15 Luglio 2007

La filosofia del mediocre

LA FILOSOFIA DEL MEDIOCRE E LA MEDIOCRITA’ DELLA SUA FILOSOFIA

Il cosiddetto “mediocre” dal punto di vista culturale è colui che, pur avendo avuto una base culturale, non ha approfondito alcun argomento di una certa calibratura e forse nemmeno pensa di farlo.

Ci sono però delle persone che hanno anche degli interessi, ma non hanno l’occasione e il tempo per coltivarli come vorrebbero.
Io, per esempio, ho consolidato nel tempo una certa base culturale nell’ambito della filosofia. Ho letto direttamente dei testi, ho scritto, ma non sono certamente in grado di competere con coloro che vengono considerati i luminari e che vivono in quel preciso contesto.

La mia è una filosofia molto personale, anche se alcuni autori come gli Evangelisti, San Paolo, Theilhard de Chardin, Bergson, Lavelle, Jean Guitton, Krishnamurti hanno condizionato molto il mio pensiero.
Ma se qualcuno mi chiedesse : “Quale è la tua filosofia di vita?” potrei rispondere solamente da mediocre, usando una terminologia mediocre e forse dei concetti contradditori e tautologici. Ma è pur sempre una visione della vita. Sì perché alla fine la stessa “visione della vita” è una filosofia personale.

Sotto questo punto di vista tutti hanno una filosofia personale, anche i più materialisti, se non altro perché il loro comportamento deriva da una certa apologetica tendente a giustificare a se stessi la ragionevolezza di quello che stanno pensando e facendo.
Sin da piccolo avevo sempre in mente i classici problemi dell’uomo pensante: da dove veniamo, chi siamo, cosa diventeremo…

Gli stessi miei libri contengono una filosofia divulgativa, ma che nasconde sornionamente i semi di un modo di pensare rivoluzionario. Costituiscono degli interrogativi inquietanti che stimolano risposte adeguate e complesse …
Una filosofia frammentaria naviga sulla corrente della mediocrità, lo sappiamo tutti.

Ma la vita stessa, quella comune, è frammentaria. I giorni, le ore ed i minuti vengono vissuti da noi in modo molto frammentario e disorganico.
Non è forse vero che la mente vaga da un argomento all’altro spesso senza alcuna logica connessione causale?

Il filosofo ha il compito di riportare la nostra mente all’autenticità, di condurci al principio unificante della realtà, altrimenti rimane un semplice sofista capace solo di matematizzare i rapporti umani, la mente e la vita stessa.
Cosa me ne faccio di un ingegnere della filosofia,  capace di costruire un sistema di pensiero complesso ed organico, usando anche una terminologia innovativa e ricca di concetti altisonanti, se poi fossilizza  la mia mente intrappolandola nella sua apparentemente solida dialettica?

Il cosidetto “pensiero debole” che erode oggi molte certezze di ieri, è scaturito proprio da un ripensamento dell’approccio che abbiamo nei confronti della realtà, la quale è percepita da ognuno di noi in modo molto personale.  
Questo “pensiero debole” è spesso deviante, però, perchè ci induce subdolamente a credere che la verità sia qualcosa di evanescente ed irraggiungibile in quanto non esistono categorie mentali adatte ad elaborarla.

Io sostengo che mi è più utile il filosofo cosidetto “mediocre”, ma che mi stimola a ricercare davvero un principio unificatore, del  raro genio filosofico che mi culla sui suoi sofisticati sistemi logici, ma che alla fine mi lascia l’amaro in bocca e un senso di frustrazione angosciante e castra la mia volontà di ricerca della stessa verità.

Per questo vorrei esclamare: filosofi mediocri di tutto il mondo, unitevi!
Sentitevi pure mediocri, la genialità appartiene a pochi. Ma la vostra sete di verità mi serve molto di più del genio costruttore di sistemi che ha la presunzione di possedere la verità in tasca.

Pier Angelo Piai