4 febbraio 2003

Casalinghe e disagi

dal Messaggero Veneto del 4/02/03
di Pier Angelo Piai

OPEROSITÀ
I disagi delle casalinghe


Ci sono indubbiamente tantissime persone ammirevoli che esercitano professioni encomiabili per la fatica fisica e psichica che comportano. C’è una professione, però, che non da tutti è ritenuta tale: quella della casalinga.
I luoghi comuni sono quelli che la descrivono come una persona che ha tanto tempo libero che può gestire come vuole, che quando ha esaurito le faccende domestiche essenziali si butta sul divano a far parole crociate o a chiacchierare con i vicini.

Per una casalinga “seria”, però, non è così, come
superficialmente molti pensano.
Ecco in sintesi i motivi:

1) come in moltissime professioni, anche la casalinga è condizionata da orari: quelli del marito, dei figli e dei parenti. Con un po’ di buon senso si può immaginare il perché.

2) Spesso anche la casalinga trova difficilmente spazi personali. Lavare, pulire, riassettare, cucinare, accudire i piccoli e gli anziani, fare la spesa, amministrare, programmare e pianificare, seguire i figli nei compiti, nelle varie iniziative di formazione e socializzazione (danza, musica, sport eccetera) sono attività piuttosto impegnative (e a volte monotone) che richiedono tempo, salute e risorse.

3) Mi risulta che molte casalinghe d’oggi a “tempo pieno”, oberate di impegni familiari, soffrano di solitudine proprio perché non riescono a intessere rapporti sociali come un tempo. In effetti molte donne coetanee sono impegnate professionalmente all’esterno dell’ambito familiare, il marito è ovviamente assente per svolgere il suo lavoro e i figli sono spesso a scuola anche nei pomeriggi.

Insomma, riconosciamolo: molte di queste casalinghe lavorano in silenzio e pochissimi riconoscono i loro sforzi, la solitudine che devono patire, lo stress psico-fisico che devono subire. Le istituzioni pubbliche, ammettiamolo, fanno ben poco per loro, dimenticando che, quando un membro familiare così importante soccombe, tutto il nucleo familiare ne risente gravemente.

Che fare concretamente, allora, per loro? Prima di tutto prendiamone coscienza e cerchiamo di essere grati con il riconoscere la loro costante operosità, i loro sforzi.

Ciò dovrebbe partire spontaneamente dal marito, dai figli e dagli altri familiari che possono esprimere gratitudine con una fattiva collaborazione. Le istituzioni pubbliche dovrebbero intervenire (in modo prioritario) riconoscendo la loro dignitosa professione, prima attraverso una vera e propria remunerazione pecuniaria (che si può concretizzare con una sostanziale riduzione del carico fiscale per ogni nucleo familiare), poi attraverso interventi mirati alla socializzazione delle casalinghe.

Non dimentichiamo che le società più complesse si reggono sull’organizzazione familiare, innanzi tutto. Quando una casalinga non regge più, l’intera famiglia subisce disagi enormi. Con tutte le conseguenze sociali che si possono immaginare.

Pier Angelo Piai
Cividale
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dal Messaggero Veneto del 4/02/03

RUOLO
Il super-lavoro delle casalinghe


Solo poche righe per ringraziare il signor Piai che ha speso tempo e parole per noi casalinghe.
Io lo sono per scelta dopo anni di lavoro in banca e non mi pento di questo pur constatando che poche persone riconoscono l’importanza di questo lavoro, anzi “super lavoro”.
Ho solo un’esortazione da fare alle colleghe casalinghe: quando incontrate amiche o conoscenti impiegate che vi chiedono cosa fate, non rispondete (come mi capita spesso di sentire) «niente, sto in casa» e non sentitevi donne di serie B perché il nostro è un ruolo importante.
Provate per un giorno a non fare questo “niente” e vedrete i vostri cari!

Daniela Benini
Campoformido
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