19 Aprile 2009

LA VITA E’ UN SOFFIO

ESTOTE PARATI.

Dal mio balcone osservo la campagna mattutina che si estende fin sotto i monti lontani e le cui luci devono ancora consolidarsi. Stanotte è piovuto e la terra emana il leggero profumo della terra umida.
Ascolto la tortora che tuba ed il corvo che gracchia solcando il cielo per scrutare qualche elemento nutriente.
Le nubi all’orizzonte assumono diverse tonalità e si assottigliano.
Ogni mattina il sole sorge con ritmi puntuali in base alla stagione. Poi il sole si alzerà sempre di più scandendo le ore. Ma non ne abbiamo la certezza, perché ognuno di noi vive provvisoriamente, ma ce lo dimentichiamo spesso.
Quanti si sono alzati programmando la giornata, ed invece si sono trovati innanzi al Signore lasciando ogni cosa !…
Estote parati! Estote Parati! Estote parati! (Luca 12,35)

Non sappiamo né il giorno, né l’ora… dobbiamo rimanere svegli: che significa?
Cosa significa essere svegli?
Bisogna essere pronti ad accogliere il Figlio dell’uomo che verrà nell’ora che non pensiamo.
Il termine “svegli” potrebbe inizialmente essere compreso riflettendo su alcuni atteggiamenti contrari: ad esempio  avere la mente annebbiata da passioni terrene o appesantita da affanni quotidiani.

Oppure si può spiegare tramite atteggiamenti positivi: essere sempre in stato di  preghiera, di disponibilità per il prossimo, di sincera volontà nella ricerca della Verità, di profondo rispetto per la vita propria ed altrui e anche per l’ambiente che ci circonda.
Invece osserviamo attentamente il nostro processo mentale: di giorno c’è in noi molto disordine, infinite immagini si alternano senza una logica, ci lasciamo condizionare da qualsiasi evento, mille paure bloccano la nostra azione, scrutiamo gli altri per osservare le loro fragilità dimenticando le nostre…

Una delle principali spinte interiori per rinnovare lo spirito è credere fermamente che Egli ci ama, nonostante non ci sembri. Ci ama individualmente con le nostre storie, i nostri fallimenti, le nostre fragilità e ci dona sempre l’occasione per aprire il nostro cuore. Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio.(Lc.18,27)

“Voglio pensare agli anni vissuti, specialmente quelli più remoti che non ho dimenticato. Si affacciano alla mente, affiorano all’animo con tinte e con luce più nitide, più reali: E’ forse un fenomeno di ordine spirituale; nel senso che è spirituale il desiderio di ritornare al tempo in cui le cose si vedevano con occhio più puro, con animo meno riflessivo, con pensiero privo di calcolo, come assorti in contemplazione. Mi fa bene rifare un viaggio immaginario in quei tempi remoti e rivedermi e credere di riscoprirmi davvero quale ero io, sia nel vestito come nel cuore. C’era anche Lui, ma in maniera diversa. (p. Albino p.202)

“Dio non si ripete mai; per ognuno ha un nome” (suor Maria Teresa dell’Immacolata)

Le cose che il bambino ama rimangono nel regno del cuore fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita è che la nostra anima rimanga ad aleggiare nei luoghi dove una volta giocavamo.   (Gibran, poesie)

E’ una domenica bigia. Il cielo coperto rende i colori della pianura circostante più uniformi e monotoni. Così è il mio animo che non sa vedere oltre le nubi e spegne il paesaggio interiore.
Non mi rimangono che i ricordi d’infanzia per colorire i miei pensieri. Fanno bene all’anima.
Noi siamo tutto quello che eravamo, solamente che esponiamo nella vetrina della nostra mente gli oggetti che attirano di più gli sguardi e ci conformiamo ai gusti della folla. Ma se scrutassimo nei segreti meandri dell’infanzia, troveremmo cose ineffabili: momenti estatici, sguardi puri, cuori di tenera carne, solidarietà senza calcoli, compartecipazione schietta.
Poi la razionalità degli adulti e  la loro ipocrisia ha sommerso nel limo del nostro animo tutte quelle perle di cui intravediamo qualche breve luccicchio provocato dal tenue lume della nostalgia la quale ha il compito di richiamare la parte più genuina di noi.

“Ciò che Pascoli chiama «fanciullino» è qualcosa che è presente in ogni uomo e che riesce a cogliere, nel caos delle esperienze comuni, le impressioni meno avvertite, a contemplare con infantile freschezza il «mistero». Il poeta coincide con il «fanciullino». Egli deve liberarsi da ogni struttura culturale per poter scoprire la poeticità nelle piccole cose della natura e giungere a una rappresentazione mistica del reale.”(http://www.girodivite.it/antenati/xx1sec/_pascoli.htm)

Offro al Signore i fiori avvizziti della tristezza e i motivi che la generano, come padre Albino.
Dio davvero mi ha tratto dal nulla: allora è attratto dal nulla, quindi mi ama perché sono nulla. Egli, dice la Scrittura, non ama lo sguardo altero.
Quindi alla sua presenza è necessario essere realmente consapevoli della propria pochezza.
Siamo sciocchi quando pensiamo che Egli ci ama per i pregi e le virtù. Niente di più falso. Egli ci ama esattamente per quello che siamo. Ed è attratto proprio dal nostro nulla, che è il totalmente altro da sè. In questo nulla Egli “scopre” per così dire, altre dimensioni che  incantano  il suo sguardo innocente.
Egli conosce già tutto, è vero, ma i tentativi che facciamo per superare le nostre fragilità lo incantano, lo riempiono di stupore e di misericordia.
Possibile che Dio, nel quale tutte le cose sussistono, sia proprio così? Noi siamo la sua novità creatrice. Ogni persona è per Lui una continua sorpresa che si riassume nella grande sorpresa che trova nel suo Figlio prediletto, “la pietra che i costruttori hanno scartato e che è diventata testata d’angolo”

NON RIMARRA’ PIETRA SU PIETRA

Gli eventi esterni non dovrebbero intaccare la pace interiore.
Tutto passa, resta solo il nostro amore.
Passano gli eventi, le cose, l’uomo terreno, l’intero universo materiale composto di polvere cosmica aggregata.
Passano la nostra rabbia, il dolore, le frustrazioni, i peccati, i piaceri, il successo e l’insuccesso, gli affetti calcolati, gli attaccamenti disordinati, gli idoli di ogni tipo.
Non rimarrà pietra su pietra.
Passa la scena di questo mondo. E’ inutile fare strepito, rodersi il fegato, aggiungere dolore al dolore con le nostre impazienze ed avversioni.

Esisto, quindi  devo vivere.
Un angelo:
Se tu vivi e credi senza chiedere segni, rendi molta gloria a Dio. Se tu sapessi come vi ammiriamo, noi angeli che siamo più vicini a Dio perchè lo vediamo faccia a faccia!
Credere senza chiedere segni riempie di stupore il nostro Creatore, il quale si è fatto proprio uno di voi, assumendo tutte le vostre fragilità, compresa la morte terrena. Egli vi ammira per ogni scelta che metta Lui al primo posto, perché Egli è la Verità. Vi ha posti tra tante fragilità e tentazioni per la vostra
futura felicità: per ora non potete comprendere cosa vi aspetta se saprete perseverare nella fede e credete che vi ama infinitamente perchè vi dona continuamente la sua Misericordia.

GRAZIE SIGNORE

Grazie Signore per ogni cosa che mi hai dato.
E’ strano che noi ci soffermiamo più su quello che ci manca, piuttosto che su quello che abbiamo.
Eppure Dio ci ama così, anche se siamo incredibilmente ingrati ed indifferenti.
Oggi ci sta regalando la pioggia. Chi lo ringrazia per questo? Ch
i lo ringrazia per la salute, per la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto, per le gambe, per l’esistenza?
Chi lo ringrazia per la casa, il lavoro, gli amici, la società, la pace?
Chi fa della propria vita una lode a Dio in qualsiasi circostanza, considerando il suo infinito amore per noi?
Proviamo ad immaginare che ogni abitante della terra cominciasse seriamente a lodare il Signore per ciò che ha, per l’esistenza, per la propria situazione personale, qualsiasi sia. Ci vuole molta fede, ma Dio si commuove quando trova un cuore sinceramente grato. Egli è Onnipotente e può permettere la malattia o la salute, la miseria o la ricchezza, l’abbandono o il successo. Nulla succede se Lui non lo vuole. E’ un gran mistero, ma ognuno di noi deve amare ed agire nella situazione in cui si trova. L’importante che impari ad amare la propria croce, il prossimo, la vita, Dio stesso, il quale non smette mai d’amare.
Per prima cosa, però, è imparare a corrispondere all’amore di Dio e questo inizia con il sentimento di gratitudine, con la presa di coscienza che siamo da Lui amati perchè ci ha creati, protetti e salvati tramite suo Figlio Gesù, che ha patito ed è morto per espiare la nostra ingratitudine ed indifferenza.
Ricordiamoci che Dio non è indifferente alla nostra indifferenza, perché ci ama troppo. Ci tiene che noi riconosciamo i suoi doni e rimane molto deluso della nostra durezza di cuore, come nell’episodio dei dieci lebbrosi tra i quali solo uno è tornato a ringraziarlo. Egli è tornato “a rendere gloria a Dio”, come esclama lo stesso Gesù.
Quindi rendere gloria a Dio è un atteggiamento esremamente importante se vogliamo imparare ad amarlo. Da qui nascono tutte le altre virtù, perchè chi ringrazia di cuore, impara l’umiltà e l’amore per il prossimo.

Strana questa sensazione di vuoto. Pioviggina e ne sono contento, ma il cielo nuvoloso mi porta anche alla depressione.
E’ dentro di noi che dobbiamo scandagliare. C’è sempre qualcosa di interessante per chi sa ascoltare se stesso e gli altri. Ogni momento è novità, solo che non sappiamo accogliere ed interpretare questa novità.
“Ancora la solitudine e il silenzio sono le aspirazioni che mi attirano e mi portano il pensiero e l’immaginazione in luoghi lontani, staccati dal turbinio degli uomini.” (p.Albino p.259)
Vorrei far conoscere il suo desiderio di silenzio a più gente possibile, ma temo il turbinio degli uomini, ciò che padre Albino rifuggiva.
Stiamo attenti: le nostre iniziative devono essere portate avanti con lo Spirito Santo, il quale suscita in noi la volontà di agire saggiamente e con amore.
Ciò che viene realizzato senza l’unione dello Spirito si disperde e conta poco per la realizzazione del Regno, anzi, il rischio è quello di operare contro… anche se sappiamo che tutto può servire alla realizzazione del piano divino su di noi.
Ciò che dobbiamo sempre chiederci è se veramente compiamo la sua volontà. E qui la Sacra Scrittura, le buone letture, il dialogo con persone spirituali e le ispirazioni interiori durante l’umile preghiera ci vengono in aiuto.
“Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi.” (Ez.36,25)
“Gesù è con voi e dove sta lui non può non trovarsi il regno del suo amore. A convincervene vi basti quel continuo aspirare a lui. E’ possibile che Gesù vi stia lontano, mentre voi lo chiamate, lo pregate, lo cercate, lo possedete? “(p. Pio p.155)

Mi sento tremendamente fragile. Senza di Lui non posso fare proprio nulla, soprattutto non riesco a tenere a bada me stesso.
Dicono che gli angeli provino un’ammirazione straordinaria per noi, soprattutto quando scegliamo di rinunciare al male e di procedere sul cammino della divinizzazione.
Dio potrebbe manifestarsi con eventi straordinari che superano tutte le leggi dell’universo. Invece Lui, l’umiltà, vede le nostre più umili azioni buone come azioni straordinarie, autentici miracoli della nostra volontà e le sa ammirare  dimenticando le colpe passate.
Aiuta la mia scarsa fede! Ora che la tentazione è più forte del solito, intervieni più fortemente, o Signore, facendomi capire che tu ci sei, che mi segui, mi accompagni, mi ami, mi consideri.
Il tuo silenzio avrà dei motivi validi che solo Tu conosci, o Signore. Non posso fare nulla senza di Te.

LO SGUARDO ANTICO
Perchè con il tempo perdiamo il sapore delle cose spirituali? Dovrebbe essere il contrario. Forse è il tipo di vita che facciamo che offusca il simbolismo celeste con la nebbia terrestre.
Oggi ho ripercorso con la mia sposa un tratto del monte dei Bovi dove la natura selvaggia e gli splendidi panorami riempivano il nostro sguardo, Ma lo sguardo interiore non era quello di una volta, ovvero non aveva quella fragranza che portava in modo spontaneo a lodare il Creatore.
Una sensazione di decadenza accompagnava il mio animo che faticava a rivestire il paesaggio con gli antichi toni cromatici. Ogni tanto rivolgevo lo sguardo al Cielo e cercavo di pensare al mistero di Colui che ci ha posti in una giungla di misteri così fitta. Ma in me non fermentava lo stupore assorto. Il pensiero ricadeva sovente sulla caducità del tutto, sulla morte personale e collettiva, sulla fine del transitorio.
E’ forse lo stato di perennità il nostro vero destino? Non può essere il nulla.

“Il vento scorre fra i rami, accarezza l’erba dei prati, scivola sullo specchio delle acque purificando lo spazio, rinnovandosi continuamente nella sua corsa infinita. Così i miei pensieri. Se il vento sosta o viene imprigionato, perde la sia novità e purezza e si mescola con le cose e le esalazioni delle cose stesse. Così i toui pensieri se si rinchiudono nel sensibile rimangono macchiati e inquinati dalle esalazioni delle cose stesse. Così i tuoi pensieri se si rinchiudono nel sensibile rimangono macchiati e inquinati dale esalazioni della materialità. (p. Albino p. 300)”

Le cose che il bambino ama rimangono nel regno del cuore fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita è che la nostra anima rimanga ad aleggiare nei luoghi dove una volta giocavamo.   (Gibran, poesie)

Immaginiamo di proiettare nell’aldilà i nostri sensi. Che sensazione proveremmo? Vista, tatto, udito, gusto, olfatto… che dimensione assumeranno? Ognuno di noi cercherebbe di dare una risposta in base alla sua esperienza e al suo modo di vedere la vita. Ma ciò è piuttosto riduttivo perchè è semplicemente una proiezione della dimensione spazio temporale terrena che non avrà più senso.
L’al di qua è già un anticipo dell’aldilà, se lo vogliamo. Altrimenti che senso avrebbe la vita terrena se non c’è un qualche collegamento con l’eternità?
Il presente contiene in sè l’eternità, ma noi dobbiamo ancora scoprirlo perchè l’abitudine a vedere le cose in un certo modo ci condiziona molto e mantiene rigido il nostro “angolo visivo” mentale. Quando cominciamo a scoprire che passato e futuro sono solo artifici mentali per muoverci in un determinato contesto piuttosto limitato, allora saremo più li
beri di spaziare nella dimensione che  attende un nostro riscontro proprio nel presente.

Signore, che cos’è un uomo perché te ne curi?
Un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero?
L’uomo è come un soffio,
i suoi giorni come ombra che passa. (Salmo 114)

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.

Un angelo:
Se tu vivi e credi senza chiedere segni, rendi molta gloria a Dio. Se tu sapessi come vi ammiriamo, noi angeli che siamo più vicini a Dio perchè lo vediamo faccia a faccia!
Credere senza chiedere segni riempie di stupore il nostro Creatore, il quale si è fatto proprio uno di voi, assumendo tutte le vostre fragilità, compresa la morte terrena. Egli vi ammira per ogni scelta che metta Lui al primo posto, perché Egli è la Verità. Vi ha posti tra tante fragilità e tentazioni per la vostra
futura felicità: per ora non potete comprendere cosa vi aspetta se saprete perseverare nella fede e credete che vi ama infinitamente perchè vi dona continuamente la sua Misericordia.

“L’Universo è diviso in due parti: io – e il resto” (Papini p.299)

“Ora questo mio nòcciolo interno deve dar vita a tutto, deve animare e tramutare quel che mi circonda, deve aiutarmi a tollerarlo…” (p.299)

“Io non voglio accettare il mondo com’è e perciò tento di rifarlo colla fantasia o di mutarlo  colla distruzione. Lo ricostruisco coll’arte o tento di capovolgerlo colla teoria; son due sforzi in apparenza diversi ma concordi e convergenti” (Papini p.302)

“Ogni uomo ha bisogno, per vivere, di non credersi totalmente inutile” (Papini p.303)

“In un mondo dove tutti pensano soltanto a mangiare e a far quattrini, a divertirsi e a comandare, è necessario che vi sia ogni tanto uno che rinfreschi la visione delle cose, che faccia sentire lo straordinario nelle cose ordinarie, il mistero nella banalità, la bellezza nella spazzatura.” (Papini p.303)