12 maggio 2016

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO

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I MICROSCOPI
INTERIORI

 

Se il
mondo fisico è così complesso, che sarà mai quello mentale?

Quando ci
addentriamo nei meandri più profondi della nostra mente ci rendiamo conto di
aver a che fare con un universo interiore incredibilmente misterioso.


Un Universo che in qualche modo ci
appartiene, ma che ci sfugge, come succede, a livello fisico, per le
numerosissime galassie di cui ancora non conosciamo l’esistenza ma che potremmo
intercettare prima o dopo con i moderni strumenti di osservazione.


Per
scrutare a fondo la nostra mente abbiamo bisogno di potentissimi “microscopi”
interiori. Con essi potremmo navigare tra lontani ricordi ed infinite tracce
mnestiche che non sono svanite nel nulla, perché hanno lasciato un segno
profondo nel nostro modo di provare emozioni, di pensare, di ragionare e di
valutare.


Colui che
impara ad osservare attentamente i dinamismi della propria mente si predispone
a focalizzare meglio gli eventi per capire che sono molto meno “esterni” di
quello che credeva. Questo fatto lo induce ad indagare con naturalezza ciò che
accade e qualsiasi fenomeno porrebbe continui interrogativi che acuirebbero
ulteriormente in lui il senso dell’osservazione.


Ciò, comunque, richiede
distacco dai pregiudizi ed una libertà interiore in evoluzione. Dal momento che
un esploratore della propria mente (endonauta) rimane attaccato
all’auto-valutazione e si giudica negativamente o positivamente,  non è più libero di comprendere come
funziona realmente la propria mente, perché si lascia imbrigliare da troppe
emozioni.


Queste non trovano una
canalizzazione adeguata. Le emozioni ci sono sempre e vanno vissute: ma
anch’esse possono essere oggetto di osservazione. Se un’emozione ci crea un
disagio interiore, ad esempio, è meglio osservarla che cercare di reprimerla
subito.


Ad esempio: se si prova odio per una persona…lasciamo fluire
l’emozione legata all’odio, ma soffermiamoci anche ad osservarla. E così
avviene un processo inconscio di neutralizzazione degli impulsi distruttivi.


La rabbia
che proviene dal sentirsi inadeguati a qualcosa, ad esempio, è un grande
ostacolo all’auto-osservazione. Essa assorbe le migliori energie che potrebbero
essere incanalate e sfruttate per comprendere meglio la vita e la mente.


E così
vale per la ricerca spasmodica del piacere fine a se stesso, il quale genera
illusioni che bloccano il processo evolutivo interiore. Anche la ricerca della
felicità a cui tutti tendiamo, se orientata verso desideri irreali, blocca la
nostra libertà perché inquina il distacco che dovremmo avere nell’osservare i
meccanismi mentali con cui interpretiamo la vita.


La presunzione di conoscere
noi stessi ed il mondo è ancora più pericolosa, perché induce ad una forma di
auto-sufficienza e così ci si convince che non val più la pena di osservare ed
indagare, perché riteniamo che nulla più è interessante.

 

Per
ottenere la vera felicità bisognerebbe raggiungere gradualmente uno stato di
sereno distacco per poterci poi stupire del nostro mondo interiore ed i suoi
stretti legami con quello esteriore, nella consapevolezza che tutto insegna,
anche i dettagli che spesso ci sfuggono.


Grazie a questo sano distacco
l’individuo si sente a proprio agio in ogni situazione esistenziale e spaziale:
da solo o in mezzo alla folla, nella ricchezza o nella povertà, nella salute o
nella malattia, nella fecondità mentale o nell’aridità.


E, progredendo,
riuscirebbe a liberarsi anche dalla paura della morte perché sa che è un
processo naturale della vita ed è la porta che apre ad altre dimensioni sempre
più interessanti.


PER INFORMAZIONI:

http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=1486