8 agosto 2007

Raffaella Lionetti, la Gemma Galgani di Udine

dal libro : Nel segno del dolore – Una stimmatizzata fra noi” (ed. Segno di Udine)

Biografia di Raffaella Lionetti

(Raffaella Lionetti è stata una grande mistica ai livelli di Santa Gemma Galgani).


IL NUOVO LIBRO SU RAFFAELLA LIONETTI (a cura di Pier Angelo Piai):




INTERVISTA SUL NUOVO LIBRO:

Per quale motivo hai pensato ad un nuovo libro su Raffaella Lionetti?

Fin da giovanissimo avevo sentito dire che a Udine esisteva una persona con carismi straordinari, tra le quali le stigmate, ma nonostante le mie indagini, non ero mai riuscito ad individuarla perché attorno a lei ci fu un totale silenzio. Poi incontrai negli anno ’80 don Adriano Menazzi, parroco di San Marco, il quale mi rivelò il suo nome perché la conosceva bene. In seguito mi regalò il libro che aveva curato personalmente “Nel segno del dolore”, pubblicato  dalle Edizioni Segno nel 1992.
A distanza di tanti anni, parlando con il direttore del Segno, Piero Mantero, abbiamo pensato ad una riedizione del libro ma in un formato più maneggevole e con un testo più sintetico, inserendo solo alcuni spezzoni del diario di Rina Covre. Ciò che più mi ha convinto sulla veridicità dei fatti è stato proprio questo diario e l’umiltà di Raffaella che, a differenza di altri presunti “stimmatizzati” cercava, come p. Pio, di tenere ben nascosto il tutto.

A chi potrebbe interessare oggi questo libro?

Ho notato che a Udine e dintorni pochi sanno che è esistita questa donna straordinaria. Anche parlando con la gente di Cussignacco, molti sono rimasti sorpresi del fatto che non sapevano niente di lei e della sua tomba collocata proprio nel loro cimitero.
Penso ella che meriti di essere conosciuta, più che per i suoi carismi, per la sua grande generosità nell’offrire se stessa ed il suo dolore al Signore per la salvezza delle anime ed anche per la sollecitudine verso i più poveri di lei che soccorreva spesso.
È stata davvero una testimonianza vivente dell’opera salvifica di Gesù Cristo, il quale è molto più presente ed attivo nella nostra vita quotidiana di quello che non si pensi.
Conoscere questa donna e la sua bontà potrebbe indurre il lettore ad una revisione seria della propria vita terrena, che non è fatta di sole cose materiali, ma soprattutto di quelle spirituali perché tutti siamo ad immagine e somiglianza divina e l’anima è immortale.

Quale è la peculiarità di questo nuovo libro?

Innanzittutto l’abbiamo dedicato a don Adriano Menazzi, diretto testimone dei fatti e che si è dato tanto da fare per far conoscere questa umile mistica.
Aveva rilasciato una serie di interviste per il mio blog www.mondocrea.it . In esse egli testimonia le cose straordinarie che aveva visto direttamente quando frequentava Raffaella Lionetti.
Poi, rileggendo bene il diario di Rina Covre, ho notato che Raffaella sosteneva di avere avuto una missione mondiale. Eppure desiderava essere nascosta.  A distanza di tempo si intuisce quale fosse questa missione speciale: la sensibilizzazione delle anime verso l’Eucaristia. In questo nuovo libro si vuol mettere in evidenza che il Padre per i suoi misteriosi fini elargisce speciali carismi alle persone che sceglie, ma rimane sempre presente in mezzo a tutti noi tramite suo Figlio e lo Spirito Santo, soprattutto con l’Eucaristia, come aveva promesso Gesù nel vangeli “Io sarò sempre con voi fino alla fine del mondo”.

PER ORDINAZIONI:

ordini@edizionisegno.it
EDIZIONI SEGNO S.A.S
via E. Fermi, 80/1
33010 Tavagnacco (UD)
Tel. 0432 575179
Fax 0432 688729

Testimonianza di don Adriano Menazzi in un video di You Tube:
1° PARTE:
http://it.youtube.com/watch?v=2l4axZHFT1k

2° PARTE
http://it.youtube.com/watch?v=cMJ8QlrbmII
3° PARTE
https://www.youtube.com/watch?v=DuctditwIZE

 

BIOGRAFIA

Raffaella, “Lina” per i familiari, era nata a Barletta il 21 gennaio 1918, quarta di nove figli, di cui cinque maschi e quattro femmine, da Francesco Lionetti e da Anna Vittorino.

In Europa infuriava la guerra ed il padre prestava servizio militare come artigliere. Per questo la nonna materna aveva accolto nella casa di Barletta, la figlia ed i quattro bambini.

Quando il padre, a guerra finita, rientrò dal servizio militare, riportò a Trinitapoli, suo paese di residenza, l’intera famiglia, esercitando lì, in proprio, il mestiere di carpentiere e di falegname.

Durante i mesi estivi, il lavoro non mancava per quel bravo artigiano che doveva però economizzare sul magro guadagno, in modo che potesse bastare anche per il periodo invernale, quando il lavoro scarseggiava.

Come era di consuetudine comune per quei tempi, Raffaella frequentò la scuola fino alla terza elementare, dimostrando doti di capacità e di intelligenza.
Caratteristica la sua vivacità ed anche la caparbietà di carattere.

Ricordava che, nel giorno della prima Comunione, una compagna le rubò il mazzetto di fiori, provocando la sua immediata reazione facendo a botte per riaverli, non senza disappunto della piccola malcapitata.

Si impuntava con energia per rifarsi di qualche piccola sopraffazione subita, magari da parte dei fratelli.
Uno di questi si era una volta lamentato perchè dei ragazzi volevano rubargli le foccacce che, in occasione della Pasqua, aveva portato a cuocere nel forno pubblico.
Lei allora promise buona scorta al fratello, mettendo in fuga i monelli che si erano appostati per tentare lo scippo di quelle ghiottonerie.

Verso i dodici anni rientrò a Barletta per lavorare presso una piccola fabbrica di cassette per imballaggio di frutta, favorita in questo, dal fatto che poteva essere ospitata in casa della nonna.

Arrivata a vent’anni, decise di migliorare le condizioni di lavoro tentando la fortuna a Milano, con la garanzia di qualche conoscente. In quella metropoli ha vissuto gli anni della seconda guerra trovando impiego prima come bigliettaia sui tram cittadini ed in seguito come operaia, in una piccola fabbrica di materiale elettrico.
Non è stato facile il soggiorno in quella città durante quegli anni di pericolo e di ristrettezze.

Lei stessa  raccontava divertita che un giorno, stanca per il lavoro, si era seduta su una specie di panchina che emergeva dal terreno, rivelatasi poi una grossa bomba inesplosa.

Al termine della guerra rientrò a Barletta e di lì si trasferì a Foggia, trovando lavoro presso una lavanderia militare per soldati inglesi e proprio in quel luogo ci fu l’incontro con la friulana Augusta D’Agostini, che lì aveva il compito di direttrice.

Anche in quella mansione Raffaella emergeva per esuberanza di carattere che non la vedeva contenta nel rango di subalterna, prendendo di fatto la mano nella guida dei lavori.

In seguito Augusta aveva trovato occupazione presso un pastificio locale, mentre lei era entrata in servizio presso l’ingegnere Giaquinto.
La salute era precaria e si ammalò di pleurite e di tifo, mali che poi le lasciarono, come postumi, dei forti dolori alla testa.

Il buon ingegnere non volle per questo licenziarla, tenendola in casa nonostante i frequenti disturbi.
In questo periodo si verificarono alcuni fatti che sconvolsero Raffaella. Era sensibilmente aperta alla carità verso i poveri dando loro quanto poteva, attingendo ai suoi piccoli risparmi.

Un giorno, in uno di questi poveri, vide il volto di Gesù; fatto, questo, che si ripeté altre volte.
Ne parlò in casa convinta di essere suggestionata. Fu così accompagnata in visita da un neurologo che garantì il perfetto equilibrio psichico.

Pure a Foggia ebbero inizio strani fenomeni che la spaventavano. Era come se qualcuno alle volte si divertisse a farle dispetti spostando oggetti o facendone sparire altri.
Turbata per questo, chiese l’aiuto di un sacerdote che non volle dare peso al racconto.

Consigliata da una signora si portò a Sarsina in provincia di Foggia, dove viveva un anziano religioso che passava per abile esorcista.
Il vecchio frate novantenne non poté riceverla perché ammalato; tramite un confratello le mandò a dire che le dava la sua benedizione, aggiungendo una strana profezia: “Dite a quella giovane che si prepari a soffrire molto nella vita”.
Tornata a Foggia, i dolori si intensificarono con brucianti fitte alle mani, specie durante la preghiera.

Nel 1954 le due amiche inseparabili si trasferirono a Reggio Emilia chiamate da una sorella di Augusta, la Pia, che si era accasata in tale città.
Avevano preso questa decisione per tentare un lavoro in proprio gestendo un piccolo banco per vendita di vestiario usato.

Proprio in questa città ebbero inizio per Raffaella i primi veri fenomeni mistici. Lei stessa descrive quella esperienza in un promemoria che conserviamo, nel qual racconta quella sconvolgente esperienza.
Queste le sue parole vergate con stile incerto, su due paginette di quaderno.

“Reggio Emilia 11-11-1954″

Oggi, primo Giovedì del mese di Novembre 1954, ore ventuno circa, mi sono sentita male ed ho avuta la prima apparizione del nostro Signore, cioè il Sacro Cuore di Gesù, con in testa una corona di spine.
Mi ha detto che devo soffrire per amore suo. Io gli ho risposto, Signore io non sono degna, ma se tu vuoi anche la vita per te.

Ho tanto sofferto e pianto della grande gioia, che io misera peccatrice, posso essere visitata dal mio caro e buon Gesù.
Da oggi la mia vita è cambiata, tutto è diverso. Sento nel mio cuore una fiamma, specialmente quando vado in chiesa e mi accosto all’altare per ricevere il mio buon Gesù. Mi sento tremare tutta ed un fuoco scende dentro al mio cuore.

Io non so pregare, non posso leggere su un libro perché i miei occhi sono sempre fissi sul Tabernacolo dove c’è Gesù e parliamo io e Lui.
Tante cose ci diciamo. Per me tutta la chiesa non c’è, ci sono sola col mio caro Gesù.
Quando vedo un povero che mi stende la mano io vedo Gesù e dico: Signore, Tu chiedi a m
e un soldo, ma sono io che devo chiedere in ginocchio perdono per quanto male ti ho fatto.

Ti puoi perdonarmi? Ma lui mi ha detto che devo soffrire molto molto ed io sono pronta a dare tutta me stessa i isconto dei miei peccati e di tutti quelli che ti bestemmiano.”

Nel 1957 si attuò il definitivo trasferimento a Udine, nell’umile casa di Via Cisis 58.
Anche qui, nella nostra città, con le sorelle D’Agostini, Augusta e Rosina, ha continuato il suo  modesto lavoro gestendo l’ormai consueta bancarella di vestiti usati.

L’impegno della Raffaella, a causa della salute e dei fenomeni mistici che si moltiplicavano, era molto precario.
Era ormai diventata stabile la grande sofferenza del Giovedì, giorno in cui era costretta a letto, rivivendo la passione del Signore.

Nei primi tempi, all’inizio di questi fatti, si sono aperte le ferite delle mani, mentre lavorava, costringendola a rifugiarsi nella casa dei signori Merluzzi che avevano un negozio in piazza San Giacomo. (Per mascherare quelle piaghe, ha poi sempre portato i mezziguanti)

Il forte spavento iniziale, alla vista di quelle ferite sanguinanti, si tradusse in commozione, quando si venne a capire la motivazione mistica di tale fenomeno.
Da quel giorno, il Giovedì ha sempre disertato il lavoro, suscitando per questa assenza metodica, la curiosità del signor Paolo Farruggio, vicino di bancarella, che si premurava di chiedere il motivo di tale assenza, ricevendo però sempre delle risposte evasive.

Il signor Paolo stesso racconta di essere stato un giorno aspramente rimproverato dalla Raffaella, per aver detta una grave bestemmia rivolta alla Madonna.
Lui confessa di essere stato inizialmente offeso, cambiando poi il suo atteggiamento in ammirazione, quando la Raffaella stessa ha voluto riallacciare con amabilità, una buona e duratura amicizia, motivo per lui di sincera conversione.

Lei era buona e generosa e non serbava rancore con alcuno.
I coniugi Farruggio hanno in seguito fatto parte del gruppo di preghiera voluto dal padre spirituale e sono stati testimoni oculari di tanti fatti straordinari di cui danno aperta testimonianza.

Pochissime e ben selezionate le persone aggregate a quel “cenacolo” e tra queste la signorina Rina Covre, diventata poi compagna inseparabile di Raffaella.
Alla Rina, che per 37 anni ha lavorato come archivista al commissariato militare, dobbiamo grandissima riconoscenza per il prezioso e meticoloso diario che copre gli ultimi venti anni di vita della nostra protagonista.

Seguiranno foto, stralci di diario di una sua amica e documentazioni…..

I SEGNI

Il vero segno nella vita di Raffaella, quello che dà garanzia di autenticità, è dato dalla sua totale, silenziosa accettazione “goccia a goccia”, della sofferenza, come vittima.

Lei è stata fedele a questo patto concretato per una speciale chiamata del Signore, che ha voluto segnarla nel corpo con le “Stimmate” della sua passione.
Resta però da evidenziare come il Signore stesso abbia voluto ricompensare la generosità di questa donazione, arricchendo la vita di questa umile donna, con altri segni dei quali conviene prendere atto, non per la ricerca del sensazionale, ma per glorificare l’opera di Dio.

Il “diario” scritto dalla signorina Covre, cuore di questa nostra pubblicazione, ne riporta diversi, con precisa segnalazione di date e di persone presenti ai vari fatti.
Come singolare prodigio, tante volte ripetuto nel corso della sua vita, va considerato il fatto della Particola (alle volte più di una), portata da Gesù per la Comunione, che si materializzava nelle sue mani protese verso I’apparizione.

Ne sono testimoni tante persone presenti, nelle circostanze piu diverse ed impensate.
Per dare la misura della sconcertante meraviglia che suscitava tale fatto in colui che ne era testimone la prima volta, riportiamo il seguente episodio.

Il canonico padre Arinci avendo conosciuta la Raffaella tramite  i signori Montagnani, proprietari di una pensione in Via Pugile a
Montecatini Terme, era un giorno andato a farle visita nella loro abitazione, trovandola in estasi.

Per prima cosa la esorcizzò, ma poi si mise in ginocchio accanto a lei, fino a quando riprese i sensi, rimanendo poi a lungo in attenta conversazione.
Raffaella, alcuni giorni dopo, volle restituirgli la visita.
In presenza di questo sacerdote avvenne il prodigio della Particola apparsa nelle mani ed offerta poi in Comunione al buon canonico.

Ricorda la Rina: Lo rivedo ancora, dopo tanti anni, come se fosse ancora lì presente. Per la commozione e lo sconcerto, il sacerdote era tutto confuso e gli si erano rizzati i capelli.

Aprì allora un armadio a muro che mascherava un altare, accese le candele ed attese pregando, che la Raffaella riprendesse i sensi.
Volle poi stilare un promemoria per il suo Vescovo facendo firmare, come testimoni, il sig. Giaretta e la signorina Rina presenti al fatto.

E’ stato padre Arinci ad affidarle il signor Roberto Bogani industriale di Prato, raccomandandole che lo aiutasse spiritualmente.
Tramite questo signore, Raffaella venne in seguito a conoscere la famiglia dei cugini, i signori Franchi, che trovarono in lei conforto e sostegno in momenti particolarmente difficili.

La loro riconoscenza si espresse in seguito, con la concessione in usufrutto gratuito di una villetta acquistata a tale scopo ad Udine in Via Gaeta, dove Raffaella, assieme alla sorella Maddalena (venuta da Trinitapoli dopo la morte della madre) ed alle sorelle D’Agostini, si trasferì nel 1982.

Queste fotografie sono state scattate dal nipote Franco, Giovedì Santo – 18 Aprile 1981 – all’insaputa di Raffaella: Lei volle che lo sviluppo e la stampa fossero fatti a Firenze proibendo di fare altre copi.

1) Come è stata trovata rigidamente attaccata al muro della camera. (Da notare la medicazione approntata al mattino per la difesa dell’occhio mancante)

2) I presenti , toltala da quella posizione. l’hanno coricata nel letto.

3) I guanti perforati sono stati trovati sul pavimento della stanza.

segue:
Carismi di Raffaella Lionetti

Altro sito che si occupa di Raffaella Lionetti:

http://www.riflessioni.it/cristianesimo/stimmatizzata-udine-raffaella-lionetti.htm

Il settimanale “MIRACOLI” (112.000 lettori – 45.000 copie) nel n.10 dell’11 marzo 2017 si è interessato di Raffaella Lionetti facendo riferimento al nuovo libro di Pier Angelo Piai: