4 Agosto 2007

L’anima da proprietario

“Il male sta nell’avere un’anima da proprietario”  (F. Varillon p.113)
Tutti noi stiamo constatando con amarezza come i rapporti umani nella società odierna si sono molto deteriorati.
Diverse sono le cause: la mancanza di dialogo. la paura, l’isolamento, il dilagare della violenza domestica e sociale, la ricerca del piacere fine a se stesso, la diffusione della malavita, della droga e dell’alcool, la superficialità, l’egoismo, l’invidia ecc.

In effetti non bisognerebbe agire solo ed esclusivamente per sè, come la mentalità comune al giorno d’oggi sta dimostrando.
Molte nostre azioni hanno la parvenza di altruismo, ma nascondono un sottile orgoglio che denota l’anima da proprietario.

Nulla di ciò che esiste è realmente “nostro”. Anche se uno possedesse una maestosa villa circondata da un enorme parco, se in lui prevale l’anima da proprietario è posseduto da quello che crede di possedere.

Se uno abita in una modesta casa e osserva ciò che lo circonda con distacco, allora possiede tutto. Ammira il creato ed è interiormente riconoscente verso il Creatore. Non calcola il tornaconto nei rapporti umani: per una persona siffatta ogni uomo è espressione unica ed irripetibile dello stesso Creatore, anche se dovesse avere difetti e fragilità insopportabili.

Per uno spirito semplice anche le opere di pensiero andrebbero condivise per arricchire il pensiero “collettivo” dell’umanità. C’è sempre qualcosa che ci appartiene in modo stretto, ed è la nostra vita intima, lo sappiamo.
Ma se siamo convinti che ciò che ci sembra “intimo” è già presente nell’anima  dell’umanità, allora diventiamo più liberi e acquisiamo la capacità di condivisione con coloro che sanno cogliere delicatamente le sfumature del mondo interiore.

Scrivere, dipingere, comporre musica, realizzare belle opere di qualsiasi tipo, è una forma di arricchimento sociale, e, paradossalmente, lo è anche personale se l’intenzione rimane pura e genuina.

Se l’anima da proprietario prevale, però, il rischio dell’inquinamento interiore è forte e lo spirito avvizzisce proiettandosi  nelle cose inanimate che crede di possedere. Subentra la chiusura e i vizi attecchiscono più facilmente a causa dell’orgoglio, dell’egoismo e dell’invidia.

Nessuno vive e muore per se stesso. E’ una legge non solo biologica, ma inscritta nell’anima umana. Ognuno lo percepisce in modo diverso, ma chi non lo sa mettere in pratica snatura il suo spirito e rischia di cadere nell’angoscia e nella depressione, la quale è spesso una spia utile che ci vuole rivelare l’anima da proprietario.

Non è semplice vivere liberi interiormente, ma basterebbe iniziare proprio da quelle che consideriamo le piccole cose: riflessione, contemplazione, distacco, amore per se stessi. per gli altri, per la vita. E’ un processo lento ma è quello che ci fa pregustare le gioie della dimensione ultra-terrena a cui siamo destinati.

Pier Angelo Piai