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Grazie Signore per essermi svegliato anche stamane.
È un mio dovere riconoscere che Tu mi proteggi in qualsiasi momento dell’esistenza.
Anche stanotte, come per tutte le notti trascorse nell’arco della mia vita terrena, mi hai preservato da una morte improvvisa, da un terremoto devastante, da un disastroso impatto di asteroidi, dalla tempesta, da un incendio, da un crollo improvviso, da un’esplosione, dalle cattive intenzioni di un ladro… ecc.
Anche per oggi posso vedere, camminare, gustare, udire, odorare, lavorare, conversare, pregare ed amare.
Anche per oggi sono in compagnia di Gesù, del Padre Celeste, dello Spirito Santo, dell’angelo custode, di Maria Santissima e di tutti i santi del Cielo.
Perdonami, Signore, per tutte quelle volte che sono stato indifferente per i tuoi immensi doni e non ti ho ringraziato sinceramente per la tua speciale protezione.
Spirito Santo, ispirami nei pensieri, nelle parole e nelle opere affinché possa fare sempre la volontà di Dio ed il bene al prossimo.
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LO STRAORDINARIO NELL’ ORDINARIO.
Se pensi bene chi realmente sei, non hai tempo per annoiarti…
Se stai muovendo le mani, pensa che in quel momento stai spostando miliardi di atomi che fanno parte delle tue cellule, in base alla tua volontá.
Se stai leggendo, miliardi di neuroni sono impegnati a percepire e riorganizzare i contenuti del testo che stai fissando.
Se stai camminando, il tuo cervello riesce a gestire migliaia di funzioni per mantenerti in equilibrio senza ragionare troppo….
Se stai conversando, entrano in funzione strategie di comunicazione inimmaginabili…
Se stai guardando un film o stai ascoltando un qualsiasi commento, la tua mente é attiva in maniera molto complessa…
Insomma qualsiasi cosa tu pensi o tu fai é straordinario se riesci a cogliere la sua meravigliosa complessitá.
Davvero chi ci ha creati é Amore Onnisciente!

Se ci pensiamo bene, l’uomo ha la consapevolezza dell’esistenza della terra, della luna, del sole, degli astri e dei fenomeni cosmici, ma tutti quest’ultimi messi insieme non hanno la consapevolezza dell’esistenza dell’uomo, perché non possiedono la nostra coscienza.

Non si può calcolare il valore di una vita umana, in quanto ogni persona ha un’anima immortale ed è fatta ad immagine e somiglianza del Creatore, destinata a glorificarlo per tutta l’eternità.

Se noi consideriamo una sola persona, l’Universo materiale intero ha un valore infinitamente piccolo rispetto ad essa.

Questo perché l’Universo materiale che vediamo è destinato prima o poi a dissolversi, la persona, invece, possiede la coscienza nella quale si riflette tutto il Cosmo, e, possedendo l’anima immortale, è destinata all’Eternità, nella figliolanza divina, in Gesù Cristo risorto.

Hai ora compreso che valore hanno la mia, la tua vita e quella di ogni persona?

Tutto questo è quello che penso realmente…

 

 

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Il termine GIACULATORIA proviene dal latino: jaculor jacularis – lanciare, donde: prex jaculatoria: preghiera giaculatoria.

Consiste di due elementi: la parola e l’atteggiamento:Kyrie eleison – O Signore, abbi pietà di me.

La parola, che deve essere scelta tra i vocaboli dei libri ispirati; l’atteggiamento – che è l’affidarsi a quella Potenza che ci supera per ogni dove.

Due significati quindi: il nostro affidamento a Dio e la richiesta di aiuto.A volte il soggetto è sottinteso come: Ora pro nobis – prega per noi – dove il soggetto può essere anche la Madonna o i Santi.

Il suggerimento è quello di utilizzare l’invocazione che meglio si adatta alle varie circostanze e ai diversi stati d’animo.

Possono venire spontaneamente in mente, o essere scelte fra quelle entrate nell’uso comune, tutte prese dalla Bibbia:Dio sia benedetto – Sia lodato Gesù Cristo – Venga il tuo regno.

Una invocazione continua quindi, ripetuta associandola al respiro; una preghiera che deve scendere fino al cuore. Famosa l’invocazione nei: “Racconti di un Pellegrino russo” dove il fedele era inviato a ripetere la preghiera ritmando le parole con il battito del cuore.

Ritroviamo quindi l’essenza della preghiera del cuore che è appunto dare a Dio tutto noi stessi. Il risultato è un senso di pace, fiducia e speranza, così difficili da conquistare ai nostri giorni.

Si differenziano dalla normale preghiera per la loro ripetizione costante; a volte ritmano il respiro e quindi si possono ripetere per ore intere ed essere così in costante contatto con Dio o il Santo protettore.

 

(Testo di Eugenio Carretta)

 

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Per quanto riguarda il “destino” bisogna capire cosa si intende realmente.

Qualcuno pensa che, in base al “destino”, le cose che avvengono siano in qualche modo già scritte e fissate nel libro della nostra esistenza, per cui devono per forza avvenire e non possiamo fare nulla per cambiarle.

Qui, però, si rischia l’arresa di fronte alle difficoltà della vita e si nega velatamente il libero arbitrio.

Chi invece ha una visione più cristiana, sa che Dio è Amore Onnisciente, per cui al suo sguardo è presente l’intera esistenza di ognuno di noi.

Però, in base al libero arbitrio ed alla concatenazione degli eventi, noi abbiamo la possibilità di interagire e di volgere al meglio il nostro pensiero e le azioni conseguenti alla nostra volontà. (Tenendo conto che lo stesso Gesù disse: “Senza di me non potete fare nulla”)

Nella sua amorevole onniscienza, Dio conosce il “futuribile”, cioè “il futuro” che potrebbe realizzarsi date certe circostanze ma che rimane in ambito di possibilità non necessariamente compiuta” (wikipedia).

Questo non significa che siamo privi del “libero arbitrio” e che non possiamo fare nulla per cambiare le cose già fissate.

Il dono del libero arbitrio ci rende ad immagine e somiglianza del Creatore e siamo noi che decidiamo da che parte stare (nel bene o nel male) e come e quando operare. Questo fatto rientra nella pedagogia divina nei nostri confronti affinché possiamo raggiungere la pienezza della nostra persona destinata a diventare “figlio di Dio”.

Ecco perché ritengo pericoloso accettare passivamente questo comune concetto di “destino”, perché rischia di deresponsabilizzarci e portarci all’ignavia.

 

 

 

 

Tanti santi e sante hanno sperimentato la notte della fede e il silenzio di Dio – quando noi bussiamo e Dio non risponde – e questi santi sono stati perseveranti. In queste notti della fede, chi prega non è mai solo.

Gesù infatti non è solo testimone e maestro di preghiera, è di più. Egli ci accoglie nella sua preghiera, perché noi possiamo pregare in Lui e attraverso di Lui. E questo è opera dello Spirito Santo.

È per questa ragione che il Vangelo ci invita a pregare il Padre nel nome di Gesù.

San Giovanni riporta queste parole del Signore: «Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio» (14,13).

E il Catechismo spiega che «la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù» (n. 2614). Essa dona le ali che la preghiera dell’uomo ha sempre desiderato di possedere.

Senza Gesù, le nostre preghiere rischierebbero di ridursi a degli sforzi umani, destinati il più delle volte al fallimento. Ma Lui ha preso su di sé ogni grido, ogni gemito, ogni giubilo, ogni supplica… ogni preghiera umana.

E non dimentichiamo lo Spirito Santo che prega in noi; è Colui che ci porta a pregare, ci porta da Gesù. È il dono che il Padre e il Figlio ci hanno dato per procedere all’incontro di Dio. E lo Spirito Santo, quando noi preghiamo, è lo Spirito Santo che prega nei nostri cuori.

Cristo è tutto per noi, anche nella nostra vita di preghiera. Lo diceva Sant’Agostino con un’espressione illuminante, che troviamo anche nel Catechismo: Gesù «prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio.

Riconosciamo, dunque, in Lui la nostra voce, e in noi la sua voce» (n. 2616). Ed è per questo che il cristiano che prega non teme nulla, si affida allo Spirito Santo, che è stato dato a noi come dono e che prega in noi, suscitando la preghiera.

Che sia lo stesso Spirito Santo, Maestro di orazione, a insegnarci la strada della preghiera.

(da un’omelia di papa Francesco)

 

 

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Fb 8 novembre 2020

Mt 25, 1-13 – XXXII domenica

p.Ermes Ronchi

 

Lampada ai miei passi

E’ bello questo racconto, è bello un Regno simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po’ di luce, di quasi niente. Dieci piccole luci nel buio, gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare la notte e il ritardo del sogno; e che ha l’attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, un po’ d’amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla nebbia.

Nel dettaglio cinque ragazze sono sagge, sono custodi di luce perché vedono lontano, vedono oltre; cinque sono stolte, hanno una vita vuota e superficiale, presto spenta.

E qui cominciano i problemi. Tutti i protagonisti fanno brutta figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato che mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte che non hanno pensato all’olio di riserva; le sagge che si rifiutano di condividere; e quello che chiude la porta della casa in festa, cosa che è contro l’usanza, perché tutto il paese partecipava all’evento delle nozze.

Gesù usa tutte le incongruenze possibili per provocare e rendere attento l’uditorio.

Il punto di svolta del racconto è un grido. Che rivela non tanto la mancata vigilanza (tutte si addormentano, sagge e stolte, tutte ugualmente stanche) ma lo spegnersi delle torce: “dateci un po’ del vostro olio perché le nostre lampade si spengono, perché senza luce non è vita”.

La risposta è lapidaria: no, perché non venga a mancare a tutte. Andate a comprarlo.

Tutto sembra oscurare l’atmosfera gioiosa della festa, ma il senso profondo di queste parole è un richiamo alla responsabilità: un altro non può amare al posto mio, essere buono o onesto al posto mio, desiderare Dio per me. Se io non sono protagonista di me stesso, chi lo sarà?

Una parabola difficile che si chiude con un esito duro: “Non vi (ri)conosco!”, e non potrebbe essere diversamente, perché lui è luce, luce pura, e gli spenti non sa chi siano.

Parabola esigente e consolante.

Gesù non spiega che cosa sia l’olio delle lampade. Sappiamo però che ha a che fare con la luce e col fuoco: in fondo, è saper bruciare per qualcosa o per Qualcuno. Saper bruciare per un’attesa.

L’alternativa centrale è tra vivere accesi o vivere spenti.

Tutte si addormentano, ed è la nostra storia: tutti ci siamo stancati, forse abbiamo mollato.

Dio non ci coglie in flagrante, è una voce che ci scuote, ogni volta, anche nel buio più fitto, per mille strade intricate e, nel momento più nero, qualcosa, ci ha risvegliato.

La nostra vera forza sta nella certezza che la voce di Dio verrà. È in quella voce, che non mancherà; che riuscirà a ridestare da tutti gli sconforti; che mi rialza dicendo che di me non è stanca, che mi sostiene nella paura; che disegna un mondo colmo di incontri e di luci.

A me basterà avere un cuore in ascolto, ravvivarlo come una lampada e uscire correndo, incontro al suo abbraccio.

 

Avvenire XXXII A

Matteo 25,1-13

Nessuno dei protagonisti della parabola fa una bella figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte non hanno pensato a un po’ d’olio di riserva; le sagge si rifiutano di aiutare le compagne; il padrone chiude la porta di casa, cosa che non si faceva, perché tutto il paese partecipava alle nozze, entrava e usciva dalla casa in festa. Eppure è bello questo racconto, mi piace l’affermazione che il Regno di Dio è simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po’ di luce. Di quasi niente. Per andare incontro a qualcuno. Il Regno dei cieli, il mondo come Dio lo sogna, è simile a chi va incontro, è simile a dieci piccole luci nella notte, a gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare il buio e il ritardo del sogno; e che ha l’attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, “uno sposo”, un po’ d’amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla notte. Ci crede. Ma qui cominciano i problemi. «Tutte si addormentarono», le stolte e le sagge. Perché la fatica del vivere, la fatica di bucare le notti, ci ha portato tutti a momenti di abbandono, a sonnolenza, forse a mollare. La parabola allora ci conforta: verrà sempre una voce a risvegliarci, Dio è un risvegliatore di vite. Non importa se ti addormenti, se sei stanco, se l’attesa è lunga e la fede sembra appassire. Verrà una voce, verrà nel colmo della notte, proprio quando ti parrà di non farcela più, e allora “non temere, perché sarà Lui a varcare l’abisso” (D. M. Turoldo). Il punto di svolta del racconto non è la veglia mancata (si addormentano tutte, tutte ugualmente stanche) ma l’olio delle lampade che finisce. Alla fine la parabola è tutta in questa alternativa: una vita spenta, una vita accesa. Tuttavia lo scatto in alto, l’inatteso del racconto è quella voce nel buio della mezzanotte, capace di risvegliare alla vita. Io non sono la forza della mia volontà, non sono la mia capacità si resistere al sonno, io ho tanta forza quanta ne ha quella Voce, che, anche se tarda, di certo verrà, a ridestare la vita da tutti gli sconforti, a consolarmi dicendo che di me non è stanca, a disegnare un mondo colmo di incontri e di luci. A me serve un piccolo vaso d’olio. Il vangelo non dice in che cosa consista quell’olio misterioso. Forse è quell’ansia, quel coraggio che mi porta fuori, incontro agli altri, anche se è notte. La voglia di varcare distanze, rompere solitudini, inventare comunioni. E di credere alla festa: perché dal momento che mi mette in vita Dio mi invita alle nozze con lui. Il Regno è un olio di festa: credere che in fondo ad ogni notte ti attende un abbraccio.

 

 

Spirito Santo, fa’ che io possa sempre glorificarti in qualsiasi situazione.
Signore, che io veda Te nel prossimo, nel neonato, nel fanciullo, nell’adolescente, nell’adulto e nell’anziano.

Che io sia sempre consapevole che ogni persona che hai creato è Tempio dello Spirito Santo ed hai per tutti un particolare progetto che ti glorifica.

Fa’ che ovunque io vada possa trasmettere la vera serenità interiore e che in me non ci sia posto per l’orgoglio, per la vanità, per l’ira, per l’invidia, per il risentimento e per ogni forma di egoismo o pregiudizio.

Fa’ che non venga inquinato dalla sete del possesso che mi rende avido. Rendimi consapevole che il vero possesso è ben altro da quello che materialmente pensiamo.

In te si possiede realmente nel “distacco” più puro, perché è solo allora che godiamo in profondità la tua Creazione, quando la riportiamo a Te, da cui Tutto proviene.

 

 

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Tu sei stato creato dal Padre per mezzo di Gesù Cristo: esisti perché Lui ti ha desiderato dall’Eternità.

Ti ha anche redento col suo sangue e continua a sorreggerti per la sua Divina Misericordia.

Ti ama senza sosta, anche quando ti riveli estremamente fragile o disobbedisci alle sue leggi.

Egli non vuole che alcuno si perda e fa di tutto per salvarti rispettando il tuo libero arbitrio.

Gesù conosce in profondità ogni istante della tua esistenza, sa che sei fragile e ti è riconoscente quando dimostri reale fiducia in Lui.

Essendo l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, conosce già ciò di cui hai bisogno per la tua vita terrena e per la salvezza eterna della tua anima.

Confida sempre in Lui e non ti deluderà mai. Non temere. Egli è la Via, la Verità e la Vita.

Egli potrebbe creare infiniti altri mondi e nuove dimensioni.

Ti attende con gioia perché, quando per Lui sarai pronto, ti vuole con sé a godere della Beatitudine eterna, ma prima devi portare la tua croce insieme alla sua.

Chiedigli insistentemente che ti prepari per il Santo viaggio in Lui e la tua lode nei suoi confronti sia perenne!

 

 

 

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Il processo di “visualizzazione” ha sempre influenzato la psiche e spesso il nostro comportamento. Ci sono studiosi che sostengono che fissare nella mente immagini altamente positive, ricche di simmetrie, forme e colori, aiuta l’equilibrio interiore e mette in risalto la positività della vita quotidiana.

Durante l’Eucaristia noi vediamo dei semplici segni che indicano la presenza di realtà molto profonde. La nostra mente dovrebbe allenarsi a leggere questi segni attraverso un pacato ed interiore processo di visualizzazione.

La particola, ad esempio, è il pane che viene elaborato grazie all’intervento spazio-temporale dell’uomo e della natura. E così lo stesso per il vino. Gesù si offre interamente in corpo, sangue, anima e divinità in questo modo, eppure è realmente presente in tutte e due le specie. È la Trascendenza che si inabissa nell’immanenza per elevare l’uomo di buona volontà alle altezze a cui è destinato.

Questo tipo di visualizzazione ha un effetto più incisivo dopo l’assunzione della particola. Lo sguardo interiore, aiutandosi con la fede e l’immaginazione, è fisso sulla figura di Gesù, su quello che ha detto e fatto, sulla sua energia umana e divina. Allora Gesù stesso può operare meglio in noi perché trova l’ambiente più accogliente ed in questo modo trasmettere i frutti dello Spirito Santo. Egli ci fa comprendere che se compiamo la sua volontà con amore è Lui ad agire in noi, ed allora scaturisce la gioia interiore che ci aiuta ad apprezzare l’esistenza, i doni divini,  a relazione col prossimo, l’operare il bene, la contemplazione di tutto ciò che esiste di bello, santo, buono. In questo modo diventiamo gradualmente “altri Cristi”, nel senso che continuiamo la sua missione nell’Amore verso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

 

 

 

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COSA GRADISCE DI PIÙ DA TE IL SIGNORE..
Il Signore ti è riconoscente per ogni offerta che fai in chiesa e per la chiesa.
Sappi, però, che Egli potrebbe creare dal nulla tutto di cui c’è bisogno.
Il Signore ti è grato per ogni tua opera d’arte che gli doni.
Sii consapevole, comunque, che ogni sua creatura è un’opera d’arte.
Il Signore gradisce tutti i più piccoli servizi ed il tempo che gli doni.
Sappi, comunque, che Egli in sé non ha bisogno di nulla. Potrebbe creare altre infinite creature che lo glorificano.
Sai cosa gradisce di più da te?
Lui chiede il tuo cuore, perché nessuno può uguagliarlo ed è unico ed irripetibile. Lo desidera e lo gradisce più di tutto ciò che puoi donargli di materiale e mentale, perché ti ama infinitamente.
L'immagine può contenere: 1 persona, disegno
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Meditazione su un affresco che si trova al cimitero principale di Cividale del Friuli. (In una edicola sacra vicino al muro perimetrale in fondo) Eccoti, mio Signore Gesù, ucciso e deposto ai piedi della croce, presso tua madre distrutta dal dolore.
Tu che hai solo fatto il bene all’umanità, ecco come ti abbiamo ricompensato. S
ei stato tradito dagli amici, flagellato duramente, torturato in modo inimmaginabile, schernito ed umiliato, spogliato delle vesti, crudelmente appeso alla croce sotto lo sguardo di Maria, tua madre, delle pie donne e del tuo amato discepolo Giovanni, anche lui afflitto.
Quanto hai sofferto per noi, o Signore Gesù! Non è davvero possibile immaginare il tuo immenso dolore fisico e spirituale.
Ti guardo e mi stupisco che come Tu, il Figlio di Dio, Colui per mezzo del quale Tutto esiste nei Cieli e sulla terra, hai dovuto affrontare una simile passione, dinnanzi alla quale tutti gli angeli del Cielo così scosso da questa immane tragedia, rimangono davvero ammutoliti!
Aiutami ad essere consapevole o Signore, quanto ti sia davvero costato l’avermi amato in quel modo!
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Padre Silvano Moro, frate cappuccino, da più di 20 anni accompagna gruppi di persone alla conoscenza profonda di se stesse utilizzando un metodo particolare, chiamato Co.To.Co. (Connais Ton Coer, Conosci il Tuo Cuore)

Molti partecipanti, alcuni dei quali dotati di notevole preparazione culturale, l’hanno definito un cammino di “nuova evangelizzazione”.

Incoraggiato dalle lusinghiere valutazioni positive, p. Silvano ha pensato di offrire a un pubblico più vasto la conoscenza di questo metodo di scoperta e di lavoro su di sé. Il libro andrà utilizzato, ogni volta che sarà possibile, negli incontri di gruppo, che sono assolutamente necessari perché la condivisione del vissuto è una grande maestra di vita. Tuttavia, chi vorrà, potrà trarre beneficio anche dalla lettura e dall’esercizio personale.

Il testo non si presenta come un corso teorico, ma ha un taglio esperienziale su due piani, umano e cristiano. Sul piano umano la persona, con una serie di domande, viene stimolata a trovare il positivo che la abita da sempre, ma di cui quasi mai ha coscienza.

In un secondo tempo, con altre domande, è invitata ad aprire gli occhi anche sui propri limiti, sui complessi e sui ritardi nella sua crescita psico-spirituale. Alla fine, si forniscono suggerimenti per continuare personalmente il percorso di crescita.

Sul piano cristiano, questo approccio alla conoscenza di sé risulta importante per realizzare un cammino di fede come esperienza di vita, anziché come acquisizione di contenuti teorici di fede da memorizzare. L’impegno di vivere in modo cosciente una parola o una frase-guida di Gesù in tutte le situazioni di vita aiuterà a essere in sintonia con la propria interiorità o cuore profondo, luogo di Dio in noi.

La condivisione nel gruppo delle proprie esperienze di vita e di fede è lasciata alla libertà di ciascun partecipante.

È comunque caldeggiata, perché lo scambio di esperienze, fatto come dono, crea dinamiche milto positive, che, a volte, sfociano in amicizia profonda e in comunione di cuori e di sentimenti.

Il creatore di questo prezioso strumento di conoscenza di sé, p. Bellarmin Fontaine, frate cappuccino francese.

 

 

 

Le père Silvano Moro, frère capucin, accompagne des groupes de personnes à une connaissance approfondie d’eux-mêmes depuis plus de 20 ans en utilisant une méthode particulière, appelée Co.To.Co. (Connais Ton Cœur)

De nombreux participants, dont certains ont une préparation culturelle considérable, l’ont défini comme un chemin de «nouvelle évangélisation».

Encouragé par les évaluations positives, le P. Silvano a décidé d’offrir la connaissance de cette méthode de découverte et de travail sur soi à un public plus large. Le livre sera utilisé, dans la mesure du possible, lors de réunions de groupe, qui sont absolument nécessaires car le partage d’expériences est un grand enseignant de la vie. Cependant, ceux qui le souhaitent peuvent également bénéficier de la lecture et de l’exercice personnel.

Le texte n’est pas présenté comme un cours théorique, mais a une coupe expérientielle à deux niveaux, humain et chrétien. Sur le plan humain, la personne, avec une série de questions, est stimulée à trouver le positif qui l’a toujours habité, mais dont elle n’a presque jamais conscience.

Plus tard, avec d’autres questions, elle est invitée à ouvrir également les yeux sur ses propres limites, complexes et retards dans sa croissance psycho-spirituelle. A la fin, des suggestions sont fournies pour poursuivre personnellement le chemin de la croissance.

Au niveau chrétien, cette approche de la connaissance de soi est importante pour réaliser un chemin de foi comme une expérience de vie, plutôt que comme l’acquisition de contenus théoriques de la foi à mémoriser. L’engagement à vivre consciemment une parole ou une phrase directrice de Jésus dans toutes les situations de la vie aidera à être en harmonie avec sa propre intériorité ou son cœur profond, lieu de Dieu en nous.

Le partage dans le groupe de ses propres expériences de vie et de foi est laissé à la liberté de chaque participant. Cependant, il est encouragé, car l’échange d’expériences, fait comme un cadeau, crée une dynamique très positive qui, parfois, aboutit à une amitié profonde et à la communion des cœurs et des sentiments.

Le créateur de ce précieux outil de connaissance de soi est le P. Bellarmin Fontaine, un frère capucin français.

 

 

 

SCOPRI TE STESSO    

Qualcuno 2000 anni fa ha detto: “A che cosa serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso?”.

E il grande psicologo Erich Fromm ha affermato: “Il compito più importante dell’uomo durante la sua vita è di dare alla luce se stesso”. Si tratta sempre di riprendere il cammino della propria nascita.

Il percorso di conoscenza di sé che presenta questo libretto, è il risultato di 40 anni di lavoro e di ricerca di un cappuccino francese: Bellarmin Fontaine. Lo ha chiamato Co.To.Co., sigla che in francese significa “Connais Ton Cœur”, cioè conosci il tuo cuore.

La concezione dell’uomo che sottostà a questo percorso è una concezione eminentemente positiva che vede il fondo dell’essere umano come bellezza. Sotto il profilo della psicologia, Co.To.Co. si presenta come dipendente dalla psicologia umanista, dalla psicologia dell’Essere in crescita.

Quindi si distingue dalla psicologia terapeutica.

Sotto il profilo della psicopedagogia dipende dalla scuola “Personnalité et Relations Humaines” (P.R.H.), fondata in Francia negli anni ’60 da André Rochais.

Questo percorso è motivato da questa domanda:

dove bisogna agire sulle persone perché la loro crescita si metta in movimento, si acceleri e mettano ordine nella loro vita rendendola più armoniosa?

L’obiettivo unico è la crescita dell’essere umano. L’intenzione dell’autore è di offrire ad ogni uomo e ad ogni donna ciò che deve sapere per diventare pienamente se stesso.

Il metodo di lavoro consiste nell’accoglienza e analisi delle proprie sensazioni a contenuto psicologico, che sono l’espressione di “realtà” psicologiche che vivono in noi, di cui spesso non abbiamo coscienza, ma che di fatto condizionano la vita in positivo o in negativo.

Si tratta di rendere attente le persone a ciò che il loro essere profondo presenta loro come cammino di vita e di crescita.

In questo percorso essendo stato creato in Africa, la struttura della persona umana è paragonata per praticità pedagogica a un villaggio composto di tre quartieri (o zone o livelli).

C’è il quartiere “Sorgenti vive”: il quartiere o zona fondamentale che è una realtà positiva, luogo della bellezza originaria della persona.

Poi c’è il quartiere del corpo e della sensibilità emotiva dove risiedono in genere tutti i nostri problemi psicologici e spirituali.

Infine c’è il quartiere del capo o testa razionale, che ha il compito di conoscere e di agire in armonia con il quartiere sorgenti vive, che è quello che guida la vita. 

Negli incontri di gruppo la condivisione del proprio vissuto è lasciata alla libertà di ognuno. Non è obbligatoria, ma caldeggiata sì, perché ognuno impara dall’altro.

Questo metodo non intende consegnare a un “guru” la personalità del partecipante. Al contrario lo invita a gestire la sua propria formazione e gli fornisce gli elementi per poter fare questo. Anche se questo non esclude la richiesta eventuale di un aiuto chiarificatore da parte di un consigliere.

I 30 incontri sono strutturati così:

Chi volesse fare questo percorso tenga presente che non è fissata nessuna quota per l’iscrizione e per la partecipazione. È offerta libera, secondo le possibilità di ciascuno.

Questo metodo non intende consegnare a un ‘guru’ la personalità del partecipante. Al contrario lo invita a gestire la sua propria formazione fornendogli gli elementi per poter fare questo.

Ogni incontro è composto da una parte psicologica, che si riferisce al vissuto “sentito” e una parte più spirituale che si riferisce al vissuto di fede in cui si dà molta importanza alla Parola di Dio, che, se vissuta, nutre il profondo della persona.

L’incontro termina con dei suggerimenti che invitano a praticare nel quotidiano ciò che si è scoperto su di sé.

Il primo strumento di lavoro sono delle domande poste dall’animatore, che hanno lo scopo di provocare una sensazione a contenuto psicologico, che è da accoglie e da analizzare.

 

 

(Titoli dei capitoli del libro)

CAMMINO DI CRESCITA
  1. Educare il profondo della persona
  2. La struttura della persona
  3. I bisogni essenziali della persona
  4. Le sensazioni: conoscerle per lasciarsi guidare
  5. In dialogo con il cuore profondo
  6. L’importanza delle relazioni vitalizzanti
  7. La sensibilità psico-fisica
  8. La reattività psico-fisica della sensibilità
  9. Comportamenti disfunzionali
  10. L’egocentrismo
  11. Danni dell’egocentrismo e rimedi
  12. L’immagine di sé
  13. La persona umana davanti alla sua razionalità
  14. Crescere in maturità: atteggiamenti e mezzi

 

 

 

Se qualcuno è interessato ad avere il libro “Scopri te stesso” rivolgersi a:

 

Santuario di Castelmonte (Prepotto, UD)

tel. 0432 731094    mail :  santuario@santuariocastelmonte.it

o

fr. Silvano Moro  (Santuario Madonna dell’Olmo – via Santuario 9, CAP 36016 – Thiene – VI)

cell. 327 6525380    mail:  silvano_moro@virgilio.it

 

 

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Fb 11 ottobre 2020

Mt 22, 1-14

(p.Ermes Ronchi)

 

C’è, in città, una grande festa: si sposa il figlio del re. Ma nessun invitato sembra interessato, almeno tra quelli che possiedono terreni, buoi e botteghe.

È la fotografia del fallimento del re.

Come mai nessuno risponde e la festa finisce nel sangue, nel fuoco?

È la storia di Gesù, e della sua terra.

Tutto comincia non con un obbligo, ma con un invito, che rivela una libertà immensa e drammatica, per noi ma anche per Dio. L’uomo è il rischio di Dio, perché il Dio della sala vuota, delle chiese tristi, del pane e del vino che nessuno vuole e nessuno cerca, è debole di fronte a noi. Eppure invita: non alla fatica della vigna, ma a nozze in pienezza, al piacere di vivere. Ma se ne andarono al proprio campo o agli affari. Gli invitati vivono per le cose, non hanno tempo per la gioia, fermi all’esterno di se stessi.

Il re non si scoraggia, è disposto ad accogliere gente inadatta, sbagliata o cattiva. Per la terza volta i servi escono per le strade, chiesa in uscita, a cercare per i crocicchi, dietro le siepi, nelle periferie, gente di nessuna importanza, ma che abbia fame di vita e di festa. E noi che pensavamo a fianco di Dio solo i buoni, i puri: “e la sala si riempì!”

La prima immagine è quella di una sala preparata per la festa, la seconda è la strada: la libertà delle scelte. Di quelli che seguono una logica mercantile e contabile, troppo impegnati per vivere.

La terza immagine è l’abito nuziale. Di cosa è simbolo quell’abito migliore? Di una vita senza macchie? No. Indica il meglio di noi: è quello della Donna dell’Apocalisse vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo le stelle, che indossa il guardaroba di Dio, l’abito da festa del creato che è la luce, il primo di tutti i segni.

La parabola inizia con una reggia senza canti, con una sala vuota, e termina con un dramma: gettatelo fuori.

E’ possibile fallire la vita.

L’uomo che verrà cacciato non è peggiore degli altri, ma è spento dentro. Non gode della festa perché non ci crede a un Dio di festa. Quel re non è credibile: non è possibile avere a palazzo straccioni e vagabondi! Ha la mentalità di quelli che non avevano tempo, è lì, ma è altrove. È il dramma dell’uomo che si è sbagliato su Dio, che non immagina un Regno fatto di festa e convivialità.

Ancora dentro questi nostri giorni dolenti e splendidi Dio rinnova i suoi inviti, a dirci che l’eternità non è in un altro orologio, che questo tempo è già un attimo di infinito. Ora, con Dio.

L’invito è convertire l’economia delle cose in quella delle persone, a prenderci del tempo per l’incontro, per gli amici, per Dio che pensiamo lontano e invece è dentro la sala della vita, la sala del mondo, una scala di luce posata sul cuore che sale verso lui.

 

Avvenire XXVIII domenica

Festa grande, in città: si sposa il figlio del re.

Succede però che gli invitati, persone serie, piedi per terra, cominciano ad accampare delle scuse: hanno degli impegni, degli affari da concludere, non hanno tempo per cose di poco conto: un banchetto, feste, affetti, volti.

L’idolo della quantità ha chiesto che gli fosse sacrificata la qualità della vita. Perché il succo della parabola è questo: Dio è come uno che organizza una festa, la migliore delle feste, e ti invita, e mette sul piatto le condizioni per una vita buona, bella e gioiosa. Tutto il vangelo è l’affermazione che la vita è e non può che essere una continua ricerca della felicità, e Gesù ne possiede la chiave.

Ma nessuno viene alla festa, la sala è vuota. La reazione del re è dura, ma anche splendida: invia i servitori a certificare il fallimento dei primi, e poi a cercare per i crocicchi, dietro le siepi, nelle periferie, uomini e donne di nessuna importanza, basta che abbiano fame di vita e di festa.

Se i cuori e le case degli invitati si chiudono, il Signore apre incontri altrove. Come ha dato la sua vigna ad altri viticoltori, nella parabola di domenica scorsa, così darà il banchetto ad altri affamati.

I servi partono con un ordine illogico e favoloso: tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. Tutti, senza badare a meriti o a formalità. Non chiede niente, dona tutto.

È bello questo Dio che, quando è rifiutato, anziché abbassare le attese, le innalza: chiamate tutti! Lui apre, allarga, gioca al rilancio, va più lontano. E dai molti invitati passa a tutti invitati, dalle persone importanti della città passa agli ultimi della fila: fateli entrare tutti, cattivi e buoni. Addirittura prima i cattivi e poi i buoni… Sala piena, scandalo per il mio cuore fariseo.

E quando scende nella calca festosa della sala, è l’immagine di un Dio che entra nel cuore della vita. Noi lo pensiamo lontano, separato, assiso sul suo trono di giudice, e invece è dentro questa sala del mondo, qui con noi, come uno cui sta a cuore la mia gioia, e se ne prende cura.

Ed ecco il secondo snodo del racconto: un invitato non indossa l’abito delle nozze. E lo fa buttare fuori. Che pretesa! Ha invitato mendicanti e straccioni e si meraviglia che uno sia messo male. Ma l’abito nuziale non è quello indossato sulla pelle, è un vestito nel cuore. È un cuore non spento, che si accende, che sogna la festa della vita, che desidera credere, perché credere è una festa.

Anch’io sono quello che sono, l’abito un po’ rattoppato, un po’ consumato o scucito. Ma il cuore, quello no: ho fame e sete, e desiderio che tornino presto la gioia e la festa nelle nostre case. Sono un mendicante di cielo.

 

p. Ermes Ronchi

Mt 18,1-5.10
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
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“Nel Regno farete tutto ciò che vi piacerà fare…”Certamente nel bene, nell’arte, nell’Armonia, nel puro sentimento.

Col pensiero vi creerete il vostro mondo di luce e in quella luce penetrerà la vera grande luce; vi costruirete spiritualmente, per vivere ancora uniti, la casa del vostro sogno.

Potrete ideare colori da stendere su di una tela.. Strumenti per suonare..Potrete anche vedere ciò che accade nei mondi..

Tutti quelli creati dal Padre Celeste per la felicità e la gloria di ogni creatura… Astri, stelle, galassie.. mondi della materia; ma esistono anche quelli dello spirito e si raggiungono non appena pensati e sono infiniti nell’infinito come infinito è Dio Creatore, Io Suo Figlio Dio infinito nel Padre e voi nostri raggi.

Ma ora non potete comprendere quella vita, dovete essere felici per coloro che già la vivono!”

 

 

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Prima di salire al Cielo, Gesù aveva promesso di essere sempre presente tra gli uomini.

Ed in effetti ci ha lasciato un grandissimo dono: La  Santa Eucaristia, dove egli si offre intero in corpo, Sangue, anima e divinità a chiunque voglia accostarsi a Lui.

Carlo Acutis, questo ragazzo, che sarà dichiarato “beato” fra poco, nato nel 1991 e morto nel 2006 a soli 15 anni, affermava che l’Eucaristia, che frequentava ogni giorno, era la sua Autostrada per il Cielo. Egli ci credeva davvero ed era dispiaciuto nel constatare come le Chiese fossero sempre più vuote e l’Eucaristia abbandonata anche da moltissimi giovani.

Ma la situazione in molte parrocchie sta peggiorando: sempre meno fedeli prendono in seria considerazione questo immenso dono che Gesù Cristo ci ha lasciato. Per questo, Gesù e sua madre sono molto dispiaciuti.

Carlo Acutis percepiva bene questa amarezza che diventava anche sua. Per questo insisteva molto sull’importanza di obbedire con amore al 3° Comandamento divino: “Ricordati di Santificare le Feste”, soprattutto frequentando la Santa Messa.

Ricordiamoci che Gesù ci ama e ci cerca, ma anche noi dobbiamo rispondere alla sua chiamata…

 

 

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Non è facile vedere le persone mettendosi un po’ nell’ottica di Dio.
Sappiamo che Egli prova una profonda tenerezza per tutti noi uomini perché è “Padre”, come ci esortò a chiamarlo Gesù stesso.
Egli non è attratto dall’apparenza fisica, ma dal cuore in ognuno di noi.
Un cuore che palpita per Lui, anche quando la persona è molto fragile e ricade spesso nelle proprie colpe, lo attira.
Però è attirato anche da chi è indifferente nei suoi confronti, perché desidera salvarlo.
Del resto la nostra eternità consiste nell’ammirare il suo Essere misterioso e nel partecipare della sua gioia di esistere, e la vita terrena è un periodo di allenamento, anche se con molti fallimenti, per poter arrivare all’uomo perfetto che sa amare il più disinteressatamente possibile. Mi viene in mente il buon ladrone appeso alla croce con Gesù.
Al Signore basta una nostra presa di coscienza e riconoscere che senza di Lui noi non possiamo essere salvati.
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INVITO IMPORTANTISSIMO

 

ALLA S.V. CHE STA LEGGENDO QUESTO INVITO

Oggi, Domenica 6 settembre, la Signoria Vostra è invitata all’importantissimo incontro che si terrà presso la sua Chiesa Parrocchiale, come ogni Domenica o Festa raccomandata.

Nell’occasione la S.V. potrà conferire con il Re dei Re, Gesù Cristo Eucaristico, il quale si offrirà intero in corpo, Sangue, Anima e Divinità, per albergare nella Vostra anima e concedervi le grazie che più desiderate.

Ricordiamo che questo incontro è sempre straordinario, perché tramite Gesù Cristo tutte le cose sono state create, quelle del Cielo e quelle della terra, compresi i potenti della terra e Voi stesso, ed è Lui che tutto sostiene in ogni istante della Vostra esistenza.

Vi ringraziamo vivamente per la Vostra eventuale adesione.

 

(Una voce dal deserto)

 

 

 

Gesù è stato tradito dai suoi amici più intimi,

sottoposto innocentemente al giudizio delle autorità civili e religiose,

accusato ingiustamente dalla stessa folla che ha beneficiato,

flagellato duramente,

schernito ed umiliato dai soldati romani,

caricato di una croce pesante,

inchiodato atrocemente su quella stessa croce..

 

..eppure prima di morire, davanti a molti che continuavano a schernirlo, disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!

 

 

 

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Scrisse la mistica Luisa Piccarreta:
L’anima meditando su tutte le pene di Gesù, lo corona di Gloria e lo onora come suo re.
Gli riempie la bocca di dolcezza, dandogli il cibo più squisito, qual è la memoria delle Sue stesse opere e schiodandolo dalla Croce lo fa risorgere nel suo cuore.
Gesù le dà la ricompensa ogni qualvolta che lo fa, una nuova vita di Grazia, sicché essa è il suo cibo e Gesù si fa cibo continuo per lei
(Luisa Piccarreta Vol VII, 9 novembre 1906).
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Dio ama tutte le sue creature, in particolare l’uomo.

È Lui che ha creato tutto e tutti ed è Lui che tutto sostiene.

Per cui tutto ciò che abbiamo è suo, anche quello che riteniamo nostre proprietà materiali, psichiche e spirituali. Tutto è suo.

Una cosa, comunque, il Signore ha  stabilito di non possedere: la nostra libera volontà. Quando diciamo nel Padre nostro “Sia fatta la tua volontà”, Egli ci prende sul serio ed accetta i nostri sacrifici, come ha accettato quelli di Gesù Cristo, suo Figlio unigenito, il quale ha affrontato liberamente la passione e la morte sulla Croce per fare la volontà del Padre.

Ecco perché accetta il dono delle nostre sofferenze in unione a quelle di suo Figlio: esse fanno parte del suo misterioso piano di salvezza universale.

 

 

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(di p. Ermes Ronchi)

Termina qui il vagabondaggio libero e felice sulle strade e lungo le sponde del lago: all’orizzonte si staglia Gerusalemme.

Si profila la follia sconosciuta della croce. Dio non vuole assomigliare ai potenti, lui è venuto per le vittime e i torturati del mondo, e da allora la nostra storia con Lui ruota attorno allo scandalo della croce.

Accettare Gesù come Messia è ammissibile, ma che lui debba morire in modo orrendo, è inaccettabile, e Pietro si rifiuta. Gesù allora lo invita ad aprirsi al nuovo che irrompe: “Pietro, torna a metterti dietro a me. Seguimi nel modo giusto, il tuo cuore ne è capace”.

Non è solo Pietro ad opporsi, ma anche gli altri. E allora Gesù allarga a tutti lo stesso invito e ne detta le condizioni.

Se uno “vuol” venire… Ma perché dovrei volere questo? Qual è la molla? Lo rivelerà poco dopo: se vuoi salvare la tua vita.

Grande energia della sequela, istinto vitale e bello!

…rinneghi se stesso. Parole pericolose. Non significa annullarsi, diventare sbiadito o incolore. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, ma gente dai pieni talenti. Non vuole uno sterminato corteo di gente con la croce addosso, ma l’immenso andare insieme verso più vita.

Significa che non sei tu la misura di tutto, e che il segreto è ben oltre te.

Sostituiamo la parola croce con la parola amore, e la frase diventa: chi vuole venire con me, prenda tutto il “suo” amore, tutto quello di cui è capace, e mi segua. Dice Gesù: vivi le mie stesse passioni e lì troverai vita.

Gesù guarda all’orizzonte dei giorni supremi, sapendo che il male si scioglierà solo portandolo, sulla croce. Croce da “prendere”, da scegliere: ricordati che non avere nessuno per cui valga la pena perdere la vita è già morire. Perdere per trovare. È la fisica dell’amore.

Tutti, io per primo, abbiamo paura del dolore; ci sia concesso però di non aver paura del dolore che viene dall’amore. Dimentica che esisti quando dici che ami ( J. Twarkowski), e troverai vita.

E quando all’orizzonte intravedo una croce io non ci sto, e con Pietro mi sento un po’ tradito. Allora mi soccorre Geremia, il profeta sedotto, che tuttavia si sente solo e incompreso, e protesta la sua amarezza. Pietro è deluso nel suo entusiasmo. Dio che seduce e poi delude? Sì, perché ti chiama a pensare come lui, a seguire le sue vie lontane dalle nostre vie, lontane dal tuo vecchio cuore.

Dove trovare l’energia per seguirlo? Ancora Geremia: “nel mio cuore c’era un fuoco ardente, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo… Anche il profeta vuole “trovare vita”. Quella cosa che tutti cerchiamo, ovunque, in tutti i giorni sotto il sole. E la vita è ciò che arde.

Senza il fuoco di Dio per me, io sarei niente. Guadagnerei il mondo ma perderei me stesso.

 

Avvenire XXII anno A Matteo 16,21-27

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Vivere una storia con lui, ha un avvio così leggero e liberante: se qualcuno vuole.  Se vuoi. Tu andrai o non andrai con Lui, scegli, nessuna imposizione; con lui “maestro degli uomini liberi”, “fonte di libere vite” (Turoldo), se vuoi. Ma le condizioni sono da vertigine. La prima: rinnegare se stessi. Un verbo pericoloso se capito male. Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi, mortificare quelle cose che ti fanno unico. Vuol dire: smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno. Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi. Martin Buber riassume così il cammino dell’uomo: “a partire da te, ma non per te”. Perché chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

La seconda condizione: prendere la propria croce, e accompagnarlo fino alla fine. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del vangelo. La croce, questo segno semplicissimo, due sole linee, lo vedi in un uccello in volo, in un uomo a braccia aperte, nell’aratro che incide il grembo di madre terra. Immagine che abita gli occhi di tutti, che pende al collo di molti, che segna vette di monti, incroci, campanili, ambulanze, che abita i discorsi come sinonimo di disgrazie e di morte. Ma il suo senso profondo è altrove. La croce è una follia. Un “suicidio per amore”, sosteneva Alain Resnais. Gesù parla di una croce che ormai si profila all’orizzonte e lui sa che a quell’esito lo conduce la sua passione per Dio e per l’uomo, passioni che non può tradire: sarebbe per lui più mortale della morte stessa.

Prendi la tua croce, scegli per te qualcosa della mia vita. Di lui, il coraggioso che osa toccare i lebbrosi e sfidare i boia pronti a uccidere l’adultera; il forte che caccia dal tempio buoi e mercanti; il molto tenero che si commuove per due passeri; il rabbi che ama i banchetti e le albe nel deserto; il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero; il libero che non si è fatto comprare da nessuno; senza nessun servo, eppure chiamato Signore; il mite che non ha vinto nessuna battaglia ed ha conquistato il mondo. Con la croce, con la passione, che è appassionarsi e patire insieme. Perché “dove metti il tuo cuore là troverai anche le tue ferite” (Francesco Fiorillo).

Se vuoi venire dietro a me… Ma perché seguirlo? Perché andargli  dietro?  È il dramma di Geremia: basta con Dio, ho chiuso con lui, è troppo. Chi non l’ha patito? Beato però chi continua, come il profeta: nel mio cuore c’era come un fuoco, mi sforzavo di contenerlo ma non potevo. Senza questo fuoco (roveto ardente, lampada, o semplice cerino nella notte), posso anche guadagnare il mondo ma perderei me stesso.

 

 

1Gv 1,8
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.
È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Chi nega l’esistenza del libero arbitrio nega il peccato, cioè la responsabilità dell’uomo incline al male.
Chi nega il peccato rende vana l’Incarnazione, la passione e la morte di Gesù Cristo, perché Lui è venuto per salvarci dal peccato.
Se non abbiamo peccato, allora, che senso avrebbe tutta l’economia della salvezza?
Stiamo molto attenti a questo tipo di eresie…
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Gesù a santa Faustina Kowalska:
«Quanto desidero la salvezza delle anime! Mia carissima segretaria, scrivi che desidero riversare la Mia vita divina nelle anime umane e santificarle, purché esse vogliano accogliere la Mia grazia.
I più grandi peccatori potrebbero raggiungere una grande santità, se soltanto avessero fiducia nella Mia Misericordia.
Le Mie viscere sono colme di Misericordia, che è diffusa su tutto ciò che ho creato.
La Mia delizia consiste nell’agire nelle anime degli uomini, riempirle con la Mia Misericordia e giustificarle.
Il Mio regno in terra è la Mia vita nelle anime degli uomini.
Scrivi, Mia segretaria, che direttore delle anime sono Io stesso direttamente, mentre indirettamente le guido tramite i sacerdoti e conduco ognuna alla santità attraverso una strada nota soltanto a Me»
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Messaggio della Regina della Pace del 25 agosto 2020

 

 

“Cari figli! Questo è tempo di grazia.

Sono con voi e vi invito di nuovo, figlioli, ritornate a Dio ed alla preghiera affinché la preghiera diventi gioia per voi.

Figlioli non avrete né futuro né pace finché nella vostra vita comincerete a vivere la conversione personale ed il cambiamento nel bene.

Il male cesserà e la pace regnerà nei vostri cuori e nel mondo.

Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate. Sono con voi ed intercedo presso mio Figlio Gesù per ciascuno di voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

 

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Non possiamo aspettarci che la vittoria si ottenga attraverso un cammino continuo e diritto: la vittoria si ottiene attraverso le fatiche, attraverso le oppressioni.
Così è avvenuto quando si trattava della liberazione d’Israele, così è avvenuto quando si trattava della redenzione che Cristo avrebbe operato nel mondo: Egli avrebbe ottenuto la salvezza e liberazione attraverso la sua morte, l’apparente fallimento di tutta la Sua vita.
Così avviene nella storia della Chiesa anche oggi, così avviene nella nostra povera vita.
Non è forse vero che gli strumenti migliori dell’azione divina, della sua provvidenza, sono i nemici di Dio?
Sono essi che provocano più grande male, ma sono anche essi che, provocando il male, in qualche modo impegnano.
(dal “Diario di un pellegrino carnico” di p. Albino Candido p.177)
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San Bartolomeo apostolo, tu che hai riconosciuto in Gesù il Figlio di Dio solo perché Egli ti aveva visto sotto l’albero del fico, aiutaci ad essere anche noi come te, senza falsità e veritieri.
Al giorno d’oggi abbondano più che mai l’ipocrisia ed il regno dell’apparenza.
È difficile non adeguarsi alla mentalità distorta e perversa del tempo, ma tu intercedi per noi.
Ti supplichiamo, chiedi al Signore che aumenti in noi la fede.
Sempre meno credono nella divinità di Gesù Cristo, Figlio di Dio, ed aumentano ovunque coloro che vogliono contagiarci col virus dell’incredulità e del dubbio.
Tu che sei stato costituito apostolo dallo stesso Maestro, aiutaci ad essere saldi nella fede ed a confidare nel Signore nostro Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio.
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Al giorno d’oggi circolano strane teorie in odore di new age e post new age, come ad esempio la famosa “legge di attrazione”, la quale, avvalendosi del presupposto “einsteiniano” per cui tutto è energia, promette risultati sorprendentemente positivi per chi sa sintonizzarsi su queste complesse onde energetiche che permeano l’Universo in cui siamo immersi.

Secondo queste teorie noi tutti, se emettiamo onde positive attraverso i nostri desideri, essi si possono realizzare allorché formulati in pensieri e frasi ripetute come un mantra.

In questo modo queste segrete vibrazioni cosmiche, sintonizzandosi con noi, ci aiuterebbero a trovare un lavoro, un partner, ad ottenere salute, benessere e soldi. Addirittura esse sostengono che, qualora noi ringraziamo positivamente l’Universo per quello che abbiamo, ci verrà dato altro ancora in abbondanza.

C’è un particolare importante: questa teoria presuppone una visione panteistica dell’Universo. Questo è contrario alla visione cristiana: basta solo pensare alla preghiera insegnata da Gesù: “Sia fatta la tua volontà”.

Succede inoltre, che alcuni ottengono davvero alcune cose che chiedono seguendo i consigli di certi moderni guru che sostengono la legge di attrazione.

A questo punto dobbiamo ricordare bene che Dio non è l’Universo, perché ne è il Creatore ed è quindi trascendente.

Quando escludiamo Dio dalla nostra vita, lasciamo il posto ad un angelo malefico, il quale ha dei poteri ed ha la facoltà di concederci certe cose proprio per indurci a dimenticarci di Colui che ha creato tutto e che ci sta continuamente sorreggendo.

Attenzione, quindi a questo inganno diabolico: Gesù ci ha consigliato di santificare il nome del Padre e di compiere la sua volontà, non la nostra!

Tutto, quindi deve essere compiuto in Lui e nel suo nome: è questo che ci consente anche di ottenere grazie straordinarie.

Gesù aveva detto: “Senza di me non potete fare nulla”

 

 

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Il “Padre nostro”, la preghiera che Gesù ci ha insegnato, contiene in sintesi tutta la sua dottrina e la sua stessa vita. La vita di Cristo era “preghiera vivente” mediante la volontà unita a quella del Padre e l’azione unita a quella dello Spirito Santo.

Nel “Padre nostro” ritrovi tutti gli insegnamenti fondamentali che sono eternamente validi per ogni uomo che vuole raggiungere la pienezza a cui era stato destinato.

Recitiamola spesso questa preghiera vitale, soffermandoci a riflettere anche sui minimi particolari: spesso ciò che sfugge allo sguardo superficiale e distratto è estremamente importante.

Non recitiamola in fretta, perchè serve a poco. Un’anima contemplativa fa della sua vita una preghiera vivente.

Se saprà fare tesoro degli insegnamenti contenuti in questa splendida preghiera raggiungerà presto la beatitudine già nella vita terrena.

(dal mio libro : “Come ci vedono dall’aldilà” p. 224)

 

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Gesù ad un’anima privilegiata: “Poco importa dove sei e cosa fai: Io sono sempre con te. Ma se non ne sei intimamente conscio, puoi attraversare la vita come un cieco, ignaro delle meraviglie e delle bellezze che ti circondano, brancolando nel buio alla ricerca del tuo sentiero.

Quando sei davvero consapevole, hai occhi per vedere ed orecchie per intendere e tutte le piccole cose della vita acquistano un nuovo e più profondo significato.

Non dai nulla per scontato, ma vedi uno scopo ed un piano dietro a tutto cio che accade nella tua vita, e trovi gioia ed elevazione autentiche in tutto cio che ti succede.

Vedi le cose con gli occhi dello Spirito, comprendi le cose che davvero contano nella vita e l’esistenza trabocca di gioia e di felicità.

Cominci a renderti conto che nulla di ciò che avviene è casuale, riconosci ovunque la mia mano e il tuo cuore è ricolmo d’amore e di gratitudine”.

 

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“Prima che Abramo fosse io sono”

 

Cosa farei realmente se non credessi in Gesù Cristo? Il mondo, la vita…nulla avrebbe senso. NULLA! Potrei forse provare compassione per coloro che soffrono atrocemente (e tutta la natura fa soffrire spesso atrocemente).

Ma nel mio intimo mancherebbe la speranza e quindi la gioia di vivere. E quando manca l’entusiasmo di vivere tutto gradualmente diventa attorno a noi ostile, monotono, noioso, superfluo.

Nei periodi di vero sconforto a chi potrei ricorrere dal momento che la preghiera diventerebbe completamente inutile? Vivrei completamente immerso nelle tenebre più fitte e più devastanti.

Sensazioni atroci…non voglio nemmeno immaginare!

“Tu solo, o Signore, hai parole di vita eterna!

 

testo tratto dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà” p.81

 

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Il paradiso è Lui, non può essere un luogo o una felicità che sia fuori di Lui, e che non sia Lui stesso.

Non può essere uno stato di essere come è la vita presente che può essere vita anche fuori, staccata da Lui quando non viene riconosciuta vita Sua anche questa che viviamo.

Se questa che viviamo potessimo trasformarla in vera vita che è Lui, allora il paradiso lo potremmo avere e possedere anche ora, nel tempo. Ciò può succedere a tratti, come estasi e rapimento, doni che può farci Lui, se vuole.

Rimane sempre però il fatto che solo Lui è la VITA eterna, senza tempo, e perché senza tempo è pienezza di felicità e pienezza di amore tra noi e Lui, o meglio: noi in Lui. Quando avverrà questa transustanziazione per me?

 

 

dal “Diario di un Pellegrino Carnico”

https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Gesù a Santa Faustina Kowalska

«Scrivi: sono tre volte santo ed ho orrore del più piccolo peccato. Non posso amare un’anima macchiata dal peccato, ma quando si pente, la Mia generosità non ha limiti verso di lei.

La Mia Misericordia l’abbraccia e la perdona. Con la Mia Misericordia inseguo i peccatori su tutte le loro strade ed il Mio Cuore gioisce quando essi ritornano da Me. Dimentico le amarezze con le quali hanno abbeverato il Mio Cuore e sono lieto per il loro ritorno. Dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle Mie mani.

Se fuggono davanti al Mio Cuore misericordioso, cadranno nelle mani della Mia giustizia.

Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del battito del loro cuore per sapere quando batterà per Me.

Scrivi che parlo loro con i rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i fulmini; parlo con la voce della Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie, comincio ad adirarMi contro di essi, abbandonandoli a se stessi e dò loro quello che desiderano».

 

VI° Quaderno – Parte 2

 

 

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Se tu preghi per ottenere qualcosa, ma non l’ottieni e poi dici che Dio non ti ascolta, significa che non hai pregato bene: forse, tra le tante cose, ti manca la fiducia. In questo caso è giusto che tu chieda allo Spirito Santo il dono della fede.
Egli allora, prima o poi, ti illumina ed al momento opportuno, ti farà comprendere che ti sta preparando grazie migliori, quelle che giovano davvero alla tua anima.
Può darsi che quello che chiedevi non fosse stato secondo i suoi disegni e non sarebbe giovato per il vero bene della tua anima o di quella per cui pregavi. Allora chiedi innanzitutto il dono dello Spirito Santo, come esorta Gesù stesso, poi otterrai secondo il volere di Dio, perché nel “Padre nostro” noi dobbiamo chiedere che si compia la sua volontà, e non la nostra.
Se siamo umili e perseveranti, dimostrando fiducia nel Signore presso il quale ci rifugiamo, chiedendogli il perdono per le nostre colpe, Egli non tarderà ad esaudirci quando meno ce l’aspettiamo.
Anche il Signore, che è un Padre buono, ama farci delle sorprese ed è felice quando ci vede felici in Lui…
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Una buona cultura di base filosofica, antropologica, religiosa, spirituale e biblica orienta alla Verità. Chi legge a fondo i Vangeli intuisce che un personaggio come Gesù con la sua straordinaria sapienza, con la sua profonda saggezza ed autorevolezza non può essere stato inventato da alcuni pescatori ignoranti.
Egli è davvero esistito, ha predicato ed ha compiuto tutte quelle straordinarie opere descritte.
Gesù è il Figlio di Dio, ha la natura umana e divina contemporaneamente e si è incarnato per riportare ogni uomo a Dio, attraverso il suo immenso amore per tutta l’umanità.
Prendiamo umilmente in considerazione anche i teologi santi, i padri della Chiesa e tutti gli altri santi che hanno testimoniato le verità evangeliche.Non sottovalutiamo i mistici (ad es. Padre Pio, Gemma Galgani, Faustina Kowalska dcc.) le varie apparizioni mariane ed i messaggi della Regina della Pace di Medjugorje, la quale appare dall’aldilà nel contesto cattolico ed esorta a leggere la Sacra Scrittura.
Il cattolicesimo, pur nelle sue fragilità umane, è il vero erede della Chiesa fondata da Gesù Cristo.
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LA SANTA MESSA NON È UN OPTIONAL per un cristiano

Ricordiamoci che il Terzo Comandamento raccomanda di SANTIFICARE LE FESTE. Il modo più importante per un cristiano è quello di partecipare alla Santa Messa Festiva ogni Domenica ed alle feste raccomandate.

Non possiamo definirci credenti, ma non praticanti, perché saremmo in contraddizione.

La Santa Messa non è un optional: per un credente è un dovere, se si è in salute o se non si è impediti da impegni molto importanti. Con essa noi rendiamo il giusto culto al Signore, Creatore del Cielo e della terra, lo ringraziamo gli chiediamo perdono delle nostre mancanze.

Riceviamo il suo corpo, il suo sangue e la sua Divinità: Egli si offre totalmente a ciascuno di noi per riempirci di immense grazie, che nemmeno immaginiamo. Chiediamo al Signore il dono della fede, in modo da renderci conto dei benefici di una sola Santa Messa che frequentiamo. Non trascuriamo per negligenza questo immenso dono che Dio ci elargisce.

Un giorno dovremo rispondere anche di questo, quando sarà il nostro giudizio finale. Chiediamo al Signore anche l’entusiasmo e la gioia di incontrarlo e riceverlo durante la Santa Messa. In questo modo lo glorifichiamo.

 

 

 

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Fb 9 agosto XIX

PAURA SCIOLTA NELL’ABBRACCIO

Vangelo di paure, vangelo di grida: umanissimo vangelo. Gesù dapprima assente, poi come un fantasma, infine come una mano salda che afferra. Un crescendo di fede.

Gesù fatica a lasciare la gente, non se ne va finché non li ha salutati tutti. Era stato un giorno speciale, quello, il laboratorio di un mondo nuovo: un fervore, un moltiplicarsi di mani e di cure per dare pane a tutti.

La fame dei poveri saziata, il suo sogno realizzato.

Ora, desidera l’abbraccio del Padre. Congedata la folla salì sul monte, in disparte, a condividere con lui la gioia: sì, Padre, si può! Portare il tuo regno sulla terra si può! Un colloquio festoso, un abbraccio che dura fino all’alba, quando risente il desiderio dei suoi.

Di abbraccio in abbraccio: così si muoveva Gesù.

Pietro, coraggioso e insieme scriteriato, domanda due cose, una giusta e una sbagliata: che io venga da te! Richiesta bella e perfetta, andare verso Dio. Ma poi sbaglia chiedendo di andarci camminando sulle acque.

A cosa serve uno sfoggio di potenza fine a se stesso, un intervento divino il cui scopo non è il bene comune? A che serve l’opposto di ciò che si era verificato la sera prima, con i pani e i pesci per tutti? E’ infatti un miracolo che fallisce in fretta, e Simone affonda.

Pietro si rivela uomo di poca fede non quando ha paura delle onde nella notte, ma prima, quando chiede questo genere di segni per il suo cammino di fede. E tutto vacilla.

Dubbio, fede, grido. Mi piace questo rude pescatore, uomo d’acqua e di roccia, oscillante tra fede grande, che sfida la tempesta, e fede piccola, impaurita. Ma è proprio lì che Gesù ci raggiunge, al centro del nostro vuoto, per salvarci dalla paura.

Pietro vive sulla sua pelle come il camminare sul mare non serva affatto a rafforzare la fede. Cammina e già dubita. E io lo ringrazio per questo suo grido estremo: Signore, salvami!

Ora so che ogni dubbio può essere sciolto anche da un solo mio grido nella notte, come il suo. Se guardo con occhi bassi le mie difficoltà e i miei fallimenti, scendo nel buio.

Pietro tu andrai verso il Signore, ma non nel brillare illusorio di acque prodigiose, lo farai scendendo nella polvere della strada da Gerusalemme a Gerico.

Forse a Pietro serviva davvero questa paura d’affogare nell’acqua della disperazione, per trovare il coraggio di affidarsi, gridando a Gesù.

Un giorno lo seguirà non più attratto dai segni, ma dal suo calvario; andrà da chi sa far tacere non tanto il vento e il mare, ma tutto ciò che non è amore.

Pietro, emblema dei credenti, imparerà ad affidarsi non contando su imprevedibili miracoli, ma sull’amore quotidiano che resiste, sulla bellezza di una fede nuda.

E noi, con Pietro, a fissare Gesù che ci viene incontro nel buio della bufera, a sentire le sue consolanti parole: Vieni! Tutto è ancora possibile, con me. Vieni!

 

 

Avvenire 19 A

Matteo 14,22-33.

“Subito dopo”, dopo i pani che traboccavano dalle mani e dalle ceste, “costrinse i discepoli”, che vorrebbero star lì a godersi il successo, “a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva”. Li deve costringere, non vogliono andarci sull’altra riva, è terra pagana, c’è il rischio di essere rifiutati, è già successo.  Infatti: la barca era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. Un vento che non soffia da fuori, ma da dentro i Dodici, come resistenza a quel viaggio verso gli stranieri.

“Sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare”. Non ha fretta Gesù: tre giorni ha atteso per Lazzaro, attende quasi una notte intera di tempesta, tre giorni aspetterà per risorgere. Ha sempre fretta invece quando in vista c’è una esaltazione, una ovazione. Fretta di andarsene e di portar via i discepoli. Perché il posto vero dei credenti non è nei successi e nei risultati trionfali, ma in una barca in mare, mare aperto, dove prima o poi, durante la navigazione della vita, verranno acque agitate e vento contrario. Ma non saranno lasciati soli.

«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». All’invito di Gesù, Pietro, coraggioso fino all’incoscienza, abbandona ogni riparo e cammina nel vento e sulle onde. Sì, ma verso dove? Pietro non vuole tanto andare da Gesù, quanto metterne alla prova la potenza. Andrà davvero verso Gesù, quando lo seguirà, non sedotto dal suo camminare sul mare, bensì dal suo camminare verso lo scandalo e la follia della croce. Andrà dietro a lui, non perché sa far tacere il vento, ma perché fa tacere tutto ciò che in noi non è amore. Andrà verso il Samaritano buono, nella polvere dei sentieri del tempo e non sul luccichio di acque miracolose. Andrà verso il servo, non verso il taumaturgo.

E venne da Gesù” dice il Vangelo. Pietro, fino a che ha occhi solo per quel volto visibile anche nella notte, cammina sulle acque. Quando volge lo sguardo al vento, alle onde, al buio, inizia ad affondare. Guardo al Signore, lo ascolto, e vado dovunque, faccio miracoli. Guardo a me, a tutte le difficoltà, e sprofondo.

Se guardo a perché sono qui, a chi mi ha mandato su questa terra, non mi ferma nessuno. Se guardo alla mia storia accidentata, il dubbio mi blocca.

Pietro, in pieno miracolo, dubita: “Signore affondo”; in pieno dubitare, crede: “Signore, salvami!”. Dio salva, qui è tutta la fede: Egli non è un dito puntato, ma una mano che ti afferra.

Un grido nel vento. Che se ne fa Pietro del catechismo mentre affonda? Basta un grido per varcare l’abisso tra cielo e terra. Fino a che, in fondo a ogni nostra notte, il grido di paura diventerà abbraccio tra l’uomo e il suo Dio.

Ci sono grandi onde, molto vento… ma c’erano anche prima, all’inizio del miracolo, per tutta la notte. Da dove viene il dubbio?

Dalle tempeste della vita, dalla fatica del cuore, da Dio assente. Da Gesù come un fantasma, e non come una voce e una mano.

Ma è proprio là che il Signore ci raggiunge, al centro della nostra debole fede. Non attende, non pretende che abbiamo una fede grande. Ci raggiunge e non punta il dito per accusarci ma stende la mano per afferrarci.

Dubbio e fede. Indivisibili. A contendersi in vicenda perenne il cuore. Non viene a risolvere i miei problemi, sono io che devo essere risolto.

“Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo” (Gv. 6,15). Gesù sa bene dove si insidia la tentazione del potere.
La conosceva già nel deserto, prima della sua vita pubblica. La sua coerenza è realmente esemplare: Egli ha sempre detto che il suo Regno non era di questo mondo.
Quante volte vorremmo dominare sugli altri! Con il nostro sentirci superiori ci si ammala di protagonismo.
Ma la folla fraintende sempre: esalta chi è in grado di “sfamarla” con i suoi talenti.
Grave è il pericolo di perdere l’anima quando si viene idolatrati!
Ognuno di noi, di fronte a simili tentazioni, dovrebbe ritirarsi tutto solo sulla sua montagna: troverebbe l’autentica voce dello Spirito di Dio a cui solo è dovuto il vero culto.
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Gesù a suor Faustina Kowalska:

 

«Figlia Mia, voglio istruirti sulla lotta spirituale. Non confidare mai in te stessa, ma affidati completamente alla Mia volontà.

Nell’abbandono, nelle tenebre e nei dubbi di ogni genere ricorri a Me ed al tuo direttore spirituale, che ti risponderà sempre a Mio nome.

Non metterti a discutere con nessuna tentazione, chiuditi subito nel Mio Cuore ed alla prima occasione rivelala al confessore. Metti l’amor proprio all’ultimo posto, in modo che non contamini le tue azioni.

Sopporta te stessa con molta pazienza. Non trascurare le mortificazioni interiori. Giustifica sempre dentro di te l’opinione dei superiori e dei confessore. Allontanati dai mormoratori come dalla peste.

Lascia che gli altri si comportino come vogliono, tu comportati come voglio Io da te.

Osserva la regola nella maniera più fedele. Dopo aver ricevuto un dispiacere, pensa a che cosa potresti fare di buono per la persona che ti ha procurato quella sofferenza. Evita la dissipazione. Taci quando vieni rimproverata.

Non domandare il parere di tutti, ma quello del tuo direttore spirituale; con lui sii sincera e semplice come una bambina.

Non scoraggiarti per l’ingratitudine. Non indagare con curiosità sulle strade attraverso le quali ti conduco.

Quando la noia e lo sconforto bussano al tuo cuore, fuggi da te Stessa e nasconditi nel Mio Cuore. Non aver paura della lotta; il solo coraggio spesso spaventa le tentazioni che non osano assalirci.

Combatti sempre con la profonda convinzione che Io sono accanto a te. Non lasciarti guidare dal sentimento poiché esso non sempre è in tuo potere, ma tutto il merito sta nella volontà.

Sii sempre sottomessa ai superiori anche nelle più piccole cose. Non t’illudo con la pace e le consolazioni; preparati a grandi battaglie.

Sappi che attualmente sei sulla scena dove vieni osservata dalla terra e da tutto il cielo; lotta come un valoroso combattente, in modo che Io possa concederti il premio.

Non aver troppa paura, poiché non sei sola ».

VI° Quaderno – Parte 2

 

 

 

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Dio, con una sola parola avresti potuto salvare migliaia di mondi. Un solo sospiro di Gesù avrebbe soddisfatto la Tua giustizia.

Ma Tu, o Gesù, hai affrontato per noi una Passione tanto tremenda, unicamente per amore.

La giustizia del Padre Tuo sarebbe stata appagata da un Tuo unico sospiro e tutto il Tuo annientamento è opera esclusivamente della Tua Misericordia e di un inconcepibile amore.

Tu, o Signore, mentre partivi da questa terra, hai voluto restare con noi ed hai lasciato Te stesso nel sacramento dell’altare e ci hai spalancato la Tua Misericordia.

Non c’è miseria che Ti possa esaurire. Hai chiamato tutti a questa sorgente d’amore, a questa fonte della divina pietà.

È lì la sede della Tua Misericordia, lì la medicina per le nostre infermità. Verso Te, viva sorgente di Misericordia, tendono tutte le anime: alcune come cervi assetati del Tuo amore, altre per lavare le ferite dei loro peccati, altre ancora per attingere forza per affrontare i disagi della vita.

Quando spirasti sulla croce nello stesso istante ci hai donato la vita eterna. Permettendo che squarciassero il Tuo sacratissimo fianco, ci hai aperto la sorgente inesauribile della Tua Misericordia, ci hai dato quello che avevi di più prezioso, cioè il Sangue e l’Acqua del Tuo Cuore. Ecco l’onnipotenza della Tua Misericordia, dalla quale giunge a noi ogni grazia.

Sii adorato, o Dio, nell’opera della Tua Misericordia, sii benedetto da tutti i cuori fedeli Sui quali si posa il Tuo sguardo E nei quali c’è la Tua vita immortale. O mio Gesù, Misericordia! La Tua santa vita sulla terra è stata dolorosa, e terminasti la Tua opera con un supplizio atroce, sospeso e disteso sull’albero della croce.

E tutto questo per amore delle nostre anime. Per un amore inconcepibile Ti lasciasti squarciare il Sacratissimo fianco e sgorgarono dal Tuo Cuore torrenti di Sangue ed Acqua. Lì c’è la viva sorgente della Tua Misericordia, lì le anime trovano conforto e refrigerio.

Nel Santissimo Sacramento ci lasciasti la Tua Misericordia, il Tuo amore ha provveduto in modo che, affrontando la vita, le sofferenze e le fatiche, non dubitassimo mai della Tua bontà e Misericordia.

Se sulla mia anima gravassero anche tutte le miserie del mondo, non dobbiamo dubitare nemmeno un istante, ma confidare nella potenza della Misericordia poiché Dio accoglie sempre benevolmente un’anima pentita.

O ineffabile Misericordia del Signore, Fonte di pietà e di ogni dolcezza! Sii fiduciosa, sii fiduciosa, o anima, anche se sei macchiata dalla colpa. Poiché se ti avvicini a Dio, non proverai amarezza.

Poiché Egli è la viva fiamma di un grande amore, Quando ci avviciniamo sinceramente a Lui, Scompaiono le nostre miserie, i peccati e le malvagità. Egli pareggia i nostri debiti, se ci affidiamo a Lui.

 

 

 

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fb 5 luglio 2020

INCANTO

 

Padre, ti rendo lode! Il Battista è in carcere, in Galilea crescono rifiuto e ostilità, i miracoli a Cafarnao e Betsaida non servono, eppure Gesù benedice il Padre.

Attorno, il vuoto. Via i sapienti, gli scribi, i sacerdoti, e al loro posto ecco malati, vedove, bambini, piccoli. I preferiti di Dio: l’uomo senza qualità accolto nelle qualità di Dio.

Gesù è il primo dei piccoli. Viene come figlio di povera gente, in una stalla. Senza potere, la sua rivoluzione è su una croce.

Grazie perché loro ti hanno capito! Gesù coglie la logica di Dio che parte dagli ultimi della fila, dai bastonati dalla vita, dalle mani che sanno accarezzare.

Non è difficile Dio. Sta al loro fianco in ogni epoca, su tutta la terra. Dio è vicino a ciò che è piccolo e spezzato. Quando noi diciamo perduto, lui dice trovato; se diciamo condannato, lui dice salvato; quando diciamo abbietto, Dio esclama beato! (Bonhoeffer).

Gesù che si stupisce di Dio. Mi incanta la meraviglia che felicemente lo invade mentre le sue parole passano dal lamento alla danza.

Ma non basta: venite, e vi darò ristoro. E’ il conforto del vivere, non una morale migliore. Se le nostre messe, prediche, incontri, non diventano racconti d’amore che consolano fatiche, si riducono a tomba della domanda dell’uomo, a tomba della risposta di Dio.

Gesù parla di “cose rivelate”, che non si possono recintare in una dottrina, che non sono un sistema di pensiero: le cose rivelate sono il segreto del vivere, preceduto dal silenzio, seguito dall’incanto.

E incalza chi gli è vicino: imparate da me mite e umile, così ci sarà riposo per le vostre anime. Casa della vita è l’amore anche piccolo, quello che fa un passo indietro, dove il cuore abita nella pace di chi si fida.

E ancora: prendete il mio giogo dolce, il carico leggero di Dio. Come può il giogo essere per noi, che nell’ultimo secolo abbiamo lottato proprio per eliminarli tutti? Nella Bibbia il giogo è la legge di Mosè, che Gesù riassumerà nel nuovo invito: amatevi, l’antica novità.

L’amore è ossigeno del mondo. Un re leggero, un tiranno amabile che mai ferisce e mai smette di generare, partorire, curare, dare gioia pura. Prendetevi cura di voi stessi e del creato iniziando dai piccoli, le colonne segrete nella storia, le colonne nascoste nel mondo.

Gesù, il senza potere, libero come il vento, leggero come la luce. Uomo regale dallo stupore improvviso, figlio mite che nessuno ha mai comprato, fratello umile di libere vite.

La pace si impara. La mitezza si impara. Da lui. La vita si impara dal cuore stupito di Gesù, puro silenzio incantato.

 

XIV domenica Matteo 11, 25-30

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto?

Il vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati.

Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli.

Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare «miracoli».

Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta?

Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo.

I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila, le periferie del mondo hanno capito che Gesù è venuto a portare la rivoluzione della tenerezza: voi valete più di molti passeri, ha detto l’altra domenica, voi avete il nido nelle sue mani.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco… E ogni cuore è stanco.

Venite, vi darò ristoro. E non già vi presenterò un nuovo catechismo, regole superiori, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: parole che sono musica, buona notizia.

Gesù è venuto a cancellare la vecchia immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. È venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e a darci le ali di una fede che libera. Gesù è un liberatore di energie creative e perciò è amato dai piccoli e dagli oppressi della terra.

Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare delicato e indomito. Da lui apprendiamo l’alfabeto della vita; alla scuola del cuore, la sapienza del vivere.

 

Vorrei imparare a benedire di nuovo, ogni giorno.

Ad ogni mattino benedire i piccoli e i bambini,

mettermi alla loro scuola,

imparare dal loro cuore vero.

 

Vorrei imparare a dire grazie,

a dire bene di te e del mondo,

a stupirmi della vita, che mi ha dato tanto:

e che il lamento non prevalga mai sullo stupore.

 

Grazie per le sconfitte che non mi hanno buttato giù,

per i successi che non mi hanno dato alla testa.

 

Grazie per le persone che hai messo accanto a me,

nelle loro mani, nello sguardo, nel sorriso

ho visto il racconto della tua tenerezza.

 

Vorrei imparare dal tuo cuore, Signore,

ad amare nel solo modo possibile,

dolce e forte, umile e fiero:

instancabile nel curare,

nutrire, confortare, dare ristoro,

rimettere in cammino la vita.

 

E ti benedico, Padre, per il tuo figlio Gesù,

pienezza d’umano, stupore di te,

ristoro alla vita e cuore di luce.

Amen.

 

 

 

O Santi genitori di Maria Santissima, Anna e Gioacchino. Il Signore ha scelto voi per generare la Creatura più bella del creato.

E voi avete risposto alla sua chiamata all’unione nel Sacro matrimonio con la fede e l’amore reciproco più autentico.

Voi che avete educato con le parole e l’esempio la vostra amatissima figliola, Maria Vergine, che Dio vi ha affidato per un suo immenso piano d’amore, aiutate tutti i genitori della terra a comprendere ed educare santamente i propri figli, in modo che possano un giorno lodare Dio per tutta l’Eternità.

Proteggete le nostre famiglie dalle insidie del maligno il quale è determinato più che mai a disgregarle ed a snaturarle.

Intercedete per noi genitori presso il Signore affinché svolgiamo bene il nostro importante compito di trasmettere ai nostri figli, con l’esempio e con l’amore più disinteressato, i sacri valori cristiani in modo che anch’essi glorifichino Dio con la loro vita esemplare.

 

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VI° Quaderno – Parte 2

 

 

O Dio, Tu non hai sterminato l’uomo dopo la caduta, ma nella Tua Misericordia gli hai perdonato ed hai perdonato veramente da Dio, cioè non solo gli hai rimesso la colpa ma l’hai colmato di ogni grazia.

La Misericordia Ti ha spinto fino al punto che Tu stesso Ti sei degnato di scendere tra noi per sollevarci dalla nostra miseria. Dio scende sulla terra, il Signore dei Signori si umilia, Egli l’Immortale.

Ma dove scendi, Signore? Forse nel tempio di Salomone? Vuoi forse che Ti venga costruita una nuova dimora dove hai intenzione di scendere? O Signore, che dimora Ti prepareremo, dal momento che tutta la terra è il Tuo sgabello? Tu stesso Ti sei preparato una dimora: una Santa Vergine. Le Sue viscere immacolate sono la Tua abitazione ed avviene l’inconcepibile miracolo della Tua Misericordia, o Signore.

Il Verbo si fa Carne, Dio abita fra di noi, il Verbo di Dio, la Misericordia Incarnata. Con la Tua umiliazione ci hai innalzato alla Tua Divinità. E l’eccesso del Tuo amore, è l’abisso della Tua Misericordia. Stupiscono i cieli per questo eccesso del Tuo amore.

Ora nessuno ha più paura di avvicinarsi a Te. Sei il Dio della Misericordia, hai pietà per la miseria, sei il nostro Dio e noi il Tuo popolo. Sei nostro Padre e noi per Tua grazia siamo Tuoi figli. Sia glorificata la Tua Misericordia, poiché Ti sei degnato di scendere tra noi. Sii adorato, o Dio misericordioso, Per esserTi degnato di scendere dal cielo su questa terra. Ti adoriamo in grande umiltà, Per aver innalzato tutto il genere umano.

Insondabile nella Tua Misericordia, inconcepibile! Per amore verso di noi prendi per Te il corpo Da una Vergine Immacolata, mai sfiorata dal peccato, Perché così avevi stabilito dall’eternità. La Vergine Santa, quel niveo giglio, Per prima adora l’onnipotenza della Tua Misericordia.

Il Suo Cuore puro si apre con amore alla venuta del Verbo, Crede alle parole del messaggero divino e si rafforza nella fiducia. Si stupì il cielo che Dio si fosse fatto uomo, Che ci fosse in terra un cuore degno di Dio. Perché mai, Signore, non Ti unisci a un Serafino, ma ad un peccatore? Questo è un mistero della Tua Misericordia, nonostante il puro grembo della Vergine.

O mistero della divina Misericordia, o Dio di pietà, Che Ti sei degnato abbandonare il trono celeste Per abbassarTi alla nostra miseria, all’umana debolezza, Perché non gli angeli, ma gli uomini hanno bisogno di Misericordia.

Per esprimere degnamente la Misericordia del Signore, Uniamoci alla Tua Madre Immacolata, Così allora il nostro inno Ti sarà più gradito, Dato che Essa è stata scelta fra gli angeli e gli uomini.

Attraverso Lei, come attraverso un puro cristallo È giunta a noi la Tua Misericordia. Per Suo merito l’uomo divenne gradito a Dio, Per Suo merito scendono su di noi torrenti di grazie di ogni genere.

 

 

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È necessario lodare Dio perché ha voluto l’esistenza di ciascuno di noi e la sta sorreggendo.
Siamo destinati ad essere suoi figli per tutta l’eternità. Egli si è fatto uomo in Gesù Cristo, ha patito ed è morto per tutti gli uomini , affinché si convertano e si rendano conto di quanto siano da Lui amati.
Dio chiede ad ognuno di noi la riconoscenza, come i genitori la chiedono ai figli e ciascuno di noi a chi beneficiamo.
Questo non perché Lui abbia bisogno assoluto delle nostre lodi, ma perché ci ama nella Verità: é Lui che ci ha donato la vita e la sta sostenendo.
Se gli siamo grati per questo e mettiamo in pratica i Comandamenti dell’Amore, camminiamo nella verità e diveniamo simili a Lui, come Egli desidera… Dio ama chi dona con gioia e coloro che lo cercano con cuore sincero…
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“Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”.Quante volte la mia povera fede si riduce a credere che Cristo sia soloun fantasma! Un fantasma disincarnato e nulla di più.
Invece Egli si presenta anche da risorto in carne ed ossa. In CARNE edOSSA!!
La risurrezione di Cristo dovrà essere anche la nostra. Una risurrezione in carne ed ossa.Risorgerò dunque anche nella corporeità fisica. Ma la risurrezione nellavita non assimilerà il corpo corruttibile e mutante che possiedo ora. Saràun corpo glorioso e spirituale perchè è lo spirito il vero dominatore. Non è lo Spirito Santo la vita?
Il mio corpo avrà la vera vita nello Spirito che è il Signore di tutto e di tutti. Devo crederlo, altrimenti vana è la mia speranza! Signore aumenta la mia fede…sono sempre cosi pieno di paure!
“Chi ha paura muore più volte, chi non ha paura muore una volta sola”.
Sotto un certo aspetto è vero: la paura inibisce l’azione più efficace ecreatrice. Quando sono bloccato non vivo autenticamente perchè viene inme represso ogni slancio vitale che mi conduce nell’orbita dell ‘amore.
In questo senso è come se fossi morto. Se credo realmente che Cristo è presente nella mia vita, è amico e fratello confidente, desidera ardentemente farmi partecipare della sua vitadivina perchè mi ama di un amore infinito e unico; se credo realmente inquesto, allora Egli non è più un fantasma intoccabile, irraggiungibile.
No…io posso “toccarlo” quando c’è in me l’abbandono fiducioso nel suocuore e la convinzione che Egli è presente tra noi “in carne ed ossa”. Alloralo vedrò e lo toccherò nel prossimo da ascoltare, da soccorrere, da stimare, da amare…
(testo dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà p.103)
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Se ascoltiamo attentamente i Vangeli, Gesù, l’Uomo-Dio più saggio della storia, durante la sua vita è stato molto perseguitato dai sapienti del tempo: scribi, farisei, sacerdoti ecc: invidiavano la sua sapienza e la temevano. Cercavano di screditarlo in tutti i modi sostenendo che era un falso messia, un imbonitore, un bestemmiatore, un ignorante presuntuoso, ribadendo le sue umilissime origini. “Il figlio del falegname” chi credeva di essere?

Lo ritenevano un pericolo per la società ebraica e per loro stessi, i quali appartenevano ad una casta intoccabile, secondo loro detentrice della verità. Gesù, presentandosi umile e povero, seguito da folle che gli chiedevano miracoli, dava fastidio al potere locale, così pure le sue pubbliche accuse rivolte contro il loro ipocrito atteggiamento.

Ma Gesù non si perdeva d’animo e continuava imperterrito la missione del Padre. I suoi seguaci devono essere umili di cuore come Lui, pieni di fiducia verso il Padre. L’umiltà è la via più sicura per la progressiva divinizzazione di ogni uomo.

 

 

 

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fb 5 luglio 2020

p.Ermes Ronchi

INCANTO

Padre, ti rendo lode! Il Battista è in carcere, in Galilea crescono rifiuto e ostilità, i miracoli a Cafarnao e Betsaida non servono, eppure Gesù benedice il Padre.

Attorno, il vuoto. Via i sapienti, gli scribi, i sacerdoti, e al loro posto ecco malati, vedove, bambini, piccoli. I preferiti di Dio: l’uomo senza qualità accolto nelle qualità di Dio.

Gesù è il primo dei piccoli. Viene come figlio di povera gente, in una stalla. Senza potere, la sua rivoluzione è su una croce.

Grazie perché loro ti hanno capito! Gesù coglie la logica di Dio che parte dagli ultimi della fila, dai bastonati dalla vita, dalle mani che sanno accarezzare.

Non è difficile Dio. Sta al loro fianco in ogni epoca, su tutta la terra. Dio è vicino a ciò che è piccolo e spezzato. Quando noi diciamo perduto, lui dice trovato; se diciamo condannato, lui dice salvato; quando diciamo abbietto, Dio esclama beato! (Bonhoeffer).

Gesù che si stupisce di Dio. Mi incanta la meraviglia che felicemente lo invade mentre le sue parole passano dal lamento alla danza.

Ma non basta: venite, e vi darò ristoro. E’ il conforto del vivere, non una morale migliore. Se le nostre messe, prediche, incontri, non diventano racconti d’amore che consolano fatiche, si riducono a tomba della domanda dell’uomo, a tomba della risposta di Dio.

Gesù parla di “cose rivelate”, che non si possono recintare in una dottrina, che non sono un sistema di pensiero: le cose rivelate sono il segreto del vivere, preceduto dal silenzio, seguito dall’incanto.

E incalza chi gli è vicino: imparate da me mite e umile, così ci sarà riposo per le vostre anime. Casa della vita è l’amore anche piccolo, quello che fa un passo indietro, dove il cuore abita nella pace di chi si fida.

E ancora: prendete il mio giogo dolce, il carico leggero di Dio. Come può il giogo essere per noi, che nell’ultimo secolo abbiamo lottato proprio per eliminarli tutti? Nella Bibbia il giogo è la legge di Mosè, che Gesù riassumerà nel nuovo invito: amatevi, l’antica novità.

L’amore è ossigeno del mondo. Un re leggero, un tiranno amabile che mai ferisce e mai smette di generare, partorire, curare, dare gioia pura. Prendetevi cura di voi stessi e del creato iniziando dai piccoli, le colonne segrete nella storia, le colonne nascoste nel mondo.

Gesù, il senza potere, libero come il vento, leggero come la luce. Uomo regale dallo stupore improvviso, figlio mite che nessuno ha mai comprato, fratello umile di libere vite.

La pace si impara. La mitezza si impara. Da lui. La vita si impara dal cuore stupito di Gesù, puro silenzio incantato.

 

 

XIV domenica Matteo 11, 25-30

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto?

Il vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati.

Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli.

Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare «miracoli».

Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta?

Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo.

I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila, le periferie del mondo hanno capito che Gesù è venuto a portare la rivoluzione della tenerezza: voi valete più di molti passeri, ha detto l’altra domenica, voi avete il nido nelle sue mani.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco… E ogni cuore è stanco.

Venite, vi darò ristoro. E non già vi presenterò un nuovo catechismo, regole superiori, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: parole che sono musica, buona notizia.

Gesù è venuto a cancellare la vecchia immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. È venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e a darci le ali di una fede che libera. Gesù è un liberatore di energie creative e perciò è amato dai piccoli e dagli oppressi della terra.

Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare delicato e indomito. Da lui apprendiamo l’alfabeto della vita; alla scuola del cuore, la sapienza del vivere.

Vorrei imparare a benedire di nuovo, ogni giorno.

Ad ogni mattino benedire i piccoli e i bambini,

mettermi alla loro scuola,

imparare dal loro cuore vero.

Vorrei imparare a dire grazie,

a dire bene di te e del mondo,

a stupirmi della vita, che mi ha dato tanto:

e che il lamento non prevalga mai sullo stupore.

Grazie per le sconfitte che non mi hanno buttato giù,

per i successi che non mi hanno dato alla testa.

Grazie per le persone che hai messo accanto a me,

nelle loro mani, nello sguardo, nel sorriso

ho visto il racconto della tua tenerezza.

Vorrei imparare dal tuo cuore, Signore,

ad amare nel solo modo possibile,

dolce e forte, umile e fiero:

instancabile nel curare,

nutrire, confortare, dare ristoro,

rimettere in cammino la vita.

E ti benedico, Padre, per il tuo figlio Gesù,

pienezza d’umano, stupore di te,

ristoro alla vita e cuore di luce.

Amen.

 

Ermes Ronchi

 

 

 

 

 

Credo in Dio Trinitario sin da piccolo. Cristo è lo stesso ieri, oggi e domani, come dice san Paolo: abbiamo sempre bisogno del suo perdono e del suo sostegno, perché “per mezzo di Lui ed in vista di Lui tutte le cose sono state fatte, quelle del Cielo e quelle della terra”. La data del 2020 non significa nulla, perché un credente lo è per sempre.

Dal punto di vista spirituale, gran parte dell’umanità d’oggi si crede più evoluta perché conosce qualche cosa in più dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma è in realtà “involuta”, terrena, materialista, miscredente. Già dal 1981 la Regina della Pace di Medjugorje ci aveva avvertiti: “senza Dio non potete fare nulla”.

È quello che aveva detto anche Cristo: “Senza di me non potete fare nulla!”

La scienza arriva fino ad un certo punto, ma la nostra vita è davvero nelle mani di Dio!

 

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San Pietro è uno dei santi che più ci commuovono in profondità.Egli amava davvero Gesù, ma sentiva in sé l’enorme fragilità che lo faceva apparire piuttosto incoerente.

Ma Pietro non si perdeva d’animo. Soffriva perché si sentiva incapace di amare come avrebbe dovuto, ma già questa sofferenza è una prova che Egli amava davvero il Maestro.

Gesù conosceva il suo cuore, ma voleva probabilmente convincere il suo discepolo ad aver fiducia in Lui, perché nonostante la sua fragilità, lo amava.

 

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Ogni fibra del corpo di Gesù è permeata di dolore e tensione sofferente.

Un corpo così martirizzato dalle precedenti frustate, percosse, lividi, graffi

ora è sottoposto alle sofferenze più crudeli della croce:

i chiodi che provocano continue contrazioni, il respiro affannoso,

gli spasmi del tetano, le urla e le imprecazioni della folla inferocita.

Ma una delle sofferenze più acute di Gesù è l’impotenza nel consolare sua madre,

le altre donne fedeli e il suo amico Giovanni che assistono affranti alla sua agonia.
Anch’ io partecipo, anche se in piccolissima parte, all’angoscia di Maria.
Con la differenza che Lei era innocente, io invece sono meritevole dei
castighi che Cristo ha attirato su di sè per risparmiarmi la dannazione
eterna. Il mio maestro si è preso su di sè i peccati di tutta l’umanità. Ma
anch’ io ho contribuito alla sua passione e morte. Non è questione di spazio e di tempo:

la croce indica i quattro punti cardinali che non rappresentano solo

il cosmo spaziale e temporale, ma tutte le dimensioni creaturali che vengono

ricapitolate nel “Logos”, il Verbo fatto carne.
In me avvengono tutte le fasi descritte nei Vangeli.

La folla.

In me c’è la folla così incostante e volubile. Sono folla quando il mio
incontro con Cristo è superficiale e vengo condizionato da qualsiasi

elemento estraneo all’intimità con il Maestro.

Allora spesso lo acclamo e lo esalto, ma subito dopo contribuisco a condannarlo a morte.
La folla è la mia ottusità, la tendenza all’aggregazione impersonale

per giustificare le mie più recondite passioni.

Scribi e farisei.

Anche gli scribi e i farisei del tempo hanno contribuito ad ucciderlo. C’è
anche in me lo scriba e il fariseo: tutte le volte che penso di essere a posto
quando osservo rigorosamente le regole morali. In questo caso uccido

lo Spirito con gli stessi miei condizionamenti e strumentalizzando la legge positiva.

Non può esserci posto per la libertà dello Spirito nel mio angusto “abitacolo interiore” .

È troppo scomodo perchè Egli richiede sincerità, umiltà, coraggio.

Ci vuole molto coraggio per guardarci dentro. lo molto spesso non ce l’ho.

Ho paura a capire la mia intimità più profonda, le ragioni più recondite

di una mia azione, di un mio pensiero.

Allora mi appello alla regola morale, quella valida universalmente.

Faccio un superficiale confronto tra il mio atto specifico o la mia omissione e la regola generale:

quando non voglio capire, allora, mi servo di quest’ultima per tacitare la coscienza,

cosi almeno dormo sonni tranquilli.
Me meschino! Non sai che proprio scribi e farisei, gli “osservanti alla
lettera della legge” hanno tramato a lungo per smascherare Gesù

che secondo loro trasgrediva ogni norma: non osservava il sabato,

frequentava pubblicani e prostitute, si avvicinava ai derelitti e ai lebbrosi,

non osservava le abluzioni rituali prima dei pasti, perdonava i peccatori,

si dichiarava Figlio di Dio…! E l’hanno fatto uccidere…

Ponzio Pilato

Rappresenta il potere costituito. “Non sai che ho il potere di liberarti o
di crocifiggerti ?”
“Tu non avresti alcun potere se non ti fosse stato dato dall’Alto!”
Quante volte rivendico in me questo potere! E come Ponzio Pilato so ciò
che è più giusto fare nelle varie circostanze della vita, ma la folla interiore
mi urla che devo crocifiggerlo altrimenti non sono “amico di Cesare”.
E nell’ora delle scelte o delle decisioni la coscienza (che è in me il potere
costituito da Dio) si lascia condizionare spesso dalle minacce dell’ego che
la cristallizza con la sua forza di gravità.
In me c’è anche lo scetticismo di Pilato: “Cos’è la verità’ “.
Come Lui sono cieco e non mi accorgo che la verità è davanti a me così
dimessa in quel Gesù prigioniero. La verità è evidente quando il mio

io diventa trasparente e fiducioso.
Ho bisogno di conversione interiore per vedere la verità.

“Sabato Santo”

Tutto tace. Gesù è nel sepolcro. È disceso negli inferi, nelle viscere della
È seppellito dentro la mia più tenebrosa intimità, senza pero esserne
contaminato: ilsu o corpo non conosce corruzione.
Attendo la purificazione del mio ego.
Vorrei lamentarmi con il mio Dio, ma quando penso al suo Figlio crocifisso
non posso: qualcosa mi blocca. E penso: cos’è la mia sofferenza paragonata alla sua?

Sono un povero mortale pieno di me stesso che vorrebbe amare Dio

realmente, ma non ho altro da offrirgli che il mio nulla.
Non è il nulla dei santi, è il mio nulla, quello dei vili, degli abbietti, degli
stomachevoli mediocri. Sono attaccato a questo “me stesso” che amo e che
odio.
Ma Dio, onnisciente, lo sapeva dall’eternità e farà di tutto per aiutarmi
ad entrare nel regno della libertà.
È entrato Lui stesso nel sepolcro della mia iniquità per rigenerarmi a nuova vita.

 

 

 

 

Gesù non è compreso: Egli si offre interamente ad ogni uomo nell’Eucaristia, ma pochi gli danno retta e non desiderano ricevere questo immenso dono, il quale è la realizzazione di quello che Gesù stesso ha promesso: “Io sarò con voi sino alla fine del mondo”.

Ognuno di noi credenti ha il compito di comunicare agli altri la grandezza di questo dono per invogliarli ad apprezzarlo seriamente.

Tutti dovremo rispondere davanti a Dio di quello che abbiamo fatto di questo incredibile mistero. Purtroppo moltissimi non credono o sono troppo pigri per correre con entusiasmo a ricevere l’Eucaristia.

Altri sono totalmente indifferenti o ci vanno solo per abitudine con la tristezza e la noia nel proprio cuore. Ciò dispiace moltissimo a Gesù, il quale ci vuole tutti sereni e contenti.

L’Eucaristia è il mezzo migliore per amare Gesù: grazie ad essa siamo spinti ad amare Dio ed il prossimo perché veniamo gradualmente divinizzati per prepararci alla venuta del Regno dei Cieli, l’incontro definitivo della nostra anima con lo Sposo divino.

 

 

 

Se fossimo profondamente coscienti del valore di una Santa Messa ben partecipata, cercheremmo di fare di tutto per frequentarla giornalmente. In essa ascoltiamo le parole del nostro Divino Maestro, gli chiediamo le grazie necessarie per noi ed il prossimo, lo riceviamo in corpo, sangue, anima e divinitá…

Ripeto: riceviamo il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Gesú Cristo, per mezzo del quale tutto esiste e continua ad esistere grazie al suo divino sostegno. Durante la Santa Messa noi possiamo ricevere grandi grazie, tra le quali il perdono delle nostre colpe, la salute dell’anima e del corpo, la risoluzione dei problemi che ci affliggono, la protezione speciale della SS. Trinitá, la forza e la gioia dello Spirito Santo, la pace interiore, la conversione dei nostri cari e di tutte le persone che raccomandiamo al Signore, la benedizione del Padre e la protezione dai nemici e dalle insidie del demonio, la speciale protezione di Maria Santissima (presente, all’Eucaristia insieme agli angeli ed ai Santi), la liberazione delle anime dal purgatorio insieme alla loro gratitudine eterna.

Pensiamo molto bene cosa perdiamo trascurando la Santa Messa per pigrizia o per incredulità od indifferenza!MEDITATE,

 

MEDITATE GENTE DI BUONA VOLONTA’ !!!

 

 

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Chi cerca di essere in qualche modo cristiano perché convinto della verità insegnata da Gesú Cristo, troverá spesso persone che se ne approfittano della sua coscienza etica e morale ben intenzionata e orientata a cercare di fare del bene e per questo viene considerato un debole.

Ma Cristo lo aveva predetto e Lui stesso ha provato su di sé l’amarezza del tradimento dei suoi stessi amici.

Oggi, purtroppo, abbondano i lupi travestiti da pecore e quindi é necessario mettere in pratica l’avvertenza di Cristo : “Siate semplici come colombe, ma prudenti come serpenti”.

 

 

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Come potremo cogliere qualcosa della Trinità? La strada non è quella delle formule. Voler capire la Trinità attraverso i concetti, è come tentare di capire una parola analizzando l’inchiostro con cui è scritta.

Dio non è una definizione, è un’esperienza.

I termini di Gesù per raccontare la Trinità, sono nomi di famiglia, odori di casa, suoni e silenzi di affetti. Padre, figlio, nomi che si abbracciano. Lo Spirito dice che ogni vita respira e si dilata solo quando si sa accolta, presa in carico. Abbracciata. E su tutto regna sovrana la relazione; sul trono di famiglia, il legame.

E’ l’abbraccio il senso pieno della Trinità, e l’uomo ha il suo volto.

Quando Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, l’immagine non è quella del Creatore, non quella dello Spirito, né quella del Verbo eterno, ma le tre realtà fuse insieme.

La relazione come cuore reciproco dell’essenza di Dio nell’uomo.

Ci ha amati così tanto da mandare suo Figlio. E mondo e uomo sono storia della Trinità.

Tutta la Scrittura ci assicura che nel calpestio del popolo, nella polvere dei sentieri, lo Spirito accende profeti e orizzonti; il Padre rallenta il suo passo paziente sul ritmo del nostro, e il Figlio è salvezza che ci cammina, sicura, a fianco.

Tutto questo ci sarebbe bastato! Invece l’Ascensione ci porta in pieno nel seno della Trinità: noi siamo quell’uomo pensato e creato non ad immagine del Dio solitario, ma della sua Trinità, dove si è felici solo l’uno nell’altro.

Questo Dio folle che ha amato non solo noi, ma tutto il creato. E che anch’io amo, perché è opera delle sue dita. Coi suoi spazi, le sue nuvole, i suoi figli, la sua dolce e aspra bellezza.

Terra amata e paziente. Grande giardino di Dio, con noi suoi piccoli “giardinieri planetari”.

La Trinità è lo specchio del mio senso ultimo, e dell’universo stesso.

Incamminato verso un Padre che ci dà vita, verso un Figlio che ci innamora, verso uno Spirito che accende di comunione le nostre solitudini, ci senti piccoli ma abbracciati dal mistero…

(tratto da una riflessione di p.Ermes Ronchi)

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Dice il salmo che Dio fa piovere sui giusti e gli ingiusti. Dio ama tutti e va sempre alla ricerca della pecorella smarrita. Egli attende pazientemente la loro conversione perché il suo sguardo va “oltre”: nelle sue creature vede anche quello che possono diventare nella bontà che riescono ad acquisire. “Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.  Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt.9,9-12)”

Gesù Cristo, poi, ci ha esortato ad amare anche il nemico (e noi possiamo cominciare a farlo anche pregando). Sulla croce Gesù disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

E per noi cristiani perdonare il nemico è una delle cose più dure da attuare, ma è quello che ci rende più simili a Dio.

 

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Signore, mio Dio e Creatore. Tu mi conosci profondamente e sai ciò che mi fa gioire e ciò che mi affligge.

Grazie a te sono consapevole che sei infinitamente Giusto, Buono e Misericordioso.

Grazie per il dono dell’esistenza: con essa mi hai dato la possibilità di glorificarti per tutta l’eternità.

Grazie per la mia fragilità : essa mi aiuta ad essere umile e confidare sempre in te.

Grazie per la tua Paternità: so di contare su un Padre Celeste che mi ama veramente e si cura di me.

Grazie per la tua fratellanza : ci hai donato Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. In Lui ottengo il perdono completo dei peccati e so di contare su un amico che non mi abbandonerà mai.

Grazie per lo Spirito Santo : È Lui che mi dona la forza per andare avanti e la gioia di esistere.

 

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Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande.

A Dio possiamo chiedere tutto, tutto; spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene. È ciò che Gesù dimostra definitivamente nell’Ultima Cena, quando dice: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20). In quel gesto Gesù anticipa nel cenacolo il mistero della Croce.

Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene, anche se l’amore lo conduce al Calvario. Dio è sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta. La pazienza di Dio con noi è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Direi, è la pazienza insieme di un papà e di una mamma. Sempre vicino al nostro cuore, e quando bussa lo fa con tenerezza e con tanto amore.

Proviamo tutti a pregare così, entrando nel mistero dell’Alleanza. A metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio, a sentirci avvolti da quel mistero di felicità che è la vita trinitaria, a sentirci come degli invitati che non meritavano tanto onore. E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna.

Papa Francesco 14 maggio 2020

 

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Mai arrendersi e disperarsi per la propria fragilità che ci fa ricadere nel peccato, nonostante i propositi sinceri.

Se siamo sinceramente pentiti dei nostri peccati e ci confessiamo con il proposito di non peccare più, l’anima si purifica ed è più simile a Dio.

Con l’Eucaristia ricevuta con fede, Gesù toglie ogni residuo di peccato.

(La Regina della Pace in un messaggio aveva detto che chi si confessa e si comunica bene, qualora dovesse morire, va direttamente in Paradiso).

La Sacra Scrittura mette in evidenza le parole che Gesù aveva detto al ladrone in croce accanto a sè (che gli aveva chiesto di ricordarsi di lui nel suo Regno):

“Oggi tu sarai con me in Paradiso!”

 

 

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Ci sono molti che sostengono che per per mettersi in contatto col divino non servono la Chiesa ed i preti.

Dio si è fatto “uomo” in Gesù Cristo. Proprio un uomo “in carne ed ossa” ed anima.

Tramite l’uomo-Dio Gesù, Dio si è rivelato a noi, (chi vede me vede il Padre) perché Cristo è mediatore tra l’uomo e Dio.

Gesù ha istituito l’Eucaristia (suo vero corpo-sangue-anima e divinità), il sacramento della Confessione ed ha inviato i suoi discepoli a battezzare in tutto il mondo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Se Dio ha voluto così chi siamo noi per giudicare vana l’intermediazione di Gesù Cristo che agisce tramite i suoi ministri fino alla fine dei tempi?

 

 

 

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Ti senti indegno perché sei un peccatore incallito? Lasciati abbracciare da Gesù: Egli ti ama, ti cerca e se ti penti sinceramente ti perdona sempre!

Sei fragile e spesso non riesci a resistere alle tentazioni? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti incoraggia e ti dona il suo Spirito per rinforzare in te la volontà.

Spesso sei indifferente per le cose dello spirito? Lasciati abbracciare da Gesù: Egli ti infonde Amore e plasma il tuo cuore.

Provi insoddisfazione, malinconia e noia per il tipo di vita che conduci? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti dona l’entusiasmo e la gioia di vivere.

Hai paura di non farcela? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti dona la forza, il coraggio e la speranza, se hai fiducia in Lui.

Hai molti dubbi di fede? Lasciati abbracciare da Gesù : il suo Spirito rafforza la tua fede.

In ogni occasione, nel bene e nel male, ricorri sempre a Gesù: è davvero Lui la tua speranza!

(una voce dal deserto)

 

 

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Testo della dott.ssa Nicoletta Sgarbi (biologa nutrizionista)

 

Il plasma è ciò che rimane del sangue quando vengono allontanate le “cellule” (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Contiene principalmente acqua, proteine, nutrienti, ormoni, prodotti del metabolismo, sali minerali.

È quindi preziosissimo.

Lo è ancora di più quello di coloro che hanno vinto la propria guerra personale contro il Covid perché fra le proteine del loro plasma ci sono gli anticorpi specifici contro il SARS-Cov 2, cioè “le manette” che hanno bloccato l’azione del virus e ne hanno permesso l’arresto e la successiva “condanna a morte”.

Il plasma di un malato guarito è una vera e propria grazia: un dono d’amore gratuito di chi ha lottato e ha vinto la morte… anche per gli altri. La cura con il plasma è nota in medicina da oltre 100 anni. In realtà però la si pratica senza saperlo da oltre 2000 anni, da quando un certo Gesù Cristo ha dato la sua vita in sacrificio per noi e ha offerto gratuitamente il suo sangue iperimmune per guarirci da tutte le malattie.

È interessante infatti che tutti gli studi scientifici svolti sui miracoli eucaristici (a Lanciano, in Abruzzo, ce ne è uno dei più famosi), e sul telo sindonico, confermino che il sangue rinvenuto è sempre di gruppo AB. È un dettaglio di non poca importanza.

Il gruppo AB è, infatti, quello che viene detto accettore universale, cioè il sangue che può ricevere il sangue di tutti: come a confermarci anche biologicamente che Cristo si è preso su di se il sangue “infetto” di tutta l’umanità, e ha vinto la morte per tutti e ci dona il suo sangue iperimmune gratuitamente sotto forma di vino eucaristico per guarirci da ogni male, del corpo, dell’anima e dello spirito.

Ma in questo mondo dove il dio denaro  la fa da padrone, tutto ciò che è gratis non è apprezzato.

 

 

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Gesù disse: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua…..

Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?

E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi»

(Mc.8,31-38)

 

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Gesù dice di essere la VERITÀ.

Al giorno d’oggi è di moda l’atteggiamento di Pilato, il quale, pur trovandosi di fronte alla Verità, da saccente chiedeva a Gesù ironicamente cosa fosse la Verità.

Eppure Gesù è stato chiaro affermando di essere Lui stesso la Verità. Infatti, nel Credo cristiano, diciamo che per mezzo di Lui ed in vista di Lui esistono tutte le cose. Noi stessi esistiamo per suo mezzo ed il nostro destino è Lui stesso, cioè la Verità.

Gesù è la Verità della nostra esistenza terrena: se si è incarnato assumendo il nostro corpo ed accettando volontariamente la passione e la morte, ha condiviso la nostra situazione per purificarci..

Gesù è la Verità della nostra esistenza spirituale: risorgendo dai morti ci ha dimostrato la dimensione a cui siamo destinati e che Lui stesso ci sta preparando. Ecco perché la nostra anima è immortale e riassumerà il corpo immortale trasfigurato in Lui..

Gesù è la VERITÀ e fuori di Lui ci sono solo le tenebre.. la Verità che è luce per la nostra vita eterna…

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Gv 10,1-10 IV di Pasqua

 

A sera, i pastori erano soliti condurre il loro gregge in un recinto per la notte, un solo recinto serviva per diversi greggi. Al mattino, ciascun pastore gridava il suo richiamo e le sue pecore, riconoscendone la voce, lo seguivano (B. Maggioni).

Su questo sfondo familiare Gesù inserisce l’eccedenza della sua visione, dettagli che sembrano eccessivi e sono invece rivelatori: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome. Quale pastore conosce per nome le centinaia di pecore del suo gregge e le chiama a sé a una a una? Per Gesù le pecore hanno ciascuna un nome, ognuna è unica, irripetibile; vuole te, così come sei, per quello che sei.

E le conduce fuori. Anzi: “le spinge fuori”. Non un Dio dei recinti ma uno che apre spazi più grandi, pastore di libertà e non di paure. Che spinge a un coraggioso viaggio fuori dagli ovili e dai rifugi, alla scoperta di orizzonti nuovi nella fede, nel pensiero, nella vita. Pecore che non possono tornare sui pascoli di ieri, pena la fame, ma “gregge in uscita”, incamminato, che ha fiducia nel pastore e anche nella storia, nera di ladri e di deserti, ma bianca di sentieri e di sorgenti.

Il pastore cammina davanti alle pecore. Non abbiamo un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini. Non un pastore alle spalle, che grida o agita il bastone, ma uno che precede e convince, con il suo andare tranquillo che la strada è sicura.

Le pecore ascoltano la sua voce. E lo seguono. Basta la voce, non servono ordini, perché si fidano e si affidano. Perché lo seguono? Semplice, per vivere, per non morire. Quello che cammina davanti, che pronuncia il nome profondo di ciascuno, non è un ladro di felicità o di libertà: ognuno entrerà, uscirà e troverà pascolo. Troverà futuro.

Io sono la porta: non un muro, o un vecchio recinto, dove tutto gira e rigira e torna sui suoi giri. Cristo è porta aperta, buco nella rete, passaggio, transito, per cui va e viene la vita di Dio. “Amo le porte aperte che fanno entrare notti e tempeste, polline e spighe. Libere porte che rischiano l’errore e l’amore. Amo le porte aperte di chi invita a varcare la soglia. Strade per tutti noi. Amo le porte aperte di Dio” (Monastero di San Magno).

Sono venuto perché abbiano la vita, in abbondanza. Questa è il vangelo che mi seduce e mi rigenera ogni volta che l’ascolto: lui è qui per la mia vita piena, abbondante, potente, vita ‘cento volte tanto’ come dirà a Pietro.

La prova ultima della bontà della fede cristiana sta nella sua capacità di comunicare vita, umanità piena, futuro; e di creare in noi il desiderio di una vita più grande, vita eterna, di una qualità indistruttibile, dove vivi cose che meritano di non morire mai.

 

p. Ermes Ronchi

 

Fb Gv 10,10

Io sono la tua porta

 

Per me, una delle fra­si più solari del Vangelo, dove poggia la mia fede, che mi rigenera ogni volta che l’ascolto: sono venuto per la vita piena, abbondante, gioiosa. Non quel minimo senza il quale non è vita, ma quella esuberante, eccessiva, che rompe gli argini e tracima, scialo di libertà e coraggio.

La parola “vita” lega tutta la Scrittura; è supplica nei Salmi: fa’ che io viva! Fammi camminare sui campi della vita! Giona si adira con Dio perché, invece di distruggere Ninive, è pastore per i centoventimila della città che non distinguono la destra dalla sinistra. Il primo dei comandamenti è: scegli la vita. Tutta la legge di Mosè introduce a questo: “Hai davanti a te la vita e la morte. Scegli!” E supplica, ti prega: scegli la vita! Vita è tutto ciò che pensiamo per riempire questo suono, è cambiare desiderio e mete, è gioia nelle terre di Dio.

Ancora, la piccola parola “vita” rende inconciliabili il pastore e il ladro. Unica condizione: ascoltare quella voce che chiama le pecore per nome, quel Gesù per cui non c‘è il gregge, ma ciascuno ha un volto.

Il pastore della vita entra nel recinto delle pecore. Lì egli pronuncia il mio nome e la mia verità: maestro capace di accogliere tutti i miei sentimenti. Sulla sua bocca il mio nome dice intimità, e lui mi chiama senza evocare nessun ruolo, autorità, funzione, attributo, riconoscendo il mio solo, puro e autentico io. Senza aggettivi.
Io sono la porta. Non muri o steccati a dividere; Cristo è passaggio, apertura, pasqua, breccia di luce, vita che entra ed esce. Lui è una porta sulla soglia dell’amore leale e sicuro, (chi entra attraverso di me si troverà in salvo); più forte di ogni prigione (potrà entrare e uscire), dove placare la fame e la sete della storia (troverà pascolo).

E le conduce fuori: il Dio degli spazi aperti!

Il pastore bello cammina davanti alle pecore. Non grida, non minaccia per farsi seguire, ma precede sicuro davanti a tutti a prendersi in faccia il sole e il vento! Lui, pieno di futuro, mi rassicura: tu non sei nel vecchio recinto dove si deve solo obbedire, sei nella vita definitiva, eterna, dove Qualcuno provvede manna per quarant’anni di deserto, pane per cinquemila, anfore colme fino all’orlo, acqua che diventa il miglior vino, pelle di primavera per il lebbroso, pietra rotolata per Lazzaro, vaso di nardo profumato a riempire la casa.

Dio non risponde ai miei bisogni essenziali, questo lo faranno altri, lui vuole per me la fioritura di tutto ciò che posso essere.

L’asse attorno alla quale danza il Vangelo è vita piena da parte di Dio, che un verso bellissimo di Giuseppe Centore canta così: “Tu sei per me ciò ch’è la primavera per i fiori!”. Senza te non esisto.

 

p. Ermes Ronchi

 

 

 

 

 

 

 

 

Come mai la Santa Messa viene considerata così poco?

Cosa è più importante di una santa Messa?

Crediamo o non crediamo che una Santa Messa vale infinitamente di più di ogni evento umano?

Crediamo che in una sola Santa Messa il divino penetra miracolosamente nell’umano per divinizzare il Creato?

Crediamo che Gesù stesso, uomo e Dio, ci ha ordinato: “prendete e mangiate, questo è il mio corpo ed il mio sangue”?

Crediamo che nella Santa Messa ricordiamo l’immane sacrificio che Gesù ha compiuto per redimere l’intera umanità?

Crediamo che nella Santa Messa possiamo chiedere e ricevere moltissime grazie?

 

 

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In questo video Simone esorta ad avere più confidenza con il Padre Creatore, come ci insegna Gesù nella sua bellissima preghiera del “Padre nostro”.

ABBÀ PADRE   (papà)

 

 

L’attuale situazione pandemica impedisce a moltissimi di partecipare alla Santa Messa per ricevere Gesù Eucaristico.

Per chi ama veramente il Signore, questo fatto è davvero un grande disagio. Non poter ricevere Gesù in corpo, sangue, anima e divinità è un sacrificio spirituale, il quale, se offerto al Signore è a Lui gradito e genera i suoi frutti d’amore.
Sappiamo che Dio, Amore Onnisciente, conosce in profondità le nostre intenzioni.

Egli sa bene se interiormente lo amiamo e lo desideriamo con tutto il cuore. Egli guarda il nostro cuore e gradisce l’offerta, ma non ci lascia soli. Anche la nostra partecipazione attraverso un mezzo di comunicazione gli è molto gradita, anche se non ha lo stesso valore dell’Eucaristia diretta.

La Chiesa in questo caso prevede la Comunione spirituale, la quale ci unisce a Gesù Eucaristico e tramite essa possiamo raccomandare tutti i fratelli e tutta l’umanità peccatrice e sofferente.

Anche in questo modo Dio vede la qualità d’amore che nutriamo nei suoi confronti e non tarderà ad esaudirci per liberarci dal peccato e da ogni forma di male individuale e sociale..

 

 

Uno scienziato può essere anche credente. Personalmente non capisco perché non dovrebbe esserlo. Anzi, siccome lo scienziato scopre i segreti della materia, si addentra ancora di più nel mistero della vita e dell’esistenza.

Si rende conto che tutto è molto più misterioso di quello che pensava e che si trova ancora a balbettare di fronte alla realtà che si apre ai suoi occhi, una realtà complessa ed armoniosamente strutturata con leggi specifiche.

Teilhard de Chardin aveva predetto che scienza e fede un giorno convergeranno. Un segno interessante relativo a questa convergenza, per esempio, è la Sacra Sindone: essa attira molti studiosi di diverse discipline e tutti potrebbero essere coinvolti. Antropologi, medici, fisici, chimici, teologi, filosofi, storici, geografi, numismatici, sociologi, ecc.

Quando alla fine si scoprirà la reale origine di questo incredibile segno, allora si apriranno gli occhi di molti sulla natura di Gesù Cristo, prototipo della nuova umanità. Sarà la stessa scienza ad aprire le autostrade per la fede.

 

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Adoriamo e benediciamo il nostro Redentore che patì, morì per noi e fu sepolto, per risorgere a vita immortale.

Cristo Salvatore, che hai voluto vicino alla tua croce e al tuo sepolcro la tua Madre addolorata, fa’ che in mezzo alle sofferenze e alle lotte della vita comunichiamo alla tua passione.

Cristo Signore, che come il chicco di frumento fosti sepolto nella terra per una sovrabbondante messe di vita eterna, fa’ che, morti definitivamente al peccato, viviamo con te per il Padre.

Maestro divino, che nei giorni della sepoltura ti sei nascosto agli occhi di tutti gli uomini, insegnaci ad amare la vita nascosta con te nel mistero del Padre.

Nuovo Adamo, che sei disceso nel regno dei morti per liberare le anime dei giusti prigionieri fin dall’origine del mondo, fa’ che tutti coloro che sono prigionieri del male ascoltino la tua voce e risorgano insieme con te.

Cristo, Figlio di Dio, che mediante il battesimo ci hai uniti misticamente a te nella morte e nella sepoltura, fa’ che, configurati alla tua risurrezione, viviamo una vita nuova.

(dalla liturgia delle lodi)

 

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ANCHE GLI SCIENZIATI CHE STUDIANO IL TEMPO DOVREBBERO TENER PRESENTE L’ISTANTE DIVINO

 

 

 

Noi siamo abituati a pensare che il futuro è un tempo che deve ancora avvenire, per cui non può essere mai individuato in pienezza. In qualche modo noi riusciamo a prevedere molti fatti ed eventi in base all’esperienza del passato, ma ci sono molti più “imprevisti” che sfuggono alla nostra capacità di discernimento.

Sappiamo, comunque, che molte profezie della Sacra Scrittura si sono avverate, così quelle dei mistici od anche di alcuni particolari sensitivi. Sarà capitato anche a noi di prevedere alcuni eventi con una certa precisione, sia attraverso i sogni od anche attraverso particolari premonizioni. Come mai?

Nell’ambito dei luoghi comuni noi consideriamo il tempo come segmenti che si succedono, quasi “spazializzandoli” ed è per questo che non riusciamo a vedere il futuro nella sua interezza.

I teologi sono quasi tutti d’accordo nel ritenere che Dio è Signore del tempo, per cui in Lui tutto avviene nell’istante eterno. Egli sa perfettamente quello che è accaduto ed accadrà all’Universo, alla terra ed ad ogni essere creato.

È un presupposto importante per poter approfondire il nostro concetto di tempo e, quindi anche il relativo “avvenire”.

Se Dio vede tutto nell’istante, allora il suo sguardo abbraccia ogni cosa. Egli è l’Alfa e l’Omega.

Premesso che ogni uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di divina, alcuni mistici, essendo persone particolarmente orientate ed aperte a Dio, vengono maggiormente “divinizzate”. La loro speciale vicinanza a Dio li rende particolarmente sensibili al riverbero divino, per cui anche la loro anima e, di conseguenza, anche la loro mente si configura gradualmente alla natura divina.

Alcuni di essi, dotati di particolari carismi, hanno la facoltà di predire il futuro perché vivono già su questa terra una certa simbiosi con Dio.
Il loro sguardo interiore può anticipare ciò che di importante accadrà, perché, in fondo ciò che avverrà è in qualche modo presente, ed è come se fosse già avvenuto.

In sostanza, in Dio, si superano le barriere del tempo e dello spazio e chi vive in Lui anticipa la vita divina nell’istante.

Gesù è l’uomo-Dio in cui umanità e divinità sono in perfetta simbiosi. È Lui il vero capostipite della nuova umanità, il punto di riferimento di ogni uomo che progredisce umanamente e spiritualmente. Egli ci fa comprendere anche il destino di ciascuno di noi. I vangeli ne descrivono la sua intensa carica profetica.

Ad esempio, Gesù afferma “Io sono” e prevede la sua morte e risurrezione. Ciò significa che Egli è davvero Signore del tempo e dello spazio e che la vita eterna si trova in Lui. È nell’istante. Gesù vive la vita terrena nell’istante perché è tutto orientato verso il Padre. Tutti noi in Lui viviamo nel “già e non ancora”.

In Lui risorgiamo e viviamo per ora nel tempo ma non siamo del tempo, ma nella vita eterna. Anche l’Eucaristia ci ricorda questa realtà, perché essa ci fa assimilare in Lui, morto e risorto.

 

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PADRE NOSTRO, CHE SEI NEI CIELI

Abbà, papà, che sei il Dio-Amore Onnipotente… Papà, che sei il nostro Creatore e che ci conosci in profondità e ci sostieni in ogni attimo della nostra vita…

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME

Tu sia glorificato da tutta la tua Creazione… Che ogni uomo riconosca il tuo infinito Amore. Che ognuno di noi consideri con stupore la tua grandezza… Che tu sia l’unico Dio da adorare in ogni momento…

VENGA IL TUO REGNO

Fa’ che ogni persona accolga il tuo Amore. Regna in profondità nei nostri cuori in modo che l’Amore trionfi su tutta l’umanità.

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSÍ IN TERRA

Non permettere che ostacoliamo il tuo volere. Aiutaci a comprendere che cosa realmente desideri da noi. Insegnaci ad accettare con gioia ogni tua decisione, la quale è sempre per il nostro bene.

DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO

Donaci il tuo Figlio nella Santa Eucaristia. Aiutaci sempre nelle nostre necessità spirituali e corporali.

E RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI Perdona le nostre colpe. Aiutaci a saper perdonare di vero cuore coloro che ci offendono.

E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, MA LIBERACI DAL MALE Non abbandonarci quando siamo messi alla prova con la tentazione. Caccia da noi il maligno e tutte le sue opere malvagie.

 

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Chi ha avuto la fortuna di avere un papà terreno sa quanto è importante chiamarlo “papà”. Questa parola è carica di vera tenerezza e dona una certa sicurezza affettiva, perché ci si sente amati così come siamo.
Gesù ci ha ordinato di chiamare “ABBÀ” il Padre Celeste, perché in aramaico è l’equivalente di “papà”. 
“Il Signore nell’amarti deve sorvolare tutte le tue cattiverie, le tue incapacità e difetti; deve prescindere dalla tua povertà e insufficienza, dalle tue deficienze, e dalle tue orgogliose sufficienze, e amarti ugualmente” (p.Albino Candido p.161)
Il Signore è creatore di tutto ciò che esiste ed ama davvero ognuno di noi così come siamo.

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Fb 8 marzo 2020

(p.Ermes Ronchi)

 

Per capire la Trasfigurazione, bisogna leggere ciò che è successo prima.

Gesù ormai ha capito di avere davanti la Passione e comincia a parlarne apertamente ai dodici. Il risultato è disastroso. Gesù tratta Pietro da Satana (avversario) e si ritrova da solo.

Solo e incompreso.

Lo stato d’animo di Pietro e compagni non è meglio. L’aria si carica di silenzi e musi lunghi. Chissà quante ne avranno pensate sul maestro in questi “sei” giorni riportati da Matteo: segno che se li ricorda bene.

Succede anche a noi di litigare perché non si capiscono le intenzioni dell’altro. Figuriamoci se la persona sulla quale mi appoggio mi dice che se ne deve andare, o sacrificarsi per una giusta causa!

C’è un parallelo con la storia di Abramo. Sarà stato difficile per lui seguire la voce che lo invitava a partire; ma non meno difficile per il suo clan accettare l’idea di prendere una strada sconosciuta, lasciando le abituali fertili pianure. Chissà quali discussioni!

Anche per noi è cosi, ogni volta che le vie del Signore vengono a contrastare le nostre.

Per provare a porre rimedio a questa situazione di disagio, Gesù invita Pietro e compagni ad andare a pregare sul monte. Perché “su un alto monte”? Forse perché sul monte si posa il primo raggio di sole e vi indugia l’ultimo, e là il giorno è più lungo e la notte più corta.

Il monte come luogo della luce.

I suoi ancora non capiscono il discorso della Passione, ma si fidano e si rimettono in cammino.

Gesù oggi invita noi a fermarci e pregare, affinché possa aiutarci a contemplare e accogliere il dono di Dio.

E’ così che la Quaresima, più ancora che a penitenza, ci chiama a conversione: a girarci verso la luce, così come l’inverno in questi giorni si gira verso la primavera. Allora smettiamola di sottolineare l’errore negli altri! Staniamo, snidiamo in noi e in ognuno la bellezza della luce, invece di fustigare le ombre!

Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto; e come Pietro, stordito e sedotto da ciò che vede, balbettiamo: altrove non è bello, ci possiamo solo camminare, ma non stare! Qui è la nostra identità, qui la fine del viaggio dell’esule che ritorna a casa. Trovare Cristo è trovare senso e bellezza del vivere.

Ma come tutte le cose belle la visione non fu che la freccia di un attimo: una nube li coprì e venne una voce: ascoltate lui.

Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro quella di suo Figlio. La fede biblica è fede d’ascolto, non di visione: Shemà, ascolta Israel.

Sali sul monte per vedere, e sei rimandato all’ascolto.

Scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: ascoltatelo.

Beati coloro che hanno il coraggio di essere ingenuamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso. Davvero è bello per noi stare qui, accanto a loro.

2° Riflessione

La quaresima ci sorprende: la subiamo come un tempo penitenziale, mortificante, e invece ci spiazza con questo vangelo vivificante, pieno di sole e di luce. Dal deserto di pietre (prima domenica) al monte della luce (seconda domenica); da polvere e cenere, ai volti vestiti di sole. Per dire a tutti noi: coraggio, il deserto non vincerà, ce la faremo, troveremo il bandolo della matassa.

Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è ascensione, con dentro una fame di verticalità, come se fosse incalzata o aspirata da una forza di gravità celeste: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.

Tutto si illumina: le vesti di Gesù, le mani, il volto sono la trascrizione del cuore di Dio. I tre guardano, si emozionano, sono storditi: davanti a loro si è aperta la rivelazione stupenda di un Dio luminoso, bello, solare. Un Dio da godere, finalmente, un Dio da stupirsene. E che in ogni figlio ha seminato la sua grande bellezza.

Che bello qui, non andiamo via… lo stupore di Pietro nasce dalla sorpresa di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno e non lo dimenticherà più.

Vorrei per me la fede di ripetere queste parole: è bello stare qui, su questa terra, su questo pianeta minuscolo e bellissimo; è bello starci in questo nostro tempo, che è unico e pieno di potenzialità. È bello essere creature: non è la tristezza, non è la delusione la nostra verità.

San Paolo nella seconda lettura consegna a Timoteo una frase straordinaria: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. E’ venuto nella vita, la mia e del mondo, e non se n’è più andato. È venuto come luce nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta (Gv1,5). In lui abitava la vita e la vita era la luce degli uomini (Gv1,4), la vita era la prima Parola di Dio, bibbia scritta prima della bibbia scritta.

Allora perdonate “se non sono del tutto e sempre / innamorata del mondo, della vita / sedotta e vinta dalla rivelazione / d’esserci d’ogni cosa (….)/ Questo più d’ogni altra cosa perdonate / la mia disattenzione” (Mariangela Gualtieri). A tutte le meraviglie quotidiane.

La condizione definitiva non è monte, c’è un cammino da percorrere, talvolta un deserto, certamente una pianura alla quale ritornare. Dalla nube viene una voce che traccia la strada: “questi è il figlio mio, l’amato. Ascoltatelo”. I tre sono saliti per vedere e sono rimandati all’ascolto. La voce del Padre si spegne e diventa volto, il volto di Gesù, “che brillò come il sole”. Ma una goccia della sua luce è nascosta nel cuore vivo di tutte le cose.

 

Non solo il viso e le vesti, non solo i discepoli o i nostri sogni, ma la vita, qui, adesso, quella di tutti.

Ha riacceso la fiamma delle cose. Ha messo nelle vene del mondo frantumi di stelle. Ha dato splendore e bellezza all’esistenza. Ha dato sogni e canzoni bellissimi al nostro pellegrinare di uomini e donne. Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la verità e la gioia di credere in questo Dio, fonte inesausta di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo.

Noi, che siamo una goccia di luce custodita in un guscio d’argilla, cosa possiamo fare per dare strada alla luce? La risposta è offerta dalla voce: Questi è il mio figlio, ascoltatelo. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l’ascolto, dare tempo e cuore al suo vangelo.

L’entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un ‘che bello!’ gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, Perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell’eternità.

Quella visione sul monte dovrà restare viva e pronta nel cuore degli apostoli. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire nel viaggio verso Gerusalemme, viaggio durissimo e inquietante, come segno di speranza e di fiducia.

Devono custodirla per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il Volto che sul monte gronda di luce, nell’ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Ma anche allora, ricordiamo: ultima, verrà la luce: ‘sulla croce già respira nuda la risurrezione’ (A. Casati).

 

 

 

 

 

 

Riconoscere con gioia le meraviglie della creazione é giá una forma di preghiera…

Sentirsi figli di Dio senza proferire tante parole, anche questa é una forma di preghiera…

Vedere nel prossimo una scintilla divina, é un modo di pregare…

Attendere speranzosi la venuta del Regno del Padre é profonda preghiera…

Amare la vita in Colui che la dona é pura preghiera…

Fidarsi dell’infinita Misericordia divina é preghiera assoluta….

Il Padre nostro, la preghiera che ci ha insegnato Gesù stesso, contiene tutto ciò e nasconde molti piú significati di ciò che crediamo.

 

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(da un’omelia di papa Francesco)

 

Gesù non dialoga con il diavolo. Gesù risponde al diavolo con la Parola di Dio, non con la sua parola. Nella tentazione tante volte noi incominciamo a dialogare con la tentazione, a dialogare con il diavolo: “Sì, ma io posso fare questo…, poi mi confesso, poi questo, quell’altro…”.

 

Mai dialogare con il diavolo. Gesù fa due cose con il diavolo: lo scaccia via o, come in questo caso, risponde con la Parola di Dio. State attenti: mai dialogare con la tentazione, mai dialogare con il diavolo. Anche oggi Satana irrompe nella vita delle persone per tentarle con le sue proposte allettanti; mescola la sua alle tante voci che cercano di addomesticare la coscienza. Da più parti arrivano messaggi che invitano a “lasciarsi tentare” per sperimentare l’ebbrezza della trasgressione.

 

L’esperienza di Gesù ci insegna che la tentazione è il tentativo di percorrere vie alternative a quelle di Dio: “Ma, fai questo, non c’è problema, poi Dio perdona! Ma un giorno di gioia prenditelo…” – “Ma è peccato!” – “No, non è niente”. Vie alternative, vie che ci danno la sensazione dell’autosufficienza, del godimento della vita fine a sé stesso.

 

Ma tutto ciò è illusorio: ben presto ci si rende conto che più ci allontaniamo da Dio, più ci sentiamo indifesi e inermi di fronte ai grandi problemi dell’esistenza.

2 marzo 2020

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Avvenire I quaresima A

 

p.Ermes Ronchi

È bella la quaresima. Non si impone come la stagione penitenziale, ma si propone come quella dei ricominciamenti: della primavera che riparte, della vita che punta diritta verso la luce di Pasqua. Un tempo di novità, di nuovi, semplici, solidali, concreti stili di vita, a cura della “Casa comune” e di tutti i suoi abitanti.

Dì che queste pietre diventino pane! Il pane è un bene, un valore indubitabile, santo perché conserva la cosa più santa, la vita. Cosa c’è di male nel pane? Ma Gesù non ha mai cercato il pane a suo vantaggio, si è fatto pane a vantaggio di tutti. Non ha mai usato il suo potere per sé, ma per moltiplicare il pane per la fame di tutti.

Gesù risponde alla prima sfida giocando al rialzo, offrendo più vita: “Non di solo pane vivrà l’uomo”. Il pane dà vita, ma più vita viene dalla bocca di Dio. Dalla sua bocca è venuta la luce, il cosmo, la creazione. È venuto il soffio che ci fa vivi, sei venuto tu fratello, amico, amore mio, che sei parola pronunciata dalla bocca di Dio per me e che mi fa vivere.

Seconda tentazione: Buttati giù dal pinnacolo del tempio, e Dio manderà un volo d’angeli. La risposta di Gesù suona severa: non tentare Dio, non farlo attraverso ciò che sembra il massimo della fiducia in lui, e invece ne è la caricatura, esclusiva ricerca del proprio vantaggio.

Il “più astuto degli spiriti” non si presenta a Gesù come un avversario, ma come un amico che vuole aiutarlo a fare meglio il messia. E in più la tentazione è fatta con la bibbia in mano: fai un bel miracolo, segno che Dio è con te, la gente ama i miracoli, e ti verranno dietro. E invece Gesù rimanderà a casa loro i guariti dalla sua mano con una raccomandazione sorprendente: bada di non dire niente a nessuno. Lui non cerca il successo, è contento di uomini ritornati completi, liberi e felici.

Nella terza tentazione il diavolo alza la posta: adorami e ti darò tutto il potere del mondo. Adora me, segui la mia logica, la mia politica. Prendi il potere, occupa i posti chiave, imponiti. Così risolverai i problemi, e non con la croce. La storia si piega con la forza, non con la tenerezza. Vuoi avere gli uomini dalla tua parte, Gesù? Assicuragli tre cose: pane, spettacoli e un leader, e li avrai in pugno.

Ma per Gesù ogni potere è idolatria. Lui non cerca uomini da dominare, vuole figli che diventino liberi e amanti.

Allora angeli si avvicinarono e lo servivano. Il Signore manda angeli ancora, in ogni casa, a chiunque non voglia accumulare e dominare: sono quelli che sanno inventare una nuova carezza, hanno occhi di luce, e non scappano. Sono quelli che mi sorreggeranno con le loro mani, instancabili e leggere, tutte le volte che inciamperò.

 

 

 

 

FB 1 marzo I DI QUARESIMA Matteo 4,1-11

p.Ermes Ronchi

Gesù deve scegliere che tipo di Messia diventare, è la scelta decisiva di tutta la sua vita. La prima sfida riguarda il corpo e le cose: sazia la fame, di’ che queste pietre diventino pane. Pietre o pane, piccola alternativa, che Gesù spalanca. E dice: vuoi diventare più uomo, vivere meglio? Non inaridire la vita a ricerca di beni, di roba. Sogna, ma non ridurre mai i tuoi sogni a cose e denaro. “Non di solo pane vivrà l’uomo”. C’è dentro di noi un di più, una eccedenza, una breccia, per dove entrano mondi, creature, affetti, un pezzetto di Dio.

L’uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. E accende in me una fame di cielo che noi tentiamo di colmare con larghe sorsate di terra. Invece il pane è buono ma più buona è la parola di Dio; il pane è vita ma più vita viene dalla bocca di Dio.

Dalla bocca di Dio, dalla sua parola è venuta la luce, il cosmo con sua bellezza e le creature. Dalla bocca di Dio è venuto il soffio che ci fa vivi, sei venuto tu. Se l’uomo vive di ciò che viene da Dio, io vivo di te: fratello, amico, amore, di te. Parola pronunciata dalla bocca di Dio per me.

La seconda sfida tocca la relazione con Dio. Buttati giù, provoca un miracolo! fallo attraverso ciò che sembra il massimo della fede in Dio e invece ne è la caricatura, la ricerca di un Dio magico a proprio servizio. Buttati, così potremo vedere uno stuolo di angeli in volo… Mostra un miracolo, la gente ama i miracoli, e ti verranno dietro. Il diavolo è seduttivo, si presenta come un amico che vuole aiutare Gesù a fare meglio il lavoro di messia.

Gesù risponde: non metterai alla prova Dio. Ed è la mia fede: io credo che Dio è con me, ogni giorno, mia forza e mio canto. Ma io non avanzerò nella vita a forza di miracoli, bensì per il miracolo di un amore che non si arrende, di una speranza che non ammaina le sue bandiere.

La terza posta in gioco è il potere sugli altri: prostrati davanti a me e avrai il mondo ai tuoi piedi. Il diavolo fa un mercato, al contrario di Dio, che non fa mai mercato dei suoi doni. E quanti lo hanno ascoltato! Hanno fatto mercato di se stessi, in cambio di carriera, una poltrona, denaro facile.

Il Satana dice: vuoi cambiare il mondo con l’amore? Sei un illuso! Assicura agli uomini pane, miracoli e un leader, e li avrai in mano. Ma Gesù non cerca uomini da dominare, vuole figli liberi e amanti. Per Gesù ogni potere è idolatria.

Il diavolo allora si allontana e angeli si avvicinano e lo servono. Avvicinarsi e servire, le azioni da cui si riconoscono gli angeli. Se in questa quaresima ognuno si avvicina ad una persona che ha bisogno, ascoltando, accarezzando, servendo, allora vedremmo la nostra terra assomigliare ad un nido di angeli.

 

Domenica VI A Mt. 5, 17-37

p. Ermes Ronchi

 

Un vangelo lunghissimo, impossibile commentarlo tutto.

Vediamo solo i versetti principali.

La chiave per capire tutto è nel primo versetto, importantissimo:

non sono venuto ad abbattere, a demolire, a distruggere,

ma sono venuto a realizzare in pienezza, a dare pieno compimento.

A che cosa? Al codice di Mosè? No, ma alle promesse di Dio. Al sogno che Dio ha sognato sul mondo.

Contesto: Gesù ha appena annunciato le beatitudini. La delusione degli ascoltatori è totale. L’attesa era che Israele doveva conquistare tutte le terre intorno e accumulare le ricchezze dei popoli e Gesù dice: Beati i poveri, tutto il contrario.

Gesù porta avanti la storia dell’uomo su due linee di fondo: la prima è quella del cuore, la seconda è quella della persona! Il compimento pieno avviene nel cuore dell’uomo. Dove si vive il profondo delle cose. Non nelle regoline.

Non possiamo passare la vita semplicemente a fare le cose secondo le regole. Se tu, genitore, ami tuo figlio o lo cresci rispettando regole, protocolli, doveri, obblighi, il bambino crescerà, ma solo, si sentirà poco amato, poco felice… se tu padre non gli dai tenerezza e creatività e sorrisi e giocare con lui a perdifiato.

Se un uomo ama una donna secondo tutte le regole e gli obblighi, ma che felicità le può dare? Cosa godono della vita? L’amore è sempre fuorilegge, perché va oltre le regole.

La nostra vita è di più della norma. E non c’è codice che tenga. Questo è il territorio di Gesù.

E poi Dio stesso è sulla linea del cuore: Se stai facendo la tua offerta all’altare e ti accorgi che tuo fratello ha qualcosa contro di te…prima viene l’amore e dopo il culto! è la linea della persona, che viene prima anche del culto a Dio, prima di tutto.

La vita adulta è passare dalla legge esterna al cuore. Dove ogni atto inferiore all’amore necrotizza la relazione. Amerai con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutto, con tutto, con tutto.

Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, chi nutre rancore è potenzialmente un omicida. Gesù va diritto al movente delle azioni, al laboratorio dove si assemblano i gesti. L’apostolo Giovanni affermerà una cosa enorme: “Chi non ama suo fratello è omicida”(1 Gv 3,15). Chi non ama, uccide. Il disamore non è solo il mio lento morire, è l’incubatore di omicidi.

Ma io vi dico: Chiunque si adira con il fratello, o gli dice pazzo, o stupido, è sulla linea di Caino… Gesù mostra i primi tre passi della morte: la rabbia, l’insulto, il disprezzo, tre forme di omicidio.

L’uccisione esteriore viene dalla eliminazione interiore dell’altro.

Chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna.” Geenna non è l’inferno, ma quel vallone alla periferia di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie della città, da cui saliva perennemente un fumo acre e cattivo. Gesù dice: se tu disprezzi e insulti il fratello tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell’immondizia; è ben più di un castigo, è la tua umanità che marcisce e va in fumo.

Bellissime le antitesi di Gesù: fu detto ma io vi dico.

A chi fu detto? Agli antichi, non dice con rispetto ai padri venerabili, ai patriarchi, ma agli antichi, è roba del passato; il credente è nuovo e le cose di prima sono passate. Ma io vi dico. Gesù entra nel progetto di Dio non per rifare un codice, ma per rifare il coraggio del cuore, il sogno di Dio. Agendo su tre leve decisive: la violenza, il desiderio, la sincerità nella relazione.

E quando dice: chi non osserverà questi precetti…chi trasgredirà una sola virgola, non fa improvvisamente un passo indietro; non si riferisce alle antiche regole di Mosè, ma a quello che ha appena detto lui, alle beatitudini. Chi non vive le beatitudini sarà un uomo piccolo, un uomo minuscolo nel regno. Qui si parla del Regno, e nel Regno non si entra con le vecchie norme mosaiche, ma con le nuove parole di vita di Gesù, con le beatitudini, con il suo “ma io vi dico!”..

Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio. Ma io vi dico: se guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice semplicemente: se un uomo desidera una donna, o viceversa, e come si fa?

Ma: se guardi per desiderare, cioè per conquistare e violare, per sedurre e possedere, se la riduci a un oggetto da prendere o collezionare, tu commetti un reato, un delitto contro la nobiltà di quella persona.

Non si tratta del desiderio di un uomo verso una donna, che fa parte dell’ordinamento della natura, ma il desiderio predatorio di impossessarsi di lei come di una cosa, un oggetto per te.

E così per il giuramento che si deve alla mancanza di fiducia. Dal divieto del giuramento, Gesù va fino in fondo, arriva al divieto della menzogna. Di’ sempre la verità, sarai credibile e non servirà più giurare.

Allora ha portato più scrupoli, più ansia, più problemi?

No, il passaggio è dalla legge al cuore.

Dall’obbligo alla tenerezza.

Dalla ritualità alla figliolanza.

C’è da guarire il cuore,

per poi guarire la vita.

 

 

 

 

 

Signore, non so bene perché io mi trovi in questa situazione, ma sono consapevole che nulla accade senza il tuo permesso e che tutto concorre al bene di coloro che ti amano.

Diceva l’Arcangelo Gabriele a Maria Vergine, “Nulla è impossibile a Dio”.

Eccomi Signore davanti a te fiducioso, per chiederti la grazia della guarigione, se questa è conforme alla tua volontà.

Per ora ti offro tutte le mie sofferenze fisiche e psichiche in espiazione dei miei peccati e per tutti coloro che non vogliono credere in te e nella tua infinita Misericordia.

Per la dolorosa passione di Gesù Cristo, per i meriti di Maria Santissima e di tutti i Santi, aiutami a superare questi momenti così delicati.

Ti prometto di essere sempre più unito a te.

Vergine Santa, ausilio dei cristiani, intercedi anche per me e per tutti coloro che soffrono per questa malattia.

 

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Fb 23 febbraio 2020

 

p.Ermes Ronchi

La legge “occhio per occhio” era già un progresso enorme rispetto al grido selvaggio di Lamec, figlio di Caino: ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido (Gen 4,23).

Con un altro salto Gesù invita al coraggio del vangelo: tu porgi l’altra guancia.

Tu prendi l’iniziativa, riallaccia tu la relazione, fai il primo passo e perdona, rattoppa coraggiosamente il tessuto della vita, sempre strappato. Ma da disarmato! Mostra che non hai nulla da difendere, e l’altro capirà l’assurdo di esserti nemico.

Ed è così che ti liberi.

Il cristianesimo non è la religione degli umiliati che non reagiscono; non è “la morale dei deboli che nega la gioia di vivere” (Nietzsche). E’ quella di uomini totalmente liberi, padroni delle proprie scelte anche davanti al male, capaci di disinnescare la spirale della vendetta con un gesto che fa saltare i piani, che scombina le regole, ma che rende felici.

Santità, perfezione, sono parole che paiono lontane, per gente che fa un’altra vita, dedita alla preghiera e alla contemplazione. E invece quale concretezza nella Bibbia! Niente di astratto e separato, ma il quotidiano, santità terrestre che profuma di casa. Di cuore.

Mi piace tanto il Dio di Gesù: luminoso, positivo e paterno, che conduce il sole su chi è buono e su chi invece non ce la fa ancora.

Così agirò anch’io, aiuterò a trovare speranza in chi vede buio, testimone che la giustizia è possibile, che si può credere al sole anche quando non splende, all’amore anche quando è nascosto.

C’è un augurio che rivolgo ad ogni bimbo che battezzo, quando il papà accende la candela al cero pasquale: che tu possa incontrare sempre chi sappia risvegliare in te l’aurora. E quante volte l’ho visto accadere!

Così sento che amando realizzo me stesso, che dare agli altri non toglie a me, che nel dono c’è un grande profitto che mi rende la vita piena, ricca, bella, felice. Donare non è in contrasto col mio desiderio di felicità, amore mio e tuo non stanno su due binari diversi, ma coincidono, perché Dio regala gioia a chi produce amore.

Cosa sono allora gli imperativi: amate, pregate, porgete, prestate?

E’ un’eredità di comportamenti, di affetti, di valori, di forza. Porte spalancate su nuove possibilità, solarità di Dio tramandata all’uomo. Energia di chi impara dal Padre che ama per primo, in perdita, senza aspettarsi contraccambio alcuno. Padre. Punto.

Infatti il centro da cui scaturisce tutto sta nelle parole: perché siate figli del Padre vostro, colui che fa sorgere il sole su buoni e cattivi.

Verrà il giorno in cui il nostro cuore, che ha fatto tanta fatica a imparare l’amore, sarà il cuore stesso di Dio, e allora saremo capaci dell’amore perfetto, che rimane in eterno.

 

 

 

Chiunque di noi, quando ama immensamente una persona, rimane male se il suo amore non viene corrisposto adeguatamente.

 

Gesù attraverso l’Eucaristia aspetta che l’accogliamo con gioia, perché Egli si dona in corpo, anima e divinità al cristiano che lo desidera.

 

Siccome Egli ama ciascuno di noi con un amore infinito, a Lui dispiace molto quando, pur essendo coscienti di questo suo infinito dono, lo trascuriamo o non ne vogliamo sapere.

 

Dio, il quale è incredibilmente innamorato di ognuno di noi, attende sempre una nostra personale e libera risposta d’amore.

 

Noi lo amiamo davvero da desiderare ardentemente di riceverlo nell’Eucaristia?

 

 

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Pregare serve più a noi, perché Dio non cresce e non diminuisce con le nostre preghiere, essendo Amore Onnisciente ed Onnipotente.
L’atteggiamento di preghiera è una presa di coscienza della nostra figliolanza con il Padre Celeste e dei nostri limiti.
Dobbiamo pregare per essere in sintonia con il Creatore, per non lasciarci sedurre dal tentatore, per crescere spiritualmente, soprattutto attraverso la preghiera di lode.
Con essa noi ci meravigliamo e ci stupiamo della grandezza di Dio, della sua benevolenza e della sua infinita Misericordia.
Il Padre Celeste sa già quello che ci necessita, ma siccome rispetta il nostro libero arbitrio, desidera che gli chiediamo lo Spirito Santo attraverso suo Figlio Gesù Cristo, in modo da aderire in piena libertà al suo piano salvifico per tutti noi.
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Dio conosce ogni cosa della nostra dimensione spazio-temporale perché è Lui il Creatore ed è Colui che sorregge Tutto, le cose dei Cieli e quelle della terra.

Ogni esistenza è presente al suo sguardo, il quale abbraccia nell’istante lo spazio ed il tempo in cui sono collocate le sue creature. Ecco perché Egli conosce perfettamente non solo il passato, ma anche il futuro.

Ma questo non significa che non esiste il libero arbitrio. La libertà è il potere di agire o di non agire e di porre così da se stessi azioni libere. Essa raggiunge la perfezione del suo atto quando è ordinata a Dio, Bene supremo.

La libertà caratterizza gli atti propriamente umani. Rende l’essere umano responsabile delle azioni che volontariamente compie. Il suo agire libero gli appartiene in proprio.

L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dalla violenza, dal timore e da altri fattori psichici o sociali.

Tutti noi uomini esercitiamo il libero arbitrio, altrimenti saremmo senza peccato e faremmo di Gesù un impostore, perché è venuto per salvarci.

Noi scegliamo tra più opzioni liberamente, anche se il Signore sa già quello che facciamo e faremo essendo Amore Onnisciente.

Così possiamo scegliere tra il bene ed il male, possiamo accogliere Dio (Sommo Bene) o rifiutarlo.

Per quanto riguarda le nostre responsabilità personali, Dio sa infinitamente meglio di noi quali sono i nostri condizionamenti, dai quali desidera liberarci perché ci ama.

 

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di p. Ermes Ronchi

Avvenire V domenica A

 

Voi siete sale, voi siete luce. Sale che conserva le cose, minima eternità disciolta nel cibo. Luce che accarezza di gioia le cose, ne risveglia colori e bellezza.

Tu sei luce. Gesù lo annuncia alla mia anima bambina, a quella parte di me che sa ancora incantarsi, ancora accendersi. Te sei sale, non per te stesso ma per la terra. La faccenda è seria, perché essere sale e luce del mondo vuol dire che dalla buona riuscita della mia avventura, umana e spirituale, dipende la qualità del resto del mondo.

Come fare per vivere questa responsabilità seria, che è di tutti? Meno parole e più gesti. Che il profeta Isaia elenca, nella prima lettura di domenica: «spezza il tuo pane», verbo asciutto, concreto, fattivo. «Spezza il tuo pane», e poi è tutto un incalzare di altri gesti: «Introduci in casa, vesti il nudo, non distogliere gli occhi. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà in fretta».

E senti l’impazienza di Dio, l’impazienza di Adamo, e dell’aurora che sorge e della fame che grida; l’urgenza del corpo dell’uomo che ha dolore e ferite, ha fretta di pane e di salute.

La luce viene attraverso il ‘mio’ pane quando diventa ‘nostro’ pane, condiviso e non possesso geloso. Il gesto del pane viene prima di tutto: perché sulla terra ci sono creature che hanno così tanta fame che per loro Dio non può che avere la forma di un pane.

Guarisci altri e guarirà la tua ferita, Prenditi cura di qualcuno e Dio si prenderà cura di te; produci amore e Lui ti fascerà il cuore, quando è ferito.

Illumina altri e ti illuminerai. Perché chi guarda solo a se stesso non s’illumina mai. Chi non cerca, anche a tentoni, quel volto che dal buio chiede aiuto, non si accenderà mai. È dalla notte condivisa che sorge il sole di tutti.

“Se mi chiudo nel mio io, pur adorno di tutte le virtù, ricco di sale e di luce, e non partecipo all’esistenza degli altri, se non mi dischiudo agli altri, posso essere privo di peccati, e tuttavia vivo in una situazione di peccato” (G. Vannucci).

Ma se il sale perde sapore con che cosa lo si potrà rendere salato?

Conosciamo bene il rischio di affondare in una vita insipida e spenta. E accade quando non comunico amore a chi mi incontra, non sono generoso di me, non so voler bene: “non siamo chiamati a fare del bene, ma a voler bene” (Sorella Maria di Campello). Primo impegno vitale.

Io sono luce spenta quando non evidenzio bellezza e bontà negli altri, ma mi inebrio dei loro difetti: allora sto spegnendo la fiamma delle cose, sono un cembalo che tintinna (parola di Paolo), un trombone di latta.

Quando amo tre verbi oscuri: prendere, salire, comandare; anziché seguire i tre del sale e della luce: dare, scendere, servire.

Gesù ha a che fare con il sapore, con la luce, con la felicità e il senso della mia vita, saporita e accesa.

E chi distoglie gli occhi dalla gente che è sua, sempre, perché tutti sono dei nostri, non diventerà mai un uomo radioso, una donna luminosa.

Tornate alla fiamma: io sono fuoco portato

il sapore della vita e con l’orien . Lo siete già, è una vita che ha sapore e

Se siamo accesi, se siamo insaporiti

Gesù ha a che fare con la mia felicità. La felicità ha a che fare con il fatto di amare.

detto ai suoi discepoli in che cosa consista la felicità.

Così noi, se perdiamo il vangelo, se smussiamo la Parola e la riduciamo a uno zuccherino, se non diventa carne gesto azione storia opera, se abbiamo occhi senza luce e parole senza bruciore di sale, allora corriamo il rischio mortale dell’insignificanza, di non significare più nulla per nessuno.

Un po’ brutalmente lo ha tradotto così don Fabio Rosini “se continuiamo così, tra un po’ di noi non gliene frega più niente a nessuno”

 

 

 

 

 

Dio ha creato l’Universo per condividere il suo Amore e la sua felicità con le sue creature…

L’uomo è l’apice della sua Creazione ed è destinato ad essere partecipe della figliolanza divina in Gesù Cristo. Ma per ora tutto ciò rimane un mistero che solo Lui può conoscere a fondo…

Non possiamo comprendere con le nostre limitate categorie mentali una realtà così grande, anche se il catechismo afferma che ogni uomo è “capace” di Dio. Ogni cosa a suo tempo.

Nell’aldilà comprenderemo molto di più.

Nell’aldiqua ci è richiesta la fede e la buona volontà, perché vediamo tutto in maniera confusa.

Quando vedremo Dio “faccia a faccia” gusteremo il suo infinito amore per sempre e non ci faremo più domande.

 

 

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I mistici sostengono che una Santa Messa ha un valore infinito agli occhi degli abitanti del Cielo.
L’Eucaristia è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo corpo, che è la Chiesa.
Essa contiene, quindi, la parola di Dio, le preghiere della Chiesa, il memoriale della Passione, morte e Risurrezione del Signore Gesù Cristo.
Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e Sangue con la sua anima e divinità.
Dove c’é Gesù è presente Maria Santissima insieme ai suoi Angeli ed ai suoi Santi e contemplano questo straordinario mistero con infinito stupore.
Tutto il Cielo è contento anche per le persone che partecipano con devozione facendo la Santa Comunione, dove ricevono Gesù Cristo in corpo, sangue, anima e divinità.

 

 

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Dio nostro Padre, per mezzo degli apostoli, ci ha fatto eredi del regno dei cieli.  Ti loda, Signore, il coro degli apostoli.

Gloria a te, Signore, per la mensa del corpo e del sangue di Cristo, trasmesso a noi dagli apostoli, è il banchetto imbandito dal tuo Figlio, che ci nutre e ci da vita.

Gloria a te, Signore, per la mensa della tua parola preparata a noi dagli apostoli, è il vangelo del tuo Figlio che ci illumina e ci conforta.

Gloria a te, Signore, per la tua Chiesa santa, costruita sul fondamento degli apostoli, è il tuo tempio santo, che ci unisce in un solo corpo e in un solo spirito.

Gloria a te, Signore, per la grazia del battesimo e della penitenza affidati al ministero degli apostoli, è il lavacro istituito dal tuo Figlio, che ci purifica da tutte le nostre colpe.

(PREGHIERA LITURGICA)

 

 

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Se qualcuno scoprisse cosa c’è realmente dopo la morte, innazittutto si pentirebbe dei suoi errori, proverebbe un profondo dispiacere per avere offeso Dio, se stesso ed il prossimo ed andrebbe subito a confessarsi con buoni propositi.

Poi frequenterebbe ogni giorno l’Eucaristia per ricevere Gesù in corpo, sangue, anima e divinità durante la Santa Comunione.

Pregherebbe in continuazione per la salvezza della propria anima, per quella dei suoi cari ed amici e conoscenti.

Pregherebbe per tutta l’umanità. Ringrazierebbe Dio per il dono dell’esistenza, del Battesimo, dell’Eucaristia e per tutti gli altri doni di cui non se ne accorgeva prima.

Tratterebbe i suoi famigliari con amore e rispetto.

Cercherebbe di consolare e di aiutare chi si trova in difficoltà. Si affiderebbe continuamente ai Cuori Misericordiosi di Gesù e Maria.

Aiuterebbe la propria Parrocchia in base alle sue capacità e carismi.

Offrirebbe le sue preghiere e le sue sofferenze per tutti i peccatori e gli atei incalliti.

Invocherebbe l’aiuto dell’angelo custode e dei Santi.

Cercherebbe di soddisfare le indulgenze parziali e plenarie.

Chiederebbe allo Spirito Santo l’aumento della fede e dell’amore per sè e per gli altri, giorno dopo giorno. Infine implorerebbe il Signore di affrettare la sua venuta, rispettando però la volontà di Dio.

l’Escatologia cristiana nella quale uno fa benissimo a credere è quella che si deduce dal Vangelo, dalla vita dei Santi e dai grandi Teologi e ministri della Chiesa.

Ed è anche quello che dice la Regina della Pace nelle varie apparizioni.

Nell’Aldilà, subito dopo la morte ci attendono il giudizio personale e le realtà escatologiche (Paradiso, Purgatorio o Inferno).

 

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Il Signore è qui, ma riusciamo a distrarci

III Dom. T. O. – Anno A – 2020

Vangelo – (Matteo 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. (…)
Giovanni è stato arrestato, tace la grande voce del Giordano, ma si alza una voce libera sul lago di Galilea. Esce allo scoperto, senza paura, un imprudente giovane rabbi, solo, e va ad affrontare confini, nella meticcia Galilea, crogiolo delle genti, quasi Siria, quasi Libano, regione quasi perduta per la fede.
Cominciò a predicare e a dire: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Siamo davanti al messaggio generativo del Vangelo. La bella notizia non è «convertitevi», la parola nuova e potente sta in quel piccolo termine «è vicino»: il regno è vicino, e non lontano; il cielo è vicino e non perduto; Dio è vicino, è qui, e non al di là delle stelle. C’è polline divino nel mondo. Ci sei immerso.

Dio è venuto, forza di vicinanza dei cuori, «forza di coesione degli atomi, forza di attrazione delle costellazioni» (Turoldo). Cos’è questa passione di vicinanza nuova e antica che corre nel mondo? Altro non è che l’amore, che si esprime in tutta la potenza e varietà del suo fuoco. «L’amore è passione di unirsi all’amato» (Tommaso d’Aquino) passione di vicinanza, passione di comunione immensa: di Dio con l’umanità, di Adamo con Eva, della madre verso il figlio, dell’amico verso l’amico, delle stelle con le altre stelle.
Convertitevi allora significa: accorgetevi! Giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. La notizia bellissima è questa: Dio è all’opera, qui tra le colline e il lago, per le strade di Cafarnao e di Betsaida, per guarire la tristezza e il disamore del mondo. E ogni strada del mondo è Galilea.
Noi invece camminiamo distratti e calpestiamo tesori, passiamo accanto a gioielli e non ce ne accorgiamo.
Il Vangelo di Matteo parla di «regno dei cieli», che è come dire «regno di Dio»: ed è la terra come Dio lo sogna; il progetto di una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani; una storia finalmente libera da inganno e da violenza; una luce dentro, una forza che penetra la trama segreta della storia, che circola nelle cose, che non sta ferma, che sospinge verso l’alto, come il lievito, come il seme. La vita che riparte. E Dio dentro.

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli che gettavano le reti in mare. Gesù cammina, ma non vuole farlo da solo, ha bisogno di uomini e anche di donne che gli siano vicini (Luca 8,1-3), che mostrino il volto bello, fiero e luminoso del regno e della sua forza di comunione. E li chiama ad osare, ad essere un po’ folli, come lui.
Passa per tutta la Galilea uno che è il guaritore dell’uomo. Passa uno che sa reincantare la vita. E dietro gli vanno uomini e donne senza doti particolari, e dietro gli andiamo anche noi, annunciatori piccoli affinché grande sia solo l’annuncio. Terra nuova, lungo il mare di Galilea.
E qui sopra di noi, un cielo nuovo. Quel rabbi mi mette a disposizione un tesoro, di vita e di amore, un tesoro che non inganna, che non delude. Lo ascolto e sento che la felicità non è una chimera, è possibile, anzi è vicina.

(Letture: Is 8,23-9,3; Salmo 26; 1 Corinzi 1,10-13.17; Matteo 4,12-23)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-signoree-qui-ma-riusciamoa-distrarci?fbclid=IwAR3dlF-YOLBz9NJmfcikMivCGf1WphPR3v1XaEFVBqboQU2iTb6aGRJ4ytU

Gesù cominciò a predicare e a dire:
convertitevi
perché il regno dei cieli è vicino.

Siamo davanti
al messaggio generativo del Vangelo.
La bella notizia non è «convertitevi»,
la parola nuova e potente sta
in quel piccolo termine «è vicino»:
il regno è vicino, e non lontano;
il cielo è vicino e non perduto;
Dio è vicino, è qui, e non al di là delle stelle.
C’è polline divino nel mondo.
Ci sei immerso.

(Ermes Ronchi)

Gesù cammina lungo il mare e guarda.
E in Simone vede la Roccia.
Guarda, e in Giovanni
indovina il discepolo dalle più belle parole d’amore.

“Signore, io sono l’ultimo dei coraggiosi
eppure pronto a dire:
eccomi, vengo, io ci sto;
sono il primo dei paurosi
ma mi fido della tua parola:
eccomi, io ci sono.
D’ora in avanti qualcosa sarò, Signore,
se la tua grazia fa del mio nulla
qualcosa che serva a qualcuno”.

(Ermes Ronchi)

a DICEMBRE p.Ermes incontra

 

 

 

Quando ci sembra che una tentazione sia troppo forte per poterla superare, chiediamo subito aiuto allo Spirito Santo e pensiamo che non potrá durare a lungo.

Una volta superata, guardando a ritroso, riusciremo ad identificare meglio la sua reale natura e ci renderemo conto della meschinità del suo contenuto, per cui non sarebbe valsa la pena tormentarci in quel modo.

L’ingannatore é fatto cosí: conosce le nostre debolezze ed agisce sul nostro modo di vedere il mondo esteriore per inquinare l’interiorità.

Ma Gesú lo ha sconfitto anche in noi, se ci fidiamo.

 

 

 

 

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II DOMENICA – Anno A Gv 1,29-34

 

(p. Ermes Ronchi)

 

Vieni, Signore, come una carezza di luce sugli occhi

affinché penetrino l’orizzonte scuro e ti vedano venire.

Vieni Signore

– e liberaci dal male

Vieni, Signore, come un bacio sulla fronte

che scuota i miei pensieri, dal profondo.

Vieni Signore

– e liberaci dal male

Vieni Signore, come abbraccio lungo e caldo

che consumi il freddo e la solitudine.

Vieni Signore,

– e liberaci dal male

 

 

OMELIA

Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!

Ecco l’agnellino… avete mai preso in braccio un agnellino? Che trema, appena nato? Esperienza bellissima. È commovente come si affida a te, così piccolo che ha ancora bisogno della madre e del pastore.

Ecco un Dio che non viene come il Leone o l’Aquila, ma come agnello; che non si impone, chiede di essere preso in braccio; che non può, non vuole far paura a nessuno.

Se hai paura, non è Dio.

Ecco l’agnello, uno dei piccoli del gregge, che riempivano di belati e di sangue il cortile del tempio.

Tanto sangue, e il sacerdote, coltello in mano, ne spruzzava qualche goccia su chi aveva portato l’animale, dicendo: per il perdono dei tuoi peccati.

L’agnello era il perno del sistema dei sacrifici di cui viveva, e bene, la casta sacerdotale al potere.

Chi è il mandante dell’uccisione dell’agnello di Dio, di Gesù? Chi è il mandante dell’omicidio?

Forse il Dio che sta nei cieli? Che ha deciso di non perdonare i peccati, ma di farli pagare e scontare fino all’ultimo centesimo?

Tristissima idea di Dio! Brutta immagine, immorale!

Come posso pensare che il rapporto con Dio sia baratto o mercato? L’uomo ha un debito con il Padrone del mondo, non ce la fa a pagarlo, e allora il Grande Contabile del cosmo se lo fa pagare in moneta di sangue, addirittura dal Figlio.

Per non uccidere tutti i figli, ne fa uccidere uno, come a una decimazione, di triste memoria…

Ma questo sarebbe fare strame della misericordia di Dio, fare mercimonio del suo amore.

Amore mercenario, che si paga, che si compra è negazione d’amore.

Il sommo sacerdote Caifa l’aveva detto ai suo: è meglio che uno solo muoia invece di tutto il popolo (Gv 18,14), come se fossimo in guerra, con un nemico più forte di te, poco importa che sia l’impero di Roma o il Dio del cielo. Dipingono un Dio nemico dell’uomo, da placare con sacrifici che non bastano mai. Che succhia energie preghiere riti paure, come una sorta di insaziabile sanguisuga celeste.

Tutto questo non è vangelo.

 

Gesù non è venuto a portare il perdono dei peccati, troppo poco (anche un uomo sa perdonare, non occorreva che Dio si incarnasse a Natale, non occorreva la croce per questo…);

è venuto a portare molto di più: è venuto a portare se stesso, la sua vita dentro la vita dell’uomo, il cuore dentro il cuore, respiro dentro il respiro, per sempre.

Dio ha guardato l’umanità e l’ha trovata smarrita, malata, sperduta: eravamo come agnellini in mezzo ai lupi.

E non l’ha più sopportato. E allora è venuto a cambiare la storia; invece di portare un giudizio di disgrazia, ha portato grazia e liberazione: uno che toglie il peccato: il santo tra i peccatori,

il puro tra gli impuri, il medico tra i malati, l’agnello fra i lupi,

il primo fra gli ultimi della fila, il cielo mescolato alla terra.

Nella disgrazia è possibile trovare grazia.

Ecco l’agnello, ecco l’amore di Dio mescolato a me, la grazia mischiata qui con noi, per togliere via il peccato del mondo.

Il peccato, al singolare, non i mille gesti sbagliati con cui continuamente laceriamo il tessuto di comunione del mondo, sfilacciamo la bellezza delle persone. Ma il peccato profondo,

la radice malata che inquina tutto.

In una parola: il disamore.

Che è indifferenza, violenza, menzogna, rifiuti, fratture, vite spente, amori criminali…

Gesù viene come il guaritore del disamore (cfr W. Fasser).

E lo fa non con minacce e castighi,

non da leone o da aquila, ma da agnello,

con quella che papa Francesco chiama “la rivoluzione della tenerezza”.

Ecco l’agnello, inerme e più forte di tutti gli Erodi della terra.

Una sfida a viso aperto alla violenza e alla sua logica,

guerra al disamore, che è la globalizzazione dell’indifferenza.

quando l’altro non conta, non mi interessa, non c’è, non me ne importa niente

Questa è la matrice, il grembo che partorisce tutto il male del mondo.

E Gesù a portare a seminare e curare e custodire la globalizzazione dell’attenzione, della cura verso ogni più piccolo figlio della terra.

Il mondo ci prova, ma non riesce,

la terra ha tentato, ma non ce la fa a fiorire secondo il sogno di Dio,

gli uomini non ce la fanno a vivere una vita buona e bella.

Allora Gesù viene come agnello:

porta la rivoluzione della tenerezza.

E lo fa mettendosi contro una terribile, terribilmente sbagliata idea di Dio. Sulla quale prosperava l’istituzione religiosa al potere. Gesù tocca le radici del potere, le taglia, le strappa, le capovolge, capovolge quell’asse che metteva in cima a tutto un Dio dal potere assoluto, compreso quello di volere la tua morte; e sotto di lui uomini di potere, che applicavano a loro volta questo potere ritenuto divino su altri uomini, più deboli, in una scala infinita, giù fino all’ultimo gradino.

L’agnello è un ‘no!’ gridato al ‘così stanno le cose’;

un ‘no!’ gridato forte in faccia al nostro ‘ così va il mondo‘,

dove ha ragione sempre il più forte…

Gesù è il racconto della tenerezza di Dio, porta la rivoluzione della tenerezza, a partire dagli ultimi, dai poveri, dai bambini, dalle donne, dai miti, dai costruttori di pace, da quelli che hanno il cuore puro.

E allora il potere, il disamore diventato potere, non l’ha più sopportato. E ha tolto di mezzo la voce pura, il sogno di Dio.

 

Ecco l’agnello che toglie il disamore.

Giovanni usa il verbo al tempo presente: che toglie il peccato,

non un verbo al futuro, nell’attesa che un giorno accada;

non un verbo al passato, come per una impresa finita,

ma al presente: Ecco Colui che instancabilmente, infallibilmente, infaticabilmente, giorno per giorno, continua a togliere via, a raschiare via, a portare via, adesso ancora, il male dell’uomo.

Cristo è all’opera, lavora adesso in me, dentro i miei sbagli, dentro le mie ferite. E in che modo?

Nello stesso modo in cui opera nella creazione.

Per vincere il buio della notte Dio incomincia a soffiare la luce del giorno;

per vincere il gelo accende il suo sole,

per vincere la steppa semina milioni di semi;

per vincere la zizzania del campo si prende cura della spiga;

per demolire la menzogna Lui passa libero, disarmato, amorevole fra le creature. E ci chiede di passare liberi, disarmati, amorevoli fra le persone. Come lui.

Noi siamo inviati al mondo come breccia, fessura, feritoia di una rivoluzione, quella della tenerezza e della bellezza di Dio, più forte della violenza e della morte.

Il nostro compito è provarci. Il resto non ci compete.

Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi…ma non per farvi sbranare. I lupi sono più numerosi, ma non sono più forti. Non vinceranno perché con noi c’è il pastore bello, il pastore grande, che ha vinto il mondo.

 

Vorrei sottrarmi, ma il mio compito è provarci,

con tante cadute e infinite riprese.

Mi basterebbe riuscire a indicare, di tanto in tanto,

una direzione, un pertugio, una fessura

da cui traspaia un barlume della bellezza e della tenerezza di Dio,

le due sole forze cose che salveranno,

che salvano, adesso, il mondo.

 

 

 

 

 

Chi mette Gesù al primo posto nei pensieri e nelle azioni sarà aiutato sempre….

 

 

(Migliaia di persone la recitano e ne traggono beneficio)

 

 

Signore, tu lo vedi che quest’ansia mi toglie il coraggio e non trovo la forza di servirti nel prossimo.

Tu solo mi puoi dare quella carica necessaria per affrontare tutte le difficoltà che si presentano nella mia breve vita.

Insegnami a prendere coscienza che sei un Padre tenero, che porta gli agnellini in braccio e conduce pian piano le pecore madri.

Aiutami a capire che io non sono solo, ma che Tu stesso mi guidi nel cammino della vita.

Tu sei anche fratello in Gesù Cristo.

Trasmettimi quel coraggio che aveva tuo figlio Gesù nel sopportare tanti disagi terreni, nell’affrontare la folla che lo seguiva, nel fidarsi di te durante tanti pericoli.

Egli dormiva sulla barca durante la tempesta. Donami quella pace che deriva dalla consapevolezza che tu mi sei sempre accanto, anche nei momenti più bui della mia vita.

Infondi nel mio cuore la forza dello Spirito Santo, quella che mi rigenera e mi fa affrontare tutte le difficoltà con la sicurezza che tu mi sei sempre accanto amorevolmente.

Solo tu, o Signore, sai perché soffriamo tanto nella nostra breve vita terrena.

Tu che hai detto “Noli timere” (Non temete), fa’ che non tema di intraprendere la via della salvezza nell’amore.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI
GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…
LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…
L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…
“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….
VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…
LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…
FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…
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Il Signore sembra tacere, eppure parla attraverso la sua Creazione e gli eventi della nostra vita. Tutto ciò che esiste e succede è da Lui conosciuto nei minimi dettagli. Il tempo e lo spazio sono sotto il suo dominio.

Egli è Signore anche della nostra persona e può guidare la nostra mente come vuole, pur lasciando in noi il libero arbitrio. Eppure ci sostiene dal nostro concepimento.

Fidarsi di Lui, significa credere nella sua bontà infinita anche quando per noi sembra tacere.

Il silenzio di Dio è sempre rispettoso della nostra libertà ed è il frutto di un amore sconfinato nei confronti di ogni uomo.

È necessario saper comprendere almeno un po’ di questo amore incredibile.

È così che lo si onora e lo si glorifica: credere nel suo amore nonostante ci sembri l’opposto e nonostante il suo silenzio apparente in certi momenti bui della nostra vita.

Pensiamo all’obbedienza di Abramo che stava per sacrificare il suo figlio Isacco ed all’obbedienza di Gesù-uomo prima di affrontare la croce.

Il Padre non tarderà mai di soccorrerci se la nostra fiducia in Lui è piena.

 

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LA REGINA DELLA PACE RACCOMANDA VIVAMENTE LA FREQUENZA ALL’EUCARISTIA

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 maggio 2018

 

“Cari figli, mio Figlio, che è luce d’amore, tutto ciò che ha fatto e fa, l’ha fatto e lo fa per amore. Così anche voi, figli miei, quando vivete nell’amore, amate il vostro prossimo e fate la volontà di mio Figlio. Apostoli del mio amore, fatevi piccoli! Aprite i vostri cuori puri a mio Figlio, affinché egli possa operare attraverso di voi. Con l’aiuto della fede, riempitevi d’amore.

 

 

Però, figli miei, non dimenticate che è l’EUCARISTIA il cuore della fede: essa è mio Figlio che vi nutre col suo Corpo e vi fortifica col suo Sangue. Essa è il prodigio dell’amore: mio Figlio che viene sempre di nuovo vivente per vivificare le anime. Figli miei, vivendo nell’amore, voi fate la volontà di mio Figlio ed egli vive in voi.

 

 

Figli miei, il mio desiderio materno è che lo amiate sempre più, poiché egli vi chiama col suo amore. Vi dona l’amore, in modo che voi lo diffondiate a tutti attorno a voi. Per mezzo del suo amore, come Madre sono con voi per dirvi parole d’amore e di speranza, per dirvi parole eterne e vittoriose sul tempo e sulla morte, per invitarvi ad essere miei apostoli d’amore. Vi ringrazio!”.

 

 

 

 

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Da qualche parte si suggerisce di creare il movimento delle ORATE. Il termine “orata” deriva dalla caratteristica striscia di color oro che il pesce mostra fra gli occhi. Ma si presta anche ad un altro significato.

“Orate” (al plurale) in latino significa “PREGATE”. L’orata è un pesce molto sospettoso ed ha l’abitudine di girare l’esca tra le labbra più volte prima di ingoiarla.

Anche il cristiano, come l’orata, deve essere molto prudente per non cadere vittima dei suoi agguerriti avversari.

Questa prudenza si può ottenere nella preghiera allo Spirito Santo, il quale è ricco di doni per chi glieli chiede umilmente e con fede.

 

 

“È noto che i primi cristiani avevano un simbolo segreto: il pesce. Le lettere che formano la parola “pesce” in greco, quando scritte in maiuscolo (ΙΧΘΥΣ), formano un acronimo con le iniziali dell’espressione “Iēsous Christos Theou Yios Sōtēr“, che significa “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore” (in greco antico Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ ͑Υιός, Σωτήρ).

In questo modo, il pesce diventò uno dei primi simboli cristiani insieme all’immagine del Buon Pastore e in seguito al crocifisso. L’Ichthys era usato anche per indicare le catacombe cristiane durante le persecuzioni contro la comunità, di modo che solo i cristiani sapessero quali erano i tumuli dei loro correligionari.”

(ultimi brani tratti da https://it.aleteia.org/2017/03/27/perche-simbolo-segreto-cristiani-pesce/  )

 

Il movimento delle “ORATE”  dovrebbe costituire un forte richiamo al cristianesimo ed ha il compito di risvegliare le coscienze in base a quello che sta proponendo la Regina della Pace.

 

 

 

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Gv 1,29-34

Giovanni vedendo Gesù venire… Poter avere, come lui, occhi di profeta e so che non è impossibile perchè “vi è un pizzico di profeta nei recessi di ogni esistenza umana” (A. J. Heschel); vedere Gesù mentre viene, eternamente incamminato lungo il fiume dei giorni, carico di tutta la lontananza; mentre viene negli occhi dei fratelli uccisi come agnelli; mentre viene lungo il confine tra bene e male dove si gioca il tuo e, in te, il destino del mondo.

Vederlo venire (come ci è stato concesso a Natale) pellegrino dell’eternità, nella polvere dei nostri sentieri, sparpagliato per tutta la terra, rabdomante d’amore dentro l’accampamento umano, da dove non se ne andrà mai più.

Ecco l’agnello, il piccolo del gregge, l’ultimo nato che ha ancora bisogno della madre e si affida al pastore, che vuole crescere con noi e in mezzo a noi. Non è il “leone di Giuda”, che viene a sistemare i malvagi e i prepotenti, ma un piccolo Dio che non può e non vuole far paura a nessuno; che non si impone, ma si propone e domanda solo di essere accolto. Accolto come il racconto della tenerezza di Dio.

Viene e porta la rivoluzione della tenerezza, porta un altro modo possibile di abitare la terra, vivendo una vita libera da inganno e da violenza. “Amatevi, dirà, altrimenti vi distruggerete”, è tutto qui il vangelo.

Ecco l’agnello, inerme e più forte di tutti gli Erodi della terra. Una sfida a viso aperto alla violenza, alla sua logica, al disamore che è la radice di ogni peccato.

Viene l’Agnello di Dio, e porta molto di più del perdono, porta se stesso: Dio nella carne, il cromosoma divino nel nostro DNA, il suo cuore dentro il nostro cuore, respiro dentro il respiro, per sempre.

E toglie il peccato del mondo. Il verbo è al declinato al presente: ecco Colui che instancabilmente, infallibilmente, giorno per giorno, continua a togliere, a raschiare via, adesso ancora, il male dell’uomo.

E in che modo toglie il male? Con la minaccia e il castigo? No, ma con lo stesso metodo vitale, positivo con cui opera nella creazione. Per vincere il buio della notte Dio incomincia a soffiare sulla luce del giorno; per vincere il gelo accende il suo sole; per vincere la steppa semina milioni di semi; per vincere la zizzania del campo si prende cura del buon grano; per demolire la menzogna Lui passa libero, disarmato, amorevole fra le creature.

Il peccato è tolto: nel Vangelo il peccato è presente e tuttavia è assente. Gesù ne parla solo per dirci: è tolto, è perdonabile sempre! E come Lui, il discepolo non condanna, ma annuncia un Dio che dimentica se stesso dietro una pecora smarrita, un bambino, un’adultera. Che muore per loro e tutti li catturerà dentro la sua risurrezione.

: viene a guarire la radice della sua debolezza che chiede all’uomo di sognare insieme cieli nuovi e terra nuova.

L’agnello è un ‘no!’ di fronte al nostro ‘non c’è niente da fare’; un ‘no!’ in faccia al nostro ‘ così va il mondo‘.

Ma per che cosa sarà sacrificato l’Agnello di Dio?

Per pagare a Dio con una morte orrenda un debito dell’uomo? È la vecchia religione dei sacerdoti e del sistema dei sacrifici, che pensavano la salvezza dell’umanità come il pagamento di un debito: sarebbe questa la giustizia di Dio? La giustizia di Dio è misericordia, è rimettere i debiti, abbracciare il figlio prodigo, caricarsi sulle spalle la pecora perduta.

Il mondo non riesce, la terra non ce la fa a fiorire secondo il sogno di Dio; gli uomini non ce la fanno a vivere la vita buona, bella e beata. Allora Gesù viene come agnello, come il piccolo, a portare se stesso, la sua vita dentro la vita dell’uomo, il cuore dentro il cuore, fiato dentro il fiato, per sempre.

Un pareggiare i conti in sospeso tra l’uomo e Dio?

È la nostra piccola idea di giustizia, equilibrio tra dare e avere

a sarà vittima Gesù? Della giustizia di Dio che esige che il peccato sia espiato fino in fondo? E lo fa pagare al figlio?

Tristissima idea di Dio. l’uomo ha un debito con il Padre, è insolvente, e allora lo paga al Padre, al posto nostro, il Figlio. Ma questo farebbe mercato della misericordia di Dio.

Viene e la bella notizia, il suo vangelo è questo: è possibile vivere meglio, per tutti. E chi ne possiede il segreto, le chiavi, è Lui.

 

p. Ermes Ronchi

 

 

 

Commento di p. Ermes Ronchi

 

Vedo, con gli occhi di Giovanni, il venire infaticato di Dio. Viene verso di me “uno che era prima di me”, eternamente incamminato lungo il fiume dei giorni, carico di tutta la lontananza; viene negli occhi dei fratelli uccisi come agnelli, viene lungo il confine tra bene e male dove si gioca il tuo e, in te, il destino del mondo.

L’agnello che toglie il peccato del mondo! Parole liturgiche che quasi non percepiamo più. Un verbo al presente, dove un agnello inerme rappresenta il Dio mite e umile (se ti fa paura non è Lui). Che toglie ‘il’ peccato; non le mille azioni mala­te con cui laceriamo il tessuto del mondo sfilacciandone la bellezza, ma la radice del peccato profondo che inquina tutto. Colui che instancabilmente raschia via il mio peccato di ora e di sempre. Che guarisce! Con il castigo? No, con il bene. Con quella che Francesco chiama “la rivoluzione della tenerezza”; che per vincere la notte soffia sulla luce del giorno, per disarmare la vendetta porge l’altra guancia, per vincere la zizzania del campo si prende cura del buon grano.

E sarà così per tutto il Vangelo: ecco un agnello invece di un leone; una chioccia invece di un’aquila; un bambino come modello del Regno; una piccola gemma di fico, un pizzico di lievito, i due spiccioli della vedova. Ecco l’agnello che ha ancora bisogno della madre; ecco il Dio che non si impone, che non può, non vuole far paura a nessuno.

Ma di che cosa è vittima Gesù?

Dell’ira di Dio che per i nostri peccati esige la morte dell’unico innocente? No, Dio aveva già detto per bocca di Isaia: sono stanco dei tuoi infiniti sacrifici! Io non bevo il sangue dei tuoi a­gnelli, io non mangio la loro carne! (Is. 1, 11).

Dio non vuole la vita del peccatore, dà invece la sua a coloro che gliela tolgono! Gesù è l’ultima vittima della violenza, la quale non sopportava l’uomo che ne era totalmente libero, e quindi ha ucciso l’agnello, il mite, l’uomo della tenerezza.

Giovanni diceva parole folgoranti: “E’ la morte di Dio perché non ci sia più morte”, e la nostra mente può solo affacciarsi ai bordi di questo abisso.

Nel Vangelo il peccato è presente e tuttavia è assente; Gesù ne parla solo per dirci: è tolto, è perdonabile sempre! E come Lui, il cristiano non condanna, ma annuncia il Dio che si dimentica di sé dietro una pecora smarrita, un bambino, un’adultera. Che muore per loro e per loro risorge!

Il peccato è non accettare l’umiltà di Dio, quest’ombra sul Suo volto che Gesù è venuto a togliere perché il velo ne celava e oscurava la bellezza.

L’ agnello! L’ultimo nato del gregge; non il giudice supremo, ma il piccolo animale dei sacrifici.

Ecco vi mando come agnelli… vi mando a togliere, con mitezza, il male.

Un Dio inerme, eppure più grande di ogni Erode.

La strada dell’agnello, maestra di felicità.

 

 

 

 

Dio ti ama. Gli interessi personalmente, continuamente, appassionatamente, prova la tua gioia in te. Gli sei necessario, il tuo cuore lo rallegra, la tua indifferenza lo stupisce, la tua amarezza lo strazia. Vuole con te una relazione continua. Se non credi a questo, se non ti senti sollevato da questa certezza significa che non hai capito che Dio è Padre.
(L. Evely)

Da Dio aspettiamo prove della sua esistenza. Lui, invece, ci dà continue prove del suo amore. (Cesbron)

La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza quella di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra i due estremi, perché in essa troviamo Dio e la nostra miseria. (B. Pascal)

Se Dio mi ha tratto dal nulla è segno che Egli è stato attratto dal nulla per avermi, dunque più sono nulla e più mi nascondo nel nulla più Egli mi cerca e mi infonde se stesso.
(P. Albino Candido)

 

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Adoriamo il Salvatore nostro che svelando la sua gloria ai pagani ha manifestato il mistero nascosto nei secoli. Cristo, luce del Padre, illumina il mondo.

O Cristo, che ti sei manifestato nella carne, santificaci per virtù della tua parola attraverso la fede e la preghiera.

O Cristo, che sei stato giustificato nello Spirito, libera la nostra vita da ogni spirito di male e di errore.

O Cristo, che apparisti agli angeli, fa’ che già qui in terra gustiamo le gioie celesti.

O Cristo, che fosti annunziato ai pagani, apri i cuori degli uomini per la grazia dello Spirito Santo.

O Cristo, che fosti creduto nel mondo, rinnova la fede di tutti i credenti.

O Cristo, che fosti assunto nella gloria, accendi in noi il desiderio del tuo regno.

 

 

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Se non amiamo nemmeno noi stessi, non possiamo pretendere di amare il prossimo e tantomeno Dio. É necessario prima comprendere in profondità la nostra mente, anche se questo ci costa molto, perché pochissimi si accettano come sono.

Quando abbiamo scoperto senza timore ciò che realmente pullula nei nostri piú reconditi anfratti e meandri mentali, quanta superficialità ci narcotizza, quanta invidia ed odio serpeggiano in noi, quanto egoismo blocca la nostra evoluzione interiore, allora possiamo nell’umiltà chiedere al Signore che ci doni Lui l’amore che ci manca, perché ogni nostra cattiveria ed ogni forma di insensibilità é già stata annullata dalla sua amorosa passione e morte in croce.

 

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1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua