30 Giugno 2002

Immaginare l’inferno

da “libero pensiero”

Inferno

Immaginare l’Inferno non è poi così difficile. Dopotutto
basta prendere una qualsiasi attività concernente il fare
o il subire dell’uomo, privarla della sua naturale
limitazione temporale e congelarla in una immagine eterna.
Come il Paradiso, ma per ragioni opposte, l’Inferno è la
sospensione della durata. Quando Dante deve pensare il
contrappasso infernale che altro fa, dopotutto, se non
rendere illimitatamente ripetuto ciò che nella vita
terrena dell’uomo ha senso se e solo se è circoscritto nel
tempo, se ha comunque, buona o cattiva che sia, una fine?
Come la pietra rotolata da Sisifo e il fegato dilaniato di
Prometeo… Per questo la saggezza popolare ha tolto alla
morte il primato nella lista dei mali. Molto peggio è non
poter morire – non potere “più” morire -, infinitamente
peggio è essere costretti infernalmente ad esserci,
inchiodati ad un’esistenza i ntollerabile. Ancora una volta
sono gli horror movies ad offrire un’adeguata
illustrazione di tale antica saggezza: il loro eroe non è
forse sempre il non-morto, lo zombi, lo spettro, il
vampiro, colui, insomma, che oscilla sulla soglia,
eternamente sospeso si di un limite che mai potrà varcare?

Rocco Ronchi