13 Settembre 2008

Evoluzionismo e fede

LA COMPLESSITA’  E LA COSCIENZA

Mi riferisco al recente articolo di Telmo Pievani  apparso sul Messaggero Veneto del 5.09.08 dal titolo: “L’Umanità, Darwin e il Neocreazionismo”.
Ecco alcune puntualizzazioni:

L’evoluzionismo in generale fa leva sulla fenomenologia correlata alla biosfera ed analizzata scientificamente, soprattutto dopo Darwin.
Conseguentemente anche la fenomenologia umana viene attentamente studiata nell’ambito dell’antroposfera e si sta continuamente cercando ulteriori anelli mancanti dell’evoluzione.

Questo fatto è in sè positivo ed è giusto che  lo scienziato  prosegua nella sua ricerca in modo “laico” come si sostiene, prescindendo, cioè dalla posizione dei vari credi religiosi fondamentalistici o paranormali.
Tutti sanno, però, che alcune ideologie hanno strumentalizzato alcune teorie evolutive per esercitare il loro potere.

Diversamente da loro…Non tutti conoscono bene, a questo riguardo, il pensiero di un grande del ‘900 che ha fatto molto discutere: Teilhard de Chardin.
Anche se non si riteneva né un filosofo, né un teologo, ma uno studioso del “fenomeno”, un “fisico” nel senso dei greci, Teilhard ha donato, con i suoi scritti, degli importati orientamenti che gli stessi ricercatori dovrebebro considerare seriamente.

E’ notevole soprattutto la sua teoria della complessità-coscienza, che mira a constatare il fatto che l’evoluzione dal BigBang sino ai nostri giorni è strettamente correlata al fenomeno della complessità di ogni forma di vita:
dalla cosmosfera disorganizzata emerge la biosfera che pullula di centri dinamici organizzati tendenti all’autonomia. Gli animali più evoluti possiedono un cervello sempre più complesso.

Il cervello umano ha tre strati e l’evoluzionismo dimostra la loro stretta correlazione ed interazione.
La corteccia cerebrale, la quale è emergente e più complessa, avvolge le altre due masse cerebrali  ed è quella più significativa per lo sviluppo della coscienza (nel senso di una consapevolezza crescente della specie umana a diff. delle altre specie viventi, non umane che sono fissate ormai in forme inamovibili e quindi in una dimensione statica.

Infatti anche la società rispecchia questa tridimensionalità: partendo dalle società più primitive fino al giorno d’oggi, infatti, notiamo che è rispettata la famosa legge della complessità-coscienza, per cui l’umanità si sta sempre più coscientizzando (anche attraverso gli errori): lo dimostra il progresso tecnologico e globale.

Un serio ricercatore, anche rimanendo fedele alla sua laicità, dovrebbe considerare il fenomeno umano attuale intrinseco alla società, per capire in modo più completo quello che è avvenuto nel passato. Le conoscenze procedono per integrazione anche delle intuizioni.

L’ominizzazione compie un salto di qualità verso l’umanizzazione.
L’uomo odierno si sta chiedendo lo scopo della sua esistenza: non è questo un processo cosciente che conduce gradualmente verso una maggiore auto-coscienza?
Teilhard de Chardin (che era un paleontologo gesuita) intravede nel fenomeno umano un punto di arrivo che identifica nel famoso Punto Omega, dove la complessificazione supera se stessa e si identifica nel Cristo cosmico , sintesi di ogni evoluzione cosmica.

Leggendo i suoi scritti, i quali non possiedono sempre la sistematicità scientifica, ma procedono anche per intuizione, un ricercatore potrebbe essere illuminato* da essi, e non mortificato nella sua laicità, come sembra evidenziare Telmo Pievani sospettoso dei vari “salti ontologici” delle neo-teologie emergenti.

Teilhard de Chardin, in modo molto equilibrato, nei suoi scritti concretizza una conciliazione tra fede e scienza, per cui una  avvalla l’altra fino alla convergenza ontologica.

Gli scienziati, dunque, procedano le loro ricerche “laicamente”, ma non la strumentalizzino per negare la Trascendenza, mentre i sostenitori del “Disegno Intelligente” non vanifichino la fenomenologia evolutiva per eccesso di zelo.
Si proceda per integrazione e la Verità prima o poi emergerà sempre.

Pier Angelo Piai

LO STESSO ARTICOLO RIVISTO ED INTEGRATO…

Sul Messaggero Veneto del 5 settembre 2008 ho avuto l’opportunità di
leggere l’articolo dal titolo: “L’Umanità, Darwin e il Neocreazionismo”
a firma di Telmo Pievani.
Comprendendo la sua preoccupazione di una ricerca che resti di natura
prettamente scientifica, il che io condivido laddove si parli di
attività di ricerca, mi corre l’obbligo, però, di fare le seguenti
puntualizzazioni:

Ciò che oggi chiamiamo “evoluzionismo” in generale, fa leva sulla
fenomenologia correlata alla biosfera, alias mondo del vivente, e ciò a
quanto già prima di Darwin veniva analizzato – vedesi Lamarck – per
poter dare un significato interpretativo dell’apparizione della vita
sulla terra.
Dopo Darwin si è quindi continuato alla luce delle sue precisazioni,
per cui la fenomenologia umana è scientificamente studiata nell’ambito
dell’antroposfera avendo però di mira la ricerca – e quindi la comprova
della sua verità – di ulteriori anelli oggi mancanti e che servirebbero
per attestare come indiscutibile una avvenuta evoluzione.

Conseguentemente anche la fenomenologia umana viene attentamente
studiata nell’ambito dell’antroposfera e si stanno continuamente
cercando ulteriori anelli mancanti dell’evoluzione.
Questo fatto è in sè positivo, ed è giusto che lo scienziato prosegua
nella sua ricerca in modo “laico”, come sostiene l’articolista. Questo
circoscritto campo conoscitivo, questo “a prescindere”, sopra ora
precisati, però, ai fini di una conoscenza totalizzante, devono essere
sì ammessi durante l’attività pratica di conoscenza scientifica, ma non
deve essere impedito poi un loro rientro quando si vogliano trarre
delle conclusioni sul senso della vita.

Questo per giungere poi agli schemi significativi sul senso
dell’esistenza che logicamente sorgono sul terreno della ricerca ma
superando quest’ultimo in uno sfocio “altro” per qualità e funzione.
Ecco, quindi, che io mi sento evoluzionista, ma nella linea indicata da
Teilhard de Chardin il quale non intendeva essere, nell’approccio, né
filosofo né teologo, ma un osservatore del “fenomeno”, un “fisico” nel
senso dei greci.

Però, con i suoi scritti, ha indicato importanti orientamenti,
conseguenti alle sue conclusioni fenomeniche, che finiscono con il dare
un significato costruttivo e valutativo del fenomeno evoluzione.
Questo, pertanto,
non è, come si conclude dalle sue considerazioni dovuto ad una mano che
ha acceso un pensiero, bensì ad un pensiero che ha mosso una mano.

A questo proposito è illuminante la sua teoria della complessità
coscienza a cui giunge in base al suo metodo di analisi. Essa inizia,
infatti, con gli elementi che costituiscono un corpo fisico inorganico,
e poi allorché giunge al vivente, effettuando un cambiamento di
variabile, – non potendo più constatare gli elementi fenomenici,
fisici, dell’oggetto analizzato, imbocca come guida, per fedeltà sempre
a un’analisi fenomenica, la considerazione nel vivente della formazione
dei sistemi nervosi, via via sempre più complessi, e la cui più alta
complessità si realizza nel fenomeno umano.

Pertanto la sua teoria della complessità-coscienza, ci porta a
constatare, sempre sulla falsariga della sua visione del mondo, il
fatto che l’evoluzione, dal BigBang sino ai nostri giorni, è
strettamente correlata al fenomeno della complessità di ogni forma di
vita:
dalla cosmosfera disorganizzata emerge la biosfera che pullula di centri dinamici organizzati tendenti all’autonomia.

Gli animali più evoluti possiedono un cervello sempre più complesso e,
riprendendo in considerazione il cervello dell’uomo cui sopra ho
accennato, la neurofisiologia rileva tre strati che l’evoluzionismo
dimostra in stretta correlazione ed interazione tra di essi.

La corteccia cerebrale, la quale è emergente e più complessa, avvolge
le altre due masse cerebrali ed è quella più significativa per lo
sviluppo della coscienza – nel senso di una consapevolezza crescente
della specie umana a differenza delle altre specie viventi, non umane,
che sono fissate ormai in forme inamovibili e quindi in una dimensione
statica-.

Anche la società rispecchia questa tridimensionalità. Partendo dalle
società più primitive fino al giorno d’oggi, infatti, notiamo che è
rispettata la famosa legge della complessità-coscienza, per cui
l’umanità si sta sempre più coscientizzando, non nel senso morale ma di
aumento di autoconsapevolezza, anche attraverso gli errori. E lo
sviluppo tecnologico, nota molto moderna, costituisce un’evidente
esternazione di un’avvenuta, e tuttora in divenire, prosecuzione dello
sviluppo del sistema nervoso, quasi un prolungamento del corpo umano.
L’ominizzazione evoluzionistica “teilhardiana” compie un salto di
qualità verso l’umanizzazione. E con coerenza.

Tanto più che l’uomo odierno si sta chiedendo con insistenza per poter
rivivere una condizione di salute psico-fisica, quale sia lo scopo
della sua esistenza.

Ed una risposta a ciò la darebbe Teilhard de Chardin proprio con le sue
precisazioni evoluzionistiche centrate e discendenti su un processo
cosciente che conduce gradualmente verso una maggiore autocoscienza –
legge di complessità coscienza-, ridando un’armonica conclusione al
faticoso farsi della cosmogenesi, perchè, in prospettiva, vede un
possibile ricongiungimento tra scienza e fede. In convergenza con
quanto sto affermando, sono significative le seguenti parole di
Teodosius Dobzanski nel suo scientifico libro “L’evoluzione della
specie umana, ed. Einaudi, 1965, 2°ed.”.

L’autore vede che Teilhard nulla toglie al suo lavoro
argomentativamente circoscritto di, giustamente, “asettico
ricercatore”; infatti, in chiusura del suo studio scientifico egli
scrive:
“Teilhard de Chardin vedeva che l’evoluzione della materia, della vita
e dell’uomo sono integrali di un unico processo di sviluppo cosmico, di
un’unica storia coerente di tutto l’universo.
I suoi grandiosi concetti non sono dimostrabili per mezzo di fatti
scientificamente stabiliti: trascendono l’insieme della nostra
conoscenza; basta che la conoscenza non li contraddica.

Pertanto l’idea
evoluzionista di Teilhard de Chardin giunge come un raggio di speranza:
essa risponde alle esigenze del nostro tempo, poiché “l’uomo non è il
centro dell’Universo come ingenuamente si credeva nel passato, ma è
qualche cosa di molto più bello: è la freccia ascendente della grande
sintesi biologica, è l’ultimo, il più acuto, il più complesso, il più
raffinato degli strati successivi della vita”.

Pier Angelo Piai