3 Luglio 2007

La dimensione trascendentale

Bergson sosteneva:“In una coscienza c’é infinitamente di più che nel cervello corrispondente “.
Chi riflette su questa dimensione terrena, intuisce alcune piste che orientano la propria coscienza verso altre dimensioni.

Da secoli ci stiamo cimentando a capire lo spazio ed il tempo che attraverso le scienze fisiche e matematiche abbiamo in qualche modo cercato di razionalizzare.
E’ un’illusione utile perché su di essa la tecnica è progredita.
Ma il pensiero filosofico sulla dimensione spazio-temporale si è un po’ arenato. Esso è divenuto retaggio di pochi pensatori che vengono considerati un po’ stravaganti e sognatori.

Sullo spazio e sul tempo si sono dette moltissime cose. La loro intima relazione è stata anche denominata “quarta dimensione” e ciò ha comportato la scoperta di nuove leggi utilissime che hanno trovato applicazioni anche concrete, grazie soprattutto ad Einstein.

La nostra esperienza, comunque, ci dice che ognuno di noi vive una sua dimensione personale.
Non per niente il grande filosofo Bergson aveva distinto la memoria-abitudine dalla memoria pura, il tempo cronologico dalla durata interiore, l’intelligenza dalla intuizione, volendo dimostrare che l’abitudine ci fa vivere alla superficie della realtà, ma tutto è sostenuto da una dimensione molto più profonda di quella che sospettiamo, quella dello spirito.

Soffermiamoci ad analizzare un minuto solo della nostra vita.
Con l’immaginazione razionale proviamo a disporre uno dopo l’altro i sessanta secondi che abbiamo vissuto in quel minuto e concediamoci uno sguardo sintetico che comprenda tutti.

Di fronte a noi si squadernano dimensioni insospettate, perché ogni secondo potrebbe essere a sua volta l’insieme di micro-secondi realmente vissuti.
Il ragionamento potrebbe continuare per infiniti infinitesimi.
Tutto ciò, naturalmente, è un’attività della coscienza razionale che si serve della percezione e dell’immaginazione.

Possiamo allora intuire che la vera dimensione è in noi, oltre a quella razionale.
E’ la stessa attività cosciente che rielabora contenuti attraverso percezioni sensoriali ed intuizioni. L’oggettività è continuamente riorganizzata dalla soggettività la quale prepara nuove dimensioni interiori.

Naturalmente si pone un problema: se ogni persona vive una sua specifica dimensione innestata nella propria attività cosciente, come è possibile tra noi l’autentica comunicazione?
Tutti noi ci accorgiamo di quanti pregiudizi nutriamo per gli altri.
Questo perché non riflettiamo sufficientemente sulla specificità di ogni essere umano.

Ma dove deve portare questo tipo di riflessione? Senz’altro dovrebbe essere accompagnata dallo stupore per la stessa esistenza che presenta infinite sfaccettature e che la nostra pigrizia mentale considera poco.
La vera comunicazione tra di noi sarà possibile solo se entriamo in profondità e scopriamo nuove dimensioni interiori che hanno il loro supporto in una dimensione unificante, trascendente.

Allora constateremo che ciò che ci sembrava molto intimo e personale è invece in tutti noi perché tutti proveniamo da un’unica Trascendenza creatrice, la quale ci fa esprimere con un linguaggio universale che ci rende più uniti in proporzione al grado di coscientizzazione che acquisiamo.

Pier Angelo Piai