21 Maggio 2006

Quando si è realmente mediocri?

Oggi l’espressione� “mediocrità” viene usata in senso ironico e sarcastico, in riferimento ad una persona che occupa un posto di responsabilità ma che non ha capacità particolari� e non emerge per apprezzabili doti intellettuali.

In base a questa accezione moltissimi si sentono frustrati e vivono in un continuo stato di depressione, convinti di non poter mai raggiungere gli obiettivi che si erano proposti sin dall’infanzia. Alcuni covano in sè un certo risentimento o invidia per chi ha successo.

“Il sentimento dell’importanza dell’io porta inevitabilmente conflitto, lotta, sofferenza, perché sei costretto a preservare continuamente tale importanza” sosteneva Krishnamurti.
Se la persona afflitta da questo tipo di frustrazioni si soffermasse a riflettere senza pregiudizi sul perchè si sente insignificante, si accorgerebbe che la sua mediocrità è dovuta ad un certo disimpegno o ad una profonda demotivazione.

Ma è necessario capire meglio il significato reale che diamo a questo termine e� chiedere con chiarezza e coraggio le motivazioni di questa auto-percezione.
Forse vorremmo� essere più ascoltati dagli altri?

Ma questo desiderio è già un sintomo di mediocrità. Perché gli altri dovrebbero ascoltarci se spesso non sopportiamo nemmeno noi stessi?

Desideriamo essere più protagonisti?
Peggio ancora. Il desiderio di attenzione è infantile e denota un’estrema povertà interiore. Chi brama ardentemente il successo e magari raggiunge qualche obiettivo, rischia di illudersi di essere qualcuno che conta e che vale. Ma illude se stesso, perché il valore della nostra vita non dipende da ciò che gli altri pensano di noi. Il nostro apparire è ingannevole: la massa percepisce solo qualcosa di esteriore ma non riesce ad intuire la nostra interiorità se non si sofferma a riflettere seriamente.

La vera mediocrità, dunque,� è un modo personale di vedere la vita, se stessi e gli altri.
Siamo mediocri quando ci adattiamo alle varie situazioni, subendo passivamente ogni tipo di condizionamento. Oppure quando non sappiamo vivere la quotidianità in tutte le sue sfumature o nei suoi più misteriosi anfratti.

Il “mediocre” si abbandona al luogo comune. Si adegua alle mode di tutti i tipi.
Non si pone ulteriori interrogativi e non ricerca la verità per pigrizia o paura, non va a fondo delle cose e non vuole interpretare gli eventi.

Un artista rinomato potrebbe essere anche più mediocre di una persona comune, se non sa vivere in profondità, mentre un anonimo che valorizza ogni istante della sua vita per prenderne coscienza vive sopra le righe ed esce dalla mediocrità.

Pier Angelo Piai