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Il Vangelo – Ermes Ronchi

Solennità di Ognissanti

I santi sono gli uomini e le donne delle Beatitudini

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

I santi sono gli uomini delle Beatitudini. Queste parole sono il cuore del Vangelo, il racconto di come passava nel mondo l’uomo Gesù, e per questo sono il volto alto e puro di ogni uomo, le nuove ipotesi di umanità. Sono il desiderio prepotente di un tutt’altro modo di essere uomini, il sogno di un mondo fatto di pace, di sincerità, di giustizia, di cuori limpidi.

Al cuore del Vangelo c’è per nove volte la parola beati, c’è un Dio che si prende cura della gioia dell’uomo, tracciandogli i sentieri. Come al solito, inattesi, controcorrente. E restiamo senza fiato, di fronte alla tenerezza e allo splendore di queste parole.

Le Beatitudini riassumono la bella notizia, l’annuncio gioioso che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.

Quando vengono proclamate sanno ancora affascinarci, poi usciamo di chiesa e ci accorgiamo che per abitare la terra, questo mondo aggressivo e duro, ci siamo scelti il manifesto più difficile, incredibile, stravolgente e contromano che l’uomo possa pensare.

La prima dice: beati voi poveri. E ci saremmo aspettati: perché ci sarà un capovolgimento, perché diventerete ricchi.

No. Il progetto di Dio è più profondo e vasto. Beati voi poveri, perché vostro è il Regno, già adesso, non nell’altra vita! Beati, perché c’è più Dio in voi, più libertà, più futuro.

Beati perché custodite la speranza di tutti. In questo mondo dove si fronteggiano lo spreco e la miseria, un esercito silenzioso di uomini e donne preparano un futuro buono: costruiscono pace, nel lavoro, in famiglia, nelle istituzioni; sono ostinati nel proporsi la giustizia, onesti anche nelle piccole cose, non conoscono doppiezza. Gli uomini delle Beatitudini, ignoti al mondo, quelli che non andranno sui giornali, sono invece i segreti legislatori della storia.

La seconda è la Beatitudine più paradossale: beati quelli che sono nel pianto. In piedi, in cammino, rialzatevi voi che mangiate un pane di lacrime, dice il salmo. Dio è dalla parte di chi piange ma non dalla parte del dolore! Un angelo misterioso annuncia a chiunque piange: il Signore è con te. Dio non ama il dolore, è con te nel riflesso più profondo delle tue lacrime, per moltiplicare il coraggio, per fasciare il cuore ferito, nella tempesta è al tuo fianco, forza della tua forza.

La parola chiave delle Beatitudini è felicità. Sant’Agostino, che redige un’opera intera sulla vita beata, scrive: abbiamo parlato della felicità, e non conosco valore che maggiormente si possa ritenere dono di Dio. Dio non solo è amore, non solo misericordia, Dio è anche felicità. Felicità è uno dei nomi di Dio.

(Letture: Apocalisse 7,2-4.9-14; Salmo 23; 1 Giovanni 3,1-3; Matteo 5, 1-12).

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/i-santi-sono-gli-uomini-e-le-donne-delle-beatitudini_20151029

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi – pubblicato su Avvenire

XXII Dom. T. O. – Anno C – 2019

Mettersi all’«ultimo posto»: quello di Dio

Vangelo (Luca 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”». (….) Disse poi a colui che l’aveva invitato: (….) «Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Il banchetto è un vero protagonista del Vangelo di Luca. Gesù era un rabbi che amava i banchetti, che li prendeva a immagine felice e collaudo del Regno: a tavola, con farisei o peccatori, amici o pubblicani, ha vissuto e trasmesso alcuni tra i suoi insegnamenti più belli. Gesù, uomo armonioso e realizzato, non separava mai vita reale e vita spirituale, le leggi fondamentali sono sempre le stesse. A noi invece, quello che facciamo in chiesa alla domenica o in una cena con gli amici sembrano mondi che non comunicano, parallele che non si incontrano.
Torniamo allora alla sorgente: per i profeti il culto autentico non è al tempio ma nella vita; per Gesù tutto è sillaba della Parola di Dio: il pane e il fiore del campo, il passero e il bambino, un banchetto festoso e una preghiera nella notte. Sedendo a tavola, con Levi, Zaccheo, Simone il fariseo, i cinquemila sulla riva del lago, i dodici nell’ultima sera, faceva del pane condiviso lo specchio e la frontiera avanzata del suo programma messianico.
Per questo invitare Gesù a pranzo era correre un bel rischio, come hanno imparato a loro spese i farisei. Ogni volta che l’hanno fatto, Gesù gli ha messo sottosopra la cena, mandandoli in crisi, insieme con i loro ospiti. Lo fa anche in questo Vangelo, creando un paradosso e una vertigine. Il paradosso: vai a metterti all’ultimo posto, ma non per umiltà o modestia, non per spirito di sacrificio, ma perché è il posto di Dio, che «comincia sempre dagli ultimi della fila» (don Orione) e non dai cacciatori di poltrone. Il paradosso dell’ultimo posto, quello del Dio “capovolto”, venuto non per essere servito, ma per servire. Il linguaggio dei gesti lo capiscono tutti, bambini e adulti, teologi e illetterati, perché parlano al cuore. E gesti così generano un capovolgimento della nostra scala di valori, del modo di abitare la terra. Creano una vertigine: Quando offri una cena invita poveri, storpi, zoppi, ciechi. Riempiti la casa di quelli che nessuno accoglie, dona generosamente a quelli che non ti possono restituire niente. La vertigine di una tavolata piena di ospiti male in arnese mi parla di un Dio che ama in perdita, ama senza condizioni, senza nulla calcolare, se non una offerta di sole in quelle vite al buio, una fessura che si apre su di un modo più umano di abitare la terra insieme.
E sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Che strano: poveri storpi ciechi zoppi sembrano quattro categorie di persone infelici, che possono solo contagiare tristezza; invece sarai beato, troverai la gioia, la trovi nel volto degli altri, la trovi ogni volta che fai le cose non per interesse, ma per generosità. Sarai beato: perché Dio regala gioia a chi produce amore.

(Letture: Siracide 3,19-21.30.31; Salmo 67; Lettera agli Ebrei 12,18-19.22-24a; Luca 14,1.7-14)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/mettersiall-ultimoposto-quello-di-dio

 

 

 

Durante la nostra vita terrena noi viviamo alla superficie tra automatismi e luoghi comuni.

Raramente siamo noi stessi: solo qualche sprazzo di luce che riusciamo a cogliere quando lo Spirito Santo ci illumina, ci ricorda vagamente chi realmente siamo.

I salvati dell’aldilà, vivendo in una nuova dimensione, sono inabissati in un eterno presente, nell’istante che coincide con quello divino.

La luce divina non li abbandona mai, pertanto sono pienamente e lucidamente consapevoli che la loro identità è innestata in quella di Gesù Cristo glorioso, nel dinamismo Trinitario.

Non hanno alcun dubbio, mentre la fede e la speranza non hanno più senso perché la Verità è a loro evidente.

L’auto-consapevolezza dei Beati in Cielo, dunque, non è come quella terrena, appannata e flebile, e non essendo più inquinata dai vizi e dall’orgoglio, vedono se stessi in trasparenza, così come sono nella luce di Dio, il quale è da loro continuamente glorificato nella gioia perfetta.

 

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

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GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Nell’aldilà coloro che sono stati salvati vivranno in una comunione perfetta in Gesù Cristo, nel seno della SS. Trinità. Ciò significa che tutti gli abitanti del Paradiso saranno divinizzati e tra loro circolerà l’amore, perché Dio è AMORE.

Per cui chi ha amato il coniuge nella dimensione terrena, lo amerà molto di più nell’aldilà, in pienezza. Così per i figli, i parenti, gli amici e tutti i santi.

Nessuno ricorderà i difetti che durante la vita terrena notava nell’altro.

Ognuno brillerà di uno splendore proprio, in base al grado di amore con cui ha corrisposto con quello divino. I defunti comunicheranno tra loro con il linguaggio dell’amore, lodando Dio insieme agli angeli e contemplando la sua infinita Misericordia.

Non ci sarà bisogno di sprecare parole terrene, perché la comunicazione sarà immediata ed efficace.

Ognuno proverà gioia per gli altri e non ci sarà né invidia né gelosia per la maggior gloria che vedrà nei fratelli in Cristo.

Vedendo Dio “faccia a faccia” tutti i beati non avranno bisogno di apprendere nuove nozioni con fatica, come facevano nella vita terrena, ma vivranno in una continua novità ed inesprimibile stupore l’infinita creatività trinitaria, perché in ognuno si rifletterà l’ineffabile luce divina per l’eternità.

 

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Questo espediente per promuovere simpaticamente l’evangelizzazione e la pastorale cattolica potrebbe essere utile per far prendere coscienza ai fedeli incerti sull’enorme valore di ogni Santa Messa.

Il parroco potrebbe personalizzare l’invito per l’appuntamento eucaristico utilizzando questa forma…insolita!.

In effetti qualsiasi di noi non rifiuterebbe un invito personalizzato per la partecipazione ad un solenne convivio promosso e caldeggiato da qualche famoso e potente personaggio che ci tiene alla nostra presenza. Se poi questo personaggio è il SIGNORE DI TUTTI I SIGNORI….

 

La Signoria Vostra è invitata al Sacro Convito che si terrà il ………… alle ore ……. presso la Chiesa di…………………

Vi parteciperanno, oltre ai fedeli invitati, il coro completo degli Angeli e degli Arcangeli e la schiera dei Beati e Santi con Maria Vergine, madre del Signore.

Durante il Sacro Convito sua Maestà Gesù Cristo, Signore di tutti i Signori, dopo il discorso evangelico si offrirà come pasto nuziale in corpo, sangue, anima e divinità per essere assimilato dai presenti.

Si richiede raccoglimento, la massima attenzione e il più profondo rispetto per Colui mediante il quale è stato creato tutto l’Universo e lo sta sorreggendo con Amore.

 

Il parroco

 

 

Per scaricare il formato word o il formato pdf:

JHS

JHS

 

 

 

VI Domenica – T. O. – Anno C – febbraio 2019

«Beati voi». Ma il nostro pensiero dubita

Vangelo – (Luca 6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone. Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. […]».

L’essere umano è un mendicante di felicità, ad essa soltanto vorrebbe obbedire. Gesù lo sa, incontra il nostro desiderio più profondo e risponde. Per quattro volte annuncia: beati voi, e significa: in piedi voi che piangete, avanti, in cammino, non lasciatevi cadere le braccia, siete la carovana di Dio. Nella Bibbia Dio conosce solo uomini in cammino: verso terra nuova e cieli nuovi, verso un altro modo di essere liberi, cittadini di un regno che viene. Gli uomini e le donne delle beatitudini sono le feritoie per cui passa il mondo nuovo.

Beati voi, poveri! Certo, il pensiero dubita. Beati voi che avete fame, ma nessuna garanzia ci è data. Beati voi che ora piangete, e non sono lacrime di gioia, ma gocce di dolore. Beati quelli che sentono come ferita il disamore del mondo. Beati, perché? Perché povero è bello, perché è buona cosa soffrire? No, ma per un altro motivo, per la risposta di Dio. La bella notizia è che Dio ha un debole per i deboli, li raccoglie dal fossato della vita, si prende cura di loro, fa avanzare la storia non con la forza, la ricchezza, la sazietà, ma per seminagioni di giustizia e condivisione, per raccolti di pace e lacrime asciugate.

E ci saremmo aspettati: beati perché ci sarà un capovolgimento, una alternanza, perché i poveri diventeranno ricchi. No. Il progetto di Dio è più profondo e più delicato. Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno, qui e adesso, perché avete più spazio per Dio, perché avete il cuore libero, al di là delle cose, affamato di un oltre, perché c’è più futuro in voi. I poveri sono il grembo dove è in gestazione il Regno di Dio, non una categoria assistenziale, ma il laboratorio dove si plasma una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani, una categoria generativa e rivelativa. Beati i poveri, che di nulla sono proprietari se non del cuore, che non avendo cose da donare hanno se stessi da dare, che sono al tempo stesso mano protesa che chiede, e mano tesa che dona, che tutto ricevono e tutto donano.

Ci sorprende forse il guai. Ma Dio non maledice, Dio è incapace di augurare il male o di desiderarlo. Si tratta non di una minaccia, ma di un avvertimento: se ti riempi di cose, se sazi tutti gli appetiti, se cerchi applausi e il consenso, non sarai mai felice. I guai sono un lamento, anzi il compianto di Gesù su quelli che confondono superfluo ed essenziale, che sono pieni di sé, che si aggrappano alle cose, e non c’è spazio per l’eterno e per l’infinito, non hanno strade nel cuore, come fossero già morti.

Le beatitudini sono la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.

(Letture: Geremia 17,5-8; Salmo 1; 1 Corinzi 15,12.16-20; Luca 6,17.20-26)

Commento al Vangelo domenica 17 febbraio – p.Ermes – “Beati voi”. Ma il nostro pensiero dubita.

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/beati-voi-ma-il-nostro-pensiero-dubita

 

Domenica VIII Matteo 6,24-34

Il vangelo inizia con un affondo: non potete servire Dio e la ricchezza. Nella bibbia, il rivale di Dio non è mai il peccato. Dio assedia di cure il peccatore, ama il fragile, e forse un giorno troverà la strada della vita. Il vero rivale di Dio, il muro davanti al quale la sua potenza d’amore si spegne, è la ricchezza, cioè l’interesse, la convenienza, il proprio vantaggio.

Il grande idolo nella bibbia è il denaro. Infatti, la prima delle beatitudini, la più importante, dice: beati i poveri, perché di essi è il Regno di Dio. Non saranno i ricchi a portare sulla terra il mondo che Dio sogna; non saranno quelli che cercano il proprio vantaggio a creare un futuro buono per tutti.

Perciò io vi dico: Non preoccupatevi. Per tre volte Gesù ripete questo invito, rasserenante e costruttivo: non affannatevi, non abbiate quell’affanno, quell’ansia che toglie il respiro, per cui non esistono feste o domeniche, non c’è tempo di fermarsi a guardare negli occhi la vita, a parlare con chi si ama. Per cui si ha paura del domani.

Non preoccupatevi. E come si fa per non sentire questa stretta allo stomaco, quando sembra che mi manchi l’aria? Gesù dà la risposta: Guardatevi intorno, guardate gli uccelli.

Il primo mezzo che Gesù indica è l’attenzione, lo sguardo contemplativo, lo sguardo intelligente: guardate per imparare. Usate l’intelligenza per capire la legge della vita. Guarda, la vita racconta Dio.

Allora non guardare solo a te stesso, o non ti illumini mai. Guardatevi attorno, non siete voi il centro del mondo. Oggi mi sono alzato, ho guardato fuori, i campi bianchi di brina e poi: il sole, ma è da incanto, è da brividi una giornata così! Vuoi uscire dall’ansia? guardati intorno. Guarda gli occhi di una creatura, naviga per occhi, fossero anche quelli piccolissimi di un uccello o di un fiore!

Guardate e salvate la capacità di godere delle cose vive che ogni giorno il Padre mette sulla vostra strada o dentro il vostro spazio vitale.

Poi viene un secondo mezzo. Dopo l’intelligenza, usa il cuore. Che Gesù convoca così: Tu vali per il Padre. Tu conti per lui.

Non seminano, non mietono, eppure Il Padre vostro li nutre. Non valete voi più di molti passeri? Si arriva diritti al cuore di Dio. Tu vali! Dio non si dimentica: può una madre dimenticarsi del suo figliolo? Se anche una madre si dimenticasse, io non mi dimenticherò di te, mai (Isaia 49,14-15, Prima Lettura). Mai, parola divina.

Non che tutto sia risolto, non che tutto vada diritto, non che sei assicurato contro gli infortuni della vita. Non arriva per posta il pane o per Amazon; guardate bene: anche gli uccellini devono andare a cercarsi l’insetto o il piccolo seme, di albero in albero. Ma non ti affannare. Cerca, vivi quel sano equilibrio tra il non fare e l’essere travolto.

Ma li vedete i gigli del campo, le viole o le primule? Domani non ci sono più, ma guardate la loro bellezza! Dio è bellezza. Gesù parla della vita con le parole più semplici e a lei più proprie: coglie dei pezzi di terra, li raduna nella sua parola e il cielo appare, e il Padre appare.

Gesù osserva la vita e nascono parabole.

Osserva la vita e questa gli parla di fiducia.

Gli parla di Dio, del suo prendersi cura di un fiore, di un Dio giardiniere.

 

Non preoccupatevi di cosa mangerete, di cosa berrete. Il Padre vostro sa di cosa avete bisogno. L’azione del Padre precede la richiesta, addirittura precede il bisogno. Che bello, questo anticipo. Non solo nel momento in cui tu lo chiami, ma prima ancora, Lui sa. Tu, fidati.

Ed ecco una frase da scolpire, da mandare a memoria: cercate prima di tutto il regno di Dio, cercate una società giusta dove non domini il possedere ma il condividere; dove non ci sia la scalata a comandare ma la gioia di servire; non il salire, ma lo scendere e l’inginocchiarsi accanto, a millimetro di cuore.

Il regno di Dio è questa terra nuova, un mondo altro, una società alternativa, dove non guardi solo a te stesso, ma ti guardi attorno con intelligenza e cuore, vedi la bellezza e il bisogno, dove ti occupi di tuo fratello, e sai che Dio si occuperà di te.

 

Con il ripetere per tre volte “non preoccupatevi”, Gesù ci accompagna in tre passi vitali: dall’intelligenza, al cuore, alla fede. Il Vangelo oggi ci pone la questione della fiducia. Dove metti la tua fiducia?

La fede ha questi tre passi: ho bisogno, mi fido, mi affido.

Gesù sceglie gli uccelli, esseri liberi, quasi senza peso, senza gravità, che sono una nota di canto e di libertà nell’azzurro. Lasciatevi attirare come loro dal cielo, volate alto e liberi! Vivete affidàti.

Affidatevi e non preoccupatevi. Non un invito al fatalismo, in attesa che Qualcuno dall’alto risolva i problemi, perché la Provvidenza non conosce uomini seduti, ma solo uomini in cammino (don Calabria): se Dio nutre creature che non seminano e non mietono, quanto più voi che seminate e mietete.

Non preoccupatevi, il Padre sa. E nutre la vita. Guardate la potenza della vita: Dio non si stanca neanche di un passerotto, figuriamoci se ci abbandona.

Non si stanca di una primula, vuoi che si stanchi di te che vali più di tutte le primule di questa e di tutte le primavere?

Ogni bambino che nasce è la dichiarazione solenne che Dio non si è stancato del mondo.

Non preoccupatevi, Dio sa. Ma come faccio a dirlo a chi non trova lavoro, non riesce ad arrivare a fine mese, non vede futuro per i figli, o ha una malattia grave? La Bibbia risponde, con la lettera di Giacomo. La ascoltiamo:

“Se uno è senza vestiti e cibo e tu gli dici, va in pace, non preoccuparti, riscaldati e saziati, ma non gli dai il necessario per il corpo, a che cosa ti serve la tua fede?” (Giacomo 2,16). Dio ha bisogno delle mie mani per essere Provvidenza nel mondo. Sono io, siamo noi, i suoi amici, il mezzo con cui Dio interviene nella storia. Io mi occupo di qualcuno e Lui, che veste di bellezza i fiori del campo, si occuperà di me.

 

Non preoccupatevi del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Come oggi il Padre fa, così farà anche domani.

Non accumulare davanti a te tutti i problemi, e i rischi immaginari, e le ansie figlie delle tue paure.

A ciascun giorno bastano le sue difficoltà. Tu fidati: le difficolta sono risolte dal Padre ogni giorno, giorno per giorno. Fidati, perché il contrario della paura non è il coraggio, è la fede!

Cercate prima di tutto il Regno.

Vuoi essere una nota di libertà nell’azzurro, come un passero?

Bello come un fiore?

Cerca prima di tutto le cose di Dio:

cerca solidarietà, generosità, fiducia, giustizia;

fìdati, e troverai ciò che fa volare,

ciò che fa fiorire!

 

p. Ermes Ronchi

 

 

 

 

 

p. Ermes Ronchi

 

IV domenica A Matteo 5,1-12

 

Davanti al vangelo delle beatitudini provo ogni volta il desiderio del silenzio, sento la paura di rovinarlo con i miei tentativi di commento.

Perché so di non averlo ancora capito. Perché dopo anni di ascolto e di lotta, questa parola continua a stupirmi e a sfuggirmi.

Non c’è prova o garanzia per queste affermazioni, eppure Gandhi diceva che queste sono “le parole più alte del pensiero umano”.

Pagina del vangelo affascinante e devastante, un contromano, un controcorrente totale alla logica del mondo.

In chiesa ci crediamo anche, ma appena usciamo ci accorgiamo che come programma per vivere nel mondo ci siamo scelti il manifesto più stravolgente e rovesciante che si possa immaginare.

Eppure le 8 beatitudini hanno, in qualche modo, conquistato la nostra fiducia, le sentiamo difficili eppure suonano amiche. Amiche perché non stabiliscono nuovi comandamenti, ma propongono la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.

 

Si può pensare che si tratti di una bella pagina verticale, un sesto grado, che io però io non riuscirò mai a scollinare.

Si può pensare che si tratti di una pia pagina illusoria, che Gesù ha pronunciato sul monte di Dio, ma figuriamoci se si realizzerà mai… Qualcuno (Niestche) ha anche pensato, leggendole, che il cristianesimo sia una religione da schiavi, da perdenti, da sottomessi, poveri, piangenti, deboli, miti, insomma si direbbe oggi da “sfigati”, da bastonati della vita.

Invece io sento, dentro le beatitudini, sapore di vita, il segreto per stare bene.

La prima cosa che mi colpisce è la parola: Beati.

Dio si allea con la gioia degli uomini, e se ne prende cura.

Il Vangelo mi assicura che il senso della vita è, nel suo intimo, nel suo nucleo profondo, ricerca di felicità.

Che questa ricerca è nel sogno di Dio, e che Gesù è venuto a portare una risposta. Attraverso una proposta che, come al solito, è inattesa, controcorrente, che srotola otto sentieri che lasciano senza fiato: felici i poveri, gli ostinati a proporsi giustizia, i costruttori di pace, quelli che hanno il cuore dolce e occhi bambini, i disarmati, quelli che sono coraggiosi perché inermi. Sono loro la sola forza invincibile (Turoldo).

Ma il punto di svolta, lo snodo sintattico delle frasi è nel perché; perché di essi è il regno, perché possiederanno la terra, perché vedranno Dio…

I poveri non sono beati perché poveri, ma perché se stai dalla loro parte trovi la strada per un futuro buono per tutti.

Dio non ama la sofferenza, ma il consolare lo stare con chi è solo, con chi piange.

È quello che intende fare la Chiesa delle periferie, anzi la chiesa con le periferie nel cuore, come dice Francesco, quella degli ultimi della fila, la chiesa in uscita.

Beati i poveri in spirito dice Matteo; in o per lo spirito, credo significhi: beato chi ha scelto per un motivo grande, di condividere e spezzare il suo pane con gli altri; chi ha scelto, in nome dell’umano, la vita sobria e solidale: avere meno, perché tutti abbiano il necessario.

Sobrietà e solidarietà. Perché solo il pane nostro è pane di Dio. Questo è il modo per essere poveri in o per lo spirito.

Per capire qualcosa in più del significato della parola ‘beati’ osservo anche come essa ricorra già nel primo dei 150 salmi, quello delle due vie, anzi sia la parola che apre l’intero salterio: “Beato l’uomo che non resta nella via dei peccatori, che cammina sulla via giusta”. E ancora nel salmo dei pellegrinaggi: “beato l’uomo che ha la strada nel cuore” (Sl 84,6).

Dire beati è come dire: In piedi voi che piangete; avanti, in cammino, Dio cammina con voi, è sulla vostra strada, asciuga lacrime, fascia il cuore, apre sentieri”. Dio conosce solo uomini in cammino.

Beati: non arrendetevi, voi i poveri, i vostri diritti non sono diritti poveri, i diritti dei deboli non sono deboli diritti.

Le beatitudini sono il più grande atto di speranza del cristiano. Indicano la via: il mondo non è e non sarà, né oggi né domani, sotto la legge del più ricco e del più forte. Il mondo appartiene a chi lo rende migliore, non a chi lo compra.

La terra non sarà resa migliore da chi accumula più denaro. I potenti si difendono, hanno paura, vogliono mantenere e conservare ciò che possiedono. Non sono beati perché non hanno sentieri nel cuore.

 

Mi azzardo a immaginare gli occhi di Gesù oggi, le sue mani oggi, la sua voce oggi. Lui, che era il vento della storia, verso dove ci spingerebbe? Verso dove farebbe segno agli amici? Siamo come una barca in rada,
con le vele afflosciate,
annusiamo il vento.
E in queste pagine lo senti alzarsi, il vento dello spirito, senti un richiamo, un grido, un urlo, che giunge a noi, compagni a riva,
perché diventiamo soci di sconfinamenti,
viviamo il sogno dell’azzardo.

Oggi che ascoltiamo alzarsi contro-beatitudini, che ascoltiamo rabbrividendo urla di populismi deliranti, vediamo con un disagio fisico l’innalzamento di muri minacciosi, che assistiamo indignati al respingimento disumano degli ultimi. Oggi immagino che avrebbe occhi tristi, per avvento di disumanità, per tradimento del vangelo, per devastanti false beatitudini. Ci stiamo abituando all’orrore. Dove tutti fregano tutti. Ci salvano queste poche parole, pagine che danno vento alle vele, che ci mettono ali.

E se ti chiedessimo Signore che cosa fare, da dove cominciare? Forse oggi non ci manderesti sulle piazze, ci diresti di creare cenacoli di resistenza. E che siano grumo di lievito nella pasta, fermento non nel gelo dei palazzi, ma là dove si vive, si soffre, si muore, nelle “periferie”, come invita il vescovo di Roma che tu dall’alto benedici.

Non è ora di tirare i remi in barca. E’ ora che si ricominci. Con piccole cose, e molta convinzione.

La logica delle beatitudini ti cambia il cuore sulla misura di quello di Dio. Che non è imparziale,

ha un debole per i deboli,

incomincia dalle periferie della storia,

ha scelto ciò che nel mondo è povero e malato

per cambiare radicalmente il mondo,

per fare una storia che avanzi

non per le vittorie della forza,

ma per seminagioni di giustizia

e raccolti di pace.

 

 

Preghiera

Beati voi poveri, che avete il cuore al di là delle cose;

Beati voi che sapete piangere,

Dio ricomporrà ogni lacerazione, asciugherà ogni lacrima;

Beati voi che non usate armi,

solo voi darete sicurezza alla terra;

Beati voi che avete fame di giusti rapporti con tutte le cose,

a voi Dio darà in risposta una grande armonia con tutto ciò che vive;

Beati voi che guardate tutti con amore e che scusate tutti,

sarete amati e scusati sempre;

Beati gli operai silenziosi della pace,

i tessitori del meglio segreto;

Beati gli ostinati a proporsi la giustizia;

Beate le mani nude dei miti;

Beati quanti hanno compreso la logica di Dio,

che si impossessa di te

ma poi ti fa libero come nessuno saprà mai,

che ti fa spoglio eppure ricco,

apparentemente battuto e invece protagonista,

con occhi così chiari da affascinare.

E allora Dio trasparirà dal fondo della tua anima. Amen

p. Ermes Ronchi

Festa di TUTTI I SANTI –

Ap 7,2-4. 9-14 – Rom 8,28-39 – Mt 5, 1-12

 

Festa di Tutti i Santi, di coloro che hanno avuto fame di giustizia, di amore, di pace, che hanno sognato cieli nuovi e terra nuova. Festa dei santi familiari che hanno vissuto al nostro fianco e ci hanno insegnato il mestiere di vivere e l’arte di amare.

 

Omelia

Beati, ripetuto per nove volte… Al cuore del vangelo Gesù mette un Dio che si prende cura della gioia dell’uomo: Dio regala vita a chi produce amore.

Con la sorpresa che non sono beati i migliori, i più santi, i più devoti, i più intelligenti tra noi. Gesù si è rivolto a malati e pubblicani, a rocce che poi si sono sbriciolate come Pietro, si è rivolto a gente dalla spada facile e dalla bugia pronta, a una donna che aveva sette demoni in corpo, a pescatori senza cultura, a bambini, cioè a povera gente, come me, come noi. Per liberarli e farli fiorire.

Allora capisco questo: che il Paradiso non è pieno di santi,

ma di peccatori perdonati, di gente proprio come me.

Che tento di assomigliare a Cristo, che possiede il segreto per vivere meglio.

Le beatitudini sono la bella notizia che i somiglianti a Cristo vivono meglio e umanizzano il mondo.

Gandhi le definiva le parole più alte che l’umanità abbia ascoltate, e senti ogni volta la nostalgia prepotente di un mondo fatto di bontà e di giustizia, di onestà, di occhi limpidi, incapaci di fare del male.

I somiglianti a Dio, perché le beatitudini sono tratti del volto di Gesù, i somiglianti a Gesù rendono più bella la vita, più umana la storia.

Sono i poveri i pilastri segreti della terra;

gli occhi puri e giusti sono i legislatori nascosti della storia,

che non valgono niente agli occhi impuri del mondo,

e quelli che hanno il cuore bambino, i tessitori segreti della pace.

La parola beatitudine è un termine un po’ evanescente e pallido. Ma nella Bibbia “Beato” indica qualcosa di molto bello: non un generico essere contento, gioioso, soddisfatto. Ma qualcosa d’altro che capiamo dalla prima parola del primo salmo, che comincia così: beato l’uomo.

Ma quale uomo? l’uomo che cammina nella via dei gisuti… Allora beato si dovrebbe tradurre con: in piedi, in cammino, avanti, voi poveri, Dio cammina e lotta con voi.

In piedi quanti amate la pace; avanti, non fermatevi, Dio è qui, sulla vostra strada, e cammina con voi.

Alzatevi, voi che siete senza violenza, la terra sarà vostra.

Avanti quelli che amano la giustizia, è un pane buono.

Sono parole che ti portano al cuore delle relazioni umane. Ed è una sorpresa che Gesù, in queste nove parole, non si riferisca mai a comportamenti che noi chiamiamo religiosi, al nostro rapporto con Dio. Non dice beati quelli che pregano molto, i molto devoti, i frequentatori assidui di chiese.

Ma sono i poveri, gli affamati, i misericordiosi, quelli delle lacrime, quelli della pace e della non violenza. Sono atteggiamenti umani, è la santità delle case, delle strade, della vita quotidiana. Lungo questi comportamenti Dio viene e innesta la sua vita, e innesta eternità e gioia. Dio regala gioia a chi produce amore.

Allora riprendiamoci i santi. Che non sono quelli che fanno miracoli, i taumaturghi, gli asceti del no, ma gli uomini dalla vita intensa, che hanno dato qualcosa, un po’, o molto alla vita. Che non hanno fatto cose straordinarie, ma si sono appassionati per la trasparenza del cuore, e si sono presi cura della giustizia, della pace, della felicità di qualcuno.

Non dei campioni, degli eroi duri e puri, o realizzatori di grandi opere. Gesù ha canonizzato una povera vedova che aveva offerto due spiccioli per il tempio, un niente ma pieno di cuore. E io mi sento dalla sua parte, in comunione con lei.

Nel Credo diremo: credo la comunione dei santi…

C’è nella storia, e la conosciamo bene, una comunione dei malvagi che si spalleggiano tra loro; una rete di violenti e corrotti che umilia, offende, inquina la nostra terra.

Noi la riconosciamo, ma non crediamo in essa, non le accordiamo fiducia. Sappiamo che i potenti, i forti, i ricchi dominano nel mondo, ma non crediamo in loro.

Crediamo invece nella comunione dei santi, nei buoni che fanno rete tra loro e che, senza neppure saperlo, sostengono il mondo.

Crediamo nella solidarietà dei buoni, degli onesti, dei miti, dei generosi, in questo legame umile e fortissimo che si oppone alla rete dei violenti e dei corrotti. E che con piccoli gesti rammendano il tessuto continuamente lacerato del mondo.

Io credo che l’umanità è comunione, credo che in ognuno c’è l’orma di ognuno, che i valori si salvano insieme.

Credo che anche il più piccolo pensiero di pace pensato nella grotta più nascosta, o nel segreto della tua camera, non resta senza effetto,

così come il bicchiere d’acqua fresca, il quasi niente dato ai piccoli, al quasi niente dell’umanità, non resta senza frutto nel cielo e nella terra.

Credo nella comunione:

Le mie braccia aperte sono appena l’inizio del cerchio

che un amore più vasto compirà (Margherita Guidacci).

Ognuno è inviato alla terra come braccia aperte, punto lucente di un vasto cerchio d’amore, anello d’oro del tempo e dell’eterno.

La fede cristiana è fidarsi, affidarsi, fondarsi sulla loro bontà, credendo che è una forza storica più forte della cattiveria!

Credendo che il bene è più forte del male, che la luce è più forte del buio, che la purezza è più umana della volgarità, la pace più umana della guerra, la giustizia migliore dello sfruttamento per denaro.

Che la vita ha senso, il suo senso è positivo, questo senso non avrà mai fine. Altrimenti perché varrebbe la pena vivere e lottare e credere?

Credo nella forza invincibile dei giusti e dei miti, e la mia fede si rafforza nella comunione con chi ha più fede di me, la mia purezza si fa più pulita nella comunione con chi ha occhi più limpidi dei miei. Qui nel tempo e poi nell’eterno, santi e peccatori si tengono per mano e i santi trascinano gli altri in alto, su, verso la vita.

E se non avremo molto da offrire al Signore nell’ultimo giorno, ci presenteremo a lui come mendicanti, ricchi solo di lacrime. E credo, so che sentirò venire dalla bocca di Dio parole come queste:

Vieni figlio, il tuo desiderio di amore era già amore.

Vieni figlio, sognatore, devoto, vagabondo, poco importa, vieni.

E se anche hai infranto mille volte le tue promesse, vieni.

Vieni, nonostante tutto, vieni,

con i tuoi tesori in vasi di argilla,

con i tuoi gesti pieni di cuore,

con le tue lacrime raccolte ad una ad una, vieni!

Nulla mai più ti separerà dall’amore.

 

 

PREGHIERA alla comunione

 

Signore, tu che regali gioia

a chi produce amore,

tu non convochi eroi nella tua casa,

ma uomini e donne veri,

e, qualche volta, lo sono anch’io.

Fammi restare davanti a te, vero come un bambino,

a mani aperte, a cuore aperto, con fame di abbracci.

Donami occhi puri che ti sappiano vedere

nel sorriso e nella croce, nei colori dell’autunno

nel piccolo animale e nel tappeto di galassie su cui cammini.

Donami orecchi attenti che ti ascoltino

nel silenzio e nell’orchestra di tutto il creato,

nelle lacrime dei fratelli.

La tua voce, Signore, fammi sentire,

la tua voce che sussurra:

Vieni, chiunque tu sia, così come sei

sognatore, devoto, vagabondo, vieni.

Il tuo desiderio di amore era già amore.

Vieni, adesso nulla ti separerà mai più

dall’amore di Dio.

 

p. Ermes Ronchi

 

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


bibbia-gerusalemme.pdf

 

 

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua