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LA MORTE E LA VITA

DIALOGO IMMAGINARIO TRA LA MORTE E IL MORITURO

(M. = la morte, I. = Interlocutore, il morituro)

 

COPIONE TEATRALE:

http://www.mondocrea.it/dialogo-con-la-morte-copione-teatrale/

 

M. E’ l’ora. sono venuta a prenderti.

I. Chi sei? Io non vedo nulla. Queste parole non le odo con le orecchie, è un udito interiore… come mai? Chi sei?

M. Non importa la mia identità. Non sono identificabile. Mi chiamano la morte, ma nessuna sa chi o cosa realmente sono.

I. Aspetta, aspetta! ho molte cose da fare ancora.

M. Lascia stare, non hanno importanza! Io sono venuta proprio a relativizzare ogni cosa che pensi, che desideri e che fai.

I. Ma se non le faccio io, nessuno le farà.

M. Non fare questioni con me. Io devo semplicemente compiere il mio dovere.
Io sono necessaria, lo capirai dopo.

I. Perché adesso?

M. E perché dopo?

I. Perché così ho il tempo di prepararmi.

M. Prepararti in che senso?

I. Faccio l’esame di coscienza, metto a posto alcune cose irrisolte, chiedo perdono alle persone che ho ferito con il mio comportamento e le mie parole, frequento i Sacramenti.

M. E perché non l’hai fatto prima?

I. Non mi aspettavo una tua visita così repentina.

M. Ma tu lo sapevi che io sarei potuta venire all’improvviso, come un ladro…

I. Sì, ho sempre convissuto con il pensiero di una tua venuta anche improvvisa. Ma in fondo al cuore ho spesso proiettato in avanti il tuo momento. La sera, piuttosto, mi sono spesso addormentato sul tuo fianco…

M. Ecco..ti sei addormentato. Ma lo sai che tu hai quasi sempre vissuto da addormentato? Io vengo a raccogliere l’essenziale, ma in te trovo molte fronde inutili..

I. Hai ragione. Lascia che sfrondi tutto e poi vieni a prendermi.

M. Perché non hai sfrondato prima? Io ti ho lasciato tutto questo tempo per raccogliere i frutti di tutto questo sfrondamento…

I. Ma avevo tante cose a cui pensare…

M. Sii sincero. Tu sai bene chi sono… Tutti coloro che mi hanno incontrato mi hanno riconosciuta come la paladina della verità.

I. Sì, è vero, mi sono perso in mille frivolezze, a volte sono mi sono lasciato andare nei piaceri della vita, ho ricercato qualche forma di potere… Ma, alla fine ti ho pensato spesso!

M. Pensare non significa vivere in pienezza. Se il pensiero non si traduce in azione, ha poco valore. Quando arrivo verrà raccolto quello che hai operato, non ciò che hai pensato. Il tuo pensiero è come la corda tesa dell’arco, ma se non miri giusto il bersaglio, lo sforzo si disperderà nel nulla.
Ora tu hai teso la corda, abbandonala…

I. Dopo tanti anni di lotte e tribolazioni tu mi chiedi di abbandonarmi?

M. Sì, perché ritroverai te stesso proprio in quell’abbandono.

I. Ma che senso ha vivere per poi lasciarci andare nell’abbandono?

M. La vita è questa: nell’abbandono sarai un osservatore più attento. Ogni attimo dell’esistenza è una continua alternanza tra me e la vita. Tu non te ne eri mai accorto, ma io sono sempre stata presente in te, sono un po’ come il propellente della vita.

I. Ora perché mi vuoi prendere definitivamente? Perché sei così determinata?

M. Ogni istante della tua vita ha preparato questo. E’ la tua ora, non puoi sfuggire. Come non puoi fare a meno di respirare, non puoi assolutamente fare a meno di morire. Morire è solo l’ultimo atto che sintetizza le miliardi di morti che hanno sostenuto la tua vita. Questo avresti dovuto saperlo.

I. Diventi sempre più incomprensibile. Tu ora vuoi prendermi. Ma cosa prendi se il mio io si dissolve?

M. L’io che ti sei costruito in modo fittizio si dissolve. Mi porto via proprio quello. Le tue illusioni, ciò che hai accumulato materialmente e mentalmente.
Porto via da te ogni forma di orgoglio, ogni brama di successo, le tue passioni terrene, tutto ciò che non è rivestito di immortalità.

I. Cioè… tutto ciò che non ti resiste?

M. In un certo senso, sì. Ma non sono abituata a discutere…. Vengo, prendo e scompaio nel nulla per poi riapparire in altri elementi vitali. Ritorno in qualsiasi momento in cui c’è un palpito di vita. La vita non può fare a meno di me.

I. Ma quando ti sei presa tutto ciò che tu chiami illusorio, cosa rimane di me?

M. L’essenziale

I. Che cos’è l’essenziale?

M. Ciò che io non posso fagocitare.

I. Il nulla? L’essere?

M. Ciò che chiami nulla è la mia essenza. Ma anche la tua. Resta l’immortale.

I. Ti prego… essenziale…immortale… cerca di essere più chiara!

M. Ma allora non hai capito? Il nulla viene assorbito dal nulla, mentre ciò che “è” permane in eterno. In te c’è un principio immortale che io non posso confiscare. Il nulla non può agire sull’essere. Tu sei te stesso nel momento in cui emerge il principio di immortalità che ti fa simile al Dio immortale.
Se tieni desto in te questo principio io non ho alcun potere su di te, ma solo su ciò che supporta il tuo essere terreno, cioè su tutti gli elementi transeunti che sono soggetti al mutamento nel tempo e nello spazio.

I. Ma allora tu, non esisti!

M. Esiste il nulla? Ti rovescio la domanda: non esiste ciò che è? Tu concepisci il nulla come assenza di una presenza. E’ un luogo comune. La tua logica ragiona per contraddizione: è o non è. Va a fondo e ti accorgerai della tua superficialità.

I. Da quando in qua la morte genera la filosofia?

M. Da sempre. Sono proprio io che spingo gli uomini ad interrogarsi sul senso dell’esistenza. Sono io il propulsore della ricerca, del progresso, della scienza, del pensiero, della vita stessa. Persino dell’amore.

I. Dell’amore? Tutte quelle persone che anelano a te persino con il suicidio?

M. Non essere superficiale. Anche il suicidio può essere un’ultima protesta di chi reclama la vita. Il suicida mi carpisce con violenza. Spera di poter porre fine al proprio disagio. Non vivendo autenticamente vorrebbe annullarsi tramite me.
Anche questa è un’illusione. Io non sono un’anestetico, la panacea per i vostri mali. Io agisco, ma non posso essere rappresentata da una mente umana. Tu stesso mi percepisci nella coscienza, ma non puoi vedermi o toccarmi. Non ho colore o sapore. Nel momento stesso in cui agisco scatta la vita…svanisco.

I. Ma allora non ti devo temere: tu vieni, ma non ci sei. Non può agire colui che non c’è.

M. Io agisco nella vita. Come già ho cercato di farti capire la vita e la morte sono talmente intrecciate che non puoi separarle. La distinzione che la tua mente fa è puramente logica e razionale.
In realtà sono solo un intervallo, una fessura, un vuoto incolmabile tra due fasi di vita.

I. Allora sei inconsistente…

M.Sono inconsistente ma necessaria come il tuo respiro. Quando passi dall’inspirazione all’espirazione c’è un istante di cui non ti accorgi, un nulla che prepara l’atto successivo. Così tra un battito cardiaco e l’altro, oppure tra la sistole e la diastole…
Io agisco ovunque nel mondo materiale, nella dimensione spazio-temporale. I miei effetti cessano quando il tuo essere trascende questa dimensione.

I. Allora non ci sarà più il divenire?

M. Dio non è divenire, E’ e basta. L’anima immortale, a somiglianza del Creatore, non potrà divenire perchè &e
grave; quella che si unirà al corpo risuscitato, anch’esso non permeato dal divenire.

I. Quindi tu ci sei perché strettamente correlata al divenire?

M. Io sono solo un’idea, non ho consistenza, te l’ho già detto. Ora che ti parlo agisco nella tua coscienza. Sei tu che mi stai dando oggettività, ma non ho essenza perché albergo nel nulla. Per ciò che diviene sono negli intervalli tra uno stato e l’altro di ogni essenza. Ma non sono esistenza. Tu sai che le essenze sono immerse nell’esistenza, ma concettualmente esistenza ed essenza differiscono.

I. Questo è un passaggio molto oscuro che vorrei capire!

M. Vedo che la filosofia ti attira, nonostante io sia qui pronta per te. Comunque voglio farti un esempio che è molto conosciuto in oriente. Le onde non sono il mare, eppure è il mare che le genera e senza di lui non sussistono. Tu vedi, però, che ogni onda diviene, corre, spumeggia e si dissolve sulla superficie o sulla riva. L’onda non è il mare, fa parte di esso, ma non ha consistenza nel tempo essendo in continuo divenire. Una volta comparsa, muta e sparisce come tutte le altre. Le essenze sono come l’onda, l’esistenza è il mare, fondamento di ogni essenza.

I. Perché conosci tutte queste cose?

M. E’ proprio dal mio nulla che io posso osservare tutto ciò che è vita. Se fossi qualcosa il mio sguardo sarebbe molto più limitato.

I. Ciò significa, allora, che noi possiamo osservare meglio il mondo se ci avviciniamo al nulla?

M. In un certo senso… La tua coscienza è tale perché qualsiasi operazione compia deve negarsi per distinguersi dall’oggetto che prende in considerazione.
Se vuoi percepire quell’armadio non puoi essere armadio, ma devi porti sempre al di fuori. Nella tua mente qualsiasi punto di vista è fuori dall’oggetto.
Ma questi sono ragionamenti che appartengono alla logica umana che opera nella dimensione spazio-temporale. La realtà è ben diversa…

I. Quindi sei sempre stata presente nella mia coscienza?

M. La coscienza è un continuo tentativo di soggettivazione. Neghi l’oggetto per affermare il tuo punto di vista. Io centro nella negazione. Non ti accorgi che per attivare la tua coscienza devi continuamente morire? Più muori e più diventi consapevole.

I. Vuoi dire, allora, che sei necessaria per la mia vita?

M. Indispensabile. Dal momento del tuo concepimento tutto è sotto il mio potere. Tu ti evolvi dopo aver negato l’aspetto precedente. Prendi coscienza quando fai morire lo stato di coscienza precedente. Nella tua dimensione spazio temporale nulla è statico o fisso, tutto si muove e dietro questo movimento ci sono io. Termino il mio mandato quando sarai nella tua pienezza. Allora non avrà senso alcuna evoluzione come la intendi ora. La vita mi avrà completamente sconfitta. Sono un’amica ritenuta nemica.

I. Ma se le cose stanno così perché la gran parte di noi uomini ti teme ?

M. Perché riflettete poco sul vero scopo della vita presente.
Mi si teme quando c’è estrema insicurezza su tutto, quando si ha paura di perdere ciò che si è accumulato. Ma ciò che accumulate è un’illusione. Qualsiasi tipo di accumulazione è vana. Accumulate per espandere il vostro io, inconsapevoli, invece che lo restringete. Accumulate denaro per garantirvi il futuro, accumulate cultura e prestigio per sentirvi superiori agli altri, accumulate ideologie perché pensate che sostengano il vostro io e le vostre vane tradizioni. Arrivo io e vi rendete subito conto di quanto tempo avete sprecato.

I. Qual è il tempo terreno più utile?

M. Il contrario di quello che ti ho detto sull’accumulazione. Il vivere il presente in modo consapevole, senza false proiezioni, nella continua percezione che ogni cosa proviene dall’Assoluto a cui tutto devi riferire. Vivere, insomma, nella pienezza con distacco.

I. Mi sono sempre sforzato, pur nei fallimenti, di osservare me e il mondo con un certo distacco..

M. I tuoi sforzi verranno considerati. Ma chi vive nella pienezza non fa alcuno sforzo, perché esso assorbe molte energie. Accetta certe situazioni inevitabili, ma osserva il mondo con gli occhi di un bimbo. Accetta me e mi ritiene amica perché è cosciente della mia presenza attiva nella vita terrena. Agisce con vera compassione e nel suo distacco ama il prossimo come se stesso in Dio.

I. Se è così… allora non sono ancora pronto!

M. Sono venuta a prenderti in virtù del distacco che ti avevo accennato: devi accettare anche questo evento. Pochissimi sono coloro che sono pronti ad accogliermi. La maggior parte degli uomini avrebbero voluto procrastinare questo momento a causa dei loro attaccamenti terreni. Ma anche l’ultimo momento potrebbe essere determinante, per quello spesso vengo all’improvviso.

I. Vuoi dire che ognuno di noi anche all’ultimo momento potrebbe raggiungere il distacco che non è riuscito ad attuare in una vita terrena?

M. Tu muori come sei vissuto, non illuderti. Ma se Dio ti concede il totale abbandono tra le sue braccia, confidando nella sua infinita misericordia, in un solo momento puoi raggiungere il distacco perfetto, consapevole che è stata tutta un’illusione. Nella vita terrena hai spesso desiderato questo distacco, quindi l’opzione fondamentale era nella direzione giusta.
Nel momento in cui ti prendo definitivamente non ho più alcun potere su di te.

I. Mio Dio! Prendimi… ti offro tutti i miei attaccamenti, le mie fragilità, il mio nulla…

M. Non ti dico addio perché tu andrai a Dio ed io svanirò nel nulla da dove provengo. Non potremo davvero rivederci più. Ora vivrai autenticamente e non avrai più paura di nulla. Non te ne accorgerai nemmeno, è come una piccola puntura di spillo.

I. Mio Dio, perdonami… nelle tue mani rimetto il mio spirito.

 

Pier Angelo Piai

 

COMMENTO SUL TESTO

Il testo del  “Dialogo con la morte”   si presta ad essere preso in seria considerazione da interlocutori di diverse estrazioni culturali e spirituali.

La scelta dei tempi e degli spazi nell’eventuale sceneggiatura teatrale potrebbe avere una funzione simbolica molto pregnante ed attinente al messaggio di fondo.

Lo spettatore attento ha l’opportunità di ricercare un cammino interiore volto a investigare se stesso e il mondo esterno, in una forma di meditazione provocata dalla stessa consapevolezza della funzione  della morte, la quale genera molti conflitti, ma è indispensabile per la relativizzazione del proprio “io” che si forma accumulando vacuità, ma che in sé è fittizio e provoca dolore e sofferenza. La coscienza del protagonista, alla fine dell’insolita ed assurda avventura, assimila come una sorta di feconda “illuminazione”, lascia cadere le illusioni accumulate dal suo egoismo e dal suo orgoglio, abbandona ogni forma di desiderio deviante e si riappacifica con se stessa cercando di assaporare l’istante che coincide con l’eternità…

Procedendo nell’ascolto del dialogo, lo spettatore, avendo l’opportunità di prendere coscienza della propria nullità esistenziale frutto della sua angusta visione della vita, ha la possibilità di formulare mille interrogativi sul proprio modo di essere e di comportarsi, sul suo egoismo e sul proprio vano orgoglio, ma non si dispera: diventa consapevole che ogni istante potrebbe essere il momento decisivo per la propria redenzione. La coscienza della  morte è il suo pungiglione, ma con la Risurrezione essa perde il compito di stimolo esistenziale per guardare “oltre” questa dimensione spazio-temporale, dove troverà la pienezza riconciliandosi con il suo Creatore.

Anche dal punto di vista filosofico, lo spettatore, vi trova diversi spunti di interlocuzione, perché il testo pone molti interrogativi sul senso della vita e della morte, sul loro paradossale intreccio, sul senso del nulla e dell’essere.

La riflessione che la “morte” propone sul senso del divenire, richiama molte questioni suscitate dalla filosofia occidentale, da quella greca sino ai nostri giorni. La differenza ontologica tra l’essere e l’ente è un’antica questione scolastica, ma è ancora attuale quando si affrontano tematiche esistenziali importanti partendo da Cartesio, Kant, Hegel, Nietsche, Heidegger ed Emanuele Severino.

La morte, in questo contesto dialogico induce al ragionamento filosofico che a molti sembra inutile, eppure non possiamo farne a meno. Questo ragionamento che denominiamo “filosofico” ci regala l’illusione di aver raggiunto una certa profondità o altezza di pensiero. Ma esso non dovrebbe essere slegato dalla nostra situazione esistenziale, anche se in effetti nulla è davvero alieno da noi e dalla nostra percezione. Comunque il vaniloquio filosofico ha anche una funzione sociale specifica, nel senso soprattutto dell’arricchimento del linguaggio: esso puntualizza, scava, crea neologismi, analizza la parola, le idee ed i concetti. Un linguaggio arricchito è utile per la comunicazione più adeguata dei propri dinamismi interiori e degli eventi esterni. Non avremmo forse raggiunto questo tipo di progresso, anche se discutibile, senza la filosofia, la quale è il comune denominatore di ogni disciplina umanistica e scientifica.

Il testo, quindi, costituisce una riflessione molto particolare e “sui generis” sul senso della vita e della morte, sulla nostra ristretta visione del mondo, sulla possibilità che ogni uomo ha di ricercare un valido orientamento che lo induca verso la serenità interiore, anche nell’accettazione del dolore purificato dal proprio “io” appesantito dalle illusioni effimere della vita, dal proprio orgoglio, dalla propria cecità interiore.

L’eventuale rappresentazione teatrale dovrebbe contenere molti risvolti e dettagli che gradualmente svelano allo spettatore se stesso, la sua coscienza, il suo vero essere…che non finisce mai di scandagliare.

Diceva Sant’Agostino: “L’uomo è fatto per trovare, ma troverà solo la possibilità di cercare”.

 

Video e cortometraggio realizzati con il testo:

http://www.mondocrea.it/itriflessioni-732/

 

 

TESTO INTEGRALE DI PIER ANGELO PIAI:

 

 

DIALOGO IMMAGINARIO TRA LA MORTE E IL MORITURO INCOSCIENTE

(M. = la morte, I. = Interlocutore, il morituro)

 

M. E’ l’ora. sono venuta a prenderti.

I. Chi sei? Io non vedo nulla. Queste parole non le odo con le orecchie, è un udito interiore… come mai? Chi sei?

M. Non importa la mia identità. Non sono identificabile. Mi chiamano la morte, ma nessuna sa chi o cosa realmente sono.

I. Aspetta, aspetta! ho molte cose da fare ancora.

M. Lascia stare, non hanno importanza! Io sono venuta proprio a relativizzare ogni cosa che pensi, che desideri e che fai.

I. Ma se non le faccio io, nessuno le farà.

M. Non fare questioni con me. Io devo semplicemente compiere il mio dovere.
Io sono necessaria, lo capirai dopo.

I. Perché adesso?

M. E perché dopo?

I. Perché così ho il tempo di prepararmi.

M. Prepararti in che senso?

I. Faccio l’esame di coscienza, metto a posto alcune cose irrisolte, chiedo perdono alle persone che ho ferito con il mio comportamento e le mie parole, frequento i Sacramenti.

M. E perché non l’hai fatto prima?

I. Non mi aspettavo una tua visita così repentina.

M. Ma tu lo sapevi che io sarei potuta venire all’improvviso, come un ladro…

I. Sì, ho sempre convissuto con il pensiero di una tua venuta anche improvvisa. Ma in fondo al cuore ho spesso proiettato in avanti il tuo momento. La sera, piuttosto, mi sono spesso addormentato sul tuo fianco…

M. Ecco..ti sei addormentato. Ma lo sai che tu hai quasi sempre vissuto da addormentato? Io vengo a raccogliere l’essenziale, ma in te trovo molte fronde inutili..

I. Hai ragione. Lascia che sfrondi tutto e poi vieni a prendermi.

M. Perché non hai sfrondato prima? Io ti ho lasciato tutto questo tempo per raccogliere i frutti di tutto questo sfrondamento…

I. Ma avevo tante cose a cui pensare…

M. Sii sincero. Tu sai bene chi sono… Tutti coloro che mi hanno incontrato mi hanno riconosciuta come la paladina della verità.

I. Sì, è vero, mi sono perso in mille frivolezze, a volte sono mi sono lasciato andare nei piaceri della vita, ho ricercato qualche forma di potere… Ma, alla fine ti ho pensato spesso!

M. Pensare non significa vivere in pienezza. Se il pensiero non si traduce in azione, ha poco valore. Quando arrivo verrà raccolto quello che hai operato, non ciò che hai pensato. Il tuo pensiero è come la corda tesa dell’arco, ma se non miri giusto il bersaglio, lo sforzo si disperderà nel nulla.
Ora tu hai teso la corda, abbandonala…

I. Dopo tanti anni di lotte e tribolazioni tu mi chiedi di abbandonarmi?

M. Sì, perché ritroverai te stesso proprio in quell’abbandono.

I. Ma che senso ha vivere per poi lasciarci andare nell’abbandono?

M. La vita è questa: nell’abbandono sarai un osservatore più attento. Ogni attimo dell’esistenza è una continua alternanza tra me e la vita. Tu non te ne eri mai accorto, ma io sono sempre stata presente in te, sono un po’ come il propellente della vita.

I. Ora perché mi vuoi prendere definitivamente? Perché sei così determinata?

M. Ogni istante della tua vita ha preparato questo. E’ la tua ora, non puoi sfuggire. Come non puoi fare a meno di respirare, non puoi assolutamente fare a meno di morire. Morire è solo l’ultimo atto che sintetizza le miliardi di morti che hanno sostenuto la tua vita. Questo avresti dovuto saperlo.

I. Diventi sempre più incomprensibile. Tu ora vuoi prendermi. Ma cosa prendi se il mio io si dissolve?

M. L’io che ti sei costruito in modo fittizio si dissolve. Mi porto via proprio quello. Le tue illusioni, ciò che hai accumulato materialmente e mentalmente.
Porto via da te ogni forma di orgoglio, ogni brama di successo, le tue passioni terrene, tutto ciò che non è rivestito di immortalità.

I. Cioè… tutto ciò che non ti resiste?

M. In un certo senso, sì. Ma non sono abituata a discutere…. Vengo, prendo e scompaio nel nulla per poi riapparire in altri elementi vitali. Ritorno in qualsiasi momento in cui c’è un palpito di vita. La vita non può fare a meno di me.

I. Ma quando ti sei presa tutto ciò che tu chiami illusorio, cosa rimane di me?

M. L’essenziale

I. Che cos’è l’essenziale?

M. Ciò che io non posso fagocitare.

I. Il nulla? L’essere?

M. Ciò che chiami nulla è la mia essenza. Ma anche la tua. Resta l’immortale.

I. Ti prego… essenziale…immortale… cerca di essere più chiara!

M. Ma allora non hai capito? Il nulla viene assorbito dal nulla, mentre ciò che “è” permane in eterno. In te c’è un principio immortale che io non posso confiscare. Il nulla non può agire sull’essere. Tu sei te stesso nel momento in cui emerge il principio di immortalità che ti fa simile al Dio immortale.
Se tieni desto in te questo principio io non ho alcun potere su di te, ma solo su ciò che supporta il tuo essere terreno, cioè su tutti gli elementi transeunti che sono soggetti al mutamento nel tempo e nello spazio.

I. Ma allora tu, non esisti!

M. Esiste il nulla? Ti rovescio la domanda: non esiste ciò che è? Tu concepisci il nulla come assenza di una presenza. E’ un luogo comune. La tua logica ragiona per contraddizione: è o non è. Va a fondo e ti accorgerai della tua superficialità.

I. Da quando in qua la morte genera la filosofia?

M. Da sempre. Sono proprio io che spingo gli uomini ad interrogarsi sul senso dell’esistenza. Sono io il propulsore della ricerca, del progresso, della scienza, del pensiero, della vita stessa. Persino dell’amore.

I. Dell’amore? Tutte quelle persone che anelano a te persino con il suicidio?

M. Non essere superficiale. Anche il suicidio può essere un’ultima protesta di chi reclama la vita. Il suicida mi carpisce con violenza. Spera di poter porre fine al proprio disagio. Non vivendo autenticamente vorrebbe annullarsi tramite me.
Anche questa è un’illusione. Io non sono un’anestetico, la panacea per i vostri mali. Io agisco, ma non posso essere rappresentata da una mente umana. Tu stesso mi percepisci nella coscienza, ma non puoi vedermi o toccarmi. Non ho colore o sapore. Nel momento stesso in cui agisco scatta la vita…svanisco.

I. Ma allora non ti devo temere: tu vieni, ma non ci sei. Non può agire colui che non c’è.

M. Io agisco nella vita. Come già ho cercato di farti capire la vita e la morte sono talmente intrecciate che non puoi separarle. La distinzione che la tua mente fa è puramente logica e razionale.
In realtà sono solo un intervallo, una fessura, un vuoto incolmabile tra due fasi di vita.

I. Allora sei inconsistente…

M.Sono inconsistente ma necessaria come il tuo respiro. Quando passi dall’inspirazione all’espirazione c’è un istante di cui non ti accorgi, un nulla che prepara l’atto successivo. Così tra un battito cardiaco e l’altro, oppure tra la sistole e la diastole…
Io agisco ovunque nel mondo materiale, nella dimensione spazio-temporale. I miei effetti cessano quando il tuo essere trascende questa dimensione.

I. Allora non ci sarà più il divenire?

M. Dio non è divenire, E’ e basta. L’anima immortale, a somiglianza del Creatore, non potrà divenire perchè &e
grave; quella che si unirà al corpo risuscitato, anch’esso non permeato dal divenire.

I. Quindi tu ci sei perché strettamente correlata al divenire?

M. Io sono solo un’idea, non ho consistenza, te l’ho già detto. Ora che ti parlo agisco nella tua coscienza. Sei tu che mi stai dando oggettività, ma non ho essenza perché albergo nel nulla. Per ciò che diviene sono negli intervalli tra uno stato e l’altro di ogni essenza. Ma non sono esistenza. Tu sai che le essenze sono immerse nell’esistenza, ma concettualmente esistenza ed essenza differiscono.

I. Questo è un passaggio molto oscuro che vorrei capire!

M. Vedo che la filosofia ti attira, nonostante io sia qui pronta per te. Comunque voglio farti un esempio che è molto conosciuto in oriente. Le onde non sono il mare, eppure è il mare che le genera e senza di lui non sussistono. Tu vedi, però, che ogni onda diviene, corre, spumeggia e si dissolve sulla superficie o sulla riva. L’onda non è il mare, fa parte di esso, ma non ha consistenza nel tempo essendo in continuo divenire. Una volta comparsa, muta e sparisce come tutte le altre. Le essenze sono come l’onda, l’esistenza è il mare, fondamento di ogni essenza.

I. Perché conosci tutte queste cose?

M. E’ proprio dal mio nulla che io posso osservare tutto ciò che è vita. Se fossi qualcosa il mio sguardo sarebbe molto più limitato.

I. Ciò significa, allora, che noi possiamo osservare meglio il mondo se ci avviciniamo al nulla?

M. In un certo senso… La tua coscienza è tale perché qualsiasi operazione compia deve negarsi per distinguersi dall’oggetto che prende in considerazione.
Se vuoi percepire quell’armadio non puoi essere armadio, ma devi porti sempre al di fuori. Nella tua mente qualsiasi punto di vista è fuori dall’oggetto.
Ma questi sono ragionamenti che appartengono alla logica umana che opera nella dimensione spazio-temporale. La realtà è ben diversa…

I. Quindi sei sempre stata presente nella mia coscienza?

M. La coscienza è un continuo tentativo di soggettivazione. Neghi l’oggetto per affermare il tuo punto di vista. Io centro nella negazione. Non ti accorgi che per attivare la tua coscienza devi continuamente morire? Più muori e più diventi consapevole.

I. Vuoi dire, allora, che sei necessaria per la mia vita?

M. Indispensabile. Dal momento del tuo concepimento tutto è sotto il mio potere. Tu ti evolvi dopo aver negato l’aspetto precedente. Prendi coscienza quando fai morire lo stato di coscienza precedente. Nella tua dimensione spazio temporale nulla è statico o fisso, tutto si muove e dietro questo movimento ci sono io. Termino il mio mandato quando sarai nella tua pienezza. Allora non avrà senso alcuna evoluzione come la intendi ora. La vita mi avrà completamente sconfitta. Sono un’amica ritenuta nemica.

I. Ma se le cose stanno così perché la gran parte di noi uomini ti teme ?

M. Perché riflettete poco sul vero scopo della vita presente.
Mi si teme quando c’è estrema insicurezza su tutto, quando si ha paura di perdere ciò che si è accumulato. Ma ciò che accumulate è un’illusione. Qualsiasi tipo di accumulazione è vana. Accumulate per espandere il vostro io, inconsapevoli, invece che lo restringete. Accumulate denaro per garantirvi il futuro, accumulate cultura e prestigio per sentirvi superiori agli altri, accumulate ideologie perché pensate che sostengano il vostro io e le vostre vane tradizioni. Arrivo io e vi rendete subito conto di quanto tempo avete sprecato.

I. Qual è il tempo terreno più utile?

M. Il contrario di quello che ti ho detto sull’accumulazione. Il vivere il presente in modo consapevole, senza false proiezioni, nella continua percezione che ogni cosa proviene dall’Assoluto a cui tutto devi riferire. Vivere, insomma, nella pienezza con distacco.

I. Mi sono sempre sforzato, pur nei fallimenti, di osservare me e il mondo con un certo distacco..

M. I tuoi sforzi verranno considerati. Ma chi vive nella pienezza non fa alcuno sforzo, perché esso assorbe molte energie. Accetta certe situazioni inevitabili, ma osserva il mondo con gli occhi di un bimbo. Accetta me e mi ritiene amica perché è cosciente della mia presenza attiva nella vita terrena. Agisce con vera compassione e nel suo distacco ama il prossimo come se stesso in Dio.

I. Se è così… allora non sono ancora pronto!

M. Sono venuta a prenderti in virtù del distacco che ti avevo accennato: devi accettare anche questo evento. Pochissimi sono coloro che sono pronti ad accogliermi. La maggior parte degli uomini avrebbero voluto procrastinare questo momento a causa dei loro attaccamenti terreni. Ma anche l’ultimo momento potrebbe essere determinante, per quello spesso vengo all’improvviso.

I. Vuoi dire che ognuno di noi anche all’ultimo momento potrebbe raggiungere il distacco che non è riuscito ad attuare in una vita terrena?

M. Tu muori come sei vissuto, non illuderti. Ma se Dio ti concede il totale abbandono tra le sue braccia, confidando nella sua infinita misericordia, in un solo momento puoi raggiungere il distacco perfetto, consapevole che è stata tutta un’illusione. Nella vita terrena hai spesso desiderato questo distacco, quindi l’opzione fondamentale era nella direzione giusta.
Nel momento in cui ti prendo definitivamente non ho più alcun potere su di te.

I. Mio Dio! Prendimi… ti offro tutti i miei attaccamenti, le mie fragilità, il mio nulla…

M. Non ti dico addio perché tu andrai a Dio ed io svanirò nel nulla da dove provengo. Non potremo davvero rivederci più. Ora vivrai autenticamente e non avrai più paura di nulla. Non te ne accorgerai nemmeno, è come una piccola puntura di spillo.

I. Mio Dio, perdonami… nelle tue mani rimetto il mio spirito.

Pier Angelo Piai

 

 

 

 

Il testo del dialogo che forma ed anima il cortometraggio “Dialogo con la morte”   potrebbe prestarsi ad essere preso in seria considerazione da interlocutori di diverse estrazioni culturali e spirituali.

La scelta dei tempi e degli spazi nel filmato ha una funzione simbolica molto pregnante ed attinente al messaggio di fondo.

Gli attori, bravissimi, hanno saputo cogliere il messaggio di fondo con impegno e maestria.

La sceneggiatura e la regia  hanno avuto un ruolo importantissimo e molto efficace.

Ecco alcune tipologie di probabili interlocutori:

Il buddista sincero che lo affronta senza pregiudizi, ad esempio, si ritrova nella ricerca di un cammino interiore volto a investigare se stessi e il mondo esterno, in una forma di meditazione provocata dalla stessa consapevolezza della funzione  della morte, la quale genera molti conflitti, ma è indispensabile per la relativizzazione del proprio “io” che si forma accumulando vacuità, ma che in sé è fittizio e provoca dolore e sofferenza. La coscienza del protagonista, alla fine dell’insolita ed assurda avventura, assimila come una sorta di feconda “illuminazione”, lascia cadere le illusioni accumulate dal suo egoismo e dal suo orgoglio, abbandona ogni forma di desiderio deviante e si riappacifica con se stessa cercando di assaporare l’istante che coincide con l’eternità…

Il cristiano convinto, ascoltando attentamente il dialogo, avendo l’opportunità di prendere coscienza della propria nullità esistenziale frutto della sua angusta visione della vita, ha la possibilità di formulare mille interrogativi sul proprio modo di essere e di comportarsi, sul suo egoismo e sul proprio vano orgoglio, ma non si dispera: diventa consapevole che ogni istante potrebbe essere il momento decisivo per la propria redenzione. La coscienza della  morte è il suo pungiglione, ma con la Risurrezione essa perde il compito di stimolo esistenziale per guardare “oltre” questa dimensione spazio-temporale, dove troverà la pienezza riconciliandosi con il suo Creatore.

Anche molti altri credi religiosi potrebbero benissimo trovare un ottimo interlocutore in questo particolare cortometraggio per la sua robusta ossatura esistenziale, filosofica e spirituale.

Il filosofo vi trova diversi spunti di interlocuzione, perché il cortometraggio pone molti interrogativi sul senso della vita e della morte, sul loro paradossale intreccio, sul senso del nulla e dell’essere.

La riflessione che la “morte” propone sul senso del divenire, richiama molte questioni suscitate dalla filosofia occidentale, da quella greca sino ai nostri giorni. La differenza ontologica tra l’essere e l’ente è un’antica questione scolastica, ma è ancora attuale quando si affrontano tematiche esistenziali importanti partendo da Cartesio, Kant, Hegel, Nietsche, Heidegger ed Emanuele Severino.

La morte, in questo interessante ed originalissimo cortometraggio induce al ragionamento filosofico che a molti sembra inutile, eppure non possiamo farne a meno. Questo ragionamento che denominiamo “filosofico” ci regala l’illusione di aver raggiunto una certa profondità o altezza di pensiero. Ma esso non dovrebbe essere slegato dalla nostra situazione esistenziale, anche se in effetti nulla è davvero alieno da noi e dalla nostra percezione. Comunque il vaniloquio filosofico ha anche una funzione sociale specifica, nel senso soprattutto dell’arricchimento del linguaggio: esso puntualizza, scava, crea neologismi, analizza la parola, le idee ed i concetti. Un linguaggio arricchito è utile per la comunicazione più adeguata dei propri dinamismi interiori e degli eventi esterni. Non avremmo forse raggiunto questo tipo di progresso, anche se discutibile, senza la filosofia, la quale è il comune denominatore di ogni disciplina umanistica e scientifica.

Il cortometraggio, quindi, costituisce una riflessione molto particolare e “sui generis” sul senso della vita e della morte, sulla nostra ristretta visione del mondo, sulla possibilità che ogni uomo ha di ricercare un valido orientamento che lo induca verso la serenità interiore, anche nell’accettazione del dolore purificato dal proprio “io” appesantito dalle illusioni effimere della vita, dal proprio orgoglio, dalla propria cecità interiore.

Lo spettatore che ha colto il messaggio di fondo sarà sicuramente stimolato a rivederlo per cogliere le sfumature che gli sfuggivano precedentemente.

Per questo il filmato può essere ritenuto un autentico piccolo capolavoro: contiene molti risvolti e dettagli che gradualmente svelano allo spettatore se stesso, la sua coscienza, il suo vero essere…che non finisce mai di scandagliare.

Diceva Sant’Agostino: “L’uomo è fatto per trovare, ma troverà solo la possibilità di cercare”.

 

(Una voce dal deserto)

 

ARTICOLO APPARSO SU NUOVE24.com

 

https://www.nuove24.com/cultura/dialogo-con-la-morte-un-piccolo-capolavoro-con-gianluca-magni-e-angelica-loredana-anton-in-prima-visione-su-facebook-e-youtube/?fbclid=IwAR1-lNrXa1BTIvD4etcWXznQGzja3MQ0aKafTNDo9maXHuGQM5T50ntrY0o

Audio tratto da un brano del libro “Come ci vedono dall’aldilà” di Pier Angelo Piai.
L’ Angelo della Retta Conoscenza (immaginario) spiega al veggente Luca Alberti come spesso ci inganniamo perché la nostra volontà non è sempre conforme a quella del Creatore.
TESTO:
Ma sapete realmente cosa significa fare la sua volontà?
Qui siamo nella dimensione divina dove la libertà di Dio è l’aria vitale della sua divinità.
Chi realmente esegue la sua volontà lo glorifica e non potrà mai pentirVoi spesso vi date da fare, vi agitate, volete a tutti i costi essere i protagonisti
di ogni azione che pensate “buona”. Ma è solo protagonismo, egoismo che agli occhi di Dio non ha alcun valore.Fare la volontà di Dio è molto semplice e difficile contemporaneamente.
Prima di tutto bisognerebbe conoscerla. L’uomo spirituale intuisce quale è la volontà divina nel profondo del suo io, dopo aver svuotato il suo centro
interiore da ogni orpello. Egli apre il suo cuore all’azione della grazia che unisce l’anima a Colui che la elargisce. Mosè è dovuto salire sulla montagna
tutto solo per conoscere la volontà divina espressa nelle tavole della legge. Gesù Cristo ha passato un lungo periodo nel deserto prima di operare
in stretta comunione con il Padre e cosi tutti i suoi seguaci hanno alternato lunghi periodi di solitudine contemplativa al loro fecondo apostolato.
Non abbiate timore ad affrontare la solitudine! In essa voi svilupperete i veri talenti che metterete a frutto in unione con il Padre.

Ciò che conta, nella vostra vita è agire in stretta unione con Dio: in Lui, tramite il Figlio, tutto diverrà più semplice perchè Egli dà la grazia di discernere la sua volontà
nel momento in cui dovete agire.
Ma la preghiera insegnata da Gesù Cristo è precisa. Egli ci esorta a dire “sia fatta la tua volontà”. Dobbiamo chiedere che si compia la sua volontà:
è importante perchè la richiesta è in perfetta sintonia con l’ambiente divino che respira la libertà del Creatore, principio di ogni libertà estesa alle creature.
Non compie realmente la sua volontà chi non sa riflettere su quello che sta facendo e non sa mettere in crisi il suo operare che rischia di essere
la risultante di inconsci desideri di natura egoistica.
Analizzate una qualsiasi vostra azione e alla luce di Dio vi accorgerete quanti elementi mondani vi si frammischiano. Ma non scoraggiatevi: la coscienza della propria inettitudine non deve portare alla disperazione; al contrario dovrà convincervi che senza Dio nulla è possibile nel Regno spirituale.
È lui che dona la vista ai ciechi e vi farà capire, se lo volete, la retta via da intraprendere. Ma dovete chiedere il compimento della sua volontà.
Quanti hanno perduto la cosiddetta “fede” perchè il Signore non ha compiuto la loro volontà! Volontà egoistica, accomodante, borghese. Il punto di vista umano è assai limitato, nonostante la grandezza di ogni persona fatta ad immagine e somiglianza divine. Non può conoscere l’effetto di una propria azione nel tempo e nello spazio. Uno crede di compiere una buona azione, ma non può essere totalmente cosciente delle sue reali conseguenze positive o negative. Certo, ogni atto di puro amore non andrà mai perduto perchè il Signore lo farà servire al compimento del Regno, dove tutti i salvati vivranno in perfetta sintonia tra di loro nello Spirito.
È per questo che dovete imparare a pregare come Egli ha insegnato :…sia fatta la tua volontà… Egli realmente sa quale è il vostro bene in vista del Regno dei Cieli,…come in cielo cosi in terra…la terra è subordinata al Cielo e tutte le cose che avvengono in terra dovranno essere finalizzate al Regno dei Cieli.
Nella preghiera spesso chiedete male e non ottenete perchè non siete in sintonia con lo Spirito. Ogni miracolo, guarigione e prodigio che Cristo ha
compiuto sulla terra è sempre orientato al Regno dei Cieli: in questo modo
Egli poteva risanare l’uomo integrale, corpo anima e spirito. Tuttora continua a risanare chi glielo chiede con fede, perchè Dio vuole che ogni uomo
si salvi. E la salvezza completa dell’uomo non consiste soltanto nella guarigione fisica, ma anche e soprattutto in quella spirituale. Egli permette che
tante infermità rimangano perchè è proprio tramite esse che potrà salvare integralmente la persona che accetta attivamente e positivamente quello
stato. Se voi sapeste il valore della sofferenza non chiedereste altro: nel dolore trovereste la beatitudine, perchè l’uomo di Dio rimane sempre radicato
nel Padre in qualsiasi situazione si trovi, ed è proprio in quel modo che lo glorifica. Non abbiate timore nell’accettare il calice che vi viene proposto,
per quanto doloroso sia: esso vi procurerà una gloria eterna, dovete credere in ciò che vi dico. Quello che conta è il vostro centro interiore che, se ben radicato in Dio, non potrà mai essere disgregato da nessuno.
Non temete quelli che uccidono il corpo ma non hanno alcun potere sul vostro centro interiore: temete invece coloro che hanno il potere di distruggere la
vostra interiorità, che riescono a calpestarla e vi tolgono la capacità di amare.
Gli esseri umani vivono per raffinare questa capacità e se essa viene meno ad opera degli empi l’uomo intero si perderà. Abbandonatevi completamente
a Dio e tutto si risolverà nella gioia della vostra pienezza…
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Ciascun battezzato, essendo tempio dello Spirito Santo, costituisce la dimora della SS.Trinità, perché là dove c’è una sola persona divina, ci sono anche le altre due.
Le persone divine in noi dialogano amorosamente tra loro e si interessano di noi personalmente.

Esse constatano i nostri progressi spirituali. Ai loro occhi ognuno di noi è davvero unico ed irripetibile. Non smettono mai di amarci nonostante i nostri fallimenti ed i momenti di indifferenza, ma vengono in noi glorificate ogni volta che scegliamo di corrispondere al loro amore nella preghiera e nelle opere buone.

Esultano quando prendiamo consapevolezza delle nostre fragilità e quando chiediamo umilmente perdono, perché vedono il nostro progresso interiore, anche se non ce ne accorgiamo.

Ognuno di noi è amato dal Dio Trinitario infinitamente di più di ciò che pensiamo, perché essendo sue creature speciali, siamo realmente “capaci di Dio”, come sostiene il catechismo.

Ecco perché “pregare è amare e lasciarsi amare da Dio” (Sant’Agostino)

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Tendenzialmente si cerca di dialogare spontaneamente con Dio, convinti che come Padre Celeste ci ascolta sempre amorosamente.

Chiediamogli spesso perdono delle nostre mancanze e lodiamolo per le sue meraviglie e per le numerosissime grazie da Lui ricevute, iniziando dall’esistenza e dal suo concreto aiuto ogni giorno.

Cominciamo la giornata ringraziandoLo per la notte e per il nuovo giorno. Poi prima di addormentarci chiediamo sempre la Sua protezione e quella dei Santi, tra i quali prima di tutto Maria Vergine. Preghiamo spesso l’Angelo di Dio e l’Ave Maria.

È molto importante il Padre nostro che si trova anche recitando il Santo Rosario.

Durante la giornata troviamo dei momenti di adorazione spontanea: camminando, meditiamo sulle sue meraviglie. Preghiamo per tutti i nostri cari, per gli amici, per i parenti, per gli ammalati, per i defunti, per i peccatori per gli atei, per i sacerdoti e la Chiesa e per la nostra parrocchia.

Chiediamo spesso l’aiuto dello Spirito Santo affinchè ci illumini in tutte le situazioni. Il pomeriggio (verso le 15.00) chi può reciti la coroncina della Divina Misericordia insegnata da Gesù a Santa Faustina Kowalska, in modo da meditare sulla passione e morte di nostro Signore Gesù.

Con essa si ottengono grandi grazie. Ogni mattina, chi riesce, offra per tutti la Santa Messa, partecipando personalmente. È cosa buona anche recitare le Lodi attraverso il sito della liturgia delle ore. Preghiamo anche quando leggiamo la Sacra Scrittura e qualche lettura spirituale.

Quando viaggiamo o camminiamo in campagna o in città ripetiamo spesso il “Gloria” che ci aiuta a considerare la grandezza di Dio ed il suo Creato. Non perdiamo mai la fiducia in Dio-Padre perché più ci sentiamo peccatori e più dovremmo pregare, dopo aver chiesto perdono attraverso l’Atto di Dolore o qualche breve giaculatoria e proponendo di migliorare. Per questo chiediamo al Signore di aiutarci a vivere secondo la sua volontà, convinti della sua infinita Misericordia. Giova più alla serenità interiore pensare alla grandezza Misericordiosa del Padre abbandonandoci a Lui, che fissarci sulla nostra fragilità umana, perché Gesù è venuto per i peccatori e non per i giusti.

 

 

“Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. ” (Salvatore Quasimodo)

 

PERCHÉ IN FONDO SIAMO TUTTI SOLI

 

Perché ti lamenti del fatto che non interessi a nessuno? Perché dovresti interessare?

Cambia qualcosa in te se qualcuno ti prende in considerazione come vorresti?

Comunque, anche se ti dovessi circondare di ogni specie di persone, tu rimani sempre “solo” proprio perché sei un individuo che cerca il senso dell’esistenza.

Tutt’al più potresti cercarlo insieme a pochi altri (la maggior parte degli uomini, infatti, rifugge da questo grattacapo troppo impegnativo ed angosciante), ma questi pochi non hanno il tuo stesso modo di percepire e vedere la vita perché ognuno è se stesso.

Tu hai il tuo modo di essere e la tua irripetibile visione del mondo acquisita dalla tua unica esperienza. Anche se tu volessi condividere qualcosa del tuo vissuto con qualcuno, lo puoi comunicare solo con qualche gesto o qualche parola, ma nessuno potrà vedere e percepire all’identico tuo modo l’intero tuo essere.

Questa constatazione, però, non ti deve spaventare: tu puoi farne un autentico tesoro: invece di perdere tempo a desiderare che qualcuno ti consideri, continua ad indagare nella tua mente per cercare di capire chi sei tu e chi sono gli altri.

Scoprirai con sorpresa che in ogni persona che incontri c’è qualcosa del tuo mondo interiore, per cui ciò che ti sembra intimo è meno intimo di quello che credi e che in ogni persona c’è il precipitato dell’intero universo.

La vera comunicazione si trova solo nella pura trascendenza dove tutti saranno in Uno pur rimanendo se stessi.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Osserva i monti e le foreste: ti piacerebbe parlare con il loro Creatore?

Osserva l’immenso mare: ti piacerebbe conversare con il suo Creatore?

Osserva l’enorme numero di stelle del cielo: ti piacerebbe dialogare con il loro Creatore?

Osserva ogni vegetale ed animale: ti piacerebbe parlare con il loro Creatore?

Osserva te stesso ed ogni persona, meraviglie del Creato: ti piacerebbe conversare col suo Creatore ?

Ebbene, nella Santa Eucaristia, ed in particolar modo nella Santa Comunione, succede molto di più: Gesù Cristo, mediante il quale fu fatto tutto ciò che esiste nei cieli e sulla terra, entra in te per trasformarti in Lui divinizzandoti!

 

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RICONOSCIMENTO LETTERARIO INTERNAZIONALE:

 

 

COPIONE TEATRALE:

http://www.mondocrea.it/dialogo-con-la-morte-copione-teatrale/

 

 

(DIALOGO IMMAGINARIO TRA LA MORTE E IL MORITURO INCOSCIENTE)

 

PRIMO TESTO ORIGINALE:

(M. = la morte, I. = Interlocutore, il morituro)

M. E’ l’ora. sono venuta a prenderti.

I. Chi sei? Io non vedo nulla. Queste parole non le odo con le orecchie, è un udito interiore… come mai? Chi sei?

M. Non importa la mia identità. Non sono identificabile. Mi chiamano la morte, ma nessuna sa chi o cosa realmente sono.

I. Aspetta, aspetta! ho molte cose da fare ancora.

M. Lascia stare, non hanno importanza! Io sono venuta proprio a relativizzare ogni cosa che pensi, che desideri e che fai.

I. Ma se non le faccio io, nessuno le farà.

M. Non fare questioni con me. Io devo semplicemente compiere il mio dovere.
Io sono necessaria, lo capirai dopo.

I. Perché adesso?

M. E perché dopo?

I. Perché così ho il tempo di prepararmi.

M. Prepararti in che senso?

I. Faccio l’esame di coscienza, metto a posto alcune cose irrisolte, chiedo perdono alle persone che ho ferito con il mio comportamento e le mie parole, frequento i Sacramenti.

M. E perché non l’hai fatto prima?

I. Non mi aspettavo una tua visita così repentina.

M. Ma tu lo sapevi che io sarei potuta venire all’improvviso, come un ladro…

I. Sì, ho sempre convissuto con il pensiero di una tua venuta anche improvvisa. Ma in fondo al cuore ho spesso proiettato in avanti il tuo momento. La sera, piuttosto, mi sono spesso addormentato sul tuo fianco…

M. Ecco..ti sei addormentato. Ma lo sai che tu hai quasi sempre vissuto da addormentato? Io vengo a raccogliere l’essenziale, ma in te trovo molte fronde inutili..

I. Hai ragione. Lascia che sfrondi tutto e poi vieni a prendermi.

M. Perché non hai sfrondato prima? Io ti ho lasciato tutto questo tempo per raccogliere i frutti di tutto questo sfrondamento…

I. Ma avevo tante cose a cui pensare…

M. Sii sincero. Tu sai bene chi sono… Tutti coloro che mi hanno incontrato mi hanno riconosciuta come la paladina della verità.

I. Sì, è vero, mi sono perso in mille frivolezze, a volte sono mi sono lasciato andare nei piaceri della vita, ho ricercato qualche forma di potere… Ma, alla fine ti ho pensato spesso!

M. Pensare non significa vivere in pienezza. Se il pensiero non si traduce in azione, ha poco valore. Quando arrivo verrà raccolto quello che hai operato, non ciò che hai pensato. Il tuo pensiero è come la corda tesa dell’arco, ma se non miri giusto il bersaglio, lo sforzo si disperderà nel nulla.
Ora tu hai teso la corda, abbandonala…

I. Dopo tanti anni di lotte e tribolazioni tu mi chiedi di abbandonarmi?

M. Sì, perché ritroverai te stesso proprio in quell’abbandono.

I. Ma che senso ha vivere per poi lasciarci andare nell’abbandono?

M. La vita è questa: nell’abbandono sarai un osservatore più attento. Ogni attimo dell’esistenza è una continua alternanza tra me e la vita. Tu non te ne eri mai accorto, ma io sono sempre stata presente in te, sono un po’ come il propellente della vita.

I. Ora perché mi vuoi prendere definitivamente? Perché sei così determinata?

M. Ogni istante della tua vita ha preparato questo. E’ la tua ora, non puoi sfuggire. Come non puoi fare a meno di respirare, non puoi assolutamente fare a meno di morire. Morire è solo l’ultimo atto che sintetizza le miliardi di morti che hanno sostenuto la tua vita. Questo avresti dovuto saperlo.

I. Diventi sempre più incomprensibile. Tu ora vuoi prendermi. Ma cosa prendi se il mio io si dissolve?

M. L’io che ti sei costruito in modo fittizio si dissolve. Mi porto via proprio quello. Le tue illusioni, ciò che hai accumulato materialmente e mentalmente.
Porto via da te ogni forma di orgoglio, ogni brama di successo, le tue passioni terrene, tutto ciò che non è rivestito di immortalità.

I. Cioè… tutto ciò che non ti resiste?

M. In un certo senso, sì. Ma non sono abituata a discutere…. Vengo, prendo e scompaio nel nulla per poi riapparire in altri elementi vitali. Ritorno in qualsiasi momento in cui c’è un palpito di vita. La vita non può fare a meno di me.

I. Ma quando ti sei presa tutto ciò che tu chiami illusorio, cosa rimane di me?

M. L’essenziale

I. Che cos’è l’essenziale?

M. Ciò che io non posso fagocitare.

I. Il nulla? L’essere?

M. Ciò che chiami nulla è la mia essenza. Ma anche la tua. Resta l’immortale.

I. Ti prego… essenziale…immortale… cerca di essere più chiara!

M. Ma allora non hai capito? Il nulla viene assorbito dal nulla, mentre ciò che “è” permane in eterno. In te c’è un principio immortale che io non posso confiscare. Il nulla non può agire sull’essere. Tu sei te stesso nel momento in cui emerge il principio di immortalità che ti fa simile al Dio immortale.
Se tieni desto in te questo principio io non ho alcun potere su di te, ma solo su ciò che supporta il tuo essere terreno, cioè su tutti gli elementi transeunti che sono soggetti al mutamento nel tempo e nello spazio.

I. Ma allora tu, non esisti!

M. Esiste il nulla? Ti rovescio la domanda: non esiste ciò che è? Tu concepisci il nulla come assenza di una presenza. E’ un luogo comune. La tua logica ragiona per contraddizione: è o non è. Va a fondo e ti accorgerai della tua superficialità.

I. Da quando in qua la morte genera la filosofia?

M. Da sempre. Sono proprio io che spingo gli uomini ad interrogarsi sul senso dell’esistenza. Sono io il propulsore della ricerca, del progresso, della scienza, del pensiero, della vita stessa. Persino dell’amore.

I. Dell’amore? Tutte quelle persone che anelano a te persino con il suicidio?

M. Non essere superficiale. Anche il suicidio può essere un’ultima protesta di chi reclama la vita. Il suicida mi carpisce con violenza. Spera di poter porre fine al proprio disagio. Non vivendo autenticamente vorrebbe annullarsi tramite me.
Anche questa è un’illusione. Io non sono un’anestetico, la panacea per i vostri mali. Io agisco, ma non posso essere rappresentata da una mente umana. Tu stesso mi percepisci nella coscienza, ma non puoi vedermi o toccarmi. Non ho colore o sapore. Nel momento stesso in cui agisco scatta la vita…svanisco.

I. Ma allora non ti devo temere: tu vieni, ma non ci sei. Non può agire colui che non c’è.

M. Io agisco nella vita. Come già ho cercato di farti capire la vita e la morte sono talmente intrecciate che non puoi separarle. La distinzione che la tua mente fa è puramente logica e razionale.
In realtà sono solo un intervallo, una fessura, un vuoto incolmabile tra due fasi di vita.

I. Allora sei inconsistente…

M.Sono inconsistente ma necessaria come il tuo respiro. Quando passi dall’inspirazione all’espirazione c’è un istante di cui non ti accorgi, un nulla che prepara l’atto successivo. Così tra un battito cardiaco e l’altro, oppure tra la sistole e la diastole…
Io agisco ovunque nel mondo materiale, nella dimensione spazio-temporale. I miei effetti cessano quando il tuo essere trascende questa dimensione.

I. Allora non ci sarà più il divenire?

M. Dio non è divenire, E’ e basta. L’anima immortale, a somiglianza del Creatore, non potrà divenire perchè &e
grave; quella che si unirà al corpo risuscitato, anch’esso non permeato dal divenire.

I. Quindi tu ci sei perché strettamente correlata al divenire?

M. Io sono solo un’idea, non ho consistenza, te l’ho già detto. Ora che ti parlo agisco nella tua coscienza. Sei tu che mi stai dando oggettività, ma non ho essenza perché albergo nel nulla. Per ciò che diviene sono negli intervalli tra uno stato e l’altro di ogni essenza. Ma non sono esistenza. Tu sai che le essenze sono immerse nell’esistenza, ma concettualmente esistenza ed essenza differiscono.

I. Questo è un passaggio molto oscuro che vorrei capire!

M. Vedo che la filosofia ti attira, nonostante io sia qui pronta per te. Comunque voglio farti un esempio che è molto conosciuto in oriente. Le onde non sono il mare, eppure è il mare che le genera e senza di lui non sussistono. Tu vedi, però, che ogni onda diviene, corre, spumeggia e si dissolve sulla superficie o sulla riva. L’onda non è il mare, fa parte di esso, ma non ha consistenza nel tempo essendo in continuo divenire. Una volta comparsa, muta e sparisce come tutte le altre. Le essenze sono come l’onda, l’esistenza è il mare, fondamento di ogni essenza.

I. Perché conosci tutte queste cose?

M. E’ proprio dal mio nulla che io posso osservare tutto ciò che è vita. Se fossi qualcosa il mio sguardo sarebbe molto più limitato.

I. Ciò significa, allora, che noi possiamo osservare meglio il mondo se ci avviciniamo al nulla?

M. In un certo senso… La tua coscienza è tale perché qualsiasi operazione compia deve negarsi per distinguersi dall’oggetto che prende in considerazione.
Se vuoi percepire quell’armadio non puoi essere armadio, ma devi porti sempre al di fuori. Nella tua mente qualsiasi punto di vista è fuori dall’oggetto.
Ma questi sono ragionamenti che appartengono alla logica umana che opera nella dimensione spazio-temporale. La realtà è ben diversa…

I. Quindi sei sempre stata presente nella mia coscienza?

M. La coscienza è un continuo tentativo di soggettivazione. Neghi l’oggetto per affermare il tuo punto di vista. Io centro nella negazione. Non ti accorgi che per attivare la tua coscienza devi continuamente morire? Più muori e più diventi consapevole.

I. Vuoi dire, allora, che sei necessaria per la mia vita?

M. Indispensabile. Dal momento del tuo concepimento tutto è sotto il mio potere. Tu ti evolvi dopo aver negato l’aspetto precedente. Prendi coscienza quando fai morire lo stato di coscienza precedente. Nella tua dimensione spazio temporale nulla è statico o fisso, tutto si muove e dietro questo movimento ci sono io. Termino il mio mandato quando sarai nella tua pienezza. Allora non avrà senso alcuna evoluzione come la intendi ora. La vita mi avrà completamente sconfitta. Sono un’amica ritenuta nemica.

I. Ma se le cose stanno così perché la gran parte di noi uomini ti teme ?

M. Perché riflettete poco sul vero scopo della vita presente.
Mi si teme quando c’è estrema insicurezza su tutto, quando si ha paura di perdere ciò che si è accumulato. Ma ciò che accumulate è un’illusione. Qualsiasi tipo di accumulazione è vana. Accumulate per espandere il vostro io, inconsapevoli, invece che lo restringete. Accumulate denaro per garantirvi il futuro, accumulate cultura e prestigio per sentirvi superiori agli altri, accumulate ideologie perché pensate che sostengano il vostro io e le vostre vane tradizioni. Arrivo io e vi rendete subito conto di quanto tempo avete sprecato.

I. Qual è il tempo terreno più utile?

M. Il contrario di quello che ti ho detto sull’accumulazione. Il vivere il presente in modo consapevole, senza false proiezioni, nella continua percezione che ogni cosa proviene dall’Assoluto a cui tutto devi riferire. Vivere, insomma, nella pienezza con distacco.

I. Mi sono sempre sforzato, pur nei fallimenti, di osservare me e il mondo con un certo distacco..

M. I tuoi sforzi verranno considerati. Ma chi vive nella pienezza non fa alcuno sforzo, perché esso assorbe molte energie. Accetta certe situazioni inevitabili, ma osserva il mondo con gli occhi di un bimbo. Accetta me e mi ritiene amica perché è cosciente della mia presenza attiva nella vita terrena. Agisce con vera compassione e nel suo distacco ama il prossimo come se stesso in Dio.

I. Se è così… allora non sono ancora pronto!

M. Sono venuta a prenderti in virtù del distacco che ti avevo accennato: devi accettare anche questo evento. Pochissimi sono coloro che sono pronti ad accogliermi. La maggior parte degli uomini avrebbero voluto procrastinare questo momento a causa dei loro attaccamenti terreni. Ma anche l’ultimo momento potrebbe essere determinante, per quello spesso vengo all’improvviso.

I. Vuoi dire che ognuno di noi anche all’ultimo momento potrebbe raggiungere il distacco che non è riuscito ad attuare in una vita terrena?

M. Tu muori come sei vissuto, non illuderti. Ma se Dio ti concede il totale abbandono tra le sue braccia, confidando nella sua infinita misericordia, in un solo momento puoi raggiungere il distacco perfetto, consapevole che è stata tutta un’illusione. Nella vita terrena hai spesso desiderato questo distacco, quindi l’opzione fondamentale era nella direzione giusta.
Nel momento in cui ti prendo definitivamente non ho più alcun potere su di te.

I. Mio Dio! Prendimi… ti offro tutti i miei attaccamenti, le mie fragilità, il mio nulla…

M. Non ti dico addio perché tu andrai a Dio ed io svanirò nel nulla da dove provengo. Non potremo davvero rivederci più. Ora vivrai autenticamente e non avrai più paura di nulla. Non te ne accorgerai nemmeno, è come una piccola puntura di spillo.

I. Mio Dio, perdonami… nelle tue mani rimetto il mio spirito.

Pier Angelo Piai

 

 

 

p. Albino Candido. “Diario di un pellegrino carnico”  (p.50 – 5 marzo 1974)

SCRIVE SULLA MORTE:

 

“La neve è al cm 90. Il boato e il tonfo delle slavine danno sussulti. È divertente.
Le strade sono semibloccate Sento il piacere di essere separato dal resto del mondo, anche con gli ostacoli che bloccano il traffico e perfino il passo. È un piacere infantile, fanciullesco, cosa faremmo se veramente fossimo tagliati fuori per lungo tempo dal resto del mondo? Aspetteremmo la morte? Perché non l’attendiamo anche con le strade piene di traffico e con le comunicazioni efficientissime? Passa forse per le strade la morte? Hai ragione, passa anche per le strade, senza averne bisogno affatto. Che è il resto del mondo? Anch’io sono resto del mondo per colui che vive altrove. Ma di preciso com’è che pensiamo alla morte soltanto quando succede qualcosa nelle cose? Non dico che ci si pensi soltanto in quei dati momenti, in quelle precise circostanze, ma ci si pensa più seriamente, come se la morte venisse con preavvisi. Mentre è qui, qui, qui, che ci porta via a bocconi. E ne abbiamo paura sebbene sia la nostra esistenza. La fiamma della candela rischiara, illumina, riscalda nel cerchio fin dove può il suo esistenziale calore, ma mentre fa tutto questo consuma la candela, e la candela si consuma e la fiamma va verso la fine e ad un certo momento finisce con la candela consumata. Ecco qui la meditazione di questa sera senza luce a Culzei. Quello che conta in fine è che candela e fiammella siano nelle mani del Signore e che la candela si consumi tra le Sue dita e la fiammella rifletta, all’ultimo guizzo sul Suo volto, l’amore che essa ha diffuso e suscitato intorno a Lui. La morte la portiamo dentro, viene dal di dentro, non chissà da dove e chissà quando. È una situazione di attesa della vita piena.”

(p. Albino Candido. Diario di un pellegrino carnico p.50 5 marzo 1974)

 

RICONOSCIMENTO LETTERARIO :

 

QUESTO IL CORTOMETRAGGIO REALIZZATO DALLA “RUGGIERO FILM PRODUCTION” (col sostegno della Regione Lazio):

 

 

 

 

 

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VIDEO AMATORIALE DELL’AUTORE DEL BRANO PIER ANGELO PIAI, realizzato anni fa..

 

 

 

REALIZZAZIONE DEL NUOVO CORTOMETRAGGIO SUL MIO TESTO “DIALOGO CON LA MORTE”

PRIMI CONTATTI

 

Facebook: primi contatti

21 aprile 2020

da Gennaro Ruggiero

Buongiorno, sono un piccolo produttore indipendente, “RUGGIERO FILM PRODUCTION”.

Ti volevo chiedere se posso fare un cortometraggio con mia moglie l’attrice Angelica Loredana Anton, sul  tuo “Dialogo con la morte”?

Lo gireremo a casa nostra, a causa del Covid 19 e lo mandiamo ai festival, chiaramente  scrivendo nei titoli “Scritto da Pier Angelo Piai” e, nel caso di vincite, sei partecipe con noi ai festival.

Ne daremo anche ampia risonanza mediatica su molti giornali online e agenzie di stampa. Io solo ne gestisco 6 e mia moglie 2.

Puoi sapere di me scrivendo Gennaro Ruggiero Produttore su google, e Angelica Loredana Anton semplicemente su google per sapere di Angelica. Grazie attendo tue autorizzazione.

p.s. mi è piaciuto molto il dialogo, l’ho visto su mondocrea.it

 

8 maggio 2020

Buonasera… pare che  dal 25 p.v. riusciamo a lavorare nel nostro settore e facciamo subito il corto sul dialogo con la morte.

Mia moglie attrice e scrittrice, Angelica Loredana Anton, che gestisce un paio di concorsi letterari ha detto che le piace tanto e che vorrebbe inserirlo in gara tra i mini racconti.

Le ho detto che può perché Pier Angelo mi ha dato piena disponibilità.

Io dico che vince l’attestato di merito o primo posto o gold.

Spero ti faccia piacere. Un caro saluto e a presto.

 

 

Venerdì 5 giugno 2020

da Gianluca Magni, attore e regista

Buona sera Pier Angelo, abbiamo da poco finito di girare il suo dialogo, da cui abbiamo tratto un cortometraggio.

Le debbo fare i complimenti per l’intensità che è riuscito a dare con i suoi dialoghi.

Ho curaro la regia oltre che l’attore del corto.

Con stima, Gianluca Magni

 

Si parte. DIALOGO CON LA MORTE.

 

In action sul set del cortometraggi DIALOGO CON LA MORTE, interpretato da me e Angelica Loredana Anton, diretto da me e coadiuvato da Valerio Matteu, prodotto da Ruggiero Film Production e LCTV

 

 

 

Ciak si gira. “Dialogo con la morte” con Gianluca Magni Angelica Loredana Anton. Dir. Fotografia Valerio Matteu sceneggiatura Gennaro Ruggiero regia Gianluca Magni. Tratto dall’opera omonima di Pier Angelo Piai

Angelica Più Gennaro Angelica Loredana Anton

 

 

 

RECENSIONE DELLO SCRITTORE MAURIZIO BASSO
Il cortometraggio “Dialogo con la morte”che ho seguito molto attentamente, mi ha riallacciato alla figura del regista svedese Igmar Bergman. È stato molto efficace l’attore protagonista, Gianluca Magni, che con maestria é riuscito a calarsi nel personaggio. Ottima la scenografia che rispecchia il continuo richiamo all’essenzialità della Morte. Il contesto ambientale, genialmente indovinato, è molto attinente alla complessa tematica affrontata. È geniale anche il gioco delle luci e delle ombre, che rimarca la differenza tra l’essere ed il nulla, tra ciò che è è ciò che in realtà non è.
Per quanto riguarda l’interpretazione della morte, (la quale in realtà non ha un volto, come si evince dalla scultura che la rappresenta nella Basilica di San Pietro) mi è sembrata molto significativa per la sua valenza simbolica.
Una mia osservazione: “In una frazione di tempo, come un lampo, s’accende la coscienza; in questa dimensione spazio-temporale l’ironia della morte”
“Nel silenzio tu sei libero, poiché nel silenzio c’è un modo di udire l’altra voce che da te si distacca”
“La morte è quel neo nel seno della vita; nulla più di quell’oscuro punto, spaventa l’uomo.
Maurizio Basso, scrittore
Pubblicata su Corriere della Nazione:

https://ilcorrieredellanazione.wordpress.com/2020/07/27/la-recensione-di-maurizio-basso-al-cortometraggio-della-ruggiero-film-production-dialogo-con-la-morte/?fbclid=IwAR0iMKiXgUTmp83GOCNMt5JPzBaArGBv6odAyPcVGm119oPEHhc8wA3wJ74

 

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua