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Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.  

Dal libro del Qoèlet Qo 3,1-11  

 

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.

Un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per demolire e un tempo per costruire.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e un tempo per buttar via.

Un tempo per strappare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.

Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?  

Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine.

 

 

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“Dio ha creato il mondo con una grande varietà di fiori di tutti colori.
Ogni fiore ha la sua bellezza, che è unica.

Anche ognuno di noi è bello agli occhi di Dio, e Lui ci vuol bene.
Questo ci fa sentire il bisogno di dire a Dio: grazie! Grazie per il dono della vita, per tutte le creature!”

(papa Francesco)

 

Se non non riusciamo ad accettarci per quello che siamo, Dio invece, ci accetta con gioia perché ci ama in quanto opera delle sue mani e per Lui siamo creature speciali, uniche ed irripetibili.

Dio non guarda l’apparenza, come guardiamo spesso noi. Egli guarda il cuore delle persone.

Non giudichiamo mai gli altri solo dall’apparenza, perché spesso ci inganniamo: Dio solo sa cosa c’è dentro di noi e sa quello che potremo diventare con il suo aiuto, se abbiamo fiducia in Lui.

 

 

 

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Fb 13 settembre 2020

p. Ermes Ronchi

 

Matteo 18,21-35

Il peso d’oro nel dolore del re

C’è un modo regale di stare nel mondo, un modo divino che risiede nella larghezza del cuore: sa perdonare chi è più grande e più forte.

Gesù lo spiega con la parabola dei due debitori.

Il primo doveva una cifra iperbolica al suo signore, qualcosa come un bilancio di stato, un debito insolvibile. E il re ne sentì compassione. Un re che non è un campione del diritto, ma modello di pietà: sente come suo il dolore del servo.

Dolore che pesa più dell’oro.

In opposizione a quello regale ecco il cuore servile: appena uscito, quel servo (del denaro) trovò un altro uomo.

Appena uscito, appena visto quanto sia grande un cuore di re, con la fretta del tutto e subito, preso il suo compagno per il collo lo strangolava… Ridammi i miei dieci euro! Lui, perdonato di milioni.

Il servo non è ingiusto, è senza pietà. È onesto e al tempo stesso malvagio. Quanto è facile essere giusti e insensibili, onesti e spietati. Perché non basta essere giusti per essere uomini, giustizia e diritto da soli non faranno nuovo il mondo. Anzi, l’estrema giustizia, ridammi tutti i miei dieci euro, è la massima offesa all’uomo: lo strangolava…

Così anche per noi. Bravissimi a calare sul piatto i nostri diritti, abilissimi prestigiatori nel far scomparire i nostri doveri.

Gesù propone l’illogica pietà: non dovevi anche tu avere pietà di lui, come io ne ho avuta di te?

Perché avere pietà e in aggiunta perdonare?

Per immettere il suo divino disordine nell’equilibrio apparente del mondo. Perché niente vale quanto una vita, compresa la nostra. E allora occorre una dismisura, occorre imparare un eccesso di pietà.

Mentre l’uomo pensa per equivalenza, Dio pensa per eccedenza, e sull’eterna illusione dell’equilibrio tra dare e avere, fa prevalere l’umile grazia che nasce dalla compassione.

Questo è il mistero del perdonare: fare ciò che Dio fa, a sua immagine.

E’ il perdono di cuore. Difficilissimo. Comporta un atto di fede, non d’intelligenza. Verso l’uomo, e verso me stesso. Un atto di speranza e non di spontaneità, che guarda al domani e non a ieri.

Come fa Dio con me: mi perdona come colui che non ha tempo per il passato, lui deve sospingere avanti. Un liberatore che sprona, che lancia, che fa salpare ancora e di nuovo verso albe intatte. Lui è vento nelle vele, un supplemento d’energia, e perdona sospingendo verso il pieno fiorire, verso il futuro che non sai.

Perdonare significa – secondo l’etimologia del greco aphíemi – lasciare andare, liberare, troncare tentacoli e corde che annodano malignamente in una reciprocità di debiti, in un labirinto di legami.

Bellissimo questo stupore dell’illogico perdono, fino a settanta volte sette. Dio che mi assolve, che libera il futuro, non come uno smemorato che dimentica il male, ma con la casta follia della croce che si prende gioco della logica umana e anche delle mie morti quotidiane. Perché lui è l’Innamorato che vede già primavere dentro i miei inverni.

 

AVVENIRE

Matteo 18,21-35

«Non fino a sette, ma fino a settanta volte sette», sempre: l’unica misura del perdono è perdonare senza misura. Gesù non alza l’asticella della morale, porta la bella notizia che l’amore di Dio non ha misura.

E lo racconta con la parabola dei due debitori. Il primo doveva una cifra iperbolica al suo signore «allora, gettatosi a terra, lo supplicava…»

Il debito, ai tempi di Gesù, era una cosa durissima, chi non riusciva a pagare diventava schiavo per sempre.

Quando noi preghiamo: rimetti i nostri debiti, stiamo chiedendo: donaci la libertà, lasciaci per oggi e per domani tutta la libertà di volare, di amare, di generare.

Ma il servo perdonato «appena uscito»: non una settimana, non il giorno dopo, non un’ora dopo, ma «appena uscito», ancora stordito di gioia, appena liberato «preso per il collo il suo collega, lo strangolava gridando: “Dammi i miei centesimi”», lui condonato di milioni!

Nitida viene l’alternativa evangelica: non dovevi anche tu aver pietà ? Siamo posti davanti alla regola morale assoluta: anche tu come me, io come Dio… non orgoglio, ma massima responsabilità. Perché perdonare? Semplice: perché così fa Dio.

Il perdono è scandaloso perché chiede la conversione non a chi ha commesso il male, ma a chi l’ha subito. Quando, di fronte a un’offesa, penso di riscuotere il mio debito con una contro offesa, non faccio altro che alzare il livello del dolore e della violenza. Anziché liberare dal debito, aggiungo una sbarra alla prigione. Penso di curare una ferita ferendo a mia volta. Come se il male potesse essere riparato, cicatrizzato mediante un altro male. Ma allora saranno non più una, ma due ferite a sanguinare. Il vangelo ci ricorda che noi siamo più grandi della storia che ci ha partorito e ferito, che possiamo avere un cuore di re, che siamo grandi quanto “il perdono che strappa dai circoli viziosi, spezza le coazioni a ripetere su altri il male subìto, rompe la catena della colpa e della vendetta, spezza le simmetrie dell’odio” (Hanna Arendt).

Il tempo del perdono è il coraggio dell’anticipo: fallo senza aspettare che tutto si verifichi e sia a posto; è il coraggio degli inizi e delle ripartenze, perché il perdono non libera il passato, libera il futuro.

Poi l’esigenza finale: perdonare di cuore… San Francesco scrive a un guardiano che si lagnava dei suoi frati: farai vedere negli occhi il perdono. Non il perdono a stento, non quello a muso duro, ma quello che esce dagli occhi, dallo sguardo nuovo e buono, che ti cambia il modo di vedere la persona. E diventano occhi che ti custodiscono, dentro i quali ti senti a casa. Il perdonante ha gli occhi di Dio, colui che sa vedere primavere in boccio dentro i miei inverni.

 

 

Scrisse la mistica Luisa Piccarreta:
L’anima meditando su tutte le pene di Gesù, lo corona di Gloria e lo onora come suo re.
Gli riempie la bocca di dolcezza, dandogli il cibo più squisito, qual è la memoria delle Sue stesse opere e schiodandolo dalla Croce lo fa risorgere nel suo cuore.
Gesù le dà la ricompensa ogni qualvolta che lo fa, una nuova vita di Grazia, sicché essa è il suo cibo e Gesù si fa cibo continuo per lei
(Luisa Piccarreta Vol VII, 9 novembre 1906).
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Gesù ad un’anima privilegiata: “Poco importa dove sei e cosa fai: Io sono sempre con te. Ma se non ne sei intimamente conscio, puoi attraversare la vita come un cieco, ignaro delle meraviglie e delle bellezze che ti circondano, brancolando nel buio alla ricerca del tuo sentiero.

Quando sei davvero consapevole, hai occhi per vedere ed orecchie per intendere e tutte le piccole cose della vita acquistano un nuovo e più profondo significato.

Non dai nulla per scontato, ma vedi uno scopo ed un piano dietro a tutto cio che accade nella tua vita, e trovi gioia ed elevazione autentiche in tutto cio che ti succede.

Vedi le cose con gli occhi dello Spirito, comprendi le cose che davvero contano nella vita e l’esistenza trabocca di gioia e di felicità.

Cominci a renderti conto che nulla di ciò che avviene è casuale, riconosci ovunque la mia mano e il tuo cuore è ricolmo d’amore e di gratitudine”.

 

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Gesù a suor Faustina Kowalska:

 

«Figlia Mia, voglio istruirti sulla lotta spirituale. Non confidare mai in te stessa, ma affidati completamente alla Mia volontà.

Nell’abbandono, nelle tenebre e nei dubbi di ogni genere ricorri a Me ed al tuo direttore spirituale, che ti risponderà sempre a Mio nome.

Non metterti a discutere con nessuna tentazione, chiuditi subito nel Mio Cuore ed alla prima occasione rivelala al confessore. Metti l’amor proprio all’ultimo posto, in modo che non contamini le tue azioni.

Sopporta te stessa con molta pazienza. Non trascurare le mortificazioni interiori. Giustifica sempre dentro di te l’opinione dei superiori e dei confessore. Allontanati dai mormoratori come dalla peste.

Lascia che gli altri si comportino come vogliono, tu comportati come voglio Io da te.

Osserva la regola nella maniera più fedele. Dopo aver ricevuto un dispiacere, pensa a che cosa potresti fare di buono per la persona che ti ha procurato quella sofferenza. Evita la dissipazione. Taci quando vieni rimproverata.

Non domandare il parere di tutti, ma quello del tuo direttore spirituale; con lui sii sincera e semplice come una bambina.

Non scoraggiarti per l’ingratitudine. Non indagare con curiosità sulle strade attraverso le quali ti conduco.

Quando la noia e lo sconforto bussano al tuo cuore, fuggi da te Stessa e nasconditi nel Mio Cuore. Non aver paura della lotta; il solo coraggio spesso spaventa le tentazioni che non osano assalirci.

Combatti sempre con la profonda convinzione che Io sono accanto a te. Non lasciarti guidare dal sentimento poiché esso non sempre è in tuo potere, ma tutto il merito sta nella volontà.

Sii sempre sottomessa ai superiori anche nelle più piccole cose. Non t’illudo con la pace e le consolazioni; preparati a grandi battaglie.

Sappi che attualmente sei sulla scena dove vieni osservata dalla terra e da tutto il cielo; lotta come un valoroso combattente, in modo che Io possa concederti il premio.

Non aver troppa paura, poiché non sei sola ».

VI° Quaderno – Parte 2

 

 

 

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Dio, con una sola parola avresti potuto salvare migliaia di mondi. Un solo sospiro di Gesù avrebbe soddisfatto la Tua giustizia.

Ma Tu, o Gesù, hai affrontato per noi una Passione tanto tremenda, unicamente per amore.

La giustizia del Padre Tuo sarebbe stata appagata da un Tuo unico sospiro e tutto il Tuo annientamento è opera esclusivamente della Tua Misericordia e di un inconcepibile amore.

Tu, o Signore, mentre partivi da questa terra, hai voluto restare con noi ed hai lasciato Te stesso nel sacramento dell’altare e ci hai spalancato la Tua Misericordia.

Non c’è miseria che Ti possa esaurire. Hai chiamato tutti a questa sorgente d’amore, a questa fonte della divina pietà.

È lì la sede della Tua Misericordia, lì la medicina per le nostre infermità. Verso Te, viva sorgente di Misericordia, tendono tutte le anime: alcune come cervi assetati del Tuo amore, altre per lavare le ferite dei loro peccati, altre ancora per attingere forza per affrontare i disagi della vita.

Quando spirasti sulla croce nello stesso istante ci hai donato la vita eterna. Permettendo che squarciassero il Tuo sacratissimo fianco, ci hai aperto la sorgente inesauribile della Tua Misericordia, ci hai dato quello che avevi di più prezioso, cioè il Sangue e l’Acqua del Tuo Cuore. Ecco l’onnipotenza della Tua Misericordia, dalla quale giunge a noi ogni grazia.

Sii adorato, o Dio, nell’opera della Tua Misericordia, sii benedetto da tutti i cuori fedeli Sui quali si posa il Tuo sguardo E nei quali c’è la Tua vita immortale. O mio Gesù, Misericordia! La Tua santa vita sulla terra è stata dolorosa, e terminasti la Tua opera con un supplizio atroce, sospeso e disteso sull’albero della croce.

E tutto questo per amore delle nostre anime. Per un amore inconcepibile Ti lasciasti squarciare il Sacratissimo fianco e sgorgarono dal Tuo Cuore torrenti di Sangue ed Acqua. Lì c’è la viva sorgente della Tua Misericordia, lì le anime trovano conforto e refrigerio.

Nel Santissimo Sacramento ci lasciasti la Tua Misericordia, il Tuo amore ha provveduto in modo che, affrontando la vita, le sofferenze e le fatiche, non dubitassimo mai della Tua bontà e Misericordia.

Se sulla mia anima gravassero anche tutte le miserie del mondo, non dobbiamo dubitare nemmeno un istante, ma confidare nella potenza della Misericordia poiché Dio accoglie sempre benevolmente un’anima pentita.

O ineffabile Misericordia del Signore, Fonte di pietà e di ogni dolcezza! Sii fiduciosa, sii fiduciosa, o anima, anche se sei macchiata dalla colpa. Poiché se ti avvicini a Dio, non proverai amarezza.

Poiché Egli è la viva fiamma di un grande amore, Quando ci avviciniamo sinceramente a Lui, Scompaiono le nostre miserie, i peccati e le malvagità. Egli pareggia i nostri debiti, se ci affidiamo a Lui.

 

 

 

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Gesù a Santa Faustina Kowalska (dal Diario – 6° quaderno – parte 2°)

«Scrivi: sono tre volte santo ed ho orrore del più piccolo peccato. Non posso amare un’anima macchiata dal peccato, ma quando si pente, la Mia generosità non ha limiti verso di lei. La Mia Misericordia l’abbraccia e la perdona.

Con la Mia Misericordia inseguo i peccatori su tutte le loro strade ed il Mio Cuore gioisce quando essi ritornano da Me. Dimentico le amarezze con le quali hanno abbeverato il Mio Cuore e sono lieto per il loro ritorno.

Dì ai peccatori che nessuno sfuggirà alle Mie mani. Se fuggono davanti al Mio Cuore misericordioso, cadranno nelle mani della Mia giustizia.

Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del battito del loro cuore per sapere quando batterà per Me.

Scrivi che parlo loro con i rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i fulmini; parlo con la voce della Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie, comincio ad adirarMi contro di essi, abbandonandoli a se stessi e dò loro quello che desiderano»

6° quaderno  parte 2°

 

 

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Se ascoltiamo attentamente i Vangeli, Gesù, l’Uomo-Dio più saggio della storia, durante la sua vita è stato molto perseguitato dai sapienti del tempo: scribi, farisei, sacerdoti ecc: invidiavano la sua sapienza e la temevano. Cercavano di screditarlo in tutti i modi sostenendo che era un falso messia, un imbonitore, un bestemmiatore, un ignorante presuntuoso, ribadendo le sue umilissime origini. “Il figlio del falegname” chi credeva di essere?

Lo ritenevano un pericolo per la società ebraica e per loro stessi, i quali appartenevano ad una casta intoccabile, secondo loro detentrice della verità. Gesù, presentandosi umile e povero, seguito da folle che gli chiedevano miracoli, dava fastidio al potere locale, così pure le sue pubbliche accuse rivolte contro il loro ipocrito atteggiamento.

Ma Gesù non si perdeva d’animo e continuava imperterrito la missione del Padre. I suoi seguaci devono essere umili di cuore come Lui, pieni di fiducia verso il Padre. L’umiltà è la via più sicura per la progressiva divinizzazione di ogni uomo.

 

 

 

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Chi prega con fede e devozione, convinto che il Signore lo ascolti, non si sente solo ed il suo cuore pulsa nell’Amore fervente verso Dio ed il prossimo. Anche se gli anni della vita terrena avanzano inesorabili ed il declino psico-fisico è inevitabile a causa della normale perdita neuronale, la preghiera del cuore può contribuire a mitigare un po’ questo processo riduttivo per alcuni motivi:

1) L’anima influenza la psiche e siccome la preghiera del cuore richiede anche una certa creatività personale, ciò è a vantaggio anche del cervello che, insieme ad altri espedienti, come letture o esercizi di logica, si tiene in continuo allenamento, allontanando la probabilità di demenza senile.

2) La preghiera del cuore arreca serenità interiore e ciò non è poco per il cervello, il quale ne beneficia, perché diminuisce lo stress e le cellule neuronali compiono meglio le loro funzioni

3) La preghiera del cuore stimola la memoria perché con essa presentiamo al Signore anche le varie necessità personali, quelle dei famigliari, quelle degli amici e quelle del prossimo. E questo è anche un buon motivo per allenare la mente facendo riaffiorare ricordi, volti, situazioni ecc.

4) La preghiera del cuore più efficace è quella del ringraziamento: con essa riconosciamo tutti i benefici ricevuti durante la nostra vita e le grazie che il Signore ci concede continuamente. Un cuore ricolmo di riconoscenza, mantiene attiva l’anima e la mente a beneficio anche del cervello.

 

 

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Quando vediamo un bimbo accudito da sua madre è difficile trattenere il senso di tenerezza che sgorga in noi.

Dio-Padre é molto più tenero di ciò che pensiamo…

Non angustiamoci troppo: esponiamo al Signore qualsiasi problema che ci assilla nella convinzione che ci sta realmente ascoltando con infinito Amore paterno.

Parliamogli confidenzialmente, consapevoli della nostra fragilitá. In questo modo lo onoriamo ed Egli si commuove teneramente, molto di più di quello che fa un padre terreno con il suo figlioletto, perché ai suoi occhi noi siamo come piccolissimi bambini che balbettano.

Fiducia ed umiltá toccano direttamente il Cuore di Dio-Padre e presto ci esaudirá…

 

 

 

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Siamo qui davanti a Te, o Signore, nascosto nel pane e nel vino, da Te trasformati, con la forza dello Spirito Santo, in tuo Corpo e tuo Sangue.

Ti rendiamo grazie di questa tua presenza, fatta speranza per le nostre città e per i nostri paesi, perché ritroviamo la gioia di camminare uniti e solidali. Cambia la nostra vita in uno stile di amore, vinci le nostre paure e trasforma il destino in progetto.

Fa’ di noi un solo popolo, radunato dalla tua mano di pastore, allontana le divisioni, abbatti i muri e fa’ crescere i ponti della gioia.

Fa’ che mangiando l’unico pane dell’altare, diveniamo un solo corpo in Te, spezzando in fraternità e letizia anche il pane sulle nostre tavole.

Benedici i nostri bambini, dà forza e lavoro ai giovani, serenità alle nostre case, conforto ai malati e agli anziani.

Al mondo intero dona giustizia e pace, pace per tutti, specie per chi viene da lontano, ci sia un cuore e una comunità che accoglie e condivide.

O Gesù, Pastore buono, dacci il gusto di una vita piena, che ci faccia camminare su questa terra come pellegrini, verso il traguardo della mensa celeste, dove tutti riuniti potremo cantare in eterno la tua lode.

Amen.

 

(di Mons. Bregantini)

 

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Dio ci dona infiniti segni della sua presenza, è “retto” anche chi lo riconosce, ma non è retto chi rifiuta la Verità per principio ed ostinatamente, nonostante molte evidenze.

Anche se uno dovesse mantenere comportamenti corretti con il prossimo (bisognerebbe conoscere le reali intenzioni di questa correttezza!), ha il dovere di dare la dovuta lode al Dio Creatore e Signore.

Comunque, Dio è il vero giudice e nessuno di noi può permettersi di giudicare il prossimo.

Se effettivamente uno accoglie gli altri con cuore sincero, ma non riesce a credere in Dio, nonostante lo desidererebbe, il Signore considererà tutto (“Ciò che fate agli altri l’avete fatto a me) e quindi potrebbe accogliere anche lui tra le sue braccia.

 

LA REGINA DELLA PACE RACCOMANDA VIVAMENTE LA FREQUENZA ALL’EUCARISTIA

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 maggio 2018

 

“Cari figli, mio Figlio, che è luce d’amore, tutto ciò che ha fatto e fa, l’ha fatto e lo fa per amore. Così anche voi, figli miei, quando vivete nell’amore, amate il vostro prossimo e fate la volontà di mio Figlio. Apostoli del mio amore, fatevi piccoli! Aprite i vostri cuori puri a mio Figlio, affinché egli possa operare attraverso di voi. Con l’aiuto della fede, riempitevi d’amore.

 

 

Però, figli miei, non dimenticate che è l’EUCARISTIA il cuore della fede: essa è mio Figlio che vi nutre col suo Corpo e vi fortifica col suo Sangue. Essa è il prodigio dell’amore: mio Figlio che viene sempre di nuovo vivente per vivificare le anime. Figli miei, vivendo nell’amore, voi fate la volontà di mio Figlio ed egli vive in voi.

 

 

Figli miei, il mio desiderio materno è che lo amiate sempre più, poiché egli vi chiama col suo amore. Vi dona l’amore, in modo che voi lo diffondiate a tutti attorno a voi. Per mezzo del suo amore, come Madre sono con voi per dirvi parole d’amore e di speranza, per dirvi parole eterne e vittoriose sul tempo e sulla morte, per invitarvi ad essere miei apostoli d’amore. Vi ringrazio!”.

 

 

 

 

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Gesù a Santa Faustina:

Il Signore mi disse: «Figlia mia, scrivi.

Tutte le anime che adoreranno la Mia misericordia e ne diffonderanno il culto, esortando gli altri alla fiducia in essa, non avranno paura nell’ora della morte; la Mia misericordia sarà la loro difesa in quell’estrema lotta.

Per le anime che avranno paura, scrivi: Quando l’anima vedrà la gravità dei suoi peccati ed ai suoi occhi si svelerà tutto l’abisso della miseria in cui è caduta, non disperi, ma si getti con fiducia tra le braccia della Mia misericordia come un bambino farebbe con la madre perché sa ch’essa lo ama. Tali anime hanno un diritto di priorità sopra il Mio cuore.

Fa sapere che nessuna, dopo aver invocato la Mia misericordia, fu delusa.

La Mia predilezione va alle anime che s’affidano alla Mia bontà senza por limiti».

 

dal Diario di Suor Faustina

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 AGOSTO 2019

 

 

“Cari figli, grande è l’amore di mio Figlio! Se conosceste la grandezza del suo amore, non smettereste di adorarlo e ringraziarlo.

Lui è sempre vivo con voi nell’Eucaristia, poiché l’Eucaristia è il suo Cuore. L’Eucaristia è il cuore della fede.

Egli non vi ha mai abbandonato: anche quando voi avete cercato di allontanarvi da lui, egli non si è allontanato da voi. Perciò il mio Cuore materno è felice quando vede che, colmi d’amore, ritornate a lui; quando io vedo che andate a lui sulla via della riconciliazione, dell’amore e della speranza.

Il mio Cuore materno sa che, quando vi incamminate sulla via della fede, siete dei virgulti, dei germogli; ma, con la preghiera e il digiuno, sarete dei frutti, il mio fiore, gli apostoli del mio amore.

Sarete portatori di luce e, con l’amore e la speranza, illuminerete tutti attorno a voi. Figli miei, come Madre vi prego: pregate, riflettete, meditate.

Tutto ciò che vi accade di bello, di doloroso, di lieto e di santo fa sì che cresciate spiritualmente, che mio Figlio cresca in voi. Figli miei, abbandonatevi a lui, credete a lui, confidate nel suo amore: sia lui a guidarvi!

L’Eucaristia sia il luogo in cui nutrite le vostre anime, per poi diffondere l’amore e la verità, testimoniare mio Figlio.

Vi ringrazio!”.

 

 

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É sbagliato pensare che Dio si disinteressi di noi. Può una vera madre dimenticarsi del proprio figlio?

Il Padre Celeste, invece, é sempre in ascolto con vero amore di ogni sua creatura scrutandone i pensieri e cercando con tenerezza ogni suo piccolo gesto di riconoscenza.

Non sempre ci dona subito le grazie che gli chiediamo, perché Egli sa infinitamente meglio di noi quali giovano alla nostra salute spirituale.

Dio si compiace molto quando continuiamo ad aver fiducia in Lui, nonostante sembra che non ci ascolti sempre.

Se il nostro cuore ci rimprovera qualche cosa, ricorriamo subito a Lui tramite suo Figlio Gesù, ed Egli ci accoglie commosso e ci guida verso la luce…

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Dio è Amore. Quando ami, in un certo senso, vedi Dio in azione.

Tutta la Creazione è una manifestazione del suo Amore. La tua stessa esistenza è frutto del suo amore e tu puoi vedere Dio in te, che sei un suo prodigio, ed in ogni persona perché tutti siamo fatti a sua immagine e somiglianza.

Per poterLo vedere con gli occhi interiori bisogna purificare la nostra mente e la nostra anima ed il Regno dei Cieli è già in mezzo a noi. Ecco perché è necessario recitare il Padre nostro con il cuore: “Venga il tuo Regno”.

Se siamo docili alla sua volontà Egli si fa sentire perché è davvero in mezzo a noi…

 

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XIX domenica anno C. 11 agosto 2019

di p. Ermes Rochi

Benvenuti. Siamo arrivati qui ciascuno con le nostre anfore vuote, per metterle sotto la fontana che è il Signore, che siano riempite di luce, di coraggio, di cuore.

 

 

Omelia

L’idea-forza, l’idea ispiratrice del mondo nuovo come Gesù lo vuole è nel verbo servire, è nel coraggio di prendersi cura. Non possiamo neppure cominciare a parlare di etica senza un sentimento di cura.

Il nome nuovo della civiltà è servizio, espresso oggi nelle parabole sui servi.

Nella notte aspettano il padrone. Restare svegli fino all’alba, con le vesti già strette ai fianchi, con le lampade sempre accese, è “un di più” che ha il potere di incantare il padrone al suo arrivo.

Non lo fanno per paura, non per dovere, la loro è come l’attesa nella notte di quei genitori insonni finché i loro ragazzi sono fuori il sabato notte, a una festa, in ansia fino a che non li sentono rientrare in casa.

Come l’attesa dell’amata nel Cantico dei Cantici: io dormo, ma il mio cuore veglia (5,2).

Se alla fine della notte lo troverà sveglioSe lo troverà…, se. La fedeltà del servo non è ovvia, un fatto dovuto. Il padrone non sa, non se l’aspetta e trovare all’alba chi lo accoglie è per Dio una sorpresa e una gioia, uno stupore. Dove mi sembra che risuoni la voce di un Signore felice: questi miei figli, capaci ancora di stupirmi! Con un di più, un eccesso, una veglia fino all’alba, un vaso di profumo, un perdono di tutto cuore, due spiccioli nel tesoro del tempio, l’abbraccio al più piccolo.

E allora scatta in lui una risposta gioiosa, eccessiva, liberante: li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E’ il capovolgimento dell’idea di padrone: il punto commovente, sublime di questo racconto, il momento straordinario, quando accade l’impensabile: il signore si mette a fare il servo! Dio viene e si pone a servizio del benessere dei suoi, e i servi sono signori. E il Signore è servo.

Gesù ribadisce, perché si imprima bene, l’atteggiamento sorprendente del padrone: si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. È l’immagine clamorosa, che solo Gesù ha osato, di Dio nostro servitore; quel Dio capovolto, che lui ha rivelato e incarnato nell’ultima sera, cingendo un asciugamano, prendendo fra le sue mani i piedi dei discepoli, facendo suo il ruolo proprio dello schiavo o della donna.

Non il padrone dei padroni, non il re dei re o il signore dei signori, non il dio degli dei, Lui è il servitore di ogni vita, di tutta la vita.

 

Le tre piccole parabole di oggi sono ambientate nella notte, immagine della fatica, della nostra cronaca aggrovigliata, di tutte le paure che escono dal buio dell’anima; simbolo dell’attesa della luce.

È nella notte che spesso capiamo che cosa è essenziale. È nel lungo silenzio che sentiamo crescere e arrampicarsi in noi le cose importanti della vita. Nella notte diventiamo credenti. Nella notte, quando le forze mancano e la fatica è troppa. Quando ci sembra di non farcela più e la disperazione fa pressione alle porte del cuore, quando Dio è lontano, allora mantenere accese le lucerne. Accese nonostante. Accese comunque.

Vale molto di più accendere una lampada nella notte che imprecare contro il buio.

Hai molte lampade, accendile tutte (S. Ambrogio). Le molte lampade non sono le idee degli opinionisti famosi, non le trovo negli articoli del mio giornale preferito, o sul TG della sera.

Lampada ai miei passi e la sua parola, sono i richiami del Signore sparpagliati nella bibbia, nell’intimo della coscienza, negli eventi della storia, nelle creature, nel gemito e nel giubilo del creato.

Gemito del mondo. La più grave malattia di oggi è la cardiosclerosi, l’indurimento del cuore, l’indifferenza. Il cuore duro è quella malattia che aveva il potere di rendere triste Gesù, di farlo perfino arrabbiare: e girando lo sguardo attorno, adirato per la durezza del loro cuore disse all’uomo: stendi la mano, guarisci!

 

Per tre volte Gesù ribadisce una beatitudine: beati, benedetti quei servi. La fortuna del servo, la sua benedizione non deriva dalla forza di volontà per restare sveglio, non è frutto della sua bravura.

La nostra fortuna, di noi servi inaffidabili, consiste nel fatto di avere un padrone come questo, pieno di fiducia in noi, che non nutre sospetti, cuore luminoso, che ti affida la casa, le chiavi, le persone. Nessuno ha un Dio come il nostro!

Il miracolo è un Dio che ha fede, fiducia nell’uomo.

La fiducia del mio Signore mi conquista, mi commuove, ad essa rispondo. Io crederò in lui, perché lui crede in me.

Sarà il Signore che io servirò perché è l’unico che si è fatto mio servitore.

 

Dov’è il tuo tesoro, lì c’è intero il tuo cuore. Parole consolanti. E qual è il mio tesoro se non il cumulo delle mie speranze, e le persone per cui trepido e gioisco e soffro? Vero tesoro sono sempre le persone e mai le cose. Un tesoro di persone e di speranze è il motore della vita.

Il nostro cuore vive soltanto se gli offriamo tesori da sperare, da cercare. Altrimenti non vive.

La nostra vita è viva e sveglia se abbiamo coltivato tesori di passione per il bene possibile, per un sorriso possibile, per l’amore possibile, per un mondo migliore possibile.

La nostra vita è viva quando sappiamo prenderci cura di qualcuno, dei piccoli e dei loro sogni, di me e del mondo.

Della vita, di tutta la vita, contro la morte, ogni tipo di morte.

Tu ti incarichi della gioia di altri e Dio si incarica della tua gioia.

 

Preghiera alla comunione

Donaci un cuore attento che sa cogliere la tua fiducia in noi.

E alla fine della notte, vieni, Signore,

pastore delle costellazioni e pastore del cuore,

vieni con lo splendore dell’incontro vero.

Vieni con quella forza d’amore che ti fa essere servo.

Vieni, come esultanza di ogni figlio.

E sarai Tu il tesoro dove è posto il nostro cuore,

tesoro che nulla consuma,

oro che brilla anche nel luogo più oscuro,

come una colonna di fuoco, come una lucerna accesa,

come un cuore amante. Amen.

 

 

Camminiamo verso Colui che ha nome Amore, pastore di costellazioni e pastore dei cuori, che ci metterà a tavola e passerà a servirci, con tutta la gioia di un Padre sorpreso dall’amore di questi suoi figli, questo piccolo gregge, coraggioso e mai arreso piccolo gregge, che veglia sui tesori di Dio, che veglia fino alle porte della luce.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando in una stanza buia entra un raggio di sole, si vede pullulare un intenso pulviscolo che prima non potevamo vedere alla luce del giorno normale.

Così per la nostra interioritá : un raggio di verità divina ci fa comprendere quante cose interferivano con la nostra serenità: preoccupazioni, attaccamenti, vizi, distorsioni, pregiudizi, orgoglio, invidia ecc.

Ed é allora che capiamo in profondità quanto poco e male sappiamo amare.Ma non disperiamoci: é un’ottima occasione per rifugiarci nel Cuore Misericordioso di Gesú, il quale disse: “Venite a me voi tutti che siete stanchi ed affaticati, ed io vi ristoreró”.

Egli non ci ama perché siamo buoni, ma perché siamo sue creature che si fidano di Lui….

 

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Offriamo a Gesù ogni nostra sofferenza fisica, psichica e spirituale in unione con le sue, per la salvezza della nostra anima e di quella delle altre sulla via della perdizione.

Egli ha sofferto tremendamente sulla croce senza un po’ di sollievo, preso in giro da moltissimi, anche da molti suoi ex seguaci ed è stato abbandonato pure dagli apostoli, fuorché da Giovanni.

Il Signore Gesù Cristo, Colui mediante il quale tutto è stato creato, sulla croce non ha nemmeno implorato di aver pietà di Lui, ha solo perdonato e chiesto da bere.

Dolori acuti di ogni tipo, spasmi atroci, sete, angoscia e solitudine…ha provato tutto ciò che umanamente sembra impossibile. Pareva “schiacciato” dall’intero cosmo in rivolta, ma Lui con la sua dignitosa morte, ha riscattato tutto e tutti.

Come non si può amare Gesù Cristo con tutto il cuore? Un modo per ricambiare questo suo immenso amore è offrirgli le nostre sofferenze…

 

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 AGOSTO 2019

 

“Cari figli, grande è l’amore di mio Figlio! Se conosceste la grandezza del suo amore, non smettereste di adorarlo e ringraziarlo.

Lui è sempre vivo con voi nell’Eucaristia, poiché l’Eucaristia è il suo Cuore. L’Eucaristia è il cuore della fede.

Egli non vi ha mai abbandonato: anche quando voi avete cercato di allontanarvi da lui, egli non si è allontanato da voi.

Perciò il mio Cuore materno è felice quando vede che, colmi d’amore, ritornate a lui; quando io vedo che andate a lui sulla via della riconciliazione, dell’amore e della speranza.

Il mio Cuore materno sa che, quando vi incamminate sulla via della fede, siete dei virgulti, dei germogli; ma, con la preghiera e il digiuno, sarete dei frutti, il mio fiore, gli apostoli del mio amore.

Sarete portatori di luce e, con l’amore e la speranza, illuminerete tutti attorno a voi. Figli miei, come Madre vi prego: pregate, riflettete, meditate. Tutto ciò che vi accade di bello, di doloroso, di lieto e di santo fa sì che cresciate spiritualmente, che mio Figlio cresca in voi.

Figli miei, abbandonatevi a lui, credete a lui, confidate nel suo amore: sia lui a guidarvi! L’Eucaristia sia il luogo in cui nutrite le vostre anime, per poi diffondere l’amore e la verità, testimoniare mio Figlio.

Vi ringrazio!”.

 

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Non angosciarti troppo per la tua estrema fragilità che ti induce spesso al peccato.

Il Signore ti conosce in profondità, molto più di quello che tu pensi, e permette questa tua fragilità affinché tu non venga sopraffatto dall’orgoglio.

Pentiti sempre sinceramente, confessati spesso ma proponi di non voler ricadere nelle varie occasioni di peccato.

Comunque non disperare mai della tua salvezza eterna perché il Signore è giusto ma anche infinitamente misericordioso: Egli si commuove nel vedere il tuo cuore affranto. Egli sa che non vorresti mai offenderlo per odio contro di Lui e capisce la tua fragilità.

A San Paolo che si lamentava della sua “spina nella carne” disse: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta nella debolezza (“Cor. 12,9)

Al Signore piace un cuore umile, anche se fragile, ma detesta i superbi.

Sii fiducioso ed il piano di Dio su di te si realizzerà: getterà alle sue spalle tutti i tuoi peccati, asciugherà le tue lacrime di pentimento e ti abbraccerà con gioia per l’Eternità.

 

 

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Quando ci predisponiamo in atteggiamento di preghiera ci mettiamo davanti al Padre, il quale ha creato tutto ciò che esiste. Non è necessario fare chissà quali sforzi di fantasia.

Può esserci un mutuo silenzio attivo, perché Dio conosce già ciò che gli vogliamo dire e ciò di cui abbiamo bisogno.

L’unico sforzo, si può paradossalmente dire, è quello di non fare ulteriori sforzi di immaginazione. Non serve immaginare chissacché per pensare a Dio. Egli non ha la forma che crediamo, anche se lo contempliamo attraverso le sue meravigliose opere.

Anche un momento di stupore per qualsiasi cosa esistente, il quale richiami in noi il Creatore, è una forma di preghiera.

Quando nel nostro cammino orante riusciamo ad essere consapevoli che il Padre è sempre in noi, allora riposiamo in Lui ed entriamo in uno stato di preghiera più intimo, nel quale può sussistere un perfetto silenzio od un colloquio famigliare. Questo dipende dai momenti e dalle varie situazioni in cui ci troviamo.

Allora la preghiera diventa una continua e prolifica forma di intimità che sgorga da un cuore riconoscente consapevole dei numerosi benefici che sta ricevendo dal Padre.

 

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Da solo, con le sole tue forze, è impossibile che tu possa conoscere bene te stesso.

Siccome Dio ti conosce infinitamente meglio di come tu conosci te stesso, solo alla sua luce tu puoi vedere ciò che c’è realmente nel tuo mondo interiore. Puoi fare migliaia di esercizi di auto-conoscenza, ma se non hai il coraggio di conoscerti nella verità, non ti gioveranno molto.

Dio è la Verità, pertanto in Lui non potrai ingannarti. Se invochi lo Spirito Santo, Egli ti dona il discernimento che potrà illuminare la tua oscura interiorità. Scoprirai cose che non avresti mai sospettato, ma nello Spirito sarai contento di averle fatte emergere perché esse limano il tuo orgoglio e ti preparano ad esercitarti nelle virtù.

Prenderai consapevolezza anche delle radici del male che ti agitano interiormente, ma questo non deve affliggerti, ma considerala una grande grazia che ti spinge a chiedere a Dio il perdono per la vera conversione del cuore.

Un cuore affranto ed umiliato Tu, o Dio, non disprezzi.

 

 

 

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Se comprendessimo davvero quanto Gesù ci ama!

Non ci lasceremmo più sopraffare da ogni forma di depressione e non avremmo più tanta paura dei pericoli, perché sappiamo che Egli continua a sostenerci con infinito amore.

Accetteremmo tutto quello che ci capita, consapevoli che nulla succede se Lui non lo permette, offrendo le sofferenze al suo Sacratissimo Cuore.

Vedremmo l’Universo intero con uno sguardo sempre nuovo, perché tutto è stato creato per mezzo di Lui ed in vista di Lui!

Ci confesseremmo più spesso con sincero pentimento per le nostre colpe, sicuri di essere perdonati e lavati dal suo sangue.

Frequenteremmo sempre l’Eucaristia, il suo più grande dono, come un anticipo di Paradiso sulla terra: in essa lo riceviamo in corpo, sangue, anima e divinità.

Non avremmo più paura della morte perché saremmo consapevoli che Egli ci attende per portarci con sé in Paradiso.

 

 

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Signore, a te è piaciuto prendere per sempre con te questo mio caro e tu lo sai bene quanto stia soffrendo per la sua mancanza. Ma ti offro questa tremenda sofferenza per la sua salvezza eterna e per la mia vera conversione.

Sono convinto, comunque, che nel tuo misterioso piano, nulla è casuale, perché nessuno muore per se stesso.

Questo mio caro ci ha solo preceduto perché prima o poi chiamerai ognuno di noi a condividere la tua gloria per l’Eternità.

Credo nella Risurrezione e credo fermamente che un giorno potrò riabbracciare questo caro nell’altra dimensione, dove regna la luce, la vera pace e l’Amore.

Signore ti ringrazio di cuore per questo mio caro che mi hai messo accanto quando era in questa vita terrena, per tutto l’affetto ed il bene che gli ho dato e che ho ricevuto da lui.

Fa’ che possa godere del riposo eterno nel tuo infinito Amore.

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Ascensione del Signore – Anno C – 2019

Una «forza di gravità» che spinge verso l’alto

Vangelo – (Luca 24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo (…)

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Ascensione è la navigazione del cuore, che ti conduce dalla chiusura in te all’amore che abbraccia l’universo (Benedetto XVI). A questa navigazione del cuore Gesù chiama gli undici, un gruppetto di uomini impauriti e confusi, un nucleo di donne coraggiose e fedeli. Li spinge a pensare in grande, a guardare lontano, ad essere il racconto di Dio “a tutti i popoli”.

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Nel momento dell’addio Gesù allarga le braccia sui discepoli, li raccoglie e li stringe a sé, prima di inviarli.

Ascensione è un atto di enorme fiducia di Gesù in quegli uomini e in quelle donne che lo hanno seguito per tre anni, che non hanno capito molto, ma che lo hanno molto amato: affida alla loro fragilità il mondo e il vangelo e li benedice.

È il suo gesto definitivo, l’ultima immagine che ci resta di Gesù, una benedizione senza parole che da Betania raggiunge ogni discepolo, a vegliare sul mondo, sospesa per sempre tra cielo e terra.

Mentre li benediceva si staccò da loro e veniva portato su, in cielo.

Gesù non è andato lontano o in alto, in qualche angolo remoto del cosmo. È asceso nel profondo delle cose, nell’intimo del creato e delle creature, e da dentro preme come benedizione, forza ascensionale verso più luminosa vita. Non esiste nel mondo solo la forza di gravità verso il basso, ma anche una forza di gravità verso l’alto, che ci fa eretti, che fa verticali gli alberi, i fiori, la fiamma, che solleva l’acqua delle maree e la lava dei vulcani. Come una nostalgia di cielo.

Con l’ascensione Gesù è asceso nel profondo delle creature, inizia una navigazione nel cuore dell’universo, il mondo ne è battezzato, cioè immerso in Dio. Se solo fossi capace di avvertire questo e di goderlo, scoprirei la sua presenza dovunque, camminerei sulla terra come dentro un unico tabernacolo, in un battesimo infinito.

Luca conclude, a sorpresa, il suo vangelo dicendo: i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Dovevano essere tristi piuttosto, finiva una presenza, se ne andava il loro amore, il loro amico, il loro maestro. Ma da quel momento si sentono dentro un amore che abbraccia l’universo, capaci di dare e ricevere amore, e ne sono felici (ho amato ogni cosa con l’addio (Marina Cvetaeva).

Essi vedono in Gesù che l’uomo non finisce con il suo corpo, che la nostra vita è più forte delle sue ferite. Vedono che un altro mondo è possibile, che la realtà non è solo questo che si vede, ma si apre su di un “oltre”; che in ogni patire Dio ha immesso scintille di risurrezione, squarci di luce nel buio, crepe nei muri delle prigioni. Che resta con me “il mio Dio, esperto di evasioni.” (M. Marcolini).

(Letture: Atti 1,1-11; Salmo 46; Ebrei 9,24-28;10.19-23; Luca 24,46-53)

Commenti domenica 2 giugno (VII di Pasqua) – p.Ermes – Ascensione nostalgia del cielo

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Il Signore apre le porte delle nostre prigioni

V Domenica Quaresima – Anno C – aprile 2019

Vangelo – Giovanni 8, 1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». (…) (…)

Una trappola ben congegnata: «che si schieri, il maestro, o contro Dio o contro l’uomo». Gli condussero una donna… e la posero in mezzo. Donna senza nome, che per scribi e farisei non è una persona, è il suo peccato; anzi è una cosa, che si prende, si porta, si mette di qua o di là, dove a loro va bene. Si può anche mettere a morte. Sono funzionari del sacro, diventati fondamentalisti di un Dio terribilmente sbagliato. «Maestro, secondo te, è giusto uccidere…?». Quella donna ha sbagliato, ma la sua uccisione sarebbe ben più grave del peccato che vogliono punire.

Gesù si chinò e scriveva col dito per terra…, mostrando così la strada: invita tutti a chinarsi, a tacere, a mettersi ai piedi non di un codice penale ma del mistero della persona.

«Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei». Gesù butta all’aria tutto il vecchio ordinamento legale con una battuta sola, con parole definitive e così vere che nessuno può ribattere. E se ne andarono tutti.

Allora Gesù si alza, ad altezza del cuore della donna, ad altezza degli occhi, per esserle più vicino; si alza

con tutto il rispetto dovuto a un principe, e la chiama “donna”, come farà con sua madre: Nessuno ti ha condannata? Neanch’io lo faccio. Eccolo il maestro vero, che non s’impalca a giudice, che non condanna e neppure assolve; ma fa un’altra cosa: libera il futuro di quella donna, cambiandole non il passato ma l’avvenire: Va’ e d’ora in poi non peccare più: poche parole che bastano a riaprire la vita.

Il Signore sa sorprendere ancora una volta il nostro cuore fariseo: non chiede alla donna di confessare il peccato, non le chiede di espiarlo, non le domanda neppure se è pentita. È una figlia a rischio della vita, e tanto basta a Colui che è venuto a salvare. E la salvezza è sciogliere le vele (io la vela, Dio il vento): infatti non le domanda da dove viene, ma dove è diretta; non le chiede che cosa ha fatto, ma cosa farà. E si rivolge alla luce profonda di quella creatura, vi intinge la penna come uno scriba sapiente: «Scrivo con una minuscola bilancia come quella dei gioiellieri. Su un piatto depongo l’ombra, sull’altro la luce. Un grammo di luce fa da contrappeso a diversi chili d’ombra…»(Ch Bobin). Le scrive nel cuore la parola “futuro”. Le dice: «Donna, tu sei capace di amare, tu puoi amare bene, amare molto. Questo tu farai…».

Gesù apre le porte delle nostre prigioni, smonta i patiboli su cui spesso trasciniamo noi stessi e gli altri. Lui sa bene che solo uomini e donne perdonati e amati possono disseminare attorno a sé perdono e amore. I due soli doni che non ci faranno più vittime. Che non faranno più vittime né fuori né dentro di noi.

(Letture: Isaia 43, 16-21; Salmo 125; Filippesi 3, 8-14; Giovanni 8, 1-11).

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-signoreapre-le-portedelle-nostreprigioni

Commento al Vangelo domenica 7 aprile – p.Ermes – Il Signore apre le porte delle nostre prigioni

 

 

Dio è Amore, per cui chi vive in Lui con impegno diventa Amore.

I beati che lodano Dio in Paradiso, hanno lo sguardo puro e non nutrono alcun rancore, disprezzo od odio per gli altri. Tutti i salvati ammirano ed amano gli altri in Dio. Per cui è impossibile rimanere in Paradiso se si ha qualche screzio contro qualcuno per i torti subiti durante la vita terrena.

Nell’aldilà si vedrà chiaramente il pentimento sincero di ogni persona ed il desiderio di cambiar vita che aveva durante la vita terrena e ammireremo in essa ciò che Dio ha operato per la sua conversione del cuore.

Capiremo meglio quanta misericordia abbiamo ricevuto dal Signore, per poi poterla riversare sugli altri.

Per questo già in questa dimensione terrena dovremmo perdonare di cuore al prossimo che ci ha fatto dei torti: ognuno ha la possibilità di convertirsi, anche all’ultimo momento.

Nell’aldilà l’armonia perfetta dei salvati richiede l’amore reciproco nel Signore e nessuna ombra potrà inquinarli.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Dio è Amore, per cui chi vive in Lui con impegno diventa Amore. I beati che lodano Dio in Paradiso, hanno lo sguardo puro e non nutrono alcun rancore, disprezzo od odio per gli altri.

Tutti i salvati ammirano ed amano gli altri in Dio. Per cui è impossibile rimanere in Paradiso se si ha qualche screzio contro qualcuno per i torti subiti durante la vita terrena.

Nell’aldilà si vedrà chiaramente il pentimento sincero di ogni persona ed il desiderio di cambiar vita che aveva durante la vita terrena e ammireremo in essa ciò che Dio ha operato per la sua conversione del cuore.

Capiremo meglio quanta misericordia abbiamo ricevuto dal Signore, per poi poterla riversare sugli altri.

Per questo già in questa dimensione terrena dovremmo perdonare di cuore al prossimo che ci ha fatto dei torti: ognuno ha la possibilità di convertirsi, anche all’ultimo momento.

Nell’aldilà l’armonia perfetta dei salvati richiede l’amore reciproco nel Signore e nessuna ombra potrà inquinarli.

 

 

Gesù, luce da luce, sole senza tramonto,

tu rischiari le tenebre nella notte del mondo.

In te, santo Signore, noi cerchiamo il riposo

dall’umana fatica, al termine del giorno.

Se i nostri occhi si chiudono, veglia in te il nostro cuore;

la tua mano protegga coloro che in te sperano.

Difendi, o Salvatore, dalle insidie del male

i figli che hai redenti col tuo sangue prezioso.

A te sia gloria, o Cristo, nato da Maria Vergine,

al Padre ed allo Spirito nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

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Eterno Padre,
ti offro il Sacro Cuore di Gesù con tutto il suo amore,tutte le sue sofferenze, tutti i suoi meriti:

1- per espiare i peccati che ho commesso in questo giorno e durante tutta la mia vita. Gloria la Padre…

2- Per purificare il bene che ho fatto con negligenze in questo giorno
e durante tutta la mia vita. Gloria la Padre…

3- Per supplire alle buone opere che dovevo fare e che ho trascurato
in questo giorno e durante tutta la mia vita. Gloria la Padre…

 

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 MARZO 2019

“Cari figli,vi chiamo apostoli del mio amore. Vi mostro mio Figlio, che è la vera pace ed il vero amore.

Come Madre, mediante la grazia divina, desidero guidarvi a lui. Figli miei, per questo vi invito ad osservare voi stessi partendo da mio Figlio, a guardare a lui col cuore ed a vedere col cuore dove siete voi e dove sta andando la vostra vita.

Figli miei, vi invito a comprendere che vivete grazie a mio Figlio, mediante il suo amore e il suo sacrificio.

Voi chiedete a mio Figlio di essere clemente con voi, ma io invito voi alla misericordia. Gli chiedete di essere buono con voi e di perdonarvi, ma da quanto tempo io prego voi, miei figli, di perdonare ed amare tutti gli uomini che incontrate!

Quando capirete col cuore le mie parole, comprenderete e conoscerete il vero amore, e potrete essere apostoli di quell’amore, miei apostoli, miei cari figli.

Vi ringrazio!”.

 

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Naturalmente il non credere nell’esistenza di Dio sarebbe davvero illogico perché noi esistiamo e facciamo questo tipo di considerazioni proprio perché Egli ci ha creati e ci ha donato l’intelligenza.

Comunque, ammettiamo che un uomo non creda in Dio e sia assolutamente certo che non esista: probabilmente avrebbe un’etica ed una morale diverse. La via dei vizi personali sarebbe più probabile, l’amore verso gli altri potrebbe scemare e l’egoismo imperare.

Coloro che non si comportano male e dicono di non credere in Dio, vivono nel dubbio, perché in loro si cela anche la possibilità che Egli esista davvero.

Non c’è nulla di male se il credente non osa spingersi troppo sulla via del peccato sapendo che Dio, Amore Onnipotente, lo punirebbe per il suo bene, affinché si ravveda, come un padre fa con i suoi figli che ama. L’amore verso Dio ed il prossimo deve sempre crescere in noi e in questa vita terrena è difficile che diventi perfetto.

L’ideale sarebbe che il credente amasse Dio con tutto il cuore, con tutta la sua anima e con tutta la sua mente, indipendentemente dal castigo o dal premio.

Ma questo si può ottenere solo nell’autentica preghiera e con l’aiuto dello Spirito Santo, il quale sa molto bene che il nostro amore è imperfetto…

 

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Il Vangelo a cura di Padre Ermes Ronchi

VII Domenica Tempo ordinario – Anno C – 2019

Il Signore elimina il concetto di nemico

Vangelo – Luca 6, 27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli «A voi che ascoltate, io dico amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro (…).

Gesù ha appena proiettato nel cielo della pianura umana il sogno e la rivolta del Vangelo. Ora pronuncia il primo dei suoi “amate”. Amate i vostri nemici . Lo farai subito, senza aspettare; non per rispondere ma per anticipare; non perché così vanno le cose, ma per cambiarle.

La sapienza umana però contesta Gesù: amare i nemici è impossibile.

E Gesù contesta la sapienza umana: amatevi altrimenti vi distruggerete. Perché la notte non si sconfigge con altra tenebra; l’odio non si batte con altro odio sulle bilance della storia. Gesù vuole eliminare il concetto stesso di nemico. Tutti attorno a noi, tutto dentro di noi dice: fuggi da Caino, allontanalo, rendilo innocuo. Poi viene Gesù e ci sorprende: avvicinatevi ai vostri nemici, e capovolge la paura in custodia amorosa, perché la paura non libera dal male.

E indica otto gradini dell’amore, attraverso l’incalzare di verbi concreti: quattro rivolti a tutti: amate, fate, benedite, pregate; e quattro indirizzati al singolo, a me: offri, non rifiutare, da’, non chiedere indietro.

Amore fattivo quello di Gesù, amore di mani, di tuniche, di prestiti, di verbi concreti, perché amore vero non c’è senza un fare.

Offri l’altra guancia, abbassa le difese, sii disarmato, non incutere paura, mostra che non hai nulla da difendere, neppure te stesso, e l’altro capirà l’assurdo di esserti nemico. Offri l’altra guancia altrimenti a vincere sarà sempre il più forte, il più armato, e violento, e crudele. Fallo, non per passività morbosa, ma prendendo tu l’iniziativa, riallacciando la relazione, facendo tu il primo passo, perdonando, ricominciando, creando fiducia.

«A chi ti strappa la veste non rifiutare neanche la tunica», incalza il maestro, rivolgendosi a chi, magari, non possiede altro che quello. Come a dire: da’ tutto quello che hai. La salvezza viene dal basso! Chi si fa povero salverà il mondo con Gesù (R. Virgili). Via altissima. Il maestro non convoca eroi nel suo Regno, né atleti chiamati a imprese impossibili. E infatti ecco il regalo di questo Vangelo: come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Ciò che desiderate per voi fatelo voi agli altri: prodigiosa contrazione della legge, ultima istanza del comandamento è il tuo desiderio. Il mondo che desideri, costruiscilo. «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo» (Gandhi).

Ciò che desideri per te, ciò che ti tiene in vita e ti fa felice, questo tu darai al tuo compagno di strada, oltre l’eterna illusione del pareggio del dare e dell’avere. È il cammino buono della umana perfezione. Legge che allarga il cuore, misura pigiata, colma e traboccante, che versa gioia nel grembo della vita.

(Letture 1 Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23; Salmo 102; 1 Corinzi 15, 45-49; Luca 6, 27-38).

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-signoreeliminail-concettodi-nemico

Commento al vangelo domenica 24 febbraio – p.Ermes – Il Signore elimina il concetto di nemico

 

Per poter accedere al Paradiso bisogna avere un cuore aperto all’amore per Dio e per il prossimo.

Questo non è semplice perché chi si fida delle sole sue forze rischia di fallire perché senza di Lui non possiamo fare nulla ed ognuno di noi è estremamente fragile.

Durante la vita terrena dobbiamo combattere contro i desideri della carne, contro la mentalità corrente del mondo e contro gli spiriti del male, i quali sono molto potenti e riescono ad ingannare con molti sotterfugi.

Gesù Cristo ci ha lasciato la Chiesa ed i Sacramenti: con la Confessione possiamo essere perdonati dai nostri peccati, con l’Eucaristia riceviamo la forza per poter compiere il cammino di salvezza.

Per poter accedere al Paradiso, quindi, dobbiamo chiedere allo Spirito Santo i vari doni, soprattutto l’umiltà e l’altruismo per operare in famiglia, nella società e nella Chiesa stessa.

Una preghiera efficace, oltre al Padre nostro, all’Ave Maria frequenti, ed alle indulgenze è quella rivolta alla famiglia di Nazareth: Gesù, Giuseppe, Maria vi dono il cuore e l’anima mia, Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima agonia, Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l’anima mia.

 

 

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Signore, tu che hai creato ogni uomo affinché un giorno possa godere in pienezza della tua gloria, non permettere che alcuno si perda eternamente nell’inferno.

Il tuo Amore è infinito e sai bene come salvare ogni anima, ma Tu, nella tua grande Bontà, le lasci il libero arbitrio perché sei rispettoso di ogni scelta umana, pur chiedendone conto. Tantissimi si stanno allontanando da Te, Via, Verità e Vita.

Con le mie umili preghiere ti chiedo affinché trovino la retta via e perché si pentino dei loro peccati e ritornino nella tua grazia.

Mi pento anch’io, Signore, e ti chiedo perdono con estrema fiducia. Salva anche coloro che non hanno più fiducia in te perché scoraggiati dai troppi peccati ed invischiati in molti vizi e così hanno indurito il loro cuore.

Trasforma il loro cuore di pietra in cuore di carne. Te lo chiedo per i meriti di Gesù Cristo, per intercessione di Maria Santissima e di tutti i Santi.

 

 

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TERZA DOMENICA DI AVVENTO – Anno “C”

Sof 3, 14-18 – Fil 4, 4-7 – Lc 3, 10-18

 

Omelia

Riascoltiamo l’ultimo, straordinario, versetto del piccolo profeta Sofonia, nella prima Lettura, che riporta tre azioni di Dio: esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia come nei giorni di festa. Ecco finalmente un Dio felice!

Ogni tre anni, solamente, ritornano queste parole magnifiche e ogni volta provo la stessa emozione:

Dio esulta per te! Esultare è il verbo del corpo rapito nella danza. Nelle parole del profeta, Dio danza di gioia attorno alle sue creature, come Davide davanti all’Arca, come Giovanni nel grembo di Elisabetta, davanti a Maria. Dio danza attorno a te.

E poi: si rallegrerà per te con grida di gioia!

Sofonia intuisce un Dio commosso per la gioia che l’uomo gli dà, che tu gli dai. Racconta un Dio felice, il cui grido di festa percuote gli abissi del cosmo e le pareti strette del cuore.

Mai Dio aveva gridato nella Bibbia. Aveva parlato, sussurrato, era venuto in visioni e sogni; solo qui, solo per amore, la parola si moltiplica in grido. Non per minaccia, solo per amore Dio grida. Un Dio che non lancia avvertimenti, non si lamenta di noi, non rimprovera, come troppo spesso si è predicato o certe apparizioni…; neppure si accontenta di perdonare, e ci sarebbe bastato, fa molto di più, grida a me: tu mi fai felice! Tu uomo, tu donna, sei la mia gioia, la mia festa.

E la terza espressione grande: Ti rinnoverà con il suo amore. L’amore rinnova la vita, l’amore rende giovane il cuore, fa ripartire la vita da là dove si era fermata. Dio semina risurrezioni, da avvio a processi, inizia percorsi. La vita diventa forte e nuova quando si sente amata.

Nessuno prima del piccolo Sofonia aveva intuito la danza dei cieli, nessuno aveva messo in bocca a Dio parole così audaci: tu sei la mia gioia.

Proprio io? Io che pensavo di essere una palla al piede per il Regno di Dio, un freno tirato. Invece il Signore è un Dio felice che chiede a me di essere felice con lui.

 

Segue un vangelo con i piedi per terra, che ci riporta diritto dentro il quotidiano, dopo i voli sul venire di Dio per monti e burroni.

Giovanni: un profeta duro, respingente quasi, che non te le manda a dire.

Va da lui gente che non va al tempio e gli rivolgono tre domande concrete su cosa fare, su come agire. Domande importanti perché il modo con cui trattiamo gli uomini raggiunge Dio, il modo con cui parliamo a Dio raggiunge gli uomini.

Simone Weil scrive “non è da come uno mi parla di Dio, ma da come mi parla della vita che io capisco se una persona ha soggiornato in Dio”.

Non puoi cantare in chiesa gli inni sacri e poi disinteressarti della sorte dell’uomo. Non puoi pregare e non seminare, sulle macerie della storia, sulle asperità e sulle bellezze del vivere, i germi di un infinito amore.

Giovanni risponde con tre leggi per l’agire umano. Semplici, fattibili.

La prima regola: chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto. Una regola d’oro, che da sola basterebbe a cambiare il mondo. Sulla terra c’è tanto pane che a condividerlo basterebbe per tutti.

Prima legge: prenditi cura di qualcuno.

Una regola che sostituisce l’economia dell’accumulo con l’economia del dono, lo shopping con la condivisione. Una nuova legge di mercato, che si riassume così: ciò che io ho, / e tu non hai, / lo condivido con te.

“La conversione passa per le tasche” (Papa Francesco).

Giovanni è esperto di un’economia liberante: ci aiuta a liberarci dai tranelli del consumismo, a scrollarci di dosso tutti quell’alluvione di messaggi che ci vogliono convincere che la nostra felicità è legata al conto in banca, al nuovo modello di cellulare, di auto, di felpa, a una casa più grande e meglio arredata. Ad andare a fare la fila al Nuovo Tosano…Se non hai cose, non vali!

No, un uomo vale quanto vale il suo cuore, diceva Gandhi.

Ripeterselo tutti i giorni: Io non sono le cose che ho.

Io valgo quanto il cuore, quanto le mie relazioni.

Non sta fra le cose il benessere vero. Esso ha due semplici regole: è legato al dono e non può mai essere solitario.

È assurdo che le nazioni ricche non condividano con le più povere…

È assurdo, è ingiusto…

La seconda regola: Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato.

La proposta di Giovanni è così semplice da sembrare raggiungibile: la seconda legge per vivere insieme è una insurrezione di onestà, la rivolta degli onesti: non rubare.

Invece la cupidigia, la bulimia di denaro, ti porta a calpestare gli altri, a metterti in vendita, e inizia la corruzione. Nella classifica delle nazioni più corrotte del mondo c’è da arrossire per l’Italia.

Allora, con Giovanni, semplicemente l’onestà. Ma a partire da me e dalle piccole cose.

Vengono pubblicani e soldati, uomini forti: “e noi che cosa faremo?”

Non crediate che gli uomini forti siano quelli che gridano di più, duri e spregiudicati nell’azione; quelli sono tutti uomini deboli.

Stalin ha avuto bisogno di polizie sempre più organizzate, di avere intorno uomini interamente condizionati dalla sua personalità e dalle sue idee. Così Hitler, così Mussolini: sempre protetti da una schiera di uomini, perché erano dei deboli.

Un uomo grande come Giovanni Battista non ha paura nella vita,

non ha paura di nessuno, perché sa che Dio si trasmette attraverso un atteggiamento di rispetto e di venerazione verso tutti gli uomini, e si trasmette come energia liberatrice dalle ombre della paura che ci invecchiano il cuore.

La terza regola coinvolge tutti quelli hanno ruoli di autorità e di forza, in tutti i campi: non maltrattate e non estorcete niente a nessuno. Non approfittate della posizione per rubare, per sentirvi grandi e umiliare; non abusate della vostra forza per maltrattare, o per far piangere. Non siate violenti. Sempre lo stesso principio: Per essere felice devi accorgerti dell’altro. Giovanni non chiede niente di straordinario, non dice “lascia tutto”, ma cose fattibili: non tenere tutto per te; non essere ladro; non essere violento.

La conclusione: Viene uno più forte di me e vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. È il più forte Gesù, ma non perché si impone e vince, ma perché è l’unico che parla al cuore. E lo segui.

È il più forte perché è l’unico che “battezza nel fuoco”, cioè ha la forza del fuoco, dell’alta temperatura morale che trasforma la vita.

Ha acceso milioni e milioni di vite, le ha accese e rese felici. Questo fa di lui il più forte. E il più amato.

Che cosa dobbiamo fare per essere felici come questo Dio felice?

La risposta ce l’abbiamo sotto gli occhi.

Un puntino, il possibile, lo posso fare io, poi arriverà l’impossibile che spetta a Dio.

 

 

 

Preghiera

Io credo in te, Signore,

Credo in te perché sei un Dio felice

e io per te sono come una festa.

Credo in te perché i profeti ti odono gridare di gioia per me.

E Giovanni ti vede intento a tessere

il tessuto buono del mondo.

Natale è un Dio che tesse fili.

Da quando sei nato tra noi tessi fili,

metti in comunione storie di uomini,

di poveri, di generosi, di profeti.

Credo in te, Signore, perché altro non fai

che eternamente considerare l’uomo, ogni uomo,

più importante di te stesso.

Signore, io sono quell’uomo

e sono un uomo grato. Amen

 

 

Ci descriviamo peggiori di quello che siamo.

 

 

 

 

 

Se comprendessimo veramente a fondo quanto Dio ci ama, non saremmo preoccupati di nulla. Egli è in noi ed accanto a noi: ci osserva ed ascolta con amore e discrezione ed attende da noi anche una piccola attenzione, un riconoscimento, un ringraziamento, ma soprattutto l’abbandono filiale.

Quando una madre tiene il figlioletto tra le sue braccia istintivamente siamo portati alla tenerezza. Dio è molto di più di questa madre: Egli ci tiene tra le sue braccia se sappiamo abbandonarci fiduciosi in Lui.

Se abbiamo coscienza delle nostre fragilità corriamo subito da Lui: Egli ci abbraccia e ci consola perché non vuole che nessuno dei suoi figli perisca.

Non temiamo. Ricorriamo sempre a Lui in qualsiasi circostanza: se siamo preoccupati, ansiosi, affaticati, tiepidi e soprattutto peccatori.

Egli ama infinitamente ogni persona: se crediamo in questo Amore il suo cuore non resiste e si dona a noi sempre di più.

 

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A volte si vorrebbe possedere l’entusiasmo antico per comunicare ciò che pullula nella nostra mente. Ma sembra calata la motivazione.

Eppure essa è dinamica perché il Signore che è in noi non dorme, ma vigila, ci protegge, ci osserva con estremo interesse anche quando noi pensiamo alla nostra nullità, ci sentiamo inutili o dormiamo.

Il “vegliare” probabilmente non consiste solo nell’avere qualche bella idea o elaborare un concetto intelligente. No, esso è molto di più perché coinvolge in modo prioritario il cuore, più che la mente.

Sappiamo di essere amati da Colui che ci ha creati e ci sostiene insieme a tutto l’universo. Cosa vogliamo di più?

Ogni momento dovrebbe essere riferito a Lui, per cui tutto in Lui diventa interessante, anche il nostro stato d’animo che attraversa il deserto della depressione.

A Dio basta il nostro cuore che crede nel suo amore.

 

 

 

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“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.  (Mt 11,28-30)

 

disegni di Perla Paik

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

XXXII Dom. T. O. anno B – 2018

L’amore in perdita, senza calcoli, della vedova povera

Marco 12, 38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Commento di p.Ermes

Il brano è costruito come una contrapposizione tra gli scribi, i teologi ufficiali potenti e temuti, e una donna senza nome, vedova e povera, senza difese e senza parole, che però detta la melodia del vivere, maestra di fede. Donna nel bisogno, e per questo porta di Dio, breccia per il suo intervento. Nella Bibbia, vedove, orfani e stranieri, compongono la triade dei senza difesa. E allora è Dio che interviene prendendo le loro difese, entrando negli interstizi del dolore.

Gesù ha sempre mostrato una predilezione particolare per le donne sole. Al tempio, questa maestra senza parole, che non ha titolo per insegnare, che ha solo la fede e la sapienza del vivere che sa di pane e di lacrime, raccolta tra le pieghe dolenti della vita, scalza dal pulpito i sacerdoti, dalla cattedra i teologi, per una lezione fondamentale: abitare il mondo non secondo il criterio della quantità, ma del cuore.

Venuta una vedova, povera, gettò in offerta due spiccioli. Gesù se n’è accorto, unico; osserva e nota i due centesimi: sono due, è importante notarlo, poteva tenersene uno e dare l’altro. Gesù vede che la donna dà tutto, osserva il suo gesto totale. Allora chiama a sé i discepoli, per un insegnamento non morale ma rivelativo. Accade qualcosa d’importante: Questa povera vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Lo stupore per quel gesto nasce dall’aver intuito un di più, uno scialo, uno sciupìo di cuore, un eccesso che esce dal calcolo e dalla logica.
Lo stupore scombina il circolo della polemica, suggerendo che c’è anche dell’altro da guardare, molto altro oltre le ricche offerte dei ricchi. Lo sguardo di Gesù mette a fuoco i dettagli: il divino si cela in un gesto di donna, l’annuncio si nasconde nel dettaglio di due centesimi. Piccole cose che non annullano il duro scontro in atto, ma indicano la possibilità, la strada di una religione dove non tutto sia calcolo, che suggeriscono una possibilità: si può amare senza misura, amare per primi, amare in perdita, amare senza contraccambio.

Il Vangelo ama l’economia della piccolezza: non è la quantità che conta, ma l’investimento di vita che metti in ciò che fai. Le parole originarie di Marco qui sono bellissime: gettò intera la sua vita. Che risultati concreti portano i due centesimi della vedova? Nessun risultato, nessun effetto per le belle pietre e le grandi costruzioni del tempio. Ma quella donna ha messo in circuito nelle vene del mondo molto cuore e molta vita.
La santità? Piccoli gesti pieni di cuore. Ed è così, perché ogni gesto umano compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio. Ogni atto umano “totale” contiene in sé e consegna qualcosa di divino.

(Letture: 1 Re 17,10-16; Salmo 145; Ebrei 9,24-28; Marco 12, 38-44).

Commento al Vangelo 11 novembre – p.Ermes – L’amore in perdita

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-amore-in-perdita-senza-calcoli-della-vedova-povera

Gesù non bada alla quantità di denaro.

Anzi afferma che l’evidenza della quantità è solo illusione.

Conta

quanto peso di vita c’è dentro,

quanto cuore, quanto di lacrime, di speranza, di fede

è dentro due spiccioli.

(Ermes Ronchi -XXXII Dom. T. O. anno B – 2015)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/gli-spiccioli-della-vedova-e-il-tesoro-in-cielo_20151105

 

 

 

 

“I valori non provengono dalla nostra personale valorizzazione bensì dall’apprezzamento da parte di Dio.

Così succede che le opere meno appariscenti sono in realtà le più feconde.

Ed è di questa zona silenziosa e sepolta di noi stessi che il Signore fa il suo giardino. Vi trova le sementi che Egli utilizza spargendole nel campo dell’umanità; è polline impalpabile che il vento dello spirito dissemina ovunque.

La preghiera, quella spirituale, è questa semente che si deposita negli spazi più remoti del mondo, nel cuore degli uomini che cercano Dio con cuore sincero.

Non dobbiamo mai pensarci inutili nè tentarci a fare.

 

(p. Albino Candido, Diario p.191)

 

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“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Il cuore di pietra, la malattia meno diagnosticata

XXII Domenica – Tempo ordinario – Anno B

Si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate (…), quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me (…)”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «(…) Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro (…)». E diceva ai suoi discepoli: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male (…)».

Gesù, eri sicuro di trovarlo sui problemi di frontiera dell’uomo, in ascolto del grido della terra, all’incontro con gli ultimi, attraversando con loro i territori delle lacrime e della malattia: dove giungeva, in villaggi o città o campagne, gli portavano i malati e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccavano venivano salvati (Mc 6,56).

Da qui veniva Gesù, portava negli occhi il dolore dei corpi e delle anime, l’esultanza incontenibile dei guariti, e ora farisei e scribi vorrebbero rinchiuderlo dentro piccolezze come mani lavate o no, questioni di stoviglie e di oggetti!

Si capisce come la replica di Gesù sia dura: ipocriti! Voi avete il cuore lontano! Lontano da Dio e dall’uomo. Il grande pericolo, per i credenti di ogni tempo, è di vivere una religione dal cuore lontano e assente, nutrita di pratiche esteriori, di formule e riti; che si compiace dell’incenso, della musica, degli ori delle liturgie, ma non sa soccorrere gli orfani e le vedove (Giacomo 1,27, II lettura).
Il cuore di pietra, il cuore lontano insensibile all’uomo, è la malattia che il Signore più teme e combatte. «Il vero peccato per Gesù è innanzitutto il rifiuto di partecipare al dolore dell’altro» (J. B. Metz).

Quello che lui propone è il ritorno al cuore, una religione dell’interiorità: Non c’è nulla fuori dall’uomo che entrando in lui possa renderlo impuro, sono invece le cose che escono dal cuore dell’uomo…
Gesù scardina ogni pregiudizio circa il puro e l’impuro, quei pregiudizi così duri a morire. Ogni cosa è pura: il cielo, la terra, ogni cibo, il corpo dell’uomo e della donna. Come è scritto Dio vide e tutto era cosa buona. Ogni cosa è illuminata.
Gesù benedice di nuovo la vita, benedice il corpo e la sessualità, che noi associamo subito all’idea di purezza e impurità, e attribuisce al cuore, e solo al cuore, la possibilità di rendere pure o impure le cose, di sporcarle o di illuminarle.

Il messaggio festoso di Gesù, così attuale, è che il mondo è buono, che le cose tutte sono buone, «piene di parole d’amore» (Laudato si’). Che devi custodire con ogni cura il tuo cuore perché a sua volta sia custode della luce delle cose.

Via le sovrastrutture, i formalismi vuoti, tutto ciò che è cascame culturale, che lui chiama «tradizione di uomini». Libero e nuovo ritorni il Vangelo, liberante e rinnovatore. Che respiro di libertà con Gesù! Apri il Vangelo ed è come una boccata d’aria fresca dentro l’afa pesante dei soliti, ovvii discorsi. Scorri il Vangelo e ti sfiora il tocco di una perenne freschezza, un vento creatore che ti rigenera, perché sei arrivato, sei ritornato al cuore felice della vita.

(Letture: Deuteronomio 4,1-2.6-8; Salmo 14; Giacomo 1,17-18.21-22.27; Marco 7,1-8.14-15.21-23)

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26639/commento-al-vangelo-domenica-2-settembre-p-ermes-ronchi-il-cuore-di-pietra-la-malattia-meno-diagnosticata/

 

San Giovanni Battista, tu che hai preferito dimorare nel deserto per stare in più stretto contatto con il Padre, aiutaci a ricercare e trovare ciò che per noi è davvero importante: il Regno dei Cieli.

Tu che hai avuto la grande missione di annunciare l’avvento del Messia Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, intercedi per noi affinché possiamo annunciare ai fratelli la salvezza eterna che solo il Signore può donarci.

Tu che hai detto che non eri degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali del Messia che annunciavi, aiutaci ad essere umili ed a riconoscere in Cristo il vero Figlio di Dio.

Tu che battezzavi sul Giordano e predicavi la vera penitenza del cuore, intercedi per noi affinché ci possiamo pentire e convertirci radicalmente al Signore purificando i nostri cuori.

 

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Spirito Santo, spesso smarrisco il senso dell’esistenza, illuminami!

Spirito Santo, non sempre mi è chiara la missione da compiere su questa terra, indicami Tu la via!

Spirito Santo, a volte non sopporto nemmeno me stesso, donami la gioia di vivere!

Spirito Santo, molte volte la solitudine mi arreca angoscia, sii Tu la mia dolce compagnia!

Spirito Santo, spesso non so come aiutare il prossimo, donami la prudenza e accendi il mio cuore di carità!

Spirito Santo, molte volte non so nemmeno come pregare, suggeriscimi tu la vera preghiera del cuore!

Spirito Santo, ho spesso paura della morte, aiutami a superarla nella convinzione della tua infinita Misericordia!

Spirito Santo, a volte l’orgoglio mi acceca, donami la vera umiltà!

Spirito Santo, l’egoismo pervade spesso le mie azioni, purificale Tu!

Spirito Santo donami il vero amore in ogni situazione della vita!

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 maggio 2018

“Cari figli, mio Figlio, che è luce d’amore, tutto ciò che ha fatto e fa, l’ha fatto e lo fa per amore.

Così anche voi, figli miei, quando vivete nell’amore, amate il vostro prossimo e fate la volontà di mio Figlio.

Apostoli del mio amore, fatevi piccoli! Aprite i vostri cuori puri a mio Figlio, affinché egli possa operare attraverso di voi. Con l’aiuto della fede, riempitevi d’amore.

Però, figli miei, non dimenticate che è l’Eucaristia il cuore della fede: essa è mio Figlio che vi nutre col suo Corpo e vi fortifica col suo Sangue. Essa è il prodigio dell’amore: mio Figlio che viene sempre di nuovo vivente per vivificare le anime.

Figli miei, vivendo nell’amore, voi fate la volontà di mio Figlio ed egli vive in voi.

Figli miei, il mio desiderio materno è che lo amiate sempre più, poiché egli vi chiama col suo amore.

Vi dona l’amore, in modo che voi lo diffondiate a tutti attorno a voi.

Per mezzo del suo amore, come Madre sono con voi per dirvi parole d’amore e di speranza, per dirvi parole eterne e vittoriose sul tempo e sulla morte, per invitarvi ad essere miei apostoli d’amore.

Vi ringrazio!”.

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2/03/18

 

“Cari figli, grandi cose ha fatto in me il Padre Celeste, come le fa in tutti quelli che lo amano teneramente e fedelmente e devotamente lo servono. Figli miei, il Padre Celeste vi ama e per il suo amore io sono qui con voi.

Vi parlo: perché non volete vedere i segni? Con lui è tutto più semplice: anche il dolore, vissuto con lui, è più lieve, perché c’è la fede. La fede aiuta nel dolore, mentre il dolore senza fede porta alla disperazione.

Il dolore vissuto ed offerto a Dio, eleva. Mio Figlio non ha forse redento il mondo per mezzo del suo doloroso sacrificio? Io, come sua Madre, nel dolore e nella sofferenza sono stata con lui, come sono con tutti voi. Figli miei, sono con voi nella vita: nel dolore e nella sofferenza, nella gioia e nell’amore.

Perciò abbiate speranza: la speranza fa sì che si comprenda che qui sta la vita. Figli miei, io vi parlo; la mia voce parla alla vostra anima, il mio Cuore parla al vostro cuore.

Apostoli del mio amore, oh quanto vi ama il mio Cuore materno! Quante cose desidero insegnarvi! Quanto il mio Cuore desidera che siate completi, ma potrete esserlo soltanto quando in voi saranno uniti l’anima, il corpo e l’amore. Come miei figli vi chiedo: pregate molto per la Chiesa e per i suoi ministri, i vostri pastori, affinché la Chiesa sia come mio Figlio la desidera: limpida come acqua di sorgente e piena d’amore.

Vi ringrazio.”

 

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EPISTOLARIO – pag. 121 Padre Pio a padre Agostino Pietrelcina, 10 luglio 1915

 

Gesù si compiace comunicarsi alle anime semplici; sforziamoci di fare acquisto di questa bella virtù, abbiamola in gran pregio.

Gesù disse: se non vi fate come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli. Ma prima d’insegnarlo a noi colle parole l’aveva praticato lui stesso col fatto. Si fece bambino e ci diede l’esempio di quella semplicità che poi avrebbe insegnato anche colle parole.

Diamo lo sfratto al nostro cuore, tenendo da esso lontano ogni prudenza terrena. Sforziamoci di avere una mente sempre pura nei suoi pensieri, sempre retta nelle idee, sempre santa nelle sue intenzioni.

Conserviamo sempre una volontà, la quale non cerchi altro che Dio e la sua gloria.

Se noi ci sforzeremo di andare avanti in quella bella virtù, colui che ce la insegno ci arricchirà sempre di nuovi lumi e di maggiori favori celesti.

 

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Il Vangelo – a cura di Ermes Ronchi

La chiave del cuore, che apre anche la porta del Regno

II Domenica – Tempo ordinario – Anno B
14 gennaio 2018

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. […]

Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Le prime parole di Gesù che il Vangelo di Giovanni registra sono sotto forma di domanda. È la pedagogia di quel giovane rabbi, che sembra quasi dimenticare se stesso per mettere in primo piano quei due giovani, quasi dicesse loro: prima venite voi. Amore vero mette sempre il tu prima dell’io.
Anche all’alba di Pasqua, nel giardino appena fuori Gerusalemme, Gesù si rivolgerà a Maria di Magdala con le stese parole: Donna, chi cerchi? Le prime parole del Gesù storico e le prime del Cristo risorto, due domande uguali, rivelano che il Maestro dell’esistenza non vuole imporsi, non gli interessa stupire o abbagliare o indottrinare, ma la sua passione è farsi vicino, porsi a fianco, rallentare il passo per farsi compagno di strada di ogni cuore che cerca.
Che cosa cercate? Con questa domanda Gesù non si rivolge all’intelligenza, alla cultura o alle competenze dei due discepoli che lasciano Giovanni, non interroga la teologia di Maddalena, ma la sua umanità. Si tratta di un interrogativo al quale tutti sono in grado di rispondere, i colti e gli ignoranti, i laici e i religiosi, i giusti e i peccatori. Perché lui, il maestro del cuore, fa le domande vere, quelle che fanno vivere: si rivolge innanzitutto al desiderio profondo, al tessuto segreto dell’essere. Che cosa cercate? significa: qual è il vostro desiderio più forte? Che cosa desiderate più di tutto dalla vita? Gesù, che è il vero maestro ed esegeta del desiderio, ci insegna a non accontentarci, insegna fame di cielo, «il morso del più» (L. Ciotti), salva la grandezza del desiderio, lo salva dalla depressione, dal rimpicciolimento, dalla banalizzazione.
Con questa semplice domanda: che cosa cercate? Gesù fa capire che la nostra identità più umana è di essere creature di ricerca e di desiderio. Perché a tutti manca qualcosa: infatti la ricerca nasce da una assenza, da un vuoto che chiede di essere colmato. Che cosa mi manca? Di che cosa mi sento povero?
Gesù non chiede per prima cosa rinunce o penitenze, non impone sacrifici sull’altare del dovere o dello sforzo, chiede prima di tutto di rientrare nel tuo cuore, di comprenderlo, di conoscere che cosa desideri di più, che cosa ti fa felice, che cosa accade nel tuo intimo. Di ascoltare il cuore. E poi di abbracciarlo, «di accostare le labbra alla sorgente del cuore e bere» (San Bernardo). I padri antichi definiscono questo movimento: il ritorno al cuore: «trova la chiave del cuore. Questa chiave, lo vedrai, apre anche la porta del Regno» (San Giovanni Crisostomo). Che cosa cercate? Per chi camminate? Io lo so: cammino per uno che fa felice il cuore.

(Letture: 1 Samuele 3,3-10.19; Salmo 39; 1 Corinzi 6,13-15.17-20; Giovanni 1,35-42)

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/la-chiave-del-cuore-che-apre-anche-la-porta-del-regno

https://buff.ly/2CQsHHP

 

Maria ss.ma Madre di Dio

OTTAVA DEL NATALE

Giornata mondiale della Pace – Anno 2018

p. Ermes Ronchi
Num 6,22-27; Lc 2, 18-21

 

È un dono, è un regalo entrare in un nuovo anno. Un regalo immeritato il tempo che ci è offerto da vivere. Siamo qui per dire per l’anno trascorso ‘grazie’; per l’anno che si apre ‘sì, come tu vorrai’.

Signore, nell’anno trascorso abbiamo incontrato persone, per ogni relazione sbagliata o fallita, perdono, ma per ogni amicizia che è iniziata ti diciamo grazie

-ti ringraziamo Signore.

Ogni giorno sono nati in noi pensieri, per quelli negativi e ostili, perdono, per quelli invece luminosi e affettuosi, ti diciamo grazie,

Signore abbiamo detto un mucchio di parole, per quelle cattive, che hanno fato soffrire, perdono, per quelle che forse hanno fatto bene a qualcuno, grazie, preghiamo

 

Omelia

All’inizio dell’anno, la prima parola che Dio ci rivolge è un augurio, bello come pochi: Il Signore parlò a Mosè, ad Aronne, ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli.

Voi benedirete… è un ordine, è per tutti: in principio, per prima cosa, tu benedirai. Che lo meritino o no, quelli buoni e anche i meno buoni, prima di ogni altra cosa ‘tu benedirai i tuoi fratelli’. Lo farai subito, come primo gesto. Se non impariamo a benedire non saremo mai felici.

Cosa vuol dire benedire? Per capirlo dobbiamo risalire alla prima, alla madre di tutte le benedizioni, nella Genesi: “Dio benedisse l’uomo e la donna dicendo: crescete e moltiplicatevi!” La benedizione è una energia che scende da Dio, una forza che proviene dall’alto, entra in me e si esprime in due azioni: crescete e moltiplicatevi

E come si fa a benedire? Dio stesso insegna le parole, e sono quelle e non altre, e sono bellissime. Le seguiamo ad una ad una, dalla prima lettura:

Ti benedica il Signore

e ti custodisca.

Ti benedica, venga in te, su di te portando energia di vita e di nascite.

Ti custodisca, sia con te in ogni passo che farai. In ogni strada che prenderai. Dio per te, come canta il salmo, sarà roccia e nido, castello sicuro e strada nel cuore. Non sarai mai solo.

Faccia risplendere per te il suo volto

E ti faccia grazia.

Un Dio che ha il volto luminoso. Non il Dio degli effetti speciali, non il Signore che dà le leggi e ed emana sentenze, ma colui che regala luce. Luce interiore, per vedere dove andare, per non cadere;

luce che non fa violenza mai alle cose, si posa come una carezza, risveglia i colori e fa godere la bellezza;

luce per conoscere, per incontrare gli altri senza più paura.

Dio ha un volto di luce, perché ha un cuore di luce.

Il Signore ti faccia grazia. Vuol dire:

si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me, mi farà grazia di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni, mi farà ripartire da ogni stanchezza. Non pretende che io non cada mai, ma mi aiuterà a rialzarmi, facendomi grazia, sempre.

Al Salmo abbiamo cantato: Il Signore ci benedica con la luce, la benedizione di Dio per l’anno che viene non è né salute, né ricchezza, né fortuna, né lunga vita, non sono i beni materiali, le tante cose, ma molto semplicemente è la luce.

Luce interiore per vedere in profondità le cose,

luce per scegliere la via da percorrere,

luce per poter gustare bellezza e incontri.

La benedizione di Dio sono accanto a noi persone dal volto e dal cuore luminosi che emanano bontà, generosità, bellezza, pace.

Terza piccola strofa della benedizione biblica:

Il Signore rivolga a te il suo volto

E ti conceda pace.

Rivolgere il volto a qualcuno è come dire: tu mi interessi, mi piaci, sei importante per me e mi giro verso di te.

Cosa ci riserverà l’anno che viene? Io non lo so, ma di una cosa sono certo: il Signore si girerà verso di me, sarà ancora più vicino.

E se io e mi farò cadrò e mi farò male,

Dio si piegherà ancora di più su di me.

Lui sarà il mio confine di cielo,

curvo su di me come una madre,

perché non gli deve sfuggire un solo sospiro,

non deve andare perduta una sola lacrima.

Qualunque cosa accadrà quest’anno Dio sarà chino su di me,

con un dono di luce.

E ti conceda pace: La pace, miracolo fragile, che abbiamo infranto anche quest’anno mille e mille volte, in ogni angolo della terra. La pace, dono e conquista. Sogno cento volte infranto, ma di cui non ci è concesso stancarci.

È la giornata della pace, questa notte si sono tenute molte manifestazioni e preghiere, la marcia della pace a Sotto il Monte… Com’è che non riusciamo a vivere insieme senza ucciderci? Quale è l’alternativa? Quella del vangelo: Amatevi altrimenti vi distruggerete. Il vangelo è tutto qui.

 

Ho ricevuto da un amico un bellissimo augurio-proposito che allargo a voi tutti: non regaliamo cose, “Per quest’anno regaliamo relazioni umane!” (Adriano Sella). C’è una povertà relazionale ancora più grave di quella materiale. E che dice questo: Il più bel regalo per gli altri siamo noi e non le cose. E questo regalo non è in vendita nei negozi. E si fa concreto con relazioni ricche di calore umano, gratuite, vive. Regaliamo relazioni umane. Non hanno prezzo, ma esigono che tiriamo fuori il meglio di noi. Ci fanno diventare migliori.

Otto giorni dopo Natale il Vangelo ci riporta a Betlemme, perché il Natale non è facile, è una conquista lenta: Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette dai pastori.

Lo stupore della fede. Davanti a Dio nella piccolezza: che è la forza dirompente del Natale:tutti vogliono crescere nel mondo, ogni bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere ‘dio’. Solo Dio vuole essere bambino” (L. Boff). Essere come te.

Maria custodiva e meditava nel suo cuore. Maestra di stupore. Custodire è il verbo che salva il passato e meditare è il verbo che salva il presente. Maria medita, vuole tenere insieme gli estremi: una stalla e sopra di essa una moltitudine di angeli, un Bambino che piange al suo seno e il Verbo che era presso Dio.

Custodiva nel suo cuore! Perché la storia di un figlio è scritta prima di tutto nel cuore di sua madre.

Custodiva la Bella Notizia. Che è questa: Dio ha un cuore di carne e conosce il desiderio umanissimo di amare e di essere amato.

L’augurio è che possiamo tutti restituire tempo al cuore.

E come oggi ricomincia da capo il grande ciclo dell’anno e il tempo ridiventa nuovo, così anche noi iniziamo da capo la nostra avventura

verso più pace, verso meno violenza, meno fango, meno sangue.

Verso più relazioni umane. Buon anno, allora, buono della bontà di Dio.

Lui ti benedica e ti custodisca,

illumini per te il suo volto,

si chini su di te

e ti dia tutta la sua pace!

 

 

LA BENEDIZIONE DELLA CASA

 

Benedici ogni casa, Signore.

Il sacrificio fedele dell’amore,

la poesia dei gesti quotidiani,

la risurrezione di ogni alba,

i risvegli accanto a chi amo,

l’amore racchiuso dentro una carezza.

 

Benedici ogni casa,

quando la sera accoglie in sé le vite,

quando al mattino si offre alla luce,

quando accoglie ospiti e pellegrini e amici

attorno alla tavola, tuo primo altare.

 

Benedici ogni casa,

che sia nido e vela,

profumata di pane e di fatica,

i suoi miracoli, i suoi misteri,

l’amore sotto ogni silenzio,

la speranza sotto ogni paura.

 

Benedici la mia casa, Signore,

anche nei giorni in cui

allo slancio subentra la stanchezza

e la fatica sembra scolorire la gioia.

 

Benedici gli occhi semplici sulle cose,

il cuore che respira l’infinito,

l’istante che brilla nell’eterno

e l’eterno che abita l’istante.

 

Benedici me, Signore,

con la presenza dei miei cari

E possa tu benedire loro

con la mia presenza.

 

 

Benedizione gaelica

Possa la strada venirti incontro

Possa il vento soffiare alle tue spalle

Possa il sole splendere caldo sul tuo volto

La pioggia cadere leggera sui tuoi campi

E fino a quando non ci incontreremo di nuovo

Possa il Signore tenerti

Nel palmo della sua mano.

 

Se non impariamo a benedire non saremo mai felici.

 

 

 

Messaggio delle Regina della Pace del 2 gennaio 2018

 

“Cari figli,quando sulla terra viene a mancare l’amore, quando non si trova la via della salvezza, io, la Madre, vengo ad aiutarvi a conoscere la vera fede, viva e profonda; ad aiutarvi ad amare davvero.

Come Madre, anelo al vostro amore reciproco, alla bontà e alla purezza. È mio desiderio che siate giusti e che vi amiate. Figli miei, siate gioiosi nell’animo, siate puri, siate bambini! Mio Figlio ha detto che ama stare tra i cuori puri, perché i cuori puri sono sempre giovani e lieti.

Mio Figlio vi ha detto di perdonare e di amarvi. So che non è sempre facile: la sofferenza fa sì che cresciate nello spirito. Per crescere il più possibile spiritualmente, dovete perdonare ed amare sinceramente e veramente. Molti miei figli sulla terra non conoscono mio Figlio, non lo amano.

Ma voi, che amate mio Figlio e lo portate in cuore, pregate, pregate e, pregando, percepite mio Figlio accanto a voi: la vostra anima respiri il suo Spirito! Io sono in mezzo a voi e parlo di piccole e grandi cose. Non mi stancherò di parlarvi di mio Figlio, amore vero.

Perciò, figli miei, apritemi i vostri cuori, permettetemi di guidarvi maternamente. Siate apostoli dell’amore di mio Figlio e del mio.

Come Madre vi prego: non dimenticate coloro che mio Figlio ha chiamato a guidarvi. Portateli nel cuore e pregate per loro.

Vi ringrazio!”

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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III DI AVVENTO – Anno B

Gv 1,6-8.19-28

p. Erems Ronchi

Omelia

C’era grande attesa in Israele, in quei giorni. E Dio interviene: “venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni”. Dio interviene per gli uomini non con miracoli: mandando un uomo.

Il miracolo di Dio siamo noi. L’intervento di Dio, oggi, siamo noi. Dio salva attraverso persone scrive Romano Guardini. Attraverso profeti di povere parole, che siamo noi.

Giovanni, il Profeta roccioso e selvatico, deve affrontare due commissioni d’inchiesta, due inquisizioni. Chi sei? E perché battezzi?

Sacerdoti e leviti insieme: i leviti facevano anche funzione di polizia, sono lì pronti per arrestarlo qualora…Sei domande sempre più incalzanti. Tre risposte sempre più brevi: identità per spoliazione, per sottrazione, io non sono.

Io non sono, né l’eroe dei miei sogni né il bambino delle mie paure. Io non sono il personaggio che vorrei essere, né il fallito che temo di essere, io non sono ciò che gli altri credono di me, o ciò che si aspettano, né un santo, né solo peccatore, io non sono il mio ruolo e nemmeno il mio peccato.

Tre no, e un sì finale: io? semplicemente Voce. La parola è un Altro. Lui è il senso di ciò che io dico.

“La parola una volta pronunciata non muore, ma proprio in quell’istante  comincia a vivere e fiorire” (E. Dikinson) per la voce di un uomo.

Io, semplicemente voce, che si alza in grido: che significa appello, bisogno, fame.

La vita dell’uomo inizia con un grido, il grido vittorioso del bambino che nasce, e termina con un grido soffocato, il grido crocifisso di ogni morente (on sort on crie, c’est la vie; on crie on sort c’est la mort”;

Grido di Cristo, quando sulla croce diventa la grande voce del mondo che urla la sua sete e le sue paure agli uomini e al cielo.

Io, semplicemente voce. Che dice parole più antiche e più grandi di me. La mia identità è di essere attraversato dal soffio di Dio, che dice e ridice, si alza e non si stanca.

Io semplicemente come una canna vuota, un flauto che emette la sua voce quando il respiro dello Spirito lo attraversa, e il soffio diventa musica. Così i mistici… Sono strumento e mi lascio adoperare.

Essere voce vuol dire allora che tutti noi abbiamo una struttura di profezia come nostra identità, siamo tutti – profondamente – profeti.

Parla tu Signore che il Tuo servo ascolta, parla le tue parole, noi non sappiamo più cosa dire; parla tu e riempi questa voce di semi di vangelo, che sono semi di vita; riempila di semi di cielo che sono semi di luce e di gioia. Parla, il tuo servo si farà voce, voce che grida nel deserto o che sussurra al cuore. Molti parlano, pochi parlano al cuore, uno solo parla sul cuore, senza distanza alcuna, toccando il cuore…

Noi cerchiamo profeti, uomini e donne dalle parole di fuoco, dal cuore in fiamme, e Dio che parla dai loro roveti. Ma dove sono? Il vangelo risponde così: E venne un uomo mandato da Dio! Un uomo vuol dire ogni uomo, vuol dire ognuno mandato da Dio, con una sillaba di Parola, con una goccia di fuoco, una parola insostituibile della frase del mondo. e se io non pronuncio la mia parola mancherà qualcosa alla compiutezza della frase. Siamo pietre vive della cattedrale che Dio va costruendo…non importa dove sei messo…ma se tu manchi la tua missione ci sarà una disarmonia cosmica, un vuoto, un buco che nessuno potrà colmare..

Per ascoltare devo chinarmi profondamente, come il Battista, cercare dentro. Se trovo Dio in me, allora sarò libero, libero come Giovanni davanti alle due inquisizioni dei potenti del tempo. Per me, come per lui, conteranno solo gli occhi del mio Signore, quel piccolo pezzo di Dio in me, che dice e ridice e non tace mai.

E mi sussurra come a Isaia, che la terra non è orfana di Dio, che qualcosa si muove, un virgulto, un agnello, un bambino: affiniamo lo sguardo! Come Isaia testimone di un Dio invisibile eppure luminoso, sconosciuto e innamorato, che è in mezzo a noi come guaritore delle vite, come germoglio di tronco tagliato.

E io credo nel sogno del lupo e dell’agnello insieme anche se, per ora, non si è realizzato; credo nel sogno della pace, anche se ancora non è venuta! Così come credo nella primavera anche se oggi non splende. E nell’amore, anche se oggi non scalda. Io credo, io do fiducia alla luce, mi fido del bene, in noi più antico del male più antico, più originario del peccato originario.

Molti di voi conosceranno Cuore di tenebra, un famoso romanzo di Joseph Conrad: nel mondo e in noi batte un cuore di tenebra. Eppure una narrazione più alta suggerisce invece che una goccia di luce batte nel cuore vivo di tutte le cose.

È Cristo venuto come luce vera che illumina ogni uomo; notate bene: ogni uomo, ogni uomo, ogni uomo.

E nessuno che sia escluso, e nessuno che sia senza luce. È venuto e ha fatto risplendere la vita: la mia vita, la tua vita, la vita innumerevole, dai mille nomi, dai mille volti.

Di questo anch’io posso essere testimone! Non di ingiunzioni ma di un bene che è dentro di me; non di castighi ma di luce, di un Dio che sorge come un sole, che fascia le piaghe dei cuori spezzati, che è germoglio sui tronchi abbattuti, che è cercatore di prigionieri per rimetterli nel sole.

Noi, a differenza di Isaia e di Giovanni, siamo profeti di povere parole. Eppure voce non inutile: “solo se il messaggero è infinitamente piccolo, il messaggio sarà infinitamente grande” (Vannucci).

In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete. In mezzo a voi e non nel tempio; in mezzo a voi ma non dentro ai vostri schemi. Cristo sconosciuto, io non lo possiedo, neppure la chiesa lo possiede, questa chiesa continuamente in cerca del suo Cristo (Paolo VI).

Egli è qui, nei miei profeti, nelle accensioni improvvise dell’anima e del cuore, è nel nostro amore e nei nostri poveri, è negli occhi testimoni della luce, nella bellezza de mondo e dello splendore del dimesso, nelle parole che consolano davvero, ogni volta che un lupo, che un violento si disarma e si fa guidare da un bambino. Da un cuore bambino.

Ogni volta che la radice mette germogli, Dio è qui e parla parole che sono nido e vela, nido che accoglie e conforta, e vela che fa ripartire la vita, come un germoglio di luce che cresce e si arrampica in noi, come un fiore di luce sbocciato nel nostro deserto.

Preghiera alla comunione

 

Signore, chi sono io veramente?

Vorrei dirmi appena voce, soltanto voce e Tu la parola.

Ma non è così. Ho detto parole solo mie, di cenere e sabbia.

Vorrei però essere voce che grida nei deserti e che sussurra al cuore

che una bontà immensa abita l’universo.

Vorrei essere solo pulviscolo di luce,

frammento minimo di sole, pur con tutto il mio buio.

Vorrei essere con la mia vita piccola profezia di te,

eco di un flauto che suona da altrove.

E così crederanno a te e non a me, Signore,

a te che ripeti a ciascuno con la voce di Isaia:

Il tronco fiorirà, la parola tornerà dal silenzio,

il lupo e l’agnello pascoleranno insieme.

E sia la nostra vita voce che dice

il cuore buono dell’essere,

che dice che Tu, Signore, hai un cuore di luce,

che io, con il mio frammento opaco, posso essere

frammento ospitale del cosmo

riflesso di te, nostalgia di te

venuto come un fiore di luce nel nostro deserto. Amen

 

p. Ermes Ronchi

 

 

Spirito Santo, Terza Persona della SS Trinità, vieni nella mia anima e nel mio cuore, ti adoro e ti chiedo di aiutarmi a predisporre il mio animo alla partecipazione eucaristica.

Attraverso il dono della tua sapienza, rendimi realmente consapevole di ciò che sto per fare, rafforza la mia debole fede nella reale presenza di Gesù Cristo sotto le specie del pane e del vino che verranno consacrati dal sacerdote sull’altare.

Che io sia pienamente consapevole che per mezzo di Colui che sto per ricevere è stato creato tutto l’Universo, me compreso, e che Tutto in Lui sussiste.

Aiutami ad essere sempre stupito per questo incredibile mistero d’amore, ascoltando con attenzione le Sacre Scritture, pregando con fervore per tutti e ricevendo con rispetto profondo Gesù Cristo stesso che viene in me per divinizzarmi.

Aiutami, o Spirito Santo, ad essere grato per questo immenso dono divino. Fa in modo che possa giovare nella vita presente ed in quella eterna per me e per tutta la Chiesa. Amen

 

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Preghiera di p. Ermes Ronchi Signore, oggi è tempo di paure, non di fede. Siamo tutti sommersi in un mare di dubbi: Ma tu avvicina ancora un po’ quella mano che non hai mai cessato di tenderci, Signore, non ti chiedo miracoli, non ti chiedo di camminare sulle acque, ma di attraversare le valli della paura con te, col tuo bastone che mi dà sicurezza.

Non ti chiedo di camminare sul mare, ma il calore della tua mano che conforta, della tua parola che incoraggia. Tu sei con noi, Signore, fino alla fine della notte, fino alla fine del tempo. Vieni dentro la mia poca fede a salvarmi da tutti i naufragi.

E la piccola barca di canne che è il nostro cuore avanzerà verso la fine della notte, ove il nostro grido di paura diventerà un abbraccio tra l’uomo e il suo Dio. Amen.

(XIX domenica A Mt 14, 22-32)

 

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XXX Dom.T. O. – Anno A – 29 ottobre 2017
di p. Ermes Ronchi

Un cuore che ama il Signore si dilata per amare gli altri

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

Qual è, nella Legge, il grande comandamento? Lo sapevano tutti qual era: secondo i rabbini d’Israele era il terzo, quello che prescrive di santificare il Sabato, perché anche Dio lo aveva osservato («e il settimo giorno si riposò», Genesi 2,2).
La risposta di Gesù, come al solito, spiazza e va oltre: non cita nessuna delle dieci parole, colloca invece al cuore del suo Vangelo la stessa cosa che sta nel cuore della vita: tu amerai, che è desiderio, attesa, profezia di felicità per ognuno.

 

Le leggi che reggono il mondo dello spirito e quelle che reggono la realtà vivente sono le stesse. Per questo: «quando si riesce ad esprimere adeguatamente e con bellezza il Vangelo, sicuramente quel messaggio risponderà alle domande più profonde dei cuori» (Evangelii gaudium, 265). Nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio.

 

Amerai, dice Gesù, usando un verbo al futuro, come una azione mai conclusa. Amare non è un dovere, ma una necessità per vivere.
Cosa devo fare, domani, per essere ancora vivo? Tu amerai.
Cosa farò anno dopo anno? Tu amerai.
E l’umanità, il suo destino, la sua storia? Solo questo: l’uomo amerà.
Ed è detto tutto. Qui gettiamo uno sguardo sulla fede ultima di Gesù: lui crede nell’amore, si fida dell’amore, fonda il mondo su di esso.

 

Amerai Dio con tutto il cuore. Non significa ama Dio esclusivamente e nessun altro, ma amalo senza mezze misure. E vedrai che resta del cuore, anzi cresce e si dilata, per amare il marito, il figlio, la moglie, l’amico, il povero. Dio non è geloso, non ruba il cuore, lo dilata.

Ama con tutta la mente. L’amore è intelligente: se ami, capisci di più e prima, vai più a fondo e più lontano. Amo molto quel proverbio inglese che dice «clarity, charity»: chiarezza, carità. La chiarezza si raggiunge percorrendo la via dell’amore (J. Tolentino).

 

Gli avevano domandato il comandamento grande e lui invece ne elenca due. La vera novità non consiste nell’avere aggiunto l’amore del prossimo, era un precetto ben noto della legge antica, ma nel fatto che le due parole insieme, Dio e prossimo, fanno una sola parola, un unico comandamento. Dice infatti: il secondo è simile al primo. Amerai l’uomo è simile ad amerai Dio. Il prossimo è simile a Dio, il fratello ha volto e voce e cuore simili a Dio. Il suo grido è da ascoltare come fosse parola di Dio, il suo volto come una pagina del libro sacro.

 

Amerai il tuo prossimo come ami te stesso. Ed è quasi un terzo comandamento sempre dimenticato: ama te stesso, amati come un prodigio della mano di Dio, scintilla divina. Se non ami te stesso, non sarai capace di amare nessuno, saprai solo prendere e accumulare, fuggire o violare, senza gioia né intelligenza né stupore.

(Letture: Esodo 22,20-26; Salmo 17; 1 Tessalonicesi 1,5-10; Matteo 22,34-40)

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/un-cuore-che-ama-il-signore-si-dilata-per-amare-gli-altri

 

Il secondo comandamento è simile al primo. AMERAI L’UOMO è simile ad AMERAI DIO.
Il prossimo è simile a Dio, il fratello ha volto e voce e cuore simili a Dio.
Il suo grido è da ascoltare come fosse parola di Dio,
il suo volto come una pagina del libro sacro.

Amerai il tuo prossimo come ami te stesso.

Ed è quasi un terzo comandamento sempre dimenticato:
ama te stesso, amati come un prodigio della mano di Dio,
scintilla divina.
Se non ami te stesso,
non sarai capace di amare nessuno,
saprai solo prendere e accumulare, .
fuggire o violare,
senza gioia né intelligenza né stupore.
(Ermes Ronchi – XXX Dom.T. O. – Anno A )

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/un-cuore-che-ama-il-signore-si-dilata-per-amare-gli-altri

 

 

 

L’AMORE DI DIO IL FIORE, E LA MISERICORDIA IL FRUTTO. (12.11.37)

L’anima dubbiosa legga queste considerazioni sulla Misericordia e diventi fiduciosa.

 

LA MISERICORDIA DI DIO:

scaturisce dal seno del Padre, è il massimo attributo della divinità, è mistero inconcepibile, è sorgente che scaturisce dal mistero della Santissima Trinità, è mistero che nessuna mente umana né angelica può comprendere, da essa scaturisce ogni vita e felicità, è al di sopra dei cieli, è sorgente di miracoli e di eventi eccezionali, abbraccia tutto l’universo, è venuta nel mondo nella persona del Verbo Incarnato, è sgorgata dalla ferita aperta nel Cuore dì Gesù, è rinchiusa nel Cuore di Gesù per noi e specialmente per i peccatori, è imperscrutabile nell’istituzione della Santa Eucaristia, nell’istituzione della santa Chiesa, nel sacramento del santo battesimo, nella nostra giustificazione per mezzo di Gesù Cristo, ci accompagna per tutta la vita, ci abbraccia specialmente nell’ora della morte, ci dona la vita immortale, ci segue in ogni momento della vita, ci difende dal fuoco dell’inferno, converte i peccatori induriti, è meraviglia per gli angeli, incomprensibile ai santi, insondabile in tutti i misteri di Dio, ci solleva da ogni miseria, è sorgente della nostra felicità e della nostra gioia, ci ha chiamati dal nulla all’esistenza, abbraccia tutte le opere delle Sue mani, corona tutto ciò che esiste ed esisterà, in essa tutti siamo immersi, è dolce sollievo dei cuori affranti, è unica speranza delle anime disperate, è riposo dei cuori e serenità in mezzo alla paura, delizia ed estasi delle anime sante, infonde speranza contro ogni speranza.

 

O Dio Eterno, la cui Misericordia è infinita ed il tesoro della compassione è inesauribile, guarda benigno a noi e moltiplica su di noi la Tua Misericordia, in modo che nei momenti difficili non disperiamo né ci perdiamo d’animo, ma con grande fiducia ci sottomettiamo alla Tua santa volontà, che è amore e la stessa Misericordia.

 

(estrapolato dal Diario di Santa Faustina Kowalska)

 

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Se Maria non avesse detto “fiat” all’angelo, l’umanità sarebbe ben diversa. Dio si è servito di un’umilissima donna di Nazareth per incarnarsi e così salvare l’umanità dal peccato aprendoci le porte del Paradiso.

Eva aveva peccato di presunzione e superbia, Maria, la nuova Eva, ha esercitato la virtù dell’umiltà ed è stata disponibile nella fede a cooperare al piano salvifico con vero amore.

Dio non le ha risparmiato la sofferenza che ha dovuto affrontare come corredentrice, ma ora Ella è a tutti gli effetti Regina perché, insieme a suo Figlio Gesù, regna nei cuori degli uomini che ama come veri suoi figli.

Non dovremmo essere indifferenti o scettici nei suoi confronti per il fatto che ancora oggi Ella appare migliaia di volte nella nostra dimensione terrena avvertendo l’umanità dei pericoli a cui sta andando incontro, soprattutto quello della perdita della fede che rischia di far precipitare all’inferno chi è ostinatamente resistente alla grazia della conversione.

Maria ama immensamente ogni suo figlio e fa di tutto per aiutarlo a salvarsi, pur rispettando la sua libertà.

 

disegni di Perla Paik

 

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GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

 

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Bisognerebbe essere grati a Dio in ogni momento della nostra vita perché noi riceviamo sempre la sua protezione, anche se non ce ne accorgiamo.

Ma quando riceviamo una grazia particolare che avevamo insistentemente richiesto, è necessario riconoscerla ed esserne grati, se non altro con il pensiero e l’anima. Il Signore è infinitamente sensibile verso coloro che umilmente riconoscono ovunque la sua mano.

È un grave errore l’ingratitudine. Anche tra di noi uomini rimaniamo piuttosto male verso chi si comporta da ingrato per un nostro dono o servizio. Anche Dio rimane amareggiato verso coloro che non gli sono riconoscenti, pur continuando ad amarli.

Però se siamo ingrati verso di Lui, non pretendiamo di ricevere altre grazie. Dio, nella sua Onniscienza, sa infinitamente meglio di noi quello che ci fa bene e per questo distribuisce le sue grazie come pensa più opportuno per il nostro progresso spirituale. Se noi coltiviamo costantemente l’ingratitudine, nuove grazie potrebbero farci regredire spiritualmente, perché si diventerebbe più aridi.

Se invece ci abituiamo ad essere grati, ciò può andare a nostro vantaggio spirituale ed allora il Signore può operare meglio nella nostra anima.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO:
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LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :
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L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno
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“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali)
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VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace)
http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1322

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi)
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FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
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Il vangelo a cura di Ermes Ronchi

XIV Dom. T. O. Anno A – luglio 2017

Il pane d’amore per il nostro cuore stanco

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

È un periodo di insuccessi per il ministero di Gesù: contestato dall’istituzione religiosa, rifiutato dalle città attorno al lago, da una generazione che non esita a definire «di bambini» (Mt 11,16), Gesù ha improvvisamente come un sussulto di stupore, gli si apre davanti uno squarcio inatteso, un capovolgimento: Padre, ho capito e ti rendo lode. Attorno a Gesù il posto sembrava rimasto vuoto, si erano allontanati i grandi, i sapienti, gli scribi, i sacerdoti ed ecco che il posto lo riempiono i piccoli: poveri, malati, vedove, bambini, i preferiti da Dio.

Ti ringrazio, Padre, perché hai parlato a loro, e loro ti hanno capito. I piccoli sono le colonne segrete della storia; i poveri, e non i potenti, sono le colonne nascoste del mondo. Gesù vede e capisce la logica di Dio, la sua tenerezza comincia dagli ultimi della fila, dai bastonati della vita. Non è difficile Dio: sta al fianco dei piccoli, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore stanco… E ogni cuore è stanco. Di un segno d’affetto ha estremo bisogno l’animo umano: è la vera lingua universale della Pentecoste, che ogni persona dal cuore puro capisce, in ogni epoca, su tutta la terra.

Gesù che si stupisce di Dio; mi incanta, è bellissima questa meraviglia che lo invade e lo senti felice, mentre le sue parole passano dal lamento alla danza. Ma poi non basta, Gesù fa un ulteriore passo avanti.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro, non un nuovo sistema di pensiero, non una morale migliore, ma il ristoro, il conforto del vivere. Anche per me e per te, nominare Cristo deve equivalere a confortare la vita. Le nostre prediche, i tanti incontri devono diventare racconti di speranza e di libertà. Altrimenti sono parole e gesti che non vengono da lui, sono la tomba della domanda dell’uomo e della risposta di Dio. Invece là dove le domande dell’uomo e la bellezza del Dio di Gesù si incontrano, lì esplode la vita.

Imparate da me… Andare da Gesù è andare a scuola di vita. Imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare, delicato e indomito. Il maestro è il cuore. Se ascolti per un minuto il cuore, scrive il mistico Rumi, farai lezione ai sapienti e agli intelligenti!

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: dolce musica, buona notizia. Il giogo, nella Bibbia, indica la Legge. Ora la legge di Gesù è l’amore. Prendete su di voi l’amore, che è un re leggero, un tiranno amabile, che non colpisce mai ciò che è al cuore dell’uomo, non vieta mai ciò che all’uomo dà gioia e vita, ma è instancabile nel generare, curare, rimettere in cammino. Cos’è l’amore? È ossigeno. Che se la vita si è fermata, la attende, la impregna di sé e le ridona respiro.

(Letture: Zaccaria 9,9-10; Salmo 144; Romani 8,9.11-13; Matteo 11,25-30)

http://buff.ly/2uxsMfJ

 

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-pane-d-amore-per-il-nostro-cuore-stanco?utm_content=bufferd71aa&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Santissima Trinità

– Anno A – giugno 2017

La Trinità, specchio del nostro cuore profondo

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

 

I termini che Gesù sceglie per raccontare la Trinità, sono nomi di famiglia, di affetto: Padre e Figlio, nomi che abbracciano, che si abbracciano. Spirito è nome che dice respiro: ogni vita riprende a respirare quando si sa accolta, presa in carico, abbracciata. In principio a tutto è posta una relazione; in principio, il legame. E se noi siamo fatti a sua immagine e somiglianza, allora il racconto di Dio è al tempo stesso racconto dell’uomo, e il dogma non rimane fredda dottrina, ma mi porta tutta una sapienza del vivere. Cuore di Dio e dell’uomo è la relazione: ecco perché la solitudine mi pesa e mi fa paura, perché è contro la mia natura. Ecco perché quando amo o trovo amicizia sto così bene, perché allora sono di nuovo a immagine della Trinità.
Nella Trinità è posto lo specchio del nostro cuore profondo, e del senso ultimo dell’universo. Nel principio e nella fine, origine e vertice dell’umano e del divino, è il legame di comunione.
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio… In queste parole Giovanni racchiude il perché ultimo dell’incarnazione, della croce, della salvezza: ci assicura che Dio in eterno altro non fa che considerare ogni uomo e ogni donna più importanti di se stesso. Dio ha tanto amato… E noi, creati a sua somigliante immagine, «abbiamo bisogno di molto amore per vivere bene» (J. Maritain).
Da dare il suo Figlio: nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo concreto, pratico, forte, il verbo dare (non c’è amore più grande che dare la propria vita…). Amare non è un fatto sentimentale, non equivale a emozionarsi o a intenerirsi, ma a dare, un verbo di mani e di gesti.
Dio non ha mandato il Figlio per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato. Salvato dall’unico grande peccato: il disamore. Gesù è il guaritore del disamore (V. Fasser). Quello che spiega tutta la storia di Gesù, quello che giustifica la croce e la Pasqua non è il peccato dell’uomo, ma l’amore per l’uomo; non qualcosa da togliere alla nostra vita, ma qualcosa da aggiungere: perché chiunque crede abbia più vita.
Dio ha tanto amato il mondo… E non soltanto gli uomini, ma il mondo intero, terra e messi, piante e animali. E se lui lo ha amato, anch’io voglio amarlo, custodirlo e coltivarlo, con tutta la sua ricchezza e bellezza, e lavorare perché la vita fiorisca in tutte le sue forme, e racconti Dio come frammento della sua Parola. Il mondo è il grande giardino di Dio e noi siamo i suoi piccoli “giardinieri planetari”.
Davanti alla Trinità, io mi sento piccolo ma abbracciato, come un bambino: abbracciato dentro un vento in cui naviga l’intero creato e che ha nome amore.

(Letture: Esodo 34, 4-6.8-9; Deuteronomio 3, 52-56; 2 Corinzi 13, 11-13; Giovanni 3, 16-18) https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/la-trinita-specchio-del-nostro-cuore-profondo

 

 

 

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di p. Ermes Ronchi

V di Pasqua Gv 14,1-12

 

Io sono la via, la verità e la vita!” Tre parole immense, le ripetiamo come intima preghiera: “sì, Tu sei la mia vita, la mia strada, la mia verità!”

Dice il Signore: Io sono la via, ma noi abbiamo seguito altre strade, dalle vie sbagliate: liberaci, Signore.

Io sono la verità, e noi abbiamo pensato di possederla chiudendola in formule, dalle aride dottrine: liberaci, Signore.

Io sono la vita, ma noi abbiamo cercato altre sorgenti e altro pane; da ciò che non nutre: liberaci, Signore.

 

Omelia

Non abbiate paura, non sia turbato il vostro cuore, sono le parole di apertura del vangelo, oggi e sempre; le parole primarie del nostro rapporto con Dio e con il vivere, quelle che devono venirci incontro appena aperti gli occhi, ogni mattina.

Gesù ha una proposta chiara per aiutarci a non avere paura: abbiate fede, nel Padre e anche in me. Il contrario della paura non è il coraggio, è la fede. Fede nella buona notizia che Dio è amore, e non ti molla; la fiducia che Dio “non può non amarci” (Turoldo);

Ad ogni mattino, ad ogni risveglio, un angelo ripete a ciascuno le due parole prime: non avere paura, abbi fiducia.

Noi tutti ci umanizziamo, diventiamo umani per relazioni di fiducia, a partire dai nostri genitori; diventiamo adulti perché costruiamo un mondo di rapporti umani edificati non sulla paura ma sulla fiducia.

La paura e la fiducia sono i due antagonisti che si disputano in eterno il cuore dell’uomo.

Noi camminiamo nella vita, mi piace tanto questa piccola parabola, con sue cagnolini al guinzaglio: uno è la paura, l’altro è la fede. Il cagnolino al quale dai da mangiare di più, diventa sempre più grande e forte e finisce che ti tira dalla sua parte, l’altro resta piccolo e debole.

Se tu alimenti, nutri, rafforzi in te le paure, se dai loro ragione, le giustifichi, le diffondi, saranno loro a guidarti; se invece rafforzi, fai crescere e difendi il cagnolino della fiducia sarà questa a diventare sempre più determinante nella vita e a tirarti con sé…

Abbiate fede anche in me, io sono la via, la verità, la vita. Tre parole immense. Inseparabili tra loro.

  1. Io sono la strada vera che porta alla vita.

La Bibbia è piena di strade, di vie, di sentieri, piena di progetti e di speranze. Felice chi ha la strada nel cuore, canta il salmo 84,6.

I primi cristiani avevano il nome di “Quelli della via” (Atti 9,2), quelli che hanno sentieri nel cuore, che percorrono le strade che Gesù ha inventato, che camminano chiamati da un sogno e non si fermano. E se cadono si rialzano, e se sbagliano strada poi risalgono sulla strada giusta.

Io sono la via! Siamo nel contesto dell’ultima cena: la strada, la via che i discepoli hanno ancora negli occhi, che ha inciso e spalancato i loro occhi, è il gesto compiuto da Gesù poco prima, quando lui, il maestro, si cinge un asciugamano e lava i piedi ai suoi discepoli, è l’amore che diventa servizio. Questa la strada della civiltà nuova.

Io sono la strada che non si smarrisce, ma va verso la storia più ambiziosa del mondo, il sogno più grandioso mai sognato, la conquista – per tutti – di amore e libertà, di bellezza e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l’uomo.

  1. Io sono la verità. Gesù non dice di avere la verità, ma di essere la verità, di esserlo con tutto se stesso. Come prima non ha detto di essere la meta e il punto di arrivo, ma la strada, il punto di movimento, quello che fa alzare le vite, perché non restino a terra, non si arrendano e vedano che un passo in avanti è sempre possibile, in qualsiasi situazione.

Verità è un termine che ha la stessa radice latina di ver-veris, la primavera. La verità è la vita che germoglia, che mette gemme, la primavera che riempie di fiori e di verde l’inverno dei nostri scontenti. La verità è ciò che fa fiorire le vite.

La verità non consiste in cose da sapere, o da avere, non in libri o formule, ma nello stile di vita di Gesù, vivere come lui ha vissuto.

La verità è una persona che produce vita, che con i suoi gesti procura libertà. La verità sei tu quando asciughi una lacrima, quando ti fermi accanto all’uomo bastonato caduto in mano ai briganti. E non tiri dritto.

“La verità è ciò che arde” (Ch. Bobin), parole e azioni che hanno luce, che danno calore.

La verità è sempre coraggiosa e amabile insieme. Quando invece è arrogante, senza tenerezza, è una malattia della storia che ci fa tutti malati di violenza. Quando uno parla alzando i toni, con la presunzione di avere la verità, ripetiamogli al farse di Ezra Pound: “la tua verità, tienitela per te; la nostra, cerchiamola insieme. Accetterò la tua verità solo quando si sposi con la tenerezza”.

La verità dura, aggressiva, la verità dispotica, ‘è così e basta’, la verità gridata da parole come pietre, quella di tutti i fondamentalisti, non è la voce di Dio.

La verità imposta per legge non è da Dio. Dio è verità amabile.

  1. Io sono la vita, io faccio vivere. Parole enormi che nessuna spiegazione può esaurire. Sono la vita si oppone alla pulsione di morte, alla violenza, alla auto distruttività che nutriamo dentro di noi con le nostre paure.

Parole davanti alle quali provo una vertigine. Il mistero dell’uomo, il mio, si spiega con il mistero di Dio;

la mia vita si spiega solo con la vita di Dio.

Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi.

Nella mia vita c’è una equazione: più Dio equivale a più io.

Più vangelo in me vuol dire più vita in me, vita di una qualità indistruttibile.

Il mistero di Dio non è lontano, è nel cuore della tua vita: nei gesti di nascere, amare, dubitare, credere, perdere, illudersi, osare, dare la vita…

La vita porta con sé il respiro di Dio, in ogni nostro amore è Lui che ama.

C’è della santità nella vita, la santità del vivere (Abraham Hescel).

Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre. Guardi Gesù, guardi come vive, come accoglie, come va incontro, come non manda via nessuno, come muore e capisci Dio, e si dilata la vita.

Con queste tre parole il Signore Gesù entra dentro i conflitti fondamentali dell’essere umano.

Io sono la strada entra nel conflitto fra la vita rassegnata, seduta, e quella che invece tenta di muovere un passo, comunque. Perché una meta esiste, e la vita non è una favola sciocca raccontata da un idiota e che non significa nulla (Shakespeare).

Io sono la verità: ed entra nel conflitto tra l’inverno delle vite e la loro primavera.

Io sono la vita: “hai davanti a te la vita e la morte. Scegli”. Ma scegli la vita! E se sarai caduto, io sono la risurrezione: una linfa potente e fresca che si dirama per tutto il cosmo e che non riposerà finché non abbia raggiunto e fatto fiorire l’ultimo ramo della creazione, l’ultimo angolo del cuore.

 

 

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Dove abiti Signore,

dove hai messo la tua tenda?

Tu sei in ogni anelito di pace,

in ogni forma di bellezza,

in ogni sacrificio per un più grande amore.

 

Sei nel tessuto inflessibile della roccia,

sei nel grido vittorioso del bambino che nasce,

sei nell’abbraccio di chi ama,

sei nell’ultimo respiro del morente,

sei nella luce inaccessibile,

sei nelle piaghe di ogni povero Lazzaro.

 

Tu sei là dove si rinnova la faccia della terra,

dove ogni uomo si incammina;

sei nel popolo infinito dei costruttori di pace,

sei negli occhi dei puri di cuore,

sei nel sogno di chi muore per la giustizia,

sei nel parto di un mondo finalmente fraterno.

Lontano dai troni,

tu sei nella Croce,

sei ai piedi dei tuoi fratelli più piccoli

sei in me,

e il mio cuore è a casa solo accanto al tuo.

Amen.

 

 

 

 

Ermes Ronchi – 19 Marzo 2017

III Domenica di Quaresima – Anno A

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». (…)

Vuoi riannodare i fili di un amore? Gesù, maestro del cuore, ci mostra il metodo di Dio, in uno dei racconti più ricchi e generativi del Vangelo.
Gesù siede stanco al pozzo di Sicar; giunge una donna senza nome e dalla vita fragile. È l’umanità, la sposa che se n’è andata dietro ad altri amori, e che Dio, lo sposo, vuole riconquistare. Perché il suo amore non è stanco, e non gli importano gli errori ma quanta sete abbiamo nel cuore, quanto desiderio.
Questo rapporto sponsale, la trama nuziale tra Dio e l’umanità è la chiave di volta della Bibbia, dal primo all’ultimo dei suoi 73 libri: dal momento che ti mette in vita, Dio ti invita alle nozze con lui. Ognuno a suo modo sposo.
Dammi da bere. Lo sposo ha sete, ma non di acqua, ha sete di essere amato.
Gesù inizia il suo corteggiamento (la fede è la risposta al corteggiamento di Dio) non rimproverando ma offrendo: se tu sapessi il dono…
Il dono è il tornante di questa storia d’amore, la parola portante della storia sacra. Dio non chiede, dona; non pretende, offre: Ti darò un’acqua che diventa sorgente. Una sorgente intera in cambio di un sorso d’acqua. Un simbolo bellissimo: la fonte è molto più di ciò che serve alla tua sete; è senza misura, senza fine, senza calcolo. Esuberante ed eccessiva. Immagine di Dio: il dono di Dio è Dio stesso che si dona. Con una finalità precisa: che torniamo tutti ad amarlo da innamorati, non da servi; da innamorati, non da sottomessi.
Vai a chiamare colui che ami. Gesù quando parla con le donne va diritto al centro, al pozzo del cuore; il suo è il loro stesso linguaggio, quello dei sentimenti, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere. Solo fra le donne Gesù non ha avuto nemici.
Il suo sguardo creatore cerca il positivo di quella donna, lo trova e lo mette in luce per due volte: hai detto bene; e alla fine della frase: in questo hai detto il vero. Trova verità e bene, il buono e il vero anche in quella vita accidentata. Vede la sincerità di un cuore vivo ed è su questo frammento d’oro che si appoggia il resto del dialogo.
Non ci sono rimproveri, non giudizi, non consigli, Gesù invece fa di quella donna un tempio. Mi domandi dove adorare Dio, su quale monte? Ma sei tu, in spirito e verità, il monte; tu il tempio in cui Dio viene.
E la donna lasciata la sua anfora, corre in città: c’è uno che mi ha detto tutto di me… La sua debolezza diventa la sua forza, le ferite di ieri feritoie di futuro. Sopra di esse costruisce la sua testimonianza di Dio.
Un racconto che vale per ciascuno di noi: non temere le tue debolezze, ma costruiscici sopra. Possono diventare la pietra d’angolo della tua casa, del tempio santo che è il tuo cuore.
(Letture: Esodo 17,3-7; Salmo 94; Romani 5,1-2.5-8; Giovanni 4,5-42).

p. Ermes Ronchi  https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/una-sorgente-intera-in-cambio-di-un-sorso-d-acqua

 

SECONDA DOMENICA DI AVVENTO – A

Is 11,1-10 – Rom 15, 4-9 – Mt 3, 1-12

di  p. Ermes Ronchi

Due Profeti nel deserto di Giudea: Isaia e Giovanni, un sogno che chiama dal futuro, una decisione che preme oggi.

Vieni a cercarci:

noi siamo sempre più smarriti e dunque vieni sempre Signore.

Vieni, tu che ci ami:

nessuno è in comunione con te se non lo è anche col fratello, e dunque vieni sempre, Signore.

Noi siamo tutti lontani,

non sappiamo chi siamo, cosa fare e come farlo e dunque vieni sempre, Signore.

 

Omelia

Giovanni il Battista predicava nel deserto della Giudea dicendo: convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino (Mt 3,2).

Gesù cominciava sulla riva del lago con l’identico annuncio: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino (Mt 4,17).

Tutti i profeti hanno gli occhi fissi nel sogno, che ha nome regno dei cieli, che è un mondo nuovo intessuto di rapporti buoni e felici. Ne percepiscono il respiro vicino: è possibile, è ormai iniziato. Su quel sogno ci chiedono di osare la vita, ed è la conversione.

Si tratta di tre annunci in uno, e tra tutte la parola più calda di speranza è l’aggettivo “vicino”. Dio è vicino, è qui, prima buona notizia: il grande Pellegrino ha camminato, ha consumato distanze, è vicinissimo a te.

Dio è accanto, a fianco, dentro tutto ciò che vive: rete che raccoglie insieme, in armonia, il lupo e l’agnello, il leone e il bue, il bambino e il serpente (parola di Isaia), uomo e donna, arabo ed ebreo, mussulmano e cristiano, bianco e nero, per una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani.

Il Regno dei cieli e la terra come Dio la sogna. Non si è ancora realizzata? Non importa, il sogno di Dio è più vicino, anzi è più vero che non la realtà stessa, fatta di lupi e di muri, è il nostro futuro che ci porta, la forza che fa partire.

Convertitevi, ossia osate la vita, mettetela in cammino, e non per eseguire un comando, ma per una bellezza; non per una imposizione da fuori ma per una seduzione. Ciò che converte il freddo in calore non è un ordine dall’alto, ma la vicinanza del fuoco; ciò che toglie le ombre dal cuore non è un obbligo o un divieto, ma una lampada che si accende, un raggio, una stella, uno sguardo. Convertitevi: giratevi verso la luce, perché la luce è già qui: cambiate lo sguardo con cui vedete gli uomini e le cose, cambiate strada, sopra i miei sentieri il cielo è più vicino e più azzurro, il sole più caldo, il suolo più fertile, e ci sono cento fratelli, e alberi fecondi, e miele.

La forza che cambia il cuore non è mai la paura, ma è una forza non umana che cresce dentro, una forza im-mane, cioè il divino in noi, Dio che viene, che va alla radice del vivere, più vicino a me di me stesso.

 

La prima parola di Giovanni e Gesù è vangelo, bella notizia: si è avvicinato il Regno di Dio.

Noi pensiamo che la presenza del Signore si sia rarefatta in questa società di idoli.

Il profeta ripete: il regno è più vicino oggi di ieri, di dieci o vent’anni fa, ma a noi sembra che si sia allontanato.

Se guardo con attenzione, io vedo che il mondo è più vicino al regno di Dio oggi di ieri: è cresciuta la libertà di essere se stessi, l’autenticità nelle relazioni, la consapevolezza che l’uomo è il diritto di avere diritti, è cresciuta la giustizia e la solidarietà verso i deboli, verso i disabili c’è stata una autentica rivoluzione, l’amore per tutte le creature, per la terra, l’aria, le acque. E l’istruzione e la scienza.

Anche altro è cresciuto, è vero, una solitudine, una individualizzazione, una disgregazione dei legami, una idolatria del denaro e dell’apparire, una insofferenza verso gli estranei.

Ma io credo nella buona notizia di Isaia, Giovanni, Gesù.

Lo credo non per un vacuo ottimismo. Il cristiano non è ottimista, ha speranza. L’ottimista tra due ipotesi sceglie quella positiva. Io scelgo il Regno per un atto di speranza: perché Dio si è impegnato con noi, in questa storia, con un intreccio così scandaloso con la nostra carne da arrivare fino alla morte di croce.

Come riuscire a vederlo? A un Maestro un giorno un discepolo chiese: ‘Un tempo c’erano uomini che vedevano Dio faccia a faccia, perché oggi nessuno più vede Dio?’ E il Maestro rispose: ‘Perché oggi nessuno sa più inginocchiarsi così profondamente!’

Per vedere bene qualsiasi cosa ti devi inginocchiare a millimetro di viso, di occhi, di voce.

Chiniamoci con attenzione e lo vedremo. Nell’intimo di ciascuno, nell’umiltà dei giorni e dei segni viene, per questo è necessario avere quello che il profeta chiama l’occhio penetrante. Uno sguardo che non si ferma alla superficie delle cose, alla nebbia delle parole, che va oltre le apparenze.

Gesù è l’incarnazione di un Dio che si fa intimo come un pane nella bocca, una parola detta sul cuore, un respiro: infatti “vi battezzerà nello Spirito Santo”, vi immergerà dentro il mare di Dio, sarete avvolti, intrisi, impregnati della vita stessa di Dio, in ogni vostra fibra.

Perché viene? Perché deve venire, per un suo bisogno, perché prima ancora che un mio problema la salvezza è un desiderio di Dio. Che io sia amato dipende da lui non da me. Il venire di Dio dipende da Lui. Perciò ne sono sicuro…

Con le immagini forti della scure e del fuoco, dagli effetti definitivi, Giovanni dice che ‘Dio viene al centro della vita non ai margini di essa’ (Bonhoeffer), che Dio raggiunge e tocca quella misteriosa radice del vivere che ci mantiene diritti come alberi forti, che ci permette di vedere orizzonti di luce nonostante le macerie, di raccogliere frumento buono nonostante gli inverni.

Dio ha a che fare non solo con la mia vita, ma con il centro della mia vita.

Non è l’ultima risorsa quando non ho più risorse; no, viene come forza della mia forza, terra profonda delle mie radici, sole del mio cielo.

Viene dentro la passione d’amore, dentro la fedeltà al dovere, dentro il coraggio di sperare, nella gioia della libertà raggiunta, quando accetto la sproporzione tra ciò che mi è promesso e ciò che stringo fra le mani, e tuttavia faccio avanzare di un passo, di un millimetro, di un niente, la bontà del mondo.

Io cerco chi sa darmi speranza. La speranza me la dà Dio in me, vicino come il respiro, vicino come il cuore, la sua vita dentro la mia vita.

Con Lui vivrò un battesimo di vento e di fuoco. Vento che gonfia le vele e fa ripartire, e focolare che dà calore e sicurezza e fa vivere accesi.

Con Lui il peccato non è più semplicemente trasgredire delle regole, ma trasgredire il sogno che Dio sogna per noi.

Un sogno grande come quello di Gesù, bello come quello di Isaia, al centro della vita come quello di Giovanni.

 

 

Preghiera alla comunione.

 

Manda il tuo messaggero davanti a noi, Signore,

un angelo, un uomo, una donna, un bambino

che ci insegnino a chinarci profondamente

a inginocchiarci per essere più vicini

al volto degli altri, al cuore del mondo.

Manda il tuo messaggero

manda ancora Profeti,

uomini dal cuore in fiamme:

e tu a parlare dai loro roveti.

Vieni più vicino Signore

Allunga ancora un po’ quella mano

che non hai mai cessato di tendermi

e ti sentirò vivo come acqua nel deserto,

come miele nei giorni dell’amarezza,

come vento e come fuoco

che riaccendono il sogno di un mondo nuovo,

un sogno dolce come quello dei profeti,

al cuore della vita come quello di Gesù,

seminato come una perla di luce

nel cuore vivo di tutte le cose. Amen

 

p. Ermes Ronchi

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

fileDBicn_boh picture
chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua