Sito creato da un privato (persona fisica) a solo scopo amatoriale, con esclusione di attività professionale e senza scopo di lucro.
Il sito è stato affidato a Maria e benedetto dal parroco.

scrivimi

MONDOCREA: finalità (10.000 visite giornaliere circa)


Per chi desiderasse iscriversi al mio canale YouTube (piaipier):
http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

Ogni sofferenza è il pungolo dell’autocreazione

Molte sono le domande che vorremmo porre al nostro Creatore, ma la principale è comune a tutti: perché la sofferenza? Non poteva crearci con un certo grado di perfezione, privi di ogni necessità corporale?

Altri interrogativi si affacciano alla nostra mente disorientata: ma Lui, dal quale tutto ha origine, ha faticato a creare? La teologia tradizionale ci insegna che in Lui non può esserci ombra di imperfezione. Il dolore e la fatica appartengono alle imperfezioni degli esseri ancora in evoluzione, quindi Dio non può “evolversi” perché è già perfetto in sè ed è l’origine di ogni perfezione. Da qui possiamo dedurre che ha creato l’Universo e noi senza alcuna fatica o dolore.

Anzi, durante l’atto creativo era nel più completo piacere: Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. (Gen. 1,31) Questo versetto biblico ci permette obiettivamente di intuire che Dio ama la vita ed esulta di gioia per essa. Ed allora perché permette tanta fatica e tanto dolore? Ci è stato insegnato che la risposta è in Gesù Cristo, per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte. “Chi vede me vede il Padre”.

Si è incarnato nel Figlio e ciò che vediamo nel Figlio, è nel Padre. I Vangeli ce lo presentano come una lode vivente del Padre, al quale si sottomette fino alla passione ed alla morte in croce. Questo ci dimostra, allora, che Dio non è cinicamente staccato dalla sua creazione. Vi si “immerge” tramite il Figlio, della stessa sua natura. E lo fa per riportare la creazione allo splendore iniziale, dopo il decadimento dovuto al peccato, che è la mancanza d’amore dell’uomo. L’uomo ha voluto allontanarsi da Dio e Dio gli dà la possibilità di “ridivinizzarsi” tramite un estremo atto d’amore, quale l’incarnazione, la passione e la morte in croce.

Anche un buon padre terreno richiama vagamente l’opera divina. Il padre concepisce il figlio in un atto d’amore accompagnato dal piacere insito nello stesso atto. Poi segue la creatura durante la sua evoluzione, partecipa di persona allo sforzo che deve fare per arrivare alla maturazione…

Dio-Padre crea nella gioia e partecipa di persona allo sforzo della sua creatura che dovrà raggiungere la statura di Gesù Cristo. Non l’abbandona a se stessa: semplicemente le indica la via maestra, che è quella dell’amore, che la stessa croce sottende. In Gesù Cristo misericordioso sono celati i segreti amorosi del Padre che vengono gradualmente svelati dallo Spirito Santo.

In Lui ogni attimo della nostra vita è pienamente partecipato: l’immane sforzo della tremenda passione riassume, sintetizza e ricapitola ogni più piccola sofferenza di tutti gli uomini che sono esistiti, esistono ed esisteranno.
Non vale, allora, la pena di partecipare anche noi a questo incredibile e misterioso sforzo della Creazione?

Riflettiamo profondamente sulla nostra esistenza, destinata ad una gloria che ora non possiamo immaginare e che è rappresentata dalla Risurrezione di Gesù Cristo…

Scriveva Camus: “Se c’é un’anima, è un errore credere che ci sia data già interamente creata. Si crea qui, lungo la vita. E vivere non è altro che questo lungo e torturante parto. Quando l’anima è pronta, creata da noi e dal dolore, ecco la morte”.
“Bene e male, vita e morte, povertà e ricchezza, tutto proviene dal Signore.” (Sir.11,14) Se Dio ha permesso il male e la sofferenza, c’è un motivo!

E’ faticoso scalare un’impervia montagna. In una scalata libera si sfruttano soltanto gli appigli naturali offerti dalla parete. Il rischio della caduta è sempre presente. Le sporgenze sono a volte scomode e taglienti mentre qualsiasi sguardo al vuoto sottostante genera pericolose vertigini.

E’ difficile intravedere la cima nascosta tra dense nubi: eppure c’è e bisogna ascendere faticosamente. Una volta saliti, seduti su una roccia, si osserva con grande soddisfazione il bellissimo panorama e si gode il maestoso silenzio di quelle altezze.
Ecco una sfumata metafora della nostra vita. Si sale verso una meta non ancora visibile. La fede ci dice che c’è e che bisogna continuare l’ascesa. Per ognuno c’è un calvario, una croce, una vetta.

Ma ogni fatica è uno sforzo creatore simile a quello divino se viene illuminato da Cristo. L’esperienza di fede continua attraverso le fibre del fisico e dello spirito. In questa situazione prevale l’adattamento alla volontà di Dio…è molto difficile soffrire con coscienza, con intelligenza. C’è sempre qualcuno che protesta in noi (P.Albino Candido, Diario,)

Ogni uomo vive in un mare di sofferenze. Molte subìte, altre effetto di errori personali o collettivi, altre accettate con amore.
L’eterna domanda riguarda sempre il dolore: perché Dio lo ha permesso e come si concilia con la sua infinita bontà?

Eppure il cristianesimo ha come simbolo la croce e lo stesso Maestro ci indica che il Regno si raggiunge tramite essa. E’ possibile costruire una vera filosofia della croce? Filosofi e teologi si sono scervellati per poter dare una spiegazione accettabile alla logica umana. E invece non risulta rientrare in alcuna logica. Più la ragione vi penetra e più diventa illogica.

La domanda si fa più insistente: nella sua onniscienza ed onnipotenza, non poteva il Signore risparmiare a se stesso e a noi tanta fatica? Non poteva donarci un’intelligenza tale ed una visione della vita così completa da fare in modo che noi lo adorassimo senza entrare in un mare di dolore così spesso insopportabile? L’uomo saggio, previdente, ragionevole, questo ipotetico altro Adamo non si sarebbe lasciato corrompere dal diavolo e quindi non sarebbe decaduto.

Tutte domande che scaturiscono dalla mente isolata dal cuore. La razionalità non riesce a penetrare il mistero. Il cuore ne intuisce lo spessore.
Allora bisogna scendere al cuore. La fede, virtù teologale, ci deve condurre ad una convinzione fondamentale : Dio è bontà e misericordia infinite.

E’ necessario credere nonostante le apparenze ci facciano dubitare di ciò. Bontà significa condividere quello che si ha e, più ancora quello che si é. Dio vuole condividere con noi quello che ha e quello che é. Ciò che ha di più prezioso, oltre alla creazione, è suo Figlio.

Nell’incarnazione ce lo ha dato. Noi l’abbiamo maltrattato a causa della nostra incredulità e opacità. Ma da questa sua enorme sofferenza ci ha resi partecipi della sua natura. Condivide con noi ciò che é perché chi crede in Lui, cioè lo ama mettendo in pratica le sue parole e il suo esempio, si “divinizza”, diventa coerede di suo Figlio, quindi figlio di Dio.

Pier Angelo Piai

 

 

Dio ama tutte le sue creature, in particolare l’uomo.

È Lui che ha creato tutto e tutti ed è Lui che tutto sostiene.

Per cui tutto ciò che abbiamo è suo, anche quello che riteniamo nostre proprietà materiali, psichiche e spirituali. Tutto è suo.

Una cosa, comunque, il Signore ha  stabilito di non possedere: la nostra libera volontà. Quando diciamo nel Padre nostro “Sia fatta la tua volontà”, Egli ci prende sul serio ed accetta i nostri sacrifici, come ha accettato quelli di Gesù Cristo, suo Figlio unigenito, il quale ha affrontato liberamente la passione e la morte sulla Croce per fare la volontà del Padre.

Ecco perché accetta il dono delle nostre sofferenze in unione a quelle di suo Figlio: esse fanno parte del suo misterioso piano di salvezza universale.

 

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 3000) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI” (può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri).

Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: https://www.youtube.com/channel/UCEvG…

 

a cura di http://www.mondocrea.it

(di p. Ermes Ronchi)

Termina qui il vagabondaggio libero e felice sulle strade e lungo le sponde del lago: all’orizzonte si staglia Gerusalemme.

Si profila la follia sconosciuta della croce. Dio non vuole assomigliare ai potenti, lui è venuto per le vittime e i torturati del mondo, e da allora la nostra storia con Lui ruota attorno allo scandalo della croce.

Accettare Gesù come Messia è ammissibile, ma che lui debba morire in modo orrendo, è inaccettabile, e Pietro si rifiuta. Gesù allora lo invita ad aprirsi al nuovo che irrompe: “Pietro, torna a metterti dietro a me. Seguimi nel modo giusto, il tuo cuore ne è capace”.

Non è solo Pietro ad opporsi, ma anche gli altri. E allora Gesù allarga a tutti lo stesso invito e ne detta le condizioni.

Se uno “vuol” venire… Ma perché dovrei volere questo? Qual è la molla? Lo rivelerà poco dopo: se vuoi salvare la tua vita.

Grande energia della sequela, istinto vitale e bello!

…rinneghi se stesso. Parole pericolose. Non significa annullarsi, diventare sbiadito o incolore. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, ma gente dai pieni talenti. Non vuole uno sterminato corteo di gente con la croce addosso, ma l’immenso andare insieme verso più vita.

Significa che non sei tu la misura di tutto, e che il segreto è ben oltre te.

Sostituiamo la parola croce con la parola amore, e la frase diventa: chi vuole venire con me, prenda tutto il “suo” amore, tutto quello di cui è capace, e mi segua. Dice Gesù: vivi le mie stesse passioni e lì troverai vita.

Gesù guarda all’orizzonte dei giorni supremi, sapendo che il male si scioglierà solo portandolo, sulla croce. Croce da “prendere”, da scegliere: ricordati che non avere nessuno per cui valga la pena perdere la vita è già morire. Perdere per trovare. È la fisica dell’amore.

Tutti, io per primo, abbiamo paura del dolore; ci sia concesso però di non aver paura del dolore che viene dall’amore. Dimentica che esisti quando dici che ami ( J. Twarkowski), e troverai vita.

E quando all’orizzonte intravedo una croce io non ci sto, e con Pietro mi sento un po’ tradito. Allora mi soccorre Geremia, il profeta sedotto, che tuttavia si sente solo e incompreso, e protesta la sua amarezza. Pietro è deluso nel suo entusiasmo. Dio che seduce e poi delude? Sì, perché ti chiama a pensare come lui, a seguire le sue vie lontane dalle nostre vie, lontane dal tuo vecchio cuore.

Dove trovare l’energia per seguirlo? Ancora Geremia: “nel mio cuore c’era un fuoco ardente, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo… Anche il profeta vuole “trovare vita”. Quella cosa che tutti cerchiamo, ovunque, in tutti i giorni sotto il sole. E la vita è ciò che arde.

Senza il fuoco di Dio per me, io sarei niente. Guadagnerei il mondo ma perderei me stesso.

 

Avvenire XXII anno A Matteo 16,21-27

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Vivere una storia con lui, ha un avvio così leggero e liberante: se qualcuno vuole.  Se vuoi. Tu andrai o non andrai con Lui, scegli, nessuna imposizione; con lui “maestro degli uomini liberi”, “fonte di libere vite” (Turoldo), se vuoi. Ma le condizioni sono da vertigine. La prima: rinnegare se stessi. Un verbo pericoloso se capito male. Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi, mortificare quelle cose che ti fanno unico. Vuol dire: smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno. Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi. Martin Buber riassume così il cammino dell’uomo: “a partire da te, ma non per te”. Perché chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

La seconda condizione: prendere la propria croce, e accompagnarlo fino alla fine. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del vangelo. La croce, questo segno semplicissimo, due sole linee, lo vedi in un uccello in volo, in un uomo a braccia aperte, nell’aratro che incide il grembo di madre terra. Immagine che abita gli occhi di tutti, che pende al collo di molti, che segna vette di monti, incroci, campanili, ambulanze, che abita i discorsi come sinonimo di disgrazie e di morte. Ma il suo senso profondo è altrove. La croce è una follia. Un “suicidio per amore”, sosteneva Alain Resnais. Gesù parla di una croce che ormai si profila all’orizzonte e lui sa che a quell’esito lo conduce la sua passione per Dio e per l’uomo, passioni che non può tradire: sarebbe per lui più mortale della morte stessa.

Prendi la tua croce, scegli per te qualcosa della mia vita. Di lui, il coraggioso che osa toccare i lebbrosi e sfidare i boia pronti a uccidere l’adultera; il forte che caccia dal tempio buoi e mercanti; il molto tenero che si commuove per due passeri; il rabbi che ama i banchetti e le albe nel deserto; il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero; il libero che non si è fatto comprare da nessuno; senza nessun servo, eppure chiamato Signore; il mite che non ha vinto nessuna battaglia ed ha conquistato il mondo. Con la croce, con la passione, che è appassionarsi e patire insieme. Perché “dove metti il tuo cuore là troverai anche le tue ferite” (Francesco Fiorillo).

Se vuoi venire dietro a me… Ma perché seguirlo? Perché andargli  dietro?  È il dramma di Geremia: basta con Dio, ho chiuso con lui, è troppo. Chi non l’ha patito? Beato però chi continua, come il profeta: nel mio cuore c’era come un fuoco, mi sforzavo di contenerlo ma non potevo. Senza questo fuoco (roveto ardente, lampada, o semplice cerino nella notte), posso anche guadagnare il mondo ma perderei me stesso.

 

 

Fb 28 giugno 2020

L’acqua migliore che ho

Chi ama la propria famiglia più di me, non è degno di me. Ma allora chi è degno di te, Signore? Con la tua altissima pretesa, che cosa vuoi da me?

Nessuno amerà mai come te, perché il tuo è il vero amore incondizionato, che anticipa, senza clausola alcuna. Padre madre fratello figlia… sono le persone a me più care, indispensabili per vivere davvero. Sono loro che ogni giorno mi spingono ad essere vero, autentico, senza ruoli. Ma la tua non è una competizione di cuori o una gara di emozioni, da cui sai che non usciresti vincitore se non presso pochi eroi, o santi o profeti dal cuore in fiamme.

E tuttavia, l’uomo non coincide con il cerchio della famiglia. Anche già per unirsi a colei che ama, l’uomo lascerà il padre e la madre!  Né la buona novella, né la croce, non la vita eterna e neppure una storia di giustizia, pace o solidarietà, si spiegano interessandosi solo alla famiglia. Bisogna saper accogliere altri nel cerchio del proprio sangue, generare diversamente vita e futuro, staccarsi, perdere, spezzare l’eterna ripetizione di ciò che è già stato. Chi avrà perduto, troverà.

Perdere la vita, non significa farsi uccidere: una vita si perde solo come si perde un tesoro, donandola.

Noi possediamo, veramente, solo ciò che abbiamo donato ad altri. Come la donna di Sunem della prima lettura, che d’impulso dona al profeta Eliseo piccole porzioni di vita, piccole cose: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada, e riceverà in cambio una vita intera, un figlio vero! Insieme alla capacità di amare molto di più.

Risento l’eco delle parole di Gesù: Chi avrà perduto la sua vita per causa mia la troverà.

Gesù parla di una causa per cui vivere, che vale più della stessa vita. E Lui, che l’ha perduta per la causa dell’uomo, l’ha ritrovata.

Infatti il vero dramma per la persona, e tanti non ne sono consapevoli, è non avere niente e nessuno per cui valga la pena mettere in gioco e spendere la propria vita.

E a noi, spaventati dall’impegno di dare vita e di avere una causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca non perderà il premio. Croce e acqua, il dare tutto e il dare quasi niente. I due estremi di uno stesso movimento, un gesto vivo, significato da quell’aggettivo così evangelico: fresca! L’acqua, fresca dev’essere! Vale a dire procurata con cura, l’acqua migliore che hai, acqua affettuosa, bella, con dentro l’eco del cuore.

La vita nell’acqua: stupenda pedagogia di Cristo, secondo cui non c’è nulla di troppo piccolo per chi vuol bene. Dove amare non equivale ad emozionarsi e a tremare per una creatura, ma si traduce con l’altro verbo che è sempre di corsa, molto semplice e concreto. Un verbo fattivo, urgente, di mani limpide e allegre come acqua fresca: il verbo dare.

 

 

Avvenire Mt 10,37-42  XIII A

p.Ermes Ronchi

Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me, non è degno di me.

Una pretesa che sembra disumana, a cozzare con la bellezza e la forza degli affetti, che sono la prima felicità di questa vita, la cosa più vicina all’assoluto, quaggiù tra noi.

Gesù non illude mai, vuole risposte meditate, mature e libere. Non insegna né il disamore, né una nuova gerarchia di emozioni. Non sottrae amori al cuore affamato dell’uomo, aggiunge invece un ‘di più’, non limitazione ma potenziamento. Ci nutre di sconfinamenti. Come se dicesse: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti dei tuoi cari per poter star bene, ebbene io posso offrirti qualcosa di ancora più bello.

Ci ricorda che per creare la nuova architettura del mondo occorre una passione forte almeno quanto quella della famiglia. È in gioco l’umanità nuova. E così è stato fin dal principio: per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna (Gen 2,24). Abbandono, per la fecondità. Padre e madre ‘amati di meno’, lasciati per un’altra esistenza, è la legge della vita che cresce, si moltiplica e nulla arresta.

Seconda esigenza: chi non prende la propria croce e non mi segue. Prima di tutto non identifichiamo, non confondiamo croce con sofferenza. Gesù non vuole che passiamo la vita a soffrire, non desidera crocifissi al suo seguito: uomini, donne, bambini, anziani, tutti inchiodati alle proprie croci. Vuole che seguiamo le sue orme, andando come lui di casa in casa, di volto in volto, di accoglienza in accoglienza, toccando piaghe e spezzando pane. Gente che sappia voler bene, senza mezze misure, senza contare, fino in fondo.

Chi perde la propria vita, la trova. Gioco verbale tra perdere e trovare, un paradosso vitale che è per sei volte sulla bocca di Gesù. Capiamo: perdere non significa lasciarsi sfuggire la vita o smarrirsi, bensì dare via, attivamente. Come si fa con un dono, con un tesoro speso goccia a goccia.

Alla fine, la nostra vita è ricca solo di ciò che abbiamo donato a qualcuno. Per quanto piccolo: chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca, non perderà la ricompensa. Quale? Dio non ricompensa con cose. Dio non può dare nulla di meno di se stesso. Ricompensa è Lui.

Un bicchiere d’acqua, un niente che anche il più povero può offrire. Ma c’è un colpo d’ala, proprio di Gesù: acqua fresca deve essere, buona per la grande calura, l’acqua migliore che hai, quasi un’acqua affettuosa, con dentro l’eco del cuore.

Dare la vita, dare un bicchiere d’acqua fresca, riassume la straordinaria pedagogia di Cristo. Il Vangelo è nella Croce, ma tutto il vangelo è anche in un bicchiere d’acqua fresca. Con dentro il cuore.

Nulla è troppo piccolo per il Vangelo, perché ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio.

Con lui i tuoi amori saranno custoditi più vivi e più luminosi, perché lui possiede  l’arte di andare fino in fondo al voler bene. Ed è questo il significato della seconda condizione,.

Amare nel linguaggio di tutta la bibbia non indica un insieme di emozioni o di sentimenti, non riguarda la sfera affettiva, ma come sempre nella Bibbia, la sfera della fede. Gesù assimila il discepolato alla prima alleanza, al popolo che si impegna con Dio, indica l’atteggiamento della fedeltà a Dio. Amare Dio di meno significava seguire altri dei, idolatria.

Altre leggi a dettare la strada. E l’abbiamo visto dalle cronache, molte volte. Segui come dominanti le leggi della famiglia o del clan, e si arriva a ciò che i sociologi chiamano: familismo amorale. Per amore o necessità della famiglia si accetta tutto: immoralità, corruzione, violenza…

La seconda condizione: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Prendere la croce e prendere un destino da messia: esistere per Dio per guarire la vita.

Terza condizione: Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo . Rinuncia è liberazione da tutto ciò che impedisce il volo.

Davanti alla pretesa ‘irragionevole’ di Cristo di essere amato più di padre, madre e figli, di essere il primo nel cuore, la mia reazione è quella di pensare: ‘perché mi vuole strappare dal cerchio caldo e vitale degli affetti? Ma non è l’intenzione di Gesù, Lui riempie e poi ci nutre di sconfinamenti.

Destino ordinario è incontrare un amore, una seduzione

ma destino straordinario dell’essere umano

è incontrare seduttori non umani,

è incontrare la seduzione di Dio.

Chi avrà dato la propria vita per causa mia la troverà”. Gesù parla di una causa per cui vivere, per cui morire, qualcosa che valga più della mia sola vita, e chi ama davvero sperimenta che l’amato vale di più della sua vita.

vale a dire non vivere in funzione dei tuoi o del tuo passato. Ebbene, questo stesso movimento è chiesto da Gesù affinché non restiamo piccoli, perché non si arresti la ruota della vita.

Ma poi sono contento di questo, poi sono fiero che la fede resti scandalosa, che rimanga qualcosa che sovverte, che va contro corrente, che non sa omologarsi. Altrimenti non ci sarà più futuro nuovo nelle nostre vite, solo ripetizione, altrimenti non si aprono frecce di luce.

Allora cerco nella Scrittura una spiegazione e il Libro del Deuteronomio me la offre. Dice: “Se la moglie che riposa sul tuo petto o l’amico che ami come te stesso ti dice in segreto: vieni, serviamo altri dei. Tu non ascoltarlo”. Per compiacere tua moglie o tuo figlio o il tuo amico, non abbandonare, non tradire il tuo Dio. Amalo di più!

Risalgo più indietro, e una spiegazione è già nel Primo Libro della Scrittura dove abbandonare il padre e la madre per unirsi a un’altra carne è già la Legge della vita. E’ la scelta necessaria per ogni uomo e per ogni donna, perché ci sia futuro, perché la vita possa crescere, moltiplicarsi, perché ci sia fecondità:

Noi tutti sappiamo bene che il mondo non coincide con il cerchio della famiglia e inserendo in questo cerchio, dolce ma insufficiente, lo spazio di Dio e della Croce, Gesù mi dice: “Prendi su di te una vita ulteriore, altre responsabilità, prendi su di te un destino che assomiglia al mio”.

Ecco, allora, il conflitto: da un lato l’umano e le sue cose, dall’altro un Nazareno e la sua Croce. Prendi la Croce, un comando che qualche volta mi angoscia, ma guardo alla Croce e vedo che essa è il luogo dove l’amore ha scritto il suo racconto più vero.

Prendi la Croce equivale a dire: accetta di amare fino in fondo. Scrive Origene: “Caritas est passio”, l’amore è passione nel doppio luminoso senso di patimento e di appassionarsi. L’amore è Croce e passione.

C’è un destino ordinario nella famiglia e questo ti fa figlio degno della vita, ma c’è un destino ulteriore che ti fa degno di Cristo.

Da un lato la mia vita, la mia gente, le mie cose e il desiderio di ricondurre tutto al frammento, all’attimo, alla dignità di esseri umani, soltanto umani e basta, con tutta la bellezza ma anche la caducità che questo comporta.

E dall’altro lato le cose che non si vedono: eternità, Dio, il dolore del mondo, amore più grande.

E’ un bellissimo conflitto tra il canto del sangue che già basta a illuminare la vita e la voce della trascendenza che abita il cuore inquieto finché non riposa in altri spazi.

Il segreto della nostra vita è oltre noi

ed è quello che Gesù dodicenne dice ai genitori: “Non sapevate che io devo interessarmi delle cose del Padre mio?”

Amare Dio, secondo il Vangelo non è una emozione in gara con altre sensazioni, non è un affetto fra gli altri.

perché sa che da questa gara emotiva non uscirebbe vincitore se non presso pochi eroi o santi, gente dal cuore in fiamme.

E poi attenzione a un egoismo “familiare”. Un amore totalizzante per la tua casa, per i tuoi, per cui nulla esiste al di fuori di essa, può farti smarrire, la bellezza, la ricchezza, la varietà, la polifonia, il gemito e la poesia della vita, tutte le altre dimensioni del cuore, della mente, dell’anima, del dolore del mondo.

Non smarrire la polifonia dell’esistenza, altrimenti sei una casa bella dentro ma con le porte e le finestre sbarrate e davanti al tuo cancello chiuso sfila la vita, passano poveri e profeti e non li vedi.

Passano angeli e bambini, passano le stagioni e le invenzioni e non li vedi.

Passa la vita e nessuno che si affacci a dare o ad accogliere.

Il verbo più usato oggi da Gesù è accogliere, l’accoglienza fa fiorire la vita. Anche accogliere la causa di Cristo moltiplica la vita:

Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà!”

Perdere la vita non significa qui il martirio del sangue. Una vita si perde come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia.

Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri, come la donna di Sunem, di cui parla la Prima Lettura, che dona al profeta Eliseo piccole porzioni di vita, piccole cose: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada e riceverà in cambio una vita intera, un figlio. E la capacità di amare di più.

Lo può dire ogni madre, lo dice Dio stesso che ha amato il mondo fino a dare suo Figlio.

E imparo che anche per l’uomo il vero dramma non è la Croce o il martirio, il vero dramma è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena dare la vita.

Amare nel Vangelo non equivale ad emozionarsi, a sentire, a tremare o trepidare per una creatura, ma si traduce sempre con un altro verbo molto semplice, molto concreto, un verbo fattivo, di mani, il verbo “dare”. “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Non c’è amore più grande che dare la vita!”

Preghiera alla comunione

“Se uno ama il padre o la madre,

il figlio, la figlia più di me non è degno di me”.

Sei un Dio esigente, Signore, chi può dirsi degno di te?

Sei un Dio esigente, Dio della Croce,

segnale sommo lanciato al mondo,

punto ultimo in cui tutto si incrocia:

le vie del cielo, le vie del cuore, le vie della terra.

Ma so anche che sei il Dio del granello di senape,

del lucignolo fumigante,

che ha cura di due passeri,

che ci consola oggi con un bicchiere di acqua fresca,

il Dio che guarda il cuore.

Donaci, allora, Signore, di amare padre e madre,

moglie e marito e figli e amici per quello che sono:

benedizione e dono che viene da te,

salvezza che tu mi hai posto al fianco,

frammento del tuo volto.

E poi donaci di perdere la vita

come perde un tesoro: donandolo.

Amen

Chi è degno del Signore? Per tre volte oggi rimbalzerà questa domanda esigente del Vangelo, e tutti confesseremo prima della Comunione: “Signore non sono degno, nessuno lo è ma basterà una tua parola”.

E siamo qui per questo: il Signore non si merita, si accoglie

Una delle pagine più dure ed esigenti del Vangelo, una pagina illogica e quasi contro natura. Esagerato.

Gesù, sempre spiazzante, vedendo che una folla numerosa lo seguiva, anziché sentirsi gratificato per il numero dei seguaci, si volta e li mette in  guardia, chiarendo bene che cosa comporti andare dietro a lui.

Gesù non illude mai, non strumentalizza entusiasmi o debolezze, vuole invece risposte meditate, mature  e libere. Perché alla quantità di discepoli preferisce la qualità. E indica tre condizioni per seguirlo. Radicali.

La prima: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Gesù non instaura una competizione di sentimenti nel cuore perché sa che da questa gara emotiva non uscirebbe vincitore se non presso pochi eroi o santi, gente dal cuore in fiamme.

Ma ci ricorda che per creare un mondo nuovo quale lui sogna ci vuole una passione così forte almeno quanto quella degli amori familiari.

È in gioco un nuovo modo di concepire le relazioni umane.

Gesù scommette, punta tutto sull’amore. Ma con parole che sembrano eccessive, sembrano cozzare contro la bellezza e la forza dei nostri affetti che sono la prima felicità di questa vita.

Ma facciamo attenzione al verbo centrale su cui poggia l’architettura della frase: amare di più, e Luca: se uno non mi ama di più di suo padre, e capiamo che non di una sottrazione si tratta, ma di una addizione:

Gesù non sottrae amori, aggiunge un ‘di più’. Il discepolo è colui che sulla luce dei suoi amori stende una luce più grande. E il risultato che ottiene non è una limitazione ma un potenziamento:

Dice Gesù: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti della famiglia, io posso offrirti qualcosa di ancora più bello.

Mettere Gesù al primo posto vuol dire prenderlo come garanzia che

se stai con Lui, se lo tieni con te,

i tuoi amori saranno custoditi più vivi e più luminosi,

perché Lui possiede la chiave dell’arte di amare,

di andare fino in fondo al voler bene.

La seconda condizione che Gesù pone: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Che cosa intende per ‘la propria croce’?

Non banalizziamo la croce, non immiseriamola a semplice immagine delle inevitabili difficoltà di ogni giorno, dei problemi della famiglia, della fatica o malattia da sopportare con pace.

Nel vangelo la parola ‘croce’ contiene il vertice e il riassunto della vicenda di Gesù. Croce è: amore senza misura e senza rimpianti, disarmato amore, coraggioso amore, che non si arrende, che non inganna e non tradisce. Che va fino alla fine.

Allora le due prime condizioni che Gesù pone a chi vuole seguirlo, Amare di più e portare la croce si illuminano a vicenda; portare la croce significa portare l’amore fino in fondo. Fino alla Pasqua, la vittoria.

Con le tre condizioni Gesù convoca tutta la nostra vita: raccoglie affetti, gioia e fatica, e le cose. E non per impossessarsi dell’uomo, ma per liberarlo, per regalare un’ala che lo sollevi verso più amore, più libertà, più consapevolezza. Allora nominare Cristo, parlare di vangelo equivale a confortare la vita.

Voglio ringraziarti Signore per il dono della vita,

ho letto da qualche parte

che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto:

possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte nei momenti di confidenza

oso pensare che anche tu , Signore,

hai un’ala soltanto,

l’altra la tieni nascosta

forse per farmi capire

che tu non vuoi volare senza di me

Per questo mi hai dato la vita:

Perché io fossi tuo compagno di volo (Tonino Bello)

Il verbo più usato oggi da Gesù è accogliere, l’accoglienza fa fiorire la vita. Anche accogliere la causa di Cristo moltiplica la vita: “Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà!”

Perdere la vita non significa qui il martirio del sangue. Una vita si perde come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia.

Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri,

Chi avrà dato la propria vita per causa mia la troverà”. Gesù parla di una causa per cui vivere, per cui morire, qualcosa che valga più della mia sola vita, e chi ama davvero sperimenta che l’amato vale di più della sua vita.

il vero dramma non è morire, il vero dramma è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena dare la vita.

Amare nel Vangelo non equivale ad emozionarsi, a sentire, a tremare o trepidare per una creatura, ma si traduce sempre con un altro verbo molto semplice, molto concreto, un verbo fattivo, di mani, il verbo “dare”. “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Non c’è amore più grande che dare la vita!”

A noi, forse spaventati dalle esigenze di Cristo, dall’impegno di dare la vita, di avere una causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: “Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca, non perderà il premio”.

La Croce e il bicchiere: il dare tutta la vita e il dare quasi niente, sono i due estremi dello stesso movimento, dare qualcosa, un po’, tutto,. Dare, perché nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con il verbo dare.

Un bicchiere d’acqua, dice Gesù, un gesto così piccolo che anche l’ultimo di noi, anche il più povero può compiere. E tuttavia un gesto non banale, un gesto vivo, significato da quell’aggettivo che Gesù aggiunge, così evangelico: acqua fresca.

Acqua fresca deve essere e vale a dire l’acqua buona per la grande calura, l’acqua attenta alla sete dell’altro, procurata con cura, l’acqua migliore che hai, quasi un’acqua affettuosa con dentro l’eco del cuore.

“Dare la vita, dare un bicchiere d’acqua fresca” ecco la stupenda pedagogia di Cristo. Un bicchiere d’acqua fresca se dato con tutto il cuore ha dentro la Croce. Tutto il Vangelo è nella Croce, tutto il vangelo in un bicchiere d’acqua.

Nulla è troppo piccolo per il Vangelo, perché ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio.

Preghiera alla comunione

“Se uno ama il padre o la madre,

il figlio, la figlia più di me non è degno di me”.

Sei un Dio esigente, Signore, chi può dirsi degno di te?

Sei un Dio esigente, Dio della Croce,

segnale sommo lanciato al mondo,

punto ultimo in cui tutto si incrocia:

le vie del cielo, le vie del cuore, le vie della terra.

Ma so anche che sei il Dio del granello di senape,

del lucignolo fumigante,

che ha cura di due passeri,

che ci consola oggi con un bicchiere di acqua fresca,

il Dio che guarda il cuore.

Donaci, allora, Signore, di amare padre e madre,

(moglie e marito e figli) e amici per quello che sono:

benedizione e dono che viene da te,

salvezza che tu mi hai posto al fianco,

frammento del tuo volto.

E poi donaci di perdere la vita

Come si perde un tesoro: donandolo.

Amen

 

 

 

Dice il salmo che Dio fa piovere sui giusti e gli ingiusti. Dio ama tutti e va sempre alla ricerca della pecorella smarrita. Egli attende pazientemente la loro conversione perché il suo sguardo va “oltre”: nelle sue creature vede anche quello che possono diventare nella bontà che riescono ad acquisire. “Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.  Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt.9,9-12)”

Gesù Cristo, poi, ci ha esortato ad amare anche il nemico (e noi possiamo cominciare a farlo anche pregando). Sulla croce Gesù disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

E per noi cristiani perdonare il nemico è una delle cose più dure da attuare, ma è quello che ci rende più simili a Dio.

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI” (può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri). Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”:

 

 

 

 

 

Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande.

A Dio possiamo chiedere tutto, tutto; spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene. È ciò che Gesù dimostra definitivamente nell’Ultima Cena, quando dice: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20). In quel gesto Gesù anticipa nel cenacolo il mistero della Croce.

Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene, anche se l’amore lo conduce al Calvario. Dio è sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta. La pazienza di Dio con noi è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Direi, è la pazienza insieme di un papà e di una mamma. Sempre vicino al nostro cuore, e quando bussa lo fa con tenerezza e con tanto amore.

Proviamo tutti a pregare così, entrando nel mistero dell’Alleanza. A metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio, a sentirci avvolti da quel mistero di felicità che è la vita trinitaria, a sentirci come degli invitati che non meritavano tanto onore. E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna.

Papa Francesco 14 maggio 2020

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI” (può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri).

Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”:

 

 

 

 

Il mondo è sempre corso verso un baratro. La storia ce lo ricorda continuamente. Non possiamo dire che ieri era meglio di oggi ecc.

Ogni epoca ha le sue difficoltà. Se dobbiamo fissarci solo sul “baratro”, non mettiamo al mondo più figli.

Ci sono dei movimenti che cercano di colpevolizzare chi fa figli…Forse dimentichiamo che ogni persona è unica ed irripetibile e che è destinata a lodare Dio in eterno.

L’ottica della fede ci aiuta a mettere a fuoco il motivo per cui esistiamo: CONOSCERE, AMARE E SERVIRE DIO in questa vita, per poi goderlo nell’altra.

Se il Padre Creatore fosse stanco dell’uomo, potrebbe, nella sua Onnipotenza, fare in modo che non nascano più persone. Invece la sua Creazione si perfeziona in ognuno di noi ed in quelli che vengono al mondo…

Ognuno di noi ha una croce da portare, ma i frutti sono inimmaginabili: lo sapremo solo nell’altra dimensione…

 

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube
“UNIVERSO INTERIORE piaipier”:
http://www.youtube.com/user/piaipier

Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI”
(può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri).
Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”:

 

 

 

 

 

L’intelligenza senza amore, ti rende perverso.


La giustizia senza amore, ti rende implacabile.


La diplomazia senza amore, ti rende ipocrita.


Il successo senza amore, ti rende arrogante.


La ricchezza senza amore, ti rende avaro.


La docilità senza amore, ti rende servile.


La povertà senza amore ti rende orgoglioso.


La bellezza senza amore, ti rende ridicolo.


L’autorità senza amore, ti rende tiranno.


Il lavoro senza amore, ti rende schiavo.


La semplicità senza amore, ti sminuisce.


La preghiera senza amore, ti rende introverso.


La legge senza amore, ti schiavizza.


La politica senza amore, ti rende egoista.


La fede senza amore, ti trasforma in fanatico.

La croce senza amore, diventa una tortura.


La vita senza amore, …non ha senso.

 

 

(Dagli scritti di Mons. Giancarlo Bregantini)

 

 

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI” (può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri). Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”:

 

 

 

 

Il Signore sembra tacere, eppure parla attraverso la sua Creazione e gli eventi della nostra vita. Tutto ciò che esiste e succede è da Lui conosciuto nei minimi dettagli. Il tempo e lo spazio sono sotto il suo dominio.

Egli è Signore anche della nostra persona e può guidare la nostra mente come vuole, pur lasciando in noi il libero arbitrio. Eppure ci sostiene dal nostro concepimento.

Fidarsi di Lui, significa credere nella sua bontà infinita anche quando per noi sembra tacere.

Il silenzio di Dio è sempre rispettoso della nostra libertà ed è il frutto di un amore sconfinato nei confronti di ogni uomo.

È necessario saper comprendere almeno un po’ di questo amore incredibile.

È così che lo si onora e lo si glorifica: credere nel suo amore nonostante ci sembri l’opposto e nonostante il suo silenzio apparente in certi momenti bui della nostra vita.

Pensiamo all’obbedienza di Abramo che stava per sacrificare il suo figlio Isacco ed all’obbedienza di Gesù-uomo prima di affrontare la croce.

Il Padre non tarderà mai di soccorrerci se la nostra fiducia in Lui è piena.

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI” (può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri). Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”:

 

 

Se non amiamo nemmeno noi stessi, non possiamo pretendere di amare il prossimo e tantomeno Dio. É necessario prima comprendere in profondità la nostra mente, anche se questo ci costa molto, perché pochissimi si accettano come sono.

Quando abbiamo scoperto senza timore ciò che realmente pullula nei nostri piú reconditi anfratti e meandri mentali, quanta superficialità ci narcotizza, quanta invidia ed odio serpeggiano in noi, quanto egoismo blocca la nostra evoluzione interiore, allora possiamo nell’umiltà chiedere al Signore che ci doni Lui l’amore che ci manca, perché ogni nostra cattiveria ed ogni forma di insensibilità é già stata annullata dalla sua amorosa passione e morte in croce.

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier Chi desidera può diventare membro della confraternita “COMUNIONE DEI SANTI” (può così ricevere e dare solidarietà nella preghiera tra i membri). Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”:

 

 

 

Anche se dovessimo ricadere nelle stesse fragilità, non perdiamoci d’animo.

Rialziamoci e meditiamo sul fatto che Gesù, cadde sotto il peso della sua Croce e si rialzò per ben tre volte.

In questo modo ci ha voluto dimostrare che non dobbiamo mai scoraggiarci fino all’ultimo respiro. Anche noi dobbiamo rialzarci dopo ogni caduta e proseguire il cammino verso il Calvario, purificando il nostro cuore.

Quando, sinceramente pentiti, confidiamo nella sua divina Misericordia Egli, commosso, ci abbraccia e ci dona la forza per andare avanti. Le nostre fragilità possono indurre all’umiltà, virtù molto gradita a Dio che viene donata dallo Spirito Santo.

Con essa ci riconosciamo peccatori e bisognosi dell’aiuto di Dio.

Abbandoniamoci, quindi, alla Divina Misericordia, confessiamoci e ricordiamo la frase di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed affaticati, ed io vi ristorerò!”

 

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2900) iscrivetevi al mio canale youtube
“UNIVERSO INTERIORE piaipier”:
http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

Chi ha scoperto il grandissimo valore di una Santa Messa, non desidera perderne una: lí ci incontriamo direttamente con il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Colui mediante il quale tutto esiste, compresi noi.

Lo accogliamo vivo in noi e noi veniamo gradualmente trasformati in Lui.

Oltre ad acquisire la serenità interiore, abbiamo la possibilità di chiedere grazie per i vivi e per i defunti, ma soprattutto di essere grati verso Colui che ci ha salvati attraverso il cruento sacrificio della Croce.

Se davvero tutti credessimo con tutto il cuore all’enorme valore di una Santa Messa, ci vorrebbero le forze dell’ordine davanti ad ogni Chiesa per disciplinare il flusso dei fedeli per accaparrarsi i posti (Come sosteneva Padre Pio).

Ma la realtà purtroppo é un’altra: moltissime chiese sono vuote, mentre gli stadi, le discoteche, i concerti sono sempre piú affollati….

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2900) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

 

Esaltiamo Cristo Signore, che ha fatto della croce il segno della redenzione universale e, supplicandolo con fede diciamo: “Salvaci, Signore, per la tua croce.”

Figlio di Dio, che nel deserto guarivi chi guardava la figura del serpente elevata sul palo a segno di salvezza, per la tua croce curaci dai morsi velenosi dell’orgoglio e della sensualità.

Figlio dell’uomo, che fosti elevato in croce a compimento dell’antico simbolo, per la tua passione sollevaci alla tua gloria.

Figlio unigenito di Dio, che ti sei immolato per la salvezza di chi crede in te, concedi la vita eterna a coloro che sperano nella tua croce.

Signore, costituito dal Padre giudice universale, ricordati che non sei venuto e non sei morto per la condanna, ma per la salvezza del mondo.

Tu che hai detto: quando sarò elevato da terra trarrò tutto a me,
fa’ che dove sei tu siamo anche noi per contemplare la tua gloria.

 

(PREGHIERA LITURGICA IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA SANTA CROCE)

 

 

 

 

Commento al Vangelo – pubblicato su Avvenire – A cura di Padre Ermes Ronchi

XXIII Dom. T.O. anno C – 2019

Rinunciare a ciò che ci impedisce di volare

Vangelo – Luca 14,25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. […]»

Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, sua madre… e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Gesù non instaura una competizione di sentimenti per le sue creature, perché sa che da questa ipotetica gara di emozioni non uscirebbe vincitore, se non presso pochi eroi o santi, dalla fede di fiamma. Ci ricorda invece che per creare un mondo nuovo, quello che è il sogno del Padre, ci vuole una passione forte almeno quanto quella degli amori familiari. È in gioco un nuovo modo di vivere le relazioni umane: mentre noi puntiamo a cambiare l’economia, Gesù vuole cambiare l’uomo. Lo fa puntando tutto sull’amore, e con parole che sembrano eccessive, sembrano cozzare contro la bellezza e la forza degli affetti, perché la felicità di questa vita non sappiamo dove pesarla se non sul dare e sul ricevere amore.
Ma il verbo centrale su cui poggia la frase è: se uno non «ama di più». Allora non di una sottrazione si tratta, ma di una addizione. Gesù non sottrae amori, aggiunge un «di più». Il discepolo è colui che sulla bellezza dei suoi amori stende una più grande bellezza. E il risultato non è una sottrazione ma un potenziamento, non una esclusione ma una aggiunta: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti della famiglia, ebbene io posso offrirti qualcosa di ancora più bello e vitale. Gesù è la garanzia che i tuoi amori saranno più vivi e più luminosi, perché Lui possiede la chiave dell’arte di amare.

Seconda condizione: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me… La croce: e noi la pensiamo metafora delle inevitabili difficoltà di ogni giorno, dei problemi della famiglia, di una malattia da sopportare, o addirittura del perdere la vita. In realtà la vita si perde come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia. Per cui il vero dramma non è morire, ma non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena spendere la vita.

Nel Vangelo la croce è la sintesi dell’intera storia di Gesù: amore senza misura, disarmato amore, coraggioso amore, che non si arrende, non inganna e non tradisce. Prendi su di te una porzione grande di amore, altrimenti non vivi; prendi la porzione di dolore che ogni amore comporta, altrimenti non ami.

Terza condizione: chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. Perché la tua vita non dipende dai tuoi beni, «un uomo non vale mai per quanto possiede, o per il colore della sua pelle, ma per la qualità dei suoi sentimenti. Un uomo vale quanto vale il suo cuore» (Gandhi). Gesù chiede sì una rinuncia, ma a ciò che impedisce il volo. Chi lo fa, scopre che «rinunciare per Te è uguale a fiorire» (M. Marcolini).

(Letture: Sapienza 9,13-18; Salmo 89; Filemone 1,9-10.12-17; Luca 14,25-33)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/rinunciarea-cio-checi-impediscedi-volare

 

 

 

L’amore del Padre Creatore per ognuno di noi è evidente considerando la nostra stessa esistenza, la quale è stata un suo purissimo dono d’amore. Noi non esistevamo, Lui ci ha donato un corpo immerso in un immenso Universo, ed un’anima immortale.

L’amore di Gesù Cristo per ognuno di noi è dimostrato dal suo immenso sacrificio sulla Croce, grazie al quale noi possiamo essere salvi con Lui per tutta l’eternità. Egli è il centro della nostra vita.

L’amore dello Spirito Santo per ognuno di noi è verificabile in ogni istante di vita: ci sostiene e ci ispira continuamente, anche quando noi ci allontaniamo col peccato.

Se contempliamo la Santissima Trinità avendo presente questo infinito Amore per ognuno di noi, anche il nostro amore per Dio e per il prossimo potrà crescere ulteriormente.

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2900) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier a cura di http://www.mondocrea.it

 

 

 

Molti interrogativi ribollono nella nostra “piccola-grande” mente quando prendiamo coscienza del dolore umano, spesso così prolungato nel tempo.

Ma non ci sono validi ragionamenti umani che lo giustifichino.

Pensiamo ad una ragione fondante, ma ci perdiamo spesso nel mare delle ipotesi piú assurde.

Dolore e male rimangono sempre un mistero apparentemente insolubile.

Ecco perché Gesú ci esorta a portare ognuno la propria croce, dandone l’esempio. Se l’ha portata Lui, (l’uomo-Dio) così dignitosamente, allora il dolore ha un senso arcano che comprenderemo meglio nell’altra dimensione.

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2900) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

 

 

Offriamo a Gesù ogni nostra sofferenza fisica, psichica e spirituale in unione con le sue, per la salvezza della nostra anima e di quella delle altre sulla via della perdizione.

Egli ha sofferto tremendamente sulla croce senza un po’ di sollievo, preso in giro da moltissimi, anche da molti suoi ex seguaci ed è stato abbandonato pure dagli apostoli, fuorché da Giovanni.

Il Signore Gesù Cristo, Colui mediante il quale tutto è stato creato, sulla croce non ha nemmeno implorato di aver pietà di Lui, ha solo perdonato e chiesto da bere.

Dolori acuti di ogni tipo, spasmi atroci, sete, angoscia e solitudine…ha provato tutto ciò che umanamente sembra impossibile. Pareva “schiacciato” dall’intero cosmo in rivolta, ma Lui con la sua dignitosa morte, ha riscattato tutto e tutti.

Come non si può amare Gesù Cristo con tutto il cuore? Un modo per ricambiare questo suo immenso amore è offrirgli le nostre sofferenze…

 

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2900) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier a cura di http://www.mondocrea.it

 

 

 

Si vive sempre più provvisoriamente…aspettando cosa?

Abbiamo bisogno di scandire il tempo e spesso ci consoliamo con obiettivi terreni: vacanze, incontri, passatempi ecc.

Ma interiormente sentiamo tutti un fondo di insoddisfazione. Se siamo più consapevoli, illuminati dallo Spirito Santo, scopriamo che la vera attesa, quella che realmente vale, è solo quella relativa alla vita eterna in Gesù Cristo: la attendiamo tutti, volenti o nolenti.

Le giornate scorrono, gli anni passano, ma il vero motivo per cui esistiamo in questa dimensione terrena è la preparazione spirituale, un allenamento all’amore, per essere definitivamente assimilati in Gesù Cristo per tutta l’Eternità.

Però, siccome Egli stesso ci ha dato l’esempio, si è con Lui solo se accettiamo di portare la nostra croce giorno dopo giorno, con fede. Accettando la croce tutto si trasfigura, ma pochi riescono a comprenderlo…

 

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier a cura di http://www.mondocrea.it

 

 

Maria ha dimostrato di avere, grazie al Signore, una fede incrollabile nei confronti di suo Figlio:

Ha creduto all’angelo Gabriele che sarebbe rimasta incinta per opera dello Spirito Santo.

Ha creduto che il bimbo che teneva in grembo era Dio incarnato in Gesù Cristo.

Ha creduto nonostante abbia partorito in una situazione di emergenza e di povertà.

Ha creduto quando insieme a Giuseppe ed al bambino ha dovuto fuggire in Egitto.

Ha creduto nonostante suo figlio dodicenne avesse lasciato perdere le sue tracce per parlare con i dottori del tempio.

Ha creduto alle nozze di Cana.

Ha creduto durante la passione di suo Figlio e sotto la croce, quando quasi tutti i discepoli erano fuggiti.

Ha creduto nonostante la morte di suo Figlio e la sepoltura.

Ha creduto per tutta la vita nella Risurrezione di suo Figlio.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2700) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

Uno degli oggetti sacri che il diavolo teme particolarmente è la croce benedetta di Gesù Cristo.

I cristiani dovrebbero credere nella croce di Gesù, invece di coltivare superstizioni e portare amuleti protettivi.

San Paolo della Croce era convinto della potenza della croce che spesso lo liberava dalle sue vessazioni terribili con il Crocifisso che egli alzava tra le mani. Egli incoraggiava a portare al collo la corona del rosario e molte persone che hanno seguito il consiglio del santo durante la notte sono riusciti a fugare i diavoli che impedivano loro di dormire.

Molti santi davano importanza alla croce. Teresa d’Avila affermava che bastava stringerci alla croce per far fuggire il demonio.

Altri santi la usavano spesso contro gli attacchi demoniaci: Caterina da Siena, il Curato d’Ars, don Bosco, padre Pio si facevano il segno della croce e le ostilità demoniache cessavano.

Anche per gli esorcisti il crocifisso è molto importante.

Per tutti noi cristiani sarebbe opportuno segnarsi come cura preventiva alla mattina, al primo risveglio, durante la giornata, prima di ogni azione importante, prima del cibo, e prima di addormentarci.

(ispirato al libro “Angeli custodi a tempo pieno” di Giampaolo Thorel.  ed Segno (Tavagnacco)

 

 

 

V di Quaresima Gv 12,20-33

 p. Ermes Ronchi

Vogliamo vedere Gesù.

Grande domanda dei cercatori di sempre, domanda che è mia. Ed è per questa stessa domanda che anche noi siamo qui, stamattina.

Risposta sorprendente. Invece di dire: venite e vedete, come altre volte ha fatto, Gesù risponde per immagini, che chiedono occhi profondi.

La prima: se volete vedere me, guardate il chicco di grano.

E la seconda: “se volete vedere/capire davvero guardate la croce”, quando sarò innalzato attirerò tutti a me…

Il chicco di grano e la croce, due immagini per sintesi umile e vitale di Gesù.

Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Una frase difficile, e perfino pericolosa se capita male. perché può legittimare una visione doloristica e infelice della religione. Ma leggiamola con attenzione. Dove cade l’accento del discorso? Qual è il verbo principale della frase?

Noi siamo colpiti subito, suscita emozione immediata, l’espressione: se non muore, se muore. Il velo della morte pare oscurare tutto il resto, ma è la distorsione di una lettura solo emotiva.

E invece No. Il verbo principale verso cui tutto converge è: produce, porta molto frutto. “Se il chicco non muore” è una frase subordinata, con le condizioni perché lo scopo principale si realizzi, il chicco possa produrre molto frutto. L’accento non è sulla morte, ma sulla vita.

Gloria di Dio non è il morire del chicco, ma il molto frutto.

Al centro del brano è posta una promessa di fecondità.

 

Osserviamo un granello di frumento, un qualsiasi seme: sembra un guscio secco, spento e inerte, in realtà è una piccola bomba di vita. Caduto in terra, il seme non marcisce e non muore, altrimenti non succede niente, sono metafore temporanee, allusive.

Se guardi dentro il chicco, il cuore è costituito dal germe, il nucleo intimo e vivo da cui germoglia la spiga. Tutto ciò che è attorno al germe serve come suo nutrimento.

Nella terra non sopraggiunge la morte del seme, ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, che è una donazione continua, ininterrotta: la terra dona i suoi elementi minerali preziosi, il chicco dona al germe il suo nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia verso il basso con le radici e poi verso l’alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline.

Allora sì che il chicco muore, ma nel senso che la vita non gli è tolta, ma trasformata in una forma di vita più evoluta e potente.

Non sono due cose diverse il chicco e il germe. Sono la stessa cosa.

Tutto insieme, chicco e germe, si trasformano in più vita, in molto frutto, per un processo di donazione!

Quello che il bruco chiama fine del mondo tutti gli altri chiamano farfalla.

Il bruco muore alla vita di prima, ma vive in una forma più alta; è sempre lui, ma non striscia più, vola.

 

Continua Gesù con ancora parole difficili:

chi ama la propria vita la perde

e chi odia la propria vita in questo mondo,

la conserverà per la vita eterna.

Nella mentalità ebraica parlare di odio/amore ha il significato di preferire o meno. E si traduce così:

Chi ama la vita, cioè chi pensa solo a se stesso, chi preferisce l’interesse personale a tutto il resto…, essere così attaccati al proprio interesse è distruggersi, viene il momento in cui Narciso si toglie da sé la vita, niente più lo soddisfa.

Chi odia la proprio vita, la conserverà. Significa: chi guarda al di fuori di sé, chi dice “prima vieni tu e dopo io”, come fa ogni innamorato: preferisco che viva tu. Come fa il chicco con il germe. Chi si spende per un sogno di bene comune,

La conserva, Per la vita eterna. E qui vediamo che la vita eterna è già iniziata, già data, da conservare, non un premio al futuro, ma una possibilità presente.

Chi vive così, come fa il chicco di frumento, ha in sé una qualità della vita capace di non morire, di superare la morte, di moltiplicare la vita attorno a sé, fa cose che meritano di non morire, ha in sé una vita indistruttibile, la vita risorta.

Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato agli altri.

Sulle colonne dell’avere alla fine troveremo solo ciò che abbiamo perduto per amore di qualcuno.

 

La seconda immagine dell’auto-presentazione di Gesù è la croce: quando sarò innalzato attirerò tutti a me.

Germoglio di vita che si innalza sul campo della morte. Io sono cristiano per attrazione, lo siamo tutti. Il cristianesimo ha al suo centro non quello che io faccio per Dio, ma quello che Dio fa per me.

Io non sono cristiano perché amo Dio,

ma perché credo che Dio mi ama!

C’è una bella notizia da passarci, tanti uomini e tante donne del nostro tempo hanno il desiderio di vedere Gesù, non sempre frequentano chiese e parrocchie, eppure sono affascinati da qualcosa che Gesù sa dare e nessun altro è in grado di dare. E noi dovremmo gioire di una buona notizia: Attirerò tutti a me: dalla croce erompe una forza di attrazione universale, una forza di gravità celeste.

Con che cosa mi attira il Crocifisso? con i miracoli? Non c’è nessun miracolo sul calvario…con il dolore di un corpo piagato?

Ho ricevuto via wattshapp una bellissima vignetta: una persona sul calvario chiede al crocifisso: “ma se Dio è onnipotente, controlla tutto e comanda tutti, tu che ci fai lì?”

E il crocifisso risponde: “hai sbagliato Dio, il mio ama da morire..”.

Ecco con che cosa mi attira: con la bellezza dell’amore, la grande bellezza.

La regola, la norma di ogni bellezza è l’amore.

La verità e la bellezza apparse in quel Crocifisso

rivelano che bello è chi ama

bellissimo è chi, uomo o Dio, ama fino all’estremo!

Sulla croce l’arte divina di amare si offre alla contemplazione cosmica.

“A un Dio umile non ci si abitua mai” (papa Francesco), a questo Dio capovolto che scompiglia le nostre immagini ancestrali, tutti i punti di riferimento con un chicco e una croce, l’umile seme e l’estremo abbassamento, non ci si abitua mai:

Dio ama racchiudere

il grande nel piccolo:

l’universo nell’atomo

l’albero nel seme

l’uomo nell’embrione

la farfalla nel bruco

l’eternità nell’attimo

l’amore in un cuore

sé stesso in noi.

 

Alla comunione

 

Quando in questi giorni di primavera

Fissi il cielo nero

e senti come tutto viaggia eternamente

Quando compi un dovere che non nuoce

Anzi aiuta e dà gioia

Quando accarezzi

Una persona addormentata

Quando coltivi un orto

e sogni di regalare i suoi frutti

Ecco in quella piccolezza

Che ci costa fatica consiste il sogno di Dio

E il suo invito a sognarla con lui.

Non offendere la vita piccola.

Coltiva la speranza

Di una umanità più umana

(Luigi Verdi)

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

La vita come un chicco di grano

V Domenica di Quaresima – Anno B – 2018

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori […].

Vogliamo vedere Gesù. Grande domanda dei cercatori di sempre, domanda che è mia. La risposta di Gesù dona occhi profondi: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, sintesi umile e vitale di Gesù. Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Una frase difficile e anche pericolosa se capita male, perché può legittimare una visione doloristica e infelice della religione.

Un verbo balza subito in evidenza per la sua presa emotiva: se non muore, se muore. E pare oscurare tutto il resto, ma è il miraggio ingannevole di una lettura superficiale. Lo scopo verso cui la frase converge è “produrre”: il chicco produce molto frutto. L’accento non è sulla morte, ma sulla vita. Gloria di Dio non è il morire, ma il molto frutto buono.

Osserviamo un granello di frumento, un qualsiasi seme: sembra un guscio secco, spento e inerte, in realtà è una piccola bomba di vita. Caduto in terra, il seme non marcisce e non muore, sono metafore allusive. Nella terra non sopraggiunge la morte del seme, ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, è il dono di sé: il chicco offre al germe (ma seme e germe non sono due cose diverse, sono la stessa cosa) il suo nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia verso il basso con le radici e poi verso l’alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline. Allora sì che il chicco muore, ma nel senso che la vita non gli è tolta ma trasformata in una forma di vita più evoluta e potente.

La seconda immagine dell’auto-presentazione di Gesù è la croce: quando sarò innalzato attirerò tutti a me. Io sono cristiano per attrazione, dalla croce erompe una forza di attrazione universale, una forza di gravità celeste: lì è l’immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso.
Con che cosa mi attira il Crocifisso? Con i miracoli? Con lo splendore di un corpo piagato? Mi attira con la più grande bellezza, quella dell’amore. Ogni gesto d’amore è sempre bello: bello è chi ami e ti ama, bellissimo è chi, uomo o Dio, ti ama fino all’estremo. Sulla croce l’arte divina di amare si offre alla contemplazione cosmica. «A un Dio umile non ci si abitua mai» (papa Francesco), a questo Dio capovolto che scompiglia le nostre immagini ancestrali, tutti i punti di riferimento con un chicco e una croce, l’umile seme e l’estremo abbassamento:

Dio ama racchiudere / il grande nel piccolo: /

l’universo nell’atomo / l’albero nel seme /

l’uomo nell’embrione / la farfalla nel bruco /

l’eternità nell’attimo / l’amore in un cuore / se stesso in noi.

(Letture: Geremia 31,31-34; Salmo 50; Ebrei 5,7-9; Giovanni 12,20-33)

Commento al Vangelo domenica 18 marzo 2018 – p.Ermes Ronchi

 

 

 

Gesù è il re che non ha mai assoldato mercenari, non ha mai arruolato eserciti, non è mai entrato nei palazzi dei potenti, se non da prigioniero.

“Metti via la spada” ha detto a Pietro, altrimenti avrà ragione sempre il più forte, il più violento, il più armato, il più crudele.

Di che cosa hanno bisogno quelli che uccidono il loro re? Della condanna, della pena di morte? No, di un supplemento d’amore: perdona loro, Padre, Per i regni di quaggiù, per il cuore di quaggiù, l’essenziale è vincere, nel mio Regno l’essenziale non è vincere o perdere, ma amare o no. La parola di Gesù è vera proprio perché disarmata, perché non ha altra forza che se stessa.

La potenza di Gesù è di essere privo di potenza, nudo, povero, debole. La sua regalità è di essere il più umano, il più ricco in umanità, il volto più alto e puro dell’uomo. Il vangelo ci ha portato al calvario, non distogliamo lo sguardo: “il cristianesimo nasce lì dalla contemplazione del volto del Dio crocifisso” (C.M.Martini).

 

(Ermes Ronchi – Cristo Re – 2016)

 

 

LIBRI DI ERMES RONCHI: https://www.ibs.it/libri/autori/Ermes…

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2200) iscrivetevi al mio canale youtube “piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

Una bella preghiera dell’amico p. Ermes Ronchi:

 

Dalla tua Croce, Signore, mi guardi con occhi che fanno del mio cuore un lago di lacrime.

Quante cose ho sciupato! Ho gettato al vento talenti, ho bruciato germogli, non ho custodito fratelli, ho anche fatto cose di cui non mi credevo capace.

Eppure sento il Tuo sguardo che mi apre e mi attira. Prendo coraggio e dico: ho sbagliato tanto, Signore, ho sbagliato troppo, ma ricordati di me, oltre che del ladro pentito anche di me. Sono come lui. Ricordati! Solo il ricordo ti chiedo e mi basterà.

Ti guardo, vedo le Tue labbra che mi dicono: “Con me, oggi, nel Paradiso” E l’ultimo nome sulle labbra di Te che muori è il mio nome.

Passeranno il cielo e la terra ma il mio nome sulle Tue labbra non passerà mai. Questo Tuo sentimento lo accolgo in me e lo gusto come un frutto impossibile alla nostra terra e più vero di tutto il mio male.

Vivi in me, Signore, mio Dio, mio Re, mio Amato. Amen

 

(Cristo Re Anno B 2012 – omelia)

 

Libri di p. Ermes Ronchi:

 

https://www.ibs.it/libri/autori/Ermes%20Ronchi

 

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2200) iscrivetevi al mio canale youtube “piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

Vangelo – Giovanni 11, 55 – 12, 11

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Commento (Ermes Ronchi)

Inizia la settimana in cui avvengono le cose supreme. Per viverla in profondità vorrei suggerire a me stesso prima, e a voi, un verbo: il verbo accompagnare.
Possiamo accompagnare il Signore nella sua passione in molti modi: leggendo il vangelo, partecipando ai riti, prendendoci il tempo di stare in silenzio davanti a un crocifisso, ma se Cristo, come dice Pascal, è in agonia fino alla fine dei tempi, se Cristo è in ogni uomo, se noi tutti insieme formiamo il suo unico corpo, allora Gesù è ancora ucciso oggi in Nigeria, bombardato in Siria, salta in aria a Bagdad, naufraga al largo di Lampedusa. Contemporanea a me è la croce. E io come le donne al calvario sarò tenacemente vicino per portare aiuto e conforto.

Oggi il vangelo racconta di Maria che prende fra le sue mani i piedi di Gesù, durante una cena, in una casa d’amici. Fra quattro giorni il vangelo racconterà di Gesù che, in un’altra cena, ripete quel gesto, prende fra le sue mani i piedi dei discepoli, quasi che avesse imparato da una donna i gesti per dire l’amore.
Una donna e Dio si incontrano, e ciò accade nei gesti inventati dall’amore. Uomo e Dio parlano la stessa lingua.

Un mondo scomposto ruota attorno a quell’evento, un mondo agitato: una gran folla, dice Giovanni, molti curiosi che vogliono vedere il miracolato. E poi i capi dei sacerdoti, i farisei, i guardiani della fede, i delatori, guardie che hanno l’ordine di arrestarlo. E poi i discepoli, Giuda tra tutti, e nessuno che abbia occhi per la tenerezza, per leggere i segreti del cuore. Un mondo che non capisce.

E poi c’è la donna, un’amica e Gesù che difende questa scena straordinaria.
Le mani di Maria sui suoi piedi. Carezze su quei piedi, la parte del nostro corpo più lontana dal cielo, più vicina alla polvere delle strade. Piedi di Gesù che hanno percorso tutte le strade di Palestina, tutti i sentieri del cuore per raggiungermi.
Una carezza come un grazie, sui piedi di Dio. Dio non è venuto con ali d’angeli, ma con piedi d’uomo per conoscere e faticare i miei stessi sentieri.
E il più duro sentiero è la morte.

Abbraccia i suoi piedi per dire: ‘Dove andrai Tu, andrò anch’io; dove Tu ti fermerai, mi fermerò anch’io; porrò i miei passi sulle orme dei tuoi passi!” Ti accompagnerò.
Poi il nardo su quei piedi, come una dichiarazione, 300 grammi di amore. Una dismisura, molto più di ciò che serve a profumare una persona.
Maria versa profumo, senza calcolare; Gesù verserà sangue senza riservare una sola goccia. Maria e Gesù si capiscono.

E poi i capelli su quei piedi! Per una donna di allora sciogliere i capelli per un uomo era un gesto di una carica affettiva veemente, gesto dell’intimità, della appartenenza, dell’incontro. Gesù è lo sposo.
Non ha bisogno di una cena, lui che va a morire, ma di gesti intensi, di gratuità e di tenerezza. Come ogni uomo, cerca queste tre cose: tenerezza, intensità e gratuità, le cose che toccano il nostro profondo e lo fecondano di vita.

“E la casa – dice Giovanni – si riempì di profumo”. Non solo il corpo, la casa intera si riempì del profumo della sposa del Cantico. Quella casa è la nostra terra e noi, come Maria, a portare il buon profumo di Cristo.
Ma a che cosa serve una casa piena di profumo? Cosa ce ne facciamo? Che cosa cambia nella storia del mondo un vaso di profumo? Eppure la liturgia lo ricorda sulla soglia dei giorni assoluti: il profumo non è il pane, non è l’abito, non è necessario per vivere, è gioia, è un dono gratuito. È un di più, come il vino di Cana, il ‘di più’ indispensabile; il superfluo, necessario alla qualità della vita! Il profumo è una dichiarazione d’amore.

Quel vaso di nardo valeva dieci volte i trenta denari che daranno a Giuda come prezzo di Gesù. Perché questa spesa senza misura e senza necessità?
Maria spende trecento denari come per dire: ‘qualcuno ti tradirà per trenta denari ma io ti amerò dieci volte tanto. Qualcuno ti venderà ma io ti riscatterò per dieci volte!’ E il cuore di Gesù esultava e riceveva forza per camminare verso i giorni supremi.

È come se Maria dicesse: “Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere. Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
L’uomo pratico che è in noi è tentato di dire che si tratta solo di un gesto bello e sentimentale, se non fosse ben più di questo: un gesto rivelatore, una piccola grande storia che rivela Dio e l’uomo.

Giuda, simbolo della mentalità concreta, che vuole dare un prezzo ad ogni cosa, anche all’amore, che conosce il prezzo delle cose ma non il loro valore, critica la tenerezza: “Questo profumo è denaro rubato ai poveri”, ma Gesù non si lascia chiudere in questa alternativa: o tu o i poveri! Gesù non mette una priorità contro l’altra. Dice a me, a noi: non rinunciare ad un amore in nome di un altro amore.
“I poveri li avrete sempre con voi”. Sono io che ve li lascio in eredità, li avrete come parte di me, membra del mio corpo da ungere di profumo e di cura.

E dice a me: non guardare come Giuda il prezzo del nardo, guarda l’amore di Maria;
non guardare come Giuda il mancato guadagno, gusta il profumo che riempie la casa;
non guardare al costo dell’unguento, impara la generosità dell’amicizia.

A me questo racconto dice: Anche tu hai un vaso di nardo ed è la tua esistenza. Giorno per giorno, ora per ora, goccia per goccia, come il profumo più caro, impara a versarlo per qualcuno: un amico o povero, Dio o un amore. Hai nardo di intelligenza, di tempo, cultura, affettività, denaro, competenze, hai più di 300 denari di nardo, rompi il vaso e versa sul figlio dell’uomo.
Impara a bruciare in uno slancio tutti i tuoi patrimoni di calcoli e di tristezze. E la tua casa si riempirà di profumo, ed esulterà il cuore di Dio. E insieme a Lui esulteranno quanti sono seduti alla tua mensa, o quanti ti incontrano.

Noi non possiamo fare grandi cose, ma piccole cose con grande amore (Madre Teresa). Come i pollini di questa primavera che riempiono il vento: non tutti arriveranno a fecondare fiori e generare frutti, ma almeno serviranno a profumare un po’ l’aria che respiriamo. Accompagniamo il Signore in questa settimana, passo passo. Non occorrono grandi cose, ma piccole cose fatte con grande amore.

PREGHIERA
O  Vita di ogni uomo

Signore, sono come Maria di Betania e come Giuda.
Conosco le piccolezze dell’anima
ma conosco anche qualche slancio del cuore;

qualche volta mi pare di volare, l’aria è profumata,
qualche volta è solo buio su tutto il cuore.

Ma oggi, mentre ti avvii alla Passione,
nel riverbero cangiante degli ulivi,
vorrei che tu fossi consolato
dai miei piccoli gesti di amicizia, come a Betania.

Cerco dentro di me una parola, un gesto, un sentimento,
da offrirti come goccia dal mio vaso di nardo.
Cerco un volto, un povero, un fratello
dove versare una goccia di bontà.

Sono povero, ho soltanto gocce,
sono un vaso vuoto,
ma tu fa’ del mio nulla
qualcosa che serva a qualcuno.

Non tener conto della mia parte di Giuda
ma di qualche segreto ardore
che Tu conosci, che Tu sai riaccendere.

E possano le nostre vite spargere profumo,
disseminare i pollini della tua vita,
o Vita di ogni uomo! Amen

( Ermes Ronchi )    http://www.sancarloalcorso.it/scc/showPage.jsp?wi_number=34287&wmenuid=

 

 

 

 

 

Il Vangelo – Ermes Ronchi

VII Domenica – Tempo ordinario – Anno A
Domenica 19 febbraio 2017

Amare i nemici, la (difficile) concretezza della santità

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?…».

Avete inteso che fu detto: occhio per occhio – ed era già un progresso enorme rispetto al grido selvaggio di Lamec, figlio di Caino: ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido (Gen 4,23) – , ma io vi dico se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra. Porgi l’altra guancia, che vuol dire: sii disarmato, non incutere paura. Gesù non propone la passività morbosa del debole, ma una iniziativa decisa e coraggiosa: riallaccia tu la relazione, fa’ tu il primo passo, perdonando, ricominciando, rattoppando coraggiosamente il tessuto della vita, continuamente lacerato dalla violenza.

Il cristianesimo non è una religione di schiavi che abbassano la testa e non reagiscono; non è la morale dei deboli, che nega la gioia di vivere, ma la religione degli uomini totalmente liberi, come re, padroni delle proprie scelte anche davanti al male, capaci di disinnescare la spirale della vendetta e di inventare reazioni nuove, attraverso la creatività dell’amore, che fa saltare i piani, non ripaga con la stessa moneta, scombina le regole ma poi rende felici.

È scritto: Amerai il prossimo e odierai il nemico, ma io vi dico: amate i vostri nemici. Tutto il Vangelo è qui: amatevi, altrimenti vi distruggerete. Altrimenti la vittoria sarà sempre del più violento, del più armato, del più crudele. Gesù intende eliminare il concetto stesso di nemico. Violenza produce violenza come una catena infinita. Io scelgo di spezzarla. Di non replicare su altri ciò che ho subito. Ed è così che mi libero.

Il Vangelo mette in fila una serie di verbi che chiedono cose difficili: amate, pregate, porgete, benedite, prestate, fate: per primi, ad amici e nemici. La concretezza della santità, niente di astratto e lontano, santità terrestre che profuma di casa, di pane, di incontri. Non sono precetti, ma offerta di un potere, trasmissione da Dio all’uomo di una forza, di una energia divina.

Infatti dove sta il centro da cui scaturisce tutto? Sta nelle parole: perché siate figli del Padre vostro che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Da Padre a figli: c’è come una trasmissione di eredità, una eredità di comportamenti, di affetti, di valori, di forza, di solarità.
Perché ogni volta che noi chiediamo al Signore: “Donaci un cuore nuovo” , noi stiamo invocando di poter avere un giorno il cuore di Dio, e gli stessi suoi sentimenti, la sua perfezione.

È straordinario, verrà il giorno in cui il nostro cuore che ha fatto tanta fatica a imparare l’amore, sarà il cuore stesso di Dio e allora saremo capaci di un amore che rimane in eterno, che sarà la nostra anima, per sempre, e che sarà l’anima del mondo.

(Letture: Levitico 19,1-2.17-18; Salmo 102; 1 Corinzi 3,16-23; Matteo 5,38-48).

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/amare-i-nemici-la-difficile-concretezza-della-santita

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

fileDBicn_boh picture
chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua