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Fb 8 novembre 2020

Mt 25, 1-13 – XXXII domenica

p.Ermes Ronchi

 

Lampada ai miei passi

E’ bello questo racconto, è bello un Regno simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po’ di luce, di quasi niente. Dieci piccole luci nel buio, gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare la notte e il ritardo del sogno; e che ha l’attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, un po’ d’amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla nebbia.

Nel dettaglio cinque ragazze sono sagge, sono custodi di luce perché vedono lontano, vedono oltre; cinque sono stolte, hanno una vita vuota e superficiale, presto spenta.

E qui cominciano i problemi. Tutti i protagonisti fanno brutta figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato che mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte che non hanno pensato all’olio di riserva; le sagge che si rifiutano di condividere; e quello che chiude la porta della casa in festa, cosa che è contro l’usanza, perché tutto il paese partecipava all’evento delle nozze.

Gesù usa tutte le incongruenze possibili per provocare e rendere attento l’uditorio.

Il punto di svolta del racconto è un grido. Che rivela non tanto la mancata vigilanza (tutte si addormentano, sagge e stolte, tutte ugualmente stanche) ma lo spegnersi delle torce: “dateci un po’ del vostro olio perché le nostre lampade si spengono, perché senza luce non è vita”.

La risposta è lapidaria: no, perché non venga a mancare a tutte. Andate a comprarlo.

Tutto sembra oscurare l’atmosfera gioiosa della festa, ma il senso profondo di queste parole è un richiamo alla responsabilità: un altro non può amare al posto mio, essere buono o onesto al posto mio, desiderare Dio per me. Se io non sono protagonista di me stesso, chi lo sarà?

Una parabola difficile che si chiude con un esito duro: “Non vi (ri)conosco!”, e non potrebbe essere diversamente, perché lui è luce, luce pura, e gli spenti non sa chi siano.

Parabola esigente e consolante.

Gesù non spiega che cosa sia l’olio delle lampade. Sappiamo però che ha a che fare con la luce e col fuoco: in fondo, è saper bruciare per qualcosa o per Qualcuno. Saper bruciare per un’attesa.

L’alternativa centrale è tra vivere accesi o vivere spenti.

Tutte si addormentano, ed è la nostra storia: tutti ci siamo stancati, forse abbiamo mollato.

Dio non ci coglie in flagrante, è una voce che ci scuote, ogni volta, anche nel buio più fitto, per mille strade intricate e, nel momento più nero, qualcosa, ci ha risvegliato.

La nostra vera forza sta nella certezza che la voce di Dio verrà. È in quella voce, che non mancherà; che riuscirà a ridestare da tutti gli sconforti; che mi rialza dicendo che di me non è stanca, che mi sostiene nella paura; che disegna un mondo colmo di incontri e di luci.

A me basterà avere un cuore in ascolto, ravvivarlo come una lampada e uscire correndo, incontro al suo abbraccio.

 

Avvenire XXXII A

Matteo 25,1-13

Nessuno dei protagonisti della parabola fa una bella figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte non hanno pensato a un po’ d’olio di riserva; le sagge si rifiutano di aiutare le compagne; il padrone chiude la porta di casa, cosa che non si faceva, perché tutto il paese partecipava alle nozze, entrava e usciva dalla casa in festa. Eppure è bello questo racconto, mi piace l’affermazione che il Regno di Dio è simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po’ di luce. Di quasi niente. Per andare incontro a qualcuno. Il Regno dei cieli, il mondo come Dio lo sogna, è simile a chi va incontro, è simile a dieci piccole luci nella notte, a gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare il buio e il ritardo del sogno; e che ha l’attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, “uno sposo”, un po’ d’amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla notte. Ci crede. Ma qui cominciano i problemi. «Tutte si addormentarono», le stolte e le sagge. Perché la fatica del vivere, la fatica di bucare le notti, ci ha portato tutti a momenti di abbandono, a sonnolenza, forse a mollare. La parabola allora ci conforta: verrà sempre una voce a risvegliarci, Dio è un risvegliatore di vite. Non importa se ti addormenti, se sei stanco, se l’attesa è lunga e la fede sembra appassire. Verrà una voce, verrà nel colmo della notte, proprio quando ti parrà di non farcela più, e allora “non temere, perché sarà Lui a varcare l’abisso” (D. M. Turoldo). Il punto di svolta del racconto non è la veglia mancata (si addormentano tutte, tutte ugualmente stanche) ma l’olio delle lampade che finisce. Alla fine la parabola è tutta in questa alternativa: una vita spenta, una vita accesa. Tuttavia lo scatto in alto, l’inatteso del racconto è quella voce nel buio della mezzanotte, capace di risvegliare alla vita. Io non sono la forza della mia volontà, non sono la mia capacità si resistere al sonno, io ho tanta forza quanta ne ha quella Voce, che, anche se tarda, di certo verrà, a ridestare la vita da tutti gli sconforti, a consolarmi dicendo che di me non è stanca, a disegnare un mondo colmo di incontri e di luci. A me serve un piccolo vaso d’olio. Il vangelo non dice in che cosa consista quell’olio misterioso. Forse è quell’ansia, quel coraggio che mi porta fuori, incontro agli altri, anche se è notte. La voglia di varcare distanze, rompere solitudini, inventare comunioni. E di credere alla festa: perché dal momento che mi mette in vita Dio mi invita alle nozze con lui. Il Regno è un olio di festa: credere che in fondo ad ogni notte ti attende un abbraccio.

 

 

 

La “Comunione dei Santi” ha un significato spirituale molto più profondo di quello che pensiamo. Siamo tutti solidali tra noi, per questo il nostro amore dovrebbe estendersi a tutta l’umanità.

Già in questa vita terrena non possiamo fare senza gli altri, anche nelle cose materiali.

Non è solo una questione di economia pratica, ma è anche questione di solidarietà reciproca materiale, psichica e spirituale.

I contadini procurano da mangiare, gli operai le cose necessarie, gli insegnanti ed i ricercatori la conoscenza, i medici e gli infermieri la salute, le forze dell’ordine la sicurezza, dcc.

Ognuno ha un suo ruolo in questa complessa società, la quale si regge col sacrificio e l’ingegno di tutte le persone di buona volontà.

Nell’ordine spirituale avviene una cosa analoga: i santi sono il collante che orienta a Cristo, il quale è presente in tutti.

Tutti noi uniti formiamo un solo corpo in Cristo ed ognuno ha la sua mansione.

Anche coloro che ci hanno preceduto hanno un ruolo importante per noi grazie al loro esempio ed alla loro intercessione.

Tutti noi abbiamo il dovere di diventare santi con l’aiuto dello Spirito Santo.

 

 

 

 

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Tu sei stato creato dal Padre per mezzo di Gesù Cristo: esisti perché Lui ti ha desiderato dall’Eternità.

Ti ha anche redento col suo sangue e continua a sorreggerti per la sua Divina Misericordia.

Ti ama senza sosta, anche quando ti riveli estremamente fragile o disobbedisci alle sue leggi.

Egli non vuole che alcuno si perda e fa di tutto per salvarti rispettando il tuo libero arbitrio.

Gesù conosce in profondità ogni istante della tua esistenza, sa che sei fragile e ti è riconoscente quando dimostri reale fiducia in Lui.

Essendo l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, conosce già ciò di cui hai bisogno per la tua vita terrena e per la salvezza eterna della tua anima.

Confida sempre in Lui e non ti deluderà mai. Non temere. Egli è la Via, la Verità e la Vita.

Egli potrebbe creare infiniti altri mondi e nuove dimensioni.

Ti attende con gioia perché, quando per Lui sarai pronto, ti vuole con sé a godere della Beatitudine eterna, ma prima devi portare la tua croce insieme alla sua.

Chiedigli insistentemente che ti prepari per il Santo viaggio in Lui e la tua lode nei suoi confronti sia perenne!

 

 

 

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Il processo di “visualizzazione” ha sempre influenzato la psiche e spesso il nostro comportamento. Ci sono studiosi che sostengono che fissare nella mente immagini altamente positive, ricche di simmetrie, forme e colori, aiuta l’equilibrio interiore e mette in risalto la positività della vita quotidiana.

Durante l’Eucaristia noi vediamo dei semplici segni che indicano la presenza di realtà molto profonde. La nostra mente dovrebbe allenarsi a leggere questi segni attraverso un pacato ed interiore processo di visualizzazione.

La particola, ad esempio, è il pane che viene elaborato grazie all’intervento spazio-temporale dell’uomo e della natura. E così lo stesso per il vino. Gesù si offre interamente in corpo, sangue, anima e divinità in questo modo, eppure è realmente presente in tutte e due le specie. È la Trascendenza che si inabissa nell’immanenza per elevare l’uomo di buona volontà alle altezze a cui è destinato.

Questo tipo di visualizzazione ha un effetto più incisivo dopo l’assunzione della particola. Lo sguardo interiore, aiutandosi con la fede e l’immaginazione, è fisso sulla figura di Gesù, su quello che ha detto e fatto, sulla sua energia umana e divina. Allora Gesù stesso può operare meglio in noi perché trova l’ambiente più accogliente ed in questo modo trasmettere i frutti dello Spirito Santo. Egli ci fa comprendere che se compiamo la sua volontà con amore è Lui ad agire in noi, ed allora scaturisce la gioia interiore che ci aiuta ad apprezzare l’esistenza, i doni divini,  a relazione col prossimo, l’operare il bene, la contemplazione di tutto ciò che esiste di bello, santo, buono. In questo modo diventiamo gradualmente “altri Cristi”, nel senso che continuiamo la sua missione nell’Amore verso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

 

 

 

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Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo.

E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
 


E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.

Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.


Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!


Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.

 

 

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Fratelli, siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.

Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi – come deve essere tra santi – né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti.

Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio.

Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono.

Non abbiate quindi niente in comune con loro.

Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore.

Comportatevi perciò come figli della luce.

(Ef 4,32-5,8)

 

 

 

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O Santi che ora siete inabissati nella luce della gloria di Dio, volgete il vostro umile sguardo a questa fragile creatura che chiede la vostra intercessione.

Proteggetemi da tutti i pericoli, aiutatemi a superare ogni forma di tentazione, soprattutto quella contro la fede.

Che io possa sempre ricordarmi del vostro edificante esempio mettendo al primo posto Dio ed amando il mio prossimo in Lui.

Ognuno di voi ama il Signore in modo speciale. Fate che anch’io sia attratto dalla bontà divina e che sia consapevole, come lo eravate voi, che non posso fare nulla senza il Signore.

O Santi del Cielo, fratelli redenti in Cristo, amici gioiosi, intercessori premurosi, stelle luminose, esempi di vera bontà, soccorreteci nelle mie e nelle altrui necessità, contagiatemi con il vostro puro amore verso il Redentore, affinché possa essere colmo di gratitudine, come lo siete voi, per tutti i doni che ho ricevuto e per la Misericordia che mi é stata concessa dal Padre, grazie al Sacrificio di Cristo ed all’Amore dello Spirito Santo. Amen

 

 

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Gesù è stato tradito dai suoi amici più intimi,

sottoposto innocentemente al giudizio delle autorità civili e religiose,

accusato ingiustamente dalla stessa folla che ha beneficiato,

flagellato duramente,

schernito ed umiliato dai soldati romani,

caricato di una croce pesante,

inchiodato atrocemente su quella stessa croce..

 

..eppure prima di morire, davanti a molti che continuavano a schernirlo, disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!

 

 

 

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Dio ama tutte le sue creature, in particolare l’uomo.

È Lui che ha creato tutto e tutti ed è Lui che tutto sostiene.

Per cui tutto ciò che abbiamo è suo, anche quello che riteniamo nostre proprietà materiali, psichiche e spirituali. Tutto è suo.

Una cosa, comunque, il Signore ha  stabilito di non possedere: la nostra libera volontà. Quando diciamo nel Padre nostro “Sia fatta la tua volontà”, Egli ci prende sul serio ed accetta i nostri sacrifici, come ha accettato quelli di Gesù Cristo, suo Figlio unigenito, il quale ha affrontato liberamente la passione e la morte sulla Croce per fare la volontà del Padre.

Ecco perché accetta il dono delle nostre sofferenze in unione a quelle di suo Figlio: esse fanno parte del suo misterioso piano di salvezza universale.

 

 

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a cura di http://www.mondocrea.it

1Gv 1,8
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.
È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Chi nega l’esistenza del libero arbitrio nega il peccato, cioè la responsabilità dell’uomo incline al male.
Chi nega il peccato rende vana l’Incarnazione, la passione e la morte di Gesù Cristo, perché Lui è venuto per salvarci dal peccato.
Se non abbiamo peccato, allora, che senso avrebbe tutta l’economia della salvezza?
Stiamo molto attenti a questo tipo di eresie…
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Non possiamo aspettarci che la vittoria si ottenga attraverso un cammino continuo e diritto: la vittoria si ottiene attraverso le fatiche, attraverso le oppressioni.
Così è avvenuto quando si trattava della liberazione d’Israele, così è avvenuto quando si trattava della redenzione che Cristo avrebbe operato nel mondo: Egli avrebbe ottenuto la salvezza e liberazione attraverso la sua morte, l’apparente fallimento di tutta la Sua vita.
Così avviene nella storia della Chiesa anche oggi, così avviene nella nostra povera vita.
Non è forse vero che gli strumenti migliori dell’azione divina, della sua provvidenza, sono i nemici di Dio?
Sono essi che provocano più grande male, ma sono anche essi che, provocando il male, in qualche modo impegnano.
(dal “Diario di un pellegrino carnico” di p. Albino Candido p.177)
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Il paradiso è Lui, non può essere un luogo o una felicità che sia fuori di Lui, e che non sia Lui stesso.

Non può essere uno stato di essere come è la vita presente che può essere vita anche fuori, staccata da Lui quando non viene riconosciuta vita Sua anche questa che viviamo.

Se questa che viviamo potessimo trasformarla in vera vita che è Lui, allora il paradiso lo potremmo avere e possedere anche ora, nel tempo. Ciò può succedere a tratti, come estasi e rapimento, doni che può farci Lui, se vuole.

Rimane sempre però il fatto che solo Lui è la VITA eterna, senza tempo, e perché senza tempo è pienezza di felicità e pienezza di amore tra noi e Lui, o meglio: noi in Lui. Quando avverrà questa transustanziazione per me?

 

 

dal “Diario di un Pellegrino Carnico”

https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Una buona cultura di base filosofica, antropologica, religiosa, spirituale e biblica orienta alla Verità. Chi legge a fondo i Vangeli intuisce che un personaggio come Gesù con la sua straordinaria sapienza, con la sua profonda saggezza ed autorevolezza non può essere stato inventato da alcuni pescatori ignoranti.
Egli è davvero esistito, ha predicato ed ha compiuto tutte quelle straordinarie opere descritte.
Gesù è il Figlio di Dio, ha la natura umana e divina contemporaneamente e si è incarnato per riportare ogni uomo a Dio, attraverso il suo immenso amore per tutta l’umanità.
Prendiamo umilmente in considerazione anche i teologi santi, i padri della Chiesa e tutti gli altri santi che hanno testimoniato le verità evangeliche.Non sottovalutiamo i mistici (ad es. Padre Pio, Gemma Galgani, Faustina Kowalska dcc.) le varie apparizioni mariane ed i messaggi della Regina della Pace di Medjugorje, la quale appare dall’aldilà nel contesto cattolico ed esorta a leggere la Sacra Scrittura.
Il cattolicesimo, pur nelle sue fragilità umane, è il vero erede della Chiesa fondata da Gesù Cristo.
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Gesù a suor Faustina Kowalska:

 

«Figlia Mia, voglio istruirti sulla lotta spirituale. Non confidare mai in te stessa, ma affidati completamente alla Mia volontà.

Nell’abbandono, nelle tenebre e nei dubbi di ogni genere ricorri a Me ed al tuo direttore spirituale, che ti risponderà sempre a Mio nome.

Non metterti a discutere con nessuna tentazione, chiuditi subito nel Mio Cuore ed alla prima occasione rivelala al confessore. Metti l’amor proprio all’ultimo posto, in modo che non contamini le tue azioni.

Sopporta te stessa con molta pazienza. Non trascurare le mortificazioni interiori. Giustifica sempre dentro di te l’opinione dei superiori e dei confessore. Allontanati dai mormoratori come dalla peste.

Lascia che gli altri si comportino come vogliono, tu comportati come voglio Io da te.

Osserva la regola nella maniera più fedele. Dopo aver ricevuto un dispiacere, pensa a che cosa potresti fare di buono per la persona che ti ha procurato quella sofferenza. Evita la dissipazione. Taci quando vieni rimproverata.

Non domandare il parere di tutti, ma quello del tuo direttore spirituale; con lui sii sincera e semplice come una bambina.

Non scoraggiarti per l’ingratitudine. Non indagare con curiosità sulle strade attraverso le quali ti conduco.

Quando la noia e lo sconforto bussano al tuo cuore, fuggi da te Stessa e nasconditi nel Mio Cuore. Non aver paura della lotta; il solo coraggio spesso spaventa le tentazioni che non osano assalirci.

Combatti sempre con la profonda convinzione che Io sono accanto a te. Non lasciarti guidare dal sentimento poiché esso non sempre è in tuo potere, ma tutto il merito sta nella volontà.

Sii sempre sottomessa ai superiori anche nelle più piccole cose. Non t’illudo con la pace e le consolazioni; preparati a grandi battaglie.

Sappi che attualmente sei sulla scena dove vieni osservata dalla terra e da tutto il cielo; lotta come un valoroso combattente, in modo che Io possa concederti il premio.

Non aver troppa paura, poiché non sei sola ».

VI° Quaderno – Parte 2

 

 

 

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Dio, con una sola parola avresti potuto salvare migliaia di mondi. Un solo sospiro di Gesù avrebbe soddisfatto la Tua giustizia.

Ma Tu, o Gesù, hai affrontato per noi una Passione tanto tremenda, unicamente per amore.

La giustizia del Padre Tuo sarebbe stata appagata da un Tuo unico sospiro e tutto il Tuo annientamento è opera esclusivamente della Tua Misericordia e di un inconcepibile amore.

Tu, o Signore, mentre partivi da questa terra, hai voluto restare con noi ed hai lasciato Te stesso nel sacramento dell’altare e ci hai spalancato la Tua Misericordia.

Non c’è miseria che Ti possa esaurire. Hai chiamato tutti a questa sorgente d’amore, a questa fonte della divina pietà.

È lì la sede della Tua Misericordia, lì la medicina per le nostre infermità. Verso Te, viva sorgente di Misericordia, tendono tutte le anime: alcune come cervi assetati del Tuo amore, altre per lavare le ferite dei loro peccati, altre ancora per attingere forza per affrontare i disagi della vita.

Quando spirasti sulla croce nello stesso istante ci hai donato la vita eterna. Permettendo che squarciassero il Tuo sacratissimo fianco, ci hai aperto la sorgente inesauribile della Tua Misericordia, ci hai dato quello che avevi di più prezioso, cioè il Sangue e l’Acqua del Tuo Cuore. Ecco l’onnipotenza della Tua Misericordia, dalla quale giunge a noi ogni grazia.

Sii adorato, o Dio, nell’opera della Tua Misericordia, sii benedetto da tutti i cuori fedeli Sui quali si posa il Tuo sguardo E nei quali c’è la Tua vita immortale. O mio Gesù, Misericordia! La Tua santa vita sulla terra è stata dolorosa, e terminasti la Tua opera con un supplizio atroce, sospeso e disteso sull’albero della croce.

E tutto questo per amore delle nostre anime. Per un amore inconcepibile Ti lasciasti squarciare il Sacratissimo fianco e sgorgarono dal Tuo Cuore torrenti di Sangue ed Acqua. Lì c’è la viva sorgente della Tua Misericordia, lì le anime trovano conforto e refrigerio.

Nel Santissimo Sacramento ci lasciasti la Tua Misericordia, il Tuo amore ha provveduto in modo che, affrontando la vita, le sofferenze e le fatiche, non dubitassimo mai della Tua bontà e Misericordia.

Se sulla mia anima gravassero anche tutte le miserie del mondo, non dobbiamo dubitare nemmeno un istante, ma confidare nella potenza della Misericordia poiché Dio accoglie sempre benevolmente un’anima pentita.

O ineffabile Misericordia del Signore, Fonte di pietà e di ogni dolcezza! Sii fiduciosa, sii fiduciosa, o anima, anche se sei macchiata dalla colpa. Poiché se ti avvicini a Dio, non proverai amarezza.

Poiché Egli è la viva fiamma di un grande amore, Quando ci avviciniamo sinceramente a Lui, Scompaiono le nostre miserie, i peccati e le malvagità. Egli pareggia i nostri debiti, se ci affidiamo a Lui.

 

 

 

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O Santi genitori di Maria Santissima, Anna e Gioacchino. Il Signore ha scelto voi per generare la Creatura più bella del creato.

E voi avete risposto alla sua chiamata all’unione nel Sacro matrimonio con la fede e l’amore reciproco più autentico.

Voi che avete educato con le parole e l’esempio la vostra amatissima figliola, Maria Vergine, che Dio vi ha affidato per un suo immenso piano d’amore, aiutate tutti i genitori della terra a comprendere ed educare santamente i propri figli, in modo che possano un giorno lodare Dio per tutta l’Eternità.

Proteggete le nostre famiglie dalle insidie del maligno il quale è determinato più che mai a disgregarle ed a snaturarle.

Intercedete per noi genitori presso il Signore affinché svolgiamo bene il nostro importante compito di trasmettere ai nostri figli, con l’esempio e con l’amore più disinteressato, i sacri valori cristiani in modo che anch’essi glorifichino Dio con la loro vita esemplare.

 

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VI° Quaderno – Parte 2

 

 

O Dio, Tu non hai sterminato l’uomo dopo la caduta, ma nella Tua Misericordia gli hai perdonato ed hai perdonato veramente da Dio, cioè non solo gli hai rimesso la colpa ma l’hai colmato di ogni grazia.

La Misericordia Ti ha spinto fino al punto che Tu stesso Ti sei degnato di scendere tra noi per sollevarci dalla nostra miseria. Dio scende sulla terra, il Signore dei Signori si umilia, Egli l’Immortale.

Ma dove scendi, Signore? Forse nel tempio di Salomone? Vuoi forse che Ti venga costruita una nuova dimora dove hai intenzione di scendere? O Signore, che dimora Ti prepareremo, dal momento che tutta la terra è il Tuo sgabello? Tu stesso Ti sei preparato una dimora: una Santa Vergine. Le Sue viscere immacolate sono la Tua abitazione ed avviene l’inconcepibile miracolo della Tua Misericordia, o Signore.

Il Verbo si fa Carne, Dio abita fra di noi, il Verbo di Dio, la Misericordia Incarnata. Con la Tua umiliazione ci hai innalzato alla Tua Divinità. E l’eccesso del Tuo amore, è l’abisso della Tua Misericordia. Stupiscono i cieli per questo eccesso del Tuo amore.

Ora nessuno ha più paura di avvicinarsi a Te. Sei il Dio della Misericordia, hai pietà per la miseria, sei il nostro Dio e noi il Tuo popolo. Sei nostro Padre e noi per Tua grazia siamo Tuoi figli. Sia glorificata la Tua Misericordia, poiché Ti sei degnato di scendere tra noi. Sii adorato, o Dio misericordioso, Per esserTi degnato di scendere dal cielo su questa terra. Ti adoriamo in grande umiltà, Per aver innalzato tutto il genere umano.

Insondabile nella Tua Misericordia, inconcepibile! Per amore verso di noi prendi per Te il corpo Da una Vergine Immacolata, mai sfiorata dal peccato, Perché così avevi stabilito dall’eternità. La Vergine Santa, quel niveo giglio, Per prima adora l’onnipotenza della Tua Misericordia.

Il Suo Cuore puro si apre con amore alla venuta del Verbo, Crede alle parole del messaggero divino e si rafforza nella fiducia. Si stupì il cielo che Dio si fosse fatto uomo, Che ci fosse in terra un cuore degno di Dio. Perché mai, Signore, non Ti unisci a un Serafino, ma ad un peccatore? Questo è un mistero della Tua Misericordia, nonostante il puro grembo della Vergine.

O mistero della divina Misericordia, o Dio di pietà, Che Ti sei degnato abbandonare il trono celeste Per abbassarTi alla nostra miseria, all’umana debolezza, Perché non gli angeli, ma gli uomini hanno bisogno di Misericordia.

Per esprimere degnamente la Misericordia del Signore, Uniamoci alla Tua Madre Immacolata, Così allora il nostro inno Ti sarà più gradito, Dato che Essa è stata scelta fra gli angeli e gli uomini.

Attraverso Lei, come attraverso un puro cristallo È giunta a noi la Tua Misericordia. Per Suo merito l’uomo divenne gradito a Dio, Per Suo merito scendono su di noi torrenti di grazie di ogni genere.

 

 

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È necessario lodare Dio perché ha voluto l’esistenza di ciascuno di noi e la sta sorreggendo.
Siamo destinati ad essere suoi figli per tutta l’eternità. Egli si è fatto uomo in Gesù Cristo, ha patito ed è morto per tutti gli uomini , affinché si convertano e si rendano conto di quanto siano da Lui amati.
Dio chiede ad ognuno di noi la riconoscenza, come i genitori la chiedono ai figli e ciascuno di noi a chi beneficiamo.
Questo non perché Lui abbia bisogno assoluto delle nostre lodi, ma perché ci ama nella Verità: é Lui che ci ha donato la vita e la sta sostenendo.
Se gli siamo grati per questo e mettiamo in pratica i Comandamenti dell’Amore, camminiamo nella verità e diveniamo simili a Lui, come Egli desidera… Dio ama chi dona con gioia e coloro che lo cercano con cuore sincero…
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“Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”.Quante volte la mia povera fede si riduce a credere che Cristo sia soloun fantasma! Un fantasma disincarnato e nulla di più.
Invece Egli si presenta anche da risorto in carne ed ossa. In CARNE edOSSA!!
La risurrezione di Cristo dovrà essere anche la nostra. Una risurrezione in carne ed ossa.Risorgerò dunque anche nella corporeità fisica. Ma la risurrezione nellavita non assimilerà il corpo corruttibile e mutante che possiedo ora. Saràun corpo glorioso e spirituale perchè è lo spirito il vero dominatore. Non è lo Spirito Santo la vita?
Il mio corpo avrà la vera vita nello Spirito che è il Signore di tutto e di tutti. Devo crederlo, altrimenti vana è la mia speranza! Signore aumenta la mia fede…sono sempre cosi pieno di paure!
“Chi ha paura muore più volte, chi non ha paura muore una volta sola”.
Sotto un certo aspetto è vero: la paura inibisce l’azione più efficace ecreatrice. Quando sono bloccato non vivo autenticamente perchè viene inme represso ogni slancio vitale che mi conduce nell’orbita dell ‘amore.
In questo senso è come se fossi morto. Se credo realmente che Cristo è presente nella mia vita, è amico e fratello confidente, desidera ardentemente farmi partecipare della sua vitadivina perchè mi ama di un amore infinito e unico; se credo realmente inquesto, allora Egli non è più un fantasma intoccabile, irraggiungibile.
No…io posso “toccarlo” quando c’è in me l’abbandono fiducioso nel suocuore e la convinzione che Egli è presente tra noi “in carne ed ossa”. Alloralo vedrò e lo toccherò nel prossimo da ascoltare, da soccorrere, da stimare, da amare…
(testo dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà p.103)
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Credo in Dio Trinitario sin da piccolo. Cristo è lo stesso ieri, oggi e domani, come dice san Paolo: abbiamo sempre bisogno del suo perdono e del suo sostegno, perché “per mezzo di Lui ed in vista di Lui tutte le cose sono state fatte, quelle del Cielo e quelle della terra”. La data del 2020 non significa nulla, perché un credente lo è per sempre.

Dal punto di vista spirituale, gran parte dell’umanità d’oggi si crede più evoluta perché conosce qualche cosa in più dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma è in realtà “involuta”, terrena, materialista, miscredente. Già dal 1981 la Regina della Pace di Medjugorje ci aveva avvertiti: “senza Dio non potete fare nulla”.

È quello che aveva detto anche Cristo: “Senza di me non potete fare nulla!”

La scienza arriva fino ad un certo punto, ma la nostra vita è davvero nelle mani di Dio!

 

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Chi cerca di essere in qualche modo cristiano perché convinto della verità insegnata da Gesú Cristo, troverá spesso persone che se ne approfittano della sua coscienza etica e morale ben intenzionata e orientata a cercare di fare del bene e per questo viene considerato un debole.

Ma Cristo lo aveva predetto e Lui stesso ha provato su di sé l’amarezza del tradimento dei suoi stessi amici.

Oggi, purtroppo, abbondano i lupi travestiti da pecore e quindi é necessario mettere in pratica l’avvertenza di Cristo : “Siate semplici come colombe, ma prudenti come serpenti”.

 

 

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Dice il salmo che Dio fa piovere sui giusti e gli ingiusti. Dio ama tutti e va sempre alla ricerca della pecorella smarrita. Egli attende pazientemente la loro conversione perché il suo sguardo va “oltre”: nelle sue creature vede anche quello che possono diventare nella bontà che riescono ad acquisire. “Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.  Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt.9,9-12)”

Gesù Cristo, poi, ci ha esortato ad amare anche il nemico (e noi possiamo cominciare a farlo anche pregando). Sulla croce Gesù disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

E per noi cristiani perdonare il nemico è una delle cose più dure da attuare, ma è quello che ci rende più simili a Dio.

 

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Signore, mio Dio e Creatore. Tu mi conosci profondamente e sai ciò che mi fa gioire e ciò che mi affligge.

Grazie a te sono consapevole che sei infinitamente Giusto, Buono e Misericordioso.

Grazie per il dono dell’esistenza: con essa mi hai dato la possibilità di glorificarti per tutta l’eternità.

Grazie per la mia fragilità : essa mi aiuta ad essere umile e confidare sempre in te.

Grazie per la tua Paternità: so di contare su un Padre Celeste che mi ama veramente e si cura di me.

Grazie per la tua fratellanza : ci hai donato Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. In Lui ottengo il perdono completo dei peccati e so di contare su un amico che non mi abbandonerà mai.

Grazie per lo Spirito Santo : È Lui che mi dona la forza per andare avanti e la gioia di esistere.

 

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Testo della dott.ssa Nicoletta Sgarbi (biologa nutrizionista)

 

Il plasma è ciò che rimane del sangue quando vengono allontanate le “cellule” (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Contiene principalmente acqua, proteine, nutrienti, ormoni, prodotti del metabolismo, sali minerali.

È quindi preziosissimo.

Lo è ancora di più quello di coloro che hanno vinto la propria guerra personale contro il Covid perché fra le proteine del loro plasma ci sono gli anticorpi specifici contro il SARS-Cov 2, cioè “le manette” che hanno bloccato l’azione del virus e ne hanno permesso l’arresto e la successiva “condanna a morte”.

Il plasma di un malato guarito è una vera e propria grazia: un dono d’amore gratuito di chi ha lottato e ha vinto la morte… anche per gli altri. La cura con il plasma è nota in medicina da oltre 100 anni. In realtà però la si pratica senza saperlo da oltre 2000 anni, da quando un certo Gesù Cristo ha dato la sua vita in sacrificio per noi e ha offerto gratuitamente il suo sangue iperimmune per guarirci da tutte le malattie.

È interessante infatti che tutti gli studi scientifici svolti sui miracoli eucaristici (a Lanciano, in Abruzzo, ce ne è uno dei più famosi), e sul telo sindonico, confermino che il sangue rinvenuto è sempre di gruppo AB. È un dettaglio di non poca importanza.

Il gruppo AB è, infatti, quello che viene detto accettore universale, cioè il sangue che può ricevere il sangue di tutti: come a confermarci anche biologicamente che Cristo si è preso su di se il sangue “infetto” di tutta l’umanità, e ha vinto la morte per tutti e ci dona il suo sangue iperimmune gratuitamente sotto forma di vino eucaristico per guarirci da ogni male, del corpo, dell’anima e dello spirito.

Ma in questo mondo dove il dio denaro  la fa da padrone, tutto ciò che è gratis non è apprezzato.

 

 

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Gesù disse: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua…..

Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?

E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi»

(Mc.8,31-38)

 

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Gv 10,1-10 IV di Pasqua

 

A sera, i pastori erano soliti condurre il loro gregge in un recinto per la notte, un solo recinto serviva per diversi greggi. Al mattino, ciascun pastore gridava il suo richiamo e le sue pecore, riconoscendone la voce, lo seguivano (B. Maggioni).

Su questo sfondo familiare Gesù inserisce l’eccedenza della sua visione, dettagli che sembrano eccessivi e sono invece rivelatori: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome. Quale pastore conosce per nome le centinaia di pecore del suo gregge e le chiama a sé a una a una? Per Gesù le pecore hanno ciascuna un nome, ognuna è unica, irripetibile; vuole te, così come sei, per quello che sei.

E le conduce fuori. Anzi: “le spinge fuori”. Non un Dio dei recinti ma uno che apre spazi più grandi, pastore di libertà e non di paure. Che spinge a un coraggioso viaggio fuori dagli ovili e dai rifugi, alla scoperta di orizzonti nuovi nella fede, nel pensiero, nella vita. Pecore che non possono tornare sui pascoli di ieri, pena la fame, ma “gregge in uscita”, incamminato, che ha fiducia nel pastore e anche nella storia, nera di ladri e di deserti, ma bianca di sentieri e di sorgenti.

Il pastore cammina davanti alle pecore. Non abbiamo un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini. Non un pastore alle spalle, che grida o agita il bastone, ma uno che precede e convince, con il suo andare tranquillo che la strada è sicura.

Le pecore ascoltano la sua voce. E lo seguono. Basta la voce, non servono ordini, perché si fidano e si affidano. Perché lo seguono? Semplice, per vivere, per non morire. Quello che cammina davanti, che pronuncia il nome profondo di ciascuno, non è un ladro di felicità o di libertà: ognuno entrerà, uscirà e troverà pascolo. Troverà futuro.

Io sono la porta: non un muro, o un vecchio recinto, dove tutto gira e rigira e torna sui suoi giri. Cristo è porta aperta, buco nella rete, passaggio, transito, per cui va e viene la vita di Dio. “Amo le porte aperte che fanno entrare notti e tempeste, polline e spighe. Libere porte che rischiano l’errore e l’amore. Amo le porte aperte di chi invita a varcare la soglia. Strade per tutti noi. Amo le porte aperte di Dio” (Monastero di San Magno).

Sono venuto perché abbiano la vita, in abbondanza. Questa è il vangelo che mi seduce e mi rigenera ogni volta che l’ascolto: lui è qui per la mia vita piena, abbondante, potente, vita ‘cento volte tanto’ come dirà a Pietro.

La prova ultima della bontà della fede cristiana sta nella sua capacità di comunicare vita, umanità piena, futuro; e di creare in noi il desiderio di una vita più grande, vita eterna, di una qualità indistruttibile, dove vivi cose che meritano di non morire mai.

 

p. Ermes Ronchi

 

Fb Gv 10,10

Io sono la tua porta

 

Per me, una delle fra­si più solari del Vangelo, dove poggia la mia fede, che mi rigenera ogni volta che l’ascolto: sono venuto per la vita piena, abbondante, gioiosa. Non quel minimo senza il quale non è vita, ma quella esuberante, eccessiva, che rompe gli argini e tracima, scialo di libertà e coraggio.

La parola “vita” lega tutta la Scrittura; è supplica nei Salmi: fa’ che io viva! Fammi camminare sui campi della vita! Giona si adira con Dio perché, invece di distruggere Ninive, è pastore per i centoventimila della città che non distinguono la destra dalla sinistra. Il primo dei comandamenti è: scegli la vita. Tutta la legge di Mosè introduce a questo: “Hai davanti a te la vita e la morte. Scegli!” E supplica, ti prega: scegli la vita! Vita è tutto ciò che pensiamo per riempire questo suono, è cambiare desiderio e mete, è gioia nelle terre di Dio.

Ancora, la piccola parola “vita” rende inconciliabili il pastore e il ladro. Unica condizione: ascoltare quella voce che chiama le pecore per nome, quel Gesù per cui non c‘è il gregge, ma ciascuno ha un volto.

Il pastore della vita entra nel recinto delle pecore. Lì egli pronuncia il mio nome e la mia verità: maestro capace di accogliere tutti i miei sentimenti. Sulla sua bocca il mio nome dice intimità, e lui mi chiama senza evocare nessun ruolo, autorità, funzione, attributo, riconoscendo il mio solo, puro e autentico io. Senza aggettivi.
Io sono la porta. Non muri o steccati a dividere; Cristo è passaggio, apertura, pasqua, breccia di luce, vita che entra ed esce. Lui è una porta sulla soglia dell’amore leale e sicuro, (chi entra attraverso di me si troverà in salvo); più forte di ogni prigione (potrà entrare e uscire), dove placare la fame e la sete della storia (troverà pascolo).

E le conduce fuori: il Dio degli spazi aperti!

Il pastore bello cammina davanti alle pecore. Non grida, non minaccia per farsi seguire, ma precede sicuro davanti a tutti a prendersi in faccia il sole e il vento! Lui, pieno di futuro, mi rassicura: tu non sei nel vecchio recinto dove si deve solo obbedire, sei nella vita definitiva, eterna, dove Qualcuno provvede manna per quarant’anni di deserto, pane per cinquemila, anfore colme fino all’orlo, acqua che diventa il miglior vino, pelle di primavera per il lebbroso, pietra rotolata per Lazzaro, vaso di nardo profumato a riempire la casa.

Dio non risponde ai miei bisogni essenziali, questo lo faranno altri, lui vuole per me la fioritura di tutto ciò che posso essere.

L’asse attorno alla quale danza il Vangelo è vita piena da parte di Dio, che un verso bellissimo di Giuseppe Centore canta così: “Tu sei per me ciò ch’è la primavera per i fiori!”. Senza te non esisto.

 

p. Ermes Ronchi

 

 

 

 

 

 

 

 

Come mai la Santa Messa viene considerata così poco?

Cosa è più importante di una santa Messa?

Crediamo o non crediamo che una Santa Messa vale infinitamente di più di ogni evento umano?

Crediamo che in una sola Santa Messa il divino penetra miracolosamente nell’umano per divinizzare il Creato?

Crediamo che Gesù stesso, uomo e Dio, ci ha ordinato: “prendete e mangiate, questo è il mio corpo ed il mio sangue”?

Crediamo che nella Santa Messa ricordiamo l’immane sacrificio che Gesù ha compiuto per redimere l’intera umanità?

Crediamo che nella Santa Messa possiamo chiedere e ricevere moltissime grazie?

 

 

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Uno scienziato può essere anche credente. Personalmente non capisco perché non dovrebbe esserlo. Anzi, siccome lo scienziato scopre i segreti della materia, si addentra ancora di più nel mistero della vita e dell’esistenza.

Si rende conto che tutto è molto più misterioso di quello che pensava e che si trova ancora a balbettare di fronte alla realtà che si apre ai suoi occhi, una realtà complessa ed armoniosamente strutturata con leggi specifiche.

Teilhard de Chardin aveva predetto che scienza e fede un giorno convergeranno. Un segno interessante relativo a questa convergenza, per esempio, è la Sacra Sindone: essa attira molti studiosi di diverse discipline e tutti potrebbero essere coinvolti. Antropologi, medici, fisici, chimici, teologi, filosofi, storici, geografi, numismatici, sociologi, ecc.

Quando alla fine si scoprirà la reale origine di questo incredibile segno, allora si apriranno gli occhi di molti sulla natura di Gesù Cristo, prototipo della nuova umanità. Sarà la stessa scienza ad aprire le autostrade per la fede.

 

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ANCHE GLI SCIENZIATI CHE STUDIANO IL TEMPO DOVREBBERO TENER PRESENTE L’ISTANTE DIVINO

 

 

 

Noi siamo abituati a pensare che il futuro è un tempo che deve ancora avvenire, per cui non può essere mai individuato in pienezza. In qualche modo noi riusciamo a prevedere molti fatti ed eventi in base all’esperienza del passato, ma ci sono molti più “imprevisti” che sfuggono alla nostra capacità di discernimento.

Sappiamo, comunque, che molte profezie della Sacra Scrittura si sono avverate, così quelle dei mistici od anche di alcuni particolari sensitivi. Sarà capitato anche a noi di prevedere alcuni eventi con una certa precisione, sia attraverso i sogni od anche attraverso particolari premonizioni. Come mai?

Nell’ambito dei luoghi comuni noi consideriamo il tempo come segmenti che si succedono, quasi “spazializzandoli” ed è per questo che non riusciamo a vedere il futuro nella sua interezza.

I teologi sono quasi tutti d’accordo nel ritenere che Dio è Signore del tempo, per cui in Lui tutto avviene nell’istante eterno. Egli sa perfettamente quello che è accaduto ed accadrà all’Universo, alla terra ed ad ogni essere creato.

È un presupposto importante per poter approfondire il nostro concetto di tempo e, quindi anche il relativo “avvenire”.

Se Dio vede tutto nell’istante, allora il suo sguardo abbraccia ogni cosa. Egli è l’Alfa e l’Omega.

Premesso che ogni uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di divina, alcuni mistici, essendo persone particolarmente orientate ed aperte a Dio, vengono maggiormente “divinizzate”. La loro speciale vicinanza a Dio li rende particolarmente sensibili al riverbero divino, per cui anche la loro anima e, di conseguenza, anche la loro mente si configura gradualmente alla natura divina.

Alcuni di essi, dotati di particolari carismi, hanno la facoltà di predire il futuro perché vivono già su questa terra una certa simbiosi con Dio.
Il loro sguardo interiore può anticipare ciò che di importante accadrà, perché, in fondo ciò che avverrà è in qualche modo presente, ed è come se fosse già avvenuto.

In sostanza, in Dio, si superano le barriere del tempo e dello spazio e chi vive in Lui anticipa la vita divina nell’istante.

Gesù è l’uomo-Dio in cui umanità e divinità sono in perfetta simbiosi. È Lui il vero capostipite della nuova umanità, il punto di riferimento di ogni uomo che progredisce umanamente e spiritualmente. Egli ci fa comprendere anche il destino di ciascuno di noi. I vangeli ne descrivono la sua intensa carica profetica.

Ad esempio, Gesù afferma “Io sono” e prevede la sua morte e risurrezione. Ciò significa che Egli è davvero Signore del tempo e dello spazio e che la vita eterna si trova in Lui. È nell’istante. Gesù vive la vita terrena nell’istante perché è tutto orientato verso il Padre. Tutti noi in Lui viviamo nel “già e non ancora”.

In Lui risorgiamo e viviamo per ora nel tempo ma non siamo del tempo, ma nella vita eterna. Anche l’Eucaristia ci ricorda questa realtà, perché essa ci fa assimilare in Lui, morto e risorto.

 

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Fb 8 marzo 2020

(p.Ermes Ronchi)

 

Per capire la Trasfigurazione, bisogna leggere ciò che è successo prima.

Gesù ormai ha capito di avere davanti la Passione e comincia a parlarne apertamente ai dodici. Il risultato è disastroso. Gesù tratta Pietro da Satana (avversario) e si ritrova da solo.

Solo e incompreso.

Lo stato d’animo di Pietro e compagni non è meglio. L’aria si carica di silenzi e musi lunghi. Chissà quante ne avranno pensate sul maestro in questi “sei” giorni riportati da Matteo: segno che se li ricorda bene.

Succede anche a noi di litigare perché non si capiscono le intenzioni dell’altro. Figuriamoci se la persona sulla quale mi appoggio mi dice che se ne deve andare, o sacrificarsi per una giusta causa!

C’è un parallelo con la storia di Abramo. Sarà stato difficile per lui seguire la voce che lo invitava a partire; ma non meno difficile per il suo clan accettare l’idea di prendere una strada sconosciuta, lasciando le abituali fertili pianure. Chissà quali discussioni!

Anche per noi è cosi, ogni volta che le vie del Signore vengono a contrastare le nostre.

Per provare a porre rimedio a questa situazione di disagio, Gesù invita Pietro e compagni ad andare a pregare sul monte. Perché “su un alto monte”? Forse perché sul monte si posa il primo raggio di sole e vi indugia l’ultimo, e là il giorno è più lungo e la notte più corta.

Il monte come luogo della luce.

I suoi ancora non capiscono il discorso della Passione, ma si fidano e si rimettono in cammino.

Gesù oggi invita noi a fermarci e pregare, affinché possa aiutarci a contemplare e accogliere il dono di Dio.

E’ così che la Quaresima, più ancora che a penitenza, ci chiama a conversione: a girarci verso la luce, così come l’inverno in questi giorni si gira verso la primavera. Allora smettiamola di sottolineare l’errore negli altri! Staniamo, snidiamo in noi e in ognuno la bellezza della luce, invece di fustigare le ombre!

Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto; e come Pietro, stordito e sedotto da ciò che vede, balbettiamo: altrove non è bello, ci possiamo solo camminare, ma non stare! Qui è la nostra identità, qui la fine del viaggio dell’esule che ritorna a casa. Trovare Cristo è trovare senso e bellezza del vivere.

Ma come tutte le cose belle la visione non fu che la freccia di un attimo: una nube li coprì e venne una voce: ascoltate lui.

Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro quella di suo Figlio. La fede biblica è fede d’ascolto, non di visione: Shemà, ascolta Israel.

Sali sul monte per vedere, e sei rimandato all’ascolto.

Scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: ascoltatelo.

Beati coloro che hanno il coraggio di essere ingenuamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso. Davvero è bello per noi stare qui, accanto a loro.

2° Riflessione

La quaresima ci sorprende: la subiamo come un tempo penitenziale, mortificante, e invece ci spiazza con questo vangelo vivificante, pieno di sole e di luce. Dal deserto di pietre (prima domenica) al monte della luce (seconda domenica); da polvere e cenere, ai volti vestiti di sole. Per dire a tutti noi: coraggio, il deserto non vincerà, ce la faremo, troveremo il bandolo della matassa.

Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è ascensione, con dentro una fame di verticalità, come se fosse incalzata o aspirata da una forza di gravità celeste: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.

Tutto si illumina: le vesti di Gesù, le mani, il volto sono la trascrizione del cuore di Dio. I tre guardano, si emozionano, sono storditi: davanti a loro si è aperta la rivelazione stupenda di un Dio luminoso, bello, solare. Un Dio da godere, finalmente, un Dio da stupirsene. E che in ogni figlio ha seminato la sua grande bellezza.

Che bello qui, non andiamo via… lo stupore di Pietro nasce dalla sorpresa di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno e non lo dimenticherà più.

Vorrei per me la fede di ripetere queste parole: è bello stare qui, su questa terra, su questo pianeta minuscolo e bellissimo; è bello starci in questo nostro tempo, che è unico e pieno di potenzialità. È bello essere creature: non è la tristezza, non è la delusione la nostra verità.

San Paolo nella seconda lettura consegna a Timoteo una frase straordinaria: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. E’ venuto nella vita, la mia e del mondo, e non se n’è più andato. È venuto come luce nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta (Gv1,5). In lui abitava la vita e la vita era la luce degli uomini (Gv1,4), la vita era la prima Parola di Dio, bibbia scritta prima della bibbia scritta.

Allora perdonate “se non sono del tutto e sempre / innamorata del mondo, della vita / sedotta e vinta dalla rivelazione / d’esserci d’ogni cosa (….)/ Questo più d’ogni altra cosa perdonate / la mia disattenzione” (Mariangela Gualtieri). A tutte le meraviglie quotidiane.

La condizione definitiva non è monte, c’è un cammino da percorrere, talvolta un deserto, certamente una pianura alla quale ritornare. Dalla nube viene una voce che traccia la strada: “questi è il figlio mio, l’amato. Ascoltatelo”. I tre sono saliti per vedere e sono rimandati all’ascolto. La voce del Padre si spegne e diventa volto, il volto di Gesù, “che brillò come il sole”. Ma una goccia della sua luce è nascosta nel cuore vivo di tutte le cose.

 

Non solo il viso e le vesti, non solo i discepoli o i nostri sogni, ma la vita, qui, adesso, quella di tutti.

Ha riacceso la fiamma delle cose. Ha messo nelle vene del mondo frantumi di stelle. Ha dato splendore e bellezza all’esistenza. Ha dato sogni e canzoni bellissimi al nostro pellegrinare di uomini e donne. Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la verità e la gioia di credere in questo Dio, fonte inesausta di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo.

Noi, che siamo una goccia di luce custodita in un guscio d’argilla, cosa possiamo fare per dare strada alla luce? La risposta è offerta dalla voce: Questi è il mio figlio, ascoltatelo. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l’ascolto, dare tempo e cuore al suo vangelo.

L’entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un ‘che bello!’ gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, Perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell’eternità.

Quella visione sul monte dovrà restare viva e pronta nel cuore degli apostoli. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire nel viaggio verso Gerusalemme, viaggio durissimo e inquietante, come segno di speranza e di fiducia.

Devono custodirla per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il Volto che sul monte gronda di luce, nell’ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Ma anche allora, ricordiamo: ultima, verrà la luce: ‘sulla croce già respira nuda la risurrezione’ (A. Casati).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(da un’omelia di papa Francesco)

 

Gesù non dialoga con il diavolo. Gesù risponde al diavolo con la Parola di Dio, non con la sua parola. Nella tentazione tante volte noi incominciamo a dialogare con la tentazione, a dialogare con il diavolo: “Sì, ma io posso fare questo…, poi mi confesso, poi questo, quell’altro…”.

 

Mai dialogare con il diavolo. Gesù fa due cose con il diavolo: lo scaccia via o, come in questo caso, risponde con la Parola di Dio. State attenti: mai dialogare con la tentazione, mai dialogare con il diavolo. Anche oggi Satana irrompe nella vita delle persone per tentarle con le sue proposte allettanti; mescola la sua alle tante voci che cercano di addomesticare la coscienza. Da più parti arrivano messaggi che invitano a “lasciarsi tentare” per sperimentare l’ebbrezza della trasgressione.

 

L’esperienza di Gesù ci insegna che la tentazione è il tentativo di percorrere vie alternative a quelle di Dio: “Ma, fai questo, non c’è problema, poi Dio perdona! Ma un giorno di gioia prenditelo…” – “Ma è peccato!” – “No, non è niente”. Vie alternative, vie che ci danno la sensazione dell’autosufficienza, del godimento della vita fine a sé stesso.

 

Ma tutto ciò è illusorio: ben presto ci si rende conto che più ci allontaniamo da Dio, più ci sentiamo indifesi e inermi di fronte ai grandi problemi dell’esistenza.

2 marzo 2020

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FB 1 marzo I DI QUARESIMA Matteo 4,1-11

p.Ermes Ronchi

Gesù deve scegliere che tipo di Messia diventare, è la scelta decisiva di tutta la sua vita. La prima sfida riguarda il corpo e le cose: sazia la fame, di’ che queste pietre diventino pane. Pietre o pane, piccola alternativa, che Gesù spalanca. E dice: vuoi diventare più uomo, vivere meglio? Non inaridire la vita a ricerca di beni, di roba. Sogna, ma non ridurre mai i tuoi sogni a cose e denaro. “Non di solo pane vivrà l’uomo”. C’è dentro di noi un di più, una eccedenza, una breccia, per dove entrano mondi, creature, affetti, un pezzetto di Dio.

L’uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. E accende in me una fame di cielo che noi tentiamo di colmare con larghe sorsate di terra. Invece il pane è buono ma più buona è la parola di Dio; il pane è vita ma più vita viene dalla bocca di Dio.

Dalla bocca di Dio, dalla sua parola è venuta la luce, il cosmo con sua bellezza e le creature. Dalla bocca di Dio è venuto il soffio che ci fa vivi, sei venuto tu. Se l’uomo vive di ciò che viene da Dio, io vivo di te: fratello, amico, amore, di te. Parola pronunciata dalla bocca di Dio per me.

La seconda sfida tocca la relazione con Dio. Buttati giù, provoca un miracolo! fallo attraverso ciò che sembra il massimo della fede in Dio e invece ne è la caricatura, la ricerca di un Dio magico a proprio servizio. Buttati, così potremo vedere uno stuolo di angeli in volo… Mostra un miracolo, la gente ama i miracoli, e ti verranno dietro. Il diavolo è seduttivo, si presenta come un amico che vuole aiutare Gesù a fare meglio il lavoro di messia.

Gesù risponde: non metterai alla prova Dio. Ed è la mia fede: io credo che Dio è con me, ogni giorno, mia forza e mio canto. Ma io non avanzerò nella vita a forza di miracoli, bensì per il miracolo di un amore che non si arrende, di una speranza che non ammaina le sue bandiere.

La terza posta in gioco è il potere sugli altri: prostrati davanti a me e avrai il mondo ai tuoi piedi. Il diavolo fa un mercato, al contrario di Dio, che non fa mai mercato dei suoi doni. E quanti lo hanno ascoltato! Hanno fatto mercato di se stessi, in cambio di carriera, una poltrona, denaro facile.

Il Satana dice: vuoi cambiare il mondo con l’amore? Sei un illuso! Assicura agli uomini pane, miracoli e un leader, e li avrai in mano. Ma Gesù non cerca uomini da dominare, vuole figli liberi e amanti. Per Gesù ogni potere è idolatria.

Il diavolo allora si allontana e angeli si avvicinano e lo servono. Avvicinarsi e servire, le azioni da cui si riconoscono gli angeli. Se in questa quaresima ognuno si avvicina ad una persona che ha bisogno, ascoltando, accarezzando, servendo, allora vedremmo la nostra terra assomigliare ad un nido di angeli.

 

 

 

 

UNA VOCE DAL DESERTO:

 

 

Parecchi problemi umani sono il frutto della mente distorta che desidera sempre ciò che non ha. Molti progetti rovinano la vita degli uomini perché non servono al loro perfezionamento.

Essi li fanno continuamente proiettare mentalmente nel futuro e non vivono mai il vero presente. Per questo sono completamente infelici: non hanno capito che il futuro non esiste perché sarà sempre un presente non vissuto.

C’è chi vive di ricordi del passato e chi desidera I’attuazione del futuro. Ma è un inganno della mente che non sa godere la realtà del presente. Chi vive realmente il presente è già inserito nella vera eternità: egli vive e sa amare tutto ciò che la vita gli propone.

Tutto è presente: voi siete nella realtà ciò che siete nel presente e non altro.
Cambierete, muterete, vi evolverete in tutti i piani della realtà esistenziale,ma la coscienza è sempre viva e attuale nel presente, mai nel passato o nel futuro.

Un ricordo è un atto presente della mente, così un progetto od un’aspirazione, o un desiderio. Se desiderate smodatamente vi proiettate in un tempo che non esiste e questa è pura follia perché vi disperdete nel nulla. Non vivete la vostra realtà spazio-temporale presente, siete alienati.
Non desiderate ciò che è giusto desiderare, cioè desiderate male! Cercate di adoperare rettamente la vostra mente per giudicare con vera saggezza. Anche la Sacra Bibbia riporta espressioni di retto desiderio “0 Dio, tu sei il mio
Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne ……
Desiderare Dio al di sopra di tutto e di tutti è realmente vivere il presente perché in Lui non c’è limite spazio-temporale. Per essergli gradito non dite voi cristiani che bisogna osservare i dieci comandamenti? Quei comandamenti costituiscono un freno al desiderio smodato. Gli ultimi sono significativi: “non desiderare la roba d’altri e la donna d’altri”. Desideri simili mettono Dio all’ultimo posto e questo è un grave errore per la propria evoluzione.

Dio va amato al di sopra dei propri interessi e questa è la vera felicità e la vostra pienezza. Amare Dio è difficile ma anche facile per chi
conosce la via. Amare Dio significa vivere già l’eternità nel presente perché ogni istante è eternità. Dalla dimensione che vi attende dopo la morte non si può più sfuggire perché in essa non c’è più passato o avvenire ma solo eterno presente.

L’eterno presente che è divino. L’ultimo istante della vita terrena è fondamentale perché in esso è racchiusa l’eternità che determinerà la vera vita. La persona realizzata vive già quest’ultimo istante. Gesù stesso parla della sua “ora” dicendo che è proprio per quell’ora che Egli è venuto. E così gli altri grandi uomini come tutti i santi.

Chi vive come fosse in quell’ultimo istante non desidera altro, si sente completamente rappacificato con se stesso, gli altri e Dio. Non è teso, in lui non c’è tensione nevrotica, non c’è desiderio inutile. L’unico desiderio è vivere I’attimo, ma il saggio sa già di vivere I’attimo ed è in pace. Non subisce alcuna evoluzione perché è totalmente armonizzato con il proprio centro interiore. Qualsiasi cosa faccia la fa senza tensione. Qualsiasi! Mangiare, bere, dormire, camminare, ascoltare, parlare, operare, pensare. Nulla lo turba.

Ogni attimo viene vissuto in pienezza e nulla è banale. Per il vero saggio nulla è banale, ricordatelo, nulla! Cristo stesso dice: “non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini!”.

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Signore, non so bene perché io mi trovi in questa situazione, ma sono consapevole che nulla accade senza il tuo permesso e che tutto concorre al bene di coloro che ti amano.

Diceva l’Arcangelo Gabriele a Maria Vergine, “Nulla è impossibile a Dio”.

Eccomi Signore davanti a te fiducioso, per chiederti la grazia della guarigione, se questa è conforme alla tua volontà.

Per ora ti offro tutte le mie sofferenze fisiche e psichiche in espiazione dei miei peccati e per tutti coloro che non vogliono credere in te e nella tua infinita Misericordia.

Per la dolorosa passione di Gesù Cristo, per i meriti di Maria Santissima e di tutti i Santi, aiutami a superare questi momenti così delicati.

Ti prometto di essere sempre più unito a te.

Vergine Santa, ausilio dei cristiani, intercedi anche per me e per tutti coloro che soffrono per questa malattia.

 

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Pregare serve più a noi, perché Dio non cresce e non diminuisce con le nostre preghiere, essendo Amore Onnisciente ed Onnipotente.
L’atteggiamento di preghiera è una presa di coscienza della nostra figliolanza con il Padre Celeste e dei nostri limiti.
Dobbiamo pregare per essere in sintonia con il Creatore, per non lasciarci sedurre dal tentatore, per crescere spiritualmente, soprattutto attraverso la preghiera di lode.
Con essa noi ci meravigliamo e ci stupiamo della grandezza di Dio, della sua benevolenza e della sua infinita Misericordia.
Il Padre Celeste sa già quello che ci necessita, ma siccome rispetta il nostro libero arbitrio, desidera che gli chiediamo lo Spirito Santo attraverso suo Figlio Gesù Cristo, in modo da aderire in piena libertà al suo piano salvifico per tutti noi.
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Dio ha creato l’Universo per condividere il suo Amore e la sua felicità con le sue creature…

L’uomo è l’apice della sua Creazione ed è destinato ad essere partecipe della figliolanza divina in Gesù Cristo. Ma per ora tutto ciò rimane un mistero che solo Lui può conoscere a fondo…

Non possiamo comprendere con le nostre limitate categorie mentali una realtà così grande, anche se il catechismo afferma che ogni uomo è “capace” di Dio. Ogni cosa a suo tempo.

Nell’aldilà comprenderemo molto di più.

Nell’aldiqua ci è richiesta la fede e la buona volontà, perché vediamo tutto in maniera confusa.

Quando vedremo Dio “faccia a faccia” gusteremo il suo infinito amore per sempre e non ci faremo più domande.

 

 

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I mistici sostengono che una Santa Messa ha un valore infinito agli occhi degli abitanti del Cielo.
L’Eucaristia è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo corpo, che è la Chiesa.
Essa contiene, quindi, la parola di Dio, le preghiere della Chiesa, il memoriale della Passione, morte e Risurrezione del Signore Gesù Cristo.
Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e Sangue con la sua anima e divinità.
Dove c’é Gesù è presente Maria Santissima insieme ai suoi Angeli ed ai suoi Santi e contemplano questo straordinario mistero con infinito stupore.
Tutto il Cielo è contento anche per le persone che partecipano con devozione facendo la Santa Comunione, dove ricevono Gesù Cristo in corpo, sangue, anima e divinità.

 

 

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Dio nostro Padre, per mezzo degli apostoli, ci ha fatto eredi del regno dei cieli.  Ti loda, Signore, il coro degli apostoli.

Gloria a te, Signore, per la mensa del corpo e del sangue di Cristo, trasmesso a noi dagli apostoli, è il banchetto imbandito dal tuo Figlio, che ci nutre e ci da vita.

Gloria a te, Signore, per la mensa della tua parola preparata a noi dagli apostoli, è il vangelo del tuo Figlio che ci illumina e ci conforta.

Gloria a te, Signore, per la tua Chiesa santa, costruita sul fondamento degli apostoli, è il tuo tempio santo, che ci unisce in un solo corpo e in un solo spirito.

Gloria a te, Signore, per la grazia del battesimo e della penitenza affidati al ministero degli apostoli, è il lavacro istituito dal tuo Figlio, che ci purifica da tutte le nostre colpe.

(PREGHIERA LITURGICA)

 

 

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LA REGINA DELLA PACE RACCOMANDA VIVAMENTE LA FREQUENZA ALL’EUCARISTIA

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 maggio 2018

 

“Cari figli, mio Figlio, che è luce d’amore, tutto ciò che ha fatto e fa, l’ha fatto e lo fa per amore. Così anche voi, figli miei, quando vivete nell’amore, amate il vostro prossimo e fate la volontà di mio Figlio. Apostoli del mio amore, fatevi piccoli! Aprite i vostri cuori puri a mio Figlio, affinché egli possa operare attraverso di voi. Con l’aiuto della fede, riempitevi d’amore.

 

 

Però, figli miei, non dimenticate che è l’EUCARISTIA il cuore della fede: essa è mio Figlio che vi nutre col suo Corpo e vi fortifica col suo Sangue. Essa è il prodigio dell’amore: mio Figlio che viene sempre di nuovo vivente per vivificare le anime. Figli miei, vivendo nell’amore, voi fate la volontà di mio Figlio ed egli vive in voi.

 

 

Figli miei, il mio desiderio materno è che lo amiate sempre più, poiché egli vi chiama col suo amore. Vi dona l’amore, in modo che voi lo diffondiate a tutti attorno a voi. Per mezzo del suo amore, come Madre sono con voi per dirvi parole d’amore e di speranza, per dirvi parole eterne e vittoriose sul tempo e sulla morte, per invitarvi ad essere miei apostoli d’amore. Vi ringrazio!”.

 

 

 

 

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Da qualche parte si suggerisce di creare il movimento delle ORATE. Il termine “orata” deriva dalla caratteristica striscia di color oro che il pesce mostra fra gli occhi. Ma si presta anche ad un altro significato.

“Orate” (al plurale) in latino significa “PREGATE”. L’orata è un pesce molto sospettoso ed ha l’abitudine di girare l’esca tra le labbra più volte prima di ingoiarla.

Anche il cristiano, come l’orata, deve essere molto prudente per non cadere vittima dei suoi agguerriti avversari.

Questa prudenza si può ottenere nella preghiera allo Spirito Santo, il quale è ricco di doni per chi glieli chiede umilmente e con fede.

 

 

“È noto che i primi cristiani avevano un simbolo segreto: il pesce. Le lettere che formano la parola “pesce” in greco, quando scritte in maiuscolo (ΙΧΘΥΣ), formano un acronimo con le iniziali dell’espressione “Iēsous Christos Theou Yios Sōtēr“, che significa “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore” (in greco antico Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ ͑Υιός, Σωτήρ).

In questo modo, il pesce diventò uno dei primi simboli cristiani insieme all’immagine del Buon Pastore e in seguito al crocifisso. L’Ichthys era usato anche per indicare le catacombe cristiane durante le persecuzioni contro la comunità, di modo che solo i cristiani sapessero quali erano i tumuli dei loro correligionari.”

(ultimi brani tratti da https://it.aleteia.org/2017/03/27/perche-simbolo-segreto-cristiani-pesce/  )

 

Il movimento delle “ORATE”  dovrebbe costituire un forte richiamo al cristianesimo ed ha il compito di risvegliare le coscienze in base a quello che sta proponendo la Regina della Pace.

 

 

 

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Gv 1,29-34

Giovanni vedendo Gesù venire… Poter avere, come lui, occhi di profeta e so che non è impossibile perchè “vi è un pizzico di profeta nei recessi di ogni esistenza umana” (A. J. Heschel); vedere Gesù mentre viene, eternamente incamminato lungo il fiume dei giorni, carico di tutta la lontananza; mentre viene negli occhi dei fratelli uccisi come agnelli; mentre viene lungo il confine tra bene e male dove si gioca il tuo e, in te, il destino del mondo.

Vederlo venire (come ci è stato concesso a Natale) pellegrino dell’eternità, nella polvere dei nostri sentieri, sparpagliato per tutta la terra, rabdomante d’amore dentro l’accampamento umano, da dove non se ne andrà mai più.

Ecco l’agnello, il piccolo del gregge, l’ultimo nato che ha ancora bisogno della madre e si affida al pastore, che vuole crescere con noi e in mezzo a noi. Non è il “leone di Giuda”, che viene a sistemare i malvagi e i prepotenti, ma un piccolo Dio che non può e non vuole far paura a nessuno; che non si impone, ma si propone e domanda solo di essere accolto. Accolto come il racconto della tenerezza di Dio.

Viene e porta la rivoluzione della tenerezza, porta un altro modo possibile di abitare la terra, vivendo una vita libera da inganno e da violenza. “Amatevi, dirà, altrimenti vi distruggerete”, è tutto qui il vangelo.

Ecco l’agnello, inerme e più forte di tutti gli Erodi della terra. Una sfida a viso aperto alla violenza, alla sua logica, al disamore che è la radice di ogni peccato.

Viene l’Agnello di Dio, e porta molto di più del perdono, porta se stesso: Dio nella carne, il cromosoma divino nel nostro DNA, il suo cuore dentro il nostro cuore, respiro dentro il respiro, per sempre.

E toglie il peccato del mondo. Il verbo è al declinato al presente: ecco Colui che instancabilmente, infallibilmente, giorno per giorno, continua a togliere, a raschiare via, adesso ancora, il male dell’uomo.

E in che modo toglie il male? Con la minaccia e il castigo? No, ma con lo stesso metodo vitale, positivo con cui opera nella creazione. Per vincere il buio della notte Dio incomincia a soffiare sulla luce del giorno; per vincere il gelo accende il suo sole; per vincere la steppa semina milioni di semi; per vincere la zizzania del campo si prende cura del buon grano; per demolire la menzogna Lui passa libero, disarmato, amorevole fra le creature.

Il peccato è tolto: nel Vangelo il peccato è presente e tuttavia è assente. Gesù ne parla solo per dirci: è tolto, è perdonabile sempre! E come Lui, il discepolo non condanna, ma annuncia un Dio che dimentica se stesso dietro una pecora smarrita, un bambino, un’adultera. Che muore per loro e tutti li catturerà dentro la sua risurrezione.

: viene a guarire la radice della sua debolezza che chiede all’uomo di sognare insieme cieli nuovi e terra nuova.

L’agnello è un ‘no!’ di fronte al nostro ‘non c’è niente da fare’; un ‘no!’ in faccia al nostro ‘ così va il mondo‘.

Ma per che cosa sarà sacrificato l’Agnello di Dio?

Per pagare a Dio con una morte orrenda un debito dell’uomo? È la vecchia religione dei sacerdoti e del sistema dei sacrifici, che pensavano la salvezza dell’umanità come il pagamento di un debito: sarebbe questa la giustizia di Dio? La giustizia di Dio è misericordia, è rimettere i debiti, abbracciare il figlio prodigo, caricarsi sulle spalle la pecora perduta.

Il mondo non riesce, la terra non ce la fa a fiorire secondo il sogno di Dio; gli uomini non ce la fanno a vivere la vita buona, bella e beata. Allora Gesù viene come agnello, come il piccolo, a portare se stesso, la sua vita dentro la vita dell’uomo, il cuore dentro il cuore, fiato dentro il fiato, per sempre.

Un pareggiare i conti in sospeso tra l’uomo e Dio?

È la nostra piccola idea di giustizia, equilibrio tra dare e avere

a sarà vittima Gesù? Della giustizia di Dio che esige che il peccato sia espiato fino in fondo? E lo fa pagare al figlio?

Tristissima idea di Dio. l’uomo ha un debito con il Padre, è insolvente, e allora lo paga al Padre, al posto nostro, il Figlio. Ma questo farebbe mercato della misericordia di Dio.

Viene e la bella notizia, il suo vangelo è questo: è possibile vivere meglio, per tutti. E chi ne possiede il segreto, le chiavi, è Lui.

 

p. Ermes Ronchi

 

 

 

 

Dio ti ama. Gli interessi personalmente, continuamente, appassionatamente, prova la tua gioia in te. Gli sei necessario, il tuo cuore lo rallegra, la tua indifferenza lo stupisce, la tua amarezza lo strazia. Vuole con te una relazione continua. Se non credi a questo, se non ti senti sollevato da questa certezza significa che non hai capito che Dio è Padre.
(L. Evely)

Da Dio aspettiamo prove della sua esistenza. Lui, invece, ci dà continue prove del suo amore. (Cesbron)

La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza quella di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra i due estremi, perché in essa troviamo Dio e la nostra miseria. (B. Pascal)

Se Dio mi ha tratto dal nulla è segno che Egli è stato attratto dal nulla per avermi, dunque più sono nulla e più mi nascondo nel nulla più Egli mi cerca e mi infonde se stesso.
(P. Albino Candido)

 

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Adoriamo il Salvatore nostro che svelando la sua gloria ai pagani ha manifestato il mistero nascosto nei secoli. Cristo, luce del Padre, illumina il mondo.

O Cristo, che ti sei manifestato nella carne, santificaci per virtù della tua parola attraverso la fede e la preghiera.

O Cristo, che sei stato giustificato nello Spirito, libera la nostra vita da ogni spirito di male e di errore.

O Cristo, che apparisti agli angeli, fa’ che già qui in terra gustiamo le gioie celesti.

O Cristo, che fosti annunziato ai pagani, apri i cuori degli uomini per la grazia dello Spirito Santo.

O Cristo, che fosti creduto nel mondo, rinnova la fede di tutti i credenti.

O Cristo, che fosti assunto nella gloria, accendi in noi il desiderio del tuo regno.

 

 

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Se non amiamo nemmeno noi stessi, non possiamo pretendere di amare il prossimo e tantomeno Dio. É necessario prima comprendere in profondità la nostra mente, anche se questo ci costa molto, perché pochissimi si accettano come sono.

Quando abbiamo scoperto senza timore ciò che realmente pullula nei nostri piú reconditi anfratti e meandri mentali, quanta superficialità ci narcotizza, quanta invidia ed odio serpeggiano in noi, quanto egoismo blocca la nostra evoluzione interiore, allora possiamo nell’umiltà chiedere al Signore che ci doni Lui l’amore che ci manca, perché ogni nostra cattiveria ed ogni forma di insensibilità é già stata annullata dalla sua amorosa passione e morte in croce.

 

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CONFRATERNITA LAICALE

“COMUNIONE DEI SANTI”

 

 

 

 

 

 

 

 

1) NOME
Si chiama “Confraternita laicale COMUNIONE DEI SANTI” l’associazione religiosa laicale che raccoglie tutti i credenti in Cristo del mondo che si iscrivono al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier” e che intendono dedicare alcune loro preghiere a tutti gli iscritti e beneficiare delle preghiere di ogni membro.
L’iscrizione è gratuita

2) SCOPO
Scopo principale è quello di promuovere un’autentica vita cristiana degli associati ad imitazione di Cristo, ognuno nella sua mansione e nel suo ruolo sociale di appartenenza. A tale proposito, la visione di ogni brevissimo video condiviso ha lo scopo di orientare ed esortare alla riflessione ed alla meditazione personale sulla vita spirituale cristiana ogni fruitore. In secondo luogo condividere e diffondere il canale web “Universo Interiore piaipier” a propria discrezione. Infine, sostenere con la preghiera tutti i membri che si iscrivono al canale.

3) RESPONSABILE
Per ora il MODERATORE responsabile della Confraternita laicale “Comunione dei Santi” è il curatore webmaster Pier Angelo Piai (laico), il quale chiede alla Regina della Pace di essere spiritualmente assistito per il bene di tutti gli iscritti alla Confraternita. (Can 317-3 Codice di Diritto Canonico)

4) ORGANI DI COLLEGAMENTO
Gli organi di collegamento tra la gestione web della Confraternita e gli iscritti sono il canale Youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier” ed il sito www.mondocrea.it.

5) ISCRIZIONE
L’iscrizione è gratuita e può essere effettuata durante la visualizzazione di ogni video del canale youtube “Universo Interiore piaipier”.

6) VANTAGGI SPIRITUALI
Tutti gli iscritti beneficiano delle preghiere di ogni membro in virtù della Comunione dei Santi. Il curatore (e chi lo desidera) si impegna a partecipare quotidianamente alla Santa Eucaristia (se possibile) raccomandando al Signore ed alla Regina della Pace tutti gli iscritti della Confraternita.

 

CANALE YOUTUBE UNIVERSO INTERIORE piaipier :

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Per iscriversi esplicitamente alla confraternita basta aprire un video del canale e cliccare su “iscriviti”

 

Oltre a quello della Regina della Pace e di san Giuseppe, per la Confraternita Web “COMUNIONE DEI SANTI” chiedo anche il patrocinio speciale del Venerabile CARLO ACUTIS (il quale usava molto questi mezzi multimediali per l’evangelizzazione)
https://www.youtube.com/watch?v=nyodgz8l1kA

 

Il giorno di Natale del 25 dicembre 2019 ricevo questa mail da sua ecc. Andrea Bruno Mazzocato, attuale arcivescovo della diocesi di Udine a cui appartengo:

BENEDIZIONE APOSTOLICA DI SUA ECC. ANDREA BRUNO MAZZOCATO (riguardante l’iniziativa):

Caro Pier Angelo, invoco senz’altro la benedizione del Signore Gesù, per intercessione della Vergine Maria e di San Giuseppe, su questa iniziativa che mira a portare beneficio spirituale a coloro che vi aderiranno. La comunione fondata sulla reciproca preghiera è sempre molto efficace.

Mi tenga informato su come si sviluppa la Confraternita. Le auguro un Santo Natale e mi affido alla Sua preghiera.

+ Andrea Bruno

 

 

SEGNALAZIONI PER GRAZIE RICEVUTE:

23 gennaio 2020

Buonasera Pierangelo , ringrazio la SS.Trinita’ , la Vergine Maria , gli Angeli e i Santi del Cielo che mi hanno aiutato in questo periodo difficile lontano da casa. Sabato con un mese di anticipo , andrò a casa , poiché i medici hanno valutato che tutto procede bene . Avrò controlli settimanali per un primo periodo e poi via via sempre più in là . Sono felice di comunicarle che il Signore l’ho sentito vicino e protettivo . Lode e Gloria a Cristo Gesù , a Dio nostro padre , allo Spirito Santo e alla Santa Vergine Maria che ci amano di un amore immenso . Un caro saluto e buona serata .

 

5 febbraio 2020

Mio marito è stato dimesso! Gli hanno fatto tutti gli esami e sono tutti perfetti! Il medico ha detto che probabilmente si è trattata di una sincope vagale. Ora sta molto meglio. Grazie per le vostre preghiere, ho sentito la vicinanza del Signore in questo momento di prova..
Grazie! La preghiera comunitaria è forte! La vita è un segno. Sono felice di avervi incontrato e conosciuto..

 

 

PER RICHIESTA DI GRAZIE E SEGNALAZIONI PER GRAZIE RICEVUTE SCRIVERE:

 

piaipi@alice.it

oppure

 

piaipier@libero.it

 

 

 

Dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

53. Perché è stato creato il mondo?
Il mondo è stato creato per la gloria di Dio, che ha voluto manifestare e comunicare la sua bontà, verità e bellezza. Il fine ultimo della creazione è che Dio, in Cristo, possa essere «tutto in tutti» (1 Cor 15,28), per la sua gloria e per la nostra felicità.
«La gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la visione di Dio» (sant’Ireneo)

54. Come Dio ha creato l’universo?

295-301 317-320

Dio ha creato l’universo liberamente con sapienza e amore- II mondo non è il prodotto di una necessità, di un destino cieco o del caso. Dio ha creato «dal nulla» (ex nihilo: 2Mac 7,28) un mondo ordinato e buono, che egli trascende in modo infinito. Dio conserva nell’essere la sua creazione e la sorregge, dandole la capacità di agire e conducendo la al suo compimento, per mezzo del suo Figlio e dello Spirito Santo.

55. In che cosa consiste la Provvidenza divina? 302-306 321

Essa consiste nelle disposizioni, con cui Dio conduce le sue creature verso la perfezione ultima, alla quale Egli le ha chiamate. Dio è l’autore sovrano del suo disegno. Ma per la sua realizzazione si serve anche della cooperazione delle sue creature. Allo stesso tempo, dona alle creature la dignità di agire esse stesse, di essere causa le une delle altre.

56. Come l’uomo collabora con la Provvidenza divina? 307-308 323

All’uomo Dio dona e chiede, rispettando la sua libertà, di collaborare con le sue azioni, le sue preghiere, ma anche con le sue sofferenze, suscitando in lui «il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni» (Fil 2,13).

57. Se Dio è onnipotente e provvidente, perché allora esiste il male? 309-310 324,400

A questo interrogativo, tanto doloroso quanto misterioso, può dare risposta soltanto l’insieme della fede cristiana. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male. Egli illumina il mistero del male nel suo Figlio, Gesù Cristo, che è morto e risorto per vincere quel grande male morale, che è il peccato degli uomini e che è la radice degli altri mali.

58. Perché Dio permette il male? 311-314 324

La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene. Dio questo l’ha già mirabilmente realizzato in occasione della morte e risurrezione di Cristo: infatti dal più grande male morale, l’uccisione del suo Figlio, egli ha tratto i più grandi beni, la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione.

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Tutto per ora, in questa dimensione terrena, sembra inspiegabile. L’esistenza è inspiegabile. La vita stessa è inspiegabile se non si ha un po’ di fede.

Sono inspiegabili il corpo, la mente, le cellule, gli atomi, la terra, il sole, le stelle, le galassie, i buchi neri, la luce, le forme, i colori, il movimento, il dolore, la gioia, la bellezza ecc. ecc.

Ci si illude di aver capito il funzionamento di qualcosa attraverso le scoperte scientifiche.

Ma non riusciamo a spiegare la vera ragione del tutto, perché rimane un fitto mistero che solo la luce della fede può in qualche modo illuminare.

Viviamo in un mistero profondo già in questa vita terrena. Che sarà l’altra dimensione?

Gesù ci esorta a credere, anche se ora non capiamo.

Nell’aldilà capiremo molte più cose, ma con lo sguardo di Dio che scruta ogni cosa e la comprende a fondo…..

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La Chiesa è stata fondata da Gesù Cristo, ma è anche fatta di uomini deboli e fragili. Tuttavia Essa è assistita dallo Spirito Santo ed i sacerdoti, tra i quali anche alcuni indegni, continuano a celebrare i sacramenti ed essi sono validi ed efficaci per la salvezza eterna.

Questo, tra le tante verità di fede, viene insegnato ai cresimandi durante tutto il corso di preparazione.

Anche se ci sono persone molto indegne tra le gerarchie ecclesiastiche, questa non è una scusa per abbandonare la fede, i Sacramenti e la preghiera.

Tutti noi siamo peccatori, ma i Sacramenti ci aiutano a proseguire la via della salvezza (soprattutto la Confessione e l’Eucaristia)

Moltissime chiese sono pressoché vuote e parecchi giovani le disertano, con la scusa che non hanno tempo o non credono più, probabilmente anche influenzati dalla società consumistica.

Questo non piace al Signore.

Guardiamo anche ai Santi ed ai mistici che hanno ricevuto speciali carismi dal Signore e che hanno sempre raccomandato la frequenza ai Sacramenti, tra i quali: San Francesco, San Tommaso d’Aquino, Santa Teresa d’Avila, San Padre Pio, il Santo curato d’Ars, Santa Faustina Kowalska, il Venerabile Carlo Acutis ecc.

La stessa Regina della Pace dall’Aldilà raccomanda la frequenza assidua ai Sacramenti!

 

 

INTERESSANTE:

PEDIATRI IN ALLARME: CRESCE LA DIPENDENZA DAL WEB

https://www.interris.it/benessere/pediatri-in-allarme–cresce-la-dipendenza-dal-web?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=giornaliera

 

DIECI COSE DA NON FARE DI FRONTE ALLE BALLE ECOTERRORISTICHE DI GRETA:

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5924

 

PER QUALE SCOPO DIO CI HA CREATI?

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5926

 

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Gesú era considerato dalla folla e dai suoi discepoli un grande maestro ed un autentico profeta. Questo perché la sua predicazione era accompagnata da miracoli e da prodigi.

Le folle lo cercavano soprattutto per ottenere guarigioni e per il pane. Volevano persino farlo re. Ma non fu compreso.

Quando cominció a parlare del Regno dei Cieli e non dei regni di questo mondo, molti lo abbandonarono..

Allorchè predisse la sua morte imminente persino i discepoli piú intimi si scandalizzarono.

Quando fu preso prigioniero moltissimi pensarono ad un suo fallimento umano e la folla che Egli aveva beneficiato, di fronte a

Pilato fu addirittura a favore della sua eliminazione fisica.

I discepoli più intimi, poi lo tradirono (Giuda) o lo rinnegarono.

Sotto la croce, oltre alle pie donne ed a sua madre, c’era solo Giovanni, il discepolo amato. Gli altri si dileguarono.

Questo é l’Uomo. Il vero Uomo, colui che non ebbe paura della Veritá e che non fece compromessi con nessuno.

Colui che fu sempre coerente con se stesso, sia quando era all’apice del consenso popolare, sia quando cadde in disgrazia agli occhi del mondo per aver testimoniato la Veritá.

 

 

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Anche se dovessimo ricadere nelle stesse fragilità, non perdiamoci d’animo.

Rialziamoci e meditiamo sul fatto che Gesù, cadde sotto il peso della sua Croce e si rialzò per ben tre volte.

In questo modo ci ha voluto dimostrare che non dobbiamo mai scoraggiarci fino all’ultimo respiro. Anche noi dobbiamo rialzarci dopo ogni caduta e proseguire il cammino verso il Calvario, purificando il nostro cuore.

Quando, sinceramente pentiti, confidiamo nella sua divina Misericordia Egli, commosso, ci abbraccia e ci dona la forza per andare avanti. Le nostre fragilità possono indurre all’umiltà, virtù molto gradita a Dio che viene donata dallo Spirito Santo.

Con essa ci riconosciamo peccatori e bisognosi dell’aiuto di Dio.

Abbandoniamoci, quindi, alla Divina Misericordia, confessiamoci e ricordiamo la frase di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed affaticati, ed io vi ristorerò!”

 

 

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Il motto: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza“. (XXVII Canto di Ulisse – Dante Alighieri)

Mentre il consumismo propone il BLACK FRIDAY in tutto il mondo globalizzato, la Chiesa ha sempre rimarcato che il Venerdì ricorda la passione e morte di Gesù.

Per questo motivo la Chiesa raccomanda, soprattutto il Venerdi, di essere parchi nei consumi e nel cibo per dedicarsi di più alla meditazione ed alla preghiera.

Bisognerebbe sensibilizzare le coscienze di tutto il globo per riflettere sul fatto che Dio stesso, il Creatore di tutto e tutti, si è fatto uomo, ha patito e sofferto per riscattare ognuno di noi dalla morsa del peccato.

Non siamo fatti per rimanere in questa dimensione terrena, così fragile e passeggera, e nemmeno per il consumismo devastante, ma per la Dimensione Celeste, dove potremo contemplare Dio “faccia a faccia” nel dinamismo Trinitario.

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza“. (XXVII Canto di Ulisse – Dante Alighieri)

Un giorno non lontano, l’umanità si risveglierà e le vere manifestazioni non saranno manipolate come quelle della piazza, ma ogni coscienza si stupirà del grande mistero della propria esistenza e delle meraviglie operate da Dio.

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Tutta la Sacra Scrittura è ispirata da Dio e contiene delle verità di fondo che sono ancora da scoprire, nonostante il testo sia stato scritto alcune migliaia di anni fa.

Adamo è il “CULMINE” della Creazione ed era destinato alla beatitudine eterna.
Ma Dio, essendo fonte di ogni libertà, non gli ha tolto il libero arbitrio perché Adamo è stato creato “a sua immagine e somiglianza”.

Adamo ed Eva, anche se tentati dal serpente maligno, hanno liberamente trasgredito il comando divino di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, perché, per orgoglio, volevano essere come Dio.
In questo modo si sono macchiati del peccato originale trasmettendolo a tutte le generazioni, fuorché a Gesù Cristo, nuovo Adamo, e a Maria nuova Eva (quindi Nuova Umanità).

Nel piano amoroso di Dio, però, la disobbedienza di Adamo ed Eva ha consentito l’Incarnazione, per cui Dio si è fatto uomo in Gesù Cristo per riscattarci e restituire la dignità umana a tutti coloro che credono nella sua Risurrezione

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Nessuna filosofia esistenziale riesce a dare un vero senso alla nostra esistenza: solo Gesù, con le sue opere e le sue parole, ci dona la vera serenità interiore e la Verità. Il resto potrebbe anche essere altissima speculazione umana ammirabile, ma non ci assicura la verità. Tutta la filosofia umana ci dona sprazzi di verità, ma anche inocula nella nostra anima molti dubbi.
San Tommaso d’Aquino, dopo le mirabili cose che ha scritto, in seguito ad un fenomeno mistico ha smesso di scrivere ritenendo tutto “spazzatura” a confronto della realtà Soprannaturale.

“Signore, da chi andremo?” disse san Pietro al Maestro divino. Ed aggiunse: “Tu solo hai parole di vita eterna”.

Gesù ci ha promesso di essere sempre in mezzo a noi. Tutti gli altri uomini sono scomparsi dal punto di vista terreno.

Gesù è presente nell’Eucaristia e in ognuno di noi, dove trova accoglienza. E ci ascolta sempre, ci dona protezione ed i mezzi per ottenere la salvezza eterna.

Basta solo che umilmente gli chiediamo perdono degli errori e delle fragilità e che ci abbandoniamo pieni di fiducia a Lui, perché è quello che si aspetta da ciascuno di noi.

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi    Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – Anno C – 2019

Le porte del cielo spalancate per noi

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 23,35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Commento di Padre Ermes Ronchi

Sta morendo, posto in alto, nudo nel vento, e lo deridono tutti: guardatelo, il re! I più scandalizzati sono i devoti osservanti: ma quale Dio è il tuo, un Dio sconfitto che ti lascia finire così? Si scandalizzano i soldati, gli uomini forti: se sei il re, usa la forza! E per bocca di uno dei crocifissi, con una prepotenza aggressiva, ritorna anche la sfida del diavolo nel deserto: se tu sei il figlio di Dio… (Lc 4,3). La tentazione che il malfattore introduce è ancora più potente: se sei il Cristo, salva te stesso e noi. È la sfida, alta e definitiva, su quale Messia essere; ancora più insidiosa, ora che si aggiungono sconfitta, vergogna, strazio.

Fino all’ultimo Gesù deve scegliere quale volto di Dio incarnare: quello di un messia di potere secondo le attese di Israele, o quello di un re che sta in mezzo ai suoi come colui che serve (Lc 22,26); se il messia dei miracoli e della onnipotenza, o quello della tenerezza mite e indomita.

C’è un secondo crocifisso però, un assassino “misericordioso”, che prova un moto compassione per il compagno di pena, e vorrebbe difenderlo in quella bolgia, pur nella sua impotenza di inchiodato alla morte, e vorrebbe proteggerlo: non vedi che anche lui è nella stessa nostra pena? Una grande definizione di Dio: Dio è dentro il nostro patire, Dio è crocifisso in tutti gli infiniti crocifissi della storia, Dio che naviga in questo fiume di lacrime. Che entra nella morte perché là entra ogni suo figlio. Che mostra come il primo dovere di chi ama è di essere insieme con l’amato. Lui non ha fatto nulla di male. Che bella definizione di Gesù, nitida semplice perfetta: niente di male, per nessuno, mai, solo bene, esclusivamente bene.

E Gesù lo conferma fino alla fine, perdona i crocifissori, si preoccupa non di sé ma di chi gli muore accanto e che prima si era preoccupato di lui, instaurando tra i patiboli, sull’orlo della morte, un momento sublime di comunione.

E il ladro misericordioso capisce e si aggrappa alla misericordia: ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Gesù non solo si ricorderà, ma lo porterà via con sé, se lo caricherà sulle spalle, come fa il pastore con la pecora perduta e ritrovata, perché sia più leggero l’ultimo tratto di strada verso casa. Oggi sarai con me in paradiso: la salvezza è un regalo, non un merito.

E se il primo che entra in paradiso è quest’uomo dalla vita sbagliata, che però sa aggrapparsi al crocifisso amore, allora le porte del cielo resteranno spalancate per sempre per tutti quelli che riconoscono Gesù come loro compagno d’amore e di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di Gesù Cristo.

(Letture: 2 Samuele 5,1-3; Salmo 121, Colossesi 1,12-20; Luca 23,35-43)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/le-portedel-cielo-spalancateper-noi

 

Quando preghiamo non sempre veniamo esauditi su ciò che chiediamo esplicitamente. Dipende da tanti fattori. Innazittutto dovremmo analizzare in profondità cosa chiediamo e come lo chiediamo.

Non sempre Dio esaudisce le preghiere di un certo tipo, soprattutto quelle che potrebbero danneggiare l’anima. Se chiediamo solo cose materiali trascurando lo spirito, non veniamo sempre esauditi. Se si chiede prima di tutto lo Spirito Santo è cosa buona e raccomandata da Gesù stesso..

Egli ci illumina su cosa chiedere e che atteggiamento assumere (umiltà, fede, riconoscenza e fuducia in Dio). “Pensate prima di tutto al regno dei Cieli, il resto vi verrà dato in sovrappiù”. Tra noi e Dio dobbiamo instaurare un rapporto filiale e di confidenza, sicuri che il Padre ci sta ascoltando amorevolmente.

In alcuni casi non ci dona subito la grazia che chiediamo per motivi che solo Lui, Amore Onnisciente conosce, ma è necessario essere perseveranti e non prendersela con Lui se non la riceviamo subito o mai.
Ricordiamo che Dio è Libertà Assoluta che noi dobbiamo rispettare.

Ecco perché nel Padre Nostro Gesù ci invita a dire: “Sia fatta la tua volontà”. Un’altra cosa fondamentale è il saper essere sempre umilmente riconoscenti, anche quando riceviamo una nuova grazia.

Prendiamo consapevolezza che in una giornata noi riceviamo tantissime grazie senza nemmeno chiederle esplicitamente e spesso non ce ne accorgiamo..

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La Regina della Pace di Medjugorje appare da tantissimi anni per dirci che Dio esiste, che suo Figlio Gesù è uomo, ma anche Dio e che dobbiamo adorarlo come tale e che la religione cattolica apostolica romana è quella vera.
Attraverso i suoi numerosi messaggi ci esorta a convertirci a suo Figlio, ad abbandonare il peccato, a frequentare i Sacramenti ed a pregare anche per i sacerdoti affinché compiano il loro mandato con amore e dedizione.
La Madonna si presenta come la “Regina della Pace” per avvertirci del grande pericolo che sta correndo l’umanità, e che, con il suo aiuto e quello di suo Figlio dobbiamo lottare contro le tentazioni di Satana che in questi ultimi anni si è scatenato e vuole rovinare le persone traviandole e distruggendo l’intero pianeta terra.
Solo chi crede in suo Figlio Gesù Cristo potrà salvarsi, proprio perché Egli si è incarnato, ha patito, è morto ed è risuscitato per tutti noi. Nei segreti che ella ha confidato ai veggenti, la Regina della Pace desidera che sappiamo che ci stanno aspettando grossi eventi e quindi dobbiamo prepararci nella preghiera, nel digiuno, nell’Amore verso Dio ed il prossimo.

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É sbagliato pensare che Dio si disinteressi di noi. Può una vera madre dimenticarsi del proprio figlio?

Il Padre Celeste, invece, é sempre in ascolto con vero amore di ogni sua creatura scrutandone i pensieri e cercando con tenerezza ogni suo piccolo gesto di riconoscenza.

Non sempre ci dona subito le grazie che gli chiediamo, perché Egli sa infinitamente meglio di noi quali giovano alla nostra salute spirituale.

Dio si compiace molto quando continuiamo ad aver fiducia in Lui, nonostante sembra che non ci ascolti sempre.

Se il nostro cuore ci rimprovera qualche cosa, ricorriamo subito a Lui tramite suo Figlio Gesù, ed Egli ci accoglie commosso e ci guida verso la luce…

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Il peccato più grave oggi è quello di aver sfrattato Dio dalla propria vita quotidiana.

Moltissimi giovani ed adulti oggi lasciano i Sacramenti, abbandonano la chiesa, decidono che Dio non esiste e si convincono che la Sacra Scrittura è un insieme di favole per gente sempliciotta e puerile.

E tutto questo dopo aver ricevuto il Sacramento della Cresima, con la promessa di seguire Cristo con fedeltà e tenacia.

Non è vero che a sette anni non si è consapevoli del valore del cristianesimo.

A 15 o 16 anni un ragazzo “normale” sa bene quello che sta facendo decidendo di seguire Gesù in vista della Cresima.

Lo sfratto fatto a Dio dalla propria anima è simile al tradimento di Giuda.

Preghiamo, allora, per tutti coloro che si disinteressano di Dio per seguire ciò che offre il consumismo e Satana.

 

 

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Dopo la morte corporale ci attende la Vita Eterna in Gesù Cristo Risorto, se noi gli crediamo, pentendoci dei nostri peccati e credendo nella loro remissione grazie alla passione e morte del Figlio di Dio.

Sarà una vita vissuta in pienezza, dove saremo sempre felici di adorare la SS. Trinità e condividere con tutti i redenti questa immensa gioia che non finirà mai, perché la morte, la corruzione ed il dolore saranno totalmente sconfitti.

 

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Dio esaudisce le preghiere che non nuocciono all’anima e che la fanno progredire in base alla sua volontà.

Gesù ci ha fatto capire che il Padre preferisce che gli chiediamo lo Spirito Santo, ma non disdegna di elargire anche le grazie materiali per la vita terrena (dacci oggi in nostro pane quotidiano).

Si può pregare ovunque, perché tutto è stato creato da Lui ed Egli è nostro Padre.

In certi momenti particolari, in cui la preghiera è più intensa o collettiva, è bene assumere una posizione congrua in segno di rispetto ed adorazione profonda per la Divina Maestà a cui ci rivolgiamo (ritti in piedi, in ginocchio o proni).

 

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Chi ha scoperto il grandissimo valore di una Santa Messa, non desidera perderne una: lí ci incontriamo direttamente con il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Colui mediante il quale tutto esiste, compresi noi.

Lo accogliamo vivo in noi e noi veniamo gradualmente trasformati in Lui.

Oltre ad acquisire la serenità interiore, abbiamo la possibilità di chiedere grazie per i vivi e per i defunti, ma soprattutto di essere grati verso Colui che ci ha salvati attraverso il cruento sacrificio della Croce.

Se davvero tutti credessimo con tutto il cuore all’enorme valore di una Santa Messa, ci vorrebbero le forze dell’ordine davanti ad ogni Chiesa per disciplinare il flusso dei fedeli per accaparrarsi i posti (Come sosteneva Padre Pio).

Ma la realtà purtroppo é un’altra: moltissime chiese sono vuote, mentre gli stadi, le discoteche, i concerti sono sempre piú affollati….

 

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Molte sono le pene che patiscono le anime benedette del Purgatorio, ma la maggiore è il pensiero che esse con i loro peccati commessi in vita sono state la causa dei dolori che soffrono. L’altra pena che molto le affligge è il tempo perduto in vita, in cui potevano acquistare più meriti per il paradiso, e che a questa perdita non vi possono più rimediare; poiché finito il tempo della vita, è finito ancora il tempo di meritare.

Un’altra gran pena tormenta quelle anime benedette ed è la vista spaventosa dei loro peccati, che stanno pagando. Al presente in questa vita non si conosce la bruttezza de’ peccati; ma ben si conosce nell’altra vita, e questa è una delle maggiori pene, che patiscono le anime del purgatorio. La pena poi che più affligge quelle anime spose di Gesù Cristo è il pensare che in vita con le loro colpe hanno dato disgusto a quel Dio, che tanto amano…

Le anime del purgatorio conoscono assai più di noi quanto è amabile Dio, e l’amano con tutte le loro forze: pensando di averlo disgustato in vita, provano un dolore che supera ogni altro dolore. Un’altra gran pena è lo stare in quel fuoco a patire, senza sapere quando finiranno i loro tormenti. Sanno bensì per certo che ne saranno liberate un giorno, ma l’incertezza del quando giungerà il fine del loro penare, è per esse un tormento ben grande.

Quelle benedette anime quanto sono consolate dalla memoria della passione di Gesù Cristo e del SS. Sacramento dell’altare, giacché per mezzo della passione si trovano salve, e per mezzo delle Comunioni e delle Messe hanno ricevute e ricevono tante grazie; altrettanto sono tormentate dal pensiero di essere state ingrate in vita a questi due grandi benefici dell’amore di Gesù Cristo.

Accrescono poi la pena di quelle anime benedette tutti i benefici particolari ricevuti da Dio, come l’essere state fatte cristiane, l’esser nate in paesi cattolici, l’essere state aspettate a penitenza e perdonate dei loro peccati; sì, perché tutti fanno loro conoscere maggiormente l’ingratitudine che hanno usata con Dio. Di più è una pena troppo amara per quelle anime benedette il pensare che Dio in vita ha loro usate tante misericordie speciali non usate con gli altri; ed esse con i loro peccati l’hanno costretto a odiarle, e condannarle all’inferno, benché poi per sua mera misericordia le ha perdonate e salvate.

Grandi sono insomma tutte le pene di queste benedette anime: il fuoco, il tedio, l’oscurità, l’incertezza del quando saranno liberate da quel carcere, ma fra tutte la pena maggiore di quelle sante spose è lo stare lontane dal loro sposo e private di vederlo.

da: http://lameditazionedicristo.blogspot…

 

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Milioni di spermatozoi gareggiano per raggiungere l’ovulo, ma solo uno lo feconda. Poi nasce la vita umana.

Questa realtà fenomenologica potrebbe significare una ben più importante: ad ognuno di noi è stata donata l’esistenza dal Creatore.

Siccome Egli è Onnipotenza d’Amore, avrebbe potuto creare milioni di altri esseri umani al posto di ciascuno di noi, ma ha scelto noi. In questo senso siamo privilegiati e speciali perché siamo amati infinitamente da Dio per la nostra unicità ed irripetibilità, oltre al fatto che siamo sue creature.

Tu che stai ascoltando, non ti rattristare troppo per i disagi della vita. Pensa piuttosto all’infinito dono della tua esistenza, scelta tra infinite altre ipotetiche esistenze.

Sei stato tratto dal nulla, ma potrai raggiungere il Tutto se credi nelle promesse di Gesù Cristo, mediante il quale tutte le cose sono state fatte, quelle del Cielo e quelle della terra.

 

 

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PERCHE’ HO SCRITTO IL LIBRO SULL’ALDILÀ

 

 

Il libro sull’aldilá che ho appena fatto pubblicare, nasce da una serie di riflessioni scaturite da molte fonti e dall’intuito personale (Sacra Scrittura, Tradizione, Magistero, Rivelazioni private, ecc.)

Sono convinto che meditare sull’aldilá ci aiuti a vivere meglio l’aldiqua terreno, perché in questo modo abbiamo l’opportunitá di relativizzare i nostri problemi quotidiani, pur tenendo i piedi ben saldi a terra.

Lo stesso San Paolo ci esorta a pensare alle cose di lassù perché se abbandoniamo il peccato siamo risorti con Cristo e viviamo più serenamente…

Nel libro ci sono alcune domande a cui cerco di rispondere in base alle mie conoscenze:

 

LA NOSTRA VITA TERRENA È DAVVERO UN’ATTESA DINAMICA PER L’ALDILÀ?

CI SONO MOTIVI DI CREDIBILITÀ SULL’ESISTENZA DELL’ALDILÀ?

I MESSAGGI DI MEDJUGORJE PARLANO DELL’ALDILÀ?

QUALI SONO I BENEFICI NEL VISITARE UN CIMITERO PREGANDO?

QUALI SONO LE FRASI DI GESÙ PIÙ SIGNIFICATIVE SUL PARADISO?

COS’È LA VITA ETERNA?

COM’È IL PARADISO DEI CATTOLICI?

COM’È L’ALDILÀ PER I CORPI RISORTI SECONDO SANT’AGOSTINO?

SAN PADRE PIO COSA PENSAVA DELL’ETERNITÀ?

IN PARADISO SAREMO UGUALI AGLI ANGELI?

NELL’ ALDILÀ VEDREMO DIO “FACCIA A FACCIA”?

DALL’ ALDILÀ I NOSTRI CARI DEFUNTI CI ASPETTANO CON GIOIA?

DALL’ ALDILÀ I NOSTRI CARI DEFUNTI CI VEDONO?

NELL’ ALDILÀ GLI SPOSI SARANNO ANCORA MARITO E MOGLIE ?

È VERO CHE IN CIELO COLORO CHE FECERO BENE LA COMUNIONE, BRILLERANNO COME BEI DIAMANTI?(Il Curato d’Ars)

NELL’ ALDILÀ OGNI SALVATO AVRÀ UN POSTO SPECIFICO?

LE MAMME DEFUNTE SALVATE, DAL PARADISO POTREBBERO SEGUIRE I LORO FIGLI?

I NOSTRI CARI DEFUNTI SI INTERESSANO DI NOI?

COME SARANNO I NOSTRI CORPI DOPO LA RISURREZIONE DELLA CARNE?

È VERO CHE SOLO NELLA PIENEZZA DELL’ ALDILÀ TROVEREMO LA NOSTRA VERA E COMPLETA IDENTITÀ ESISTENZIALE?

NELL’ ALDILÀ SERVE IL NOSTRO GRADO DI CULTURA?

NELL’ ALDILÀ I DEFUNTI SALVATI VIVONO IN PIENA CONSAPEVOLEZZA?

I DEFUNTI SALVATI VIVONO NELLA LUCE : COSA SIGNIFICA?

NELL’ ALDILÀ COME ESERCITEREMO I NOSTRI SENSI?

NELL’ ALDILÀ SAREMO PIÙ INTELLIGENTI?

NELL’ ALDILÀ I DEFUNTI REDENTI ESAURISCONO LA LORO CONOSCENZA DI DIO?

LE ANIME DEL PURGATORIO SONO CONSOLATE DA SAN MICHELE ARCANGELO?

LE ANIME PURGANTI DEI NOSTRI CARI DEFUNTI ANDRANNO SICURAMENTE IN PARADISO?

PERCHÈ ESISTE IL PURGATORIO?

I NOSTRI CARI DEFUNTI CI SONO ACCANTO DURANTE LA VITA TERRENA?

PERCHÉ LE ANIME DEL PURGATORIO HANNO BISOGNO DI PREGHIERE?

NELL’ ALDILÀ COME RIVEDREMO I NOSTRI CARI DEFUNTI?

COME POSSIAMO INTUIRE CHE ESISTE L’ALDILÀ?

NELL’ ALDILÀ C’È IL TEMPO CRONOLOGICO?

NELL’ ALDILÀ, IN PARADISO, POTRÀ ESSERCI ANCORA ODIO E RANCORE?

NELL’ALDILÀ COMPRENDEREMO QUANTO GRANDE È STATA LA MISERICORDIA DIVINA NELLA NOSTRA VITA TERRENA?

NELL’ALDILÀ, IN PARADISO, TUTTO SARÀ INCORRUTTIBILE?

NELL’ALDILÀ DEI REDENTI APPARENZA ED ESSENZA COINCIDERANNO?

DALL’ ALDILÀ LE ANIME DEI DEFUNTI POSSONO VEDERE IL NOSTRO COMPORTAMENTO?

NELL’ALDILÀ AVREMO UN CORPO INCORRUTTIBILE ED IMMORTALE?

NELL’ ALDILÀ DEI REDENTI POTRANNO ESSERCI NOIA E DEPRESSIONE?

NELL’ ALDILÀ I REDENTI CONTEMPLANO DIO CON QUALE SGUARDO?

NELL’ ALDILÀ CHI REALMENTE SAREMO?

NELL’ALDILÀ I REDENTI RICORDERANNO I LORO PECCATI?

L’ALDILÀ CRISTIANO ESISTE INDIPENDENTEMENTE DA QUELLO CHE SOSTIENE LA SCIENZA?

IL CORPO DEI REDENTI NELL’ ALDILÀ SARÀ ARMONIOSO?

NELL’ ALDILÀ I REDENTI SARANNO ETERNAMENTE GIOVANI?

LA PENA PEGGIORE PER I DANNATI È LA PERDITA DI DIO?

PER I REDENTI DELL’ALDILÀ LA LUCE È COME QUELLA CHE VEDIAMO SULLA TERRA?

È VERO CHE PER OGNI NOSTRO PENTIMENTO NELL’ ALDILÀ I DEFUNTI REDENTI E GLI ANGELI GIOISCONO?

NELL’ ALDILÀ DEI REDENTI RIVEDREMO LE BELLEZZE DELLA NATURA?

NELL’ALDILÀ DEI REDENTI CHE VALORE AVRANNO LE NOSTRE QUALITÀ TERRENE?

NELL’ ALDILÀ I DANNATI POSSONO CONVERTIRSI?

NELL’ ALDILÀ RITROVEREMO ANCHE GLI ANIMALI?

NELL’ALDILÀ DEI REDENTI RITROVEREMO ANCORA LE NOSTRE FORME DI SVAGO PREFERITE?

NELL’ ALDILÀ AMEREMO ANCHE I NOSTRI EX-NEMICI REDENTI?

LE ANIME DEL PURGATORIO POSSONO AIUTARSI RECIPROCAMENTE?

LE ANIME DEL PURGATORIO LODANO DIO?

PERCHÈ I DANNATI NON POSSONO VEDERE LA LUCE DIVINA?

QUALE È UNA DELLE COSE PIÙ IMPORTANTI PER PREPARARCI AD ENTRARE NELL’ALDILÀ?

 

ECCO IN UN VIDEO di 55 MINUTI  UN PICCOLO COMPENDIO:

Considerazioni sull’aldilà dei redenti, dove godono nella gioia eterna la pienezza della loro umanità in Gesù Cristo. Il riferimento principale sono le Sacre Scritture, la Tradizione, il Catechismo della Chiesa Cattolica, il Magistero, alcuni teologi cattolici importanti, le rivelazioni dei mistici e quelle relative alle apparizioni mariane.

 

PER ORDINAZIONI:

 

https://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1955

 

 

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Esaltiamo Cristo Signore, che ha fatto della croce il segno della redenzione universale e, supplicandolo con fede diciamo: “Salvaci, Signore, per la tua croce.”

Figlio di Dio, che nel deserto guarivi chi guardava la figura del serpente elevata sul palo a segno di salvezza, per la tua croce curaci dai morsi velenosi dell’orgoglio e della sensualità.

Figlio dell’uomo, che fosti elevato in croce a compimento dell’antico simbolo, per la tua passione sollevaci alla tua gloria.

Figlio unigenito di Dio, che ti sei immolato per la salvezza di chi crede in te, concedi la vita eterna a coloro che sperano nella tua croce.

Signore, costituito dal Padre giudice universale, ricordati che non sei venuto e non sei morto per la condanna, ma per la salvezza del mondo.

Tu che hai detto: quando sarò elevato da terra trarrò tutto a me,
fa’ che dove sei tu siamo anche noi per contemplare la tua gloria.

 

(PREGHIERA LITURGICA IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA SANTA CROCE)

 

 

Chi ama il silenzio interiore ed esteriore impara ad amare la vita, la quale non ha bisogno di molte parole, ma di fatti.

Ci siamo mai chiesti perché Gesú non ha lasciato testi autografi? Era Lui stesso la via, la verità e la vita… Il suo silenzio grafico era già una forte comunicazione universale: non é Lui a scrivere, ma si doveva scrivere su di Lui.

L’oggetto delle sue parole riportate dai Vangeli consiste nell’Essenziale, il resto é l’inutile inghiottito dal saggio silenzio.

Tutti noi dovremmo comportarci come Cristo…per essere uomini e donne autentici.

 

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Un politico astuto, ma arrivista, punta spesso a circondarsi di mediocri e deficienti per avere il loro consenso, in modo che non si scoprano le sue Ingannevoli macchinazioni finalizzate alla carriera personale.

Un politico intelligente e colto, ma animato da entusiasmo filantropico, ha il coraggio di interloquire con tutti e non teme il confronto.

Un vero saggio, invece, difficilmente accetterá incarichi politici perché sa che rischia di scendere a compromessi e questo fatto ripugna alla sua equilibrata natura perché non é interessato al potere.

Ricordiamo che la massa voleva fare di Cristo un re dopo la moltiplicazione dei pani, ma Egli fuggí da questa tentazione. Sapeva che si trattava della stessa massa che in seguito avrebbe chiesto urlando a Pilato la sua crocifissione…

Per quanto riguarda la questione evolutiva, in quasi tutti gli ambiti culturali ed accademici piú o meno esplicitamente si vuole inculcare nella credenza comune che noi deriviamo dalla scimmia.

Adamo ed Eva vengono relegati nell’Immaginario mitico, talmente mitico, che si dissolvono insieme agli eventi legati al peccato originale.

Ma San Paolo ha spesso fatto riferimento a Cristo come il nuovo Adamo.

Se si scredita la realtà esistenziale di origine monogenista, non hanno piú senso il battesimo ed il cruento sacrificio di Cristo per salvarci. Non so se ce ne rendiamo conto.

Non é vero che la scienza ha dimostrato in assoluto la nostra origine dalla scimmia: ci sono ancora degli anelli mancanti di questa complessa catena evolutiva, lo affermano anche antropologi illustri (come René Girard ecc.)….

 

 

Gesù, apparendo ai suoi discepoli, ha mostrato le sue Stigmate, cioè i segni della passione terrena subìta dagli uomini.

Quel gesto non era solo un messaggio di identificazione della sua persona, ma qualcosa di molto più profondo. Egli ha voluto dimostrare che le sofferenze subìte durante la vita terrena, potranno essere evidenti nella Risurrezione finale in Cristo di ognuno di noi, perché faranno parte dello stesso corpo glorioso trasformato.

Gli eventuali segni delle nostre sofferenze subìte durante la vita terrena permessi da Dio, però, nell’aldilà saranno visti con occhi diversi da quelli attuali. Non sfigureranno come ora pensiamo, ma (paradossalmente per noi terreni), anch’essi costituiranno proprio l’essenza armonica della persona risorta in Cristo per la sua bontà, la quale risplenderà nella sua gloriosa bellezza.

 

 

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XX domenica c Luca 12,49-59

 

Inizio

Che ognuno continui (o cominci) a guardarsi attorno con occhi vivi e a profondi e a stupirsi, con infinita gratitudine, di quanto esiste.

E a fare memoria, con tenerezza, di volti e terre: epifanie sui nostri sentieri dell’invisibile, che non smette di sedurci sommessamente.

 

Omelia

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra.

Vangelo estremamente impegnativo, e bellissimo.

Quale fuoco? Guardiamoci attorno, guardiamo i nostri giorni: io non mi capacito di questa escalation di violenza verbale e aggressività; non mi rassegno a questa rabbiosità di tutti contro tutti, al montare della volgarità contro avversari o semplici disgraziati. Fuoco questo? È forse questo ciò che Gesù ha portato?

No, il fuoco è un battesimo, la morte delle cose morte e la loro rinascita nella luce; è il nascere di nuovo, quando la vita di prima si consuma; è la vita nuova, quella secondo Dio, quella che scalda e illumina.

Ci sentiamo scaldati e illuminati da come va il mondo oggi? Io, no.

E Gesù: ecco vi metto in guerra con questa logica, con questo sistema. Pensate che io sia venuto a portare la pace? No, vi dico, ma la divisione. La pace non è neutralità né mediocrità né equilibrio tra bene e male.

Togliamoci dalla testa di poter entrare nella vita nuova senza entrare in rotta di collisione con tutto ciò che è contrario a questa vita. Come Geremia, come Gesù e i profeti di sempre. “Credere è porsi in conflitto” (Turoldo).

La scelta di chi salva vite, di chi perdona, di chi non si attacca al denaro, di chi non vuole dominare ma servire, di chi non vuole vendicarsi, di chi apre le braccia, diventa precisamente divisione, guerra, urto inevitabile con chi pensa a vendicarsi, salire, dominare, con chi pensa che è vita solo quella di colui che vince. Leonardo Sciascia si augurava: “Io mi aspetto che i cristiani qualche volta accarezzino il mondo in contropelo”. Ritti, controcorrente, senza accodarsi ai potenti di turno o al pensiero dominante. Che riscoprano e vivano la “beatitudine degli oppositori”, di chi si oppone a tutto ciò che fa male alla storia e ai figli di Dio.

 

Fuoco e divisione ha portato. Testi scritti sotto il fuoco della prima violentissima persecuzione contro i cristiani, quando i discepoli di Gesù si trovano di colpo scomunicati dall’istituzione giudaica. Un colpo terribile per le prime comunità di Palestina, dove erano tutti ebrei, dove le famiglie si spaccavano su questo (rompere non con la famiglia, ma con gli infantilismi nostri…)

 

Ma sono testi già anticipati dalla sorte di Geremia. Sorte dei profeti. Il profeta è un mistico in azione. Un mistico con fuoco.

Applichiamo all’oggi la storia di Geremia affondato nella cisterna. Dice il re: “Prendi con te degli uomini (dei volontari su una nave…), tiralo su dalla cisterna (recuperateli dal mar Mediterraneo e tirateli su), perché non muoia (non lasciateli morire in mare…)

Non ci sono oggi re come quello. Romano Guardini suggeriva: la tua obbedienza vada alla verità e non alla istituzione! La tua libertà è la verità, non l’omologazione alla logica delle istituzioni.

 

Vangelo duro e pensoso.

Noi cristiani non siamo dei pelouche, dei soprammobili da salotto, ma segni di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori, rovina e risurrezione di molte cose.

 

Ricordo Turoldo, in uno dei suoi versi che trovo sovversivo e generatore, magico: Cristo mia dolce rovina, impossibile amarti impunemente.

Cristo che rovini ogni mediocrità.

Impossibile amarti senza pagarne il prezzo in moneta di vita, di impegno, di contrasti. Gesù per primo è stato con tutta la sua vita segno di contraddizione.

Il suo Vangelo è venuto come una sconvolgente liberazione: per le donne, schiacciate dal maschilismo; per i bambini, proprietà dei genitori; per gli schiavi in balia dei padroni; per i lebbrosi, i ciechi, i poveri.

Si è messo dalla loro parte, fa di un bambino il modello di tutti e dei poveri i principi del suo regno, scegliendo sempre l’umano contro il disumano. La sua predicazione non metteva in pace la coscienza, ma la risvegliava dalle false paci! Paci apparenti, rotte da un modo più vero di intendere la vita. Non siamo chiamati a venerare la cenere, ma a custodire il fuoco.

 

È stato detto che la religione era l’oppio dei popoli, ottundimento e illusione. Nell’intenzione di Gesù il vangelo porta invece “il morso del più” (L. Ciotti), più visione, più coraggio, più creatività, più fuoco.

Porta divisione. Nel senso che Dio non è neutrale e neppure la sua pace: vittime o carnefici non sono la stessa cosa davanti a lui, tra ricchi e poveri ha delle preferenze e si schiera. Il Dio biblico non porta la falsa pace della neutralità o dell’inerzia, ma “ascolta il gemito” e prende posizione in favore dei piccoli e contro i faraoni di sempre.

La divisione che il Maestro porta evoca il coraggio di esporsi e lottare contro il male. “Perché si uccide anche stando alla finestra” (L. Ciotti), muti davanti al grido dei poveri e di madre terra, mentre soffiano i veleni degli odi, si chiudono approdi, si alzano muri, avanza la corruzione.

Noi non siamo abbastanza cattivi da uccidere qualcuno con le nostre mani, ma siamo abbastanza cattivi da lasciar morire molti con l’indifferenza.

Non si può restarsene inerti a contemplare lo spettacolo della vita che ci scorre a fianco, senza alzarsi a lottare contro la morte, ogni forma di morte. Altrimenti il male si fa sempre più arrogante e legittimato.

Pensiamo che il fuoco, la vita nuova, entrino in noi come una iniezione indolore, come fossero scatti di anzianità automatici? No, perché in me il peccato, il male non muore di morte naturale, ma di morte violenta, faticosa, per combattimento spirituale.

 

Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? Un invito pieno di energia, rivolto alla folla cioè a tutti: non seguite il pensiero dominante, non accodatevi alla maggioranza o ai sondaggi d’opinione. Giudicate da voi stessi, intelligenti e liberi, svegli e sognatori, andando oltre la buccia delle cose: “la differenza decisiva non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa” (Card. Martini). Tra chi si domanda che cosa c’è di buono o di sbagliato in ciò che accade, e chi non si domanda più niente.

Giudicate da voi… Siate profeti – invito forte e quanto dimenticato! – siate profeti anche scomodi, dice il Signore Gesù, facendo divampare quella goccia di fuoco che lo Spirito ha seminato in ogni vivente, quella goccia di luce nascosta nel cuore vivo di tutte le cose.

 

Fine.

Andate e incendiate il mondo (Ignazio di Loyola). Anche noi andiamo e incendiamo, d’amore però, quell’angolino che ci è dato in sorte.

 

BEATITUDINI PER UNA NOTTE DI SOLIDARIETA’

 

Beati i poveri in spirito, sono loro i re di domani

Beati quelli che scelgono di stare con i piccoli e gli ultimi della fila

 

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia

Beati quelli che hanno fame e sete di dignità e di diritti per tutti

 

Beati quelli che scelgono sempre l’umano contro il disumano

Beati quelli che salvano vite, dalla morte, da ogni forma di morte

 

Beati quelli che costruiscono ponti e non muri

Beati quelli che: avevo fame e mi avete dato da mangiare

ero straniero e mi avete accolto

ero senza terra e mi avete dato un paese buono

 

Beati quelli che hanno il cuore dolce, perché saranno i signori di domani

Beati quelli che sanno ancora piangere,

che provano dolore per il dolore di un bimbo, una donna, un figlio della terra…

 

Beati quelli che sanno provare stupore e rabbia di fronte agli orrori del mondo

Beati quelli che si prendono cura di una esistenza con la loro esistenza

 

Beati quelli che sentono il morso del più: più passione, più umanità, più diritti

Beati i coraggiosi: quelli che “meglio trasgressivi che complici”

 

Beati quelli che non sono muti e inerti

Beati gli oppositori, che si oppongono alla legge

quando la legge si oppone all’umanità

 

Beati quelli che sono in minoranza, controcorrente,

che non si accodano al pensiero dei più

 

Beati quelli che la vita non la vedono in funzione del loro io,

ma il loro io in funzione della vita.

Loro hanno in dono la vita indistruttibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Offriamo a Gesù ogni nostra sofferenza fisica, psichica e spirituale in unione con le sue, per la salvezza della nostra anima e di quella delle altre sulla via della perdizione.

Egli ha sofferto tremendamente sulla croce senza un po’ di sollievo, preso in giro da moltissimi, anche da molti suoi ex seguaci ed è stato abbandonato pure dagli apostoli, fuorché da Giovanni.

Il Signore Gesù Cristo, Colui mediante il quale tutto è stato creato, sulla croce non ha nemmeno implorato di aver pietà di Lui, ha solo perdonato e chiesto da bere.

Dolori acuti di ogni tipo, spasmi atroci, sete, angoscia e solitudine…ha provato tutto ciò che umanamente sembra impossibile. Pareva “schiacciato” dall’intero cosmo in rivolta, ma Lui con la sua dignitosa morte, ha riscattato tutto e tutti.

Come non si può amare Gesù Cristo con tutto il cuore? Un modo per ricambiare questo suo immenso amore è offrirgli le nostre sofferenze…

 

 

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ABRAMO, MARIA VERGINE E GESÙ CRISTO:

Entrambi, in modo specifico, hanno creduto nell’impossibile che Dio può rendere possibile. Abramo ha accettato di compiere un gesto considerato immorale, con l’intenzione di immolare suo figlio Isacco su comando diretto di Dio.

E Dio lo ha gradito, ma non gli ha permesso di portare a termine il comando.

Questo paradosso è l’emblema della fede del cristiano, la quale è una seria e travagliata risposta all’amore di Dio che chiama ciascuno di noi a dimostrargli la nostra fedeltà assoluta, anche a costo di rinunciare a ciò che più amiamo, oltre la legge morale e l’etica comune.

Maria Vergine ha accolto l’invito dell’Angelo, anche se aveva inizialmente paura. Rimanere incinta per opera dello Spirito Santo ed accettare l’evento in quel contesto spazio-temporale è il più grande atto di fede della storia dell’Umanità.

Ella era consapevole che avrebbe rischiato di perdere il promesso sposo Giuseppe e la vita stessa. Ma si fidava completamente di Dio, il quale ha potuto portare a termine il suo immenso progetto d’Amore: l’Incarnazione.

Gesù Cristo ha accettato di affrontare la terribile passione e morte, pur essendo anche di natura divina. Ecco il paradosso dei paradossi: il Padre che ordina al Figlio di lasciarsi torturare e crocifiggere per salvare l’umanità. Moltissimi pensano che avrebbe potuto risparmiarsi una tale tragedia.

Ma chi siamo noi per giudicare il nostro Giudice? A Dio è piaciuto attirare le sue creature attraverso il paradosso della fede, affinché divenissimo consapevoli del suo infinito amore per tutti noi.

 

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi
Marta e Maria, il Signore cerca amici non servi
XVI Dom. T.O. anno – C – 2019

Vangelo – Lc 10,38-42
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

 

 

XVI domenica Luca 10,38-42bis

Una donna di nome Marta lo ospitò nella sua casa. Ha la stanchezza del viaggio nei piedi, negli occhi la fatica del dolore incontrato. Allora riposare nella frescura amica di una casa, cenare in compagnia sorridente, è un dono, e Gesù lo accoglie con gioia. Entra nella casa di due donne, sovranamen­te libero di andare dove lo porta il cuore. Libero di par­lare alle donne, le escluse, le relegate.

Una stanza piena di gente: Maria ai piedi dell’amico; i discepoli intorno; Marta, la generosa, è sola nella sua cucina, alimenta il fuoco, controlla le pentole, si alza, passa e ripassa davanti al gruppo, a preparare pane e bevande e tavola, lei sola affaccendata per tutti.

Maria seduta ascoltava Gesù. Un uomo che profuma di cielo e una donna, seduti vicinissimi. Una scena così inconsueta per gli usi del tempo che pare quasi un miracolo. Tutti i pregiudizi sulle donne saltati in aria. Si fa discepola privilegiata la donna che i rabbini del tempo neppure accettavano alla loro scuola. Invece Gesù e Maria di Betania rompono gli schemi, spezzano i ruoli sociali e culturali. Totalmente presi l’uno dall’altra, lui a darsi, lei a ri­ceverlo. E li sento tutti e due felici. Lui total­mente suo, lei totalmente sua.

Mi piace Maria che sa essere in vacanza dentro al quotidiano. Senza sensi di colpa. Che sa incantarsi, come fosse la prima volta. Conosciamo tutti il miracolo della prima volta. Poi, ci si abitua. L’eternità invece è non abituarsi, è il miracolo della prima volta che si ripete sempre: quello di Maria di Betania seduta a bersi quelle parole, i silenzi, gli occhi…

Il primo rapporto con Dio è l’ascolto. Dall’ascolto comincia la relazione. Ascoltare uno è come dirgli “tu sei importante per me, mi interessi, mi piaci, ti do tempo, ti do cuore”.

E poi c’è Marta, la padrona di casa. Gli ospiti sono come gli angeli e c’è da offrire loro il meglio. Marta teme di non farcela, e allora “si fa avanti”, con la libertà che le detta l’amicizia, e s’interpone tra Gesù e la sorella: “dille che mi aiuti!”. Qualche conflitto tra familiari c’è anche nelle case più belle e visitate da Dio, lo sappiamo…

E Gesù, affettuosamente come si fa con gli amici, chiama Marta e la calma; ha osservato a lungo il suo lavoro, l’ha seguita con gli occhi, ha visto il riverbero della fiamma sul suo volto, ha ascoltato i rumori della stanza accanto, sentito l’odore del fuoco e del cibo quando Marta passava, era come se fosse stato con lei, in cucina. In quel luogo che ci ricorda il nostro corpo, il bisogno del cibo, la lotta per la sopravvivenza, il gusto di cose buone, i nostri piccoli piaceri, e poi la trasformazione dei doni della terra e del sole, anche lì abita il Signore (J. Tolentino).

La realtà sa di pane, la preghiera sa di casa e di fuoco. Ma la casa di che cosa profuma? La profumano le persone.

Gesù non accetta che Marta si limiti, si impoverisca nelle troppe faccende di casa: Tu, le dice Gesù, sei molto di più. Tu non sei le cose che fai; tu puoi stare con me in una relazione nuova, non di servizi ma di orizzonti, semine, guarigioni, Tu puoi essere profeta, bocca di Dio. I primi profeti del vangelo infatti sono due donne, Maria ed Elisabetta: hanno un cuore che ascolta.

«Maria ha scelto la parte buona»: Marta non si ferma un minuto, Maria invece è seduta, occhi liquidi di felicità; Marta si agita e non può ascoltare, Maria nel suo apparente “far niente” ha messo al centro della casa Gesù, l’amico e il profeta. Doveva bruciarle il cuore quel giorno.

Le due sorelle di Betania tracciano i passi della fede vera: passare dall’affanno di ciò che devo fare per Dio, allo stupore di ciò che Lui fa per me. I passi di fede di ogni credente: passare da Dio come dovere a Dio come desiderio.

Perché Dio non cerca servi, ma amici (Gv 15,15); non cerca persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose, che lo lasci essere Dio… Il centro della fede è ciò che Dio fa per me, non ciò che io faccio per Dio.

Una lettura grezza del Vangelo ha spesso contrapposto le due sorelle, mentre esse sono i due polmoni della Chiesa, vorrei dire “i due cuori”. C’è del cuore in Marta che non sa più che cosa inventare per il suo amico. C’è del cuore in Maria che non vuole perdere una sola delle sue parole. Gesù ha bisogno di tutte e due le cose: del pane quotidiano e dell’ascolto amoroso.

E se rimprovera Marta non le dice: non fare niente, stasera non mangiamo, ma: fa’ un po’ meno, siediti qui, guardiamoci, ascoltiamoci, come fanno gli amici. “Marta”, le dice, “prima le persone poi le cose”.

Gesù non contraddice il servizio ma l’affanno, non contesta il cuore generoso ma il fare frenetico, che vela lo sguardo e il cuore.

Gesù ferma la corsa di Marta, la donna serva, e la mette davanti a sé: donna amica. La donna negata diventa la donna ridestata. La donna dell’ombra viene messa in piena luce e, lasciatemi dire, quanto diversa sarebbe la Chiesa se Papa, vescovi, preti chiamassero le donne a condividere pensieri, orizzonti, sogni ed emozioni. Quanto diversa e quanto più calore e freschezza, quanta meno burocrazia e più amicizia, più forza del cuore, come scrive il mistico Rumi (XIII sec): “Se tu ascoltassi la lezione del cuore anche una sola volta, faresti lezione ai professori”.

Di questa sola cosa c’è bisogno. Attento alle troppe cose. Lo dice a me e a tutti: attento a un troppo che è in agguato, a un troppo che può sorgere e in­goiarti, troppo lavoro, trop­pi desideri, troppo correre, troppi impegni e non c’è posto per tutti. E non distingui più tra su­perfluo e necessario, tra il­lusorio e permanente, tra ef­fimero ed eterno. Prima la persona, poi le cose da fare. L’amica seduta e l’amica affaccendata sono due modi d’amare, entrambi necessari. Maria non può fare ameno di Marta, né Marta può fare a meno di Maria.

Io sono Marta, io sono Maria; dentro di me le due sorelle si tengono per mano, battono i loro due cuori, il cuore che ascolta, il cuore che sa servire. Entrambi, sempre, per amore.

 

 

Commento a cura di Ermes Ronchi per gli amici dei social

Un rabbi che entra nella casa di due donne, sovranamente libero di andare dove lo porta il cuore. Libero di parlare alle donne, le
escluse, seguendo la strada tracciata per la prima volta dall’angelo dell’annunciazione: mettere a parte le donne dei più
riposti segreti del Signore.
Passare dall’affanno di ciò che devo fare per Lui, allo stupore di ciò che Lui fa per me, questo è l’itinerario delle due sorelle di
Betania, simbolo di ogni credente. Passare da Dio come dovere a Dio come desiderio.
Maria, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.
Sapienza del cuore di donna, intuito che sceglie ciò che fa bene alla vita e regala pace, libertà, orizzonti e sogni: la Parola di Dio.
Maria, che ben conosce Gesù, sa ancora ascoltarlo stupefatta; sa incantarsi ancora, come fosse la prima volta. Tutti conosciamo il
miracolo della prima volta. Poi, ci si abitua. L’eternità invece è non abituarsi, è il miracolo della prima volta che si ripete
sempre: il miracolo di Maria di Betania, ancora una volta a bere le sue parole e i suoi silenzi e i suoi occhi. Perché Gesù non cerca
servitori, ma amici; non cerca delle persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose grandi, come
Maria di Nazareth: ha fatto grandi cose in me l’Onnipotente. Il centro di tutta la fede è ciò che Dio fa per me, non ciò che io
faccio per Dio.

Allora il primo servizio da rendere a Dio è l’ascolto. E’ dall’ascolto che comincia la relazione, perché ti prende una sorta
di contagio quando sei vicino a uno come Lui, un contagio di luce quando sei vicino alla luce.
Mi piace immaginare questi due totalmente presi l’uno dall’altra, lui a darsi, lei a riceverlo. E li sento tutti e due felici, lui di aver
trovato un nido e un cuore in ascolto, lei di avere un rabbi tutto per sé, per lei che è donna, a cui nessuno insegna. Lui totalmente
suo, lei totalmente sua.
A Maria doveva bruciare il cuore quel giorno. Da quel momento la sua vita è cambiata. Maria è diventata feconda, grembo dove si
custodisce il seme della Parola, apostola: inviata a donare, ad ogni incontro, ciò che Gesù le aveva seminato nel cuore.
Marta Marta tu ti affanni e ti agiti per troppe cose. Gesù, affettuosamente raddoppia il nome, non contraddice il servizio
ma l’affanno, non contesta il cuore generoso di Marta ma l’agitazione.
A tutti, ripete: attento a un troppo che è in agguato, a un troppo che può sorgere e ingoiarti, troppo lavoro, troppi desideri,
troppo correre. Prima la persona poi le cose. Ti siedi ai piedi di Cristo e impari la cosa più importante: distinguere tra superfluo
e necessario, tra illusorio e permanente, tra effimero ed eterno.
Gesù non sopporta che Marta sia impoverita in un ruolo di servizio marginale, che si perda nelle troppe faccende di casa:
Tu, le dice Gesù, sei molto di più. Tu non sei le cose che fai; tu puoi stare con me in una relazione diversa,
condividere non solo servizi, ma pensieri, sogni, emozioni, sapienza, conoscenza.

Marta e Maria non si oppongono, i loro atteggiamenti sono complementari. Marta non può fare a meno di Maria perché il
nostro servizio ha un’unica sorgente che fa grande il cuore.
Maria non può fare a meno di Marta perché non c’è amore di Dio che non debba tradursi in gesti concreti. L’amica e l’ancella sono
due modi d’amare, entrambi necessari, i due poli di un unico comandamento: amerai il Signore tuo Dio e amerai il tuo
prossimo. Di un’unica beatitudine: beati quelli che ascoltano la Parola, beati quelli che la mettono in pratica.

Io sono Marta, io sono Maria; dentro di me le due sorelle si tengono per mano, e quando nulla separerà l’uomo da Dio, allora nulla separerà l’uomo dal servizio all’uomo. (Lc 10,38-42)

Commenti al Vangelo domenica 21 luglio – p. Ermes – Aiutarlo ad essere Dio

 

 

 

 

Ti senti un incallito peccatore? Fidati di Gesù, Egli può perdonarti tutto, se glielo chiedi, perché ti vuole salvo con sè per l’Eternità.

Non hai voglia di pregare? Pensa a Gesù in qualsiasi fase della vita terrena. Solo il pensare a Lui è una forma di preghiera.

Ti senti spesso tiepido nello spirito? Chiedi a Gesù che irrìghi il tuo animo ed Egli ti invierà lo Spirito Santo.

Non hai coraggio di rivolgerti a Gesù perché ti senti troppo impuro? Tu parlagli lo stesso, esponigli tutte le tue necessità e le tue debolezze: Egli ti ascolta sempre volentieri.

Sei triste e malinconico?: pensalo nell’orto degli ulivi.

Non riesci a sopportare le persone moleste? Pensa a quanti hanno perseguitato Gesù.

Confida sempre in Lui in qualsiasi situazione ti trovi. Non perdere mai la speranza, perché Gesù è il vero amico che ti ama profondamente e sempre: ti capisce come uomo e può fare tutto perché è anche Dio.

 

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Quando smetti di crearti delle identità, troverai chi sei veramente (Nicola Cusano)

In questa vita terrena ci identifichiamo spesso in quello che facciamo e possediamo, nel ruolo sociale e su come ci considerano gli altri. Ma è un’illusione che cadrà completamente nell’aldilà, perché la nostra vera identità sarà saldamente radicata in quella di Gesù Cristo.

Del resto è intuibile che Dio è la fonte di ogni soggettività, perché è Lui il vero Soggetto : A Mosé risponde infatti “Io Sono”. Al di fuori di Lui ci si disperde, non sappiamo chi realmente siamo e questo è il motivo per cui ci si costruisce false identità.

Nei Vangeli si evince che Gesù Cristo sostiene in più modi che chi perde la propria vita l’acquisterà. In un certo senso, chi non si costruisce delle false identità è più adatto al Regno dei Cieli.

Per intuire vagamente qualcosa su questo complesso argomento è necessario un clima di riflessione e preghiera, nutrendoci delle Sacre Scritture ed ascoltando i mistici autentici.

Non ci è dato di conoscere ancora come i redenti dell’aldilà percepiscono realmente se stessi e ciò che li circonda.

Ma dalle Sacre Scritture si può dedurre che nell’aldilà dei redenti ognuno è se stesso nella misura in cui è simile a Cristo, il quale è Dio, ma anche uomo.

Solo in stretta unione con Dio ogni persona troverà la sua vera identità di figlio e potrà percepire tutte le meraviglie divine con purezza e grande gioia interiore.

 

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Al giorno oggi una certa scienza ufficiale si sta spingendo a teorizzare l’esistenza di un super-mondo pluri-dimensionale. È giusto che la ricerca scientifica proceda, ma è anche chiaro che probabilmente l’intenzione di qualcuno è quella di dimostrare che non esiste l’aldilà cristiano perché ci sono troppe realtà che lo oscurerebbero.

L’Aldilà cristiano non è collocabile nelle dimensioni che molti pensano con le proprie categorie mentali terrene. Esso è sempre trascendente perché Dio stesso è Trascendenza e la nostra mente non riesce ad immaginarlo, perché troppo limitata.

Ricordiamo che l’esistenza dell’aldilà, comunque, è stata dimostrata da Gesù Cristo stesso con la Risurrezione dai morti e con le successive apparizioni prima dell’Ascensione al Cielo.

La stessa Regina della Pace, apparendo, conferma l’esistenza dell’aldilà cristiano e la ribadisce in molti suoi messaggi.

 

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Signore Gesù, Tu sei morto alle tre del pomeriggio e nei tuoi piani salvifici questo fatto ha un significato particolare.

È in quest’ora che in genere siamo più esposti a tentazioni e forme di abbattimento od aridità spirituali.

Ti offro anche questo momento pensando a quanto tu hai sofferto appeso al duro legno della croce, tra spasmi atroci, nel delirio della folla che ti scherniva senza pietà, pieno di sete e grondante sangue da ogni parte del tuo corpo martoriato, soprattutto dalle tue sacre piaghe.

Ripongo nel tuo cuore squarciato tutte le mie colpe affinché tu le rimetta, insieme a quelle dei miei cari ed a quelle di tutta l’umanità indifferente a questa tua passione perché possa convertirsi e creda che tu, con la tua passione e morte, hai cancellato i peccati di coloro che si pentono.

Per la tua dolorosa passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero!

 

 

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Da un momento all’altro ognuno di noi potrebbe essere chiamato dal Signore per la Vita Eterna.

Siamo davvero pronti? Innazittutto bisognerebbe vivere con questa consapevolezza, che cioè la vita terrena è solo un passaggio brevissimo e che la nostra vera meta è il Regno dei Cieli, dove riceveremo l’abbraccio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insieme a tutti i nostri cari defunti redenti ed agli angeli.

Per poter vivere serenamente così bisognerebbe confessarci spesso e frequentare l’Eucaristia, chiedendo sempre l’aiuto al Signore, perché senza di Lui non possiamo fare nulla.

Per conoscere quello che dovremmo fare ogni giorno chiediamo l’illuminazione allo Spirito Santo e l’ausilio della Madre Celeste, dei Santi e degli angeli.

Non dimentichiamo che il Padre, insieme al Figlio ed allo Spirito Santo sono in continuo ascolto, perché da noi attendono sempre una risposta d’amore. Alla fine della nostra vita terrena Dio guarda le nostre buone intenzioni e le buone opere, perché su di esse è basato il Regno dei Cieli aperto per noi grazie al sacrificio del Figlio Gesù Cristo.

 

 

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IN EUROPA MANCANO TANTISSIMI SACERDOTI…

 

 

O giovane, hai mai pensato di farti sacerdote? Non cacciare dalla tua mente questa idea, non scartarla subito, perché potrebbe essere lo Spirito Santo che ti chiama.

Chiedigli che ti illumini e frequenta un bravo e santo Sacerdote che ti possa aiutare a capire se realmente sei chiamato.

Sarebbe un vero peccato che tu rifiutassi questa grande occasione per aiutare le anime del mondo a salvarsi. Come avrai notato c’è una grande penuria di sacerdoti, soprattutto in Europa.

Non pensare che il Sacerdozio sia qualcosa di antiquato: Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e domani, come disse San Paolo.

Se veramente hai la vocazione al sacerdozio e non vuoi rifletterci, sei responsabile davanti a Dio ed all’umanità…

Il Sacerdote ha una dignità unica, che è stata messa molto bene in evidenza dal Santo Curato d’Ars che Dio aveva colmato di carismi per il suo zelo e la sua grande umiltà.

 

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Gran parte delle nostre paure sono ingiustificate.

Ci fidiamo o no del Signore, nostro Padre Creatore, Amore Onnipotente ed Onnisciente?

Siamo convinti che proveniamo da Lui e che Egli ci sorregge in ogni istante della nostra vita, giacché in Lui ci muoviamo e respiriamo?

Crediamo che Egli è infinitamente Misericordioso e che cancella le nostre colpe appena gli chiediamo perdono sinceramente con il proposito di non commetterle più?

Speriamo davvero nel suo abbraccio finale, proprio perché Egli è il nostro Padre che ci ama moltissimo nel suo Figlio Gesù e che ci attende?

Siamo consapevoli che lo Spirito Santo ci assiste sempre, che agisce come vuole e che può anche annientare le nostre paure, compresa quella della morte?

Chi crede nella continua amorevole presenza del Signore non teme alcun male perché sa che nulla succede senza che Lui lo permetta.

 

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O Padre Celeste, mio Signore e mio Dio, Amore perfettissimo, Onnipotente ed Onnisciente. Tu sai tutto di me. Nulla ti sfugge. Conosci ogni mio atomo ed ogni mio più recondito pensiero, perché mi hai creato Tu e sei Tu che sorreggi la mia esistenza con Amore ed infinita Misericordia.

Vedi quanto sono difettoso e fragile. Tu vedi quanto limitato è il mio Amore per te ed il prossimo. Ti offro tutte le mie miserie perché so che Tu le bruci nell’oceano della tua divina Misericordia.

Anche se ci hai raccomandato tramite tuo Figlio Gesù di essere perfetti come il Padre Celeste, Tu non cerchi in noi la perfezione assoluta, ma la buona volontà per compiacerti.

In virtù della passione e morte del tuo diletto Figlio Gesù Cristo e per i meriti di Maria Vergine e di tutti i Santi, accogli questa mia particolare offerta: prendi tutte le mie miserie ed infondi in me lo Spirito d’Amore.

 

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Si vive sempre più provvisoriamente…aspettando cosa?

Abbiamo bisogno di scandire il tempo e spesso ci consoliamo con obiettivi terreni: vacanze, incontri, passatempi ecc.

Ma interiormente sentiamo tutti un fondo di insoddisfazione. Se siamo più consapevoli, illuminati dallo Spirito Santo, scopriamo che la vera attesa, quella che realmente vale, è solo quella relativa alla vita eterna in Gesù Cristo: la attendiamo tutti, volenti o nolenti.

Le giornate scorrono, gli anni passano, ma il vero motivo per cui esistiamo in questa dimensione terrena è la preparazione spirituale, un allenamento all’amore, per essere definitivamente assimilati in Gesù Cristo per tutta l’Eternità.

Però, siccome Egli stesso ci ha dato l’esempio, si è con Lui solo se accettiamo di portare la nostra croce giorno dopo giorno, con fede. Accettando la croce tutto si trasfigura, ma pochi riescono a comprenderlo…

 

 

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Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto sono un dono per vivere consapevolmente il presente e glorificare il Creatore con il nostro amore fatto di pazienza, disinteresse personale, pentimento, il quale ci avvicina sempre di più alla divinizzazione finale.

Sarà proprio in quella dimensione che comprenderemo meglio che la vita terrena é stata un’ottima occasione per unire i nostri poveri meriti a quelli di Cristo.

Infatti nell’aldilá non si potrà più meritare, ma solo godere la beatitudine divina per l’Eternitá….

 

 

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Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.

Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore.

Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

(Rm 14, 7-9)

 

 

 

“Adorate mio Figlio, adorate Gesù, aprite il vostro cuore, portate la pace al mondo!” (La Regina della Pace il 18.12.12)

Gesù è il Figlio di Maria. Ma è anche il Figlio di Dio e possiede sia la natura umana che quella divina. Maria non ha la natura divina come suo Figlio ed anche Lei è stata redenta da Gesù: per noi cattolici è Madre di Dio perché, per opera dello Spirito Santo, ha concepito Gesù che è Uomo e Dio.

Noi dobbiamo adorare solo Gesù, Maria, invece si venera ed onora (ma non si adora!)

È teologicamente giusto che la Regina della Pace a Medjugorje inviti ad adorare suo Figlio. Altrimenti la Chiesa avrebbe già fatto chiudere tutto mentre proprio in questi giorni ha approvato i pellegrinaggi.

Adorare Dio significa pregarlo, riconoscendolo come Padre e Creatore. Maria partecipa alla Redenzione ed è Corredentrice, ma attenzione: non ha creato Lei il mondo!

Il suo Cuore Immacolato trionferà perché, essendo Corredentrice, ci conduce ad adorare suo Figlio Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. Maria ci insegna ad adorare Gesù perché Lei lo ha fatto per prima dicendo “Sì” allo Spirito Santo e meditando queste cose in cuor suo!

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

I seduttori e i maestri: due voci ben diverse

IV Domenica di Pasqua – Anno C – 2019

Vangelo – Giovanni 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Le mie pecore ascoltano la mia voce. Non i comandi, la voce. Quella che attraversa le distanze, inconfondibile; che racconta una relazione, rivela una intimità, fa emergere una presenza in te. La voce giunge all’orecchio del cuore prima delle cose che dice. È l’esperienza con cui il bambino piccolo, quando sente la voce della madre, la riconosce, si emoziona, tende le braccia e il cuore verso di lei, ed è già felice ben prima di arrivare a comprendere il significato delle parole. La voce è il canto amoroso dell’essere: «Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline» (Ct 2,8). E prima ancora di giungere, l’amato chiede a sua volta il canto della voce dell’amata: «La tua voce fammi sentire» (Ct 2,14)…

Quando Maria, entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta, la sua voce fa danzare il grembo: «Ecco appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,44).

Tra la voce del pastore buono e i suoi agnelli corre questa relazione fidente, amorevole, feconda. Infatti perché le pecore dovrebbero ascoltare la sua voce? Due generi di persone si disputano il nostro ascolto: i seduttori, quelli che promettono piaceri, e i maestri veri, quelli che danno ali e fecondità alla vita. Gesù risponde offrendo la più grande delle motivazioni: perché io do loro la vita eterna. Ascolterò la sua voce non per ossequio od obbedienza, non per seduzione o paura, ma perché come una madre, lui mi fa vivere. Io do loro la vita.

Il pastore buono mette al centro della religione non quello che io faccio per lui, ma quello che lui fa per me. Al cuore del cristianesimo non è posto il mio comportamento o la mia etica, ma l’azione di Dio. La vita cristiana non si fonda sul dovere, ma sul dono: vita autentica, vita per sempre, vita di Dio riversata dentro di me, prima ancora che io faccia niente.

Prima ancora che io dica sì, lui ha seminato germi vitali, semi di luce che possono guidare me, disorientato nella vita, al paese della vita. La mia fede cristiana è incremento, accrescimento, intensificazione d’umano e di cose che meritano di non morire. Gesù lo dice con una immagine di lotta, di combattiva tenerezza: Nessuno le strapperà dalla mia mano. Una parola assoluta: nessuno. Subito raddoppiata, come se avessimo dei dubbi: nessuno può strapparle dalla mano del Padre.

Io sono vita indissolubile dalle mani di Dio. Legame che non si strappa, nodo che non si scioglie. L’eternità è un posto fra le mani di Dio. Siamo passeri che hanno il nido nelle sue mani. E nella sua voce, che scalda il freddo della solitudine.

(Letture: Atti 13,14.43-52; Salmo 99; Apocalisse 7,9.14-17; Giovanni 10,27-30)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/i-seduttorie-i-maestri-due-voci-ben-diverse

Commento al Vangelo domenica IV di Pasqua – 12 maggio – p.Ermes – non i comandi, la Voce

 

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,60-69)

 

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

 

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Durante la nostra vita terrena noi viviamo alla superficie tra automatismi e luoghi comuni.

Raramente siamo noi stessi: solo qualche sprazzo di luce che riusciamo a cogliere quando lo Spirito Santo ci illumina, ci ricorda vagamente chi realmente siamo.

I salvati dell’aldilà, vivendo in una nuova dimensione, sono inabissati in un eterno presente, nell’istante che coincide con quello divino.

La luce divina non li abbandona mai, pertanto sono pienamente e lucidamente consapevoli che la loro identità è innestata in quella di Gesù Cristo glorioso, nel dinamismo Trinitario.

Non hanno alcun dubbio, mentre la fede e la speranza non hanno più senso perché la Verità è a loro evidente.

L’auto-consapevolezza dei Beati in Cielo, dunque, non è come quella terrena, appannata e flebile, e non essendo più inquinata dai vizi e dall’orgoglio, vedono se stessi in trasparenza, così come sono nella luce di Dio, il quale è da loro continuamente glorificato nella gioia perfetta.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Nell’aldilà, nella dimensione dei risorti in Cristo, i nostri sensi saranno molto più evoluti perché nella Risurrezione assumeremo il nostro corpo trasfigurato. Cosa significa?

San Paolo ci viene incontro affermando: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato.

Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito.

L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.

Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo. (1Cor.2,9-15)

 

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Sfolgora il sole di Pasqua,
risuona il cielo di canti,
esulta di gioia la terra.

Dagli abissi della morte
Cristo ascende vittorioso
insieme agli antichi padri.

Accanto al sepolcro vuoto
invano veglia il custode:
il Signore è risorto.

O Gesù, re immortale,
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Irradia sulla tua Chiesa,
pegno d’amore e di pace
la luce della tua Pasqua.

Sia gloria e onore a Cristo,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

 

 

Cristo, autore della vita, fu risuscitato dal Padre e farà risorgere anche noi con la potenza del suo Spirito.

 

    BUONA PASQUA!

 

“Noi ci affanniamo per trovare, ma troveremo solo la possibilità di cercare all’infinito“ – sosteneva Sant’ Agostino.

Tutti noi uomini siamo un mistero persino a noi stessi. Il mistero, però, non significa un qualcosa che non possiamo comprendere con la nostra sola ragione, ma è la possibilità di conoscere senza mai esaurire la comprensione.

Ciò spiega perché siamo attratti dal “mistero” in modo così irresistibile : esso ci indica la meta a cui tutti tendiamo, cioè la beatitudine eterna nella contemplazione della Fonte della nostra stessa esistenza.

Nell’aldilà i defunti salvati contemplano Dio “faccia a faccia”. Inizieranno a conoscere con più chiarezza ciò che sulla terra intuivano in modo sbiadito. Questa conoscenza non è solo intellettuale, ma coinvolgerà tutto il loro essere unito profondamente al suo Signore.

In Paradiso non esiste più la noia perché tutti i redenti vivono estaticamente nella continua novità e la loro conoscenza non avrà mai fine proprio perché l’Onniscienza Amorevole di Dio non ha limiti.

Ognuno dei redenti in Cristo, secondo i doni che ha ricevuto, è inabissato nel mistero del dinamismo trinitario ed è eternamente dissetato perché vive in pienezza, come Dio lo aveva destinato donandogli l’esistenza.

 

 

 

Inedito pianto corale sulla Passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo, composto dal musicista Cristian Cazaku.

È una musica molto armoniosa e solenne. Induce a riflettere e partecipare spiritualmente al dolore di Colui che ci ha donato la vita per Amore.

In Lui possiamo ricapitolare tutto il dolore dell’umanità redenta di ogni tempo e luogo…

Le bellissime incisioni sono di GUSTAVE DORÈ Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800)

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 aprile 2019

Cari figli, come Madre che conosce i suoi figli, so che anelate a mio Figlio. So che anelate alla verità, alla pace, a ciò che è puro e non è falso. Per questo io, come Madre, mediante l’amore di Dio, mi rivolgo a voi e vi invito affinché, pregando con cuore puro ed aperto, conosciate da voi stessi mio Figlio, il suo amore, il suo Cuore misericordioso.

Mio Figlio vedeva la bellezza in tutte le cose. Egli cerca il bene, perfino quello piccolo e nascosto, in tutte le anime, per perdonare il male. Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito ad adorarlo, a ringraziarlo continuamente e ad esserne degni.

Perché lui vi ha detto parole divine, le parole di Dio, le parole che sono per tutti e per sempre. Perciò, figli miei, vivete la letizia, la serenità, l’unità e l’amore reciproco.

Questo è quello che vi è necessario nel mondo di oggi: così sarete apostoli del mio amore, così testimonierete mio Figlio nel modo giusto.

Vi ringrazio.

 

 

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Nell’aldilà coloro che sono stati salvati vivranno in una comunione perfetta in Gesù Cristo, nel seno della SS. Trinità. Ciò significa che tutti gli abitanti del Paradiso saranno divinizzati e tra loro circolerà l’amore, perché Dio è AMORE.

Per cui chi ha amato il coniuge nella dimensione terrena, lo amerà molto di più nell’aldilà, in pienezza. Così per i figli, i parenti, gli amici e tutti i santi.

Nessuno ricorderà i difetti che durante la vita terrena notava nell’altro.

Ognuno brillerà di uno splendore proprio, in base al grado di amore con cui ha corrisposto con quello divino. I defunti comunicheranno tra loro con il linguaggio dell’amore, lodando Dio insieme agli angeli e contemplando la sua infinita Misericordia.

Non ci sarà bisogno di sprecare parole terrene, perché la comunicazione sarà immediata ed efficace.

Ognuno proverà gioia per gli altri e non ci sarà né invidia né gelosia per la maggior gloria che vedrà nei fratelli in Cristo.

Vedendo Dio “faccia a faccia” tutti i beati non avranno bisogno di apprendere nuove nozioni con fatica, come facevano nella vita terrena, ma vivranno in una continua novità ed inesprimibile stupore l’infinita creatività trinitaria, perché in ognuno si rifletterà l’ineffabile luce divina per l’eternità.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2700) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

Maria ha dimostrato di avere, grazie al Signore, una fede incrollabile nei confronti di suo Figlio:

Ha creduto all’angelo Gabriele che sarebbe rimasta incinta per opera dello Spirito Santo.

Ha creduto che il bimbo che teneva in grembo era Dio incarnato in Gesù Cristo.

Ha creduto nonostante abbia partorito in una situazione di emergenza e di povertà.

Ha creduto quando insieme a Giuseppe ed al bambino ha dovuto fuggire in Egitto.

Ha creduto nonostante suo figlio dodicenne avesse lasciato perdere le sue tracce per parlare con i dottori del tempio.

Ha creduto alle nozze di Cana.

Ha creduto durante la passione di suo Figlio e sotto la croce, quando quasi tutti i discepoli erano fuggiti.

Ha creduto nonostante la morte di suo Figlio e la sepoltura.

Ha creduto per tutta la vita nella Risurrezione di suo Figlio.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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Gesù, luce da luce, sole senza tramonto,

tu rischiari le tenebre nella notte del mondo.

In te, santo Signore, noi cerchiamo il riposo

dall’umana fatica, al termine del giorno.

Se i nostri occhi si chiudono, veglia in te il nostro cuore;

la tua mano protegga coloro che in te sperano.

Difendi, o Salvatore, dalle insidie del male

i figli che hai redenti col tuo sangue prezioso.

A te sia gloria, o Cristo, nato da Maria Vergine,

al Padre ed allo Spirito nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

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Partiamo dal presupposto che Dio è Amore e che tutti coloro che desiderano liberamente vivere in Lui, dovranno essergli simili. Pertanto, se Dio è Amore, anche le sue creature devono diventare “Amore”, altrimenti tra i due permane l’incompatibilità.

Sappiamo che l’uomo è fragile e che senza di Lui non potrebbe fare nulla proprio perché gli è stata donata l’esistenza dal nulla. Come fa l’uomo, allora, a diventare simile a Dio se il Creatore è Tutto e l’uomo in sé una nullità?

Adamo ed Eva avevano il compito di crescere e di moltiplicarsi per glorificare Dio nella sua grazia, ma il peccato originale li ha sprofondati nel nulla della corruzione e della mortalità.

Gesù Cristo, il Figlio di Dio, si è incarnato per restituire ad ogni uomo la dignità perduta, affinché potesse divinizzarsi, come Egli stesso è uomo e Dio. In un certo senso Gesù ha voluto, con il suo sacrificio, sopperire alla carenza d’amore dell’umanità, per elevarla alla divinità.

Per questo chi crede in Lui avrà la vita eterna, cioè, grazie ai meriti di Gesù ed alla collaborazione di ogni uomo, ognuno sarà riempito di quell’amore necessario a fondersi nell’Amore divino.

Infatti Gesù dice: “Senza di me non potete fare nulla”. Ciò significa che senza il suo amore noi non possiamo diventare “Amore” perché la nostra natura umana tende di più all’egoismo ed all’orgoglio che all’altruismo ed all’umiltà.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

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Questo espediente per promuovere simpaticamente l’evangelizzazione e la pastorale cattolica potrebbe essere utile per far prendere coscienza ai fedeli incerti sull’enorme valore di ogni Santa Messa.

Il parroco potrebbe personalizzare l’invito per l’appuntamento eucaristico utilizzando questa forma…insolita!.

In effetti qualsiasi di noi non rifiuterebbe un invito personalizzato per la partecipazione ad un solenne convivio promosso e caldeggiato da qualche famoso e potente personaggio che ci tiene alla nostra presenza. Se poi questo personaggio è il SIGNORE DI TUTTI I SIGNORI….

 

La Signoria Vostra è invitata al Sacro Convito che si terrà il ………… alle ore ……. presso la Chiesa di…………………

Vi parteciperanno, oltre ai fedeli invitati, il coro completo degli Angeli e degli Arcangeli e la schiera dei Beati e Santi con Maria Vergine, madre del Signore.

Durante il Sacro Convito sua Maestà Gesù Cristo, Signore di tutti i Signori, dopo il discorso evangelico si offrirà come pasto nuziale in corpo, sangue, anima e divinità per essere assimilato dai presenti.

Si richiede raccoglimento, la massima attenzione e il più profondo rispetto per Colui mediante il quale è stato creato tutto l’Universo e lo sta sorreggendo con Amore.

 

Il parroco

 

 

Per scaricare il formato word o il formato pdf:

JHS

JHS

 

Dopo la morte corporale l’anima che si salva ritorna al Padre in Gesù Cristo risorto, nell’attesa della risurrezione del corpo trasformato per la vita eterna.

Ella si troverà in perenne stato di contemplazione perché vedrà Dio “faccia a faccia”.

Una persona terrena abituata a pensare che ci si realizza solo nel “fare” qualcosa, potrebbe immaginare che questa pura contemplazione rischia di diventare noiosa.

Ma si sbaglia: in Paradiso non c’è più la dimensione spazio-temporale in cui siamo immersi sulla terra. La creatività divina è infinita e ognuno scoprirà sempre cose nuove di meraviglia in meraviglia.

La maestà di Dio che il salvato contempla è così grande che nulla più lo turba. Egli si sente avvolto dalla sua amorevole grazia e non avvertirà alcun affaticamento e nessuna sorte di sofferenza o dolore fisico e spirituale.

È in continua estasi lucida, contempla l’infinita Misericordia che Dio ha avuto per il genere umano, comunica contemporaneamente e senza mediazioni con tutte le altre anime celesti e gli angeli, glorificando Dio per sempre.

Nell’aldilà, quindi, raggiunta la pienezza, si è simili a Dio in Cristo, per cui pensiero e azione coincideranno uniformati alla piena e libera volontà divina.

Rispetto a quello che davvero saremo, però, queste parole umane descrivono un lontanissimo barlume della realtà celeste.

 

 

 

Signore, ecco un nuovo giorno che mi avvicina al momento della tua definitiva venuta.

Ti ringrazio di cuore per avermi protetto durante la notte.

Ora ho innanzi a me una nuova giornata: aiutami a riconoscere che tu mi sei sempre amorevolmente accanto ed attendi da me continue risposte d’amore perché tu mi doni infinite occasioni per lodarti e glorificarti.

Fa’ che ti riconosca nelle persone con cui ho a che fare e negli eventi odierni.

Che io prenda consapevolezza che tutto è sorretto dalla tua Divina Misericordia e che nulla succede se tu non lo permetti, anche se ci lasci agire liberamente.

Ogni atomo ed ogni cellula del mio corpo sono da te conosciuti perfettamente perché sei Tu che hai creato tutto ciò che esiste.

Non permettere che la mia mente e la mia anima si annebbino nell’abitudine superficiale o nei vizi devianti, ma che ti glorifichino nei pensieri e nelle azioni collaborando con Cristo per l’edificazione del nuovo Regno eterno di giustizia e di pace.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

 

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1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua