24 Marzo 2007

Il nostro orizzonte mentale

Si vorrebbe essere sempre felici. Ma nella realtà non è così.
Più si desidera la felicità, più essa si allontana, come quando
vorremmo fissare i confini dell’orizzonte alzandoci dal suolo: 
essi si allontanano quando ci solleviamo ulterioriomente.

Pensiamo ingenuamente che la felicità sia direttamente proporzionale
alle cose che possediamo o al grado di successo delle nostre azioni e
dei nostri rapporti umani.
E’ nella nostra natura desiderare un po’ di tranquillità e godere un
po’ di calore umano, ma questi sono spesso il frutto del nostro modo di
vedere la vita e della percezione che abbiamo  di noi stessi e
degli altri.

Quando entriamo in profondità nel nostro “io” per scoprire con coraggio
cosa siamo realmente, emergono spiacevoli conflitti interiori, paure
non ancora risolte, passioni gestite male, sensi di colpa rimossi,
frustrazioni ecc.

Ci sono delle malattie fisiche che rivelano la nostra realtà interiore
che non osiamo affrontare: esse sono in gran parte dovute a tensioni
prolungate che trovano sfogo in una parte del nostro corpo, quella più
fragile.

La “psicosomatica” ci sta rivelando molte interazioni tra corpo e
psiche. L’enorme diffusione di psicofarmaci su così grande scala è un
indicatore di questo stato d’animo di milioni di persone che non
riescono a risolvere conflitti interiori.
Gli stessi psicanalisti oggi hanno molto lavoro, soprattutto con
persone considerate “benestanti”, quali professionisti, manager,
industriali, politici, persone di successo, insegnanti, ecc.

Ma prendere coscienza dei motivi della nostra infelicità non è
sufficiente in quanto, dal momento in cui ci si chiede se siamo
felici,  l’orizzonte si allontana ancora di più.
Questo perché non si ha ancora capito che la felicità è un’idea molto astratta e che dipende dal nostro orizzonte mentale.

Se esso è limitato alle cose materiali si esaurisce in esse, se si basa
sui meri rapporti umani di convenienza diventa altrettanto effimero, ma
se trova il suo substrato in una interiorità libera da pregiudizi e
sgombra da fatui desideri, capace di osservare l’essere nelle sue
profondità, allora si è felici spontaneamente e si smette di chiedere
che cosa sia la felicità semplicemente perché la si vive inconsciamente.

Pier Angelo Piai

Lettera di risposta

Gentile Sig. Pier Angelo, é molto interessante la sua riflessione.
Io personalmente, sono profondamente credente e da molti anni faccio un
cammino di fede che pian piano mi ha portato ad elaborare un concetto
di felicità un po’ diverso.

Stabilire che cosa intendiamo per felicità è fondamentale per
affrontare questo dibattito. Io ho smesso di considerare la felicità
come benessere, scurezza affettiva, economica, successo, prestigio.

Gesù, da uomo, ci ha dimostrato che nel totale fallimento e scandalo
della Croce c’è la Vittoria. Non riponiamo fiducia nelle realtà
penultime che deludono, finiscono, sono limitate, ma in quelle ultime
dove troveremo la vera e piena felicità, dove vedremo Dio “faccia a
faccia”, ns Creatore.

La mia felicità sta nel sapere che c’è Dio che mi ha chiamata alla vita
per diffondere nel mondo il suo amore, io sono parte di Lui e sarò
veramente felice quando potrò ricongiungermi a Lui ;
ovviamente  ci sono situazioni che mi fanno soffrire, ma
possedendo queste certezze non mi dispero e se sbaglio so chiedere
perdono, aiuto, sostegno a Dio Padre che sempre mi perdona e mi ama,
Lui non mi delude mai, questa certezza mi da forza e serenità, per me è
la massima felicità terrena.

Ti invito a rileggere le Beatitudini (Mt 5) e ti mando una mia poesia
che forse sintetizza il mio pensiero,  …conservare l’integrità
Spirituale, sentirla pulsare nell’intimo in un sublime vissuto di Pace.

Staccarsi da ciò che E’ per sentire ciò che si E’ 

Ciao. ROSSELLA