19 Agosto 2009

LA NOIA












LA NOIA: COMBATTERLA  O SFRUTTARLA INTELLIGENTEMENTE?

 

Oggi c’è una vastissima
letteratura che tratta della noia sotto ogni punto di vista. Essa viene spesso
additata come uno dei disagi più fastidiosi dell’uomo d’oggi.

Così viene definito il
termine “noia”dallo Zingarelli: senso di fastidio, di tristezza, per
l’inerzia materiale, la mancanza di interessi spirituali o la ripetizione
uggiosa delle stesse azioni.

Si fanno pazzie pur di
evitarla. Invece andrebbe coraggiosamente affrontata, ma in modo intelligente.


Un ruolo importante giocano
il tempo e le nostre aspettative. In ogni situazione più facciamo caso al tempo
che passa e più si allunga la durata interiore. Se guardiamo continuamente
l’orologio, vuol dire che abbiamo delle aspettative e queste occupano
freneticamente la nostra mente. Gran parte del tempo d’attesa diventa allora
inutile : perché attendiamo qualcosa che non avviene nel presente. Molte ore
della nostra vita sono impegnate nell’attesa.


Chi non sopporta la propria noia  rischia di diventare un vero e proprio
tormento per chi gli sta attorno.

Ma c’è noia e noia. Oggi non
ci si annoia per mancanza di svago : le società  più avanzate tecnologicamente offrono   migliaia di occasioni di
aggregazione e di beni di consumo materiale e culturale. Eppure molti, anche
giovanissimi, recano sul volto i segni di un profondo tedio, una
insoddisfazione di fondo che li perseguita  in tutto quello che fanno.

Non amano la vita, l’unica meta è
fuggire da qualsiasi forma di disagio fisico e psichico.


La sofferenza di
qualsiasi tipo fa  loro paura e
molti non vorrebbero nemmeno esistere. Tossicodipendenza, alcoolismo,
disimpegno totale, strepito e superficialità, costituiscono quasi un lento
suicidio.

Senza accorgecene  la noia viene spesso sfruttata dal
consumismo che inventa i passatempi e gli svaghi più inutili e nocivi.Certo non
è possibile passare gran parte del tempo a pensare sul proprio io: la mente ha
bisogno anche dello svago. Ma ci si può “svagare” in tanti modi,
senza frenesia o frastuono.

La noia è un sintomo che può
costituire il propellente per un cambio di prospettiva.

In effetti una mente libera
sa trarre spunto da ogni situazione. Libera vuol dire “distaccata” da
desideri disordinati. Più ci si distacca dal proprio io e più si è liberi di
osservare il mondo interno ed esterno. Ci si annoia perché non  ci si crede capaci di essere degli
osservatori acuti. In effetti una vera attività interiore  non è noiosa. Anche se  esternamente uno conduce una vita  che appare troppo sobria e monotona, se
possiede una certa ricchezza interiore legata alla voglia di ricercare il
senso  di tutto ciò che esiste, non
potrà  sentire il disagio della
noia. Per lui la noia è un’ottima occasione per cambiare prospettiva. In fondo
la nostra vita presenta infinite sfaccettature ed ogni occasione costituisce un
passo verso la conoscenza della verità.


L’importante è non avere la presunzione
di conoscere già tutto, perché chi ce l’ha è destinato a diventare il più
infelice tra gli uomini; per lui è già tutto scontato e non c’è nulla da
scoprire. La sua vita,  è
estremamente noiosa e rischia di bloccare la sua evoluzione, danneggiando se
stesso e il prossimo.


Anche alcuni che si
ritengono” religiosi”, credendo di possedere la verità in tasca, si
raffreddano nell’amore per la ricerca perché  spesso si ritengono superiori agli altri, mentre essi stessi  si fossilizzano nell’arido ritualismo completamente slegato
dalla vita. Individui siffatti pensano che non sia più necessario ricercare
oltre il proprio punto di vista e alla fine non amano  nè la vera trascendenza, nè se stessi e nemmeno gli altri.
Si annoiano a morte e annoiano anche chi li circonda.


La noia va sconfitta alla
radice di noi stessi. Se si prende coscienza dei nostri limiti, ma anche delle
più  nascoste potenzialità , ogni
esperienza diventa interessante .

Gioia, dolore, interrogativi senza sicure
risposte,errori, vittorie, paradossi…tutto rientra nell’oceano dell’esistenza, la quale, posta su
una bilancia è qualitativamente superiore alla “non-esistenza”.

Pier Angelo Piai