1 Novembre 2007

Fede e cultura

Se la fede cristiana se non è sostenuta da un back-ground culturale e teologico, da un costante sistema di interrogativi esistenziali, da una ricerca appassionata della verità, è destinata ad affievolirsi perché non ha humus.
Dobbiamo sin da giovani imparare a comprendere il processo della vita nella sua interezza.

Non ci si può limitare a qualche aspetto liturgico: la Sacra Scrittura va approfondita e la Tradizione va presa seriamente in considerazione insieme alla filosofia.
Se manca l’interesse culturale, tutto prima o dopo scade nel non-senso e la superficialità prende il sopravvento. La stessa carità perde la sua consistenza se non trova motivazioni valide. Non basta quello che abbiamo ereditato dai nostri predecessori. Non dobbiamo accontentarci di qualche attività liturgica e di alcune omelie. La fede cresce dove trova il vero alimento: preghiera, riflessione, meditazione.

E’ necessario approfondire, cercare altri punti di vista, confrontarci con altre culture, senza perdere l’identità di riferimento che per il cristiano è Gesù Cristo vivo e contemporaneo.
La società odierna è troppo pragmatizzata. Anche tra i sacerdoti ci sono coloro che non studiano più e non vogliono affrontare il dibattito culturale. Hanno paura di non essere in grado di sostenere le ragioni della loro speranza perché si disperdono in mille altre attività che potrebbero essere delegate ai laici. Celebrano messe, matrimoni, funerali e pensano di cavarsela così.

Gesù curava molto i rapporti interpersonali. Nei Vangeli ci sono tanti episodi in cui parla con le singole persone. Nicodemo, innanzittutto. Marta e Maria, la Samaritana, gli apostoli, il centurione, la peccatrice ecc.
Sapeva coinvolgere singolarmente le persone nelle sinagoge, nelle vie e piazze, durante i percorsi verso Gerusalemme.

Da risorto si era messo a dialogare con i due discepoli di Emmaus spiegando a loro singolarmente il significato delle Sacre Scritture.
Nei primi anni della Chiesa il dibattito era vivo e spesso si concentrava su questioni legate ad eresie. Ciò costituiva occasione di approfondimento.
Ora ci sono infinite opportunità di confronto: la globalizzazione, i mezzi multimediali, i dibattiti teologici e filosofici.

Cosa aspettiamo? Le chiese si stanno svuotando sempre di più. I seminari sono quasi vuoti. La cultura islamica avanza a macchia d’olio. Rischiamo di perdere la ricchissima tradizione cristiana e cattolica dopo secoli di seria attività.
Non illudiamoci: molti giovani disertano le messe, preferiscono il divertimento sfrenato, corrono alla ricerca di palliativi per non pensare al vuoto esistenziale che li sta corrodendo interiormente. La morale e l’etica scadono sempre più vistosamente.

Sosteneva P. Davide Turoldo: “E’ sulla cultura che bisogna lavorare, perché l’uomo è cultura: Anche dal punto di vista spirituale se tu hai pensieri nobili, sei un nobile anche se sei contadino; e se tu hai pensieri ignobili sei un volgare anche se sei un principe”

Pier Angelo Piai