4 Settembre 2009

LA CONOSCENZA DELLA PROPRIA POVERTA’










Quando dalla superfice di
noi stessi  abbiamo il coraggio di
rientrare e meditare sul nostro essere, cosa scopriamo?

Siamo sempre sospesi  nel vuoto e non ce ne accorgiamo.
Crediamo di essere “solidi”, ma la vera solidità è in Lui, l’Essere
dal quale tutto proviene. Perché si presenta “bambino”? Lui, per
mezzo del quale tutte le cose sono state create, si presenta come un
insignificante bambino! Perché? Una fragilità così sconvolgente sempre presente
tra di noi, in noi. 

Siamo un
soffio, una nuvola di vapore che si forma, passa, si  dirada e poi…nulla dal punto di vista dei sensi terreni.

La nostra esistenza terrena
è come le foglie. Dio può in ogni momento staccare la foglia dal ramo.


E’
padrone assoluto della nostra vita e noi non lo vogliamo capire! Conosce le
altezze e le profondità del creato, ma anche le altezze e le profondità del
nostro mondo pensante.

Padre Albino Candido
sostiene nel suo diario (Diario di un Pellegrino carnico, p. 327) : “Cosa
vuol dire “arricchirsi” davanti a Dio? Se volgo lo sguardo al
passato, mi sono arricchito? Sono arricchito di povertà, perché una volta non
avevo la percezione di essere lontano, invece ora mi sento lontano da LUI nel
senso che c’è una  immensa
sproporzione tra me e Lui. Forse la ricchezza consiste nel sentire e soffrire
questa sproporzione che cresce a misura che Egli si fa conoscere.’


“Arricchirsi”
davanti a Dio (Lc12,13-21)   In effetti la situazione è paradossale : più si cerca di conoscerlo  più ci si scopre lontani. Lontani nella
virtù. Ma forse è questo l’arricchimento che Egli vuole, secondo Padre Albino.
Scoprire realmente quello che siamo, la nostra povertà, per dar spazio a Lui,
nostra ricchezza. Egli deve diventare alla fine” tutto in noi”. Egli
deve penetrare “come una spada” nel nostro animo iniziando dalla
mente e dalla volontà. Non si può fare a meno di scoprirci “polvere”,
perché più percepiamo l’Unicità e la Realtà del suo Essere, più prendiamo
coscienza della nostra situazione di “creaturalità”.


“Forse la ricchezza
consiste nel sentire e soffrire questa sproporzione che cresce a misura che
Egli si fa conoscere” (P.Albino, Diario, p.327)   La vera gioia si cela dietro questo dolore che
accompagna la conoscenza di Dio: più si conosce il Creatore, più si diventa
piccoli e più si diventa piccoli più si conosce il Creatore.


Ma Dio non ci ha creati per
umiliarci. Vuole la nostra gioia che si acquisisce nella Verità. Se
dimentichiamo la nostra povertà rischiamo di dimenticare Dio e ci allontaniamo
sempre di più dalla Verità.

Dio ha inventato le cose più
assurde ed inimmaginabili per farcelo capire : Incarnazione, passione e morte sono l’estrema
autospogliazione di suo Figlio che ai suoi occhi diventano
“arricchimento” d’amore. Il Figlio dona tutto se stesso al Padre per
aiutarci ad essere anche noi così : donare al Padre Celeste tutto il nostro
essere attraverso la volontà.


Scoprire giorno dopo giorno
che ogni cosa ci è donata e che nulla è realmente nostro, se non la volontà. Ed
è proprio quella che Egli ci chiede per la sua gloria e per la nostra felicità.  Forse si intuisce perché siamo così
immersi in questa fragilità.

Pier Angelo Piai