10 Agosto 2008

Le tre coscienze

LE TRE COSCIENZE : potenziale, attuale e Cosmica

E’ importante tener ben presente nella nostra attività mentale i limiti linguistici e comunicativi di ogni essente.
Ma alcuni presupposti sono essenziali per non cadere nella confusione concettuale.

Molti vogliono annullare la specificità di ogni essente che esercita una propria coscienza e, sotto l’influsso di alcune ideologie orientali, sostengono che ognuno di noi è Dio stesso che si rivela in un certo modo.

Vorrei  sottoporre però all’attenzione di chi indaga realisticamente sul senso dell’essere e dell’essente alcune osservazioni.
Io sono me stesso e non posso essere nessun altro. Esistenzialmente non posso sdoppiarmi e sono l’unico centro di coscienza percepiente perché non sono la coscienza di un altro e nessuno è la mia coscienza. Sono unico ed irripetibile, con le mie caratteristiche e la mia storia personale.

Solo Dio conosce perfettamente il mio essere, il mio modo di percepire l’Universo e i contenuti della mia coscienza. Ma io sono “io” e Dio è “Dio”. Non sono Dio e Dio non è me. Dio mi dà la facoltà di partecipare del suo Essere.
La teologia occidentale sostiene che Egli è intero in me, ma rimaniamo due alterità qualitativamente diverse. Dio è l’Alterità assoluta, io sono alterità relativa.
Due coscienze, quindi, ben distinte e completamente diverse.
La mia coscienza ha una sua specifica evoluzione.

E’ per una certa comodità comunicativa che distinguo la coscienza potenziale da quella attuale, anche se so benissimo che in realtà esse si fondono.
La coscienza potenziale è un po’ un centro di appercezione, kantianamente concepito come unità originaria della coscienza, centro che trascende il fenomenico ed organizza il dato di coscienza secondo categorie non ben definibili e quantificabili.

La coscienza attuale, invece, è legata all’esperienza e si evolve in base alle diverse situazioni vissute.
La mia coscienza potenziale proviene direttamente da Dio, quella attuale è la risultante di numerosissimi fattori evolutivi e sociali (permessi da Dio).
Ma il mio centro cosciente rimane ben determinato esistenzialmente. Posso rilevare mille affinità elettive o no, somiglianze percettive, ma io solo rimango il centro di appercezione e di percezione della mia coscienza.

Attorno a me ci sono miliardi di centri di coscienza potenziali ed attuali. Ognuno è se stesso ed in ognuno si riflette l’intero Universo, altro da lui. Io sono “altro” per ogni centro percepiente, ma alla fine, quello che realmente conta è la capacità di gestire il mio unico ed irripetibile centro di appercezione dell’autocoscienza.
C’è un ulteriore tipo di coscienza da distinguere: quella cosmica, come amo denominarla. Essa congloba le altre due e le trascende perché si innesta in quella divina che va oltre ogni nostra percezione terrena.

La mia coscienza attuale è il frutto di infinite interazioni, così anche la mia coscienza cosmica dovrebbe esserlo in senso attivo. Essa si espande qualitativamente nella misura in cui mi apro alle altre coscienze ed accolgo quella divina. Siccome la Coscienza divina è il principio di tutte le coscienze, quando io percepisco il Cosmo innestata in Lei, raggiunge il suo fine e, quindi, la sua pienezza.

Il mio essere, allora, si realizza concretamente nella coscientizzazione cosmica, presupponendo che essere e coscienza progrediscano di pari passo.

Pier Angelo Piai