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“Dio ha creato il mondo con una grande varietà di fiori di tutti colori.
Ogni fiore ha la sua bellezza, che è unica.

Anche ognuno di noi è bello agli occhi di Dio, e Lui ci vuol bene.
Questo ci fa sentire il bisogno di dire a Dio: grazie! Grazie per il dono della vita, per tutte le creature!”

(papa Francesco)

 

Se non non riusciamo ad accettarci per quello che siamo, Dio invece, ci accetta con gioia perché ci ama in quanto opera delle sue mani e per Lui siamo creature speciali, uniche ed irripetibili.

Dio non guarda l’apparenza, come guardiamo spesso noi. Egli guarda il cuore delle persone.

Non giudichiamo mai gli altri solo dall’apparenza, perché spesso ci inganniamo: Dio solo sa cosa c’è dentro di noi e sa quello che potremo diventare con il suo aiuto, se abbiamo fiducia in Lui.

 

 

 

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La stupidità comporta una certa mediocrità nel pensiero e nell’azione.

Guardiamoci attorno ed in noi stessi e chiediamoci quando si è mediocri:

Si è mediocri quando non vogliamo soffermarci a riflettere con umiltà anche sugli eventi che riteniamo più banali;

quando non riusciamo ad essere consapevoli della nostra mente e del nostro spirito;

quando si chiude il cuore agli altri;

quando non riusciamo a stupirci dell’esistenza e della vita;

quando blocchiamo la nostra evoluzione spirituale dando la priorità ai falsi piaceri della vita terrena;

quando ci si arrende di fronte alle difficoltà superabili;

quando non si capisce che siamo circondati dal mistero;

quando ci abbattiamo per la nostra mediocrità;

quando si diventa presuntuosi;

quando non si ama e lasciamo che l’apatia intossichi la nostra anima.

DIO È MISERICORDIA, MA ANCHE GIUSTIZIA! PURE VOI GIOVANI RITORNATE AL SIGNORE!
Da un po’ di tempo le chiese sono state abbandonate anche dalla gran parte dei giovani e dei giovanissimi.
Non lasciatevi condizionare dalla pigrizia, dai vizi o dall’ateismo dilagante, giovani. Il Signore ci fa capire che è Bontà e Misericordia, ma anche Giustizia. Ultimamente lo ha manifestato anche in un messaggio che lo stesso principe degli angeli, San Michele Arcangelo, ha rilasciato al veggente di Petralia, Salvo Valenti. Il Signore è davvero molto adirato!
Per anni ha inviato sua Madre, la Regina della Pace, la quale è anche Madre di Misericordia per esortarci a tornare al Signore.Ora sta inviando l’Arcangelo Michele, i quale viene rappresentato con la spada e la bilancia: ciò significa che Dio è sì Misericordia infinita, ma anche Giustizia. Ciò significaGiovani, avevate promesso fedeltà e coraggio il giorno della vostra Cresima! Era una cosa seria.. Non dite che non sapevate quello che facevate, perché eravate istruiti dai catechisti. Non si può tradire il Signore in questo modo abbandonando la Chiesa, i Sacramenti e addirittura professarsi persino atei. Questo offende molto il Signore che ci ama infinitamente. Ed è proprio perché ci ama individualmente che ci richiama in mille modi, anche con l’inquietudine interiore. Solo in Gesù Cristo c’è la vera pace! È Lui il Paradiso presente e futuro. Ricordatevelo bene… ora verrà un forte periodo di prova: stiamo toccando con mano solo l’inizio…. Ritorniamo al Signore…
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(di p. Ermes Ronchi)

Termina qui il vagabondaggio libero e felice sulle strade e lungo le sponde del lago: all’orizzonte si staglia Gerusalemme.

Si profila la follia sconosciuta della croce. Dio non vuole assomigliare ai potenti, lui è venuto per le vittime e i torturati del mondo, e da allora la nostra storia con Lui ruota attorno allo scandalo della croce.

Accettare Gesù come Messia è ammissibile, ma che lui debba morire in modo orrendo, è inaccettabile, e Pietro si rifiuta. Gesù allora lo invita ad aprirsi al nuovo che irrompe: “Pietro, torna a metterti dietro a me. Seguimi nel modo giusto, il tuo cuore ne è capace”.

Non è solo Pietro ad opporsi, ma anche gli altri. E allora Gesù allarga a tutti lo stesso invito e ne detta le condizioni.

Se uno “vuol” venire… Ma perché dovrei volere questo? Qual è la molla? Lo rivelerà poco dopo: se vuoi salvare la tua vita.

Grande energia della sequela, istinto vitale e bello!

…rinneghi se stesso. Parole pericolose. Non significa annullarsi, diventare sbiadito o incolore. Gesù non vuole dei frustrati al suo seguito, ma gente dai pieni talenti. Non vuole uno sterminato corteo di gente con la croce addosso, ma l’immenso andare insieme verso più vita.

Significa che non sei tu la misura di tutto, e che il segreto è ben oltre te.

Sostituiamo la parola croce con la parola amore, e la frase diventa: chi vuole venire con me, prenda tutto il “suo” amore, tutto quello di cui è capace, e mi segua. Dice Gesù: vivi le mie stesse passioni e lì troverai vita.

Gesù guarda all’orizzonte dei giorni supremi, sapendo che il male si scioglierà solo portandolo, sulla croce. Croce da “prendere”, da scegliere: ricordati che non avere nessuno per cui valga la pena perdere la vita è già morire. Perdere per trovare. È la fisica dell’amore.

Tutti, io per primo, abbiamo paura del dolore; ci sia concesso però di non aver paura del dolore che viene dall’amore. Dimentica che esisti quando dici che ami ( J. Twarkowski), e troverai vita.

E quando all’orizzonte intravedo una croce io non ci sto, e con Pietro mi sento un po’ tradito. Allora mi soccorre Geremia, il profeta sedotto, che tuttavia si sente solo e incompreso, e protesta la sua amarezza. Pietro è deluso nel suo entusiasmo. Dio che seduce e poi delude? Sì, perché ti chiama a pensare come lui, a seguire le sue vie lontane dalle nostre vie, lontane dal tuo vecchio cuore.

Dove trovare l’energia per seguirlo? Ancora Geremia: “nel mio cuore c’era un fuoco ardente, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo… Anche il profeta vuole “trovare vita”. Quella cosa che tutti cerchiamo, ovunque, in tutti i giorni sotto il sole. E la vita è ciò che arde.

Senza il fuoco di Dio per me, io sarei niente. Guadagnerei il mondo ma perderei me stesso.

 

Avvenire XXII anno A Matteo 16,21-27

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Vivere una storia con lui, ha un avvio così leggero e liberante: se qualcuno vuole.  Se vuoi. Tu andrai o non andrai con Lui, scegli, nessuna imposizione; con lui “maestro degli uomini liberi”, “fonte di libere vite” (Turoldo), se vuoi. Ma le condizioni sono da vertigine. La prima: rinnegare se stessi. Un verbo pericoloso se capito male. Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi, mortificare quelle cose che ti fanno unico. Vuol dire: smettila di pensare sempre solo a te stesso, di girarti attorno. Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi. Martin Buber riassume così il cammino dell’uomo: “a partire da te, ma non per te”. Perché chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

La seconda condizione: prendere la propria croce, e accompagnarlo fino alla fine. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del vangelo. La croce, questo segno semplicissimo, due sole linee, lo vedi in un uccello in volo, in un uomo a braccia aperte, nell’aratro che incide il grembo di madre terra. Immagine che abita gli occhi di tutti, che pende al collo di molti, che segna vette di monti, incroci, campanili, ambulanze, che abita i discorsi come sinonimo di disgrazie e di morte. Ma il suo senso profondo è altrove. La croce è una follia. Un “suicidio per amore”, sosteneva Alain Resnais. Gesù parla di una croce che ormai si profila all’orizzonte e lui sa che a quell’esito lo conduce la sua passione per Dio e per l’uomo, passioni che non può tradire: sarebbe per lui più mortale della morte stessa.

Prendi la tua croce, scegli per te qualcosa della mia vita. Di lui, il coraggioso che osa toccare i lebbrosi e sfidare i boia pronti a uccidere l’adultera; il forte che caccia dal tempio buoi e mercanti; il molto tenero che si commuove per due passeri; il rabbi che ama i banchetti e le albe nel deserto; il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero; il libero che non si è fatto comprare da nessuno; senza nessun servo, eppure chiamato Signore; il mite che non ha vinto nessuna battaglia ed ha conquistato il mondo. Con la croce, con la passione, che è appassionarsi e patire insieme. Perché “dove metti il tuo cuore là troverai anche le tue ferite” (Francesco Fiorillo).

Se vuoi venire dietro a me… Ma perché seguirlo? Perché andargli  dietro?  È il dramma di Geremia: basta con Dio, ho chiuso con lui, è troppo. Chi non l’ha patito? Beato però chi continua, come il profeta: nel mio cuore c’era come un fuoco, mi sforzavo di contenerlo ma non potevo. Senza questo fuoco (roveto ardente, lampada, o semplice cerino nella notte), posso anche guadagnare il mondo ma perderei me stesso.

 

 

La cosa peggiore che possa capitare ad una persona è la perdita della fiducia in Dio Padre Misericordioso. Questo dispiace al Signore molto di più dei vari peccati commessi da ognuno di noi.
Il Padre ci cerca sempre con amore, anche quando ci allontaniamo da Lui con i nostri vizi e le nostre colpe. Egli non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
Egli non è impaziente: sa attendere la nostra risposta filiale alla sua chiamata per la conversione, perché ci ama infinitamente di più di ció che immaginiamo.
Non spaventiamoci, dunque, per la nostra estrema fragilità, perché Egli conosce i nostri cuori, in quanto li ha plasmati Lui stesso. A Lui interessa la nostra fiducia nei suoi confronti e guarda la buona volontà di seguire le sue leggi d’amore.
Egli è Onnipotenza d’amore e prima o poi ci libererà dalle mani del maligno. Coraggio e umiltà, quindi, e cerchiamo di essere una preghiera vivente.
(Una voce dal deserto)
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Messaggio della Regina della Pace del 25 agosto 2020

 

 

“Cari figli! Questo è tempo di grazia.

Sono con voi e vi invito di nuovo, figlioli, ritornate a Dio ed alla preghiera affinché la preghiera diventi gioia per voi.

Figlioli non avrete né futuro né pace finché nella vostra vita comincerete a vivere la conversione personale ed il cambiamento nel bene.

Il male cesserà e la pace regnerà nei vostri cuori e nel mondo.

Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate. Sono con voi ed intercedo presso mio Figlio Gesù per ciascuno di voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

 

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Quale è la vera forza che unifica l’intero universo?

Gli scienziati continuano a ricercare una forza che unifica tutte quelle conosciute, ma ancora non sono riusciti a trovarla, anche se ci sono diverse teorie molto suggestive.

Dio è il Creatore e Signore di tutto ciò che esiste.

Nulla succede se Lui non lo vuole o non lo permette. In Lui viviamo e respiriamo.

Tutta l’incredibile complessità cosmica in cui siamo immersi proviene da Lui.

Chi ne è consapevole vive in continua adorazione e spesso viene colto da un profondo senso di stupore per la sua esistenza e per quella di tutti gli altri e dell’intero cosmo.

Preghiera significa anche questo: riconoscere l’onnipotenza d’Amore che governa tutto e tutti, per poi esprimere la propria gratitudine dal profondo del cuore, confidando sempre nell’infinita Misericordia di Colui che ci sostiene continuamente per condurci uniti a Lui nel suo Regno di pace e contemplazione…

 

 

 

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Gesù ad un’anima privilegiata: “Poco importa dove sei e cosa fai: Io sono sempre con te. Ma se non ne sei intimamente conscio, puoi attraversare la vita come un cieco, ignaro delle meraviglie e delle bellezze che ti circondano, brancolando nel buio alla ricerca del tuo sentiero.

Quando sei davvero consapevole, hai occhi per vedere ed orecchie per intendere e tutte le piccole cose della vita acquistano un nuovo e più profondo significato.

Non dai nulla per scontato, ma vedi uno scopo ed un piano dietro a tutto cio che accade nella tua vita, e trovi gioia ed elevazione autentiche in tutto cio che ti succede.

Vedi le cose con gli occhi dello Spirito, comprendi le cose che davvero contano nella vita e l’esistenza trabocca di gioia e di felicità.

Cominci a renderti conto che nulla di ciò che avviene è casuale, riconosci ovunque la mia mano e il tuo cuore è ricolmo d’amore e di gratitudine”.

 

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Dio ci ha già parlato nella persona di Gesù Cristo con il linguaggio dell’amore: si è incarnato, ha espresso la volontà del Padre, ha patito, è morto e risorto promettendoci la vita eterna se crediamo in Lui.

Ci ha parlato anche con le Sacre Scritture rivelandosi gradualmente.

E ci sta tutt’ora parlando attraverso la Creazione e gli eventi della vita quotidiana.

E parla ancora ad ognuno di noi con la nostra storia, le nostre relazioni quotidiane e i nostri accadimenti.

Si tratta di saperlo ascoltare nell’umiltà del proprio cuore e nella fede.

Se non abbiamo la fede chiediamogliela insistentemente e lo Spirito Santo ci esaudirà.

 

 

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Perché cerchi i miracoli come eventi straordinari per credere nell’esistenza di Dio? In genere consideriamo il miracolo “un fatto che si ritiene dovuto a un intervento soprannaturale, in quanto supera i limiti delle normali prevedibilità dell’accadere o va oltre le possibilità dell’azione umana”.

Soffermati ad osservare con attenzione un semplice prato: chi riesce a crearne uno uguale con tutte le caratteristiche dovute all’azione del sole, dell’acqua, del vento, del suolo ecc? La tua stessa esistenza stessa è un continuo miracolo.

Grazie ai tuoi cinque sensi, osservi, ascolti, gusti, odori, tocchi, pensi, ragioni, lavori, operi, crei cose stupende.Tutta l’umanità è in continuo fermento creativo.

Il fatto è che spesso non lo sai vedere perché il tuo sguardo è coperto dal velo dell’abitudine. Tutto ciò che esiste è davvero sbalorditivo, strepitoso, incredibile. Non può essere considerato “normale”, perché nulla è normale come lo intendiamo noi, ma tutto è davvero straordinario.

Se il tuo sguardo è umile e pieno d’amore, saprai vedere il miracolo ovunque.Gesù disse: “il Regno dei Cieli è già in mezzo a voi”.

Aprendo il proprio cuore ed allargando l’orizzonte mentale hai la possibilità di prenderne consapevolezza e la tua vita potrebbe procedere in un continuo stato di stupore….

 

 

 

 

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Se tu preghi per ottenere qualcosa, ma non l’ottieni e poi dici che Dio non ti ascolta, significa che non hai pregato bene: forse, tra le tante cose, ti manca la fiducia. In questo caso è giusto che tu chieda allo Spirito Santo il dono della fede.
Egli allora, prima o poi, ti illumina ed al momento opportuno, ti farà comprendere che ti sta preparando grazie migliori, quelle che giovano davvero alla tua anima.
Può darsi che quello che chiedevi non fosse stato secondo i suoi disegni e non sarebbe giovato per il vero bene della tua anima o di quella per cui pregavi. Allora chiedi innanzitutto il dono dello Spirito Santo, come esorta Gesù stesso, poi otterrai secondo il volere di Dio, perché nel “Padre nostro” noi dobbiamo chiedere che si compia la sua volontà, e non la nostra.
Se siamo umili e perseveranti, dimostrando fiducia nel Signore presso il quale ci rifugiamo, chiedendogli il perdono per le nostre colpe, Egli non tarderà ad esaudirci quando meno ce l’aspettiamo.
Anche il Signore, che è un Padre buono, ama farci delle sorprese ed è felice quando ci vede felici in Lui…
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Noi uomini siamo veramente immortali, perché la nostra anima immortale sopravvive alla morte terrena e, volenti o nolenti, ci attende una nuova Dimensione, se cerchiamo Dio con cuore sincero e abbiamo fiducia nella Divina Misericordia.

Questa vita terrena è solo l’inizio della nostra esistenza e noi, in virtù del libero arbitrio, siamo invitati a scegliere da che parte stare: Dio o il Male. L’ultima nostra decisione è la più importante, perché determina tutta l’Eternità.

Però essa è condizionata da come siamo vissuti, perché così come si vive, si muore.

Dovremmo vivere ogni giorno terreno come fosse l’ultimo, proiettandoci nella dimensione a cui siamo destinati e che ci attende: il Paradiso, dove tutto sarà più chiaro perché vedremo Dio “faccia a faccia” e la nostra gioia sarà piena per sempre…

 

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Dio è da sempre perché “Egli è”, mentre tu hai cominciato ad esistere secondo la sua volontà. Eppure ti ama immensamente. Dio è Purissimo Amore, mentre tu sei profondamente egoista. Eppure ti ama sempre.
Dio conosce tutto perché ogni cosa proviene da Lui. Tu conosci una piccolissima parte della Verità, eppure Dio ti ama in modo unico ed irripetibile.
Dio è attratto dal tuo nulla, anche quando tu sei indifferente al suo amore.
Dio ti cerca sempre con discrezione ed amore, pur rispettando la tua libertà, perché desidera la tua salvezza eterna.
Ricordati che Dio ti ama davvero ed è contento quando gli sei grato.
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Chi prega veramente non lo fa perché si sente più buono degli altri. Chi prega riconosce il Signore come il proprio Creatore e sa che è Lui che lo fa esistere e che gli concede il perdono dei peccati quando si pente sinceramente.

Per questo nella preghiera, stupìto per le sue meraviglie, ringrazia il Signore per tutto ciò che esiste e domanda le grazie per tutti, amici e nemici, ma gli chiede anche di sostenerlo sempre per procedere gioiosamente nel cammino spirituale, secondo la sua volontà.

Chi prega bene, con fiducia ed abbandono filiale, sente in sé la forza per vincere le tentazioni e non teme per quello che succede, convinto che la volontà del Signore si compirà sempre, perché è da Lui protetto.

Chi prega con fiducia e costanza sente gradualmente aumentare in sé l’amore per la vita e per Colui che l’ha donata, anche se non riesce a comprendere bene l’esistenza del male, del dolore e della morte. Sa che in Dio tutto ha senso che comprenderà meglio nell’altra dimensione, in Cristo risorto.  

 

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Se non riesci ancora a vincere qualche tuo vizio nonostante la buona volontà, non perderti d’animo.

Il Signore guarda il tuo sforzo e prova tenerezza per te che sei così dispiaciuto, perché ti ama davvero.

Egli è Amore Onnipotente, per cui potrebbe risanarti completamente quando vuole. Ma per ora desidera i tuoi sforzi perché Egli ti ha donato la libertà, molto preziosa ai suoi occhi.

Vuole farti capire che senza di Lui non puoi fare nulla, perché Lui ha sconfitto le forze del male, ma vuole anche la tua collaborazione.

Un giorno comprenderai meglio il perché delle tue fragilità, le quali hanno un ruolo misteriosamente importante per la tua salvezza finale, se sarai saldo nella fede, nella speranza e nella carità…

 

(Una voce dal deserto)

 

 

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Dio, con una sola parola avresti potuto salvare migliaia di mondi. Un solo sospiro di Gesù avrebbe soddisfatto la Tua giustizia.

Ma Tu, o Gesù, hai affrontato per noi una Passione tanto tremenda, unicamente per amore.

La giustizia del Padre Tuo sarebbe stata appagata da un Tuo unico sospiro e tutto il Tuo annientamento è opera esclusivamente della Tua Misericordia e di un inconcepibile amore.

Tu, o Signore, mentre partivi da questa terra, hai voluto restare con noi ed hai lasciato Te stesso nel sacramento dell’altare e ci hai spalancato la Tua Misericordia.

Non c’è miseria che Ti possa esaurire. Hai chiamato tutti a questa sorgente d’amore, a questa fonte della divina pietà.

È lì la sede della Tua Misericordia, lì la medicina per le nostre infermità. Verso Te, viva sorgente di Misericordia, tendono tutte le anime: alcune come cervi assetati del Tuo amore, altre per lavare le ferite dei loro peccati, altre ancora per attingere forza per affrontare i disagi della vita.

Quando spirasti sulla croce nello stesso istante ci hai donato la vita eterna. Permettendo che squarciassero il Tuo sacratissimo fianco, ci hai aperto la sorgente inesauribile della Tua Misericordia, ci hai dato quello che avevi di più prezioso, cioè il Sangue e l’Acqua del Tuo Cuore. Ecco l’onnipotenza della Tua Misericordia, dalla quale giunge a noi ogni grazia.

Sii adorato, o Dio, nell’opera della Tua Misericordia, sii benedetto da tutti i cuori fedeli Sui quali si posa il Tuo sguardo E nei quali c’è la Tua vita immortale. O mio Gesù, Misericordia! La Tua santa vita sulla terra è stata dolorosa, e terminasti la Tua opera con un supplizio atroce, sospeso e disteso sull’albero della croce.

E tutto questo per amore delle nostre anime. Per un amore inconcepibile Ti lasciasti squarciare il Sacratissimo fianco e sgorgarono dal Tuo Cuore torrenti di Sangue ed Acqua. Lì c’è la viva sorgente della Tua Misericordia, lì le anime trovano conforto e refrigerio.

Nel Santissimo Sacramento ci lasciasti la Tua Misericordia, il Tuo amore ha provveduto in modo che, affrontando la vita, le sofferenze e le fatiche, non dubitassimo mai della Tua bontà e Misericordia.

Se sulla mia anima gravassero anche tutte le miserie del mondo, non dobbiamo dubitare nemmeno un istante, ma confidare nella potenza della Misericordia poiché Dio accoglie sempre benevolmente un’anima pentita.

O ineffabile Misericordia del Signore, Fonte di pietà e di ogni dolcezza! Sii fiduciosa, sii fiduciosa, o anima, anche se sei macchiata dalla colpa. Poiché se ti avvicini a Dio, non proverai amarezza.

Poiché Egli è la viva fiamma di un grande amore, Quando ci avviciniamo sinceramente a Lui, Scompaiono le nostre miserie, i peccati e le malvagità. Egli pareggia i nostri debiti, se ci affidiamo a Lui.

 

 

 

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fb 5 luglio 2020

INCANTO

 

Padre, ti rendo lode! Il Battista è in carcere, in Galilea crescono rifiuto e ostilità, i miracoli a Cafarnao e Betsaida non servono, eppure Gesù benedice il Padre.

Attorno, il vuoto. Via i sapienti, gli scribi, i sacerdoti, e al loro posto ecco malati, vedove, bambini, piccoli. I preferiti di Dio: l’uomo senza qualità accolto nelle qualità di Dio.

Gesù è il primo dei piccoli. Viene come figlio di povera gente, in una stalla. Senza potere, la sua rivoluzione è su una croce.

Grazie perché loro ti hanno capito! Gesù coglie la logica di Dio che parte dagli ultimi della fila, dai bastonati dalla vita, dalle mani che sanno accarezzare.

Non è difficile Dio. Sta al loro fianco in ogni epoca, su tutta la terra. Dio è vicino a ciò che è piccolo e spezzato. Quando noi diciamo perduto, lui dice trovato; se diciamo condannato, lui dice salvato; quando diciamo abbietto, Dio esclama beato! (Bonhoeffer).

Gesù che si stupisce di Dio. Mi incanta la meraviglia che felicemente lo invade mentre le sue parole passano dal lamento alla danza.

Ma non basta: venite, e vi darò ristoro. E’ il conforto del vivere, non una morale migliore. Se le nostre messe, prediche, incontri, non diventano racconti d’amore che consolano fatiche, si riducono a tomba della domanda dell’uomo, a tomba della risposta di Dio.

Gesù parla di “cose rivelate”, che non si possono recintare in una dottrina, che non sono un sistema di pensiero: le cose rivelate sono il segreto del vivere, preceduto dal silenzio, seguito dall’incanto.

E incalza chi gli è vicino: imparate da me mite e umile, così ci sarà riposo per le vostre anime. Casa della vita è l’amore anche piccolo, quello che fa un passo indietro, dove il cuore abita nella pace di chi si fida.

E ancora: prendete il mio giogo dolce, il carico leggero di Dio. Come può il giogo essere per noi, che nell’ultimo secolo abbiamo lottato proprio per eliminarli tutti? Nella Bibbia il giogo è la legge di Mosè, che Gesù riassumerà nel nuovo invito: amatevi, l’antica novità.

L’amore è ossigeno del mondo. Un re leggero, un tiranno amabile che mai ferisce e mai smette di generare, partorire, curare, dare gioia pura. Prendetevi cura di voi stessi e del creato iniziando dai piccoli, le colonne segrete nella storia, le colonne nascoste nel mondo.

Gesù, il senza potere, libero come il vento, leggero come la luce. Uomo regale dallo stupore improvviso, figlio mite che nessuno ha mai comprato, fratello umile di libere vite.

La pace si impara. La mitezza si impara. Da lui. La vita si impara dal cuore stupito di Gesù, puro silenzio incantato.

 

XIV domenica Matteo 11, 25-30

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto?

Il vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati.

Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli.

Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare «miracoli».

Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta?

Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo.

I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila, le periferie del mondo hanno capito che Gesù è venuto a portare la rivoluzione della tenerezza: voi valete più di molti passeri, ha detto l’altra domenica, voi avete il nido nelle sue mani.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco… E ogni cuore è stanco.

Venite, vi darò ristoro. E non già vi presenterò un nuovo catechismo, regole superiori, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio.

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: parole che sono musica, buona notizia.

Gesù è venuto a cancellare la vecchia immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. È venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e a darci le ali di una fede che libera. Gesù è un liberatore di energie creative e perciò è amato dai piccoli e dagli oppressi della terra.

Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare delicato e indomito. Da lui apprendiamo l’alfabeto della vita; alla scuola del cuore, la sapienza del vivere.

 

Vorrei imparare a benedire di nuovo, ogni giorno.

Ad ogni mattino benedire i piccoli e i bambini,

mettermi alla loro scuola,

imparare dal loro cuore vero.

 

Vorrei imparare a dire grazie,

a dire bene di te e del mondo,

a stupirmi della vita, che mi ha dato tanto:

e che il lamento non prevalga mai sullo stupore.

 

Grazie per le sconfitte che non mi hanno buttato giù,

per i successi che non mi hanno dato alla testa.

 

Grazie per le persone che hai messo accanto a me,

nelle loro mani, nello sguardo, nel sorriso

ho visto il racconto della tua tenerezza.

 

Vorrei imparare dal tuo cuore, Signore,

ad amare nel solo modo possibile,

dolce e forte, umile e fiero:

instancabile nel curare,

nutrire, confortare, dare ristoro,

rimettere in cammino la vita.

 

E ti benedico, Padre, per il tuo figlio Gesù,

pienezza d’umano, stupore di te,

ristoro alla vita e cuore di luce.

Amen.

 

 

 

O Santi genitori di Maria Santissima, Anna e Gioacchino. Il Signore ha scelto voi per generare la Creatura più bella del creato.

E voi avete risposto alla sua chiamata all’unione nel Sacro matrimonio con la fede e l’amore reciproco più autentico.

Voi che avete educato con le parole e l’esempio la vostra amatissima figliola, Maria Vergine, che Dio vi ha affidato per un suo immenso piano d’amore, aiutate tutti i genitori della terra a comprendere ed educare santamente i propri figli, in modo che possano un giorno lodare Dio per tutta l’Eternità.

Proteggete le nostre famiglie dalle insidie del maligno il quale è determinato più che mai a disgregarle ed a snaturarle.

Intercedete per noi genitori presso il Signore affinché svolgiamo bene il nostro importante compito di trasmettere ai nostri figli, con l’esempio e con l’amore più disinteressato, i sacri valori cristiani in modo che anch’essi glorifichino Dio con la loro vita esemplare.

 

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VI° Quaderno – Parte 2

 

 

O Dio, Tu non hai sterminato l’uomo dopo la caduta, ma nella Tua Misericordia gli hai perdonato ed hai perdonato veramente da Dio, cioè non solo gli hai rimesso la colpa ma l’hai colmato di ogni grazia.

La Misericordia Ti ha spinto fino al punto che Tu stesso Ti sei degnato di scendere tra noi per sollevarci dalla nostra miseria. Dio scende sulla terra, il Signore dei Signori si umilia, Egli l’Immortale.

Ma dove scendi, Signore? Forse nel tempio di Salomone? Vuoi forse che Ti venga costruita una nuova dimora dove hai intenzione di scendere? O Signore, che dimora Ti prepareremo, dal momento che tutta la terra è il Tuo sgabello? Tu stesso Ti sei preparato una dimora: una Santa Vergine. Le Sue viscere immacolate sono la Tua abitazione ed avviene l’inconcepibile miracolo della Tua Misericordia, o Signore.

Il Verbo si fa Carne, Dio abita fra di noi, il Verbo di Dio, la Misericordia Incarnata. Con la Tua umiliazione ci hai innalzato alla Tua Divinità. E l’eccesso del Tuo amore, è l’abisso della Tua Misericordia. Stupiscono i cieli per questo eccesso del Tuo amore.

Ora nessuno ha più paura di avvicinarsi a Te. Sei il Dio della Misericordia, hai pietà per la miseria, sei il nostro Dio e noi il Tuo popolo. Sei nostro Padre e noi per Tua grazia siamo Tuoi figli. Sia glorificata la Tua Misericordia, poiché Ti sei degnato di scendere tra noi. Sii adorato, o Dio misericordioso, Per esserTi degnato di scendere dal cielo su questa terra. Ti adoriamo in grande umiltà, Per aver innalzato tutto il genere umano.

Insondabile nella Tua Misericordia, inconcepibile! Per amore verso di noi prendi per Te il corpo Da una Vergine Immacolata, mai sfiorata dal peccato, Perché così avevi stabilito dall’eternità. La Vergine Santa, quel niveo giglio, Per prima adora l’onnipotenza della Tua Misericordia.

Il Suo Cuore puro si apre con amore alla venuta del Verbo, Crede alle parole del messaggero divino e si rafforza nella fiducia. Si stupì il cielo che Dio si fosse fatto uomo, Che ci fosse in terra un cuore degno di Dio. Perché mai, Signore, non Ti unisci a un Serafino, ma ad un peccatore? Questo è un mistero della Tua Misericordia, nonostante il puro grembo della Vergine.

O mistero della divina Misericordia, o Dio di pietà, Che Ti sei degnato abbandonare il trono celeste Per abbassarTi alla nostra miseria, all’umana debolezza, Perché non gli angeli, ma gli uomini hanno bisogno di Misericordia.

Per esprimere degnamente la Misericordia del Signore, Uniamoci alla Tua Madre Immacolata, Così allora il nostro inno Ti sarà più gradito, Dato che Essa è stata scelta fra gli angeli e gli uomini.

Attraverso Lei, come attraverso un puro cristallo È giunta a noi la Tua Misericordia. Per Suo merito l’uomo divenne gradito a Dio, Per Suo merito scendono su di noi torrenti di grazie di ogni genere.

 

 

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È necessario lodare Dio perché ha voluto l’esistenza di ciascuno di noi e la sta sorreggendo.
Siamo destinati ad essere suoi figli per tutta l’eternità. Egli si è fatto uomo in Gesù Cristo, ha patito ed è morto per tutti gli uomini , affinché si convertano e si rendano conto di quanto siano da Lui amati.
Dio chiede ad ognuno di noi la riconoscenza, come i genitori la chiedono ai figli e ciascuno di noi a chi beneficiamo.
Questo non perché Lui abbia bisogno assoluto delle nostre lodi, ma perché ci ama nella Verità: é Lui che ci ha donato la vita e la sta sostenendo.
Se gli siamo grati per questo e mettiamo in pratica i Comandamenti dell’Amore, camminiamo nella verità e diveniamo simili a Lui, come Egli desidera… Dio ama chi dona con gioia e coloro che lo cercano con cuore sincero…
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L’INFINITA BONTA’ DI DIO NEL DOTARE DI BELLEZZE IL MONDO INTERO, PER RENDERE PIACEVOLE ALL’UOMO IL SUO SOGGIORNO SULLA TERRA.

 

O Dio, con quanta magnanimità è distribuita la Tua Misericordia e tutto questo l’hai fatto per l’uomo.

Oh, quanto devi amare quest’uomo, dal momento che il Tuo amore è così intraprendente!

O mio Creatore e Signore, vedo ovunque l’impronta della Tua mano ed il sigillo della Tua Misericordia, che circonda tutto ciò che è creato.

O mio Creatore pietosissimo, desidero adorarti per conto di tutte le creature animate ed inanimate ed invito l’universo intero ad adorare la Tua Misericordia.

Oh, quanto è grande la Tua bontà, o Dio! Sii adorato, nostro Creatore e Signore!

O universo intero, adora il Signore in umiltà. Ringrazia il tuo Creatore con tutte le tue forze ed esalta la Sua inconcepibile Misericordia.

Va’, o terra tutta col tuo verde, va’, o mare insondabile! La vostra riconoscenza si trasformi in un inno delizioso, che faccia conoscere quanto è grande la Misericordia di Dio.

Va’, o sole bello e sfolgorante, andate prima di lui luminose aurore, unitevi in un solo inno; le vostre limpide voci cantino in coro la grande Misericordia di Dio.

Andate, monti e colline, boschi fruscianti e folti cespugli, andate, fiori stupendi nelle ore mattutine; il vostro profumo esclusivo esalti, adori la Misericordia di Dio.

Andate, meraviglie tutte della terra, per le quali l’uomo non finisce mai di stupirsi, andate concordemente ad adorare Iddio, esaltando la Sua inconcepibile Misericordia.

Va’, o bellezza indelebile di tutta la terra, ad adorare il Tuo Creatore in grande umiltà, poiché tutto è racchiuso nella Sua Misericordia, Tutto proclama con voce potente quanto è grande la Misericordia di Dio.

Ma al di sopra di tutte queste bellezze, l’adorazione più gradita a Dio è un’anima innocente, piena di fiducia, Che si unisce strettamente a Lui tramite la grazia.

O Gesù nascosto nel SS.mo Sacramento dell’altare, amore mio e mia unica Misericordia, Ti raccomando tutte le necessità della mia anima e del mio corpo. Tu puoi aiutarmi, poiché sei la Misericordia stessa, in Te sta tutta la mia speranza.

Diario di Santa Faustina Kwalska

6° quaderno parte 2

 

 

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(testo tratto dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà”  p.185)

 

“La santità non è un semplice privilegio di pochi: tutti dobbiamo diventare santi”, affermava madre Teresa di Calcutta.

“Santo” significa appartenere al Signore sotto tutti i punti di vista. Invidio benevolmente coloro che sanno essere “puri” per vedere Dio. I santi si sono purificati nella sofferenza e nella lotta contro il proprio egoismo ed orgoglio.

Ora possono godere della loro beatitudine perchè hanno uno sguardo talmente puro, immerso nell’amore di Dio, che nulla li può turbare. Nulla. Nemmeno la grandezza e lo splendore superiori che scorgono negli altri. Essi non sono contagiati dal vuoto e superficiale clamore umano.

Hanno la capacità di ammirare e di stupirsi delle virtù degli altri perchè sanno bene che è lo stesso Dio che opera in forme diverse in tutti. Tutto in tutti, perchè Egli si è donato a tutti, quasi “scomparendo” dalla scena attraverso l’Incarnazione, la morte e la Risurrezione.

Lasciamoci plasmare dallo Spirito docilmente, come i Santi che hanno sempre agito in stretta unione con il Figlio nel Padre.

Vieni o Santo Spirito, trasformaci, rendici puri, miti, misericordiosi, operatori di pace, gioiosi, forti nelle tribolazioni, attivi nella carità, ferventi nella preghiera.

 

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“Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perchè lo vedremo cosi come Egli è” (1 Gv.3,2).

Dio ci ha creati per essere simili a Lui. Questa somiglianza ci farà intuire qualcosa della sua essenza, anche se non la potremo mai comprendere come Lui si auto-comprende.

Per raggiungere questa somiglianza è necessario avere in sè gli attributi divini che si riassumono nell’Amore più puro.

Il nostro esistere è gratuito e la vita deve essere un libero sforzo orientato verso Colui che ce l’ha donata.

“Chi non ama non è da Dio” perchè Dio è Amore.

Ecco il senso del suo Regno.

L’amore porta alla conoscenza e viceversa.

Veramente siamo fatti per te, o Dio, e non avremo pace finchè non riposeremo in Te!

 

 

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Padre clementissimo, ti benediciamo per il tuo immenso amore che risplende nella creazione e ancor più visibilmente nella redenzione.

Fin dall’inizio di questo giorno ispiraci il desiderio di servirti, perché nei pensieri e nelle opere glorifichiamo sempre il tuo santo nome. Purifica i nostri cuori da ogni desiderio di male, perché siano costantemente orientati alla tua volontà.

Apri il nostro cuore alle necessità dei fratelli, perché incontrandoci non ci trovino freddi e senza amore verso di loro.

 

(dalle lodi mattutine della liturgia delle ore)

 

 

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Donare il proprio tempo a Dio! Quanto poco gliene doniamo/ Mille cose affollano la nostra mente ubriaca perdendo di vista l’unico Bene necessario!

Se gli concediamo qualche minuto al mattino e alla sera crediamo di aver fatto chissà cosa! Egli è talmente semplice ed innocente che si stupisce di questo piccolo dono che gli facciamo e ci è infinitamente riconoscente. Si accontenta anche delle nostre briciole, tanto ci ama!

Ma quale figlio buono pensa di stare accanto al padre che ama solo qualche minuto al giorno?

Devo ripromettermi di dedicare al Signore più tempo possibile senza mai perderlo di vista. Devo pensare a Lui in ogni azione, in ogni gesto, in ogni ragionamento.

“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” Devo amarlo semplicemente perchè mi è Padre, perchè mi ha dato la vita, perchè si è offerto in sacrificio per noi peccatori e figli ingrati.

O Santi tutti, aiutatemi, Vergine Maria santissima, tu che durante la tua vita terrena hai amato il Signore nel modo più disinteressato ( Maria è vissuta nella povertà, nell’incertezza continua, nel dolore più lancinante sotto la croce), chiedi allo Spirito che mi doni l’amore che ti ha concesso perchè possa glorificare il Padre per tutta l’eternità!

 

 

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“Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”.Quante volte la mia povera fede si riduce a credere che Cristo sia soloun fantasma! Un fantasma disincarnato e nulla di più.
Invece Egli si presenta anche da risorto in carne ed ossa. In CARNE edOSSA!!
La risurrezione di Cristo dovrà essere anche la nostra. Una risurrezione in carne ed ossa.Risorgerò dunque anche nella corporeità fisica. Ma la risurrezione nellavita non assimilerà il corpo corruttibile e mutante che possiedo ora. Saràun corpo glorioso e spirituale perchè è lo spirito il vero dominatore. Non è lo Spirito Santo la vita?
Il mio corpo avrà la vera vita nello Spirito che è il Signore di tutto e di tutti. Devo crederlo, altrimenti vana è la mia speranza! Signore aumenta la mia fede…sono sempre cosi pieno di paure!
“Chi ha paura muore più volte, chi non ha paura muore una volta sola”.
Sotto un certo aspetto è vero: la paura inibisce l’azione più efficace ecreatrice. Quando sono bloccato non vivo autenticamente perchè viene inme represso ogni slancio vitale che mi conduce nell’orbita dell ‘amore.
In questo senso è come se fossi morto. Se credo realmente che Cristo è presente nella mia vita, è amico e fratello confidente, desidera ardentemente farmi partecipare della sua vitadivina perchè mi ama di un amore infinito e unico; se credo realmente inquesto, allora Egli non è più un fantasma intoccabile, irraggiungibile.
No…io posso “toccarlo” quando c’è in me l’abbandono fiducioso nel suocuore e la convinzione che Egli è presente tra noi “in carne ed ossa”. Alloralo vedrò e lo toccherò nel prossimo da ascoltare, da soccorrere, da stimare, da amare…
(testo dal mio libro “Come ci vedono dall’aldilà p.103)
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Chi prega con fede e devozione, convinto che il Signore lo ascolti, non si sente solo ed il suo cuore pulsa nell’Amore fervente verso Dio ed il prossimo. Anche se gli anni della vita terrena avanzano inesorabili ed il declino psico-fisico è inevitabile a causa della normale perdita neuronale, la preghiera del cuore può contribuire a mitigare un po’ questo processo riduttivo per alcuni motivi:

1) L’anima influenza la psiche e siccome la preghiera del cuore richiede anche una certa creatività personale, ciò è a vantaggio anche del cervello che, insieme ad altri espedienti, come letture o esercizi di logica, si tiene in continuo allenamento, allontanando la probabilità di demenza senile.

2) La preghiera del cuore arreca serenità interiore e ciò non è poco per il cervello, il quale ne beneficia, perché diminuisce lo stress e le cellule neuronali compiono meglio le loro funzioni

3) La preghiera del cuore stimola la memoria perché con essa presentiamo al Signore anche le varie necessità personali, quelle dei famigliari, quelle degli amici e quelle del prossimo. E questo è anche un buon motivo per allenare la mente facendo riaffiorare ricordi, volti, situazioni ecc.

4) La preghiera del cuore più efficace è quella del ringraziamento: con essa riconosciamo tutti i benefici ricevuti durante la nostra vita e le grazie che il Signore ci concede continuamente. Un cuore ricolmo di riconoscenza, mantiene attiva l’anima e la mente a beneficio anche del cervello.

 

 

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San Pietro è uno dei santi che più ci commuovono in profondità.Egli amava davvero Gesù, ma sentiva in sé l’enorme fragilità che lo faceva apparire piuttosto incoerente.

Ma Pietro non si perdeva d’animo. Soffriva perché si sentiva incapace di amare come avrebbe dovuto, ma già questa sofferenza è una prova che Egli amava davvero il Maestro.

Gesù conosceva il suo cuore, ma voleva probabilmente convincere il suo discepolo ad aver fiducia in Lui, perché nonostante la sua fragilità, lo amava.

 

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Fb 28 giugno 2020

L’acqua migliore che ho

Chi ama la propria famiglia più di me, non è degno di me. Ma allora chi è degno di te, Signore? Con la tua altissima pretesa, che cosa vuoi da me?

Nessuno amerà mai come te, perché il tuo è il vero amore incondizionato, che anticipa, senza clausola alcuna. Padre madre fratello figlia… sono le persone a me più care, indispensabili per vivere davvero. Sono loro che ogni giorno mi spingono ad essere vero, autentico, senza ruoli. Ma la tua non è una competizione di cuori o una gara di emozioni, da cui sai che non usciresti vincitore se non presso pochi eroi, o santi o profeti dal cuore in fiamme.

E tuttavia, l’uomo non coincide con il cerchio della famiglia. Anche già per unirsi a colei che ama, l’uomo lascerà il padre e la madre!  Né la buona novella, né la croce, non la vita eterna e neppure una storia di giustizia, pace o solidarietà, si spiegano interessandosi solo alla famiglia. Bisogna saper accogliere altri nel cerchio del proprio sangue, generare diversamente vita e futuro, staccarsi, perdere, spezzare l’eterna ripetizione di ciò che è già stato. Chi avrà perduto, troverà.

Perdere la vita, non significa farsi uccidere: una vita si perde solo come si perde un tesoro, donandola.

Noi possediamo, veramente, solo ciò che abbiamo donato ad altri. Come la donna di Sunem della prima lettura, che d’impulso dona al profeta Eliseo piccole porzioni di vita, piccole cose: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada, e riceverà in cambio una vita intera, un figlio vero! Insieme alla capacità di amare molto di più.

Risento l’eco delle parole di Gesù: Chi avrà perduto la sua vita per causa mia la troverà.

Gesù parla di una causa per cui vivere, che vale più della stessa vita. E Lui, che l’ha perduta per la causa dell’uomo, l’ha ritrovata.

Infatti il vero dramma per la persona, e tanti non ne sono consapevoli, è non avere niente e nessuno per cui valga la pena mettere in gioco e spendere la propria vita.

E a noi, spaventati dall’impegno di dare vita e di avere una causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca non perderà il premio. Croce e acqua, il dare tutto e il dare quasi niente. I due estremi di uno stesso movimento, un gesto vivo, significato da quell’aggettivo così evangelico: fresca! L’acqua, fresca dev’essere! Vale a dire procurata con cura, l’acqua migliore che hai, acqua affettuosa, bella, con dentro l’eco del cuore.

La vita nell’acqua: stupenda pedagogia di Cristo, secondo cui non c’è nulla di troppo piccolo per chi vuol bene. Dove amare non equivale ad emozionarsi e a tremare per una creatura, ma si traduce con l’altro verbo che è sempre di corsa, molto semplice e concreto. Un verbo fattivo, urgente, di mani limpide e allegre come acqua fresca: il verbo dare.

 

 

Avvenire Mt 10,37-42  XIII A

p.Ermes Ronchi

Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me, non è degno di me.

Una pretesa che sembra disumana, a cozzare con la bellezza e la forza degli affetti, che sono la prima felicità di questa vita, la cosa più vicina all’assoluto, quaggiù tra noi.

Gesù non illude mai, vuole risposte meditate, mature e libere. Non insegna né il disamore, né una nuova gerarchia di emozioni. Non sottrae amori al cuore affamato dell’uomo, aggiunge invece un ‘di più’, non limitazione ma potenziamento. Ci nutre di sconfinamenti. Come se dicesse: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti dei tuoi cari per poter star bene, ebbene io posso offrirti qualcosa di ancora più bello.

Ci ricorda che per creare la nuova architettura del mondo occorre una passione forte almeno quanto quella della famiglia. È in gioco l’umanità nuova. E così è stato fin dal principio: per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna (Gen 2,24). Abbandono, per la fecondità. Padre e madre ‘amati di meno’, lasciati per un’altra esistenza, è la legge della vita che cresce, si moltiplica e nulla arresta.

Seconda esigenza: chi non prende la propria croce e non mi segue. Prima di tutto non identifichiamo, non confondiamo croce con sofferenza. Gesù non vuole che passiamo la vita a soffrire, non desidera crocifissi al suo seguito: uomini, donne, bambini, anziani, tutti inchiodati alle proprie croci. Vuole che seguiamo le sue orme, andando come lui di casa in casa, di volto in volto, di accoglienza in accoglienza, toccando piaghe e spezzando pane. Gente che sappia voler bene, senza mezze misure, senza contare, fino in fondo.

Chi perde la propria vita, la trova. Gioco verbale tra perdere e trovare, un paradosso vitale che è per sei volte sulla bocca di Gesù. Capiamo: perdere non significa lasciarsi sfuggire la vita o smarrirsi, bensì dare via, attivamente. Come si fa con un dono, con un tesoro speso goccia a goccia.

Alla fine, la nostra vita è ricca solo di ciò che abbiamo donato a qualcuno. Per quanto piccolo: chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca, non perderà la ricompensa. Quale? Dio non ricompensa con cose. Dio non può dare nulla di meno di se stesso. Ricompensa è Lui.

Un bicchiere d’acqua, un niente che anche il più povero può offrire. Ma c’è un colpo d’ala, proprio di Gesù: acqua fresca deve essere, buona per la grande calura, l’acqua migliore che hai, quasi un’acqua affettuosa, con dentro l’eco del cuore.

Dare la vita, dare un bicchiere d’acqua fresca, riassume la straordinaria pedagogia di Cristo. Il Vangelo è nella Croce, ma tutto il vangelo è anche in un bicchiere d’acqua fresca. Con dentro il cuore.

Nulla è troppo piccolo per il Vangelo, perché ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio.

Con lui i tuoi amori saranno custoditi più vivi e più luminosi, perché lui possiede  l’arte di andare fino in fondo al voler bene. Ed è questo il significato della seconda condizione,.

Amare nel linguaggio di tutta la bibbia non indica un insieme di emozioni o di sentimenti, non riguarda la sfera affettiva, ma come sempre nella Bibbia, la sfera della fede. Gesù assimila il discepolato alla prima alleanza, al popolo che si impegna con Dio, indica l’atteggiamento della fedeltà a Dio. Amare Dio di meno significava seguire altri dei, idolatria.

Altre leggi a dettare la strada. E l’abbiamo visto dalle cronache, molte volte. Segui come dominanti le leggi della famiglia o del clan, e si arriva a ciò che i sociologi chiamano: familismo amorale. Per amore o necessità della famiglia si accetta tutto: immoralità, corruzione, violenza…

La seconda condizione: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Prendere la croce e prendere un destino da messia: esistere per Dio per guarire la vita.

Terza condizione: Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo . Rinuncia è liberazione da tutto ciò che impedisce il volo.

Davanti alla pretesa ‘irragionevole’ di Cristo di essere amato più di padre, madre e figli, di essere il primo nel cuore, la mia reazione è quella di pensare: ‘perché mi vuole strappare dal cerchio caldo e vitale degli affetti? Ma non è l’intenzione di Gesù, Lui riempie e poi ci nutre di sconfinamenti.

Destino ordinario è incontrare un amore, una seduzione

ma destino straordinario dell’essere umano

è incontrare seduttori non umani,

è incontrare la seduzione di Dio.

Chi avrà dato la propria vita per causa mia la troverà”. Gesù parla di una causa per cui vivere, per cui morire, qualcosa che valga più della mia sola vita, e chi ama davvero sperimenta che l’amato vale di più della sua vita.

vale a dire non vivere in funzione dei tuoi o del tuo passato. Ebbene, questo stesso movimento è chiesto da Gesù affinché non restiamo piccoli, perché non si arresti la ruota della vita.

Ma poi sono contento di questo, poi sono fiero che la fede resti scandalosa, che rimanga qualcosa che sovverte, che va contro corrente, che non sa omologarsi. Altrimenti non ci sarà più futuro nuovo nelle nostre vite, solo ripetizione, altrimenti non si aprono frecce di luce.

Allora cerco nella Scrittura una spiegazione e il Libro del Deuteronomio me la offre. Dice: “Se la moglie che riposa sul tuo petto o l’amico che ami come te stesso ti dice in segreto: vieni, serviamo altri dei. Tu non ascoltarlo”. Per compiacere tua moglie o tuo figlio o il tuo amico, non abbandonare, non tradire il tuo Dio. Amalo di più!

Risalgo più indietro, e una spiegazione è già nel Primo Libro della Scrittura dove abbandonare il padre e la madre per unirsi a un’altra carne è già la Legge della vita. E’ la scelta necessaria per ogni uomo e per ogni donna, perché ci sia futuro, perché la vita possa crescere, moltiplicarsi, perché ci sia fecondità:

Noi tutti sappiamo bene che il mondo non coincide con il cerchio della famiglia e inserendo in questo cerchio, dolce ma insufficiente, lo spazio di Dio e della Croce, Gesù mi dice: “Prendi su di te una vita ulteriore, altre responsabilità, prendi su di te un destino che assomiglia al mio”.

Ecco, allora, il conflitto: da un lato l’umano e le sue cose, dall’altro un Nazareno e la sua Croce. Prendi la Croce, un comando che qualche volta mi angoscia, ma guardo alla Croce e vedo che essa è il luogo dove l’amore ha scritto il suo racconto più vero.

Prendi la Croce equivale a dire: accetta di amare fino in fondo. Scrive Origene: “Caritas est passio”, l’amore è passione nel doppio luminoso senso di patimento e di appassionarsi. L’amore è Croce e passione.

C’è un destino ordinario nella famiglia e questo ti fa figlio degno della vita, ma c’è un destino ulteriore che ti fa degno di Cristo.

Da un lato la mia vita, la mia gente, le mie cose e il desiderio di ricondurre tutto al frammento, all’attimo, alla dignità di esseri umani, soltanto umani e basta, con tutta la bellezza ma anche la caducità che questo comporta.

E dall’altro lato le cose che non si vedono: eternità, Dio, il dolore del mondo, amore più grande.

E’ un bellissimo conflitto tra il canto del sangue che già basta a illuminare la vita e la voce della trascendenza che abita il cuore inquieto finché non riposa in altri spazi.

Il segreto della nostra vita è oltre noi

ed è quello che Gesù dodicenne dice ai genitori: “Non sapevate che io devo interessarmi delle cose del Padre mio?”

Amare Dio, secondo il Vangelo non è una emozione in gara con altre sensazioni, non è un affetto fra gli altri.

perché sa che da questa gara emotiva non uscirebbe vincitore se non presso pochi eroi o santi, gente dal cuore in fiamme.

E poi attenzione a un egoismo “familiare”. Un amore totalizzante per la tua casa, per i tuoi, per cui nulla esiste al di fuori di essa, può farti smarrire, la bellezza, la ricchezza, la varietà, la polifonia, il gemito e la poesia della vita, tutte le altre dimensioni del cuore, della mente, dell’anima, del dolore del mondo.

Non smarrire la polifonia dell’esistenza, altrimenti sei una casa bella dentro ma con le porte e le finestre sbarrate e davanti al tuo cancello chiuso sfila la vita, passano poveri e profeti e non li vedi.

Passano angeli e bambini, passano le stagioni e le invenzioni e non li vedi.

Passa la vita e nessuno che si affacci a dare o ad accogliere.

Il verbo più usato oggi da Gesù è accogliere, l’accoglienza fa fiorire la vita. Anche accogliere la causa di Cristo moltiplica la vita:

Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà!”

Perdere la vita non significa qui il martirio del sangue. Una vita si perde come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia.

Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri, come la donna di Sunem, di cui parla la Prima Lettura, che dona al profeta Eliseo piccole porzioni di vita, piccole cose: un letto, un tavolo, una sedia, una lampada e riceverà in cambio una vita intera, un figlio. E la capacità di amare di più.

Lo può dire ogni madre, lo dice Dio stesso che ha amato il mondo fino a dare suo Figlio.

E imparo che anche per l’uomo il vero dramma non è la Croce o il martirio, il vero dramma è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena dare la vita.

Amare nel Vangelo non equivale ad emozionarsi, a sentire, a tremare o trepidare per una creatura, ma si traduce sempre con un altro verbo molto semplice, molto concreto, un verbo fattivo, di mani, il verbo “dare”. “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Non c’è amore più grande che dare la vita!”

Preghiera alla comunione

“Se uno ama il padre o la madre,

il figlio, la figlia più di me non è degno di me”.

Sei un Dio esigente, Signore, chi può dirsi degno di te?

Sei un Dio esigente, Dio della Croce,

segnale sommo lanciato al mondo,

punto ultimo in cui tutto si incrocia:

le vie del cielo, le vie del cuore, le vie della terra.

Ma so anche che sei il Dio del granello di senape,

del lucignolo fumigante,

che ha cura di due passeri,

che ci consola oggi con un bicchiere di acqua fresca,

il Dio che guarda il cuore.

Donaci, allora, Signore, di amare padre e madre,

moglie e marito e figli e amici per quello che sono:

benedizione e dono che viene da te,

salvezza che tu mi hai posto al fianco,

frammento del tuo volto.

E poi donaci di perdere la vita

come perde un tesoro: donandolo.

Amen

Chi è degno del Signore? Per tre volte oggi rimbalzerà questa domanda esigente del Vangelo, e tutti confesseremo prima della Comunione: “Signore non sono degno, nessuno lo è ma basterà una tua parola”.

E siamo qui per questo: il Signore non si merita, si accoglie

Una delle pagine più dure ed esigenti del Vangelo, una pagina illogica e quasi contro natura. Esagerato.

Gesù, sempre spiazzante, vedendo che una folla numerosa lo seguiva, anziché sentirsi gratificato per il numero dei seguaci, si volta e li mette in  guardia, chiarendo bene che cosa comporti andare dietro a lui.

Gesù non illude mai, non strumentalizza entusiasmi o debolezze, vuole invece risposte meditate, mature  e libere. Perché alla quantità di discepoli preferisce la qualità. E indica tre condizioni per seguirlo. Radicali.

La prima: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Gesù non instaura una competizione di sentimenti nel cuore perché sa che da questa gara emotiva non uscirebbe vincitore se non presso pochi eroi o santi, gente dal cuore in fiamme.

Ma ci ricorda che per creare un mondo nuovo quale lui sogna ci vuole una passione così forte almeno quanto quella degli amori familiari.

È in gioco un nuovo modo di concepire le relazioni umane.

Gesù scommette, punta tutto sull’amore. Ma con parole che sembrano eccessive, sembrano cozzare contro la bellezza e la forza dei nostri affetti che sono la prima felicità di questa vita.

Ma facciamo attenzione al verbo centrale su cui poggia l’architettura della frase: amare di più, e Luca: se uno non mi ama di più di suo padre, e capiamo che non di una sottrazione si tratta, ma di una addizione:

Gesù non sottrae amori, aggiunge un ‘di più’. Il discepolo è colui che sulla luce dei suoi amori stende una luce più grande. E il risultato che ottiene non è una limitazione ma un potenziamento:

Dice Gesù: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti della famiglia, io posso offrirti qualcosa di ancora più bello.

Mettere Gesù al primo posto vuol dire prenderlo come garanzia che

se stai con Lui, se lo tieni con te,

i tuoi amori saranno custoditi più vivi e più luminosi,

perché Lui possiede la chiave dell’arte di amare,

di andare fino in fondo al voler bene.

La seconda condizione che Gesù pone: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Che cosa intende per ‘la propria croce’?

Non banalizziamo la croce, non immiseriamola a semplice immagine delle inevitabili difficoltà di ogni giorno, dei problemi della famiglia, della fatica o malattia da sopportare con pace.

Nel vangelo la parola ‘croce’ contiene il vertice e il riassunto della vicenda di Gesù. Croce è: amore senza misura e senza rimpianti, disarmato amore, coraggioso amore, che non si arrende, che non inganna e non tradisce. Che va fino alla fine.

Allora le due prime condizioni che Gesù pone a chi vuole seguirlo, Amare di più e portare la croce si illuminano a vicenda; portare la croce significa portare l’amore fino in fondo. Fino alla Pasqua, la vittoria.

Con le tre condizioni Gesù convoca tutta la nostra vita: raccoglie affetti, gioia e fatica, e le cose. E non per impossessarsi dell’uomo, ma per liberarlo, per regalare un’ala che lo sollevi verso più amore, più libertà, più consapevolezza. Allora nominare Cristo, parlare di vangelo equivale a confortare la vita.

Voglio ringraziarti Signore per il dono della vita,

ho letto da qualche parte

che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto:

possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte nei momenti di confidenza

oso pensare che anche tu , Signore,

hai un’ala soltanto,

l’altra la tieni nascosta

forse per farmi capire

che tu non vuoi volare senza di me

Per questo mi hai dato la vita:

Perché io fossi tuo compagno di volo (Tonino Bello)

Il verbo più usato oggi da Gesù è accogliere, l’accoglienza fa fiorire la vita. Anche accogliere la causa di Cristo moltiplica la vita: “Chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà!”

Perdere la vita non significa qui il martirio del sangue. Una vita si perde come si spende un tesoro: donandola goccia a goccia.

Noi possediamo veramente solo ciò che abbiamo donato ad altri,

Chi avrà dato la propria vita per causa mia la troverà”. Gesù parla di una causa per cui vivere, per cui morire, qualcosa che valga più della mia sola vita, e chi ama davvero sperimenta che l’amato vale di più della sua vita.

il vero dramma non è morire, il vero dramma è non avere niente, non avere nessuno per cui valga la pena dare la vita.

Amare nel Vangelo non equivale ad emozionarsi, a sentire, a tremare o trepidare per una creatura, ma si traduce sempre con un altro verbo molto semplice, molto concreto, un verbo fattivo, di mani, il verbo “dare”. “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Non c’è amore più grande che dare la vita!”

A noi, forse spaventati dalle esigenze di Cristo, dall’impegno di dare la vita, di avere una causa che valga più di noi stessi, Gesù aggiunge una frase dolcissima: “Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca, non perderà il premio”.

La Croce e il bicchiere: il dare tutta la vita e il dare quasi niente, sono i due estremi dello stesso movimento, dare qualcosa, un po’, tutto,. Dare, perché nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con il verbo dare.

Un bicchiere d’acqua, dice Gesù, un gesto così piccolo che anche l’ultimo di noi, anche il più povero può compiere. E tuttavia un gesto non banale, un gesto vivo, significato da quell’aggettivo che Gesù aggiunge, così evangelico: acqua fresca.

Acqua fresca deve essere e vale a dire l’acqua buona per la grande calura, l’acqua attenta alla sete dell’altro, procurata con cura, l’acqua migliore che hai, quasi un’acqua affettuosa con dentro l’eco del cuore.

“Dare la vita, dare un bicchiere d’acqua fresca” ecco la stupenda pedagogia di Cristo. Un bicchiere d’acqua fresca se dato con tutto il cuore ha dentro la Croce. Tutto il Vangelo è nella Croce, tutto il vangelo in un bicchiere d’acqua.

Nulla è troppo piccolo per il Vangelo, perché ogni gesto compiuto con tutto il cuore ci avvicina all’assoluto di Dio.

Preghiera alla comunione

“Se uno ama il padre o la madre,

il figlio, la figlia più di me non è degno di me”.

Sei un Dio esigente, Signore, chi può dirsi degno di te?

Sei un Dio esigente, Dio della Croce,

segnale sommo lanciato al mondo,

punto ultimo in cui tutto si incrocia:

le vie del cielo, le vie del cuore, le vie della terra.

Ma so anche che sei il Dio del granello di senape,

del lucignolo fumigante,

che ha cura di due passeri,

che ci consola oggi con un bicchiere di acqua fresca,

il Dio che guarda il cuore.

Donaci, allora, Signore, di amare padre e madre,

(moglie e marito e figli) e amici per quello che sono:

benedizione e dono che viene da te,

salvezza che tu mi hai posto al fianco,

frammento del tuo volto.

E poi donaci di perdere la vita

Come si perde un tesoro: donandolo.

Amen

 

 

 

 

 

Signore, ti ringrazio per l’età che hai permesso che io raggiungessi. Non tutti la raggiungono e molti li hai presi giovanissimi.

Mano a mano che passa il tempo gioisco perché mi sento sempre più vicino al giorno del grande trapasso, in cui potrò vederti faccia a faccia e stare con te definitivamente per tutta l’eternità.

Mi pento dei miei peccati e spero nella tua infinita misericordia. Vorrei servirti continuamente, anche se mi sento sempre più fragile: sei davvero Tu il mio sostegno e con te attendo senza paura la tua venuta.

Non ricordare i peccati della mia giovinezza e donami la capacità di amare tutti ed aiutami a perdonare di cuore coloro che mi hanno offeso o fatto del male.

Ti prego anche per coloro che ho offeso o scandalizzato con il mio comportamento, affinché ricevano grazie di conversione.

Ti offro i disagi della mia età, sia i dolori fisici che i vari malesseri.

Con Te mi sento bene e sono contento quando cerco di compiere con il tuo aiuto la tua volontà.

Ti prego per i famigliari, i parenti, gli amici, il prossimo ed i nemici.

Ti prego con il cuore per tutta l’umanità affinché conosca in profondità quale è la Verità, cioè Tu stesso Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che hai donato le tue sofferenze e la tua vita per salvarci.

Canterò per sempre le tue meraviglie e adorerò la tua infinita Misericordia…

 

 

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L’ignoranza consapevole per quanto riguarda le cose dello spirito potrebbe anche costituire un peccato se subentra la negligenza.. Tutti noi cristiani dobbiamo darci da fare anche per la nostra formazione culturale e spirituale, ognuno in base alle proprie inclinazioni e capacità.

Oggi, purtroppo abbonda l’ignoranza, soprattutto quella relativa alla religione, perché moltissimi “liquidano” il cristianesimo facendo gli increduli e così non approfondiscono volutamente le cose dello spirito.

Chi non conosce non può amare, e questa è una grande perdita per la propria anima. Ecco perché c’è anche un’ignoranza responsabile…

 

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L’uomo è stato creato da Dio con un’anima immortale, a sua immagine e somiglianza. Chi scredita l’uomo scredita Dio. Affermare che l’uomo ha una sua grande dignità non è arroganza, ma è riconoscere la grandezza del Creatore.

“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato.” (Salmo 8)

La morte terrena non annulla la nostra esistenza, ma le consente di vivere in un’altra dimensione, perché la nostra anima è immortale ed è destinata a glorificare Dio per tutta l’Eternità, se crediamo e ci abbandoniamo fiduciosi alla sua Misericordia….

Pertanto, qualsiasi cosa facciamo in questa vita terrena è importante, soprattutto se le nostre azioni derivano dall’amore più disinteressato perché ci fanno somigliare più a Dio, purissimo Amore, il quale ci ha voluti esistenti per la felicità eterna…

 

 

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La Regina della Pace disse in un messaggio:“Pregate e chiedete l’aiuto e la protezione dei santi affinché anche voi possiate bramare il cielo e le realtà celesti.“(25 maggio 2020)

La Chiesa fa molto bene ad alimentare e conservare fedelmente il culto dei santi.

I Santi e le Sante sono uomini e donne speciali che vengono additati come esempio per tutti.

Ognuno di noi può diventare santo se si lascia guidare fedelmente dall’azione dello Spirito.

Per questo l’esempio dei santi ci sprona a vivere umilmente fidandoci di Dio e della sua infinita Misericordia.

Come i santi sono esseri “divinizzati”, anche noi dovremmo cercare di lasciarci divinizzare dall’opera dello Spirito Santo in noi. Essi possono intercedere per noi, quindi sono così aperti all’amore che anche nell’altra dimensione non smettono di amarci e ci seguono più di quello che pensiamo.

Ogni santo é un particolare riflesso dell’Amore divino ed il loro culto ci aiuta a comprendere la grande dignità di ogni uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio.

Ecco perché la Chiesa fa bene a stimolare in noi la devozione per loro: Essi ci additano il nostro particolare destino di Figli di Dio

 

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Ci preoccupiamo, a volte, come diffondere il messaggio evangelico. Forse ci agitiamo per nulla.. Dio onnipotente non potrebbe fare in modo che tutti credano in Lui ricorrendo ad eventi straordinari?
Eppure Egli non io fa. Permette che il suo messaggio di pace venga diffuso tra noi uomini, così, sommessamente, quotidianamente, attraverso il nostro esempio, le nostre scelte.
Se Egli volesse tutta l’umanità, di colpo, crederebbe in Lui, di fronte all’evidenza dei suoi prodigi. Invece la sua azione è indiretta ma e efficace. Egli attende da ognuno di noi una risposta di fede e questa lo glorifica in eterno.
Perchè ogni nostra azione libera che converge nell’amore dona al Padre una gioia immensa, ineffabile. È la conseguenza del suo infinito amore per noi: ci vuole maturi, responsabili, liberi, divinizzati.
Ogni nostro atto libero e maturo ai suoi occhi vale più di un suo intervento diretto che ci costringe a credere e ad agire di conseguenza.
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Basta iscriversi al canale “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: a cura di http://www.mondocrea.it

 

La Regina della Pace disse in un messaggio:
“Pregate e chiedete l’aiuto e la protezione dei santi affinché anche voi possiate bramare il cielo e le realtà celesti.“

La Chiesa fa molto bene ad alimentare e conservare fedelmente il culto dei santi.

I Santi e le Sante sono uomini e donne speciali che vengono additati come esempio per tutti. Ognuno di noi può diventare santo se si lascia guidare fedelmente dall’azione dello Spirito.

Per questo l’esempio dei santi ci sprona a vivere umilmente fidandoci di Dio e della sua infinita Misericordia.

Come i santi sono esseri “divinizzati”, anche noi dovremmo cercare di lasciarci divinizzare dall’opera dello Spirito Santo in noi.

Essi possono intercedere per noi, quindi sono così aperti all’amore che anche nell’altra dimensione non smettono di amarci e ci seguono più di quello che pensiamo.

Ogni santo é un particolare riflesso dell’Amore divino ed il loro culto ci aiuta a comprendere la grande dignità di ogni uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio.

Ecco perché la Chiesa fa bene a stimolare in noi la devozione per loro: Essi ci additono il nostro particolare destino di Figli di Dio.

 

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Signore, mio Dio e Creatore. Tu mi conosci profondamente e sai ciò che mi fa gioire e ciò che mi affligge.

Grazie a te sono consapevole che sei infinitamente Giusto, Buono e Misericordioso.

Grazie per il dono dell’esistenza: con essa mi hai dato la possibilità di glorificarti per tutta l’eternità.

Grazie per la mia fragilità : essa mi aiuta ad essere umile e confidare sempre in te.

Grazie per la tua Paternità: so di contare su un Padre Celeste che mi ama veramente e si cura di me.

Grazie per la tua fratellanza : ci hai donato Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. In Lui ottengo il perdono completo dei peccati e so di contare su un amico che non mi abbandonerà mai.

Grazie per lo Spirito Santo : È Lui che mi dona la forza per andare avanti e la gioia di esistere.

 

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Dio è l’amico, l’alleato, lo sposo. Nella preghiera si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui, tant’è vero che nel “Padre nostro” Gesù ci ha insegnato a rivolgergli una serie di domande.

A Dio possiamo chiedere tutto, tutto; spiegare tutto, raccontare tutto. Non importa se nella relazione con Dio ci sentiamo in difetto: non siamo bravi amici, non siamo figli riconoscenti, non siamo sposi fedeli. Egli continua a volerci bene. È ciò che Gesù dimostra definitivamente nell’Ultima Cena, quando dice: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20). In quel gesto Gesù anticipa nel cenacolo il mistero della Croce.

Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene, anche se l’amore lo conduce al Calvario. Dio è sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta. La pazienza di Dio con noi è la pazienza di un papà, di uno che ci ama tanto. Direi, è la pazienza insieme di un papà e di una mamma. Sempre vicino al nostro cuore, e quando bussa lo fa con tenerezza e con tanto amore.

Proviamo tutti a pregare così, entrando nel mistero dell’Alleanza. A metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio, a sentirci avvolti da quel mistero di felicità che è la vita trinitaria, a sentirci come degli invitati che non meritavano tanto onore. E a ripetere a Dio, nello stupore della preghiera: possibile che Tu conosci solo amore? Lui non conosce l’odio. Lui è odiato, ma non conosce l’odio. Conosce solo amore. Questo è il Dio al quale preghiamo. Questo è il nucleo incandescente di ogni preghiera cristiana. Il Dio di amore, il nostro Padre che ci aspetta e ci accompagna.

Papa Francesco 14 maggio 2020

 

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Dio è Amore Onnipotente. Ciò significa che nulla è a Lui impossibile.

Egli potrebbe creare infiniti altri mondi ed annullare l’esistente. Ma Dio si è posto un “limite” volontario in virtù del suo Amore: il libero arbitrio dell’uomo, lasciando a lui la responsabilità di decidere quale strada percorrere (del bene o del male).

Sappiamo che a causa del peccato anche la natura è fragile. L’uomo ha i mezzi per evolversi nella conoscenza e nella ricerca del bene personale e sociale.

Nel caso del coronavirus, come in tantissimi altri casi del passato, solo Dio conosce a fondo i segreti della natura e l’azione di ogni uomo. Egli sa quali sono le concause che hanno fatto esplodere la “pandemia” e ciò che giova realmente allo spirito dell’uomo (dice la Sacra Scrittura: “L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono”.

Sicuramente Dio ha il potere di fermarla..(si prega anche per questo)… La scienza, comunque, deve avanzare per il bene di tutti e l’uomo può sconfiggere il male ma…”aiutati che il Ciel ti aiuta”.

Gesù ha detto: “Senza di me non potete fare nulla”.

 

 

 

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Ti senti indegno perché sei un peccatore incallito? Lasciati abbracciare da Gesù: Egli ti ama, ti cerca e se ti penti sinceramente ti perdona sempre!

Sei fragile e spesso non riesci a resistere alle tentazioni? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti incoraggia e ti dona il suo Spirito per rinforzare in te la volontà.

Spesso sei indifferente per le cose dello spirito? Lasciati abbracciare da Gesù: Egli ti infonde Amore e plasma il tuo cuore.

Provi insoddisfazione, malinconia e noia per il tipo di vita che conduci? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti dona l’entusiasmo e la gioia di vivere.

Hai paura di non farcela? Lasciati abbracciare da Gesù : Egli ti dona la forza, il coraggio e la speranza, se hai fiducia in Lui.

Hai molti dubbi di fede? Lasciati abbracciare da Gesù : il suo Spirito rafforza la tua fede.

In ogni occasione, nel bene e nel male, ricorri sempre a Gesù: è davvero Lui la tua speranza!

(una voce dal deserto)

 

 

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Fb 17 maggio 2020 VI di Pasqua

La molla dell’amore

Se mi amate. In questo passo di Giovanni, Gesù chiede esplicitamente di essere amato. Il comando finora diceva: amerai Dio e il prossimo tuo, vi amerete gli uni gli altri. Ora aggiunge se stesso agli obiettivi dell’amore. Non detta regole, si fa mendicante, rispettoso e generativo. Non rivendica l’amore, lo spera. Ma amarlo è pericoloso.

Con questo verbo, circondato di pudore e di attese, Gesù entra silenzioso e a piedi nudi nei nostri bisogni più intimi, chiedendoli per sé. Lo fa con estrema delicatezza, e ci riconduce alla prima parola: “se”. Un punto di partenza umile, fragile, fiducioso, paziente. Nessuna minaccia, nessuna costrizione. Puoi accogliere o no, in piena libertà. Osserverete i comandamenti miei. E miei non tanto perché dettati da me, ma perché da me vissuti, perché mia vita.

Non si tratta di osservare la legge, ma la sua vita! Chi ama osserverà lui, gli diverrà così naturale come guardarsi allo specchio, osservando quei gesti che vedendoli non ti puoi sbagliare: è lui per davvero! Lui che si perde dietro a pecore perdute e a pubblicani, prostitute e vedove sole; lui che fa dei bambini i principi del regno, lui che ama per primo e sempre in perdita.

Lo sappiamo per esperienza. Se ami si accende un sole, e le azioni si caricano di forza, intensità, gioia e di una vibrazione profonda; fiorisce la vita come un fiore spontaneo. La vera molla che fa compiere bene un’opera è l’amore: se ami non potrai ferire, tradire, derubare, violare, deridere, né restare indifferente.

Nella sua passione urgente di unirsi all’uomo, Dio è diventato il respiro stesso di Adamo; per millenni ha cercato un popolo, profeti di fuoco e re, mendicanti e cantori, e infine per entrare totalmente nell’umanità, in comunione assoluta con lei, ha trovato una ragazza a Nazaret.

Se io penso al Signore non penso a chi ho incontrato in un libro, anche fosse il Vangelo, ma ad una storia reale che prosegue ancora: la storia della sua comunione con una persona viva, ‘in’ me.

Le parole decisive del brano di Giovanni sono: Voi in me e io in voi. Assaporo e gusto l’idea d’essere immerso “in” Dio, tralcio nella vite madre, raggio nel sole, respiro nell’aria vitale; perché la fede si fonda su un pieno, non su un vuoto; sul presente, non sul passato; sull’amore per un vivo, non sulla nostalgia.

Nessuna etica vive senza una mistica.

“Non vi lascerò orfani, perché io vivo e voi vivrete”. “Orfano” è parola di morte e separazione, ma Gesù è enfasi di nascita e comunione. Altri partiranno da altri presupposti, io riparto da Cristo e dal suo modo di liberare, generare, porre luce e cuore su ciò che nasce, mai su ciò che muore.

Chi ama vive. “Forte come la morte è l’amore, le grandi acque non possono spegnerlo né i fiumi travolgerlo”.

Vivrete in quanto io vivo! Far vivere è la grande vocazione di Dio, il Dio diventato madre e padre.

 

Un Vangelo da mistici, di fronte al quale si può solo balbettare, o tacere portando la mano alla bocca. La mistica però non è esperienza di pochi privilegiati, è per tutti, “il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà” (Karl Rahner).

Il brano si snoda su sette versetti nei quali per sette volte Gesù ripropone il suo messaggio: in principio a tutto, fine di tutto, un legame d’amore.

E sono parole che grondano unione, vicinanza, intimità, a tu per tu, corpo a corpo con Dio, in una divina monotonia: il Padre vi darà lo Spirito che rimanga con voi, per sempre; che sia presso di voi, che sarà in voi; io stesso verrò da voi; voi sarete in me, io in voi; mai orfani. Essere in, rimanere in: ognuno è tralcio che rimane nella vite, stessa pianta, stessa linfa, stessa vita. Ognuno goccia della sorgente, fiamma del roveto, respiro nel suo vento.

Se mi amate. Un punto di partenza così libero, così umile. Non dice: “dovete amarmi, è vostro preciso dovere; oppure: guai a voi se non mi amate”. Nessuna ricatto, nessuna costrizione, puoi aderire o puoi rifiutarti, in totale libertà. Se mi amate, osserverete… Amarlo è pericoloso, però, ti cambia la vita. “Impossibile amarti impunemente” (Turoldo), senza pagarne il prezzo in moneta di vita nuova: “se mi amate”, sarete trasformati in un’altra persona, diventerete prolungamento delle mie azioni, riflesso del mio sguardo.

Se mi amate, osserverete i comandamenti miei”, non per obbligo, ma per forza interna; avrete l’energia per agire come me, per acquisire un sapore di cielo e di storia buona, di nemici perdonati, di tavole imbandite, e poi di piccoli abbracciati. Non per dovere, ma come espansione verso l’esterno di una energia che già preme dentro – ed è l’amore di Dio – come la linfa della vite a primavera, quando preme sulla corteccia secca dei tralci e li apre e ne esce in forma di gemme, di foglie, di grappoli, di fiori. Il cristiano è così: un amato che diventa amante. Nell’amore l’uomo assume un volto divino, Dio assume un volto umano.

“I comandamenti” di cui parla Gesù non sono quelli di Mosè ma i suoi, vissuti da lui. Sono la concretezza, la cronaca dell’amore, i gesti che riassumono la sua vita, che vedendoli non ti puoi sbagliare: è davvero Lui. Lui che si perde dietro alla pecora perduta, dietro a pubblicani e prostitute e vedove povere, che fa dei bambini i conquistatori del suo regno, che ama per primo e fino a perdere il cuore.

Non vi lascerò orfani. Io vivo e voi vivrete. Noi viviamo di vita ricevuta e poi di vita trasmessa. La nostra vita biologica va continuamente alimentata; ma la nostra vita spirituale vive quando alimenta la vita di qualcuno. Io vivo di vita donata.

 

 

 

1 – Limita i tuoi desideri e le tue aspettative. Molte ti deluderanno e questo è fonte di infelicità. È giusto programmare il proprio futuro, ma devi essere realistico in base alle tue potenzialità..

2 – Non attaccarti troppo ai tuoi punti di vista ed alle cose che credi di possedere. Tutto muta in questa dimensione spazio-temporale.

3 – Non offenderti se intuisci che ti sottovalutano. Pensa che, in fondo, su alcuni punti spesso hanno anche ragione, ma per questo non devi angosciarti. Vivi con un po’ di auto-ironia.

4 – Sii molto attento all’invidia che serpeggia in te: cerca di individuarla coraggiosamente, ma non alimentarla in te perché essa assorbe le tue energie e smorza la tua creatività.

5 – Evita di confrontarti: tu sei quello che sei, unico ed irripetibile. Impara dagli altri quello che può esserti utile, ma non ti devi scoraggiare se ti senti inferiore. Pensa ai tanti doni nascosti che non sai di avere…

6 – Vivi i rapporti umani con un certo distacco : fa’ del bene in modo ragionevole e con prudenza, ma sappi che pochissimi sono i veri amici, per cui non aspettarti nulla da nessuno, nemmeno la gratitudine. Tu ama senza preoccuparti troppo di essere riamato perché solo Dio vede in profondità le tue azioni.

7 – Cerca di vedere nel Creato l’impronta di Dio, Amore Onnipotente, che ti ama e ti sorregge continuamente. Dolore e morte sono inevitabili, ma se ti affidi a Dio, tramite Gesù Cristo, non sarai deluso. Per questo chiedi spesso perdono dei tuoi peccati, frequenta i sacramenti, trova tempo e luogo per la preghiera del cuore, ama anche i tuoi nemici…

 

 

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Testo della dott.ssa Nicoletta Sgarbi (biologa nutrizionista)

 

Il plasma è ciò che rimane del sangue quando vengono allontanate le “cellule” (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Contiene principalmente acqua, proteine, nutrienti, ormoni, prodotti del metabolismo, sali minerali.

È quindi preziosissimo.

Lo è ancora di più quello di coloro che hanno vinto la propria guerra personale contro il Covid perché fra le proteine del loro plasma ci sono gli anticorpi specifici contro il SARS-Cov 2, cioè “le manette” che hanno bloccato l’azione del virus e ne hanno permesso l’arresto e la successiva “condanna a morte”.

Il plasma di un malato guarito è una vera e propria grazia: un dono d’amore gratuito di chi ha lottato e ha vinto la morte… anche per gli altri. La cura con il plasma è nota in medicina da oltre 100 anni. In realtà però la si pratica senza saperlo da oltre 2000 anni, da quando un certo Gesù Cristo ha dato la sua vita in sacrificio per noi e ha offerto gratuitamente il suo sangue iperimmune per guarirci da tutte le malattie.

È interessante infatti che tutti gli studi scientifici svolti sui miracoli eucaristici (a Lanciano, in Abruzzo, ce ne è uno dei più famosi), e sul telo sindonico, confermino che il sangue rinvenuto è sempre di gruppo AB. È un dettaglio di non poca importanza.

Il gruppo AB è, infatti, quello che viene detto accettore universale, cioè il sangue che può ricevere il sangue di tutti: come a confermarci anche biologicamente che Cristo si è preso su di se il sangue “infetto” di tutta l’umanità, e ha vinto la morte per tutti e ci dona il suo sangue iperimmune gratuitamente sotto forma di vino eucaristico per guarirci da ogni male, del corpo, dell’anima e dello spirito.

Ma in questo mondo dove il dio denaro  la fa da padrone, tutto ciò che è gratis non è apprezzato.

 

 

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DIO AMA COLORO CHE LO CERCANO

Si può essere sempre indagatori anche rimanendo fedeli al cristianesimo. Del resto la Sacra Scrittura dice “Dio ama coloro che lo cercano”
.

Si può cercarlo in tanti modi: contemplando il Creato, pensando alla sua ed alla nostra esistenza, indagando sulle meraviglie della sua creazione e della nostra stessa mente, scrutando con benevolenza le Sacre Scritture, cercando di vederlo nel prossimo ecc. 


L’indifferenza nei suoi confronti lo mortifica, perché Egli è Amore e l’amore cerca condivisione e riconoscenza.


Non dobbiamo pensare di perdere tempo anche se ci impegniamo ad indagare nella nostra mente con il suo modo di pensare, perché è stato proprio l’Amore a donarci l’intelligenza per scrutare anche le profondità del nostro “io”, dove Egli stesso alberga.

Ascoltando sinceramente noi stessi nella verità possiamo intuire qualcosa di Lui, senza presumere di comprenderLo subito, ma facendoci aiutare dallo Spirito Santo.

 

 

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Ciascun battezzato, essendo tempio dello Spirito Santo, costituisce la dimora della SS.Trinità, perché là dove c’è una sola persona divina, ci sono anche le altre due.
Le persone divine in noi dialogano amorosamente tra loro e si interessano di noi personalmente.

Esse constatano i nostri progressi spirituali. Ai loro occhi ognuno di noi è davvero unico ed irripetibile. Non smettono mai di amarci nonostante i nostri fallimenti ed i momenti di indifferenza, ma vengono in noi glorificate ogni volta che scegliamo di corrispondere al loro amore nella preghiera e nelle opere buone.

Esultano quando prendiamo consapevolezza delle nostre fragilità e quando chiediamo umilmente perdono, perché vedono il nostro progresso interiore, anche se non ce ne accorgiamo.

Ognuno di noi è amato dal Dio Trinitario infinitamente di più di ciò che pensiamo, perché essendo sue creature speciali, siamo realmente “capaci di Dio”, come sostiene il catechismo.

Ecco perché “pregare è amare e lasciarsi amare da Dio” (Sant’Agostino)

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L’attuale situazione pandemica impedisce a moltissimi di partecipare alla Santa Messa per ricevere Gesù Eucaristico.

Per chi ama veramente il Signore, questo fatto è davvero un grande disagio. Non poter ricevere Gesù in corpo, sangue, anima e divinità è un sacrificio spirituale, il quale, se offerto al Signore è a Lui gradito e genera i suoi frutti d’amore.
Sappiamo che Dio, Amore Onnisciente, conosce in profondità le nostre intenzioni.

Egli sa bene se interiormente lo amiamo e lo desideriamo con tutto il cuore. Egli guarda il nostro cuore e gradisce l’offerta, ma non ci lascia soli. Anche la nostra partecipazione attraverso un mezzo di comunicazione gli è molto gradita, anche se non ha lo stesso valore dell’Eucaristia diretta.

La Chiesa in questo caso prevede la Comunione spirituale, la quale ci unisce a Gesù Eucaristico e tramite essa possiamo raccomandare tutti i fratelli e tutta l’umanità peccatrice e sofferente.

Anche in questo modo Dio vede la qualità d’amore che nutriamo nei suoi confronti e non tarderà ad esaudirci per liberarci dal peccato e da ogni forma di male individuale e sociale..

 

 

 

Se senti in te odio, neutralizzalo con la forza dell’amore.

Se avverti che stai perdendo la pazienza, respira profondamente e pensa ai tuoi difetti.

Se ti accorgi che in te freme l’invidia, fermati a pensare ciò che hai e che altri non hanno.

Se in te fermenta l’orgoglio, pensa alla tua fragile essenza di fronte all’immenso Universo.

Se serpeggia in te la concupiscenza, pensa che ogni forma di piacere mondano svanisce presto.

Se sei inaridito dall’avidità e dall’avarizia, pensa che nulla in questa vita terrena é davvero nostro.

Se sei dominato dall’indifferenza sul senso della vita, osserva a fondo ogni forma di esistenza e cogli l’armonia del Creato…

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Riconoscere che la nostra esistenza è un dono completamente gratuito è doveroso per chiunque.

Purtroppo spesso passiamo ore e giorni senza nemmeno ricordarci di Colui che ci ha creati e che ci sta sostenendo in ogni secondo della nostra vita terrena. Senza Dio nessuno potrebbe esistere e continuare a vivere.

Ricordiamo che il Padre Celeste è molto attento al nostro cuore ed è mortificato dalla nostra indifferenza nei suoi confronti. Eppure Egli non smette mai di amarci. Egli ci guarda sempre con molta tenerezza, e non ci abbandona se ci allontaniamo da Lui con il peccato e con l’indifferenza.

Anzi, Dio continua a darci segni della sua benevolenza nell’attesa paziente di un nostro cenno di conversione e gratitudine.

La riconoscenza è il vero termometro della nostra spiritualità perché significa corrispondere all’amore di Dio per noi.

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Il credente è convinto che tutto sia stato creato dal Dio e che nulla succede se Egli non lo permette.
La pandemia CONVID19 che sta imperversando in quasi tutto il mondo, allora è permessa da Dio. Così come sono permesse tutte le altre situazioni spiacevoli e dolorose personali e collettive. Se riteniamo che questa sia una prova per ciascuno di noi e per tutti, allora dovremmo chiederci il perché, in quanto sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.

1) Forse sinora ho pensato troppo poco a Dio e questa situazione mi spinge ad invocare il suo aiuto?

2) Probabilmente tendo a trascurare la famiglia e l’isolamento coatto mi sprona a riscoprire di più i miei famigliari?

3) Ho fondato la mia esistenza su troppe sicurezze economiche senza pensare che la vera Provvidenza è Dio stesso?

4) Ho sottovalutato il valore della Santa Messa ed ora la sua mancanza mi aiuta a darle il suo giusto valore? E così anche per la Santa Confessione: ora che non ho la possibilità di praticarla, sento la sua necessità? Oppure ho anche abusato di essa reiterando gli stessi peccati?

5) Ho ringraziato troppo poco Dio per tutto ciò ho potuto godere sinora? Questa è l’occasione per riscoprire la gratitudine nei suoi confronti.

6) Ho dato troppa importanza al successo, al prestigio ed alla scalata sociale? Questo periodo dovrebbe aiutarmi a ridimensionarmi per cercare innanzitutto il Regno dei Cieli, il resto, se crediamo ci verrà dato in sovrappiù.

Ma ci sono moltissime altre riflessioni che ognuno di noi potrebbe fare..

Quello che importa è credere che il Padre Celeste è Amore..

 

 

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Quando chiediamo i doni allo Spirito Santo è cosa buona perché essi ci fanno capire che la cosa più importante dei doni stessi è avere in sè lo Spirito Santo, il quale arreca i suoi doni.

Qualcosa di simile succede nei nostri rapporti umani. Quando un giovane offre un mazzo di fiori alla fidanzata od alla sposa essi sono significativi perché tramite essi le vuole comunicare che è intenzionato a donare se stesso: ll vero dono è l’impegno personale d’amore.

Così quando chiediamo allo Spirito Santo di albergare in noi, gli apriamo il cuore rendendoci disponibili a collaborare per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo apprezza molto il nostro caloroso invito e ci esaudisce: perdona i nostri peccati e ci dona quello di cui ha bisogno l’anima ed anche il corpo.

Ricordiamo che lo Spirito Santo, nell’ambito trinitario, è l’Amore tra il Padre ed il Figlio. Quando Lui è presente in noi, sono presenti anche le altre due Persone, perché Egli procede dal Padre e dal Figlio e con loro è adorato e glorificato.

Quando si diventa realmente Tempio dello Spirito Santo in noi crescono i doni che Lui vuole darci, tra i quali è molto importante la nostra divinizzazione che si ottiene anche con la nostra collaborazione.

E se siamo carenti d’Amore, chiediamoglielo con fiducia perché Egli ce ne darà in abbondanza.

 

La Divina Provvidenza permea tutta la nostra vita terrena, ma spesso non ne siamo consapevoli, oppure siamo accecati dall’orgoglio e non lo vogliamo ammettere, negando persino l’esistenza di Dio-Padre.
Dal nostro concepimento siamo preservati da ogni sorta di pericoli: gli anni che abbiamo raggiunto sinora, piccoli e grandi, sono voluti da Dio, il quale conosce tutto di noi, anche le profondità più nascoste. Sa di che cosa abbiamo bisogno, pur lasciandoci il libero arbitrio.

Ecco perché è importante vivere nella piena fiducia in Lui. Egli è davvero Amore Onnipotente e nulla succede se Lui non lo permette. Quando affrontiamo una malattia, un incidente od una calamità naturale e sociale, Egli lo sa infinitamente meglio di noi dall’eternità.

Nei suoi piani salvifici tutto ha un ruolo, anche il male, paradossalmente: la salvezza della nostra anima. Ricordiamo che Gesù stava dormendo sulla barca durante la tempesta. Svegliato dai discepoli impauriti Egli placò il mare e sgridò i discepoli per la loro mancanza di fede.

Fidiamoci sempre del Signore e ringraziamolo in ogni momento della nostra vita.

 

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Dio ci ama perché siamo sue creature. Appunto perché ci ama Egli è sempre accanto a noi ed in noi, conoscendoci perfettamente. Conosce anche i nostri pensieri più profondi, quindi ci pensa sempre ed esulta quando noi lo glorifichiamo nell’aver fiducia in Lui…

Attende da noi in ogni momento della nostra vita una risposta d’amore, la quale può essere una preghiera di ringraziamento, una richiesta o una buona azione verso il prossimo.

Se Dio ci ordina di amarLo con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutta la nostra mente, significa che Lui in persona lo sta facendo nei nostri confronti. Egli ci osserva benevolmente e gioisce per noi quando corrispondiamo al suo amore e ci fidiamo della sua Divina Misericordia.

Se sapessimo quanto realmente ci ama saremmo sempre gioiosi e interiormente sereni e non avremmo più tanta paura, nemmeno della morte corporale.

 

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Lo Spirito Santo, Terza Persona della SS. Trinità, è autore di ogni bene ed è sorgente di acqua viva…
Viene a rinnovare la faccia della terra
Ci ispira il disprezzo per i peccati
Irradia con la sua luce le nostre anime
Imprime la sua legge nei nostri cuori
Ci infiamma col fuoco del suo amore
Riversa in noi i tesori delle sue grazie
Ci insegna a pregare col cuore
Ci illumina con le sue ispirazioni divine
Ci guida lungo la via della salvezza
Ci fa riconoscere l’Amore di Dio per noi
Ci ispira la pratica del bene
Ci dona la sua pace
Ci rende perseveranti nella giustizia
È la nostra perenne ricompensa

 

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Siamo qui davanti a Te, o Signore, nascosto nel pane e nel vino, da Te trasformati, con la forza dello Spirito Santo, in tuo Corpo e tuo Sangue.

Ti rendiamo grazie di questa tua presenza, fatta speranza per le nostre città e per i nostri paesi, perché ritroviamo la gioia di camminare uniti e solidali. Cambia la nostra vita in uno stile di amore, vinci le nostre paure e trasforma il destino in progetto.

Fa’ di noi un solo popolo, radunato dalla tua mano di pastore, allontana le divisioni, abbatti i muri e fa’ crescere i ponti della gioia.

Fa’ che mangiando l’unico pane dell’altare, diveniamo un solo corpo in Te, spezzando in fraternità e letizia anche il pane sulle nostre tavole.

Benedici i nostri bambini, dà forza e lavoro ai giovani, serenità alle nostre case, conforto ai malati e agli anziani.

Al mondo intero dona giustizia e pace, pace per tutti, specie per chi viene da lontano, ci sia un cuore e una comunità che accoglie e condivide.

O Gesù, Pastore buono, dacci il gusto di una vita piena, che ci faccia camminare su questa terra come pellegrini, verso il traguardo della mensa celeste, dove tutti riuniti potremo cantare in eterno la tua lode.

Amen.

 

(di Mons. Bregantini)

 

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Chiunque di noi, quando ama immensamente una persona, rimane male se il suo amore non viene corrisposto adeguatamente.

 

Gesù attraverso l’Eucaristia aspetta che l’accogliamo con gioia, perché Egli si dona in corpo, anima e divinità al cristiano che lo desidera.

 

Siccome Egli ama ciascuno di noi con un amore infinito, a Lui dispiace molto quando, pur essendo coscienti di questo suo infinito dono, lo trascuriamo o non ne vogliamo sapere.

 

Dio, il quale è incredibilmente innamorato di ognuno di noi, attende sempre una nostra personale e libera risposta d’amore.

 

Noi lo amiamo davvero da desiderare ardentemente di riceverlo nell’Eucaristia?

 

 

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Dio ci dona infiniti segni della sua presenza, è “retto” anche chi lo riconosce, ma non è retto chi rifiuta la Verità per principio ed ostinatamente, nonostante molte evidenze.

Anche se uno dovesse mantenere comportamenti corretti con il prossimo (bisognerebbe conoscere le reali intenzioni di questa correttezza!), ha il dovere di dare la giusta lode al Dio Creatore e Signore.

Comunque, Dio è il vero giudice e nessuno di noi può permettersi di giudicare il prossimo.

Se effettivamente uno accoglie gli altri con cuore sincero, ma non riesce a credere in Dio, nonostante lo desidererebbe, il Signore considererà tutto (“Ciò che fate agli altri l’avete fatto a me) e quindi potrebbe accogliere anche lui tra le sue braccia.

 

 

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a cura di http://www.mondocrea.it

 

 

 

VI dom A Mt. 5, 17-37

p. EMES RONCHI

 

Ma io vi dico. Gesù entra nel progetto di Dio non per rifare un codice, ma per rifare il coraggio del cuore, il coraggio del sogno. Agendo su tre leve decisive: la violenza, il desiderio, la sincerità.

Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, chi nutre rancore è potenzialmente un omicida. Gesù va diritto al movente delle azioni, al laboratorio dove si assemblano i gesti. L’apostolo Giovanni affermerà una cosa enorme: “Chi non ama suo fratello è omicida”(1 Gv 3,15). Chi non ama, uccide. Il disamore non è solo il mio lento morire, ma è un incubatore di violenza e omicidi.

Ma io vi dico: Chiunque si adira con il fratello, o gli dice pazzo, o stupido, è sulla linea di Caino… Gesù mostra i primi tre passi verso la morte: l’ira, l’insulto, il disprezzo, tre forme di omicidio. L’uccisione esteriore viene dalla eliminazione interiore dell’altro. “Chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna.” Geenna non è l’inferno, ma quel vallone alla periferia di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie della città, da cui saliva perennemente un fumo acre e cattivo. Gesù dice: se tu disprezzi e insulti il fratello tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell’immondizia; è ben più di un castigo, è la tua umanità che marcisce e va in fumo.

Ascolti queste pagine che sono tra le più radicali del vangelo e capisci per contrasto che diventano le più umane, perché Gesù parla solo della vita, con le parole proprie della vita: custodisci le mie parole ed esse ti custodiranno (Prov 4,4), e non finirai nell’immondezzaio della storia.

Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio. Ma io vi dico: se guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice semplicemente: se tu desideri una donna; ma: se guardi per desiderare, con atteggiamento predatorio, per conquistare e violare, per sedurre e possedere, se la riduci a un oggetto da prendere o collezionare, tu commetti un reato contro la grandezza di quella persona.

“Adulterio” viene dal verbo a(du)lterare che significa: tu alteri, cambi, falsifichi, manipoli la persona. Le rubi il sogno di Dio. Adulterio non è tanto un reato contro la morale, ma un delitto contro la persona, deturpi il volto alto e puro dell’uomo.

Terza leva: «Ma io vi dico: Non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no» Dal divieto del giuramento, Gesù va fino in fondo, arriva al divieto della menzogna. Di’ sempre la verità e non servirà più giurare. Non abbiamo bisogno di mostraci diversi da ciò che siamo nell’intimo.

Dobbiamo solo curare il nostro cuore, per poi prenderci cura della vita attorno a noi; c’è da guarire il cuore per poi guarire la vita.

Gesù non demolisce ma porta a compimento, sulla linea della sincerità cuore, il progetto di Dio: curare il cuore per guarire la vita.

 Queste, che sono tra le pagine più esigenti del Vangelo, sono anche tra le più umane e consolanti. La legge dolce e potente, non esterna ma interna a te: ritorna al tuo cuore. Proverbi 4,23 : Con ogni cura vigila sul cuore
perché da esso sgorga la vita. Custodisci il tuo cuore perché è la sorgente della vita. Bevi alla sorgente del cuore. L’uomo ha il cuore buono. Il male è accovacciato fuori, ma dentro c’è il dna divino, c’è il cromosoma di DIO.

Allora il vangelo diventa facile, umanissimo, anche quando dice parole che danno le vertigini. Perché non aggiunge fatica, non convoca eroi, ma soltanto uomini e donne che siano veri.

Custodisci i comandamenti ed essi ti custodiranno.

Allora il vangelo diventa facile, umanissimo, anche quando dice parole che danno le vertigini. Perché non aggiunge fatica, non convoca eroi, ma soltanto uomini e donne che siano veri.

stai attento a tre cose, e per tre volte lancia la sua provocazione: vi fu detto ma io vi dico: stai attento alla violenza, al rapporto con l’altro sesso, alla tua autenticità.

Vi fu detto non spergiurate, ma io vi dico il vostro parlare sia sì si, no no. Stai attento a te stesso, ad essere autentico. Dal divieto del giuramento, arriva al divieto della menzogna. Di’ la verità sempre, e non servirà giurare. Impariamo ad essere autentici, senza maschere e senza paure, anche se ci vorrà tutta una vita.

Ci succede come al cieco di Betsaida, cui Gesù pone le mani sugli occhi e poi gli chiede: «Che cosa vedi?». Il cieco risponde: «Vedo uomini come alberi che camminano», vedo uomini come cose. Allora Gesù interviene di nuovo, ancora le mani sugli occhi, e poi il cieco dice: «Ora sì, ora vedo persone, immagini di Dio» (cfr. Mc 8,22-26).

Perché questa è una persona: un’icona di Dio che cammina.

E se tu guardi per desiderare, cioè per possedere, tu vedi poco, hai miopia nel cuore e stai adulterando la grandezza della persona, icona di Dio.

È un unico salto di qualità quello che Gesù propone: passare dalla religione del fare alla religione dell’essere.

 

2000 anni fa, quando la donna non aveva un ruolo, era poco più di un oggetto, Gesù lancia la sua provocazione, una visione innovativa: considera la persona che ti piace nella sua totalità, non è un oggetto, non è merce.

Veglia sul tuo cuore perché la fedeltà a una storia parte dal cuore.

Gesù ci fa sognare in grande, mi piace tanto che dica che nel progetto di Dio è possibile essere fedeli, fedeli a un sogno, è possibile crescere insieme, è possibile collaborare uomo/donna a che ciascuno diventi il meglio di ciò che può diventare.

 

Il terzo punto di attenzione che Gesù evoca è la violenza. Si può uccidere in molti modi, con la parola, con le scelte, attraverso i social, leggiamo di giovani vite distrutte dal cyberbullismo dal gioco superficiale dei media, si può uccidere stando alla finestra, ad osservare e a non far niente.

Il peccato di omissione, forse il più devastatore di tutti:

vuol dire non fare tutto il bene che potresti fare, non dare l’aiuto che potresti dare, non contribuire al bene comune, non dare alla vita, solo prendere, una esistenza posta sotto l’avverbio “non”, un elenco di “senza”

 

Amatevi, dice Gesù, altrimenti vi distruggerete.

Se uno non la pensa come me, il primo istinto è considerarlo uno stupido: non la pensa come me quindi è poco intelligente.

Se ho un avversario, l’istinto è vedere in lui un uomo cattivo e pericoloso, dire ad es. gli extra comunitari sono tutti spacciatori fannulloni. L’altro lo demonizzo, e così eliminarlo diventa un ‘bene’.

I tuoi figli sono fragili, Signore, ma non sono cattivi. Cadono facilmente ma non sono malvagi. Sono buoni e “tirano fuori dal buon tesoro del loro cuore il bene”(Lc 6,45). Custodisci tu questo fragile contorto e splendido dono che ci hai dato, un cuore di carne, un cuore di cielo.

 

Fb 16 febbraio 2020

 

Un altro Vangelo impossibile: se chi dà del matto a un fratello in un impeto d’ira fosse trascinato in tribunale, non ci sarebbe più nessuno a piede libero sulla terra e, nei cieli, Dio tutto solo a intristire nel suo paradiso vuoto!

Il Vangelo non è un manuale di facili istruzioni, anzi! Ci chiede di pensare con la nostra testa convocando la coscienza, che non si delega a nessun legislatore.

Gesù stesso sembra contraddirsi: afferma l’inviolabilità della legge e ne trasgredisce il precetto più grande, il riposo del sabato. Ma ogni sua parola converge verso un unico obiettivo: andare dentro al cuore della norma, verso il suo senso più profondo.

Non è né lassista né rigorista, Gesù; non è più rigido o più accondiscendente degli scribi; fa un’altra cosa, prende la norma e la porta avanti, le fa fare un salto di qualità, la fa schiudere come un fiore in due direzioni decisive: la linea del cuore e la linea della persona.

– La linea del cuore. Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira col fratello, cioè alimenta rabbie e rancori, è omicida dentro. Non amare qualcuno è togliergli vita; non amare è un lento morire.

Gesù va dritto al laboratorio dove si forma ciò che uscirà fuori come parola e gesto, e indica: ritorna al tuo cuore, alla sorgente, alla radice che genera vita o morte, e guarisci lì. Solo dopo potrai curare la tua vita. E non giurare affatto!

Dal divieto del giuramento, Gesù punta al divieto della menzogna: dì la verità sempre, e non ti servirà giurare.

– La linea della persona: Se guardi una donna per desiderarla sei già adultero… Non dice: se tu desideri una donna o se tu desideri un uomo. Non è il desiderio ad essere condannato, poiché egli è un servitore necessario alla vita. Ma quel viscido ‘per’, vale a dire quando ti adoperi con gesti o parole per manipolare l’altro, quando trami per ridurlo ai tuoi scopi, tu compi un reato contro la sua profondità e dignità, perché alteri, falsifichi, manipoli la sua bellezza. Sappi che rubi a Dio la sua icona! Gli rubi il suo sogno!

Le persone non sono per questo, esse sono abisso e cielo, profondità e vertigine, pezzetti di divinità lungo la strada, angeli di sconvolgimento e pace.

Il reato allora non è contro la morale, ma un delitto contro la persona e la sua dignità.

Cos’è la legge morale? Ascolti Gesù e capisci che per lui la norma è a servizio e a salvaguardia della vita, custodia di ciò che fa crescere o diminuire in umanità, coltivazione e fioritura dell’umano.

Allora il Vangelo non è impossibile, è facile! Facile e felice anche quando dice parole da vertigini. E non aggiunge fatica, non cerca eroi, ma uomini e donne veri che passino dalla legge alla persona, e dalla religione dell’apparire a quella dell’essere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dedicato anche ai vedovi)

BATTITO D’AMORE (poesia di Beppe Cassone)

 

L’amore è nell’aria

vive

nella sua libertà.

 

È ovunque…

 

La sua forza

vibra

attraverso ogni cosa.

Danza

il suo calore

tra le emozioni

più vere

che inseguono

la gioia

di un giorno di vita.

 

Mi fondo con esso…

 

Come l’aria

del mio respiro

che è vita

nutre

i miei pensieri

dà pace

al mio cuore.

 

Passioni infinite vibrano…

 

Sfumano i ricordi

mentre

pallidi brividi

inseguono

il mio destino.

 

Mi ascolto nel silenzio..

 

Sussurra

la mia Anima

autentica voce

del Divino.

 

Colmo di gratitudine

profuma l’Amore.

 

 

 

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Pregare serve più a noi, perché Dio non cresce e non diminuisce con le nostre preghiere, essendo Amore Onnisciente ed Onnipotente.
L’atteggiamento di preghiera è una presa di coscienza della nostra figliolanza con il Padre Celeste e dei nostri limiti.
Dobbiamo pregare per essere in sintonia con il Creatore, per non lasciarci sedurre dal tentatore, per crescere spiritualmente, soprattutto attraverso la preghiera di lode.
Con essa noi ci meravigliamo e ci stupiamo della grandezza di Dio, della sua benevolenza e della sua infinita Misericordia.
Il Padre Celeste sa già quello che ci necessita, ma siccome rispetta il nostro libero arbitrio, desidera che gli chiediamo lo Spirito Santo attraverso suo Figlio Gesù Cristo, in modo da aderire in piena libertà al suo piano salvifico per tutti noi.
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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 02.02.2020
«Cari figli, sono stata scelta per essere madre di Dio e vostra madre, per decisione e amore del Signore, ma anche per mia volontà, per mio amore illimitato verso il Padre Celeste e mia totale fiducia in Lui. Il mio corpo è stato il calice del Dio Uomo.
Sono stata al servizio della verità, dell’amore e della salvezza così come lo sono adesso, in mezzo a voi, per invitarvi, figli miei, apostoli del mio amore, ad essere portatori della verità, per invitarvi, per mezzo della vostra volontà e dell’amore verso mio Figlio, a diffondere le Sue parole, parole di salvezza e per mostrare, con i vostri gesti, a tutti coloro che non hanno conosciuto mio Figlio, il Suo amore.
La forza la troverete nell’Eucarestia: Mio Figlio che vi nutre con il Suo corpo e vi rafforza con il Suo sangue.
Figli miei, unite le mani in preghiera e guardate verso la croce in silenzio. In questo modo troverete la fede affinché possiate diffonderla, troverete la verità affinché possiate distinguerla, troverete l’amore affinché possiate capire come amare realmente.
Figli miei, apostoli del mio amore, unite le mani in preghiera e guardate verso la croce: solo nella croce c’è la salvezza. Vi ringrazio».
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Dio ha creato l’Universo per condividere il suo Amore e la sua felicità con le sue creature…

L’uomo è l’apice della sua Creazione ed è destinato ad essere partecipe della figliolanza divina in Gesù Cristo. Ma per ora tutto ciò rimane un mistero che solo Lui può conoscere a fondo…

Non possiamo comprendere con le nostre limitate categorie mentali una realtà così grande, anche se il catechismo afferma che ogni uomo è “capace” di Dio. Ogni cosa a suo tempo.

Nell’aldilà comprenderemo molto di più.

Nell’aldiqua ci è richiesta la fede e la buona volontà, perché vediamo tutto in maniera confusa.

Quando vedremo Dio “faccia a faccia” gusteremo il suo infinito amore per sempre e non ci faremo più domande.

 

 

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Se qualcuno scoprisse cosa c’è realmente dopo la morte, innazittutto si pentirebbe dei suoi errori, proverebbe un profondo dispiacere per avere offeso Dio, se stesso ed il prossimo ed andrebbe subito a confessarsi con buoni propositi.

Poi frequenterebbe ogni giorno l’Eucaristia per ricevere Gesù in corpo, sangue, anima e divinità durante la Santa Comunione.

Pregherebbe in continuazione per la salvezza della propria anima, per quella dei suoi cari ed amici e conoscenti.

Pregherebbe per tutta l’umanità. Ringrazierebbe Dio per il dono dell’esistenza, del Battesimo, dell’Eucaristia e per tutti gli altri doni di cui non se ne accorgeva prima.

Tratterebbe i suoi famigliari con amore e rispetto.

Cercherebbe di consolare e di aiutare chi si trova in difficoltà. Si affiderebbe continuamente ai Cuori Misericordiosi di Gesù e Maria.

Aiuterebbe la propria Parrocchia in base alle sue capacità e carismi.

Offrirebbe le sue preghiere e le sue sofferenze per tutti i peccatori e gli atei incalliti.

Invocherebbe l’aiuto dell’angelo custode e dei Santi.

Cercherebbe di soddisfare le indulgenze parziali e plenarie.

Chiederebbe allo Spirito Santo l’aumento della fede e dell’amore per sè e per gli altri, giorno dopo giorno. Infine implorerebbe il Signore di affrettare la sua venuta, rispettando però la volontà di Dio.

l’Escatologia cristiana nella quale uno fa benissimo a credere è quella che si deduce dal Vangelo, dalla vita dei Santi e dai grandi Teologi e ministri della Chiesa.

Ed è anche quello che dice la Regina della Pace nelle varie apparizioni.

Nell’Aldilà, subito dopo la morte ci attendono il giudizio personale e le realtà escatologiche (Paradiso, Purgatorio o Inferno).

 

 

 

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L’intelligenza senza amore, ti rende perverso.


La giustizia senza amore, ti rende implacabile.


La diplomazia senza amore, ti rende ipocrita.


Il successo senza amore, ti rende arrogante.


La ricchezza senza amore, ti rende avaro.


La docilità senza amore, ti rende servile.


La povertà senza amore ti rende orgoglioso.


La bellezza senza amore, ti rende ridicolo.


L’autorità senza amore, ti rende tiranno.


Il lavoro senza amore, ti rende schiavo.


La semplicità senza amore, ti sminuisce.


La preghiera senza amore, ti rende introverso.


La legge senza amore, ti schiavizza.


La politica senza amore, ti rende egoista.


La fede senza amore, ti trasforma in fanatico.

La croce senza amore, diventa una tortura.


La vita senza amore, …non ha senso.

 

 

(Dagli scritti di Mons. Giancarlo Bregantini)

 

 

 

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La vita é meno amara se la condiamo con un po’ di poesia. L’umanità non ha bisogno di soli ingegneri, architetti, scienziati,tecnici ecc.
L’universo del freddo matematico é costituito da sistemi in continua analisi, molteplicità organizzata, geometrie che si incrociano ecc.
Quello dell’uomo integrale, invece, é costituito anche da sintesi, metafore, analogie, che richiamano il mistero profondo dell’esistenza che non può essere sempre sezionata col bisturi del freddo e cinico calcolo.
L’uomo senza poesia finirá nel disincanto piú vuoto e non avrà piú voglia di vivere. E questo perché amore e poesia sono inscindibili…
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Il Signore sembra tacere, eppure parla attraverso la sua Creazione e gli eventi della nostra vita. Tutto ciò che esiste e succede è da Lui conosciuto nei minimi dettagli. Il tempo e lo spazio sono sotto il suo dominio.

Egli è Signore anche della nostra persona e può guidare la nostra mente come vuole, pur lasciando in noi il libero arbitrio. Eppure ci sostiene dal nostro concepimento.

Fidarsi di Lui, significa credere nella sua bontà infinita anche quando per noi sembra tacere.

Il silenzio di Dio è sempre rispettoso della nostra libertà ed è il frutto di un amore sconfinato nei confronti di ogni uomo.

È necessario saper comprendere almeno un po’ di questo amore incredibile.

È così che lo si onora e lo si glorifica: credere nel suo amore nonostante ci sembri l’opposto e nonostante il suo silenzio apparente in certi momenti bui della nostra vita.

Pensiamo all’obbedienza di Abramo che stava per sacrificare il suo figlio Isacco ed all’obbedienza di Gesù-uomo prima di affrontare la croce.

Il Padre non tarderà mai di soccorrerci se la nostra fiducia in Lui è piena.

 

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Dio ti ama. Gli interessi personalmente, continuamente, appassionatamente, prova la tua gioia in te. Gli sei necessario, il tuo cuore lo rallegra, la tua indifferenza lo stupisce, la tua amarezza lo strazia. Vuole con te una relazione continua. Se non credi a questo, se non ti senti sollevato da questa certezza significa che non hai capito che Dio è Padre.
(L. Evely)

Da Dio aspettiamo prove della sua esistenza. Lui, invece, ci dà continue prove del suo amore. (Cesbron)

La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza quella di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra i due estremi, perché in essa troviamo Dio e la nostra miseria. (B. Pascal)

Se Dio mi ha tratto dal nulla è segno che Egli è stato attratto dal nulla per avermi, dunque più sono nulla e più mi nascondo nel nulla più Egli mi cerca e mi infonde se stesso.
(P. Albino Candido)

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 GENNAIO 2020

 

«Cari figli, so di essere presente nelle vostre vite e nei vostri cuori. Sento il vostro amore, odo le vostre preghiere e le rivolgo a mio Figlio.

Però, figli miei, io voglio essere, mediante un amore materno, nella vita di tutti i miei figli.

Voglio radunare attorno a me tutti i miei figli, sotto il mio manto materno. Perciò invito voi e vi chiamo apostoli del mio amore, perché mi aiutiate.

Figli miei, mio Figlio ha pronunciato le parole: “Padre nostro”, Padre nostro che sei ovunque e nei nostri cuori, perché vuole insegnarvi a pregare con le parole e i sentimenti.

Vuole che siate sempre migliori, che viviate l’amore misericordioso che è preghiera e sacrificio illimitato per gli altri.

Figli miei, date a mio Figlio l’amore per il prossimo; date al vostro prossimo parole di consolazione, di compassione e atti di giustizia.

Tutto ciò che donate agli altri, apostoli del mio amore, mio Figlio lo accoglie come un dono.

E io sono con voi perché mio Figlio vuole che il mio amore, come un raggio di luce, rianimi le vostre anime, che vi aiuti nella ricerca della pace e della felicità eterna.

Perciò, figli miei, amatevi gli uni gli altri, siate uniti mediante mio Figlio, siate figli di Dio che tutti insieme con cuore colmo, aperto e puro, dicono il Padre nostro e non abbiate paura! 
Vi ringrazio».


 

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Se non amiamo nemmeno noi stessi, non possiamo pretendere di amare il prossimo e tantomeno Dio. É necessario prima comprendere in profondità la nostra mente, anche se questo ci costa molto, perché pochissimi si accettano come sono.

Quando abbiamo scoperto senza timore ciò che realmente pullula nei nostri piú reconditi anfratti e meandri mentali, quanta superficialità ci narcotizza, quanta invidia ed odio serpeggiano in noi, quanto egoismo blocca la nostra evoluzione interiore, allora possiamo nell’umiltà chiedere al Signore che ci doni Lui l’amore che ci manca, perché ogni nostra cattiveria ed ogni forma di insensibilità é già stata annullata dalla sua amorosa passione e morte in croce.

 

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Dio è l’Amore Esistente da sempre ed è Colui che fa esistere tutto e tutti.

È Lui la Somma Sapienza ed è Lui che ha creato ogni uomo destinandolo ad essere suo figlio in Gesù.

Egli è Uno e Trino. Manifesta la sua divinità in tre Persone uguali e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, le quali si amano nel perfetto Dinamismo Trinitario.

Egli è anche la Somma libertà ed esprime la sua creatività come e quando vuole perché è al di sopra dello spazio e del tempo ed è Lui la fonte di ogni sapienza.

 

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Dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

53. Perché è stato creato il mondo?
Il mondo è stato creato per la gloria di Dio, che ha voluto manifestare e comunicare la sua bontà, verità e bellezza. Il fine ultimo della creazione è che Dio, in Cristo, possa essere «tutto in tutti» (1 Cor 15,28), per la sua gloria e per la nostra felicità.
«La gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la visione di Dio» (sant’Ireneo)

54. Come Dio ha creato l’universo?

295-301 317-320

Dio ha creato l’universo liberamente con sapienza e amore- II mondo non è il prodotto di una necessità, di un destino cieco o del caso. Dio ha creato «dal nulla» (ex nihilo: 2Mac 7,28) un mondo ordinato e buono, che egli trascende in modo infinito. Dio conserva nell’essere la sua creazione e la sorregge, dandole la capacità di agire e conducendo la al suo compimento, per mezzo del suo Figlio e dello Spirito Santo.

55. In che cosa consiste la Provvidenza divina? 302-306 321

Essa consiste nelle disposizioni, con cui Dio conduce le sue creature verso la perfezione ultima, alla quale Egli le ha chiamate. Dio è l’autore sovrano del suo disegno. Ma per la sua realizzazione si serve anche della cooperazione delle sue creature. Allo stesso tempo, dona alle creature la dignità di agire esse stesse, di essere causa le une delle altre.

56. Come l’uomo collabora con la Provvidenza divina? 307-308 323

All’uomo Dio dona e chiede, rispettando la sua libertà, di collaborare con le sue azioni, le sue preghiere, ma anche con le sue sofferenze, suscitando in lui «il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni» (Fil 2,13).

57. Se Dio è onnipotente e provvidente, perché allora esiste il male? 309-310 324,400

A questo interrogativo, tanto doloroso quanto misterioso, può dare risposta soltanto l’insieme della fede cristiana. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male. Egli illumina il mistero del male nel suo Figlio, Gesù Cristo, che è morto e risorto per vincere quel grande male morale, che è il peccato degli uomini e che è la radice degli altri mali.

58. Perché Dio permette il male? 311-314 324

La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene. Dio questo l’ha già mirabilmente realizzato in occasione della morte e risurrezione di Cristo: infatti dal più grande male morale, l’uccisione del suo Figlio, egli ha tratto i più grandi beni, la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione.

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“L’uomo nella prosperitá non comprende” – dice Il salmista. (salmo 49)

In effetti quando abbiamo la salute non sempre sappiamo apprezzarla, così dimostriamo poca gratitudine per i numerosi doni ricevuti dal Signore nell’arco della nostra vita.

Il fissare la mente solo sulla parte vuota del bicchiere, inaridisce il cuore, inasprisce i rapporti umani, causa l’indifferenza verso il Creatore, il quale attende sempre da noi una risposta d’amore e di gratitudine.

 

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Nel periodo natalizio ci diamo da fare per gli addobbi.

Prepariamo l’albero di Natale e siamo affascinati dalle luci colorate ed intermittenti, dai vari gingilli scintillanti che appendiamo tra i rami.

Sotto allestiamo il presepe. Lo riempiamo di muschio, aggiungiamo le pecorelle, i pastori, gli artigiani, e molte altre rappresentazioni.

Mettiamo dentro la capanna le statuette della Madonna e di San Giuseppe che guardano il bambino appena nato.

L’atmosfera che creiamo ci riempie di nostalgia per l’infanzia, per i vari momenti della nostra vita.

Ci diamo da fare per i regali, per i vari pranzi natalizi, per i divertimenti di ogni tipo con la speranza che ci portino allegria.

Ma i nostri cuori sono davvero sereni gioiosi?

Sappiamo chi rappresenta realmente quel bimbo che mettiamo al centro del presepio?

Egli è l’Uomo- Dio Gesù, quell’Amore che dovremmo avere nei nostri cuori.

Il Signore regna davvero in noi?

 

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Essere “timorati di Dio” non significa aver paura, altrimenti come facciamo a contraccambiare il suo amore?

Temere Dio non basta se ció significa aver paura dei suoi castighi o della sua Onnipotenza.

Il sacro timore di Dio é solo un aspetto del nostro amore verso il Padre… infatti esso non deve mettere in secondo piano l’ammirazione per le sue meravigliose opere e la riconoscenza per la sua misericordia nei nostri confronti.

Sacro Timore, ammirazione e gratitudine dovrebbero sfociare nella contemplazione che porta al puro Amore.

Il sacro timore di Dio richiede anche un profondo rispetto seguendo le indicazioni che ci ha dato attraverso la Sacra Scrittura e la sua Chiesa.

 

 

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Dire che Dio è “eterno” significa che Egli è Signore del tempo e dello spazio perché Egli è l’Esistente, l’Alfa e l’Omega, l’Amore Onnipotente che fa esistere Tutto.

Le nostre categorie umane non riescono a concepire l’Eternità perché prigioniere della dimensione spazio-temporale. Ma in Dio non ci sono il tempo e lo spazio come intendiamo noi terrestri.

Non ha senso chiedersi cosa faceva Dio “prima” della Creazione. Dio ha creato tutto dal nulla. La Creazione si sta evolvendo e noi, con i nostri ragionamenti umani, associamo a queste tappe evolutive il “tempo” immaginando gli istanti che si susseguono gradualmente, applicando erroneamente questo concetto a Dio.

La stessa scienza, con la teoria della relatività, sostiene la stretta correlazione tra spazio e tempo. Ma Dio non è in “evoluzione” come la sua Creazione che si sta orientando a Lui. “Egli è” e basta. In Lui non ci sono passato, presente o futuro perché ha già tutto presente nell’istante. L’istante divino è trascendente rispetto alla dimensione spazio-temporale che immaginiamo.

Quando il salmo 90 dice “Ai tuoi occhi mille anni sono come il giorno che ieri è passato”, significa anche che Dio ha tutto presente ai suoi occhi ed è immutabile.

Nulla è “prima” o “dopo” di Dio perché Egli è l’unico Signore esistente che dona per amore l’esistenza a chi vuole…

 

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Dio ci ha creati per Amore. Ci ha donato il libero arbitrio e il suo stesso Figlio Gesù Cristo, il quale è nato, ha patito ed è morto per salvare tutti noi dalla corruzione del peccato, cioè dalla mancanza d’amore.

La sua Risurrezione significa che tutti coloro che credono in Lui saranno anch’essi risorti e godranno della Beatitudine eterna nel Circolo Trinitario, dove non ci saranno né la morte né la corruzione, ma solo dinamismo d’amore, pace, conoscenza,contemplazione della gloria di Dio.

Lo scopo della nostra esistenza, quindi, è la vera felicità eterna in Gesù Cristo risorto. La graduale distruzione della terra è dovuta alla carenza d’amore di tutti coloro che non vogliono credere nel messaggio salvifico di Gesù Cristo, per questo diventano sempre più egoisti e disinteressati al benessere degli altri.

Si inquina la terra e si sperperano le sue risorse per egoismo ed avidità.

Se tutti fossimo veramente altruisti, come Gesù e i suoi santi che hanno dato l’esempio, la terra intera cambierebbe nel bene…

 

 

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La morte corporale è il più grande giorno della nostra vita terrena, dopo la venuta al mondo. Grazie alla morte corporale noi abbiamo la possibilità, se lo vogliamo, di incontrare direttamente Gesù Risorto che ci attende da sempre e che ci inserirà nel circolo d’Amore trinitario.

Allora comprenderemo meglio la sua gloria della quale ci renderà pienamente partecipi, insieme a tutti i redenti. Saranno finiti per sempre la sofferenza, il dolore, la noia ecc. Il nostro essere rinnovato godrà direttamente della visione beatifica di Dio (faccia a faccia).

Proveremo continuamente, senza mai stancarci, meraviglia e stupore immensi per tutto ciò che il Signore ci ha preparato dall’eternità.

Per questo San Francesco chiamava “sorella” la nostra morte corporale. Essa è solo un passaggio qualitativo verso una dimensione luminosa inimmaginabile.

Se fossimo tutti convinti di questo non avremmo paura della morte, ma l’aspetteremmo con gioia….

 

 

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Dal punto di vista terreno, qualsiasi padre amorevole rimane male se il figlio non gli rivolge nemmeno una parola.

E questo vale anche per il Padre Celeste : Egli desidera un rapporto d’Amore a tu per tu con le sue creature.

Noi possiamo esercitarci ad amare Dio grazie anche alla preghiera, altrimenti non potremmo crescere e progredire verso la libertà.

Se ci pensiamo bene, diventiamo consapevoli che Dio ci ha donato l’esistenza e tante altre cose che nemmeno immaginiamo.

Ma siccome questa vita terrena è una continua esercitazione a corrispondere all’Amore di Dio liberamente, Egli desidera che ci rendiamo conto LIBERAMENTE che senza di Lui non sappiamo amare.

La preghiera è amore verso il Dio che è Lui stesso AMORE…

 

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Dio è AMORE. È talmente AMORE che ci ha creati con il libero arbitrio, per cui possiamo scegliere tra il bene ed il male. Il nostro destino era ed è il Paradiso, se lo vogliamo.

Satana era Lucifero, l’angelo più bello e potente, il quale aveva un libero arbitrio superiore al nostro. Ma aveva invidia di Dio, perché lui non era Dio e quindi è precipitato nell’inferno odiandolo.

Egli non ha perso i suoi poteri e continua a tentare ogni uomo perché non vuole che si salvi dopo il peccato originale. Il male è subentrato proprio per invidia del diavolo e Dio non ci ha tolto il libero arbitrio perché ci ama sempre.

Ci ama a tal punto che si è incarnato nel suo Figlio Gesù, il quale ha patito ed è morto per tutti noi, per la nostra salvezza eterna.
Chi desidera stare dalla parte di Dio deve pregare e combattere le tentazioni, in modo tale da dimostrare di corrispondere liberamente all’Amore di Dio.

E la gloria di Dio siamo tutti noi se viviamo mettendo in pratica liberamente i suoi precetti d’Amore per Lui ed il prossimo.

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Zaccheo e la scoperta d’essere amati senza meriti

XXXI Domenica – T. O. – Anno C – 2019

Vangelo – Luca 19,1-10

In quel tempo (…) un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro (…). Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (…)

Il Vangelo ci trasmette, nella storia di Zaccheo, l’arte dell’incontro, la sorpresa e la potenza creativa del Gesù degli incontri. Prima scena: personaggi in ricerca. C’è un rabbi che riempie le strade di gente e un piccolo uomo curioso, ladro come ammette lui stesso, impuro e capo degli impuri di Gerico, un esattore delle tasse, per di più ricco. Il che voleva dire: soldi, bustarelle, favori, furti… Si direbbe un caso disperato. Ma non ci sono casi disperati per il Vangelo. Ed ecco che il suo limite fisico, la bassa statura, diventa la sua fortuna, «una ferita che diventa feritoia» (L. Verdi). Zaccheo non si piange addosso, non si arrende, cerca la soluzione e la trova, l’albero: «Corse avanti e salì su un sicomoro». Tre pennellate precise: non cammina, corre; in avanti, non all’indietro; sale sull’albero, cambia prospettiva.

Seconda scena: l’incontro e il dialogo. Gesù passa, alza lo sguardo, ed è tenerezza che chiama per nome: Zaccheo, scendi. Non giudica, non condanna, non umilia; tra l’albero e la strada uno scambio di sguardi che va diritto al cuore di Zaccheo e ne raggiunge la parte migliore (il nome), frammento d’oro fino che niente può cancellare. Poi, la sorpresa delle parole: devo fermarmi a casa tua. Devo, dice Gesù. Dio viene perché deve, per un bisogno che gli urge in cuore; perché lo spinge un desiderio, un’ansia: a Dio manca qualcosa, manca Zaccheo, manca l’ultima pecora, manco io.

Devo fermarmi, non semplicemente passare oltre, ma stare con te. L’incontro da intervallo diventa traguardo; la casa da tappa diventa meta. Perché il Vangelo non è cominciato al tempio ma in una casa, a Nazaret; e ricomincia in un’altra casa a Gerico, e oggi ancora inizia di nuovo nelle case, là dove siamo noi stessi, autentici, dove accadono le cose più importanti: la nascita, la morte, l’amore.

Terza scena: il cambiamento. «Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia». Zaccheo non deve prima cambiare vita, dare la metà dei beni ai poveri, e dopo il Signore entrerà da lui. No. Gesù entra nella casa, ed entrando la trasforma. L’amicizia anticipa la conversione. Perché incontrare un uomo come Gesù fa credere nell’uomo; incontrare un amore senza condizioni fa amare; incontrare un Dio che non fa prediche ma si fa amico, fa rinascere. Gesù non ha indicato sbagli, non ha puntato il dito o alzato la voce. Ha sbalordito Zaccheo offrendogli se stesso in amicizia, gli ha dato credito, un credito immeritato. E il peccatore si scopre amato. Amato senza meriti, senza un perché. Semplicemente amato. Il cristianesimo tutto è preceduto da un “sei amato” e seguito da un “amerai”. Chiunque esce da questo fondamento amerà il contrario della vita.

(Letture: Sapienza 11, 22-12,2; Salmo 144; 2 Tessalonicesi 1,11-2,2; Luca 19,1-10)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/zaccheoe-la-scopertad-essere-amatisenza-meriti

 

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 NOVEMBRE 2019

“Cari figli, il mio diletto Figlio ha sempre pregato e glorificato il Padre Celeste. Gli ha sempre detto tutto ed ha confidato nella sua volontà.

Così dovreste fare anche voi, figli miei, poiché il Padre Celeste ascolta sempre i suoi figli. Un unico cuore in un solo cuore: amore, luce e vita. Il Padre Celeste si è donato mediante un volto umano, e tale volto è il volto di mio Figlio.

Voi, apostoli del mio amore, voi dovreste sempre portare il volto di mio Figlio nei vostri cuori e nei vostri pensieri. Voi dovreste sempre pensare al suo amore e al suo sacrificio. Dovreste pregare in modo da sentire sempre la sua presenza.

Poiché, apostoli del mio amore, questo è il modo di aiutare tutti coloro che non conoscono mio Figlio, che non hanno conosciuto il suo amore.

Figli miei, leggete il libro dei Vangeli: è sempre qualcosa di nuovo, è ciò che vi lega a mio Figlio, che è nato per portare parole di vita a tutti i miei figli e per sacrificarsi per tutti. Apostoli del mio amore, portati dall’amore verso mio Figlio, portate amore e pace a tutti i vostri fratelli.

Non giudicate nessuno, amate ognuno mediante l’amore verso mio Figlio. In tal modo vi occuperete anche della vostra anima, ed essa è la cosa più preziosa che veramente vi appartiene. Vi ringrazio!”

 

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Non piangere per la mia dipartita.
Ascolta questo messaggio.

Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo;
se tu potessi vedere e sentire ciò che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine,
e in quella luce che tutto investe e penetra, non piangeresti.
Sono ormai assorbito dall’incanto di Dio, dalla sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e meschine al confronto.
Mi è rimasto l’affetto per te, una tenerezza che non hai mai conosciuto.
Ci siamo visti e amati nel tempo: ma tutto era allora fugace e limitato.
Ora vivo nella serena speranza e nella gioiosa attesa del tuo arrivo tra noi.
Tu pensami così.
Nelle tue battaglie, orièntati a questa meravigliosa casa dove non esiste la morte

e dove ci disseteremo insieme, nell’anelito più puro e più intenso,

alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore.
Non piangere, se veramente mi ami.

Sant’Agostino

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Dio è Amore. Quando ami, in un certo senso, vedi Dio in azione.

Tutta la Creazione è una manifestazione del suo Amore. La tua stessa esistenza è frutto del suo amore e tu puoi vedere Dio in te, che sei un suo prodigio, ed in ogni persona perché tutti siamo fatti a sua immagine e somiglianza.

Per poterLo vedere con gli occhi interiori bisogna purificare la nostra mente e la nostra anima ed il Regno dei Cieli è già in mezzo a noi. Ecco perché è necessario recitare il Padre nostro con il cuore: “Venga il tuo Regno”.

Se siamo docili alla sua volontà Egli si fa sentire perché è davvero in mezzo a noi…

 

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Dio conosce in profondità la nostra persona perché l’ha creata Lui e la sta continuamente sostenendo.

Noi abbiamo la libertà di scegliere e Dio sa sempre quello che stiamo facendo, ma non lo impedisce perché rispetta la nostra libertà, altrimenti non saremmo simili a Lui (il quale è Libertà-Amore).

Per quanto riguarda il futuro, Egli è l’Alfa e l’Omega, il Principio di tutte le cose, per cui il tempo della nostra vita terrestre ai suoi occhi è un lampo: solo nell’aldilà dei redenti comprenderemo meglio la Misericordia divina, la quale ci soccorre quando glielo domandiamo con l’intenzione seria di volerci convertire a Lui, ed anche quando percorriamo strade sbagliate: in questo caso Egli ci dona sempre dei lumi che dovremmo captare grazie alla nostra coscienza ed al libero arbitrio.

Questo libero arbitrio è talmente importante agli occhi di Dio che Egli non vuole imporci la sua volontà e ci lascia liberi di accogliere l’Amore o rifiutarlo…

 

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Oggi é passato. Passeranno domani, la settimana, il mese, l’anno, gli anni e la vita terrena.

Cosa abbiamo seminato lungo il nostro percorso esistenziale?

Qualche sorriso? Qualche gesto altruistico? O indifferenza e forse contese ed odio?

La consapevolezza reale di ciò che siamo é sempre un’opportunitá per migliorare la nostra vita cercando di riparare l’odio con il bene, l’indifferenza con l’amore, la falsitá con l’autenticitá, la superficialità con la profondità della mente e dell’anima.

Ma tutto questo si potrá realizzare completamente con l’aiuto dello Spirito Santo: imploriamolo sempre umilmente…

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

XXIX Domenica T. O. – Anno C – 2019

 

Come è possibile «pregare sempre»?

Vangelo Luca 18,1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. […]

Disse poi una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai. Questi sempre e mai, parole infinite e definitive, sembrano una missione impossibile. Eppure qualcuno c’è riuscito: «Alla fine della sua vita frate Francesco non pregava più, era diventato preghiera» (Tommaso da Celano).

Ma come è possibile lavorare, incontrare, studiare, mangiare, dormire e nello stesso tempo pregare? Dobbiamo capire: pregare non significa dire preghiere; pregare sempre non vuol dire ripetere formule senza smettere mai. Gesù stesso ci ha messo in guardia: «Quando pregate non moltiplicate parole, il Padre sa…» (Mt 6,7).

Un maestro spirituale dei monaci antichi, Evagrio il Pontico, ci assicura: «Non compiacerti nel numero dei salmi che hai recitato: esso getta un velo sul tuo cuore. Vale di più una sola parola nell’intimità, che mille stando lontano». Intimità: pregare alle volte è solo sentire una voce misteriosa che ci sussurra all’orecchio: io ti amo, io ti amo, io ti amo. E tentare di rispondere.

Pregare è come voler bene, c’è sempre tempo per voler bene: se ami qualcuno, lo ami giorno e notte, senza smettere mai. Basta solo che ne evochi il nome e il volto, e da te qualcosa si mette in viaggio verso quella persona. Così è con Dio: pensi a lui, lo chiami, e da te qualcosa si mette in viaggio all’indirizzo dell’eterno: «Il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre» (sant’Agostino). Il tuo desiderio di preghiera è già preghiera, non occorre star sempre a pensarci. La donna incinta, anche se non pensa in continuazione alla creatura che vive in lei, diventa sempre più madre a ogni battito del cuore.

Il Vangelo ci porta poi a scuola di preghiera da una vedova, una bella figura di donna, forte e dignitosa, anonima e indimenticabile, indomita davanti al sopruso. C’era un giudice corrotto. E una vedova si recava ogni giorno da lui e gli chiedeva: fammi giustizia contro il mio avversario! Una donna che non si arrende ci rivela che la preghiera è un no gridato al «così vanno le cose», è il primo vagito di una storia neonata: la preghiera cambia il mondo cambiandoci il cuore. Qui Dio non è rappresentato dal giudice della parabola, lo incontriamo invece nella povera vedova, che è carne di Dio in cui grida la fame di giustizia.

Perché pregare? È come chiedere: perché respirare? Per vivere! Alla fine pregare è facile come respirare. «Respirate sempre Cristo», ultima perla dell’abate Antonio ai suoi monaci, perché è attorno a noi. «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28). Allora la preghiera è facile come il respiro, semplice e vitale come respirare l’aria stessa di Dio.

(Letture: Esodo 17,8-13; Salmo 120; 2 Timoteo 3,14-4,2; Luca 18,1-8)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/come-e-possibile-pregare-sempre

 

 

 

Ringraziamo poco perché non sappiamo più meravigliarci.

Quando diamo per scontato qualsiasi cosa, allora il nostro cuore rischia di inaridirsi.

Innanzittutto facciamo poco caso alla nostra esistenza. Raramente pensiamo che siamo stati creati dal nulla: prima non esistevamo, oggi abbiamo la possibilità di vedere, pensare, camminare, toccare, udire ecc. Tutto ciò lo dobbiamo al nostro Creatore, il quale continua a mantenerci in vita.

Questo dovrebbe suscitare in noi lo stupore: ogni istante è prezioso ed è il Signore che ci sostiene continuamente.

Anche la contemplazione delle meraviglie del creato dovrebbe generare in noi lo stupore. Quanta sapienza e quanta complessità vi è in ogni cosa!

Il nostro corpo, la nostra mente e la nostra anima immortale sono dei capolavori assoluti!  Noi tutti viviamo di riflesso il Mistero Trinitario, perché abbiamo la possibilità di pensare, amare e contemplare analogamente a come fanno le Tre Persone.

 

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“Di fronte ad una situazione così spiritualmente devastante come faccio a convincere gli altri che Gesù ci ama e vuole che ognuno di noi si salvi?”

Questa è una domanda che si fanno non solo i buoni sacerdoti ed i catechisti impegnati, ma anche molti laici cristiani pieni di zelo.

In effetti siamo testimoni di molti comportamenti peccaminosi: si tralasciano i Sacramenti, ci si tuffa nei bagordi e divertimenti di ogni tipo, non si considera il valore altissimo del sacramento del matrimonio, la bestemmia ed il turpiloquio si diffondono sempre di più, non si rispettano i dieci comandamenti, non si crede più nell’anima immortale e nell’aldilà, dilaga apostasia, si rinnega la divinità e persino l’esistenza di Gesù Cristo.

Insomma si espande l’incredulità ed il peccato in tutti gli ambiti sociali ed a ogni età.

Ad estremi mali estremi rimedi.

I sacerdoti nelle omelie, nelle catechesi e negli incontri inter-personali dovrebbero riprendere a parlare anche dell’aldilà con convinzione. Anche i catechisti ed i laici dovrebbero farlo.

Il profeta Giona fu inviato ad ammonire la città di Ninive per il pessimo comportamento dei suoi abitanti e questi si convertirono. Allora Dio decise di non distruggerla.

Oggi ci troviamo in una situazione ben peggiore. Nonostante le esortazioni moltissimi non intendono cambiare condotta. Se non si vuole essere attratti dal fascino del vero Bene e dell’amore, allora è necessario ammonire i fratelli dicendo a tutti chiaramente che esiste l’inferno ed è eterno, come più volte ha fatto Gesù.

Questa è una delle più alte forme di carità: aiutare le persone con la predicazione, la testimonianza personale e la preghiera a salvarsi l’anima.

 

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2.10.19

 

“Cari figli,
la volontà e l’amore del Padre Celeste fanno sì che io sia qui in mezzo a voi, per aiutare con materno amore la crescita della fede nel vostro cuore, in modo che possiate davvero capire lo scopo della vita terrena e la grandezza di quella celeste.

Figli miei, la vita terrena è la via verso l’eternità, verso la verità e la vita: verso mio Figlio. Per quella via voglio condurvi. Voi, figli miei, voi che avete sempre sete di maggior amore, verità e fede, sappiate che solo una è la fonte da cui potete bere: la fiducia nel Padre Celeste, la fiducia nel suo amore.

Abbandonatevi completamente alla sua volontà e non temete: tutto ciò che è il meglio per voi, tutto quello che vi porta alla vita eterna, vi sarà dato! Comprenderete che lo scopo della vita non è sempre volere e prendere, ma amare e dare; avrete la vera pace ed il vero amore, sarete apostoli dell’amore.

Col vostro esempio, farete sì che quei miei figli che non conoscono mio Figlio ed il suo amore vogliano conoscerlo. Figli miei, apostoli del mio amore, adorate mio Figlio insieme a me, ed amatelo al di sopra di tutto. Cercate sempre di vivere nella sua verità. Vi ringrazio!”.

 

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O Spirito Santo, che procedi dal Padre e dal Figlio…

Tu sai infinitamente meglio di noi quanto grandi siano le nostre fragilità ed il nostro egoismo.

Rendici sempre più consapevoli che senza il tuo aiuto non riusciamo a migliorare la nostra vita interiore, perché sei Tu che ci ravvivi col fuoco del tuo perenne Amore.

Fa’ che non ci scoraggiamo mai se cadiamo in tentazione, ma aiutaci a risollevarci con la speranza della nostra salvezza finale. Aiutaci a mettere in pratica le parole di Gesù Cristo, nostro Signore, affinché la nostra vita sia una continua lode al Padre, anche se ci sentiamo deboli e fragili.

Sei Tu, o Santo Spirito, che ci doni la forza per rinunciare alle varie occasioni di peccato.

Donaci il vero discernimento per combattere le insidie del maligno che vuole condurci con sé nella perdizione eterna.

Aumenta la nostra fede, la speranza e l’Amore e che Tu sia da tutti noi sempre glorificato insieme al Padre ed al Figlio.

Amen

 

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O Spirito Santo, che procedi dal Padre e dal Figlio…

Tu sai infinitamente meglio di noi quanto grandi siano le nostre fragilità ed il nostro egoismo. Rendici sempre più consapevoli che senza il tuo aiuto non riusciamo a migliorare la nostra vita interiore, perché sei Tu che ci ravvivi col fuoco del tuo perenne Amore.

Fa’ che non ci scoraggiamo mai se cadiamo in tentazione, ma aiutaci a risollevarci con la speranza della nostra salvezza finale.

Aiutaci a mettere in pratica le parole di Gesù Cristo, nostro Signore, affinché la nostra vita sia una continua lode al Padre, anche se ci sentiamo deboli e fragili.

Sei Tu, o Santo Spirito, che ci doni la forza per rinunciare alle varie occasioni di peccato. Donaci il vero discernimento per combattere le insidie del maligno che vuole condurci con sé nella perdizione eterna.

Aumenta la nostra fede, la speranza e l’Amore e che Tu sia da tutti noi sempre glorificato insieme al Padre ed al Figlio.

Amen

 

 

 

Milioni di spermatozoi gareggiano per raggiungere l’ovulo, ma solo uno lo feconda. Poi nasce la vita umana.

Questa realtà fenomenologica potrebbe significare una ben più importante: ad ognuno di noi è stata donata l’esistenza dal Creatore.

Siccome Egli è Onnipotenza d’Amore, avrebbe potuto creare milioni di altri esseri umani al posto di ciascuno di noi, ma ha scelto noi. In questo senso siamo privilegiati e speciali perché siamo amati infinitamente da Dio per la nostra unicità ed irripetibilità, oltre al fatto che siamo sue creature.

Tu che stai ascoltando, non ti rattristare troppo per i disagi della vita. Pensa piuttosto all’infinito dono della tua esistenza, scelta tra infinite altre ipotetiche esistenze.

Sei stato tratto dal nulla, ma potrai raggiungere il Tutto se credi nelle promesse di Gesù Cristo, mediante il quale tutte le cose sono state fatte, quelle del Cielo e quelle della terra.

 

 

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O Spirito Santo, tu che sostieni tutto ciò che il Padre ha creato, facci comprendere che stai sostenendo anche la nostra vita sin dalla nascita e soprattutto la nostra anima.

Aumenta la nostra fede affinché crediamo fermamente che la nostra anima è immortale, come quella di tutti gli uomini.

Fa’ che ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione siano improntati secondo la volontà del Padre per poter imitare suo Figlio Gesù, il quale è vissuto amando l’umanità sino alla fine.

Sostienici nel nostro cammino spirituale affinché non cadiamo nella tentazione, soprattutto quella dell’orgoglio, il quale ci allontana da Dio.

Donaci sempre la gioia interiore nella consapevolezza che nulla è a caso e che anche le nostre sofferenze hanno il compito di farci progredire spiritualmente.

 

Grazie o Spirito d’Amore, di Luce e di Pace… Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2900) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

 

Spirito Santo, donaci uno sguardo d’amore in modo che comprendiamo la nostra fragilità e quella dei nostri fratelli. Aiutaci a considerare il tuo infinito amore per noi, affinché lo possiamo trasmettere anche agli altri e perché non ci trovino freddi nei loro confronti. Fa’ che nessuno se ne vada via triste da noi, ispiraci sempre una parola buona o di conforto.

Dissolvi in noi i pensieri cupi che ci rendono tristi, infondi la speranza e la riconoscenza per tutti i doni che abbiamo e che spesso non ricordiamo.

Rendici consapevoli che tutto ciò che esiste è un puro dono: la nostra esistenza, la salute, la famiglia, il lavoro, i Sacramenti, l’Amore stesso.

Fa’ che il nostro sguardo si purifichi e che prendiamo coscienza che ogni persona è il tuo Tempio, affinché non disprezziamo nessuno di coloro che incontriamo sul cammino della nostra vita terrena.

Grazie di tutto, o Spirito Santo e fa’ che ti possiamo ringraziare in eterno!

 

 

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Allorché la nostra mente si stacca dai desideri mondani e riesce a creare il silenzio interiore più profondo, lo Spirito può parlarci tramite le sue ispirazioni, perché Egli era già presente in noi ma la mente stessa non gli concedeva spazio.

Lo Spirito é assoluta libertà e sommo amore: é talmente puro che può comunicare solo se l’ambiente é puro, cioè libero da condizionamenti, attaccamenti e pregiudizi…

La Verità agisce solo in chi ricerca sinceramente la veritá.

La Purezza é a suo agio solo nella purezza della nostra anima.

L’Amore é attratto dall’amore.

Ecco perché é necessario invocare spesso lo Spirito Santo per riconoscere i segni della sua presenza…

 

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Una goccia di rugiada é un vero miracolo.

Come lo é una foglia appesa ad un ramo.

É un miracolo un bimbo che comincia a balbettare e questo pianeta che gira in modo cosí preciso attorno al sole.

Siamo noi stessi un miracolo vivente per la nostra straordinaria capacità di osservare, percepire e pensare.

Ma soprattutto l’amore é il piú grande miracolo per la nostra esistenza.

Non capisco coloro che vanno a cercare le prove sull’esistenza di Dio.

O coloro che cercano miracoli straordinari nella sospensione delle leggi della natura per avere delle prove sulla Trascendenza, se é gia Tutto un miracolo!

 

 

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Viviamo questa dimensione terrena come se tutto fosse “normale”, perché in un certo senso “rimuoviamo” ciò che realmente caratterizza la nostra esistenza quotidiana: la straordinarietà.

È per questo che ci aggrappiamo alle abitudini ed ai luoghi comuni: ci costruiamo spesso una gabbia individuale con le nostre comodità psicologiche e materiali, per cui non riusciamo a vedere oltre.

Ma quando, a sprazzi, prendiamo consapevolezza dell’assurdo esistenziale in cui siamo immmersi, allora emergono gli interrogativi più inquietanti.

Essi si riferiscono alla nostra vertiginosa posizione nell’Universo, alla estrema fragilità che ci caratterizza, alla complessità del tutto, all’incredibile ricchezza della nostra mente che può immaginare tutto…

Con fede genuina tutto questo sfocia nella consapevolezza dell’esistenza del Creatore che sorregge l’Universo nel suo silenzioso Amore.

E, se abbiamo fede, non si può fare a meno di considerare in profondo atto di adorazione la Santissima Trinità con il suo misterioso dinamismo.

 

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Le piante sono anch’esse, come noi, degli esseri viventi e meritano tutta la nostra attenzione ed il nostro rispetto.

Spesso le sottovalutiamo, ma anch’esse hanno una loro vita personale e percepiscono molto di più di quello che pensiamo.

Per esempio, è stato scientificamente appurato, che le piante avvertono se non abbiamo buone intenzioni nei loro confronti.

Ecco perché dobbiamo rispettarle ed amarle.

Esse hanno anche una loro energia particolare che in molti casi è terapeutica.

Molti ottengono un equilibrio psico-fisico quando le toccano con amore.

Amici miei, amiamo le piante perché sono anche indispensabili per la nostra stessa sopravvivenza..

 

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L’amore del Padre Creatore per ognuno di noi è evidente considerando la nostra stessa esistenza, la quale è stata un suo purissimo dono d’amore. Noi non esistevamo, Lui ci ha donato un corpo immerso in un immenso Universo, ed un’anima immortale.

L’amore di Gesù Cristo per ognuno di noi è dimostrato dal suo immenso sacrificio sulla Croce, grazie al quale noi possiamo essere salvi con Lui per tutta l’eternità. Egli è il centro della nostra vita.

L’amore dello Spirito Santo per ognuno di noi è verificabile in ogni istante di vita: ci sostiene e ci ispira continuamente, anche quando noi ci allontaniamo col peccato.

Se contempliamo la Santissima Trinità avendo presente questo infinito Amore per ognuno di noi, anche il nostro amore per Dio e per il prossimo potrà crescere ulteriormente.

 

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In questa vita terrena il Signore ci dona ogni istante per preparare ciò che saremo nell’aldilà. Nulla va disperso, però abbiamo anche noi il compito di edificare il nostro tempio spirituale con Cristo, per Cristo ed in Cristo.

Anche quando siamo affranti a causa dei continui fallimenti della nostra vita spirituale, non dobbiamo perdere mai la speranza della nostra salvezza eterna.

Tutti fallimenti di cui siamo consapevoli, ci fanno toccare con mano la nostra enorme fragilità, perciò essi contribuiscono a mantenerci più umili, perché l’orgoglio spirituale, di cui spesso non ce ne accorgiamo, è davvero un grosso impedimento alla vita eterna.

Anche le sofferenze fisiche e psichiche sono molto preziose se unite a quelle che Cristo patì durante la sua vita terrena.

Così facendo la nostra risposta d’amore alla sua chiamata viene purificata, proprio perché il Regno dei Cieli viene sorretto dal vero Amore, in quanto Dio è Amore purissimo…

 

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XXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – “Anno C”

Is 66, 18-21 – Eb 12, 5-7. 11-13 – Lc 13,22-30

 

Benediciamo la vita e tutto ciò che in essa c’è: il sole, l’aria, la foresta e tutte le creature.

Benediciamo chi dà la vita e chi la custodisce.

Benediciamo quindi l’Amazzonia, polmone di tutti, che brucia per l’avidità di pochi.

 

Omelia

Tutto parte da una domanda sbagliata: Sono pochi quelli che si salvano? Gesù non entra in questi discorsi fatti sulla pelle degli altri, sulla salvezza degli altri. E non risponde sul numero, su quanti, ma su chi si salva.

E nasce un primo enigma. Cosa vuol dire “salvezza”? Nessuno parla di salvezza, oggi. Non fa parte dei nostri discorsi: non se ne parla né al bar né in chiesa. Chi ne sente davvero il bisogno? E’ parola usata da chi sta affogando; bisogna stare per annegare, per affondare, per capire e dire: sono salvato.

Per capire salvezza, dobbiamo essere prima mendicanti, questuanti, cercatori, aver fame e sete. Senza contare che in realtà noi anneghiamo così volentieri nei nostri laghetti personali.

Bisogno di salvezza, no, forse di un salvatore, di uno che risolva i problemi al posto nostro, un politico, un papa, un medico… Salvatori sì, salvezza no.

Una volta salvezza voleva dire salvarsi l’anima, andare in paradiso, dopo questa vita.

Non è così semplice, non così limitato: vuol dire entrare in una vita indistruttibile, vivere una vita di una qualità tale che sarà eterna e non sarà distrutta, vivere cose che meritano di non morire.

Il seguito del vangelo di oggi dirà quali sono.

Sforzatevi di entrare per la porta stretta.

Ed ecco un secondo enigma da risolvere: che cos’è la porta stretta, in che senso è stretta?

Nel senso che ti devi graffiare contro gli stipiti perché non passi? Che provoca un restringimento per la salvezza, un blocco?

No: è stretta nel senso che è controcorrente, come lo era la vita di Gesù, contromano come lo sono le beatitudini.

E Gesù qui fa chiarezza, è molto chiaro su chi passa la porta, una chiarezza trascurata lungo i secoli. Infatti a chi dirà: non vi conosco? Non so di dove siete? A quelli che si vanteranno: abbiamo mangiato e bevuto con te, ti abbiamo ascoltato nelle nostre piazze.

Ma come? Abbiamo frequentato la chiesa, partecipato alla messa, organizzato catechismi e mega raduni…

Non serve, non basta, la misura è nella vita.

Non basta mangiare Gesù che è il pane, occorre farsi pane.

Quelli che bussano alla por­ta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nes­suna azione per i fratelli. A loro è detto:

Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia: non vi conosco. Allora la porta è la giustizia!

Il riconoscimento sta nella giustizia.

Dio non ti riconosce per formule, riti o simboli religiosi, o per citazioni “io e la mia madonnina”, ma per­ché hai mani e gesti di giustizia.

Voi non entrate, voi avete false credenziali.

Non c’è salvezza neanche con tante confessioni e messe, non garantiscono niente.

Infatti quelli alla porta si vantano di cose di poco conto: ab­biamo mangiato con te, eravamo in piazza ad ascoltarti… ma questo può essere solo un alibi furbo, non si­gnifica che stanno vivendo il suoi Vangelo.

In realtà noi sappiamo di Gesù solo ciò che viviamo di Gesù. Ciò che ho fatto mio. “È da come uno mi parla delle cose della terra e non di quelle del cielo che io capisco se uno ha soggiornato in Dio (S. Weil).

Ch Bobin: la verità è ciò che arde. La mia verità di cristiano è ciò che arde. La verità sono persone, mani e gesti che ardono! Arde qualcosa di Cristo in me? Arde un po’ di vangelo?

 

Il vangelo inizia con due immagini potenti: una porta stretta e una folla che si accalca e preme per entrare.

Poi, con un improvviso cambio di prospettiva, siamo oltre quella soglia stretta, in un’atmosfera di festa, in una calca multicolore e multietnica: verranno da oriente e da occidente, da nord e da sud e siederanno a mensa.

Quella porta è il passaggio, chiaro, netto, nitido verso la vita buona, bella e felice, come lo era quella di Gesù. La porta è Cristo, il punto di passaggio, soglia che si apre su un mondo altro. Allora cercherò di essere anch’io come lui piccola porta per cui passa gente e vita. Anch’io piccola porta aperta e non chiusa. Amo le porte aperte.

 

E infatti, la storia dell’umanità, e forse anche la mia storia personale, è piena di altre porte, di archi trionfali o presunti tali, di percorsi larghi, che però hanno prodotto illusioni e sangue, che hanno creato molto dolore sulla faccia della terra.

E la storia è bianca delle ossa dei popoli che hanno attraversato altre porte, adottato altre logiche e non quella del Vangelo come codice di futuro.

E la voce di Dio mi dirà: “ti conosco” soltanto se nella mia vita ho vissuto qualcosa della vita di Gesù, magari solo un bicchiere d’acqua fresca; mi dirà “ti conosco” soltanto se Gesù scopre qualcosa di se stesso in me:

– il Dio della giustizia cercherà in me gesti di giustizia;

– il Dio della accoglienza cercherà in me semi e tracce di accoglienza;

– il Dio di comunione cercherà dentro di me comunione, almeno per frammenti, e non chiusure.

E trovandoli mi riconoscerà e spalancherà la porta.

Lo dico con san Giovanni della Croce: Alla fine del giorno saremo interrogati sull’amore. E’ questa la porta stretta

La porta è stretta, ma è bella.

Infatti riverbera rumori di festa, una sala colma, una mensa imbandita e un turbinare di arrivi, un colorato confondersi di punti cardinali, un mondo finalmente altro dove gli uomini sono diventati fratelli.

La porta è stretta ma sufficiente.

Infatti la grande sala è piena, vengono i lontani e sono folla, entrano, forse non sono migliori di noi che siamo i vicini, ma hanno operato giustizia, magari senza saperlo. Sono i sorpresi: come quelli del giudizio universale: quando mai Signore ti abbiamo visto povero, malato, affamato, forestiero e ti abbiamo aiutato? La rivelazione: ogni volta che avete fatto questo a un piccolo l’avete fatto a me. Vi ho conosciuto allora.

Il sogno di Dio è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza. Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi.

Per la porta larga vuole passare chi crede di avere addosso l’odo­re di Dio, preso tra incensi, riti e preghiere, e di questo si vanta. Per la porta stretta entra “chi ha addosso l’o­dore delle pecore” (papa Francesco), l’operaio di Dio, con le mani segnate dal lavoro e il cuore buono.

Preghiera

 

Amo le porte aperte

che fanno entrare notti e tempeste

polline e spighe,

Libere porte che rischiano l’errore e l’amore.

Amo le porte aperte

di chi ci invita a varcare la soglia

e fa entrare pellegrini e vagabondi

naufraghi e marinai.

Amo le porte aperte di uomini e donne

capaci di povertà e di coraggio davanti a luci spente.

Amo le porte aperte:

Buchi nella rete, brecce nei muri,

lucciole nella notte

profezia di una umanità

rivolta per diritto di tenerezza e di giustizia.

Amo le porte aperte

dei pericolosi visionari

dei testardi amanti

Di chi ha fatto voto di vastità:

Braccia aperte per tutti noi!

Amo le porte aperte di Dio.

 

 

 

 

 

Quando in una stanza buia entra un raggio di sole, si vede pullulare un intenso pulviscolo che prima non potevamo vedere alla luce del giorno normale.

Così per la nostra interioritá : un raggio di verità divina ci fa comprendere quante cose interferivano con la nostra serenità: preoccupazioni, attaccamenti, vizi, distorsioni, pregiudizi, orgoglio, invidia ecc.

Ed é allora che capiamo in profondità quanto poco e male sappiamo amare.Ma non disperiamoci: é un’ottima occasione per rifugiarci nel Cuore Misericordioso di Gesú, il quale disse: “Venite a me voi tutti che siete stanchi ed affaticati, ed io vi ristoreró”.

Egli non ci ama perché siamo buoni, ma perché siamo sue creature che si fidano di Lui….

 

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1 Giugno 2016

SITI CON RIFLESSIONI E LITURGIA

http://www.riflessioni.it

Liturgia delle ore:
http://www.liturgiadelleore.it/

PENSIERO DEL GIORNO:

“Ogni progresso spirituale deve essere inteso come espressione di grado superiore di amore e non semplicemente come progresso del nostro comportamento morale, il quale può avere origine da un motivo gratificante e condizionarsi e terminare in esso ” (p.Albino, Diario, p.218)

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE DA CIVIDALE

commenti personali di alcuni messaggi:

fileDBicn_doc picture
verso etern.DOC

I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

fileDBicn_mp3 picture
segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

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6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

1 Giugno 2016

Alida Puppo

Chi è Alida Puppo

1 Giugno 2016

Enrico Marras

Chi è Enrico Marras

1 Giugno 2016

MULTIMEDIALITÀ del curatore del portale:

VIDEO PER LA RIFLESSIONE
Video personali su alcune località del Friuli
CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’UNESCO
SLIDES UTILI PER LA FORMAZIONE
Esistere con stupore
ULTIMI AGGIORNAMENTI

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

28 Agosto 2009

Beppino Lodolo – una voce amica per gli italiani nel mondo

BEPPINO LODOLO

10 Marzo 2008

SOLIDARIETA’ per chi soffre della malattia del BURULI

http://www.amicipl.it/WebBuruli.htm
http://it.youtube.com/watch?v=tDdRLKJYd3w
Chi volesse aiutare queste persone scriva:
e-mail:roberto@amicipl.it

EMERGENZA MALI
Aiutiamo una bimba cinese senza arti inferiori:

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chinagirl.pps

 

 

20 Ottobre 2006

Preghiere con testi e mp3

Preghiere con testi e mp3

IL CASO DI UNA STIMMATIZZATA DI UDINE, RAFFAELLA LIONETTI, UMILE MISTICA
Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

6 Agosto 2006

Riflessioni audio in mp3. Video personali

Riflessioni audio mp3 Video personali

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron

21 Novembre 2001

Artisti Friulani

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