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«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».

(Lc.20, 34-38)

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Non c’è un “prima di Dio” perché Dio è Trascendenza Assoluta, quindi è infinitamente oltre la dimensione spazio-temporale che immaginiamo.

Non possiamo limitarlo nelle nostre categorie mentali. È Lui l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine di tutto. Il tempo (come lo spazio) è una nostra invenzione, ma non esiste in sè se non in relazione a ciò che muta per noi.

Dio è immutabile, Eterno, Immortale.

A Mosé che gli chiese il suo nome disse “Io sono”.

Ai suoi occhi è tutto presente e noi esistiamo grazie a Lui. Egli è e basta, per cui non è stato creato da qualcuno, ma è Lui che crea…

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Il sogno di Dio è che nessuno sia solo, senza sicurezza

XXVII Dom. – T.O. – Anno B 2018

Vangelo – Marco 10, 2-16

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio» (…).

Alcuni farisei si avvicinarono a Gesù per metterlo alla prova: «è lecito a un marito ripudiare la moglie?». Chiaro che sì, è pacifico, non solo la tradizione religiosa, ma la stessa Parola di Dio lo legittimava.

Gesù invece prende le distanze dalla legge biblica: «per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questa norma». Gesù afferma una cosa enorme: non tutta la legge, che noi diciamo di Dio, ha origine divina, talvolta essa è il riflesso di un cuore duro. Qualcosa vale più della lettera scritta.

Simone Weil lo dice in modo luminoso: «Mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia». E per questo Gesù, infedele alla lettera per essere fedele allo spirito, ci «insegna ad usare la nostra libertà per custodire il fuoco e non per adorare la cenere!» (G. Mahler). La Bibbia non è un feticcio, vuole intelligenza e cuore.

Gesù non intende redigere altre norme, piantare nuovi paletti. Non vuole regolamentare meglio la vita, ma ispirarla, accenderla, rinnovarla. E allora ci prende per mano e ci accompagna dentro il sogno di Dio, sogno sorgivo, originario, a guardare la vita non dal punto di vista degli uomini, ma del Dio della creazione. Dio non legifera, crea: «dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina, per questo l’uomo lascerà il padre e la madre, si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola». Il sogno di Dio è che nessuno sia solo, nessuno senza sicurezza, più che di padre, senza tenerezza, più che di madre. Gesù ci porta a respirare l’aria degli inizi: l’uomo non separi quello che Dio ha congiunto. Il nome di Dio è dal principio “colui-che-congiunge”, la sua opera è creare comunione.

La risposta di Gesù provoca la reazione non dei farisei, ma dei discepoli che trovano incomprensibile questo linguaggio e lo interrogano di nuovo sullo stesso argomento. «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei». Gesù risponde con un’altra presa di distanza dalla legislazione giudaica: «E se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Nella legge non c’era parità di diritti; alla donna, la parte più debole, non era riconosciuta la possibilità di ripudiare il marito. E Gesù, come al suo solito, si schiera dalla parte dei più deboli, e innalza la donna a uguale dignità, senza distinzioni di genere. Perché l’adulterio sta nel cuore, e il cuore è uguale per tutti. Il peccato vero più che nel trasgredire una norma, consiste nel trasgredire il sogno di Dio. Se non ti impegni a fondo, se non ricuci e ricongiungi, se il tuo amore è duro e aggressivo invece che dolce e umile, tu stai ripudiando il sogno di Dio, sei già adultero nel cuore.

(Letture: Genesi 2,18-24; Salmo 127; Ebrei 2, 9-11; Marco 10, 2-16)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-sogno-di-dio-e-che-nessuno-sia-solo-senza-sicurezza

Commento al Vangelo domenica 7 ottobre 2018 – p.Ermes – Il sogno di Dio è che nessuno sia solo, senza sicurezza

 

 

L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco 10,1-12

 

In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

 

 

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GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Noi siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama
marzo 2018di carmelovalmadonna

IV Domenica di Quaresima “Laetare” – Anno B

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Dio ha tanto amato il mondo, versetto centrale del Vangelo di Giovanni, versetto dello stupore che rinasce ogni volta, per queste parole buone come il miele, tonificanti come una camminata in riva al mare, fra spruzzi d’onde e aria buona respirata a pieni polmoni; parole da riassaporare ogni giorno e alle quali aggrapparci forte in tutti i passaggi della vita, in ogni caduta, in ogni notte, in ogni delusone.

Dio ha così tanto amato… e la notte di Nicodemo, e le nostre notti si illuminano. Qui possiamo rinascere. Ogni giorno. Rinascere alla fiducia, alla speranza, alla serena pace, alla voglia di amare, di lavorare e creare, di custodire e coltivare persone e talenti e creature, tutto intero il piccolo giardino che Dio mi ha affidato.

Non solo l’uomo, ma è il mondo che è amato, la terra è amata, e gli animali e le piante e la creazione intera. E se egli ha amato la terra, anch’io la devo amare, con i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori.. E se Egli ha amato il mondo e la sua bellezza fragile, allora anche tu amerai il creato come te stesso, lo amerai come il prossimo tuo: «mio prossimo è tutto ciò che vive» (Gandhi).

La rivelazione di Gesù è questa: Dio ha considerato il mondo, ogni uomo, questo mio niente cui però ha donato un cuore, più importante di se stesso. Per acquistare me ha perduto se stesso. Follia d’amore.

Dio ha amato: la bellezza di questo verbo al passato, per indicare non una speranza o una attesa, ma una sicurezza, un fatto certo, e il mondo intero ne è intriso: «il nostro guaio è che siamo immersi in un oceano d’amore, e non ce ne rendiamo conto» (G. Vannucci). Tutta la storia biblica inizia con un “sei amato” e termina con un “amerai” (P. Beauchamp). Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.

Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato, perché chi crede abbia la vita. A Dio non interessa istruire processi contro di noi, non dico per condannare o per pareggiare i conti, ma neppure per assolverci. La vita degli amati da Dio non è a misura di tribunale, ma a misura di fioritura e di abbraccio, nel paradigma della pienezza.

Perché il mondo sia salvato: salvare vuol dire conservare, e nulla andrà perduto, non un sospiro, non una lacrima, non un filo d’erba; non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza, nessun gesto di cura per quanto piccolo e nascosto: Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano. Se potrò alleviare il Dolore di una Vita o lenire una Pena, o aiutare un Pettirosso caduto a rientrare nel suo nido non avrò vissuto invano. (Emily Dickinson).

(Letture: 2 Corinzi 36,14-16.19-23; Salmo 136; Efesini 2, 4-10; Giovanni 3, 14-21)

https://buff.ly/2FpmyDN

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/noi-siamo-cristiani-perche-crediamo-che-dio-ci-ama

 

 

Il Vangelo – a cura di Ermes Ronchi

La vecchiaia del mondo e l’eterna giovinezza di Dio

Santa Famiglia – Anno B

Dal Vangelo secondo Luca – Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. […]

Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Una giovanissima coppia col suo primo bambino arriva portando la povera offerta dei poveri, due tortore, e la più preziosa offerta del mondo: un bambino.
Non fanno nemmeno in tempo a entrare che subito le braccia di un uomo e di una donna si contendono il bambino. Sulle braccia dei due anziani, riempito di carezze e di sorrisi, passa dall’uno all’altro il futuro del mondo: la vecchiaia del mondo che accoglie fra le sue braccia l’eterna giovinezza di Dio.

Il piccolo bambino è accolto non dagli uomini delle istituzioni, ma da un anziano e un’anziana senza ruolo ufficiale, però due innamorati di Dio che hanno occhi velati dalla vecchiaia ma ancora accesi dal desiderio. Perché Gesù non appartiene all’istituzione, ma all’umanità. L’incarnazione è Dio che tracima dovunque nelle creature, nella vita che finisce e in quella che fiorisce.

«È nostro, di tutti gli uomini e di tutte le donne. Appartiene agli assetati, a quelli che non smettono di cercare e sognare mai, come Simeone; a quelli che sanno vedere oltre, come la profetessa Anna; a quelli capaci di incantarsi davanti a un neonato, perché sentono Dio come futuro» (M. Marcolini).

Lo Spirito aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia. Sono parole che lo Spirito ha conservato nella Bibbia perché io, noi, le conservassimo nel cuore: anche tu, come Simeone, non morirai senza aver visto il Signore. È speranza. È parola di Dio. La tua vita non finirà senza risposte, senza incontri, senza luce. Verrà anche per te il Signore, verrà come aiuto in ciò che fa soffrire, come forza di ciò che fa partire.

Io non morirò senza aver visto l’offensiva di Dio, l’offensiva del bene, l’offensiva della luce che è già in atto dovunque, l’offensiva del lievito

.
Poi Simeone canta: ho visto la luce da te preparata per tutti. Ma quale luce emana da Gesù, da questo piccolo figlio della terra che sa solo piangere e succhiare il latte e sorridere agli abbracci? Simeone ha colto l’essenziale: la luce di Dio è Gesù, luce incarnata, carne illuminata, storia fecondata, amore in ogni amore. La salvezza non è un opera particolare, ma Dio che è venuto, si lascia abbracciare dall’uomo, è qui adesso, mescola la sua vita alle nostre vite e nulla mai ci potrà più separare.

Tornarono quindi alla loro casa. E il Bambino cresceva e la grazia di Dio era su di lui. Tornarono alla santità, alla profezia e al magistero della famiglia, che vengono prima di quelli del tempio. Alla famiglia che è santa perché la vita e l’amore vi celebrano la loro festa, e ne fanno la più viva fessura e feritoia dell’infinito.

(Letture: Genesi 15,1-6; 21,1-3; Salmo 104; Ebrei 11,8.11-12.17-19; Luca 2,22-40)

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/la-vecchiaia-del-mondo-e-l-eterna-giovinezza-di-dio?utm_content=bufferf6d93&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

 

XXX domenica A

Matteo 22,34-40

 di p. Ermes Ronchi

È risuonato uno di quei vangeli su cui poggiare la vita, su cui fondare l’architettura della casa: la casa comune e la mia piccola tenda.

Ma anche uno di quei vangeli davanti ai quali mi sento piccolissimo: troppo grande, fuori misura. Vorrei tacere, perché ho paura di rovinarlo con le mie parole, mentre invece è salvato da due azioni, che la Bibbia ripete instancabilmente. I due verbi che salvano la Parola di Dio sono: ascolta e ricorda.

Ascolta, Israele. E ricorda, guardati dal dimenticare.

Mi chiedo spesso che cosa significhi ‘amare Dio’. La risposta, semplice, è già qui: significa ascoltarlo e non dimenticarlo.

Salvare un pezzetto di Dio in noi.

Oggi un vangelo da salvare a ogni costo.

Ma facciamo un passo indietro. Ripartiamo dalla prima lettura, dal libro dell’Esodo. “non molesterai il forestiero e non lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto”. E ancora: Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio (Levitico 19,34).

Ho cercato un po’ nella Bibbia, ed ho avuto una sorpresa totale. Nella sola Legge di Mosè il comandamento di amare lo straniero e il forestiero ricorre una quarantina di volte, ama il prossimo tuo ricorre una volta soltanto. Al punto che molti esegeti deducono che il vero, nuovo comandamento biblico non è tanto: ama il prossimo tuo come te stesso, quanto piuttosto ama lo straniero come te stesso.

Non ci posso credere: ama il prossimo tuo ricorre solo una volta, ama lo straniero più di quaranta volte.

Quanto è politicamente scorretta la Bibbia! Semplicemente scandalosa.

Tutte le culture attestano l’importanza dell’ospitalità, o l’ospitalità o la guerra, ma la bibbia fa qualcosa di unico.

Colloca lo straniero nel cuore del racconto di fondazione di Israele.

Di solito le culture pongono al centro del racconto di fondazione la figura di un eroe. La bibbia no, mette al centro un gruppetto di schiavi, la memoria non di una gloria ma di una oppressione.

La novità la possiamo cogliere se pensiamo alle nostre storie personali: ognuno di noi quando parla di sé e del suo passato non racconta i fallimenti o gli aspetti negativi, ma i successi e gli obiettivi raggiunti.

Caso unico nella storia dell’umanità, Israele non pone a fondamento un eroe, ma l’immagine di sé straniero in Egitto. E poi ripete instancabilmente: Ricordati che sei stato straniero.

E stende regole di comportamento, nate per un popolo di migranti senza terra, nei loro campi profughi nel deserto, sfuggito per poco al genocidio e all’annegamento del Mar Rosso: Non molesterai e non opprimerai il forestiero, perché opprimi te stesso, la tua storia, il tuo seme.

Il segreto, la sfida di queste parole arriva diritta e chiara: Tu l’amerai come te stesso. Fino a guardare con i suoi occhi, sentire con le sue orecchie e provare la sua paura. Fino ad amarlo come parte di te.

Così nel vangelo. Un dottore della legge, un fine teologo, interroga Gesù: Qual è il comandamento grande?

La risposta di Gesù, come al solito, spiazza e va oltre: non cita nessuna delle dieci parole, colloca invece al cuore del suo annuncio la stessa cosa che sta nel cuore di tutti i viventi, l’amore: tu amerai, desiderio, attesa, profezia, sogno.

Per questo: “il vangelo, se lo esprimi con bellezza e forza, sicuramente risponderà alle domande più profonde dei cuori” (E. G 265).

Nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio. Amerai, dice Gesù, usando un verbo al futuro, come una azione mai conclusa, infinita. Non un dovere, ma una necessità per vivere.

Io, cosa devo fare, oggi e domani, per essere veramente vivo? Tu amerai.

Cosa farò poi, anno dopo anno? Tu amerai.

E l’umanità, il suo destino, la sua storia? Solo questo: l’uomo amerà.

Qui gettiamo lo sguardo sulla fede ultima di Gesù: lui crede nell’amore, si fida dell’amore, fonda il mondo su di esso.

Vivi a partire da te, ma non per te.

L’amore non veglia solo sui confini dell’eterno, ma è il motore della vita qui e ora, rimette in moto la vita, la storia che si era fermata. Ma chi è il mio prossimo? Gandhi diceva: tutto ciò che vive è il mio prossimo, la natura l’acqua l’aria le piante gli animali.

E per non perderci nel romanticismo, la Bibbia si fa concreta, esigente, provocatoria: amerai lo straniero, il migrante, il profugo come te stesso! e ancora: se presti denaro non esigerai interesse, restituirai il mantello al povero al tramonto del sole, è la sua pelle, la sua vita.

Se non fai così, costruisci il contrario, ami l’opposto della vita.

Gesù, sulla stessa linea, risponde al dottore della Legge indicando, non un comandamento grande, ma due: amerai Dio, amerai il prossimo. Risponde con un vangelo strabico: testa nel cielo ma piedi per terra.

Amare…almeno, sento dire, male non ne ho fatto, non ho ucciso nessuno! Sei sicuro? Forse menti a te stesso! Si uccide anche stando alla finestra. A guardare l’uomo a terra bastonato, a non intervenire, a non farsi prossimo. È la morte che mette il nido tra noi. Paul Beauchamp, mio vecchio professore a Parigi, diceva: Tutta la legge è preceduta da un “sei amato” e seguita da un “amerai”.

“Sei amato” è il fondamento, “amerai” è l’obiettivo.

Se non hai questo fondamento e questo obiettivo,

tu ami il contrario della vita. Ami la morte.

 

Amerai Dio con tutto, con tutto, con tutto. Per tre volte l’appello a qualcosa di irraggiungibile. Solo Dio ama con tutto il cuore, lui che è l’amore stesso. L’uomo ama di tanto in tanto, e come a tentoni, e con cento contraddizioni.

La bibbia lo sa bene, infatti il testo ebraico del comandamento direbbe alla lettera così: amerai Dio con tutti i tuoi cuori.

L’uomo ha due cuori, un cuore d’ombra e uno di luce, uno che accusa e uno che perdona.

Ama Dio con i tuoi cuori, con il tuo cuore che crede, e con il tuo cuore anche quando dubita.

Amalo nei giorni della luce e amalo come puoi, come riesci, anche nell’ora in cui si fa buio dentro di te.

Il secondo comandamento è introdotto da una piccola frase rivelatrice: il secondo comandamento è simile al primo. «Amerai l’uomo» è simile all’ «amerai Dio». Il prossimo è simile a Dio. Questa è la rivoluzione di Gesù: il prossimo ha volto e voce e cuore simili a Dio.

Il prossimo è parola santa, il suo volto è libro santo.

Questo vangelo è il punto indimenticabile da dove da ripartire. Quando non so dove sono, quando voglio rimettermi in cammino, ecco: ascolta e ricorda, tu amerai.

Ascolta e ricorda, per ritornare al punto alfa della tua vita, per camminare verso il punto omega del mondo. Tu amerai, voce del verbo vivere.

 

 

 

Amami tu, Signore.

Quando non so amare,

quando ti amo poco,

quando amo distrattamente,

amami tu Signore.

 

Quando mi alzo al mattino

ancora pieno di sogni,

quando mi corico alla sera

avvolto da delusioni,

amami tu;

e soprattutto quando non sono amabile

amami tu Signore.

 

Quando mi illudo di amare te

senza amare gli altri,

quando mi illudo di amare gli altri

senza amare te,

amami tu;

quando nessuno mi ama

amami tu Signore!

(Adriana Zarri)

 

Preghiera alla comunione.

 

Donami amore, Signore,

che come il vento del mattino ripulisca il viso della terra

e addolcisca gli occhi.

Donami amore

che aggiunga speranza quando la speranza dispera

Donami amore

che raccolga tutte le preghiere uscite dal cuore,

che mi faccia vulnerabile alle lacrime e al riso.

Donami amore che riduca la distanza dalle altre creature,

Donami amore nel passato che mi riassorbe, nel presente per la fioritura del mio cuore.

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Trasfigurazione del Signore
Anno A – 2017
L’uomo, icona di Cristo dipinta lungo una vita

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete» […]. Matteo 17,1-9

Commento di p. Ermes Ronchi
«Un fiore di luce nel nostro deserto» (Turoldo), così appare il volto di Cristo sul Tabor. Ed è il volto ultimo e alto dell’uomo. In principio, in ogni uomo è stato posto non un cuore d’ombra, ma un seme di luce, sepolto in noi come nostro volto segreto.
Gesù prende con sé Pietro e Giovanni e Giacomo, i primi chiamati, e li porta con sé, su un alto monte. Li conduce là dove la terra s’innalza nella luce, dove è la nascita delle acque che fecondano ogni vita.

Il suo volto brillò come il sole: il volto è come la grafia del cuore, la sua espressione. Il volto alto dell’uomo è comprensibile solo a partire da Gesù. Ogni uomo abita la terra come un’icona di Cristo incompiuta, che viene dipinta progressivamente lungo l’intera esistenza su un fondo d’oro già presente dall’inizio e che è la somiglianza con Dio. Ogni Adamo è una luce custodita in un guscio di fango.

Vivere altro non è che la fatica aspra e gioiosa di liberare tutta la luminosità e la bellezza sepolte in noi.

E le sue vesti divennero bianche come la luce: la gloria è così eccessiva che non si ferma al volto, neppure al corpo intero, ma tracima verso l’esterno e cattura la materia degli abiti e la trasfigura. Se la veste è luminosa sopra ogni possibilità umana, quale sarà la bellezza del corpo?
Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia: Mosè sceso dal Sinai con il volto imbevuto di luce e di vento, Elia rapito in un carro di fuoco e di luce.

Allora, Pietro, stordito e sedotto da ciò che vede, balbetta:
È bello per noi essere qui. Stare qui, davanti a questo volto, che è l’unico luogo dove possiamo vivere e sostare. Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto. Altrove non è bello, e possiamo solo pellegrinare, non stare. Qui è la nostra identità, abitare anche noi una luce, una luce che è dentro la nostra creta e che è il nostro futuro.
Non c’è fede viva e vera che non discenda da uno stupore, da un innamoramento, da un: che bello! Gridato a pieno cuore, come Pietro sul Tabor.

Ma come tutte le cose belle la visione non fu che la freccia di un attimo: e una nube luminosa li coprì con la sua ombra.
Venne una voce: quel Dio che non ha volto, ha invece una voce. Gesù è la Voce diventata Volto. Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro la parola di suo Figlio: ascoltate Lui. Fede fatta d’ascolto: sali sul monte per vedere, e sei rimandato all’ascolto. Scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: Ascoltatelo.
La visione del volto cede all’ascolto del volto. Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù. Così come anche il mistero dell’uomo. Quel volto parla, e nell’ascolto diventiamo come lui, anche noi imbevuti di cielo.

(Letture: Deuteronomio 7,9-10.13-14; Salmo 96; 2 Pietro 1,16-19; Matteo 17,1-9)

https://buff.ly/2wsHxRg

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-uomo-icona-di-cristo-dipinta-lungo-una-vita

http://www.cercoiltuovolto.it/p-ermes-ronchi/

Il suo volto brillò come il sole:
il volto è come la grafia del cuore, la sua espressione.
Il volto alto dell’uomo è comprensibile
solo a partire da Gesù.
Ogni uomo abita la terra
come un’icona di Cristo incompiuta,
che viene dipinta progressivamente
lungo l’intera esistenza su un fondo d’oro
già presente dall’inizio
e che è la somiglianza con Dio.
Ogni Adamo è una luce
custodita in un guscio di fango.

… La visione del volto cede all’ascolto del volto.
Il mistero di Dio è ormai tutto dentro Gesù. Così come anche il mistero dell’uomo.
Quel volto parla, e nell’ascolto diventiamo come lui, anche noi imbevuti di cielo.

– Ermes Ronchi – (Trasfigurazione del Signore)

https://buff.ly/2wsHxRg
 


Il Vangelo – Ermes Ronchi

II Domenica di Quaresima – Anno A – Trasfigurazione
Tabor, quella luce divina sotto la superficie del mondo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». (…)
(Matteo 17,1-9)

La Quaresima ci sorprende: la consideriamo un tempo penitenziale, di sacrifici, di rinunce, e invece oggi ci spiazza con un Vangelo pieno di sole e di luce, che mette energia, dona ali alla nostra speranza.

Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è un ascendere verso più luce, più cielo: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.

L’esclamazione stupita di Pietro: che bello qui, non andiamo via… è propria di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno. Non solo Gesù, non solo il suo volto e le sue vesti, ma sul monte ogni cosa è illuminata. San Paolo scrive a Timoteo una frase bellissima: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. Non solo il viso e le vesti, non solo i discepoli o i nostri sogni, ma la vita, qui, adesso, quella di tutti.
Ha riacceso la fiamma delle cose. Ha messo nelle vene del mondo frantumi di stelle. Ha dato splendore e bellezza all’esistenza. Ha dato sogni e canzoni bellissimi al nostro pellegrinare di uomini e donne. Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la verità e la gioia di credere in questo Dio, fonte inesausta di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo.

Noi, che siamo una goccia di luce custodita in un guscio d’argilla, cosa possiamo fare per dare strada alla luce? La risposta è offerta dalla voce: Questi è il mio figlio, ascoltatelo. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l’ascolto, dare tempo e cuore al suo Vangelo.
L’entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un che bello! gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell’eternità.

Quella visione sul monte dovrà restare viva e pronta nel cuore degli apostoli. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire nel viaggio verso Gerusalemme, viaggio durissimo e inquietante, come segno di speranza e di fiducia.

Devono custodirla per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il volto che sul monte gronda di luce, nell’ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Ma anche allora, ricordiamo: ultima, verrà la luce. «Sulla croce già respira nuda la risurrezione» (A. Casati).

(Letture: Genesi 12,1-4; Salmo 32; 2 Timoteo 1,8-10; Matteo 17,1-9).

fonte –  http://buff.ly/2mbkZj7

 

OTTAVA DEL NATALE

Giornata mondiale della Pace – Anno 2017

Num 6,22-27; Gal ; Lc 2, 18-21

 

Per tutti noi è un dono essere qui, un altro anno qui, per vivere la nostra missione: lavorare, creare, gioire, amare. Oggi, primo giorno dell’anno, accogliamo il dono grande del tempo, accogliamo la pace, che è dono e anche conquista con “lo stile della non violenza” (Francesco).

Andiamo verso l’anno nuovo, senza pretese, ma aperti alle soprese.

Signore, ogni giorno abbiamo incontrato persone, per ogni occasione mancata, perdono, ma per ogni amicizia che è iniziata grazie

-ti ringraziamo Signore.

Ogni giorno sono nati pensieri, per quelli tristi e ostili, perdono, per quelli invece luminosi e affettuosi grazie,

Signore abbiamo detto tante parole, per quelle che hanno fato soffrire, perdono, per quelle che hanno fatto bene a qualcuno, grazie,

 

Omelia

All’inizio dell’anno, la prima parola che Dio ci rivolge è un augurio, bello come pochi: Il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli.

Voi benedirete… è un ordine, è per tutti: in principio, per prima cosa tu benedirai, che lo meritino o no, buoni e meno buoni, prima di ogni altra cosa ‘tu benedirai i tuoi fratelli’. Lo farai subito, come primo gesto.

Cosa vuol dire benedire? Per capirlo dobbiamo risalire alla prima, alla madre di tutte le benedizioni: “Dio benedisse l’uomo e la donna dicendo: crescete e moltiplicatevi!” La benedizione è una energia che scende da Dio, una forza che dall’alto entra in me, e si esprime in due azioni: perché io cresca, per una crescita d’umanità, per una forza di nascite, per una moltiplicazione di vitalità.

E come si fa a benedire? Dio stesso insegna le parole, e sono quelle e non altre, e sono bellissime. Le seguiamo ad una ad una dalla prima lettura:

Ti benedica il Signore

e ti custodisca.

Ti benedica, venga in te portando energia di vita e di nascite.

Ti custodisca, sia con te in ogni passo che farai. In ogni strada che prenderai, sarai all’ombra delle sue ali. Dio per te, come canta il salmo, sarà roccia e nido. Forza e calore.

Faccia risplendere per te il suo volto

E ti faccia grazia.

Un Dio che ha il volto luminoso. Non il Dio degli effetti speciali, non il Signore che dà le leggi e ed emana sentenze, ma colui che regala luce. Luce interiore, per vedere dove andare, per non cadere; luce che da colore e fa godere la bellezza alle cose lungo la strada, luce per conoscere, per incontrare gli altri senza più paura.

Ha un volto di luce, perché ha un cuore di luce.

Il Signore ti faccia grazia. Vuol dire: si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me, mi farà grazia di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni, mi farà ripartire da ogni stanchezza. Non pretende che io non cada mai, ma mi aiuterà a rialzarmi, facendomi grazia, sempre.

Al Salmo abbiamo cantato: Il Signore ci benedica con la luce, la benedizione di Dio per l’anno che viene non è né salute, né ricchezza, né fortuna, né lunga vita, non sono i beni materiali, le tante cose, ma molto semplicemente è la luce.

Luce interiore per vedere in profondità le cose,

luce per scegliere la via da percorrere,

luce per poter gustare bellezza e incontri.

La benedizione di Dio sono accanto a noi persone dal volto e dal cuore luminosi che emanano bontà, generosità, bellezza, pace.

Che cosa accende luce nel viso di una persona? Cosa ne illumina il volto? E’ il sorriso. Una persona sorride, e si illumina.

L’augurio della Bibbia all’inizio dell’anno ci sorprende: un Dio che sorride. A me.

E quando accade che la vita si riempie di sorrisi? Quando nasce amore! Dio ti sorride perché in Lui è nato amore. Si illumina per te, perché tu gli illumini il cuore.

Terza piccola strofa della benedizione biblica:

Il Signore rivolga a te il suo volto

E ti conceda pace.

Rivolgere il volto a qualcosa è come dire: tu mi interessi, mi piaci, e ti vengo più vicino.

Cosa ci riserverà l’anno che viene? Io non lo so, ma di una cosa sono certo: il Signore si girerà verso di me, sarà ancora più vicino.

E se io e mi farò cadrò e mi farò male, Dio si piegherà ancora di più su di me.

Lui sarà il mio confine di cielo, curvo su di me come una madre, perché non gli deve sfuggire un solo sospiro, non deve andare perduta una sola lacrima. Qualunque cosa accadrà quest’anno Dio sarà chino su di me, come custode della luce.

E ti conceda pace: La pace, miracolo fragile, che abbiamo infranto anche quest’anno mille e mille volte, in ogni angolo della terra. La pace, dono e conquista. Miracolo fragile, sempre infranto, un sogno di cui non ci è concesso stancarci.

È la giornata della pace… ma è davvero impossibile vivere insieme senza ucciderci? Quale è l’alternativa? Amatevi altrimenti vi distruggerete.

Qual è l’essenziale per vivere bene? L’economia della felicità ci rivela che la felicità non dipende dall’accumulo di tanti oggetti, ma dalle relazioni umane. Non dipende dai beni materiali, ma dai beni relazionali.

Ho ricevuto da un amico un bellissimo augurio-proposito che allargo a voi tutti: non regaliamo cose, “Per quest’anno regaliamo relazioni umane!” (Adriano Sella). C’è una povertà relazionale forse ancora più grave di quella materiale. E che dice questo: Il più bel regalo per gli altri siamo noi e non le cose. E questo regalo non è in vendita nei negozi. E si fa concreto con relazioni ricche di calore umano, gratuite, vive. Regaliamo relazioni umane. Non hanno prezzo, ma esigono che tiriamo fuori il meglio di noi. Ci fanno diventare migliori.

Otto giorni dopo Natale il Vangelo ci riporta a Betlemme, perché il Natale non è facile, è una conquista lenta: Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette dai pastori.

Lo stupore della fede. Davanti a Dio nella piccolezza: che è la forza dirompente del Natale:tutti vogliono crescere nel mondo, ogni bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere ‘dio’. Solo Dio vuole essere bambino” (L. Boff).

Maria custodiva e meditava nel suo cuore. Maestra di stupore. Custodire è il verbo che salva il passato e meditare è il verbo che salva il presente. Maria medita, vuole tenere insieme gli estremi: una stalla e sopra di essa una moltitudine di angeli, un Bambino che piange al suo seno e il Verbo che era presso Dio.

Custodiva nel suo cuore! Perché la storia di un figlio è scritta prima di tutto nel cuore di sua madre.

Custodiva la Bella Notizia. Che è questa: anche Dio conosce il desiderio umanissimo di amare e di essere amato, Dio ha un cuore di carne.

L’augurio è che possiamo tutti restituire tempo al cuore.

dire per l’anno passato ‘grazie’;

per l’anno che si apre ‘sì, come tu vorrai’.

E come oggi ricomincia da capo il grande ciclo dell’anno e il tempo ridiventa nuovo, così anche noi iniziamo da capo la nostra avventura

verso più luce e più pace, verso meno violenza, meno fango, meno sangue.

Verso più relazioni umane. Buon anno, allora, buono della bontà di Dio.

Lui ti benedica e ti custodisca,

illumini per te il suo volto,

si chini su di te e ti dia tutta la sua pace!

 

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Signore, in quest’anno

vesti i nostri occhi della tua luce,

la nostra carne della tua vitalità.

Rivesti il passato della tua misericordia

e il presente della tua pace.

Signore, insegnaci sguardi profondi

oltre il velo delle sconfitte,

donaci occhi di fiducia e di scoperta

che salvino lo stupore.

Donaci un cuore chiaro che veda le cose invisibili agli occhi.

Anche in quelle prove che ci sembrano senza uscita,

anche in quello che ci pare un piangere inutile,

anche quando ci sembra di camminare verso nessun luogo,

senza vedere né la strada né la meta

Signore, genera ancora il tuo futuro

come di seme che attende nel buio il richiamo della primavera.

Fa’ che gustiamo le nostre piccole e grandi gioie

non come cose da rubare agli altri, da rapire alla vita

ma come energie donate per incantare di nuovo l’esistenza,

per ringraziare Te e nutrirci tra noi.

Per accendere di luce tutti i nostri orizzonti. Amen

 

Se non impariamo a benedire non saremo mai felici.

P. Ermes Ronchi

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua