroso e dice: Ti seguirò, dovunque tu vada!

Gesù deve avere gioito per lo slancio, deve aver ap­prezzato l’entusiasmo giovane di quest’uomo. Ep­pure risponde: Pensaci. Neanche un nido, neanche una tana, solo strada, ancora strada. Non un posto dove posare il capo, se non in Dio, quotidianamen­te dipendente dal cielo.

Il secondo riceve un invito diretto: Seguimi! E que­sti risponde: sì. Solo permettimi di andare prima a seppellire mio padre. La richiesta più legittima che si possa pensare, dovere di figlio, compito di uma­nità. Gesù replica con parole tra le più dure del van­gelo: Lascia che i morti seppelliscano i morti!

Parole che dicono: è possibile essere dei morti den­tro, vivere una vita spenta, una religiosità oscura, te­nebrosa, intrisa di paure. Parole dure che sottin­tendono però: segui me, io ti darò il segreto della vi­ta autentica! Il Vangelo è sempre un inno alla vita, scoperta di bellezza, incremento di umanità.

Infine il terzo dialogo: «ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io vada a salutare quelli di casa». Ancora un «ma». Ed è il più naturale: è così duro il cammino senza affetti e senza amici. Gesù risponde: «chi pone mano all’aratro e poi si volge indietro, non è adatto al Regno». Ma Signore, chi non si è mai voltato indietro? Chi è adatto? Poi guardo e vedo Gesù cercare Pietro che per tre volte si è voltato dall’altra parte, e dichiararlo per tre volte adatto a pascere agnelli e pecore, ad avere le chiavi del regno. E io sono adatto al Regno? No, se guardo alla mia coerenza; forse sì, se penso che le pietre scartate sono servite, nelle sue mani, meglio delle altre a costruire la sua casa.

 

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/27453/commento-al-vangelo-domenica-30-giugno-p-ermes-il-gesu-dal-volto-forte/

 

 

 

 

Da un momento all’altro ognuno di noi potrebbe essere chiamato dal Signore per la Vita Eterna.

Siamo davvero pronti? Innazittutto bisognerebbe vivere con questa consapevolezza, che cioè la vita terrena è solo un passaggio brevissimo e che la nostra vera meta è il Regno dei Cieli, dove riceveremo l’abbraccio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insieme a tutti i nostri cari defunti redenti ed agli angeli.

Per poter vivere serenamente così bisognerebbe confessarci spesso e frequentare l’Eucaristia, chiedendo sempre l’aiuto al Signore, perché senza di Lui non possiamo fare nulla.

Per conoscere quello che dovremmo fare ogni giorno chiediamo l’illuminazione allo Spirito Santo e l’ausilio della Madre Celeste, dei Santi e degli angeli.

Non dimentichiamo che il Padre, insieme al Figlio ed allo Spirito Santo sono in continuo ascolto, perché da noi attendono sempre una risposta d’amore. Alla fine della nostra vita terrena Dio guarda le nostre buone intenzioni e le buone opere, perché su di esse è basato il Regno dei Cieli aperto per noi grazie al sacrificio del Figlio Gesù Cristo.

 

 

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Quando preghiamo e facciamo delle richieste specifiche, ma buone, al Padre nel nome di suo Figlio, non dubitiamo nemmeno per un istante e vedremo che prima o poi saranno esaudite.

Non dobbiamo stare lí a pensare se siamo degni o no di essere esauditi. Il Padre dona gratuitamente e nessuno deve ritenersi degno di ricevere qualcosa.

Chi é genitore lo sa bene questo: quando il figlio gli chiede qualcosa lo ascolta e cerca di esaudirlo perché lo vuole vedere contento, anche se spesso é un po’ ingrato ed egoista.

Il Padre Celeste é infinitamente più benevolo verso le sue creature e non può fare a meno di esaudirle.

Basta avere fiducia, abbandono e pazienza, perché i tempi e i ragionamenti di Dio non sono i nostri… 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Santissima Trinità – Anno C – giugno 2019

Trinità, il mistero che abita dentro noi

Vangelo – Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Memoria emozionante della Trinità, dove il racconto di Dio diventa racconto dell’uomo. Dio non è in se stesso solitudine: esistere è coesistere, per Dio prima, e poi anche per l’essere umano. Vivere è convivere, nei cieli prima, e poi sulla terra. I dogmi allora fioriscono in un concentrato d’indicazioni vitali, di sapienza del vivere.

Quando Gesù ha raccontato il mistero di Dio, ha scelto nomi di casa, di famiglia: abbà, padre… figlio, nomi che abbracciano, che si abbracciano. Spirito, ruhà, è un termine che avvolge e lega insieme ogni cosa come libero respiro di Dio, e mi assicura che ogni vita prende a respirare bene, allarga le sue ali, vive quando si sa accolta, presa in carico, abbracciata da altre vite. Abbà, Figlio e Spirito ci consegnano il segreto per ritornare pienamente umani: in principio a tutto c’è un legame, ed è un legame d’amore.

Allora capisco che il grande progetto della Genesi: «facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza», significa «facciamolo a immagine della Trinità», a immagine di un legame d’amore, a somiglianza della comunione.

La Trinità non è una dottrina esterna, è al di qua, è dentro, non al di là di me. Allora spirituale e reale coincidono, verità ed esistenza corrispondono. E questo mi regala un senso di armoniosa pace, di radice santa che unifica e fa respirare tutto ciò che vive. In principio c’è la relazione (G. Bachelard).

«Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà… parlerà… dirà… prenderà… annunzierà». Gesù impiega tutti verbi al futuro, a indicare l’energia di una strada che si apre, orizzonti inesplorati, un trascinamento in avanti della storia. Vi guiderà alla verità tutta intera: la verità è in-finita, «interminati spazi» (Leopardi), l’interezza della vita. E allora su questo sterminato esercito umano di incompiuti, di fragili, di incompresi, di innamorati delusi, di licenziati all’improvviso, di migranti in fuga, di sognatori che siamo noi, di questa immensa carovana, incamminata verso la vita, fa parte Uno che ci guida e che conosce la strada. Conosce anche le ferite interiori, che esistono in tutti e per sempre, e insegna a costruirci sopra anziché a nasconderle, perché possono marcire o fiorire, seppellire la persona o spingerla in avanti.

La verità tutta intera di cui parla Gesù non consiste in concetti più precisi, ma in una sapienza del vivere custodita nell’umanità di Gesù, volto del Padre, respiro dello Spirito: una sapienza sulla nascita e sulla morte, sulla vita e sugli affetti, su me e sugli altri, sul dolore e sulla infinita pazienza di ricominciare, che ci viene consegnata come un presente, inciso di fessure, di feritoie di futuro.

(Letture: Proverbi 8,22-31; Salmo 8; Romani 5,1-5; Giovanni 16,12-15)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/trinita-il-misteroche-abitadentro-noi

Commenti al Vangelo Santissima Trinità – domenica 16 giugno – p.Ermes – Vita che allarga le sue ali

 

 

 

Un’anziana suora friulana ancora vivente, la quale è stata mia catechista quand’ero infante, mi dice spesso che lei non vede l’ora di andare al Padre per essere da Lui abbracciata.

È davvero convinta di quello che dice e sostiene che questa speranza le dona una grande serenità interiore e che non ha paura della morte, perché sa che l’aspetta un Padre misericordioso che le farà contemplare per sempre la SS. Trinità, che lei ama molto.

Ella dice che il Padre, essendo la BELLEZZA E LA BONTÀ, cerca le cose belle che sono in noi, e dimentica le nostre ombre, perché ama ognuno di noi di un Amore totale e talmente sorprendente, che nemmeno immaginiamo.

Ogni vero cristiano dovrebbe pensare così e cercare di vivere amando Dio ed il prossimo, senza disperare per i propri difetti.

 

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Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, col santo battesimo hai posto la tua dimora nel mio cuore, così che io ti posso adorare in ogni istante e vivere in piena comunione con te.

Padre, con la tua parola mi hai creato, perché la tua sapienza mi ha voluto fin dall’eternità.

Figlio, con il tuo amore spinto fino alla morte e con il tuo sangue prezioso sparso sulla croce, mi hai riscattato dal potere delle tenebre donandomi il tuo regno.

Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, effuso su di me, mi hai trasformato in una nuova creatura, donandomi un cuore nuovo per amare ogni creatura in te.

Ti rendano gloria e ti servano tutti i popoli della terra. Per tutti secoli dei secoli. Amen!

 

https://www.laparola.it/romano/liturg…

 

 

O Padre Celeste, mio Signore e mio Dio, Amore perfettissimo, Onnipotente ed Onnisciente. Tu sai tutto di me. Nulla ti sfugge. Conosci ogni mio atomo ed ogni mio più recondito pensiero, perché mi hai creato Tu e sei Tu che sorreggi la mia esistenza con Amore ed infinita Misericordia.

Vedi quanto sono difettoso e fragile. Tu vedi quanto limitato è il mio Amore per te ed il prossimo. Ti offro tutte le mie miserie perché so che Tu le bruci nell’oceano della tua divina Misericordia.

Anche se ci hai raccomandato tramite tuo Figlio Gesù di essere perfetti come il Padre Celeste, Tu non cerchi in noi la perfezione assoluta, ma la buona volontà per compiacerti.

In virtù della passione e morte del tuo diletto Figlio Gesù Cristo e per i meriti di Maria Vergine e di tutti i Santi, accogli questa mia particolare offerta: prendi tutte le mie miserie ed infondi in me lo Spirito d’Amore.

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Lo Spirito Santo? È Dio in libertà

Domenica di Pentecoste -Anno C – giugno 2019

Giovanni 14, 15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Lo Spirito, il misterioso cuore del mondo, radice di ogni femminilità che è nel cosmo (Davide M. Montagna), vento sugli abissi e respiro al primo Adamo, è descritto in questo vangelo attraverso tre azioni: rimarrà con voi per sempre, vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Tre verbi gravidi di bellissimi significati profetici: “rimanere, insegnare e ricordare”.

Rimanere, perché lo Spirito è già dato, è già qui, ha riempito la “camera alta”
di Gerusalemme e la dimora intima del cuore. Nessuno è solo, in nessuno dei giorni. Se anche me ne andassi lontano da lui, lui non se ne andrà mai. Se lo dimenticassi, lui non mi dimenticherà. È un vento che non ci spinge in chiesa, ma ci spinge a diventare chiesa, tempio dove sta tutto Gesù.

Insegnare ogni cosa: nuove sillabe divine e parole mai dette ancora, aprire uno spazio di conquiste e di scoperte. Sarà la memoria accesa di ciò che è accaduto “’in quei giorni irripetibili” quando la carne umana è stata la tenda di Dio, e insieme sarà la tua genialità, per risposte libere e inedite, per oggi e per domani. Letteralmente “in-segnare” significa incidere un segno dentro, nell’intimità di ciascuno, e infatti con ali di fuoco/ ha inciso lo Spirito /come zolla il cuore (Davide M. Montagna).

Ricordare: vuol dire riaccendere la memoria di quando passava e guariva la vita e diceva parole di cui non si vedeva il fondo; riportare al cuore gesti e parole di Gesù, perché siano caldi e fragranti, profumino come allora di passione e di libertà. Lo Spirito ci fa innamorare di un cristianesimo che sia visione, incantamento, fervore, poesia, perché “la fede senza stupore diventa grigia” (papa Francesco).

Un dettaglio prezioso rivela una caratteristica di tutte e tre le azioni dello Spirito: rimarrà sempre con voi; insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto.

Sempre, ogni cosa, tutto, un sentore di pienezza, completezza, totalità, assoluto. Lo Spirito avvolge e penetra; nulla sfugge ai suoi raggi di fuoco, ne è riempita la terra (Sal 103), per sempre, per una azione che non cessa e non delude. E non esclude nessuno, non investe soltanto i profeti di un tempo, le gerarchie della Chiesa, o i grandi mistici pellegrini dell’assoluto. Incalza noi tutti, cercatori di tesori, cercatrici di perle, che ci sentiamo toccati al cuore dal fascino di Cristo e non finiamo mai di inseguirne le tracce.

Che cos’è lo Spirito santo? È Dio in libertà. Che inventa, apre, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta. E a noi dona, per sempre, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per diventare, come madri, dentro la vita donatori di vita.

(Letture: Atti 2,1-11; Salmo 103; Romani 8,8-17; Giovanni 14, 15-16.23-26)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/lo-spiritosanto-e-dioin-liberta

Commenti al Vangelo domenica di Pentecoste – 9 giugno – p.Ermes – Dio vento nomade

 

 

 

Nel mondo d’oggi vi è così poca fede che o si spera troppo o si dispera.

Vi son persone che dicono: “Ho fatto troppi peccati, Dio non mi può perdonare!”.

È questa una grave bestemmia; è stabilire un limite alla divina misericordia, che, essendo infinita, non conosce limiti.

Se aveste fatto tanto male, quanto ne occorre per trarre in perdizione una parrocchia intera, se vi confessate e vi pentite del male commesso e proponete di non ricadervi, Dio vi perdona.

Figliuoli miei, Dio è tanto sollecito nell’accordarci il perdono che gli chiediamo quanto una madre è premurosa di strappare dal fuoco il proprio bambino.

Viviamo dunque in pace, sul seno di questa buona Provvidenza, che si prende tanta cura dei nostri bisogni. Dio ci ama più che il migliore dei padri, più che la più tenera fra le madri.

Non ci resta che sottometterci con cuore figliale ed abbandonarci alla sua volontà.

 

(Santo Curato d’Ars)

 

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Ricordiamoci che il Padre Celeste non si dimentica mai di noi…

Chi si abbandona con fiducia al Signore in qualsiasi occasione, soprattutto nei momenti più problematici ed aridi, non se ne pentirà mai, perché attira la tenerezza del Padre Celeste.

Quale papá terrestre non si commuove profondamente quando il suo figlioletto cerca da lui protezione e consolazione?

Il Padre Celeste, il quale ama tutti i suoi figlioletti infinitamente di piú di un padre terreno, gli farà sentire la sua calorosa presenza in molti modi.

Non dimentichiamoci mai di Lui, consapevoli che Egli non si dimentica mai di noi, anche quando siamo capricciosi od indifferenti!

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Se al termine della giornata, riflettendo in atteggiamento di preghiera, qualcuno si sentisse profondamente deluso di se stesso, ringrazi il Signore per questa Sua luce che penetra l’anima e che gli permette di osservarsi come é in realtá.

Però non si scoraggi troppo: prenda coscienza che il Signore lo conosce infinitamente meglio di quanto non pensi e che non é pronto a giudicarlo per condannarlo: a Lui basta un atto di fiducia nella sua infinita Misericordia.

Gli apra il cuore ferito, getti su di Lui gli affanni ed i sensi di colpa ed attenda serenamente.

Prima o poi la grazia di Dio si fará sentire in modo tangibile e comprenderá quanto é da Lui amato, perché é una sua creatura, anche se molto fragile.

Anzi, é proprio la fragilità ad attirare l’attenzione del Creatore che non vede l’ora di abbracciare la sua creatura ferita per risanarla…

 

 

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Padre amatissimo, tu conosci le mie miserie e ti chiedo sinceramente perdono per i miei peccati.

Ti prometto che sarò docile ai tuoi Comandamenti con l’aiuto dello Spirito Santo.

Per tutti i meriti di Gesù Cristo, tuo amatissimo Figlio, che con le sue sofferenze subìte durante la vita terrena, con la sua atroce passione e con la sua morte in croce ha redento il mondo e per i meriti e per l’intercessione di Maria Santissima e di tutti i santi, ti chiedo, sicuro di ottenerla, questa grazia:

 

(ESPRIMERE LA RICHIESTA DELLA GRAZIA PARTICOLARE)

 

 

Nella nostra vita quotidiana noi spesso ci comportiamo come se Dio non si interessasse a noi. Anzi, a volte alcuni pensano di essere troppo insignificanti ai suoi occhi per diversi motivi accompagnati da continui sensi di colpa.

Ma ci dimentichiamo che tutti noi siamo sue amatissime creature. Se ci lasciassimo illuminare dallo Spirito Santo, prenderemmo coscienza che Dio ci guarda con infinita tenerezza, che ci segue sempre, che conosce in profondità ogni nostro più piccolo problema ed ogni forma di fragilità.

Egli é pronto a perdonarci appena gli rivolgiamo lo sguardo, ad esaudirci ad ogni richiesta di aiuto, ad abbracciarci dopo ogni nostra caduta. In un certo senso anche Lui ci contempla, perché sa che nella nostra immensa miseria noi cerchiamo la Luce e questo lo commuove teneramente e partecipa con noi nella lotta verso la libertà interiore.

Chi prende consapevolezza di questo, abbandona le paure e si lascia abbbracciare dal Padre che lo cerca sempre con infinito Amore…ed in questo esperimenta giá un anticipo di Paradiso….

 

(Una voce dal deserto)

 

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

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MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO C

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.

Io e il Padre siamo una cosa sola».

 

Parola del Signore

 

 

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,60-69)

 

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

 

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IV di quaresima Luca 15, 11-32

 

p. Ermes Ronchi

Un padre esperto in abbracci.

 

Omelia.

Un padre aveva due figli. La parabola più bella. Nessuna pagina al mondo raggiunge come questa il cuore delle cose.

Io voglio bene al prodigo. Il prodigo è infinito, è storia di tutti, di umanità ferita eppure incamminata. Storia di un felice sbaglio, che permette di andare più a fondo nel cuore di Dio.

La parabola si sviluppa in quattro sequenze narrative.

 

Prima scena. Un padre aveva due figli. Nella bibbia, questo incipit causa subito tensione: nel libro le storie di fratelli non sono mai facili, spesso raccontano drammi di violenza e menzogne, riportano alla mente Caino e Abele, Ismaele e Isacco, Giacobbe ed Esaù, Giuseppe e i suoi fratelli. E, sullo sfondo, il dolore spesso muto dei genitori.

Un giorno il figlio minore se ne va, in cerca di se stesso, con la sua parte di eredità, di “vita” dice letteralmente il testo antico. Si ribella, ma quante volte i figli ribelli sono in realtà solo dei richiedenti amore.

E il padre non si oppone, lo lascia andare, anche se teme che si farà male: lui ama la libertà dei figli, la provoca, la festeggia, la patisce. Un uomo giusto.

 

Secondo quadro. Quello che il giovane inizia è il viaggio della libertà, ma le sue scelte si rivelano come scelte senza salvezza (sperperò le sue sostanze vivendo in modo dissoluto). Una illusione di bella vita da cui si risveglierà in mezzo ai porci, ladro di ghiande per sopravvivere: il principe sognatore è diventato servo.

Allora rientra in sé, dice il racconto, chiamato da un sogno di pane (la casa di mio padre profuma di pane…) Ci sono persone nel mondo con così tanta fame che per loro Dio non può avere che la forma di un Pane (Gandhi).

Lo fanno ragionare la fame, la sua dignità umana perduta, il ricordo del padre: ‘quanti salariati in casa di mio padre, e quanto pane!’. Con occhi da adulto, ora conosce il padre innanzitutto come un signore giusto che ha rispetto della propria servitù (R. Virgili).

E decide di ritornare, non come figlio, ma come uno dei tanti servi: trattami come un salariato! non cerca un padre, cerca un buon padrone; non torna per senso di colpa, torna per fame; non torna per amore, ma perché muore.

Ma a Dio non importa il motivo per cui ci mettiamo in cammino, a lui basta che muoviamo il primo passo.

 

Terza sequenza. Ora l’azione diventa incalzante. Il padre, che è in attesa, attesa eternamente aperta, “lo vede che era ancora lontano”, e mentre il figlio cammina, lui corre.

E mentre il ragazzo prepara una scusa, il padre non ascolta;

non rinfaccia, lui abbraccia:

ha fretta di capovolgere la lontananza in carezze.

Per lui perdere un figlio è una perdita infinita.

Non ha figli da buttare, Dio.

L’uomo cammina, Dio corre. L’uomo si avvia, Dio è già arrivato.

Infatti: il padre, vistolo di lontano, gli corse incontro…

E lo ha già perdonato prima ancora che apra bocca, di un amore che previene il pentimento, che lo ignora. Il tempo della misericordia è l’anticipo.

Al padre non importa niente di tutte le scuse che il ragazzo ha preparato, perché alla fedeltà del figlio preferisce la sua felicità. Non guarda al passato, ma al futuro.

Non domanda: cosa hai fatto, da dove vieni?

Ma: dove sei diretto?

Non gli interessa il passato, ma il futuro.

Dove il mondo dice ‘perduto’, Dio dice ‘ritrovato’;

dove il mondo dice ‘morto’, Dio dice ‘rinato’. Futuro.

Dio è padre solo se ha dei figli vivi, e felici.

E ora finalmente ritorna ad essere padre

E lo mostra con gesti che sono materni e paterni insieme, e infine regali: “presto, il vestito più bello, l’anello, i sandali, il banchetto della gioia e della festa”. E perdona non con un decreto, ma con una carezza.

 

Ultima scena. Lo sguardo ora lascia la casa in festa e si posa su di un terzo personaggio che si avvicina, di ritorno dal lavoro. ‘L’uomo sente la musica, ma non sorride: lui non ha la festa nel cuore’ (R. Virgili). Buon lavoratore, ubbidiente e infelice. Alle prese con l’infelicità che deriva da un cuore che non ama le cose che fa, e non fa le cose che ama: io ti ho sempre ubbidito e a me neanche un capretto… il cuore assente, il cuore altrove.

«Io ho sempre fatto tutto ciò che volevi…. E’ il figlio bravo, che ha sempre ubbidito, praticante e osservante, ma che avrebbe tanto voluto fare tutt’altra vita. Per lui la vita bella era l’altra, quella del fratello: feste, soldi, donne… Il suo cuore era malato, era spento.

Troviamo qui il modello triste dei cristiani del capretto! Sempre a chiedere, con il loro amore mercenario, con il loro cuore assente. Io ti ho dato messe, preghiere, sacrifici, adesso tu dammi…

Ma Dio non si merita, si accoglie.

E il padre, che vuole figli per casa e non servi, che siano fratelli e non rivali, lo prega, con dolcezza, di entrare: entra, è in tavola la vita.

Il finale è aperto: capirà il ragazzo grande?

La parabola rimane incompiuta, aperta sull’offerta mai revocata, l’offerta irrevocabile di Dio.

 

Questo padre non è giusto, è di più: è amore, esclusivamente amore.

L’amore non è giusto: è giusto che io sia amato? che tu ami proprio me?

E quando sento dire: va bene l’amore, ma Dio è anche giusto, mi prende un dolore dentro, quasi una indignazione: non sanno quello che dicono!

Stiamo attenti a non offendere Dio, a non immiserirlo alla nostra idea di giustizia, come fosse uno di noi.

Il nostro concetto di giustizia: dare a ciascuno il suo! La giustizia di Dio è ben di più: dare a ciascuno se stesso.

 

La giustizia di Dio non è pareggiare i conti con l’uomo. Nella Croce del Figlio, in quell’abbraccio sul legno, Dio non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue, non spezza nessuno, spezza se stesso. Giustizia di Dio è rendere noi giusti.

 

Allora Dio è così? Così eccessivo, così tanto, così esagerato?

Raccontato in un abbraccio? Sì, il Dio in cui crediamo è così.

Immensa rivelazione per cui Gesù morirà.

Di prodigo, di prodigioso in questa storia c’è solo l’amore del Padre.

Nessuno ha un Dio come il nostro.

 

Preghiera

 

Figlio prodigo che sei nei cieli,

figlio salvato dal ricordo del pane,

che a migliaia di prodighi hai dato l’esempio,

giovane uomo che hai conosciuto il vuoto delle cose,

l’orrore della fame, la nostalgia di casa,

aiutami a pregare per i figli fuggiti di casa,

per i genitori abbandonati,

per i figli con il cuore di servi

per le braccia che non si aprono all’abbraccio,

per i fratelli che non si riconciliano,

per me che sono tutto questo,

tante volte perduto, tante volte ritrovato.

Padre dalle grandi braccia,

salvami dal mio cuore di servo,

ridammi la gioia di essere figlio.

Tu non hai figli da perdere.

Allora, trovami tu, Signore,

trovami perché sono perduto;

trovami non perché mi sono convertito,

ma perché tu ti sei convertito a me.

Sono l’eterno mendicante,

l’eterno ingannatore.

Sono la tua sofferenza,

ma posso essere la tua gioia.

Grazie per essermi padre.

Nessuno ha un Padre come il nostro!

Amen.

 

 

 

 

 

 

 

 

Infatti, essendo Tempio dello Spirito Santo, hai la sua amicizia, quella del Padre Celeste che ti ha creato e quella di Gesú che ti salva, cioè la Santissima Trinità che ti ama in modo unico ed irripetibile.

Inoltre, hai sempre accanto l’angelo custode, il quale ha l’incarico di proteggerti e di condurti verso la via della Verità e della Giustizia.

Hai accanto a te anche i tuoi santi protettori, specialmente la loro Regina, Maria Santissima, la quale é la tua Madre Celeste che ti ascolta sempre e ti ama particolarmente.

Le anime dei cari defunti salvati, oltre ad intercedere continuamente per te, possono anche avere da Dio il compito di proteggerti e di suggerirti la via del bene, perché in Paradiso ti attendono e non smettono mai di amarti molto di più di quanto ti amavano sulla terra.

Se credi in tutto questo non ti sentirai mai solo!

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Nella santa assemblea, o nel segreto dell’anima,
prostriamoci e imploriamo la divina clemenza.

 

Dall’ira del giudizio liberaci, o Padre buono;
non togliere ai tuoi figli il segno della tua gloria.

 

Ricorda che ci plasmasti col soffio del tuo Spirito:
siam tua vigna, tuo popolo, e opera delle tue mani.

 

Perdona i nostri errori, sana le nostre ferite,
guidaci con la tua grazia alla vittoria pasquale.

 

Sia lode al Padre altissimo, al Figlio e al Santo Spirito
com’era nel principio, ora e nei secoli eterni. Amen.

 

 

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a cura di http://www.mondocrea.it

 

Eterno Padre,
ti offro il Sacro Cuore di Gesù con tutto il suo amore,tutte le sue sofferenze, tutti i suoi meriti:

1- per espiare i peccati che ho commesso in questo giorno e durante tutta la mia vita. Gloria la Padre…

2- Per purificare il bene che ho fatto con negligenze in questo giorno
e durante tutta la mia vita. Gloria la Padre…

3- Per supplire alle buone opere che dovevo fare e che ho trascurato
in questo giorno e durante tutta la mia vita. Gloria la Padre…

 

 

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Spirito Santo d’Amore, di Luce e di Pace.

Aiutaci a vedere la vita con occhi nuovi, fa’ che la nostra esistenza non sia più deturpata dal peccato e dai vizi.

Purifica la nostra anima in profondità, affinché possiamo usare i sensi del corpo secondo la volontà del Padre.

Aiutaci a comprendere che i piaceri della vita terrena passano, ma ciò che rimane in noi è l’amore che nutriamo verso Dio ed il prossimo.

Insegnaci ad essere sobri in tutto quello che facciamo. Fa’ che il nostro sguardo sia benevolo verso tutti. Aiutaci a ricercare sempre la Verità affinché nessuno sia vittima dei nostri pregiudizi.

Spirito Santo, insegnaci a vedere Gesù in ogni persona che incontriamo e purifica le nostre intenzioni affinché non siano inquinate dall’egoismo, ma dal desiderio di glorificarti per sempre insieme al Padre ed al Figlio.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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Da un po’ di tempo gli astronomi e molti studiosi stanno constatando l’assenza di significative macchie solari sulla superficie della nostra stella.

Sappiamo che il sole ha un ciclo di 11 anni entro il quale la sua attività energetica raggiunge un massimo ed un minimo.

Alcuni scienziati, da molti segnali, prevedono che l’attività energetica solare permanga nel suo minimo e per questo motivo si sta andando incontro ad una mini-glaciazione simile a quella che c’è stata tra il 1645 al 1715 in cui gli inverni erano molto lunghi e rigidi.

Paradossalmente qualcuno sostiene che l’effetto serra che sta causando l’aumento della temperatura media sulla terra stia attutendo gli effetti della più bassa attività solare, ma è ancora tutto da verificare.

Altri scienziati notano che sta aumentando la presenza dei raggi gamma nello spazio e non sappiamo che impatto possa avere questo fenomeno sulla terra (esplosioni vulcaniche e terremoti più frequenti?).

Ciò, comunque, fa riflettere, sulla fragilità della nostra esistenza terrena. Davvero noi non possiamo ritenerci sicuri e permanenti in questa dimensione, perché siamo fatti per crescere interiormente in vista della dimensione celeste, dove il Padre ci attende da sempre.

 

 

 

 

 

 

 

 

Battesimo del Signore – Anno C
Il cielo si apre. Siamo tutti figli di Dio nel Figlio
Vangelo – Luca 3, 15-16.21-22
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

«Viene dopo di me colui che è più forte di me”. In che cosa consiste la forza di Gesù? Lui è il più forte perché parla al cuore. Tutte le altre sono voci che vengono da fuori, la sua è l’unica che suona in mezzo all’anima. E parla parole di vita.
«Lui vi battezzerà…» La sua forza è battezzare, che significa immergere l’uomo nell’oceano dell’Assoluto, e che sia imbevuto di Dio, intriso del suo respiro, e diventi figlio: a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12). La sua è una forza generatrice («sono venuto perché abbiano la vita in pienezza», Gv 10,10), forza liberante e creativa, come un vento che gonfia le vele, un fuoco che dona un calore impensato.
«Vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Il respiro vitale e il fuoco di Dio entrano dentro di me, a poco a poco mi modellano, trasformano pensieri, affetti, progetti, speranze, secondo la legge dolce, esigente e rasserenante del vero amore. E poi mi incalzano a passare nel mondo portando a mia volta vento e fuoco, portando libertà e calore, energia e luce. Gesù stava in preghiera ed ecco, il cielo si aprì. La bellezza di questo particolare: il cielo che si apre. La bellezza della speranza! E noi che pensiamo e agiamo come se i cieli si fossero rinchiusi di nuovo sulla nostra terra. Ma i cieli sono aperti, e possiamo comunicare con Dio: alzi gli occhi e puoi ascoltare, parli e sei ascoltato.
E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». La voce annuncia tre cose, dette per Gesù e per ciascuno di noi: “Figlio” è la prima parola: Dio è forza di generazione, che come ogni seme genera secondo la propria specie. Siamo tutti figli di Dio nel Figlio, frammenti di Dio nel mondo, specie della sua specie, abbiamo Dio nel sangue e nel respiro.
“Amato” è la seconda parola. Prima che tu agisca, prima di ogni merito, che tu lo sappia o no, ogni giorno ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è “amato”. Immeritato amore, incondizionato, unilaterale, asimmetrico. Amore che anticipa e che prescinde da tutto.
“Mio compiacimento” è la terza parola. Che nella sua radice contiene l’idea di una gioia, un piacere che Dio riceve dai suoi figli. Come se dicesse a ognuno: figlio mio, ti guardo e sono felice.
Se ogni mattina potessi immaginare di nuovo questa scena: il cielo che si apre sopra di me come un abbraccio, un soffio di vita e un calore che mi raggiungono, il Padre che mi dice con tenerezza e forza: figlio, amore mio, mia gioia, sarei molto più sereno, sarei sicuro che la mia vita è al sicuro nelle sue mani, mi sentirei davvero figlio prezioso, che vive della stessa vita indistruttibile e generante.

(Letture: Isaia 40,1-5.9-11; Salmo 103; Tito 2,11-14;3,4-7; Luca 3, 15-16.21-22).

http://www.smariadelcengio.it

 

/https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-cielo-si-apresiamo-tuttifigli-di-dionel-figlio

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Santa Famiglia – anno C – 2018

La Famiglia di Nazaret «scuola» di amore
Vangelo – Lc 2, 41-52

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Commento di p.Ermes

Maria e Giuseppe cercano per tre giorni il loro ragazzo: figlio, perché ci hai fatto questo? tuo padre e io angosciati ti cercavamo. La famiglia di Nazaret la sentiamo vicina anche per questa sua fragilità, perché alterna giorni sereni, tranquilli e altri drammatici, come accade in tutte le famiglie, specie con figli adolescenti, come era Gesù.

Maria più che rimproverare il figlio, vuole capire: perché ci hai fatto questo? Perché una spiegazione c’è sempre, e forse molto più bella e semplice di quanto temevi. Un dialogo senza risentimenti e senza accuse: di fronte ai genitori, che ci sono e si vogliono bene – le due cose che importano ai figli- c’è un ragazzo che ascolta e risponde. Grande cosa il dialogo, anche faticoso: se le cose sono difficili a dirsi, a non dirle diventano ancora più difficili.

Non sapevate che devo occuparmi d’altro da voi? I figli non sono nostri, appartengono a Dio, al mondo, alla loro vocazione, ai loro sogni. Un figlio non deve impostare la propria vita in funzione dei genitori, è come fermare la ruota della creazione.

Non lo sapevate? Ma come, me lo avete insegnato voi il primato di Dio! Madre, tu mi hai insegnato ad ascoltare angeli! Padre, tu mi hai raccontato che talvolta la vita dipende dai sogni, da una voce: alzati prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.

Ma essi non compresero. E tuttavia Gesù tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. C’è incomprensione, c’è un dolore che pesa sul cuore, eppure Gesù torna con chi non lo capisce. Afferma: Io ho un altro Padre e tuttavia sta con questo padre. E cresce dentro una famiglia santa e imperfetta, santa e limitata. Sono santi i tre, sono profeti, eppure non si capiscono. E noi ci meravigliamo di non capirci nelle nostre case?

Si può crescere in bontà e saggezza anche sottomessi alla povertà del mio uomo o della mia donna, ai perché inquieti di mio figlio, ai limiti dei genitori.

Gesù lascia il tempio e i maestri della Legge e va con Giuseppe e Maria, maestri di vita; lascia gli interpreti dei libri, e va con chi interpreta la vita, il grande Libro. Per anni impara l’arte di essere uomo guardando i suoi genitori vivere.

Da chi imparare la vita? Da chi ci aiuta a crescere in sapienza e grazia, cioè nella capacità di stupore infinito. I maestri veri non sono quelli che metteranno ulteriori lacci o regole alla mia vita, ma quelli che mi daranno ulteriori ali, che mi permetteranno di trasformare le mie ali, le cureranno, le allungheranno. Mi daranno la capacità di volare. Di seguire lo Spirito, il vento di Dio.

La casa è il luogo del primo magistero, dove i figli imparano l’arte più importante, quella che li farà felici: l’arte di amare.

(Letture: 1 Samuele 1,20-22.24-28; Salmo 83; 1 Giovanni 3,1-2.21-24; Luca 2,41-52)

Omelia al Convento domenica 30 dicembre – p. Ermes – I FIGLI NON SONO NOSTRI, APPARTENGONO A DIO, AL MONDO, ALLA LORO VOCAZIONE, AI LORO SOGNI.

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/la-famigliadi-nazaret-scuola-di-amore

 

 

La funzione di ognuno di noi in questa vita terrena è importante per la crescita interiore della nostra persona e quella degli altri. Ma la vera crescita interiore avviene nel distacco.

Un insegnante dovrà rendersi inutile per i propri allievi, come dovrà esserlo un medico per i suoi pazienti ecc. Persino la madre ed il padre dovranno essere assenti nei confronti dei figli, i quali vengono staccati gradualmente dal “cordone ombelicale”.

Ed è in questa assenza attiva che si afferma meglio la loro presenza, perché lasciano ciò che sono stati, affinché i figli trovino la loro vera identità.

Nei Vangeli l’assenza del Padre è ben evidenziata nel momento della morte di Gesù: “Padre, perché mi hai abbandonato?”

Ma proprio in quel momento il Padre manifesta la sua assenza attiva per donarci lo Spirito Santo attraverso il Figlio che muore…

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp… FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

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Dovremmo tutti coltivare sentimenti di vero amore e riconoscenza verso Dio, nostro Creatore e Signore.

Ma la realtà quotidiana spesso ci rende increduli, tiepidi o freddi nei suoi confronti per svariati motivi tra i quali gli affanni della vita, la monotonia, le sofferenze di ogni tipo, le seduzioni della carne e del mondo ecc.

Il Padre, allora, ci è venuto incontro non togliendoci il dolore e le difficoltà dell’esistenza, ma inviando suo Figlio, vero uomo e vero Dio, il quale ha condiviso tutto di noi, eccetto il peccato.

Nasce povero e perseguitato in un’umile famiglia, è esule in Egitto, viene frainteso nonostante tutto il bene che ha compiuto, viene torturato e condannato a morte, ma poi risorge dai morti.

Come si fa a non provare tenerezza e riconoscenza pensando all’uomo-Dio che si fa bambino, che soffre in mezzo a noi per noi, che ci indica la via da seguire per raggiungere la Verità e la Vita e rimane sempre in mezzo a noi, soprattutto con l’Eucaristia? Egli sa che non sappiamo amare, per questo da noi chiede solo fede, fiducia ed abbandono, il resto lo farò Lui, perché dopo la croce ci sarà la Risurrezione per tutti coloro che gli credono.

 

 

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Dovremmo tutti coltivare sentimenti di vero amore e riconoscenza verso Dio, nostro Creatore e Signore. Ma la realtà quotidiana spesso ci rende increduli, tiepidi o freddi nei suoi confronti per svariati motivi tra i quali gli affanni della vita, la monotonia, le sofferenze di ogni tipo, le seduzioni della carne e del mondo ecc.

Il Padre, allora, ci è venuto incontro non togliendoci il dolore e le difficoltà dell’esistenza, ma inviando suo Figlio, vero uomo e vero Dio, il quale ha condiviso tutto di noi, eccetto il peccato. Nasce povero e perseguitato in un’umile famiglia, è esule in Egitto, viene frainteso nonostante tutto il bene che ha compiuto, viene torturato e condannato a morte, ma poi risorge dai morti.

Come si fa a non provare tenerezza e riconoscenza pensando all’uomo-Dio che si fa bambino, che soffre in mezzo a noi per noi, che ci indica la via da seguire per raggiungere la Verità e la Vita e rimane sempre in mezzo a noi, soprattutto con l’Eucaristia?

Egli sa che non sappiamo amare, per questo da noi chiede solo fede, fiducia ed abbandono, il resto lo farò Lui, perché dopo la croce ci sarà la Risurrezione per tutti coloro che gli credono.

 

 

 

 

L’uomo è un essere “divinizzabile”. Ciò significa che è stato creato per divenire simile al suo Creatore. Non esiste solo per la dimensione terrena. Essa è solamente una fase della sua esistenza che si completerà nell’altra dimensione, dove ci sarà la pienezza del suo essere.

Ciò ci è stato rivelato da GESÙ CRISTO, il quale è il Dio incarnato in un uomo di nome Gesù. Quindi Egli è uomo e Dio, ed è sceso sulla terra per donarci la consapevolezza che siamo tutti figli amati dal Padre e se crediamo in Lui Egli ci completerà grazie al suo immenso sacrificio ed all’azione dello Spirito Santo. L’uomo non è destinato alla sola dimensione orizzontale, ma nel faticoso processo di divinizzazione egli stesso entrerà nel perfetto dinamismo trinitario divino.

Dio-Padre è Amore, il suo Figlio è Amore, lo Spirito Santo è Amore, per cui tutti noi, se lo vogliamo, diventeremo Amore fondendoci in Dio.

Ancora non siamo ben consapevoli della grande dignità che ha ogni uomo nell’essere chiamato a diventare vero figlio di Dio, ma possiamo già in questa vita gustare qualche anticipo della gloria di Dio, credendo in Gesù Cristo, nel suo Vangelo, rispettando gli insegnamenti retti della sua Chiesa e frequentando i Sacramenti, amando Dio più di tutto ed il prossimo come noi stessi.

 

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Ciò che importa in ogni momento della nostra esistenza è quello che ci aspetta dopo questa vita terrena, perché si sarà più consapevoli dell’Eternità, inabissati gioiosamente in essa.

In tutto ciò che pensiamo e facciamo dobbiamo sempre tener presente che in un istante Gesù ci potrebbe prendere con sé come e quando vuole, in ogni momento.

Nulla dovrebbe turbarci se siamo serenamente convinti che tutto passa e che siamo proiettati verso l’Eternità, dove ci aspetta l’abbraccio del Padre, con il Figlio e lo Spirito Santo. Tutto davvero passa, anche i problemi o il dolore.

Nell’aldilà vedremo le cose dalla parte di Dio nella loro interezza, se crediamo.

L’importante è farci trovare pronti, armati di fede, speranza e carità. Se ci mancano queste tre virtù dobbiamo chiederle fiduciosamente alla SS. Trinità ed abbandonarci al volere di Dio.

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO:
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LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :
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L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno
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“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali)
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VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace)
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LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi)
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FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
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CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale
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IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA
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MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager
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DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO
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GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità)
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Sento spesso si sente dire: “È inutile pregare, tanto non succede niente”

Personalmente la ritengo una frase quasi blasfema perché dimostra che non si crede a quello che ha promesso Gesù: “”Chiedete e vi sarà dato…”

L’incredulità dispiace al Signore. Con Lui è necessario insistere: Egli si commuove se poniamo totale fiducia in Lui ed è sempre disponibile ad esaudire le nostre richieste.

Se non otteniamo è perché o preghiamo male o realmente quello che chiediamo non giova alla nostra salute spirituale: solo Dio ci conosce perfettamente e sa meglio di noi ciò che è buono per il nostro cammino spirituale.

Insistiamo, dunque, con la preghiera costante e fiduciosa e se, abbiamo pazienza, non rimarremo delusi! E ricordiamoci che più la preghiera è altruista e più probabilità ci sono che venga esaudita.

 

 

Dio, il nostro Creatore, è immortale ma si è incarnato ed è morto sulla croce per noi.

Egli è la purezza, noi siamo incostanti e spesso peccatori.

Egli è onnipotente, mentre noi siamo limitati.

Egli è onnisciente e conosce tutto di noi mentre noi lo conosciamo ben poco.

Egli è la bontà infinita, mentre in noi prevale spesso l’egoismo.

Egli è Misericordia e giustizia: di che cosa ci preoccupiamo?

Pensiamo sempre che abbiamo a che fare con un tenero Padre che prova compassione per ognuno di noi e desidera più di noi la nostra salvezza eterna.

 

 

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di p. Ermes Ronchi

 

XX domenica Gv 6,51-58

 

Prendete, mangiate! Parole che mi sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d’amore: ‘io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell’intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita’.

 

In otto versetti, Gesù ripete per otto volte: Chi mangia la mia carne vivrà in eterno. Quasi un ritmo incantatorio, una divina monotonia, nello stile di Giovanni che avanza per cerchi concentrici ma che ascendono, come una spirale; o come un sasso che getti nell’acqua e vedi i cerchi delle onde allargarsi sempre più.

Siamo alla fine del lungo capitolo 6 di Giovanni, uno scontro dai toni sempre più inconciliabili tra lui e i sapienti del tempo. Che ha luogo dopo il miracolo dei pani e dei pesci, il miracolo peggio riuscito, da cui derivano conflitti, crisi, l’abbandono di molti discepoli. Ma Gesù tira dritto, non si piega ai sondaggi d’opinione, non attenua le sue posizioni, anzi rilancia.

Il vangelo di oggi racconta la parte più calda, più impetuosa del discorso. L’intervento più irruente del durissimo conflitto di Cafarnao.

E ogni volta Gesù alza la posta e alla fine scopre le carte, con una pretesa, una presunzione che gli fa dire: solo io so chi è Dio.

Non lo sanno i profeti, non lo sanno i sacerdoti, nessun rabbino, io solo, perché io e Dio siamo una cosa sola.

Ha perso la testa, verrebbe da dire. E rilancia ancora: chi mangia la mia carne ha vita eterna.

Cos’è questa cosa che sembra non interessare più ai cristiani d’oggi? La vita eterna non è una vita lunga, che non finisce mai, alla fine anche un po’ noiosa. Non la vita eterna ma la vita dell’Eterno.

E tu capisci allora che è la vita del Creatore, del Liberatore, del Tutto-abbracciante. C’è dentro la pulsazione delle stelle, l’esultanza degli amanti, le grida di vittoria del popolo che attraversa il mar Rosso, c’è il volto stupefatto di tua madre quando ti ha preso in braccio la prima volta, il sorriso del povero. La vita dell’Eterno.

Ed entra in noi attraverso Gesù: Apri il vangelo e senti sapore di vita e non di morte, vita appassionata, vibrante, calda. Il sapore della vita è fatto di tre sapori: amore, libertà e coraggio.

Ha scelto il pane come simbolo, geniale, il pane è tutto ciò che ti fa vivere, se c’è una cosa che sa di vita e non di morte, è proprio il pane. Dio come pane!

Nessuno conosce il Padre…Solo io so chi è Dio. E infatti ci rovescia l’immagine di Dio.

  1. Noi pensiamo di avvicinarci a Dio rendendo sempre più spirituale la vita, riti e preghiere e pensieri alti… Gesù rovescia: ti avvicini a Dio diventando sempre più umano. Come ha fatto lui, toccando piaghe, ferite, dolori, la fame. Facendoti pane. Più diventiamo umani più noi si comunica Dio.
  2. Noi pensiamo di essere per Dio, Gesù rovescia: Dio è per noi; noi pensiamo di essere creati per lui, per credere servire ubbidire amare Dio; Gesù rovescia: Dio esiste per amare servire nutrire alimentare. Si offre come dono, regalo, cibo da prendere. Pane che non esiste per sé ma per te.
  3. Noi pensiamo che Dio agisca attraverso interventi miracolosi, effetti speciali, rovesciando le regole della natura, e Gesù rovescia questa immagine: Dio agisce come il pane. Il pane che entra in te e scompare, che entra e si dissolve, ma per diffondersi fino all’ultima cellula, ad ogni battito del cuore. Il silenzio del pane. L’umiltà del pane. E di Dio.

Qui è il miracolo, il batticuore, lo stupore:

Dio in me, il mio cuore lo assorbe,

lui assorbe il mio cuore,

e diventiamo una cosa sola,

con la stessa vocazione:

non andarcene da questo mondo

senza essere diventati pezzo di pane buono per qualcuno.

Pane buono spezzato per la fame e la gioia di qualcuno.

 

Quando parla di sangue e carne Gesù vi riassume la sua piena umanità, le sue mani di carpentiere con il profumo del legno, le sue lacrime, le sue passioni, i suoi abbracci, i piedi intrisi di nardo e la casa che si riempie di profumo e di amicizia. E qui c’è una sorpresa, una cosa imprevedibile.

Gesù non dice: prendete assimilate la mia sapienza, nutritevi della mia santità, mangiate il sublime che è in me. Dice, invece: prendete la mia umanità, il mio modo di abitare la terra, libero e creativo, e di incontrare e di entrare nelle case, e di chiedere acqua alla samaritana e di far scendere Zaccheo dal suo albero, e di accogliere uomini e donne alla sua scuola di vita. Nutritevi del mio modo di essere umano, come un bimbo che è ancora nel grembo della madre si nutre del suo sangue. Il grembo del vangelo. Perché facciamo la comunione? Risponde benissimo san Leone Magno: lo scopo della comunione è che possiamo diventare ciò che riceviamo, anche noi corpo di Cristo.

 

E perché allora ci deve supplicare, perché questa supplica ripetuta otto volte, prendete mangiate?…

Perché abbiamo mangiato male prima.

Perché la vita ci ha regalato traumi da togliere il fiato, talvolta. E non è per colpa nostra. Abbiamo forse traumi sull’amore. Pensiamo che nessuno ti ami senza cercare un vantaggio per sé. E pensiamo che con Dio sia lo stesso. Che nessuno dia niente per niente…

E davanti al pane della comunione, riemerge il Dio sbagliato: sì, ma che cosa dovrò dare io in cambio? In sforzi, in fatica morale, e il tener duro sempre… è un altro dovere in più? E se non lo compio, ci sarà un castigo? In fondo, noi abbiamo ancora paura di Dio.

Dio non è un dovere, è un regalo.

Non è una esigenza, ma una offerta.

Non c’è niente da dare in cambio a Dio. Capite? Niente.

Dio dona tutto e non prende niente.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

Una trasfusione di vita.

Dio è “prendete”, è dono, regalo, offerta, e noi abbiamo paura.

Ma che cosa tu potresti mai dare in cambio della vita dell’Eterno?

Che non meriteremo mai, di cui non saremo mai degni.

Con quale moneta pagarla? Con sacrifici e rinunce? Non di certo, forse con gioia e abbracci e carovane che avanzano nel sole.

Anzi è Lui che viene fino a noi. Lui in cammino, Lui che percorre i cieli, Lui felice di vedermi arrivare, che mi dice: sono contento che tu sia qui. Io posso solo accoglierlo stupito. Prima che io dica: “ho fame”, ha detto: “Prendete e mangiate”, mi ha cercato, mi ha atteso e si dona.

Non è vero che Dio ha qualcosa da chiederci, ha tanto da darci.

 

 

Signore, quando sono affamato,

donami qualcuno che ha bisogno di cibo.

Quando ho sete,

donami qualcuno che ha bisogno d’acqua.

Quando ho freddo,

mandami qualcuno da riscaldare.

Quando sono ferito,

donami qualcuno da consolare.

Quando la mia croce diventa pesante,

donami la croce di un altro da portare insieme.

Quando mi sento povero,

conduci da me qualcuno che è nel bisogno.

Quando non ho tempo,

donami qualcuno che io possa aiutare almeno un istante.

Quando mi sento umiliato,

donami qualcuno di cui io possa tessere le lodi.

Quando sono scoraggiato,

mandami qualcuno da incoraggiare.

Quando ho bisogno della comprensione degli altri,

donami qualcuno che ha bisogno della mia.

E quando non penso che a me stesso,

volgi i miei pensieri verso qualcun altro

in questa terra, in questo cielo.

Amen.

 

 

 

 

 

San Paolo agli Efesini (5,15-20)

 

Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi.

Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual’è la volontà del Signore.

E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, cantici ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Non discutere di Dio, tuffati nel suo mistero

XIX Domenica – Tempo ordinario – Anno B
Vangelo – Giovanni 6,41-51

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo […]».

Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Potenza del linguaggio di Gesù, il suo mistero e la sua storia espressi non con ragionamenti ma per immagini: pane, vivo, discesa, cielo. Quattro parole e quattro metafore, ciascuna generativa, in quanto ricca di movimento, di esperienza, di sapore e di orizzonti. Non spiegano il mistero, ma lo fanno vibrare nella tua vita, mistero gioioso da godere e da assaporare. Il pane di cui parlano non è quel pugno di acqua e di farina passata per la macina e il fuoco, contiene molto di più: è il simbolo di tutto ciò che è buono per te e ti mantiene in vita.

I giudei si misero a mormorare contro Gesù. Ma come? Pretendi di essere il pane piovuto dal cielo? Ma sei venuto come tutti da tua madre e da tuo padre. Tu vuoi cambiarci la vita? E facendo quello che fa il pane con il nostro corpo, che si nasconde e scompare nell’intimo, e non fa rumore. No, il Dio onnipotente dovrebbe fare ben altro: miracoli potenti, definitivi, evidenti, solari. Ma Dio non fa spettacolo. In fondo è la stessa critica che mormoriamo anche noi: che pretese ha sulla mia vita quest’uomo di duemila anni fa? Lui pensa davvero di farci vivere meglio?

Non mormorate tra voi… Non sprecare parole a discutere di Dio, puoi fare di meglio: tuffati nel suo mistero. Pane che discende dal cielo. Nota: discende, per mille strade, in cento modi, come il pane nel corpo; discende verso di me, adesso, in questo momento, e continuamente. Io posso scegliere di non prenderlo come cibo, lo posso anche relegare nel repertorio delle fantasie, ma lui discende instancabilmente, mi avvolge di forze buone. Io sono immerso in lui e lui è immerso in me, e nutre la mia parte più bella.

Non mormorate, mangiate. Il brano del Vangelo di oggi si articola attorno al verbo mangiare. Un gesto così semplice e quotidiano, eppure così vitale e potente, che Gesù l’ha scelto come simbolo dell’incontro con Dio; ha raccontato la frontiera avanzata del Regno dei cieli con le parabole del banchetto, della convivialità. Il Pane che discende dal cielo è l’autopresentazione di Dio come una questione vitale per l’uomo. Il pane che mangi ti fa vivere, e allora vivi di Dio e mangia la sua vita, sogna i suoi sogni, preferisci quelli che lui preferiva. Bocconi di cielo.

Sorge una domanda: di cosa nutro anima e pensieri? Sto mangiando generosità, bellezza, profondità? Oppure mi nutro di egoismo, intolleranza, miopia dello spirito, insensatezza del vivere, paure? Se accogliamo pensieri degradati, questi ci fanno come loro. Se accogliamo pensieri di Vangelo e di bellezza, questi ci trasformeranno in custodi della bellezza e della tenerezza, il pane che salverà il mondo.

(Letture: 1 Re 19,4-8; Salmo 33; Efesini 4,30-5,2; Giovanni 6,41-51)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/non-discutere-di-dio-tuffati-nel-suo-mistero

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26610/commento-al-vangelo-domenica-12-agosto-p-ermes-non-discutere-di-dio-tuffati-nel-suo-mistero/

 

San Giovanni Battista, tu che hai preferito dimorare nel deserto per stare in più stretto contatto con il Padre, aiutaci a ricercare e trovare ciò che per noi è davvero importante: il Regno dei Cieli.

Tu che hai avuto la grande missione di annunciare l’avvento del Messia Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, intercedi per noi affinché possiamo annunciare ai fratelli la salvezza eterna che solo il Signore può donarci.

Tu che hai detto che non eri degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali del Messia che annunciavi, aiutaci ad essere umili ed a riconoscere in Cristo il vero Figlio di Dio.

Tu che battezzavi sul Giordano e predicavi la vera penitenza del cuore, intercedi per noi affinché ci possiamo pentire e convertirci radicalmente al Signore purificando i nostri cuori.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO

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LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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Gv. 5,19-27

Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa.

Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.

Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.

Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo.

 

 

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L’ Onnipotenza d’Amore del Padre è inimmaginabile. Poche volte ci rendiamo conto che il nostro Creatore può creare dal nulla infiniti mondi diversi dal nostro.

Ciò che Egli decide si avvera sempre e la sua conoscenza è al di là di ogni nostra immaginazione.

Ai suoi occhi tutto è presente: Egli abbraccia con un semplice sguardo il passato e il futuro dell’Universo e di ognuno di noi.

Nulla può sfuggire alla sua attenzione, ogni cosa è da Lui profondamente conosciuta nella sua più profonda intimità. Il Signore può decidere di cambiare la vita di ognuno di noi: arricchirci od impoverirci, tenerci in salute o permettere la malattia, sciogliere il nostro cuore o indurirci.

È Signore di ogni evento atmosferico e cosmico. Ed anche il Signore della storia universale e personale.

Ma siccome “Dio è Amore” tutto quello che Egli pensa e fa proviene dal suo infinito e misterioso amore.

Glorifichiamo sempre il Padre che non smette mai di creare a fin di bene.

 

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Il Padre non smette mai di perdonare il peccatore pentito, anche se questi dovesse ripetere l’errore un’infinità di volte. Dio dona sempre la possibilità di ricominciare.

Egli ha tratto le cose dal nulla, quindi significa che è attratto dal nulla che è in noi, costituito dalla fragilità e dalla tendenza al peccato. Lui stesso ricolma ogni vuoto e guarda il nostro cuore desideroso di camminare sulla via che porta a Lui.

Non scoraggiamoci sulla via indicata da Cristo stesso. Come ha perdonato al ladrone, così perdonerà anche noi.

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Un Dio che si fa vicino per non allontanarsi mai più

Santissima Trinità – Anno B

Matteo 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Ci sono andati tutti all’ultimo appuntamento sul monte di Galilea. Sono andati tutti, anche quelli che dubitavano ancora, portando i frammenti d’oro della loro fede dentro vasi d’argilla: sono una comunità ferita che ha conosciuto il tradimento, l’abbandono, la sorte tragica di Giuda; una comunità che crede e che dubita: «quando lo videro si prostrarono. Essi però dubitarono».

E ci riconosciamo tutti in questa fede vulnerabile. Ed ecco che, invece di risentirsi o di chiudersi nella delusione, «Gesù si avvicinò e disse loro…». Neppure il dubbio è in grado di fermarlo. Ancora non è stanco di tenerezza, di avvicinarsi, di farsi incontro, occhi negli occhi, respiro su respiro. È il nostro Dio “in uscita”, pellegrino eterno in cerca del santuario che sono le sue creature. Che fino all’ultimo non molla i suoi e la sua pedagogia vincente è “stare con”, la dolcezza del farsi vicino, e non allontanarsi mai più: «ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato.

«E disse loro: andate in tutto il mondo e annunciate».
Affida ai dubitanti il Vangelo, la bella notizia, la parola di felicità, per farla dilagare in ogni paesaggio del mondo come fresca acqua chiara, in ruscelli splendenti di riverberi di luce, a dissetare ogni filo d’erba, a portare vita a ogni vita che langue. Andate, immergetevi in questo fiume, raggiungete tutti e gioite della diversità delle creature di Dio, «battezzando», immergendo ogni vita nell’oceano di Dio, e sia sommersa, e sia intrisa e sia sollevata dalla sua onda mite e possente! Accompagnate ogni vita all’incontro con la vita di Dio. Fatelo «nel nome del Padre»: cuore che pulsa nel cuore del mondo; «nel nome del Figlio»: nella fragilità del Figlio di Maria morto nella carne; «nel nome dello Spirito»: del vento santo che porta pollini di primavera e «non lascia dormire la polvere» (D.M. Turoldo).

Ed ecco che la vita di Dio non è più estranea né alla fragilità della carne, né alla sua forza; non è estranea né al dolore né alla felicità dell’uomo, ma diventa storia nostra, racconto di fragilità e di forza affidato non alle migliori intelligenze del tempo ma a undici pescatori illetterati che dubitano ancora, che si sentono «piccoli ma invasi e abbracciati dal mistero» (A. Casati). Piccoli ma abbracciati come bambini, abbracciati dentro un respiro, un soffio, un vento in cui naviga l’intero creato.
«E io sarò con voi tutti i giorni». Sarò con voi senza condizioni. Nei giorni della fede e in quelli del dubbio; sarò con voi fino alla fine del tempo, senza vincoli né clausole, come seme che cresce, come inizio di guarigione.

(Letture: Deuteronomio 4,32-34.39-40; Salmo 32; Romani 8,14-17; Matteo 28,16-20)

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26451/commento-al-vangelo-domenica-27-maggio-santissima-trinita-fra-ermes/

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/un-dio-che-si-fa-vicino-per-non-allontanarsi-mai-piu

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

II Dom di Pasqua – Anno B – 2018 – «Pace a voi!»

Gesù non si scandalizza davanti ai dubbi di Tommaso

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». […]

Otto giorni dopo venne Gesù, a porte chiuse. Mi conforta pensare che, se anche trova chiuso, Lui non se ne va, ma continua il suo assedio dolce e implacabile. Otto giorni dopo è ancora lì: l’abbandonato ritorna da quelli che sanno solo abbandonare, il tradito ritorna da quelli che lo hanno consegnato ai nemici. Venne e stette in mezzo a loro. Le sue apparizioni non hanno mai il clamore di una imposizione. Non si preoccupa di sé, il Risorto, ma del pianto di Maddalena, delle donne che vanno, anzi corrono per profumare il suo corpo straziato, delle paure degli apostoli, delle difficoltà di Tommaso, delle reti vuote dei suoi amici quando tornano sul lago dove tutto ha avuto inizio. Ha ancora e sempre quel grembiule ai fianchi! Non viene a chiedere, viene a portare aiuto. Per questo è inconfondibile.

Pace a voi. Non si tratta di un semplice augurio, ma di una affermazione: c’è pace per voi, è pace dentro di voi, pace crescente. Shalom, ha detto, ed è parola biblica che contiene molto di più della semplice fine delle guerre o delle violenze, porta la forza dei retti di cuore dentro le persecuzioni, la serenità dei giusti dentro e contro le ingiustizie, una vita appassionata dentro vite spente, pienezza e fioritura.

Soffiò e disse: ricevete lo Spirito Santo. Su quel pugno di creature, chiuse e impaurite, scende il vento delle origini, il vento che soffiava sugli abissi, il vento sottile dell’Oreb su Elia profeta, quello che scuoterà le porte chiuse del cenacolo: ecco io vi mando! E li manda così come sono, fragili e lenti, ma con in più la sua forza, il suo Spirito, il vento forte della vita che soffierà su di loro, e gonfierà le vele, e li riempirà di Dio.

Tommaso, metti qua il dito nel foro dei chiodi, stendi la mano, tocca! Gesù risorto non porta altro che le piaghe del crocifisso, porta l’oro delle ferite che ci hanno guarito. Nelle ferite c’è l’oro dell’amore. Le ferite sono sacre, c’è Dio nelle ferite, come una goccia d’oro. Gesù non si scandalizza dei dubbi di Tommaso, non gli rimprovera la fatica di credere, ma si avvicina ancora, e tende quelle mani dove l’amore ha scritto il suo racconto d’oro. A Tommaso basta questo gesto. Chi ti tende la mano, chi non ti giudica ma ti incoraggia, e ti offre una mano dove riposare e riprendere il fiato del coraggio, è Gesù. Non ti puoi sbagliare!

Beati quelli che non hanno visto eppure credono! una beatitudine che sento mia, che è facile, è per tutti, per chi fa fatica, per chi cerca a tentoni, per chi non vede, per chi ricomincia. Per noi, che di otto giorni in otto giorni, continuiamo a radunarci nel suo nome, a distanza di millenni; beati noi che «lo amiamo pur senza averlo visto» (1Pt 1,8).

(Letture: Atti 4,32-35; Salmo 117; 1 Giovanni 5,1-6; Giovanni 20,19-31)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/gesnon-si-scandalizza-davanti-ai-dubbi-di-tommaso

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua