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Dio nostro Padre, per mezzo degli apostoli, ci ha fatto eredi del regno dei cieli.  Ti loda, Signore, il coro degli apostoli.

Gloria a te, Signore, per la mensa del corpo e del sangue di Cristo, trasmesso a noi dagli apostoli, è il banchetto imbandito dal tuo Figlio, che ci nutre e ci da vita.

Gloria a te, Signore, per la mensa della tua parola preparata a noi dagli apostoli, è il vangelo del tuo Figlio che ci illumina e ci conforta.

Gloria a te, Signore, per la tua Chiesa santa, costruita sul fondamento degli apostoli, è il tuo tempio santo, che ci unisce in un solo corpo e in un solo spirito.

Gloria a te, Signore, per la grazia del battesimo e della penitenza affidati al ministero degli apostoli, è il lavacro istituito dal tuo Figlio, che ci purifica da tutte le nostre colpe.

(PREGHIERA LITURGICA)

 

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 GENNAIO 2020

 

«Cari figli, so di essere presente nelle vostre vite e nei vostri cuori. Sento il vostro amore, odo le vostre preghiere e le rivolgo a mio Figlio.

Però, figli miei, io voglio essere, mediante un amore materno, nella vita di tutti i miei figli.

Voglio radunare attorno a me tutti i miei figli, sotto il mio manto materno. Perciò invito voi e vi chiamo apostoli del mio amore, perché mi aiutiate.

Figli miei, mio Figlio ha pronunciato le parole: “Padre nostro”, Padre nostro che sei ovunque e nei nostri cuori, perché vuole insegnarvi a pregare con le parole e i sentimenti.

Vuole che siate sempre migliori, che viviate l’amore misericordioso che è preghiera e sacrificio illimitato per gli altri.

Figli miei, date a mio Figlio l’amore per il prossimo; date al vostro prossimo parole di consolazione, di compassione e atti di giustizia.

Tutto ciò che donate agli altri, apostoli del mio amore, mio Figlio lo accoglie come un dono.

E io sono con voi perché mio Figlio vuole che il mio amore, come un raggio di luce, rianimi le vostre anime, che vi aiuti nella ricerca della pace e della felicità eterna.

Perciò, figli miei, amatevi gli uni gli altri, siate uniti mediante mio Figlio, siate figli di Dio che tutti insieme con cuore colmo, aperto e puro, dicono il Padre nostro e non abbiate paura! 
Vi ringrazio».


 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 NOVEMBRE 2019

“Cari figli, il mio diletto Figlio ha sempre pregato e glorificato il Padre Celeste. Gli ha sempre detto tutto ed ha confidato nella sua volontà.

Così dovreste fare anche voi, figli miei, poiché il Padre Celeste ascolta sempre i suoi figli. Un unico cuore in un solo cuore: amore, luce e vita. Il Padre Celeste si è donato mediante un volto umano, e tale volto è il volto di mio Figlio.

Voi, apostoli del mio amore, voi dovreste sempre portare il volto di mio Figlio nei vostri cuori e nei vostri pensieri. Voi dovreste sempre pensare al suo amore e al suo sacrificio. Dovreste pregare in modo da sentire sempre la sua presenza.

Poiché, apostoli del mio amore, questo è il modo di aiutare tutti coloro che non conoscono mio Figlio, che non hanno conosciuto il suo amore.

Figli miei, leggete il libro dei Vangeli: è sempre qualcosa di nuovo, è ciò che vi lega a mio Figlio, che è nato per portare parole di vita a tutti i miei figli e per sacrificarsi per tutti. Apostoli del mio amore, portati dall’amore verso mio Figlio, portate amore e pace a tutti i vostri fratelli.

Non giudicate nessuno, amate ognuno mediante l’amore verso mio Figlio. In tal modo vi occuperete anche della vostra anima, ed essa è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene. Vi ringrazio!”

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2.10.19

 

“Cari figli,
la volontà e l’amore del Padre Celeste fanno sì che io sia qui in mezzo a voi, per aiutare con materno amore la crescita della fede nel vostro cuore, in modo che possiate davvero capire lo scopo della vita terrena e la grandezza di quella celeste.

Figli miei, la vita terrena è la via verso l’eternità, verso la verità e la vita: verso mio Figlio. Per quella via voglio condurvi. Voi, figli miei, voi che avete sempre sete di maggior amore, verità e fede, sappiate che solo una è la fonte da cui potete bere: la fiducia nel Padre Celeste, la fiducia nel suo amore.

Abbandonatevi completamente alla sua volontà e non temete: tutto ciò che è il meglio per voi, tutto quello che vi porta alla vita eterna, vi sarà dato! Comprenderete che lo scopo della vita non è sempre volere e prendere, ma amare e dare; avrete la vera pace ed il vero amore, sarete apostoli dell’amore.

Col vostro esempio, farete sì che quei miei figli che non conoscono mio Figlio ed il suo amore vogliano conoscerlo. Figli miei, apostoli del mio amore, adorate mio Figlio insieme a me, ed amatelo al di sopra di tutto. Cercate sempre di vivere nella sua verità. Vi ringrazio!”.

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 LUGLIO 2019

 

 

“Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora vi darò segni evidenti della mia presenza materna.

Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime.

Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva esperienze prodigiose bevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio, della Parola di vita.

Figli miei, col suo amore e sacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce della fede e vi ha mostrato la via della fede. Poiché, figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza.

La fede autentica rende la preghiera più sensibile, compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta.

Quei miei figli che hanno fede, una fede autentica, sono felici nonostante tutto, perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo.

Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica, a portare la luce là dove c’è tenebra, a vivere mio Figlio.

Figli miei, come Madre vi dico: non potete percorrere la via della fede e seguire mio Figlio senza i vostri pastori. Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi. Le vostre preghiere siano sempre con loro.

 

Vi ringrazio!”. Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Lo Spirito Santo? È Dio in libertà

Domenica di Pentecoste -Anno C – giugno 2019

Giovanni 14, 15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Lo Spirito, il misterioso cuore del mondo, radice di ogni femminilità che è nel cosmo (Davide M. Montagna), vento sugli abissi e respiro al primo Adamo, è descritto in questo vangelo attraverso tre azioni: rimarrà con voi per sempre, vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Tre verbi gravidi di bellissimi significati profetici: “rimanere, insegnare e ricordare”.

Rimanere, perché lo Spirito è già dato, è già qui, ha riempito la “camera alta”
di Gerusalemme e la dimora intima del cuore. Nessuno è solo, in nessuno dei giorni. Se anche me ne andassi lontano da lui, lui non se ne andrà mai. Se lo dimenticassi, lui non mi dimenticherà. È un vento che non ci spinge in chiesa, ma ci spinge a diventare chiesa, tempio dove sta tutto Gesù.

Insegnare ogni cosa: nuove sillabe divine e parole mai dette ancora, aprire uno spazio di conquiste e di scoperte. Sarà la memoria accesa di ciò che è accaduto “’in quei giorni irripetibili” quando la carne umana è stata la tenda di Dio, e insieme sarà la tua genialità, per risposte libere e inedite, per oggi e per domani. Letteralmente “in-segnare” significa incidere un segno dentro, nell’intimità di ciascuno, e infatti con ali di fuoco/ ha inciso lo Spirito /come zolla il cuore (Davide M. Montagna).

Ricordare: vuol dire riaccendere la memoria di quando passava e guariva la vita e diceva parole di cui non si vedeva il fondo; riportare al cuore gesti e parole di Gesù, perché siano caldi e fragranti, profumino come allora di passione e di libertà. Lo Spirito ci fa innamorare di un cristianesimo che sia visione, incantamento, fervore, poesia, perché “la fede senza stupore diventa grigia” (papa Francesco).

Un dettaglio prezioso rivela una caratteristica di tutte e tre le azioni dello Spirito: rimarrà sempre con voi; insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto.

Sempre, ogni cosa, tutto, un sentore di pienezza, completezza, totalità, assoluto. Lo Spirito avvolge e penetra; nulla sfugge ai suoi raggi di fuoco, ne è riempita la terra (Sal 103), per sempre, per una azione che non cessa e non delude. E non esclude nessuno, non investe soltanto i profeti di un tempo, le gerarchie della Chiesa, o i grandi mistici pellegrini dell’assoluto. Incalza noi tutti, cercatori di tesori, cercatrici di perle, che ci sentiamo toccati al cuore dal fascino di Cristo e non finiamo mai di inseguirne le tracce.

Che cos’è lo Spirito santo? È Dio in libertà. Che inventa, apre, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta. E a noi dona, per sempre, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per diventare, come madri, dentro la vita donatori di vita.

(Letture: Atti 2,1-11; Salmo 103; Romani 8,8-17; Giovanni 14, 15-16.23-26)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/lo-spiritosanto-e-dioin-liberta

Commenti al Vangelo domenica di Pentecoste – 9 giugno – p.Ermes – Dio vento nomade

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi
Le ferite di Gesù, alfabeto dell’amore

II Domenica di Pasqua – Anno C – 2019

Vangelo – Gv 20, 19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. […]

Venne Gesù a porte chiuse. In quella stanza, dove si respirava paura, alcuni non ce l’hanno fatta a restare rinchiusi: Maria di Magdala e le donne, Tommaso e i due di Emmaus. A loro, che respirano libertà, sono riservati gli incontri più belli e più intensi. Otto giorni dopo Gesù è ancora lì: l’abbandonato ritorna da quelli che sanno solo abbandonare; li ha inviati per le strade, e li ritrova chiusi in quella stanza; eppure non si stanca di accompagnarli con delicatezza infinita.

Si rivolge a Tommaso che lui stesso aveva educato alla libertà interiore, a dissentire, ad essere rigoroso e coraggioso, vivo e umano. Non si impone, si propone: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco. Gesù rispetta la fatica e i dubbi; rispetta i tempi di ciascuno e la complessità del credere; non si scandalizza, si ripropone.

Che bello se anche noi fossimo formati, come nel cenacolo, più all’approfondimento della fede che all’ubbidienza; più alla ricerca che al consenso! Quante energie e quanta maturità sarebbero liberate!

Gesù si espone a Tommaso con tutte le ferite aperte. Offre due mani piagate dove poter riposare e riprendere il fiato del coraggio. Pensavamo che la risurrezione avrebbe cancellato la passione, richiusi i fori dei chiodi, rimarginato le piaghe. Invece no: esse sono il racconto dell’amore scritto sul corpo di Gesù con l’alfabeto delle ferite, incancellabili ormai come l’amore stesso. La Croce non è un semplice incidente di percorso da superare con la Pasqua, è il perché, il senso.

Metti, tendi, tocca. Il Vangelo non dice che Tommaso l’abbia fatto, che abbia toccato quel corpo. Che bisogno c’era? Che inganno può nascondere chi è inchiodato al legno per te? Non le ha toccate, lui le ha baciate quelle ferite, diventate feritoie di luce.

Mio Signore e mio Dio. La fede se non contiene questo aggettivo “mio” non è vera fede, sarà religione, catechismo, paura. Mio dev’essere il Signore, come dice l’amata del Cantico; mio non di possesso ma di appartenenza: il mio amato è mio e io sono per lui. Mio, come lo è il cuore e, senza, non sarei. Mio come il respiro e, senza, non vivrei.

Tommaso, beati piuttosto quelli che non hanno visto e hanno creduto! Una beatitudine alla mia portata: io che tento di credere, io apprendista credente, non ho visto e non ho toccato mai nulla del corpo assente del Signore. I cristiani solo accettando di non vedere, non sapere, non toccare, possono accostarsi a quella alternativa totale, alla vita totalmente altra che nasce nel buio lucente di Pasqua.

(Letture: Atti 5,12-16; Salmo 117; Apocalisse 1,9-11.12-13.17-19; Giovanni 20,19-31)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/le-feritedi-gesu-alfabeto-dell-amore

Omelia al Convento domenica II di Pasqua – 28 aprile – p.Ermes

 

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 MARZO 2019

“Cari figli,vi chiamo apostoli del mio amore. Vi mostro mio Figlio, che è la vera pace ed il vero amore.

Come Madre, mediante la grazia divina, desidero guidarvi a lui. Figli miei, per questo vi invito ad osservare voi stessi partendo da mio Figlio, a guardare a lui col cuore ed a vedere col cuore dove siete voi e dove sta andando la vostra vita.

Figli miei, vi invito a comprendere che vivete grazie a mio Figlio, mediante il suo amore e il suo sacrificio.

Voi chiedete a mio Figlio di essere clemente con voi, ma io invito voi alla misericordia. Gli chiedete di essere buono con voi e di perdonarvi, ma da quanto tempo io prego voi, miei figli, di perdonare ed amare tutti gli uomini che incontrate!

Quando capirete col cuore le mie parole, comprenderete e conoscerete il vero amore, e potrete essere apostoli di quell’amore, miei apostoli, miei cari figli.

Vi ringrazio!”.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA (con disegni di Perla Paik) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Testimoni del Risorto con lo stupore dei bambini

III Domenica di Pasqua – Anno B

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro (…).

Non sappiamo dove sia Emmaus, quel nome è un simbolo di tutte le nostre strade, quando qualcosa sembra finire, e si torna a casa, con le
macerie dei sogni. Due discepoli, una coppia, forse un uomo e una donna, marito e moglie, una famigliola, due come noi: «Lo riconobbero allo spezzare del pane», allo spezzare qualcosa di proprio per gli altri, perché questo è il cuore del Vangelo. Spezzare il pane o il tempo o un vaso di profumo, come a Betania, e poi condividere cammino e speranza.

È cambiato il cuore dei due e cambia la strada: «Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme». L’esilio triste diventa corsa gioiosa, non c’è più notte né stanchezza né città nemica, il cuore è acceso, gli occhi vedono, la vita è fiamma. Non patiscono più la strada: la respirano, respirando Cristo. Diventano profeti.

Stanno ancora parlando e Gesù di persona apparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi. Lo incontri e subito sei chiamato alla serenità: è un Signore che bussa alla mia vita, entra nella mia casa, e il suo saluto è un dono buono, porta pace, pace con me stesso, pace con chi è vicino e chi è lontano. Gesù appare come un amico sorridente, a braccia aperte, che ti accoglie con questo regalo: c’è pace per te.

Mi colpisce il lamento di Gesù «Non sono un fantasma» umanissimo lamento, c’è dentro il suo desiderio di essere accolto come un amico che torna da lontano, da stringere con slancio, da abbracciare con gioia. Non puoi amare un fantasma. E pronuncia, per sciogliere dubbi e paure, i verbi più semplici e più familiari: «Guardate, toccate, mangiamo insieme!» gli apostoli si arrendono ad una porzione di pesce arrostito, al più familiare dei segni, al più umano dei bisogni.

Lo conoscevano bene, Gesù, dopo tre anni di strade, di olivi, di pesci, di villaggi, di occhi negli occhi, eppure non lo riconoscono. E mi consola la fatica dei discepoli a credere. È la garanzia che la Risurrezione di Gesù non è un’ipotesi consolatoria inventata da loro, ma qualcosa che li ha spiazzati.

Il ruolo dei discepoli è aprirsi, non vergognarsi della loro fede lenta, ma aprirsi con tutti i sensi ad un gesto potente, una presenza amica, uno stupore improvviso.
E conclude oggi il Vangelo: di me voi siete testimoni. Non predicatori, ma testimoni, è un’altra cosa. Con la semplicità di bambini che hanno una bella notizia da dare, e non ce la fanno a tacere, e gli fiorisce dagli occhi. La bella notizia: Gesù non è un fantasma, è potenza di vita; mi avvolge di pace, di perdono, di risurrezione. Vive in me, piange le mie lacrime e sorride come nessuno. Talvolta vive “al posto mio” e cose più grandi di me mi accadono, e tutto si fa più umano e più vivo.

(Letture: Atti 3, 13-15. 17-19; Salmo 4; 1 Giovanni 2, 1-5; Luca 24, 35-48)

https://buff.ly/2HAifaw #15aprile

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/testimoni-del-risorto-con-lo-stupore-dei-bambini

 

XXI domenica Matteo16,13-20

 

di p. Ermes Ronchi

Ogni anno, verso la fine dell’estate, ritorna questa bellissima domanda di Gesù. Ogni anno con un evangelista diverso: “ma voi chi dite che io sia?”.

Siamo nell’estremo Nord della Palestina, ai piedi dell’Ermon, nel punto più lontano da Gerusalemme, e dalla istituzione religiosa, in zona pagana. Qui Gesù interroga i suoi, quasi per un sondaggio d’opinione: La gente, chi dice che io sia? La risposta della gente è bella e sbagliata insieme: Dicono che sei un profeta! Una creatura di fuoco e di luce, come Elia o il Battista; sei bocca di Dio e bocca dei poveri. Hai una storia di azione e passione per la Parola. Hanno una bella opinione di lui. Ma Gesù non è un uomo del passato, fosse pure il più grande di tutti, che ritorna. Anche oggi nessuno, o quasi nessuno, parla male di Gesù, se togli qualche provocatore cinico, nessuno dice che fosse un imbroglione o uno attaccato al potere o ai soldi; forse un sognatore, un illuso, un cacciatore di farfalle, ma dicendolo con una sorta di tenerezza.

A questo punto la domanda arriva esplicita, diretta: Ma voi, chi dite che io sia? Prima di tutto c’è un ‘ma’, una avversativa, quasi in opposizione a ciò che dice la gente. Come se dicesse: non si crede “per sentito dire, non per tradizione, non perché lo dicono i migliori”.

Ma voi, voi con le barche abbandonate, voi che siete con me da anni, voi amici che ho scelto a uno a uno, che cosa sono io per voi?

Ricordo brandelli di poesie di padre Turoldo: Come dire chi tu sia Signore? gioia e tormento insieme tu sei, figlio di Dio e uomo come noi… sei il mio ininterrotto rimorso, sei la mia gioia mattinale, la mia folle gioia…

In questa domanda, che mi mette in imbarazzo, un imbarazzo buono, che devo lasciar lavorare dentro, sta il cuore pulsante della fede: chi sono io per te? Gesù non cerca formule o parole, cerca un rapporto (“io per te”). Non vuole definizioni ma coinvolgimenti: che cosa ti è successo, quando mi hai incontrato? La sua domanda assomiglia a quelle degli innamorati: quanto conto per te? Che posto ho, che importanza ho nella tua vita? Gesù non ha bisogno della risposta di Pietro per sapere se è più bravo degli altri profeti, ma per sapere se Pietro è innamorato, se gli ha aperto il cuore. Cristo è vivo, solo se è vivo dentro di noi. Il nostro cuore può essere la culla o la tomba di Dio. Cristo non è le mie parole, ma ciò che di Lui arde in me.

La risposta di Pietro è duplice: Tu sei il Messia, sei la mano di Dio, Dio agisce nella storia per mezzo tuo, sei il suo progetto di libertà per il popolo; e poi –bellissimo-: sei il figlio del Dio vivente.

Figlio nella bibbia è un termine tecnico: è colui che fa ciò che il padre fa, che gli assomiglia in tutto, che ne prolunga la vita. Tu sei Figlio del Dio Vivente, equivale a: Tu sei il Vivente, il vivificante, colui che comunica vita. Sei grembo gravido, fontana da cui la vita sgorga potente, inesauribile e illimitata, sorgente di vita che non verrà mai meno, disponibile sempre.

Da dove nascono queste parole? Se scendiamo al loro momento sorgivo, credo che possiamo ancora ascoltare l’eco di una dichiarazione d’amore. Pietro dice a Gesù: tu sei la mia vita! Con te ho trovato la vita.

Ma tu chi dici che io sia? E sento in me una esitazione, faccio fatica a rispondere, ma è bello questo, bella la fatica: prendiamoci del tempo per vivere bene la domanda, che come un amo da pesca (la forma del punto di domanda ricorda l’amo), scende dentro di noi per agganciare la risposta profonda.

Un filosofo amico che si dichiara non credente, un neopagano, mi diceva: sai qual è la differenza tra te e me? anch’io ritengo Gesù di Nazaret un grande della storia. La differenza è che tu lo ritieni vivo, per me invece è morto sotto Ponzio Pilato, verso l’anno 33, purtroppo. Invece io con Pietro ridico la mia fede: Tu sei il vivente donatore di vita.

Pietro riconosce Gesù e Gesù riconosce Pietro: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa. Pietro riceve un regalo, un attributo divino che i salmi cantano spesso: Dio tu sei per noi roccia e nido (sentite che bello! Roccia salda e sicura, nido morbido che da calore) e il cantico di Anna: non c’è roccia come il nostro Dio.

Pietro capisce Cristo e riceve in dono la sua immagine alta e pura. L’ho scoperto anch’io: ogni volta che mi sono fermato con lui, che mi sono avvicinato a lui, che l’ho pregato con il cuore, ho scoperto qualcosa di me, ho capito meglio chi sono e che cosa sono venuto a fare in questo mondo.

Darò a te le chiavi del regno dei cieli. Il regno dei cieli è il regno di Dio, un mondo nuovo che Dio sogna; non è il paradiso, l’altra vita, è questa vita. Pietro ha le chiavi, ma non lui solo, ogni credente come lui, tutta la chiesa pur con la sua fatica e la sua povertà. Non è il potere di assolvere, scomunicare, riammettere alla comunione questo o quello, il divorziato o il pentito. Il potere di legare e sciogliere non è il potere giuridico dell’assoluzione, è il potere di diventare una presenza trasfigurante anche nelle esperienze più squallide, più impure, più alterate dell’uomo. Diventare presenza trasfigurante…

Poter fare cose che Dio solo sa fare: perdonare i nemici, trasfigurare il dolore, immedesimarsi nel prossimo, queste sono cose divine, che possono trasformare le relazioni e il mondo…

È il potere trasfigurante che fa sì che tu porti Dio nel mondo, e il mondo in Dio, che tu puoi fare azioni e gesti che hanno eternità, che meritano di non morire. Allora anche tu e io possiamo diventare piccola roccia su cui si può costruire qualcosa, chiave del regno. Nessuna piccola pietra è inutile.

L’ultimo mio maestro di fede, è stato un bambino nella mia chiesa di San Carlo al Corso, in Milano. Era entrato con la nonna, avrà avuto 5 anni. La nonna è andata ad accendere una candela, il bambino girava col naso all’aria. Dopo un po’ si è fermato davanti al grande crocifisso del ‘400; mi si avvicina, mi tira per la manica, e mi fa: chi è quello lì?

Mi ha spiazzato. Quella domanda, improvvisa e assoluta, mi ha bloccato. Volavano via tutte le risposte dei catechismi e del Credo.

A un bimbo che non ha mai sentito parlare di Dio (mi confermava poi la nonna che i genitori avevano escluso la formazione religiosa, per non condizionarlo: sceglierà lui da grande…) non puoi fornire formule di libri.

Ho sentito che la domanda di quel bambino toccava il centro della fede: chi è quello lì?

Ho chiuso mentalmente tutti i libri, ho aperto la mia vita, ho guardato dentro. Allora mi sono abbassato, occhi negli occhi, e ho detto al bambino: sai chi è quello lì? Uno che ha fatto felice il mio cuore. È Gesù.

Davanti a quel bambino sconosciuto, che mi ascoltava con gli occhi spalancati, ho fatto la mia dichiarazione d’amore al Nazzareno.

Qualsiasi cosa il bimbo se ne faccia, quelle parole mi confortavano, suonavano come la mia risposta a Gesù, anch’io ero uno fra i dodici, in cammino verso Cesarea di Filippo, lassù alle sorgenti del Giordano. Anche per me è la risposta di Gesù’: tu sei piccola pietra su cui costruirò qualcosa.

Qualcosa sarò, Signore, se tu farai del mio nulla qualcosa che serva a qualcuno.

 

 

Alla comunione

 

Ma voi chi dite che io sia?

Come dire chi tu sia, Signore?

Sei il fuoco che mi divora,

sei il mio ininterrotto rimorso,

e insieme sei la mia gioia,

la gioia mattinale del mondo,

la gioia silente della luce sul mare la sera.

Sei l’Emmanuele, il Dio con noi,

cielo lievito della terra,

sei la fiamma delle cose.

Sei colui che non finisce mai di sorprenderci,

l’aurora di una storia nuova,

sei la porta che resta sempre aperta.

sei la meta del nostro viaggio.

sei il nostro fedele innamorato,

sposo che rende felice l’amore.

Grande ala della nostra speranza,

prima gemma che fa fiorire la foresta del mondo,

nel tempo e nell’eterno

Amen.

 

p. Ermes Ronchi

Il Vangelo – Ermes Ronchi
23 aprile 2017

Le ferite del Signore, quel segno eterno dell’amore

II Domenica di Pasqua – Anno A

Il Vangelo – Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». […]

I discepoli erano chiusi in casa per paura. È un momento di disorientamento totale: l’amico più caro, il maestro che era sempre con loro, con cui avevano condiviso tre anni di vita, quello che camminava davanti, per cui avevano abbandonato tutto, non c’è più. L’uomo che sapeva di cielo, che aveva spalancato per loro orizzonti infiniti, è ora chiuso in un buco nella roccia. Ogni speranza finita, tutto calpestato (M. Marcolini). E in più la paura di essere riconosciuti e di fare la stessa fine del maestro.

Ma quegli uomini e quelle donne fanno una scelta sapiente, forte, buona: stanno insieme, non si separano, fanno comunità. Forse sarebbero stati più sicuri a disperdersi fra la folla e le carovane dei pellegrini. Invece, appoggiando l’una all’altra le loro fragilità, non si sbandano e fanno argine allo sgomento. Sappiamo due cose del gruppo: la paura e il desiderio di stare insieme.

Ed ecco che in quella casa succederà qualcosa che li rovescerà come un guanto: il vento e il fuoco dello Spirito. Germoglia la prima comunità cristiana in questo stringersi l’uno all’altro, per paura e per memoria di Lui, e per lo Spirito che riporta al cuore tutte le sue parole. Quella casa è la madre di tutte le chiese.

Otto giorni dopo, erano ancora lì tutti insieme. Gesù ritorna, nel più profondo rispetto: invece di imporsi, si propone; invece di rimproverarli, si espone alle loro mani: Metti, guarda; tendi la mano, tocca.

La Risurrezione non ha richiuso i fori dei chiodi, non ha rimarginato le labbra delle ferite. Perché la morte di croce non è un semplice incidente da superare: quelle ferite sono la gloria di Dio, il vertice dell’amore, e resteranno aperte per sempre.

Il Vangelo non dice che Tommaso abbia toccato. Gli è bastato quel Gesù che si ripropone, ancora una volta, un’ennesima volta; quel Gesù che non molla i suoi, neppure se l’hanno abbandonato tutti. È il suo stile, è Lui, non ti puoi sbagliare. Allora la risposta: Mio Signore e mio Dio. Mio, come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio come il cuore e, senza, non sarei.

Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! Grande educatore, Gesù. Forma alla libertà, a essere liberi dai segni esteriori, e alla serietà delle scelte, come ha fatto Tommaso.

Che bello se anche nella Chiesa, come nella prima comunità, fossimo educati più alla consapevolezza che all’ubbidienza; più all’approfondimento che alla docilità.

Queste cose sono state scritte perché crediate in Gesù, e perché, credendo, abbiate la vita. Credere è l’opportunità di essere più vivi e più felici, di avere più vita: «Ecco io credo: e carezzo la vita, perché profuma di Te!» (Rumi).

(Letture: Atti 2,42-47; Salmo 117; 1 Pietro 1,3-9; Giovanni 20,19-31)

Fonte – http://buff.ly/2oYFIcd

 

II domenica di quaresima(Mt 17, 1-9)

(a cura di p. Ermes Ronchi)

La quaresima ci sorprende, ci spiazza con un vangelo pieno di sole e di luce, che mette energia, dona ali alla nostra speranza.

Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è un ascendere verso più luce, più cielo: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole.

Non è che Gesù si toglie la maschera Gesù, e mostra chi è davvero, ma indica un percorso, una esperienza possibile anche a noi.

Guardiamo Pietro e la sua esclamazione stupita: è bello qui, è bellissimo, non andiamo via… gli occhi sgranati come bambino… è bello, ma non è definitivo.

Può essere successo anche a noi in una giornata particolare, un pellegrinaggio, un ritiro, o in montagna, o nell’abbraccio amoroso con la persona che si ama, momenti di gioia pura, momenti perfetti, in cui fai l’esperienza che così dovrebbe essere Dio,

ti pare di aver potuto sbriciare per un attimo dentro il Regno.

Eppure non è la condizione definitiva, c’è un cammino da percorrere, talvolta un deserto, certamente una pianura alla quale ritornare.

Dei giovani chiesero un giorno al card Marini: “padre, quando partecipiamo a un momento forte, una preghiera intensa, a un ritiro bello, ci sentiamo carichi e pronti, c’è entusiasmo. Poi si torna a casa e pian piano quella energia, quel sentimento si spegne. Come si può fare per mantenere acceso il cuore, più a lungo?”

Il cardinale rispose così: non sempre si può avere l’incandescenza del cuore, ma sempre possiamo avere la memoria dell’incandescenza. Si può rivivere il ricordo di quei momenti.

Noi tutti abbiamo archivi interiori colmi di momenti belli, ma che non sappiamo sfruttare, non sappiamo gustare la nostra storia, trascuriamo le nostre piccole trasfigurazioni. Abbiamo vissuto fatti e persone, parole e gesti bellissimi, che però abbandoniamo, lasciamo languire nella memoria, fino a che si dissolvono e scompaiono.

La più bella penitenza che io ho ricevuto andando a confessarmi? Adesso fermati un momento, cerca dentro di te quale è stata la gioia più bella che hai provato in questo mese, la tiri fuori, la rivivi davanti a Dio e lo ringrazi…

Dobbiamo imparare da santa Maria: per due volte è detto che custodiva e meditava tutto ciò che le era accaduto: angeli e pastori, Giuseppe e i magi, quel dodicenne ribelle…e cercava il filo d’oro che tutto avrebbe cucito insieme e spiegato.

È quello che accade per i tre apostoli sul monte: quella visione dovrà restare viva e pronta nel cuore. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, oltraggiato, umiliato, non più trasfigurato, ma sfigurato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il Volto che gronda di luce, e quello che stillerà sangue.

Ma anche allora, ricordiamo: ‘sulla croce già respira, nuda, la risurrezione’ (A. Casati).

 

L’entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un ‘che bello!’ gridato a pieno cuore.

Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, Perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell’eternità.

 

«È bello per noi stare qui»: in quel momento ogni cosa è illuminata.

Vorrei per me la fede per ripetere queste parole:

è bello stare su questa terra, su questo pianeta minuscolo e bellissimo;

è bello in questo nostro tempo, che è unico e pieno di potenzialità.

È bello essere uomini: non è la tristezza, non è la delusione la nostra verità.

È bello stare con Cristo, che è luce da luce, come dice il Credo. E se Cristo è in me, se ho il suo cromosoma nel sangue, il suo DNA, allora anch’io sono in qualche misura luce da luce.

Il nostro lavoro più importante è liberare tutta la luce sepolta in noi. E in quelli accanto a noi. Liberare bontà, generosità, talenti, speranze.

“Il vostro male, fratelli, è che non sapete quanto siete belli!” (Dostoiewski).

 

Paolo oggi scrive al suo amico Timoteo una frase di emozionante bellezza: «Cristo Gesù ha fatto risplendere la vita» (2 Tm 1,10).

Gesù ha fatto splendida l’esistenza, non solo il suo volto e le sue vesti, non solo il futuro o i desideri, ma la vita qui e adesso, la vita di tutti, la vita segreta di ogni creatura.

Ha riacceso la fiamma delle cose, ha fatto risplendere l’amore, ha dato splendore agli incontri e bellezza alle vite, sogni nuovi e bellissime canzoni al nostro sangue. «E i sensi sono divine tastiere» (D.M. Turoldo) che provano gli accordi di una sinfonia che parla di alleanza gioiosa con tutto ciò che vive.

 

Se di questa domenica potessimo portare con noi una parola, sia questa: «Il Signore ha fatto risplendere la vita».

Ripeterla come un’eco di speranza e di bontà: la trasfigurazione è già iniziata; nelle vene del mondo già corrono frantumi di stelle.

E seminare i segni della bontà e della luce, seminare occhi nuovi che sappiano vedere e ringraziare

e gustare le creature, che sono buone e luminose, che hanno passione di giustizia e che danno la vita.

E beati coloro che hanno il coraggio di essere ingenuamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso.

Davanti a loro puoi dire «è bello per me stare qui», accanto a te, insieme a voi.

Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la gioia di credere in questo Dio, fonte di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo.

Un filo di luce collega il monte della trasfigurazione all’orto degli Ulivi: la sfida dell’amore. E’ la sfida di Gesù che Pietro, Giacomo e Giovanni debbono raccogliere.

Essi sono chiamati a cucire di fede e di speranza, quella distanza lunghissima tra Tabor e Gerusalemme, tra la luce ed il buio, fra quel volto bellissimo di Gesù sul Tabor e il volto sfigurato di un crocefisso.

E’ la sfida che ogni credente oggi è chiamato ed è costretto a raccogliere quando dinanzi a ciò che è brutto e inaccettabile come la malattia, la solitudine, la violenza, l’impotenza del corpo, la morte, il credente è chiamato a credere e ad “amare sino alla fine”, a consegnare se stesso, a non aver paura di perdere la propria vita consegnandola all’amore, contraendo legami di amore che vadano sino in fondo. Poi, ultima, verrà la luce!

p. Ermes Ronchi

III domenica Matteo 4, 12-23

 

Siamo venuti qui, alla ricerca di pane, aiuto, parole buone e luminose, e oggi ci viene restituita la nostra vocazione: tu seguimi, cammina con me.

 

 

 

Omelia

Giovanni è stato arrestato, tace la grande voce del Giordano, ma si alza una voce libera sul lago di Galilea. Esce allo scoperto, senza paura, un imprudente giovane rabbi, solo.

Abbandona famiglia, casa, lavoro, lascia Nazaret per Cafarnao, non porta niente con sé, solo una parola: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Siamo davanti all’annuncio generativo del vangelo.

Il Regno: una luce dentro, una forza che circola nelle cose, che non sta ferma, che sospinge come il lievito, come il seme. La storia si muove.

Le prime parole di Gesù dicono a tutti i disincantati di allora, a tutti i delusi di oggi, dice: smettetela di essere tristi e sfiduciati, ascoltate qualcuno ha una cosa bellissima da dirvi, così bella che appare incredibile… Così affascinante che i pescatori ne sono sedotti, mollano tutto, come per chi trova il tesoro.

È vicino il regno, il cielo è vicino, Dio è vicino, è vicino e fa fiorire la vita in tutte le sue forme. C’è polline divino nel mondo.

La notizia bellissima è questa: Dio è all’opera, qui tra le colline e il lago, per le strade di Cafarnao. Non per sé, ma per noi. Per umanizzare la vita e farla respirare.

A tutti gli sfiduciati di sempre dice: Lo so che ci sono i romani con le loro legioni e le croci per chi si ribella, eppure il regno è più vicino; lo so che ci sono schiavi a migliaia, e lebbrosi alle porte di tutte le città, che i preti parlano male di Dio, eppure un altro mondo è possibile, un altro cielo è vicino. Lo so che oggi ci sono terremoti e drammi, ma puoi vedere anche squadre di soccorritori che vanno avanti fino allo sfinimento… allora alza la testa e guarda quante belle persone …

Gesù parla, e la bella notizia dice: è possibile una vita buona, bella e beata, e lui la mostra;

è possibile che la storia diventi altra da quello che è; è possibile che il cuore guarisca. E lui inaugura un altro modo di essere uomini. Passa per tutta la Galilea uno che è il guaritore dell’uomo. Passa uno che sa reincantare la vita. E ci chiama ad osare, ad essere un po’ folli, come lui.

Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Io capisco questo: Convertitevi, i delusi, gli sfiduciati, i depressi, i rassegnati. Il Regno è qui, un altro mondo è possibile, è possibile vivere meglio, per tutti, e lui ne conosce la strada. Io ci credo. Ricordo un verso di p. Turoldo: e sulla mia tomba scrivete soltanto “ha sognato cieli nuovi e terra nuova”.

Terra nuova, lungo il mare di Galilea. E qui sopra di noi, un cielo nuovo. Quel Rabbi mi mette a disposizione un tesoro, di vita e di amore, un tesoro che non inganna, che non delude. Lo ascolto e sento che la felicità non è una chimera, è possibile, anzi è vicina.

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide…

Gesù passa, cammina per le strade del mondo a cercare la gente dove è, dove vive e lavora; non l’aspetta dentro la cornice sacra di un tempio.

E passando vede…: non un accorgersi per caso, ma un vedere attento. Altro è guardare, tutti guardano; altro è vedere…pochi lo sanno fare.

E vede due pescatori, ma non basta; due fratelli, ma non basta; egli vede le singole persone, con un nome: vede Simone, vede Andrea, vede Giacomo, vede Giovanni. Nome a nome. A tu per tu.

Gesù guarda, e in Simone vede Pietro o Cefa, la roccia su cui fonderà la sua comunità. Guarda, e in Giovanni vede il discepolo che parlerà le più belle parole d’amore. Guarda, e nell’adultera vede la donna che rinasce capace di amare bene di nuovo.

Guarda me e indovina ciò che nessuno ha saputo ancora vedere, ho solo piccoli granelli di senape appena seminati, ma lui vede già un albero, dove gli uccelli vengono a fare il nido.

Gesù guarda e ama. Amore vero è quello che ti obbliga a diventare il meglio di ciò che puoi diventare (Rilke): pescatore di uomini per i quattro del lago. E per me? Cos’è il meglio di me?

Gesù indovina dentro di me una melodia sepolta. Siamo tutti come strumenti musicali da cui Dio sa tirar fuori suoni che nessuno ha saputo trovare. I mistici orientali dicono. Noi siamo il flauto, Dio è il soffio che lo attraversa. Vivere attraversati dal Soffio dello Spirito.

Io lo so che non scriverò grandi melodie, ma una nota sì, ma che sia esatta, e sia la mia; un mattoncino solo ,ma che nessun altro può aggiungere alla cattedrale o alla sinfonia del mondo.

Gesù chiama, era solo ma non può restare solo. Ha bisogno di volti. Li porta via dal piccolo cabotaggio del lago, alla grande navigazione del mondo.

Vi farò pescatori di uomini: Dal lago al mondo; dalle reti e dalle barche agli uomini e alle donne che sono il tesoro, il gioiello di Dio.

E nessuno può dire io sono meno di quei quattro pescatori. Nessuno può dire: ho meno cultura di loro, meno preparazione, meno cuore, meno teologia…

Seguitemi. Perché seguirlo? Gesù non lo dice. Non c’è motivo che vada oltre lui, oltre quel pronome personale: segui me. Lui è la ragione di tutto, lui è il motivo oltre il quale io non so risalire. Segui me, metti i tuoi passi sui miei passi, osserva i miei gesti, bevi le mie parole, diventa come me: vivi la mia vita buona bella e beata. Ama quelli che io amo. Preferisci quelli che io preferisco. Opponiti alle cose alle quali io mi oppongo.

Un giovane prete fa l’esame di pastorale. L’ultima domanda è: come spiegheresti a un bambino di sei anni perché segui Gesù? perché gli vai dietro? Lo studente parte dal peccato originale, parla di redenzione e riscatto, colpa e grazia, verità ed errore…ma si accorge che si sta incartando. Il vecchio professore allora lo interrompe e fa: digli così, lo seguo per essere felice. Grande prof, di teologia e di umanità!

Vi farò diventare pescatori di uomini, raccoglitori di uomini per tirarli fuori dalla loro vita piccola e farli felici. Non raccoglierete per la morte, come fa il pescatore di pesci, ma per la vita.

Li tirerete fuori dall’invisibile, da sotto le acque, per farli camminare, per aiutarli a volare; sarete per gli uomini dei rivelatori di un nuovo modo di vivere, avranno vita moltiplicata.

Cercatori di uomini, come cercatori d’oro. Il vostro tesoro sono persone.

E lasciato tutto, lo seguirono. Lasciano tutto ma per trovare tutto, non perdono niente, lo investono.

Seguono Gesù peccatori che sanno di esserlo, io tra loro.

Signore, io sono l’ultimo dei coraggiosi

eppure pronto a dire:

eccomi, vengo, io ci sto;

sono il primo dei paurosi

ma mi fido della tua parola:

eccomi, io ci sono.

D’ora in avanti qualcosa sarò, Signore,

se la tua grazia fa del mio nulla

qualcosa che serva a qualcuno.

 

  Pescatore di uomini, di Helder Camara.

Per amore di Dio rispondetemi:

Dove sono i bambini

per raccontarmi i loro giochi,

i poeti

per raccontarmi i loro sogni

i pazzi

per raccontarmi i loro deliri,

i malati

per raccontarmi le loro sofferenze,

e i felici e gli infelici

i santi e peccatori

i bambini e i vecchi

i morti e i vivi

i credenti e gli increduli

gli uomini e gli angeli

gli animali e le piante

le creature tutte

di tutti i mondi?

Povero me

se salissi da solo

all’altare di Dio!…

 

Dom Helder Camara, da “Mille ragioni per vivere”

 

 

La conclusione del brano è una sintesi affascinante della vita di Gesù. Camminava e annunciava la buona novella; camminava e guariva la vita.

Gesù cammina verso di noi, gente delle strade,

cammina con noi di volto in volto

e mostra con ogni suo gesto che Dio è qui, con amore,

il solo capace di guarirci il cuore.

 

p: Ermes Ronchi

1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

LA BIBBIA DI GERUSALEMME GRATIS IN PDF EBOOK
Per chi non lo sapesse è pronta l’intera Bibbia di Gerusalemme in formato pdf ebook gratis in lingua italiana da scaricare :


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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

continua