13 Marzo 2002

La solitudine “bussa” a Telefono amico

dal Messaggero Veneto del13/03/2002

Giorni fa è apparso in cronaca un interessante e stimolante servizio sull’attività del “Telefono amico” di Udine. Le telefonate in un anno, hanno sfondato il tetto delle 3.000 ore, a significare l’utilità e l’importanza del servizio. Non solo vecchi soli, o giovani sotto i trent’anni, ma molti maschi intorno ai quaranta. Una sorpresa per una città come Udine, che non è Milano o Roma, che dovrebbe offrire molte opportunità di incontro e di dialogo. Eppure la solitudine, l’angoscia dell’isolamento sono presenti abbondantemente anche nella nostra città e nell’interland. Forse sarebbe opportuno rifletterci un istante.

La responsabile delle relazioni esterne, Lina Candidi Tommasi, ha notato che «è triste osservare che proprio l’età della pienezza e della realizzazione personale e professionale coincida, molto spesso, con il periodo più critico». In effetti, i quarant’anni coincidono, per molti, con l’età dei bilanci, sia per chi è sposato e con figli, sia per chi è single. Ognuno si interroga sulle scelte, sulle occasioni perdute, ed emergono rimpianti e rimorsi. È difficile parlarne con il coniuge, con parenti e amici, perché si ha timore di infastidirli o, che è peggio, di essere “ricattati” o presi in giro. Una nota canzone di Celentano dice che purtroppo «non c’è neanche un prete per chiacchierar». Il che è vero, coi tempi che corrono con la scarsità di sacerdoti.

Avere dei veri amici sarebbe l’ideale, ma forse anche l’amicizia è merce molto rara. Per questo molti bussano alla “porta” del “Telefono amico” o di servizi televisivi o radiofonici, per chiedere consiglio o sfogarsi con “confessori laici”.
Per quanto, ora, concerne il “Telefono amico”, il suddetto articolo comparso in cronaca invita a rendersi disponibili per diventare operatori volontari. Naturalmente occorre superare una selezione e un adeguato corso di formazione. Sarebbe però interessante conoscere in linea di massima i requisiti richiesti per essere accettati. Conosco delle persone che si sono rese disponibili, hanno fornito i dati richiesti, ma non hanno avuto alcun cenno di riscontro.
Bisognerebbe capire meglio quali requisiti sono ritenuti indispensabili, in mancanza dei quali un cittadino eviterebbe di farsi avanti. Al di là di tutto ciò, vada al “Telefono amico” tutto il segno di stima e di gratitudine della collettività, con gli auguri che il servizio diventi sempre più efficiente.

Professor Giampaolo Thorel
Udine
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