2 Agosto 2008

Senza il vero dialogo non c’è fraternità

“Quando non si riesce più a comunicare ogni iniziativa fallisce. Lo stesso vale per i monasteri e le comunità parrocchiali: se non si può più dialogare, la vita si inaridisce. Dalla comunità non nasce più la creatività” – Così scrive Anselm Grun, pastore e psicologo.

L’individualismo sta dilagando in ogni settore della società. Anche tra i cristiani praticanti. In parrocchia, ad esempio, il desiderio di indipendenza ed autonomia porta ad indebolire le relazioni umane. Una vera comunità è costituita dal dialogo, dalla comunicazione e dall’accettazione reciproca delle persone. Oggi più che mai aumentano le persone che soffrono di solitudine e vengono emarginate semplicemente perché ritenute insignificanti o non vengono accettate per quello che sono.

Ci si conosce meglio nel dialogo, nei colloqui, nel coltivare la vera fraternità.
I momenti di preghiera comunitaria sono importanti, ma hanno valore solo  se conducono all’amore, amore che deve manifestarsi concretamente non solo nelle intenzioni, ma anche nei fatti della vita quotidiana.

In molte comunità parrocchiali ci si ritrova in chiesa per pregare, ma dopo ognuno si rinchiude nella sua nicchia famigliare preso da altri progetti o soffocato da mille altri impegni che allontanano dal senso della fraternità, la quale deve manifestarsi primariamente su coloro che ci vivono accanto, nella stessa parrocchia, perché sono il nostro prossimo da ascoltare, da soccorrere ed amare realmente.

Viviamo in una situazione paradossale: in una società in cui le tecnologie della comunicazione diventano sempre più sofisticate ed altamente informatizzate, le persone si incontrano sempre più raramente e molte famiglie rimangono umanamente isolate, come un arcipelago di isole senza ponti di comunicazione.
Scriveva don Zeno: “Per noi cattolici chiamarsi fratelli persino dall’altare è un’offesa alla realtà. Se non volete vivere la fraternità, almeno imponetevi di non essere l’uno lupo dell’altro nel sistema sociale”

Laura Bon