24 Dicembre 2005

L’atrofizzazione del pensiero

Uno dei problemi più gravi, al giorno d’oggi, è la progressiva rinuncia al pensiero autentico che sta dilagando a macchia d’olio in tutta l’umanità odierna.

Ci sono due forme di pensiero: quello rivolto all’esterno e quello rivolto all’interno. Il pensiero “esterno” è quello che trova applicazione e riscontro nella vita pratica: si progetta e si applica utilizzando tutte le informazioni e conoscenze che abbiamo acquisito nei millenni passati e nel nostro tempo.

Ma questo tipo di pensiero sta per essere delegato all’informatica mentre l’operatività sarà retaggio della robotica. I computer compiono determinati calcoli in modo più preciso dell’uomo.

Più si va avanti e più aumentano le possibilità che queste macchine sostituiscano l’uomo. Attualmente si sta riducendo il loro ingombro grazie anche alle nanotecnologie.

Oggi riescono a compiere calcoli molto complessi, hanno capacità organizzative e possono auto-correggersi. La telematica è utilizzata per gestire e coordinare in tempo reale informazioni da tutto il mondo ed ognuno può disporre dell’enciclopedia universale delle conoscenze a casa propria tramite internet.

L’effetto di questo fenomeno è visibile anche nelle scuole: molti studenti si fidano della memoria del loro computer non utilizzando pienamente la propria.

Gli effetti sono sconvolgenti e la nuova ignoranza spadroneggia in tutti i campi. Non si scrive più correttamente, non si sa applicare la logica matematica, non si conoscono più i fatti storici più salienti e le cause più prossime dei fenomeni scientifici. E’ già tutto pronto, basta pigiare qualche tasto e il mondo dell’informazione è disponibile in qualsiasi momento. Non serve approfondire, sforzarsi nella redazione di qualche testo, organizzare un elaborato personale.

Questi effetti si ripercuotono anche nella multimedialità.

La velocità dello scorrimento delle immagini relative ad un documentario o ad un film d’azione, ad esempio, non facilitano certamente il pensiero interiore. Molti si stanno già chiedendo: ma nel futuro cosa faremo?

Il rischio è grosso: anche il cervello rischia di atrofizzarsi, come succede per i muscoli rimasti inutilizzati da lungo tempo. Da questi fatti dobbiamo evincere che il pensiero esteriore non sarà più retaggio dell’uomo? Forse è giunto realmente il momento del pensiero interiore.

Ma non siamo preparati, perché ci siamo abituati a pensare in modo strumentale, nel senso che continuiamo a pensare come raggiungere un determinato obiettivo, come risolvere i vari problemi che angustiano l’umanità, come divertirci, come soddisfare la nostra sete di potere, di guadagno e di protagonismo.

Giungerà il tempo in cui l’uomo dovrà per forza volgere il proprio pensiero verso la sua interiorità per cercare di sapere chi è realmente, cosa che i computer non potranno mai fare perchè la capacità di ogni mente umana sembra infinita.

Ma bisogna iniziare adesso, prima che sia troppo tardi perché è risaputo che il progresso tecnologico non sta andando di pari passo con quello etico e morale e il rischio dell’autodistruzione dell’intera umanità è sempre più probabile.

Pier Angelo Piai