20 Agosto 2008

CHE SENSO DIAMO ALLA VITA?

Anche illustri uomini di pensiero ammettono che a prima vista, l’esistenza personale potrebbe presentarsi radicalmente priva di senso.
Per me è importante che il senso della vita “sfugga” e non si lasci subito accalappiare dalla nostra superficialità.

Naturalmente non sempre esso è oscuro, ma i momenti nei quali sembra sfuggire ci aiutano a rettificare in noi l’idea sempre imperfetta che abbiamo della Verità. Anche la conoscenza della verità deve procedere sempre per gradi, come per la nutrizione di un neonato. I primi gradini della ricerca servono a prendere coscienza dei numerosi pregiudizi che ereditiamo dalla situazione precedente. E’ un po’ come alzarsi dal suolo: mano a mano che ci eleviamo si allarga l’orizzonte che non ci fa perdere la porzione di territorio che conoscevamo ma ci aiuta a “relativizzarlo” e a collegarlo con più ampie sezioni.

Un cosmonauta vede gran parte della superficie terrestre perché è colui che dopo numerosissime esercitazioni si è adattato alle forti acellerazioni ed all’assenza di gravità. La nostra vita terrena procede per stadi. Uno stadio considerato isolatamente potrebbe apparire assurdo e quindi privo di senso.

Sono molti i momenti che esperimentiamo e che appaiono slegati dal contesto. Se in noi non sorgesse il dubbio sul senso di ogni momento finiremmo per credere che la realtà sia circoscritta a quello stadio esistenziale. Ci “sclerotizzeremmo” in uno stadio e rischieremmo di bloccare la nostra evoluzione personale.

Fortunatamente ci viene incontro lo Spirito, il quale fa suscitare in noi mille interrogativi : Che senso ha? Qual è il fine per cui viviamo? Perché siamo così e non diversamente? Se non ci ponessimo questi interrogativi rischieremmo l’immobilità e la più completa cecità. Finiremmo per costruirci una realtà su nostra misura, una realtà fissa, fatta a nostra immagine e somiglianza che ci impedirebbe di crescere spiritualmente.

Allora subentrerebbe la vera catastrofe personale : una visione della vita limitata, spenta e senza creatività personale. Ma noi siamo stati creati per l’Assoluto, a sua immagine e somiglianza.

Tante forme di depressione sono spesso dovute al fatto che c’è qualcosa che ci dice che la nostra visuale della vita si è rinchiusa in uno spazio esistenziale troppo ristretto. Un “campanello” scomodo dà l’allarme ma il depresso non intuisce ancora bene di cosa si tratta. Percepisce che ci sono elementi, input o interrogativi che disturbano la limitata visione del mondo che sinora si era costruito. La natura umana, però, recalcitra. E’ l’ora di cambiare prospettiva ed ogni mutamento comporta una certo disagio perché esige il distacco dallo stadio precedente, l’abbandono della vecchia visuale.

Il senso della vita si fa meno nebuloso quando lo spirito coglie nel loro insieme tutti i precedenti stadi della vita alla luce della Causa finale. Si tratta di intuire l’identità di questa Causa. E’ un compito assai arduo che richiede anche la nostra ricerca interiore, la purezza dello sguardo, la disponibilità all’ascolto, l’assenza di pregiudizi, l’umiltà, l’impegno per lo studio e la meditazione, l’amore per la Verità e per la vita.

Chi rimane alla superficie di se stesso difficilmente potrà scorgere qualcosa al di là del proprio sguardo: non è nemmeno consapevole che esiste un senso. In questo caso non si accorge che la vita ha il senso che le diamo che è anche quello di vivere “senza senso”.