18 ottobre 2002

Laici e popolo di Dio

Proseguendo sul tema di un laicato adulto, in virtù del sacramento della Confermazione o Cresima, è opportuno chiedersi quale relazione esista tra laici, gerarchia e popolo di Dio. La costituzione sulla chiesa che è denominata “Lumen gentium” (luce delle genti), antepone ai laici la visione trinitaria, e solo al terzo posto, dopo i laici, quindi, pone la chiesa gerarchica.

Il che significa che la gerarchia è a servizio del Popolo di Dio, affinché esso tenda alla realizzazione del Regno di Dio e alla glorificazione trinitaria. La chiesa tutta, chierici e laici è popolo di Dio. I padri del Concilio Vaticano II hanno posto la realtà del popolo di Dio prima della gerarchia.


In altre parole, il popolo di Dio ingloba tutti i fedeli prima di qualsiasi differenziazione interna(chierici e laici). Ricollega organicamente sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale all’unico sacerdozio di Cristo(Lumen gentium n. 10).

L’intera concezione di “popolo di Dio “ del Vaticano II è permeata dall’esigenza di partecipazione e di comunione di tutti i fedeli nel servizio profetico, sacerdotale e regale di Cristo(Lumen gentium 10-12) che si traduce nell’inserimento attivo nei vari servizi ecclesiali e nei carismi dati per la comune utilità.

L’idea di popolo di Dio pone l’esigenza di partecipazione cosciente, d’organizzazione comunitaria attorno ad un progetto comune, d’uguaglianza tra tutti, di unità nelle differenze e di comunione di tutti con tutti e con Dio.

Poiché si tratta di un popolo e non di una massa, esistono organi di direzione e d’animazione, che sorgono però dall’interno del popolo di Dio, non sono al di sopra e al di fuori ma dentro e al servizio del popolo di Dio.

In questo rapporto comunitario, dove la gerarchia non è in posizione piramidale ma di servizio, deve interpretarsi l’attività, l’apostolato, i carismi del laicato adulto.

La chiesa è comunità in cui emergono i diversi servizi per la realizzazione degli scopi voluti dal suo fondatore. Dal suo seno dovrebbero sorgere le varie funzioni: alcune di carattere permanente, come la necessità di annunciare, di celebrare, di operare nel mondo, di creare coesione e unità dei fedeli e dei servizi.

Sorgono nella comunità-chiesa anche servizi più sporadici ma ugualmente importanti per l’animazione delle comunità: il servizio della carità, la preoccupazione verso i poveri, la promozione dei diritti e della giustizia sociale, la pace nel mondo.

Questi vari carismi o servizi danno vitalità alla comunità, fanno sì che essa non sia solo organizzata e disciplinata ma soprattutto creativa e irradiatrice di speranza e di gioia, realtà tipicamente evangeliche. Un laicato adulto deve inserirsi in questo cammino comunitario e di testimonianza, sorretto e incoraggiato dai Pastori della chiesa universale e locale.


                                                                       Giampaolo Thorel