7 Luglio 2002

I piccoli e il Regno dei Cieli

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.

Se il Signore predilige i piccoli, significa che anche Lui si è fatto piccolo. Egli ha rivelato le sue cose a suo Figlio che si è spogliato di tutto per diventare l’ultimo.
“Osserviamo come Egli ha accettato di morire, e a quel modo, senza avanzare pretese o proteste, senza avanzare un solo ragionamento, Lui.” (p. Albino p.281)

Non ha fatto grandi ragionamenti speculativi sull’operato del Padre ed in vita non appariva tra i potenti. Chi lo seguiva, in genere, voleva da Lui miracoli, prodigi. Ma quando cominciava a parlare del Regno e delle difficoltà per raggiungerlo, molti lo abbandonavano o non lo ascoltavano.
Fino al quasi totale abbandono : la passione e la morte in croce. L’ultimo tra gli ultimi trattato come uno stolto e un malfattore.

E’ qui tutta la teologia più paradossale : chi vuole intuire qualcosa di Dio deve sconvolgere il suo modo di pensare. Un Dio che è Creatore e Signore dell’Universo, sconvolge l’arroganza dei sapienti e degli intelligenti con il paradosso della croce. Come può essere gloriosa una morte così infame? Come può essere grande chi si occupa dei piccoli, degli ammalati, degli emarginati, delle persone socialmente insignificanti? Oggi c’è chi lo fa anche per ottenere successo, potere. Ma a Gesù non interessava per niente il potere umano. Volevano persino farlo re, ma Egli rifiutò categoricamente e si ritirò su un monte a pregare. Sosteneva che chi voleva diventare primo doveva farsi l’ultimo, doveva servire gli altri, lavare i piedi al prossimo, come ha fatto Lui.

I sapienti e gli intelligenti amano le grandi speculazioni filosofiche sul senso della vita, dell’Essere.
Ma spesso a loro non importa di chi soffre, di chi non arriva a seguire i loro ragionamenti, dei poveri in spirito.
Gesù ci insegna piuttosto ad amare la volontà del Padre, che a capire qualcosa del suo Essere o del suo operato. E’ per questo che confonde la sapienza dei sapienti con la stoltezza della croce.

E’ importante dare ragione della propria speranza, ma è prioritario amare nella fede, anche se non si capiscono i piani di Dio. Il povero in spirito, il piccolo si rende conto di non capire, di non possedere quel sottile ragionamento che scruta le altezze e le profondità divine. Sa solo che Dio, nonostante sembri il contrario, lo ama appassionatamente.

“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.