15 Giugno 2001

Professione uomo di Maurizio Basso

coppoesiem picture

“Infiniti mondi ci ignorano… Eppure, anche qui su questo pianeta, ognuno di noi, pur ruotando in un unico universo, è un mondo a se’, sconosciuto agli altri e che gli altri scoprono in misura minima, in quanto le segrete leggi del cuore inducono a movimenti differenti.”
Questa raccolta di poesie viene considerata dall’autore il “breve canto di una stagione”.
Esse costituiscono dei veri e propri frammenti d’anima, frutto di una vita sofferta ma ricca di fascino. L’animo del poeta trasforma ogni evento esistenziale e tutto diviene oggetto di contemplazione, anche lo stesso dolore. In questi sfoghi poetici “Infinite geometrie dell’immaginazione e profonde inquietudini della ragione paiono sfidarsi continuamente, precipitando poi, per l’arditezza della sfida, al pari di un Icaro le cui ali non sorressero per il peso della temerarietà.”
Poesia e scienza hanno cercato, per vie diverse di conciliare gli opposti della ragione; sublimazione e ricerca, stupore e riflessione, sono gli strumenti con cui il poeta tenta di innalzare lo spirito per trovare però solamente la vertigine della solitudine. Nell’irresistibile leggerezza del pensiero, egli trova nella solitudine la forza gravitazionale che lo lega alla terra. Ma anche lo slancio vitale per risollevarsi e guardare oltre i limiti della nostra dimensione spazio-temporale.


Dedica

Nel licenziare questa minuta raccolta di poesie, non posso non soffermarmi a spendere due parole su quello che io considero il “breve canto di una stagione”. E’ grazie soprattutto a te se essa continua a vederne la luce; l’avertela dedicata mi ha tolto, infatti, qualsiasi diritto di disporre diversamente. Il mio latente impulso mi porterebbe a cancellarne le tracce, come feci in più di qualche occasione. Ma se avessi posto atto a un simile intento, avrei certamente fatto torto anche a P. Albino, avendole egli apprezzate quanto te.

Nell’impossibilità, oramai, di farla rientrare nell’ombra, posso avvalermi del diritto di negare a te il desiderio di divulgarle, seppure qualcuna di queste poesie ha avuto l’onore di trovare ospitalità sulle pagine del bollettino mariano?
Il veto non nasce per un improvvisa presunzione (non sarebbe, forse, presunzione anche pubblicarle?), poiché’ lascio a te, un domani, di disporre di esse nel migliore dei modi. Ma oggi no, non posso accordarti una loro pubblicazione in quanto, in un simile contesto, sono venute assumendo una forma di confessione indirizzata a te solamente, avendo tu, come amico e fratello, condiviso questo mio cammino. Ecco la motivazione. Questa raccolta, infatti, apre e conclude in se stessa la mia vocazione.

Lo so! così facendo, disattendo al tuo invito di non fuoriuscire da questa strada, in quanto e’, a tuo benevolo giudizio, l’unica che sappia offrirmi occasione dì esprimere la mia personalità. Ma in realtà la mia esperienza poetica l’ho vissuta più come sfogo che non come attività’ specifica, considerandomi, perciò’, poeta d’occasione la cui fortuna stava tutta nell’aver approfittato del modo in cui oggi si tende a fare poesia.

Dicendo questo, subito mi risuonano nella mente le tue parole che non posso ignorare. Giusto, la poesia obbedisce a se stessa, poiché’ fonte inesauribile di situazioni espressive che permettono di comunicare al di la’ del semplice dato. Percepisco bene la tua protesta e, sull’onda di essa, la logica ne viene a completare il pensiero: una vocazione o c’è o non c’è.. Non esistono scuole che possano farla nascere, essa è la scintilla che scaturisce da situazioni particolari. Situazioni particolari: e questa la definizione in cui viene a collocarsi la raccolta poetica e con essa la vocazione per cui e nata. E’ stato proprio il procedere di quelle confessioni che, di pari passo, hanno dato corpo a tutto. Ma d’improvviso questo cammino si è fermato come se la confessione avesse voluto rientrare nell’ombra per rivestirsi di nuovo del suo pudore.

Per tale motivo, allo stato attuale, un nuovo discorso poetico appare improbabile (se non impossibile), sicché questa raccolta viene a trovarsi come unica risposta alle molteplici esigenze di chiarificazione. Nell’accomiatarmi, non posso non rinnovarti il mio Grazie per la tua delicatezza, per il tuo continuo incoraggiamento e la tua pazienza nel seguire passo dopo passo il tragitto di un’ anima inquieta.

prefazione


Fu lungo quella strada che ti incontrai quel giorno. Fu un caso? Non e’ possibile accertarlo, né noi possiamo saperlo. Provvidenza e destino paion all’istante darsi una mano a rendere tutt’uno un disegno impossibile ad essere decifrato. In tutto questo, solo una cosa pare a noi certa; è una via obbligata che ognuno di noi è costretto a percorrere in virtù di un progetto che però sfugge a qualsiasi interpretazione. Per contro, quella stessa strada pare assumere una fisionomia incerta e difficile da praticare, sicché’ a volte il percorso si riduce in inerpicati sentieri dove a dura prova vengono sottoposti volontà e forza. Ed ecco allora voler desistere dall’impresa perché la nostra debolezza pare fornirci scorciatoie in cui trovare l’illusione di dimezzare l’affanno.

Ti scorsi da lontano, ma proprio questa debolezza sembrava negare a me la capacità di accelerare l’andatura. Quel giorno, in realtà, non ero solo. Con me c’era un compagno dì ventura che ebbi modo di conoscere durante il tragitto. Un prezioso alleato, indubbiamente, con il quale era scattata quella tacita solidarietà che un viandante spera di trovare per sentire meno il peso dei momenti critici.

E come potrebbe essere diverso? Siamo talmente soli che il forestiero, sulla nostra strada, ci diventa tanto familiare quando ne scopriamo l’affinità di intenti.
Già da tempo ti eri incamminato lungo quella via, solitario. Unica compagnia ti erano i pensieri, or con la loro gravità or con la loro leggerezza, come se l’uomo e il fanciullo in te si dessero il cambio. E quello che l’uno e l’altro in te dicessero non era dato a nessuno sapere. Quel tuo fanciullo forse veniva rammentando gli echi di un’alba ormai lontana, mentre tu sentivi approssimarsi gli effetti di un tramonto; una primavera piena di speranze e un autunno gravido di pene avevano reso il tuo cuore di dolceamari sentimenti. Procedevi stanco, ma,come detto, non fu facile per me raggiungerti, anzi. Non sembrava bastare, infatti, la gagliardia della mia età e l’incita- mento del compagno a far sì di tenere fronte alle avversità. Se ti raggiunsi fu grazie a lui il quale, per non perderti di vista, mi espresse ad un certo punto il desiderio di volermi precedere.

Non avevo nessun diritto di trattenerlo anche se la paura di ritrovarmi da solo mi induceva a porgli ostacoli: “Vai!”, gli risposi di rimando. Lasciarlo libero alla fine produsse l’effetto del desiderio e potei fare in tua compagnia un pezzo di quella strada. Egli, mediando la tua alla mia fatica, mi permise di raggiungerti. Quando però ti fui vicino, un forte imbarazzo parve voler dissipare il coraggio che fino a quel momento mi aveva sostenuto.

La timidezza avrebbe optato per altre soluzioni, ma per non sciupare una così favorevole occasione di poter dialogare con una persona nuova, mi feci forza e cominciai a parlare dì me. Fui invadente e con tale invadenza ero venuto a deturpare quel silenzio che sosteneva il tuo intimo dialogo. Non so come, e di tal modo indiscreto, cominciai a darti del tu. Si, quel tu fu un tu rubato alla tua intimità’. Quando lo espressi, fu troppo tardi per rendermi conto di ciò’ che avevo deturpato con la mia irruenza. Purtroppo mi portavo ancora appresso il vizio di sottrarre dovunque fossi e a chiunque trovassi. un qualcosa che fosse in grado di rompere il gelo che mi impediva di scaldarmì. Tu facevi e ascoltavi; volevi capire chi ti stava a fianco e ne venivi valutando le parole fino a che il destino , alla fine della salita, non provvide a separarci di nuovo. Nell’accomiatarti, però, mi consegnasti la tua risposta, passandomi il testimone della tua solitudine.

introduzione

Mi sento un cuore papiniano in questa calda serata estiva mentre il mio sguardo pare naufragare nel cielo, contemplando l’avvicendarsi della notte al giorno. Spio le prime stelle che il vento siderale fa palpitare; tremolii impercettibili che fanno sognare, brividi che l’animo saccheggia da quello scrigno pieno dì meraviglie.

A queste prime, ecco che altre si svelano a far sì che lo sguardo si confonda fra infinite geometrie.
Ma il brivido che più di ogni altro la notte mi impone è quello del suo silenzio e con esso prende forma un pensiero che subito pare risucchiato da questi immensi abissi. “infiniti mondi ci ignorano”, affermava Pascal. E allora come non provare, come non sentire il sentimento oscuro che la coscienza invano camuffa. Infinite geometrie dell’immaginazione e profonde inquietudini della ragione paiono sfidarsi continuamente, precipitando poi, per l’arditezza della sfida, al pari di un Icaro le cui ali non sorressero per il peso della temerarietà.

Poesia e scienza hanno cercato, per vie diverse di conciliare gli opposti della ragione; sublimazione e ricerca, stupore e riflessione, sono gli strumenti con cui l’uomo cerca di innalzare lo spirito per trovare però solamente la vertigine della solitudine. Nell’irresistibile leggerezza del pensiero, l’uomo trova nella solitudine la forza gravitazionale che lo lega alla terra.
Infiniti mondi ci ignorano…

Eppure, anche qui su questo pianeta, ognuno di noi, pur ruotando in un unico universo, è un mondo a se’, sconosciuto agli altri e che gli altri scoprono in misura minima, in quanto le segrete leggi del cuore inducono a movimenti differenti.

Maurizio Basso

VISIONE

Fra le stanche fantasie
del pensiero dolente
si riaccende in questo
riverbero di silenzi
lo sparuto passato
dei miei sogni disordinati
e l’antico desiderio s’attarda
nell’ultima illusione
che già il talamo
della seduzione
va sperdendo ogni tepore.
Sol tu dolce fantasma mio nuovo
ritorni e la mia voce ritieni
fra i sentieri del tempo
mentre nell’arsa polvere
una cellula rotola
in un cenno disperato
d’amore.

CADUCITA’

Parole scalze contemplo
su questa striscia di terra
dove il ritmo si spezza
al palpito dell’onda
e in in quel riflusso di suoni
divago fra i tratti
della loro caduca forma.

RIVELAZIONI

Ebbi sete
e mi dissetai
al calice
di una rosa.
Goccia di rugiada
come stilla d’infinito
s’era posata
fra le pieghe
di quella corolla,
semplice atto
di un amore divino
che preme nella
dolcezza
di brezze messaggere.
In quella goccia
colsi la fragilità
di un sentimento
e mi svegliai alla vita;
una spina viveva
nel mio dolore acuto
mentre una nuda croce
mi ripeteva senza posa:
Qualcuno ti ama.

TRASFIGURAZIONE

Sopra i campi
di parabole
già scritte
si espande il silenzio
a coprire
quel seme
che muore.

IL VOLTO DELL’AMORE

Un battito in grembo
attende una luce
e nel silenzio una gioia
si apre a quella luce.
In ogni battito una domanda,
in ogni sorriso una risposta.
In ogni battito un desiderio,
in ogni carezza un dono.
Di battito
in battito
di giorno
in giorno
il dialogo continua.
Così, con il volto
della tua creazione
il tuo amoresi é
posatosu di me
e io sono nato.

IDILLIO MONTANO

Fra i sentieri
di memorie silenti
rinfocola
l’aspro sapore
del musco selvatico
mentre un torrente
di impalpabili
trame d’oro
sulla roccia ferita
dispiega
il suo canto.

VITA E GIOCO

Fummo fanciulli un giorno
e non lo sapevamo,
guardavamo avantoi a noi
la suadenza del tempo
e il suo inganno.
Giocammo pur via ancora
ma con occhi sempre meno innocenti
e con l’assurdo
qual compagno di vita
che ci strinse
ne segno suo incomunicabile.

SUSSULTO NOTTURNO

E fu subito un sussulto
nella notte.
L’aria si gonfiò
di vibrazioni,
una scia beffarda
e irriverente
lasciata da un centauro
di questa moderna
mitologia
a sconvolgere l’attimo.
Rombò, si avviluppò,
si allontanò…Alfin si spense.

IMPAZIENZA

Frena cuor mio
l’atto impaziente
del tuo chiedere
assiduo;
la vita già non sale
più di quell’oscuro gradino
che un raggio di sole
illumina piano.

FORMICAIO

Seduto sopra un masso
osservavo
l’ impazzita vita
di un formicaio
mentre ancor
non era finita
la mia meditazione
sul genere umano.

ANIMA NUDA

Sfuggire alla ragnatela
dei miti
e vivere in un atto
di esistenza pura.

VICOLO

Frammenti di divinità
accucciati
in un remoto angolo
di vicolo perduto
mi trafiggono
sotto quello squarcio
d’azzurro.
Un sussurro d’eterno
nell’oscillare incredulo
di lampioni opachi.

CONTEMPLAZIONE

Un fremito
di stagioni
lungo
l’assolato viale
mi coglie
e ascolto fra quel filare
di pioppi un murmure di mare
che il vento tra le fronde
trasmigra.
Ascolto in esso il suono
di un’onda che in me
il suo profondo
riversa.
Ascolto nel silenzio
la parola incredula,
vertice di un brivido
segreto.
Ascolto un palpito strano
che nella mia vertigine
si raccoglie.

Socchiudo lo sguardo
allora e non so
che lacrima
in me scorra.

CREPUSCOLO

Un ennesimo giorno
si sperde nell’ora
del crepuscolo
fradicio di dolori
anonimi.
Fragili parole sottilmente
legate a un rossore
che si sperde
e un pudore antico
par riecheggiare
in quell’abbraccio
d’amanti
che già nuovi
riecheggiano
i suoni della notte
allo spirito errabondo
avvinto a quel palpito
di stelle.
Non più parole umane
a rabberciare ogni incognita
accanto alle pozzanghere.
Nel mistero di quello stellato
ogni vanagloria é spenta.

IL RESPIRO DELLA SERA

Ancora stasera
ho voltato
le spalle al mondo,
ma dal suo cuor
un fiore oscuro
io mi porto
da dedali
di strade confuse
e di cotal profumo
acerbo
respiro il sommesso
pensiero
e acque profonde.

INFIORESCENZA PRECOCE

Tuffarsi
in
un’infiorescenza
bugiarda
e del freddo
aroma
coglierne
l’abbandono
precoce;
fragranza
acerba
di vita
che fugge.

NEVICATA

Fiocca! Cade la neve
come candido sciame impazzito
mulinando sui tetti.
Cade, e sulle tacenti fronde
va riaccendendo stupori
di favole antiche.
Mulinando ancor, cade
sulle strade dove fresche
orme aprono nuovi sentieri.
Paiono fragili
ali quei fiocchi
che trasportano sogni
più lunghi a morire.
Fra essi pure un pensiero
vagante si posa;
per un attimo ritorna
a quel fanciullo
che il cuor ricorda.

SENSAZIONI

Naufraga
lo sguardo
nell’immenso,
un sussulto
senza
confini
nel guizzo
della sera.

FUGACITA’

Lampo di esistenza.

FIBRILLAZIONE

Aritmie di stagioni
pulsano
in questa mia discontinuità
di pensiero.

BREVE EVASIONE

Cullarsi in un riflesso
d’azzurro
come in bolla
di vetro soffiato
nell’ora lenta che scivola
in quell’ultimo brivido
d’ali bianche;
poi i gabbiani
non volano più.

CONSUMAZIONE

Nel crogiolo del tempo
saturo
di incomunicabili
silenzi
tutto pare lontano
da questo mio desiderio.

TERMINE DEL GIORNO

Irrompe nella sera
quel suono di campane
imrnergendosì per le strade
intrise
di parole sfumate
e un brivido dalle catene spezzate
libero
s’innalza verso la notte
che avanza.
Si stende e si perde;
si ritrova e si riperde
nell’aria.
Si strìnge quella nota
a quel pensier
solitario
oppur s ‘arrocca
a quel bisbigliar
di vento.
Smorzato alfine, quel suono
in un quieto abbandono
singhiozzando si spegne.

MALINCONIA

Dolceamara compagna di vita
sei tu malinconia
che fra questi miei pensieri
ritorni
con abiti dismessi
a ricordare
quel tempo
che fu di mia illusione.
Mi bagno di ouel pianto
leggero che sommesso
ogni palpito intride.
E dove? Dove? Dove mai
se non in te il muto conforto?
Io più non sono
che un piccolo anelito
rivolto a quel tempo
che è ormai fatto più grave,
ma nel tuo porto
fra antichi volti risorti
io mi riposo.

ANGOSCIA

Ho atteso la notte;
eppure odio questa notte
che, satura d’astri,
mi investe di silenzi.
Odio quel pallido chiaror
che s’aggira
fra talami dì seduzioni
malate
e nella mia carne
ormai marcia
si strugge quello spirito
antico che vibro’
d’emozioni.

Oggi null’ altro
che sensazioni dì vuoto.

PENSIERO FUGGENTE

Un atto incomunicabile
si confida
a quel raggio dì sole
che la notte
già avvolge.

ADDII

Quale addio fu mai
più brusco
di quel saluto disincantato c
he sfregiò la pagina
del mio sogno.
Già lei da me fu lontana
nell’indolenza
di una visione,
lasciando alfine
che il tempo scavasse
in me il dubbio
di aver farneticato
la mia giovinezza.

SENSAZIONI PERDUTE

Iridescente e pallido
ti fondi
o fugace sogno
in un solo corpo
con le estranee
vocazioni del mondo
che a te più non rispondono
e, smarrito,
s’annega il dolce inganno
nell’impalpabile orizzonte
di gesti che furono.

LA VITA ASSURDA

Rivado fra parole
tardive
Cogliendo bagliori
che accendono
cifrari
su questa follia
che gaia ci ride.

ASSENZA

Mutava il paesaggio
dietro l’ansa del fiume
ch’io guardavo
con occhi assenti
e sui discordi pensieri
l’assurdo ritmo del tempo.

M’ offendeva l’ anima
quell ‘azzurro intenso.

ASSENZA

Mutava il paesaggio
dietro l’ansa del fiume
ch’io guardavo
con occhi assenti
e sui discordi pensieri
l’assurdo ritmo del tempo.

M’ offendeva l’ anima
quell ‘azzurro intenso.

INFERMITA’

Non ho duttilità
di parola
che sappia squadrare
su fogli ìmmacolati
i miei pensieri
erranti;
giaccion essi là ormai,
impigliati
ai selciati di quelle strade
ch’io andavo percorrendo
fra assorte indifferenze
dì vite che scorrono.

INERZIA

Giornate vuote
in preda ad un furore
sottile
m’avvinghiano
fra le spire
di una soffocante
inutilità.
Sentirsi attorno
la forza disgregatrice
e assorbito
dall’impotenza
di un pianto liberatorio
rivolgo
la sfida all’invisibile
avversario
che già é padrone
di questo cuore.

TEDIO MERIDIANO

Ristagno
di suoni metallici
nella languida ora
che evapora.

RICORDANZE

Brucia una strana febbre d’addio
in quest’ango]o dì mondo
dove a questo assedio di ore lente
friabili pensieri s’abbandonano
adagiatì fra nuvole sparse.

Ora odo il vento a dispetto
(al limitar del mio sogno)
rissolevar tra fronde
di cipressi e castagni,
tra i salici e le palme nane
gli echi lontani.
Ma la magnolia abbattua,
testimone del crudo inferto,
mi muove a pieta’ del tempo.

Ascolta fratel mio… Ascolta!
Cos ‘è questo ticchettìo strano
immerso nell’ombra? Ora non è piu’.
Dov’è? Ora tace e attende
velando la nostra impressione.

O dolce amico, quale richiamo
in cotanto silenzio
lungo un eterno mi lega e mi frena.
Tu solo, a questa salita, sai
quale pena riaffiora e dinnanzi
a quella soglia una pietra ritrovo.
Non sentì ancora un acerbo profumo
di preghiera? Un bisbigliar rannicchiato
fra le spine di un roseto spoglio.

Noli timere… Cosi rispondeva
nelle magiche sere la voce
a quella fede ignota e noi
a quella fiducia aperta abbandonati:
odorosi ricordi di maggio lontani.

Sulle sponde di quella stagione
la nostra speranza… Un’unica tentazione
rivestita di gridi, colori
acuti e gravi mentre
un fischio più lungo all’aperta
campagna rilanciava ad essi
una pena men forte.

Riascolta!… Come allora ritorna
o compagno antico;
uno sferragliar che ancora non riposa
e va che il cuor ha più leggero
e pare saluti
come un vecchio amico sincero.

ESILIO

Flutto d’onde
sospinte
da un flusso
di tormenti
inarrestabili
invade l’arsura
di questi anni
erranti,
solchi bruciati
da quella eterna
illusione
confusa
in un batticuore
di attese;
rimbombo
e frastuono di affanni
incatenati.

ODISSEA

Immerso
in una folla
muta d’acciaio
moderno Ulisse
risorge
in quel trasmigrar
tra diafani
volti.

NAUFRAGIO

A sempiterni lidi
vo approdando
e tra sponda
e sponda
una eco pungente
rintrona
risvegliando
il mio mestiere
di uomo
tra fragilità
di domande sospese;
guscio d’atomo
spezzato.

AVVENIMENTO

Nella ritualità
dei gesti
indifferenti
una vertigine
mi prese
stamane.
Forse
un caso
lì lì venuto,
o forse
un’avvisaglia a dirmi
he nulla si ripete.

MASCHERA NUDA

Dove sta la verità
di quella lacrima irriverente?
Punto sospeso
di un esistere,
clown
mi tocco
al tremulo
riconoscimento
di un nudo
atto.

OSCURITA’

Mi spira
ansia di morte
nell’ora che
profuma di giorno
nascente;
solo anelito informe
mi cresce
come albero
trafitto
da male incurabile.

DEDALUS

Perché tanta insofferenza
mi guardi non so
mentr’io mi tuffo
lungo una strada
ritrovando in fondo
ad essa il limite al tutto.

Ancora una strada m’assale,
un’altra, un’altra ancora…
Intricato gomitolo
che si srotola
non si sa dove
come un fiume di vita strana.

Pur non riconosco, fra tanto
assedio, il mio simile
che mi urta, vizio
inutile quello di guardarsi
negli occhi che già
é persa la sua ombra.

E mentre ancora rivado
con la mente assonnata dal torpore
di un destino sospeso, ecco
un urlo lontano irrompe
gonfiando l’asfalto, un suono
acuto di sirena che velocemente
si spegne d’altra parte.

COGNIZIONE DEL DOLORE

Monosillabi
di vita
ho raccolto
vagando
fra la gente,
linguaggio
oscuro
nell ‘osmosi
del dolore.

IL RESPIRO DELL’ESSERE

F’ra le mute parole
ritornapiù fatto incredulo
oggi il tuo respiro;
riafferro in esso,
e non so come,
il brivido
di quella vertigine
che mi trafigge.
L’uomo oscuro in me sento
(polvere e luce)
in oscillazione
di dolore e ignoto.

L’OMBRA DEL PADRE

Ho negli occhi
un passato che ancora
non sfuma
nella pietà dì un sentimento
e su questo mio girar di vita
un buio ancora m’assedia
con un tormento d’ubriaco.

Io ti colgo in ogni tuo silenzio
mentre piaga dentro dì me rimani.

VITA MUTILATA

Io mi posseggo
in un dolore
infinito.

A questa corrosiva
estate
il mio vigore lascia
il passo di una promessa
non mantenuta.

Un albero vedo
nell ‘ aperta campagna
mutilato
a mezzo del suo slancio.

SOLITUDINI

Sentii allora nell nell’animo mio
un pendolo battere l’ora
del mio tempo

TEDIO AUTUNNALE

Autunno; ne udii
ilsuo annuncio
da un ticchettio
insistente
di pioggia alla finestra,
voce lamentosa
che assediava quel mattino
senza importanza.

FOGLIE MORTE

Nugoli di stanchezza
librati tra vortici
improvvisi
riempiono l’aria,
e in quel trapasso
che brilla
unico lamento
è quel pianto sottile
che scivola
a corrodere ogni ossa.

ANNUNZIO DEL GIORNO

S’annunzia
repente
nell’aria
che sgocciola
di sogni tardivi
una nota.

Ora si perde
nell’ intervallo
che accenna
a più muti lamenti.
Riprende monotona
come a lezione più scura
che il consunto spartito
ne trapela.

Ed ecco risuondere
occulta e lontana
sull’onda di un raggio
simile compagna
e su quel pentagramma
di luce
tessendo ne va il suo dramma.

CANTO SPEZZATO

Rivive la memoria
tra gli eventi
questa inellutabilità
delle cose.
Nell’ordine di ogni logica
mi afferra
il dubbio ad ogni certa
conseguenza
che in me si formula.
Un paio d’ali spezzate, null’ altro
in me precipita
portando appresso
il canto inimitabile
dì una stagione incompiuta.

RISONANZE

In un pulviscolo
di luce
danzano le parole
come risonanze
di un impossibile
dire.

ALLA RICERCA DI DIO

Su quel doloroso
legno
il ritmo inusuale
del silenzio
riprende la parola
spezzata:
Dio mio! Dio mio!
Temerario d’amore
sospeso sopra
l’abisso
del cuore umano.

LA TENEREZZA DI DIO

Docile, al mio tormento
ti pieghi.

IL PANE DEI POVERI

Con timore busso
alla tua porta
mentre questo cuore é stanco
di parole umane
raccolte per le vie
del mondo.
O quanto la memoria
del tuo silenzio
mi ristora,
quand’ecco, sedendo,
alla tua mensa una volta
m’offristi quel pane
spezzato
e col tuo mesto sorriso
mi dicesti: Ritorna.

SENTIMENTO

Qual coro di note
riveste d’un puro brivido
il pensiero errante?
Dalla cieca tastiera
di un organo
il bagliore di un attimo
folgorò il cuore aspro
e il mistero
di un pianto s’involò
sull’altare.
Si confuse allora
il gemito con quell’atto
solenne mentre ancora
un appello sospeso
vibrava di sua forza;
nudità lacerata.

SERA ESTIVA

Non resiste oggi
più all’assalto dell’ inutile campionario
dei perché
la mia mente oppressa
che vagolando
fra gli spiragli della sera
s ‘ attarda
a ricomporre il circolo
di una danza
frenetica dì rondini.

Oh, incontenibile squarcio
che a un infinito
sogno conduce
lo sguardo con palpiti
soffusi, momento fugace
che par rompere l’assedio
d’una arsura
mentre gìà irrompe
l’ombra dell’addio.

OBLIO

Nella stanchezza
del tutto
mi apro
a questo vento
che scava.

NOTTURNO

Ti rubo’ il mio sguardo
ai sereni silenzi,
a quel lucicor dì vertigini
che bussano all’ anima
e ti riconobbi
nell’essenza di una lacrima.

Tu, fragile perla,
vai abitando fra le mie pagine
non scritte
un sogno
che dolcemente scivola
su quel fruscio increspato
da monologhi.
di infinite voci discordi.

E guardando i tuoi sentieri
il sentimento di un infinito
mi innonda.

IL SONNO

Tacque il pensiero
negli occhi socchiusi

adagiato sopra
a quel velo notturno

trapunto di sogni.
E tacque pure un dolore

sbocciato dal ventre
del mondo,

appassito per un atto
d’amore.

SOGNO

Nego al tempo
il volto
che la morte ti diede
e in sì vivida sembianza
alla stretta
del mio pianto ti appressi.
Nel tuo sorriso
ripiego l’assurdo
che rimorde
nell ‘ impossibile chiaror
di una risposta
che invano seguo.
Nel mio incredulo un fiore
all ‘ altrui sguardo rubato
mi porgi con grave
gesto solenne.

Ma poi, come da nebbia
rapita, ti dissolvi
al mio sguardo.

MATTINO

Mattino, ma fonda
ancor é la notte
tra palpiti d’angosce
sopite
e di respiri
rubati da quel rumor
d’auto
che fende l’ultimo sogno.

UN’ OMBRA

Fosti luce di un mistero
a illuminar la mia via.
Or, dissipata ai miei occhi
dal colore della morte,
ritorni abitando la mia sera.

Ritorni! E’ un fruscio leggero
che scompiglia;
tace a tratti, poi a tratti
ripiglia e tu, qual fantasma,
da quell’immagine lieve ti stacchi.

Rivivo il tuo sguardo fermo
ed è una spada;
in esso mi sono riflesso,
in esso mi sono perduto.

IL CONFORTO DEI MORTI

In cadenza di silenzi
rispondono i morti
tra le fronde dei cipressi
e non sappiamo
di calpestare cuori
che sono radici d’ombre
legate a una croce.

CONGEDO

Mi scopro intreccio
di pensieri che l’autunno
scuote dai rami
e nella fumea dei ricordi
assaporati appena
mi sento levigato
da silenzi infiniti.

A CARLA GEROLI

Non ti sono familiari
i colori del mondo,
non per questo
i tuoi occhi
sono spenti
al pianto o al sorriso.
Le promesse
dei teneri germogli
rivivono
nel calore che riscalda
l’ aroma d’antiche e future
speranze.
In quello specchio
vivo
di umili parole
il mio parlar
naufraga
nel tuo sereno.
Amica dei giorni
che furono,
la fiamma
della tua presenza
brucia nel ricordo
di un silenzio
che arde
rivelando
la mia cecita’.

ALLA MOGLIE DELL’AMICO

Laura,
nel soffio di una vita
compresi la perfezione
del creato
immerso nell’infinita
bontà divina
che ha permesso agli uomini
di rapire i suoi angeli;
lo colsi
nella semplicità
di un gesto,
nella semplicità
di uno sguardo
che mi rivelò il tuo essere.

IL SILENZIO DELL’ANIMA

Singulto
é questa voce
ov’io protendendo
all’estasi confusa
getto
come vuoto grido
nel buio
del non sapere.

CONTEMPLAZIONE

Il brivido
dell’eterno
ha
bruciato
la mia voce
dinanzi
a una croce
che
in lunghi filari
di vignetisi ripete.

A PADRE ALBINO

Tardi ti conobbi
o Padre
per gioire
della tua presenza,
per sentire la vampa
del fuoco nuovo
ardere a consumare
il mio cuore
nella parola tua sofferta.

Or questa mia negletta
vita si riflette
nell ‘umile salmodia
tessuta
sulla stoffa
del tuo tempo;
un canto puro
nell’essenza del silenzio.
Respirano
di abeti e di pini
le tue pagine
e laddove d’angoscia
il cuor tuo trema
trovi Dio.

Lontano dal vociante
mondo
hai sferruzzato
il tuo pensiero
e altre voci han raccolto
il tuo lamento;
scandiva allor la tua preghiera
il gorgogliar d’un torrentello
o tra libere fantasie di faville
ti rallegrava il crepitar
di un caminetto
o l’impazzar della buriana
teneva in morso
il tuo sentiero
o, e qui con nostalgia,
riempiva il caldo soffio
degli affetti
la tua gerla.

S’elevava in sì tale
abbraccio
l’anima smarrita
chiedendo pieta’ e ristoro.

Chi volesse avere in dotazione un libretto di poesie “Professione uomo” può telefonare all’autore Maurizio Basso : 0432/43014