9 Aprile 2006

Fede e ragione

A sentire molti la fede è un comportamento nevrotico…
Dipende. Se essa serve solamente per crearci una nicchia di sicurezza per placare l’assillo dei grandi interrogativi esistenziali…

Ma la fede non esclude i grandi interrogativi: questi servono a non incapsularla nelle nostre limitate categorie mentali. Una fede deve anche crescere ragionevolmente, considerando che Dio ci ha dato una mente per osservare e comprendere. La fede si pone sempre oltre la ragione senza disgregarla.

Essa ci dice che anche il nostro corpo risorgerà. Gli elementi di questa dimensione spazio-temporale verranno recuperati per formare quell’unità del nostro essere futuro. La mente è in continua formazione evolvendosi in auto-coscienza.

Attualmente viviamo nell’illusione di conoscerci a fondo. Stiamo solo cercando.
Ma i nostri tentativi non cadranno nel nulla. Ogni nostra esperienza, anche la più “banale”, o la più dolorosa, aggiunge un� tassello alla nostra auto-coscienza.

Dobbiamo prepararci a vedere come vede Dio, far collimare il nostro punto di vista con il suo, pur mantenendo la nostra identità in Lui.

La fede, quindi, rinforza la ragione. Attraverso la prima quest’ultima trova lo stimolo propulsore per addentrarsi nei misteri più impenetrabili che Dio ci permette di sondare per vivere in pienezza l’esistenza che ci ha donato.

Sembra, quindi, che il presupposto fondamentale, sia credere che esiste Dio-Padre testimoniato dal Figlio Gesù Cristo tramite lo Spirito Santo.

Ma poi tutto ciò deve evolversi ed andare oltre. Si deve iniziare con il salto nel buio, però. Tutto nell’ambito della fede, comunque, è sorretto da una certa ragionevolezza.

Kierkegaard aveva ben sintetizzato: “capire che non si può capire la fede, ovvero comprendere che non si deve capire la fede”
“La fede vuol stabilire l’assoluto, la ragione vuol continuare la deliberazione…
L’oggetto della fede è l’assurdo”
“Di fronte al paradosso il competente è la fede”

E l’arcangelo Gabriele a Maria: “Nulla è impossibile a Dio”