27 Febbraio 2020

SONO VENUTO A DARE COMPIMENTO (p.Ermes Ronchi)

Domenica VI A Mt. 5, 17-37

p. Ermes Ronchi

 

Un vangelo lunghissimo, impossibile commentarlo tutto.

Vediamo solo i versetti principali.

La chiave per capire tutto è nel primo versetto, importantissimo:

non sono venuto ad abbattere, a demolire, a distruggere,

ma sono venuto a realizzare in pienezza, a dare pieno compimento.

A che cosa? Al codice di Mosè? No, ma alle promesse di Dio. Al sogno che Dio ha sognato sul mondo.

Contesto: Gesù ha appena annunciato le beatitudini. La delusione degli ascoltatori è totale. L’attesa era che Israele doveva conquistare tutte le terre intorno e accumulare le ricchezze dei popoli e Gesù dice: Beati i poveri, tutto il contrario.

Gesù porta avanti la storia dell’uomo su due linee di fondo: la prima è quella del cuore, la seconda è quella della persona! Il compimento pieno avviene nel cuore dell’uomo. Dove si vive il profondo delle cose. Non nelle regoline.

Non possiamo passare la vita semplicemente a fare le cose secondo le regole. Se tu, genitore, ami tuo figlio o lo cresci rispettando regole, protocolli, doveri, obblighi, il bambino crescerà, ma solo, si sentirà poco amato, poco felice… se tu padre non gli dai tenerezza e creatività e sorrisi e giocare con lui a perdifiato.

Se un uomo ama una donna secondo tutte le regole e gli obblighi, ma che felicità le può dare? Cosa godono della vita? L’amore è sempre fuorilegge, perché va oltre le regole.

La nostra vita è di più della norma. E non c’è codice che tenga. Questo è il territorio di Gesù.

E poi Dio stesso è sulla linea del cuore: Se stai facendo la tua offerta all’altare e ti accorgi che tuo fratello ha qualcosa contro di te…prima viene l’amore e dopo il culto! è la linea della persona, che viene prima anche del culto a Dio, prima di tutto.

La vita adulta è passare dalla legge esterna al cuore. Dove ogni atto inferiore all’amore necrotizza la relazione. Amerai con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutto, con tutto, con tutto.

Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, chi nutre rancore è potenzialmente un omicida. Gesù va diritto al movente delle azioni, al laboratorio dove si assemblano i gesti. L’apostolo Giovanni affermerà una cosa enorme: “Chi non ama suo fratello è omicida”(1 Gv 3,15). Chi non ama, uccide. Il disamore non è solo il mio lento morire, è l’incubatore di omicidi.

Ma io vi dico: Chiunque si adira con il fratello, o gli dice pazzo, o stupido, è sulla linea di Caino… Gesù mostra i primi tre passi della morte: la rabbia, l’insulto, il disprezzo, tre forme di omicidio.

L’uccisione esteriore viene dalla eliminazione interiore dell’altro.

Chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna.” Geenna non è l’inferno, ma quel vallone alla periferia di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie della città, da cui saliva perennemente un fumo acre e cattivo. Gesù dice: se tu disprezzi e insulti il fratello tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell’immondizia; è ben più di un castigo, è la tua umanità che marcisce e va in fumo.

Bellissime le antitesi di Gesù: fu detto ma io vi dico.

A chi fu detto? Agli antichi, non dice con rispetto ai padri venerabili, ai patriarchi, ma agli antichi, è roba del passato; il credente è nuovo e le cose di prima sono passate. Ma io vi dico. Gesù entra nel progetto di Dio non per rifare un codice, ma per rifare il coraggio del cuore, il sogno di Dio. Agendo su tre leve decisive: la violenza, il desiderio, la sincerità nella relazione.

E quando dice: chi non osserverà questi precetti…chi trasgredirà una sola virgola, non fa improvvisamente un passo indietro; non si riferisce alle antiche regole di Mosè, ma a quello che ha appena detto lui, alle beatitudini. Chi non vive le beatitudini sarà un uomo piccolo, un uomo minuscolo nel regno. Qui si parla del Regno, e nel Regno non si entra con le vecchie norme mosaiche, ma con le nuove parole di vita di Gesù, con le beatitudini, con il suo “ma io vi dico!”..

Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio. Ma io vi dico: se guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice semplicemente: se un uomo desidera una donna, o viceversa, e come si fa?

Ma: se guardi per desiderare, cioè per conquistare e violare, per sedurre e possedere, se la riduci a un oggetto da prendere o collezionare, tu commetti un reato, un delitto contro la nobiltà di quella persona.

Non si tratta del desiderio di un uomo verso una donna, che fa parte dell’ordinamento della natura, ma il desiderio predatorio di impossessarsi di lei come di una cosa, un oggetto per te.

E così per il giuramento che si deve alla mancanza di fiducia. Dal divieto del giuramento, Gesù va fino in fondo, arriva al divieto della menzogna. Di’ sempre la verità, sarai credibile e non servirà più giurare.

Allora ha portato più scrupoli, più ansia, più problemi?

No, il passaggio è dalla legge al cuore.

Dall’obbligo alla tenerezza.

Dalla ritualità alla figliolanza.

C’è da guarire il cuore,

per poi guarire la vita.