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Magi, voi siete i santi più nostri!

Nostri perché all’inizio sono lontani dal Signore, come lo
 siamo noi; perché mostrano che si può arrivare a Lui per mille strade, non ce n’è
una sola; ognuno ha la sua strada, anche chi non legge la Bibbia, come loro.

Sono i santi più nostri per quel misterioso strabismo: camminano con i piedi per terra e gli occhi nel cielo, mostrando che si avanza davvero solo quando si decide di non seguire le paure, ma il cuore; di non calcolare le difficoltà, ma di custodire la sete.

Entrati nella casa videro il Bambino e sua Madre e lo adorarono. Nostri i Magi perché entrano in una casa, una delle nostre case e ci mostrano che la stella di luce si posa sulla nostra vita semplice, sul nostro quotidiano, come un instancabile ardere di
orizzonti, di cielo, di speranza. Una stella si è fermata su ognuna delle
nostre case.

E adorano un bambino. C’è qui una lezione misteriosa: non adorano un Crocifisso, non il Risorto, non un saggio dalle parole di luce, non un giovane nel pieno del suo vigore, semplicemente un bambino in braccio a sua madre. La cosa più vicina a Dio: non solo Dio è come noi, non solo è il Dio-con-noi, ma è un Dio piccolo fra noi.

Che non può fare paura, che fa leva solo sulla tua bontà.

 

(p. Davide M. Turoldo)

 

 

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Nel periodo natalizio ci diamo da fare per gli addobbi.

Prepariamo l’albero di Natale e siamo affascinati dalle luci colorate ed intermittenti, dai vari gingilli scintillanti che appendiamo tra i rami.

Sotto allestiamo il presepe. Lo riempiamo di muschio, aggiungiamo le pecorelle, i pastori, gli artigiani, e molte altre rappresentazioni.

Mettiamo dentro la capanna le statuette della Madonna e di San Giuseppe che guardano il bambino appena nato.

L’atmosfera che creiamo ci riempie di nostalgia per l’infanzia, per i vari momenti della nostra vita.

Ci diamo da fare per i regali, per i vari pranzi natalizi, per i divertimenti di ogni tipo con la speranza che ci portino allegria.

Ma i nostri cuori sono davvero sereni gioiosi?

Sappiamo chi rappresenta realmente quel bimbo che mettiamo al centro del presepio?

Egli è l’Uomo- Dio Gesù, quell’Amore che dovremmo avere nei nostri cuori.

Il Signore regna davvero in noi?

 

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Signore Gesù, aiutami ad accrescere la mia fede.

Tu sai che, pur avendo l’uso di ragione, sono ancora “piccolo” agli occhi degli adulti e, se non sono prudente, rischio di essere influenzato negativamente da coloro che non ti conoscono o ti disprezzano.

Aiutami ad essere convinto che Tutto è stato creato per mezzo tuo e che Tu sei la Sapienza incarnata. Fa’ che ascolti volentieri le tue sante parole contenute del Vangelo e le possa mettere in pratica.

Illumina coloro che mi educano e mi istruiscono affinché io cammini nella verità.

Vedo che il mondo, creato per mezzo tuo, è meraviglioso, ma ci sono anche tanti pericoli insidiosi.

Oggi sono pochi coloro che ti adorano in cuor loro.

Fa’ che io, i miei famigliari, gli educatori, gli amici e l’intero genere umano, riconosciamo in Te la Verità per poterti glorificare con la nostra vita e per l’eternità.

 

 

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Mt.18,1-5.10

 

«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.

E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

 

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Gesù, mio Signore ed amico, so che pochi oggi ti ringraziano per tutto quello che hai fatto per l’intera umanità.

Io sono solo un ragazzino, ma vorrei esprimerti la mia riconoscenza innanzittuto per avermi donato l’esistenza, la quale è un dono inestimabile.

Poi ti ringrazio di cuore per la salute che mi stai donando: per la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto, perché posso studiare, lavorare, camminare.

Grazie per la mia anima immortale che ti potrà contemplare per l’eternità quando tu lo deciderai. Grazie anche per l’immenso dono dei Sacramenti in cui sei più presente.

Ti ringrazio di vero cuore per la mia famiglia, il papà, la mamma, i fratelli, i nonni e tutti i parenti.

Grazie per gli amici e per tutti coloro che mi vogliono bene: per gli insegnanti, educatori e catechisti che mi hai assegnato.

Ti ringrazio per il Santo protettore e per il mio angelo custode

 

Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso San Giuseppe, e mi raccomandai a lui con fervore.

Questo mio Padre e Protettore mi aiutò nella necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salute della mia anima.

Ho visto chiaramente che il suo aiuto mi fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare. Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta. Ed è cosa che fa meraviglia ricordare i grandi favori che il Signore mi ha fatto e i pericoli di anima e di corpo da cui mi ha liberata per l’intercessione di questo Santo benedetto.

Ad altri Santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso S. Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte.

Con ciò il Signore vuol farci intendere che a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, così anche in cielo fa tutto quello che gli chiede. Ciò han riconosciuto per esperienza anche altre persone che dietro mio consiglio si sono raccomandate al suo patrocinio. Molte altre si sono fatte da poco sue devote per aver sperimentato questa verità.

Procuravo di celebrarne la festa con la maggior possibile solennità… Per la grande esperienza che ho dei favori ottenuti da S. Giuseppe, vorrei che tutti si persuadessero ad essergli devoti. Non ho conosciuto persona che gli sia veramente devota e gli renda qualche particolare servizio senza far progressi in virtù. Egli aiuta moltissimo chi si raccomanda a lui. È già da vari anni che nel giorno della sua festa io gli chiedo qualche grazia, e sempre mi sono vista esaudita. Se la mia domanda non è tanto retta, egli la raddrizza per il mio maggior bene…

Chiedo solo per amore di Dio che chi non mi crede ne faccia la prova, e vedrà per esperienza come sia vantaggioso raccomandarsi a questo glorioso Patriarca ed essergli devoti. Gli devono essere affezionate specialmente le persone di orazione, perché non so come si possa pensare alla Regina degli Angeli e al molto che ha sofferto col Bambino Gesù, senza ringraziare S. Giuseppe che fu loro di tanto aiuto.

Chi non avesse maestro da cui imparare a far orazione, prenda per guida questo Santo glorioso, e non sbaglierà….

Dall’autobiografia di Santa Teresa d’Avila

 

 

 

 

Gesù, che sei stato bambino, donaci un’anima da bambino per poter essere semplici, contenti, fiduciosi e pieni di tenerezza e di affetto verso tutti gli uomini nostri fratelli e verso tutti gli esseri della tua creazione.

Tu che sei Figlio di Dio e hai assunto e consacrato la natura umana, insegnaci ad amare Te nei fratelli ed in noi stessi, affinché, divinizzati da Te, possiamo raggiungere la pienezza a cui ci hai destinati nel seno dell’Amore Trinitario.

 

 

 

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EPIFANIA 2019

a cura di p. Ermes Ronchi

Mt 2, 1-12

 

Strade nuove di fra Davide Montagna

Cercatore verace di Dio

è solo chi inciampa

su di una stella,

scambia incenso ed oro

con un ridente cuore

di bimbo

e, tentando strade nuove,

si smarrisce nel pulviscolo

magico del deserto…

 

INIZIO

Vedi Signore quanti volti belli e quante lacrime.

Qui davanti a te. A cercare il tuo abbraccio.

Sono occhi belli, quelli di ciascuno.

Impastati di luce ma anche di lacrime.

Ma quando le lacrime incontrano la luce nascono arcobaleni.

Tu sei la luce: illumina le nostre vite Signore

 

Omelia

Epifania. Festa dei lontani e dei cercatori di Dio. Perché Dio è sempre da scoprire. Se c’è una cosa che può offendere Dio, è quella di pensare di conoscerlo. Perché poi vuol dire che tu lo rimpicciolisci su tua misura, mentre Dio trascende, sempre altro e sempre oltre.

Festa di tutti i cercatori di Dio, e di tutti i cercatori dell’uomo. Perché è la stessa ricerca infinita. Anzi chi può dire perfino di conoscere se stesso? Io non so neanche che sentimenti avrò prima di sera.

E notiamo che non sono i re o i sommi sacerdoti o un eroe a manifestare Dio, ma l’ultimo di tutti gli uomini, l’ultimo arrivato: trovarono un bambino in braccio a sua madre e prostratisi lo adorarono. E dopo aver fatto il periplo di tutta la terra, dopo aver indagato gli universi, si fermano davanti a un bambino. La scoperta è lì. Una cosa enorme. Chi non ha il coraggio di inginocchiarsi lì, non trova né Dio, né l’uomo.

Il primo movimento della ricerca di Dio e dell’uomo lo indica Isaia: “Alza il capo e guarda”. Due verbi bellissimi: alzare il capo, guardare in alto e attorno, sollevare gli occhi, aprire le finestre di casa al grande respiro del mondo.

Alza il capo e guarda, cerca un pertugio, un angolo di cielo e poi da lassù interpreta la vita, ma a partire dall’alto, da obiettivi alti. A partire da una stella.

Il vangelo racconta la ricerca di Dio come un viaggio, al ritmo della carovana, al passo di una piccola comunità; il viaggio dei Magi attraversa deserti e città, naufraghi sempre in questo infinito (scrive Turoldo) e quindi la ricerca non consiste tanto nel passare di libro in libro, ma di persona in persona: siamo noi la sua Epifania, ognuno un proprio momento di Dio, in ognuno è seminato un frammento di stella cometa.

Cercarlo: e non come scribi di Gerusalemme, ma come magi.

Gli scribi di Gerusalemme sapevano, “a Betlemme deve nascere”,

i sacerdoti sapevano tutto, ma non credevano.

Perché non bastano i libri, non basta la cultura, occorre diventare sapienti. Mia madre non aveva studiato teologia ma sapeva più di tanti teologi. Occorre la passione per Dio, il tormento.

Quanta gente ho conosciuto che aveva il tormento di Dio e magari non praticava… Continuava a cercare, e magari credeva più di noi praticanti.

Il terzo passo è il ritmo della carovana. La tradizione parla di tre re magi, ma il vangelo dice ‘alcuni magi’: una piccola comunità, un gruppo: camminano insieme, attenti alle stelle e attenti l’uno all’altro. Fissando il cielo e fissando gli occhi di chi cammina a fianco, capaci di rallentare il passo sulla misura dell’altro, di porgere il braccio a chi sta facendo più fatica.

Il quarto passo è il più sorprendente. Il cammino dei magi è pieno di errori: perdono la stella, approdano nella grande città anziché nel piccolo villaggio; chiedono del bambino a un assassino di bambini; cercano una reggia e troveranno una povera casa. Ma non si arrendono: hanno l’infinita pazienza di ricominciare. Il nostro dramma non è cadere, è arrendersi alle cadute.

E poi l’atto finale: videro il bambino in braccio alla madre, si prostrarono e offrirono i loro doni.

Il dono più prezioso che i Magi portano non è l’oro, è il loro stesso viaggio. Il dono impagabile sono i mesi trascorsi in ricerca, andare e ancora andare dietro ad un desiderio più forte di deserti e fatiche.

Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui.

Dio ha sete della nostra sete.

Lì sta il nostro regalo più grande.

  1. Turoldo canta: Magi, voi siete i santi più nostri!

Nostri perché lontani ma incamminati;

nostri perché mostrano che si può arrivare a Lui per mille strade, non ce n’è una sola; che ognuno ha la sua strada, ce l’ha anche chi, come loro, non conosce e non legge la bibbia.

Sono i santi più nostri per quel loro misterioso strabismo: piedi per terra sì, ma occhi nel cielo; come loro si avanza davvero quando si decide di seguire non le paure, ma la speranza, un sogno; quando si decide di ascoltare Isaia: alza il capo e guarda!

Nostri i Magi perché la ricerca finisce in una casa, una delle nostre case. La stella si posa sulla nostra vita semplice, sul nostro quotidiano. Una stella, su ognuna delle nostre case, su ogni famiglia:

ed entrati videro il Bambino e sua Madre e lo adorarono.

E adorano un bambino. C’è qui una lezione misteriosa:

non adorano l’Uomo della Croce, non il Risorto glorioso,

non un uomo saggio dalle parole di luce,

non un giovane nel pieno del suo vigore,

semplicemente un bambino in braccio a sua madre.

È sulla terra la cosa più vicina a Dio: non solo Dio è come noi, non solo è il Dio-con-noi, ma è un Dio piccolo fra noi.

E di lui non puoi avere paura,

e da un bambino che ami non ce la fai ad allontanarti.

Vediamo oggi cose all’opposto di queste: 26 paesi tra i più forti e ricchi del mondo, l’Europa, che non sono capaci di accogliere 49 migranti, con madri e bambini, da 15 giorni in mare…

Penso a come si possano capovolgere le parole di Erode ai Magi: Informatevi con cura del Bambino e quando lo avrete trovato fatemelo sapere perché venga anch’io ad adorarlo!

Erode è l’uccisore di sogni ancora in fasce. Erode è dentro di noi, è quel cinismo, quel disprezzo, quelle paure che in noi distruggono i sogni e le speranze.

Vorrei riscattare queste parole dalla loro profezia di morte e ripeterle all’amico, al teologo, all’artista, al poeta, allo scienziato, all’uomo della strada, a ciascuno di voi qui: hai trovato il Bambino?

Ti prego, cerca ancora, accuratamente, nella storia, nei libri, nel cuore delle cose, cerca nel Vangelo, nella stella e nella parola, cerca nelle persone e in fondo alla speranza;

cerca ancora con cura, fissando gli abissi del cielo e gli abissi del cuore, e poi fammelo sapere perché venga anch’io ad adorarlo.

E voi fratelli, dovreste dire e ripetere a noi preti:

informatevi sempre più accuratamente,

cercate di conoscere sempre meglio quel Bambino,

fatecelo sentire vivo e vero questo Dio piccolo fra noi,

fatecelo sentire vicino, così che anche noi lo possiamo sentire e vedere.

Aiutateci a trovarlo e verremo, con i nostri piccoli doni,

verremo con tutta la fierezza dell’amore,

con i nostri sogni salvati da tutti gli Erodi della storia e del cuore.

 

Preghiera

Oro incenso e mirra portano i Magi,

non fiori, giocattoli o dolciumi,

l’oro della nostra obbedienza,

l’incenso della nostra adorazione,

la mirra delle angosce, delle delusioni.

Il prezioso, il sublime e l’austero,

il nobile, il divino e il tragico,

in quel Bambino c’è tutto questo.

E io Signore, io che vengo da lontano,

io che ho percorso strade difficili e talvolta sbagliate

quale dono posso offrirti?

Il tesoro che ti dono è la mia vita, Signore,

e che sia semplice e dritta come un flauto

perché tu la possa riempire, riempire con la tua musica.

La mia vita, Signore, ti dono

e sia argilla tenera fra le tue mani

perché tu possa darle forma, la forma che vorrai.

La mia vita ti dono, Signore,

come un seme libero nel vento

perché tu possa seminarlo dove vorrai,

e possa fiorire per i fratelli e per te. Amen

 

Andiamo in pace e speranza, custodendo una stella in fondo al cuore.

Per tracciare lunghi e diritti i solchi della vita, legare il timone dell’aratro ad una stella.

 

 

 

 

 

 

Il vangelo a cura di Ermes Ronchi

Epifania del Signore – anno C

Vangelo – Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Commento di p.Ermes

Epifania, festa dei cercatori di Dio, dei lontani, che si sono messi in cammino
dietro a un loro profeta interiore, a parole come quelle di Isaia “Alza il capo e
guarda”.
Due verbi bellissimi: alza, solleva gli occhi, guarda in alto e attorno, apri le
finestre di casa al grande respiro del mondo. E guarda, cerca un pertugio, un angolo
di cielo, una stella polare, e da lassù interpreta la vita, a partire da obiettivi alti.
Il vangelo racconta la ricerca di Dio come un viaggio, al ritmo della carovana, al
passo di una piccola comunità: camminano insieme, attenti alle stelle e attenti l’uno
all’altro. Fissando il cielo e insieme gli occhi di chi cammina a fianco, rallentando il
passo sulla misura dell’altro, di chi fa più fatica.
Poi il momento più sorprendente: il cammino dei magi è pieno di errori: perdono la
stella, trovano la grande città anziché il piccolo villaggio; chiedono del bambino a un
assassino di bambini; cercano una reggia e troveranno una povera casa. Ma hanno
l’infinita pazienza di ricominciare. Il nostro dramma non è cadere, ma arrenderci alle
cadute.
Ed ecco: videro il bambino in braccio alla madre, si prostrarono e offrirono
doni. Il dono più prezioso che i Magi portano non è l’oro, è il loro stesso viaggio. Il
dono impagabile sono i mesi trascorsi in ricerca, andare e ancora andare dietro ad un
desiderio più forte di deserti e fatiche. Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui.
Dio ha sete della nostra sete: il nostro regalo più grande.
Entrati, videro il Bambino e sua madre e lo adorarono. Adorano un bambino.
Lezione misteriosa: non l’uomo della Croce né il Risorto glorioso, non un uomo
saggio dalle parole di luce né un giovane nel pieno del vigore, semplicemente un
bambino. Non solo a Natale Dio è come noi, non solo è il Dio-con-noi, ma è un Dio
piccolo fra noi. E di lui non puoi avere paura, e da un bambino che ami non ce la fai
ad allontanarti.
Informatevi con cura del Bambino e poi fatemelo sapere perché venga anch’io
ad adorarlo! Erode è l’uccisore di sogni ancora in fasce, è dentro di noi, è quel
cinismo, quel disprezzo che distruggono sogni e speranze.

Vorrei riscattare queste parole dalla loro profezia di morte e ripeterle
all’amico, al teologo, all’artista, al poeta, allo scienziato, all’uomo della strada, a
chiunque: hai trovato il Bambino?
Ti prego, cerca ancora, accuratamente, nella storia, nei libri, nel cuore delle
cose, nel Vangelo e nelle persone; cerca ancora con cura, fissando gli abissi del cielo
e gli abissi del cuore, e poi raccontamelo come si racconta una storia d’amore, perché
venga anch’io ad adorarlo, con i miei sogni salvati da tutti gli Erodi della storia e del
cuore.

(Letture: Isaia 60,1-6; Salmo 71; Efesini 3,2-3.5-6; Matteo 2,1-12)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-dono-piu-prezioso-dei-magi-il-loro-stesso-viaggio

Commento al Vangelo domenica 6 gennaio 2019 – EPIFANIA del SIGNORE – p.Ermes

 

 

 

 

Prostràti i santi Magi
adorano il Bambino,
offron doni d’Oriente:
oro, incenso e mirra.

O simboli profetici
di segreta grandezza,
che svelano alle genti
una triplice gloria!

Oro e incenso proclamano
il Re e Dio immortale;
la mirra annunzia l’Uomo
deposto dalla croce.

Betlemme, tu sei grande
fra le città di Giuda:
in te è apparso al mondo
il Cristo Salvatore.

Nelle sue mani il Padre
pose il giudizio e il regno:
lo attestano concordi
le voci dei profeti.

Non conosce confini
nello spazio e nel tempo
il suo regno d’amore,
di giustizia e di pace.

A te sia lode, o Cristo,
nato da Maria Vergine,
al Padre ed allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

Gesù Bambino, è l’Amore Onnipotente che si è incarnato in un fragile bimbo. Egli ci mostra la vera umiltà per cui:

Anche se ti rendi conto che gli altri ti salutano solo per formalità, tu saluta sempre tutti con amore.

Quando gli altri ti trattano con disprezzo, guardali con dolcezza e così farai capire che tutti siamo amati dallo stesso Creatore.

Se riscontri con amarezza l’ingratitudine da chi hai fatto del bene, tu continua a fare loro il bene, anche pregando. Prima o poi lo Spirito Santo li illuminerà.

Se incontri volti indifferenti o duri, dona loro un sorriso.

Se al termine della giornata lavorativa nessuno riconosce le tue fatiche, guarda Gesù Bambino nel presepe: egli ti è sempre riconoscente.

(Una voce dal deserto)

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp… FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Accogliere Dio in un bambino, il segreto della Vergine Maria

XXV Domenica – Tempo ordinario – Anno B

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Gesù mette i dodici, e noi con loro, sotto il giudizio di quel limpidissimo e stravolgente pensiero: chi vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti.
Offre di se stesso tre definizioni, una più contromano dell’altra: ultimo, servitore, bambino.

Chi è il più grande? Di questo avevano discusso lungo la via. Ed ecco il modo magistrale di Gesù di gestire le relazioni: non rimprovera i suoi, non li giudica, non li accusa, pensa invece ad una strategia per educarli ancora. E lo fa con un gesto inedito: un abbraccio a un bambino. Il Vangelo in un abbraccio, che apre una intera rivelazione: Dio è così, più che onni-potente, onni-abbracciante (K. Jaspers).

Gesù mette al centro non se stesso, ma il più inerme e disarmato, il più indifeso e senza diritti, il più debole, il più amato, un bambino. Se non diventerete come bambini… Gesù ci disarma e sguinzaglia il nostro lato giocoso, fanciullesco. Arrendersi all’infanzia è arrendersi al cuore e al sorriso, accettare di lasciare la propria mano in quella dell’altro, abbandonarsi senza riserve (C. Cayol). Proporre il bambino come modello del credente è far entrare nella religione l’inedito. Cosa sa un bambino? La tenerezza degli abbracci, l’emozione delle corse, il vento sul viso… Non sa di filosofia né di leggi. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida. Gesù ci propone un bambino come padre, nel nostro cammino di fede. «Il bambino è il padre dell’uomo» (Wordsworth). I bambini danno ordini al futuro.

E aggiunge: Chi lo accoglie, accoglie me! fa un passo avanti, enorme e stupefacente: indica il bambino come sua immagine. Dio come un bambino! Vertigine del pensiero. Il Re dei re, il Creatore, l’Eterno in un bambino? Se Dio è come un bambino significa che va protetto, accudito, nutrito, aiutato, accolto (E. Hillesum).

Accogliere, verbo che genera il mondo nuovo come Dio lo sogna. Il nostro mondo avrà un futuro buono quando l’accoglienza, tema bruciante oggi su tutti i confini d’Europa, sarà il nome nuovo della civiltà; quando accogliere o respingere i disperati, i piccoli, che sia alle frontiere o alla porta di casa mia, sarà considerato accogliere o respingere Dio stesso.

A chi è come loro appartiene il regno di Dio. I bambini non sono più buoni degli adulti, sono anche egocentrici, impulsivi e istintivi, a volte persino spietati, ma sono maestri nell’arte della fiducia e dello stupore. Loro sì sanno vivere come i gigli del campo e gli uccelli del cielo, incuriositi da ciò che porta ogni nuovo giorno, pronti al sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si fidano totalmente. Del Padre e della Madre.

Il bambino porta la festa nel quotidiano, è pronto ad aprire la bocca in un sorriso quando ancora non ha smesso di asciugarsi le lacrime. Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino.

Accogliere Dio come un bambino: è un invito a farsi madri, madri di Dio. Il modello di fede allora sarà Maria, la Madre, che nella sua vita non ha fatto probabilmente nient’altro di speciale che questo: accogliere Dio in un bambino. E con questo ha fatto tutto.

(Letture: Sapienza 2,12.17-20; Salmo 53; Giacomo 3,16-4,3; Marco 9,30-37)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/accogliere-dio-in-un-bambino-il-segreto-della-vergine-maria

Commento al Vangelo 23 settembre – p.Ermes – Accogliere Dio in un bambino, il segreto della Vergine Maria

Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro:
«Se uno vuole essere il primo,
sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro:
«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me;
e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Marco 9,30-37

Chi è il più grande?
Di questo avevano discusso lungo la via.
Ed ecco il modo magistrale di Gesù
di gestire le relazioni:
non rimprovera i suoi, non li giudica, non li accusa,
pensa invece ad una strategia
per educarli ancora.
E lo fa con un gesto inedito:
un abbraccio a un bambino.
(Ermes Ronchi)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/accogliere-dio-in-un-bambino-il-segreto-della-vergine-maria

 

“Portarono Gesù nel tempio: Simeone lo prese tra le braccia e benedisse Dio.”

A noi tutti spontaneamente viene da pensare che Simeone è stato veramente fortunato ad abbracciare il Bambino Gesù.

Ma se ci pensiamo bene, al giorno d’oggi, ciascuno di noi è ancora più fortunato di Simeone perché, mentre lui lo prese tra le braccia, noi possiamo sempre ricevere interiormente Gesù in corpo, sangue , anima e divinità attraverso il Sacramento dell’Eucaristia.

Ma ci vuole fede, come del resto anche Simeone, illuminato dallo Spirito Santo aveva fede!

 

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2017 NATALE DEL SIGNORE

messa del giorno

 

E’ Natale: la Parola di Dio è un Bambino d’uomo che non sa neppure parlare, l’Eterno è un neonato, appena il mattino di una vita.

E’ da qui, dove l’infinitamente grande si fa infinitamente piccolo, chi cristiani cominciano a contare gli anni, a raccontare la storia. Questo è il nodo vivo del tempo. Ad esso siamo convocati, perché attorno a questo nodo danzano i secoli e il cuore può cambiare. Ma se anche Cristo fosse nato mille volte a Betlemme ma non nasce in te, allora è nato invano.

Signore Gesù, siamo qui perché vogliamo restare umani, inquieti, sensibili e visionari, per questo ti preghiamo: nasci in noi, Signore.

Signore Gesù, che continui a perdonarmi anche quando io non mi perdono, che mi corri dietro a riportarmi le chiavi di casa, che alleggerisci i miei errori con sorriso di madre, ti prego nasci in me Signore

Signore Gesù, sono venuto da te che non ti stanchi di abbracciarmi nella fatica, di ridarmi l’infinita pazienza di ricominciare, per questo ti prego: nasci in noi Signore.

 

Omelia

Dietro l’altare vedete questo mosaico di legni antichi, spezzati e dipinti: Cristo abbracciante, un grande abbraccio, un abbraccio infinito, smisurato, che sembra allargarsi ancora, dove c’è posto per tutti, per sempre.

Natale è l’abbraccio di Dio. Che non è l’onnipotente ma l’onniabbracciante, il tutto-abbracciante. Perché il mondo non sempre è comprensibile, ma è sempre abbracciabile (M. Buber).

Qui davanti all’altare vedete un grande pane che fa da culla al Bambino. Betlemme vuol dire: Casa del pane, c’è pane per l’umanità in quel luogo, Dio si è fatto pane, deposto in una mangiatoia, che è il luogo umile del cibo, per dirci: mangiate di me, io sono il pane della vita, pane spezzato per la nostra fame di vita. Qui troviamo il morso del più, energia per vivere senza paura.

E’ anche bello l’albero di Natale, bello il presepio. Ma questi legni duri che fioriscono, che mettono gemme di tenerezza, e questo pane, mi commuovono.

Il Verbo si è fatto abbraccio, pane, corpo! Ma per capire di più penso al Bambino che cerca il latte della Madre e dico: il Verbo si è fatto fame.

Non gli angeli, ma una ragazza inesperta e generosa si occupa di Lui: Dio si è fatto bisogno.

Penso agli abbracci che Gesù ha ricevuto e poi ha riservato ai piccoli e agli amici e dico: il Verbo si è fatto carezza.

Penso al pianto di Gesù davanti alla tomba dell’amico Lazzaro e dico: Dio si è fatto lacrime.

Penso a quel petalo di fango che Gesù stende sugli occhi del cieco e dico: il Verbo si è fatto polvere, mano e saliva, e occhi nuovi.

Poi penso alla Croce e dico: Dio si è fatto agnello, carne che grida di dolore.

Colui che ha riempito il cielo con miliardi di galassie, l’inventore dell’universo si fa piccolo e ricomincia da Betlemme, da una mangiatoia. Ci deve essere qualcosa di vero in tutto ciò, non può trattarsi di un inganno, è troppo diverso da tutto ciò che pensiamo.

Colui che ha separato luce e tenebra, firmamento e terra si fa inchiodare su una Croce. Ci deve essere, per forza, qualcosa di vero in questo troppo disarmato amore.

E se della storia di Gesù i due vertici, i due estremi sono una mangiatoia e una croce questa nostra fede non può essere una illusione. A Betlemme non c’è nessun inganno, nessun raggiro, nessuna menzogna, lo garantiscono la mangiatoia e un gruppo di pastori, odorosi di lana e di latte.

Avvolti da una nuvola di canto: “Pace in terra agli uomini che Dio ama”. Tutti, nessuno escluso, tutti amati

E loro vanno dove l’angelo aveva detto. E’ così bello che Luca prenda nota di questa unica visita.

E’ bello per tutti i poveri, gli ultimi, gli anonimi, i dimenticati. I pastori facevano un lavoro disprezzato e impuro, mai in sinagoga, sempre persi dietro i loro agnelli, e Dio li sceglie. Sceglie la via della periferia. Betlemme non si accorge di essere la culla di Dio.

Questi nostri paesi non vedono che sono la porta di Dio.

Eppure chissà quanti uomini e donne e bambini, i più veri, sanno ascoltare la buona novella: Dio come un abbraccio, come un pane.

Gli angeli a Betlemme si rivolgono agli ultimi della fila e questi diventano i primi…

La grande ruota della storia aveva sempre girato in un unico senso, dal basso verso l’alto, dal piccolo verso il grande, dal debole verso il forte. Quando Dio si fa Figlio di una donna, il movimento del meccanismo della storia si inceppa. E poi riprende a scorrere nel senso opposto, nel senso del Forte che si fa servo del debole, dell’Eterno, che cammina fra l’età dell’uomo. Il fiume di fuoco si abbrevia in una scintilla, il tutto nel frammento.

Natale è l’inizio di un capovolgimento, di un nuovo ordinamento di tutte le cose.

Natale non è ricordare un compleanno, è profezia.

Non è facile il Natale, una festa drammatica, tutta la violenza del mondo contraddice gli angeli di Betlemme, tutte le lacerazioni contraddicono il sogno della pace.

E viene un dubbio: se fosse tutto una illusione generata dal bambino che vive in noi? Se fossimo rimandati a Dio, rimbalzati fino a Lui soltanto dalla paura e dai disastri della storia? Se la fede fosse figlia della paura?

Ma a Betlemme è accaduto l’opposto, è Dio che è venuto fino a noi, è Lui che ha bisogno di noi, per questa sua passione di unirsi all’amato, in questa passione d’abbracci, di pane mangiato.

 

Ora è il tempo del nostro Natale, Cristo nasce perché io nasca in lui, che io nasca così piccolo e così libero da essere incapace di aggredire, di odiare, di minacciare, di umiliare.

Lo dico con le parole di Ambrogio: “Se Gesù Cristo fosse nato mille volte a Betlemme ma non nasce in te allora è nato invano.”

Io non conosco nessuna prova che dimostri che il Natale è vero. Avrò sempre domande dentro, e molte. Ma c’è un bambino in me che a Natale sa ascoltare ancora il brusìo degli angeli; c’è un bambino in me, tu gli parli di Dio e lui lo sente respirare, gli dici che è Natale e lui vede un volo di angeli che aprono la strada.

C’è in me, però, anche un uomo disilluso che ritiene il Natale una festa ormai pagana, che ha visto il cielo perdere le stelle e brillare di luci illusorie; gli dici ‘Betlemme’ e lui contesta che duemila anni di storia hanno portato solo al moltiplicarsi dei posti di blocco, a un muro alto sette metri che separa Betlemme dal resto del mondo e taglia in due quella che è la casa del pane.

Ma in me c’è, oltre al bambino, oltre all’uomo disilluso, in me c’è anche un uomo che crede e prega così:

Mio Dio, mio Dio Bambino / povero come l’amore / piccolo come un piccolo d’uomo / umile come la paglia dove sei deposto. / Mio piccolo Dio / che impari a vivere questa nostra stessa vita / che domandi attenzione e protezione / mio Dio incapace di difenderti / e di aggredire e di fare del male / mio Dio che vivi soltanto se sei amato / che altro non sai fare che amare / e domandare amore, / insegnami che non c’è altro senso / non c’è altro destino che diventare come Te / Colui che cinge per sempre in un abbraccio / l’amarezza di ogni sua creatura / malata di solitudine.

 

 

Preghiera alla comunione (L. Verdi)

Abita in mezzo a noi, Signore, con la tua presenza leggera.

Facci tremare davanti al tuo sguardo chiaro.

Tu hai portato poesia nel cuore dell’universo,

hai riaperto le porte, risvegliato la primavera,

Tu il presente e l’avvenire, Tu la forza e l’amore.

Il tuo tocco amoroso benedice ogni povertà.

Nato come ogni uomo

fremente di luce, ruvido di terra,

mormorante d’acqua e di vento,

nato per ricordarci

che ci vuole vita per amare la vita.

Nato in una notte di respiro su respiro

notte che si fece intima

con il dono della tua nudità.

In questo giorno aiuta il nostro sguardo

a non allontanarsi da Te,

un’ansia di luce

morda gli uomini

che non sognano più.

 

 

 

 

Il Vangelo – a cura di Ermes Ronchi

La vecchiaia del mondo e l’eterna giovinezza di Dio

Santa Famiglia – Anno B

Dal Vangelo secondo Luca – Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. […]

Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Una giovanissima coppia col suo primo bambino arriva portando la povera offerta dei poveri, due tortore, e la più preziosa offerta del mondo: un bambino.
Non fanno nemmeno in tempo a entrare che subito le braccia di un uomo e di una donna si contendono il bambino. Sulle braccia dei due anziani, riempito di carezze e di sorrisi, passa dall’uno all’altro il futuro del mondo: la vecchiaia del mondo che accoglie fra le sue braccia l’eterna giovinezza di Dio.

Il piccolo bambino è accolto non dagli uomini delle istituzioni, ma da un anziano e un’anziana senza ruolo ufficiale, però due innamorati di Dio che hanno occhi velati dalla vecchiaia ma ancora accesi dal desiderio. Perché Gesù non appartiene all’istituzione, ma all’umanità. L’incarnazione è Dio che tracima dovunque nelle creature, nella vita che finisce e in quella che fiorisce.

«È nostro, di tutti gli uomini e di tutte le donne. Appartiene agli assetati, a quelli che non smettono di cercare e sognare mai, come Simeone; a quelli che sanno vedere oltre, come la profetessa Anna; a quelli capaci di incantarsi davanti a un neonato, perché sentono Dio come futuro» (M. Marcolini).

Lo Spirito aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia. Sono parole che lo Spirito ha conservato nella Bibbia perché io, noi, le conservassimo nel cuore: anche tu, come Simeone, non morirai senza aver visto il Signore. È speranza. È parola di Dio. La tua vita non finirà senza risposte, senza incontri, senza luce. Verrà anche per te il Signore, verrà come aiuto in ciò che fa soffrire, come forza di ciò che fa partire.

Io non morirò senza aver visto l’offensiva di Dio, l’offensiva del bene, l’offensiva della luce che è già in atto dovunque, l’offensiva del lievito

.
Poi Simeone canta: ho visto la luce da te preparata per tutti. Ma quale luce emana da Gesù, da questo piccolo figlio della terra che sa solo piangere e succhiare il latte e sorridere agli abbracci? Simeone ha colto l’essenziale: la luce di Dio è Gesù, luce incarnata, carne illuminata, storia fecondata, amore in ogni amore. La salvezza non è un opera particolare, ma Dio che è venuto, si lascia abbracciare dall’uomo, è qui adesso, mescola la sua vita alle nostre vite e nulla mai ci potrà più separare.

Tornarono quindi alla loro casa. E il Bambino cresceva e la grazia di Dio era su di lui. Tornarono alla santità, alla profezia e al magistero della famiglia, che vengono prima di quelli del tempio. Alla famiglia che è santa perché la vita e l’amore vi celebrano la loro festa, e ne fanno la più viva fessura e feritoia dell’infinito.

(Letture: Genesi 15,1-6; 21,1-3; Salmo 104; Ebrei 11,8.11-12.17-19; Luca 2,22-40)

 

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La scena è ambientata in Ungheria, al tempo delle terribili persecuzioni comuniste contro la fede.

Alla scuola comunale, l’istitutrice è una atea militante che non perde nessuna occasione per seminare dubbi nei cuori dei bambini che, quasi tutti, vengono da famiglie praticanti. Una dei bambini, Angela, di 10 anni, si distingue per la grande fede e diventa il bersaglio della istitutrice. Un giorno, questa donna inventa un nuovo metodo per estrarre ogni barlume di fede dal cuore di questi bambini innocenti. Domanda ad Angela :

– Quando i tuoi genitori ti chiamano, che fai?
– Vado da loro, risponde la bambina.
– E quando chiamano lo spazzacamino, che succede?
– Arriva lo spazzacamino.
– Bene figlia mia, viene perché esiste! Tu vieni perché esisti. Ma supponiamo che i tuoi genitori chiamino tua nonna che è morta, pensi che verrà?
– No, non credo che verrà.
– Brava! E se chiamano cappuccetto rosso o barbablù, che succederà?
– Non verrà nessuno perché si tratta di favole.
– Perfetto! Vedete dunque, bambini, che i viventi, quelli che esistono, rispondono a coloro che li chiamano, e coloro che non rispondono, non vivono più oppure hanno smesso di esistere. E’ chiaro, vero?
– Sì, risponde tutta la classe con voce timida.
– Tu Angela, credi che il Bambino Gesù ti senta quando lo chiami?

La piccola risponde con un fervore improvviso, indovinando il tranello:

– Sì, credo che mi senta!
– Bene, facciamo allora un piccolo esperimento. Se il Bambino Gesù esiste, udrà la vostra chiamata. Gridate allora tutti insieme, a voce alta: “Vieni Gesù Bambino!”
Dopo un lungo silenzio durante il quale l’istitutrice assapora lo smarrimento dei bambini, Angela si lancia in mezzo alla classe e grida :
– Ebbene sì, noi lo chiameremo. Tutti insieme, “Vieni Gesù Bambino!”
Tutti gli scolari si alzano e gridano, pieni di speranza:
– “Vieni Gesù Bambino!”

Tralascio i dettagli per arrivare ai fatti. Tutti i bambini guardavano Angela, quando di colpo la porta si aprì senza rumore.

“Tutta la luce del giorno si raccolse improvvisamente verso la porta. Questa luce cresceva e aumentava e divenne un globo di fuoco. All’inizio i bambini ebbero paura, ma il globo si aprì e dentro apparve un bellissimo bambino come non ne avevano mai visto uno. Il bambino sorrideva loro senza dire una parola. La sua presenza era dolcissima. Vestito di bianco, sembrava un piccolo sole. Era lui che produceva la luce. Non disse niente, sorrideva soltanto; poi disparve nel globo di luce che si dissolveva poco a poco, secondo le testimonianze dei bambini. La porta si richiuse da sola dolcemente. Inondati di gioia, i bambini non potevano parlare. Ma un grido stridulo ruppe il silenzio. Hagarde, l’istitutrice urlava : “È venuto! è venuto!” Poi scappò sbattendo la porta.

Angela disse semplicemente: “Vedete, lui esiste!”.

Il cappellano dell’epoca dopo interrogò ciascun bambino e dichiarò sotto giuramento che i bambini non si contraddicevano. D’altra parte i bambini trovavano questo quasi normale e uno di loro affermò: “Poiché eravamo in difficoltà, bisognava bene che Gesù bambino venisse a cavarci dagli impicci!”.

L’istitutrice abbandonò il suo lavoro per motivi di salute mentale. Ripeteva continuamente: “È venuto! È venuto!”.

TESTO TRATTO DA:
“CHI COMPRENDERA’ IL CUORE DI DIO” DI MARIA DOMINIQUE MOLINIE’

Episodio storico accertato

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua