27 Settembre 2002

CARLO� D’ASBURGO� SANTO

Forse non molti sanno che Carlo d’Austria è stato una figura d’alto riferimento morale e umano, seppure nelle vesti d’imperatore, di marito e di padre esemplare. La tipografia antoniana di Padova ha tradotto anni orsono un libretto dal titolo “Così muore un imperatore”, a cura

Di Zessner-Spitzenberger, che fu poi martire del nazismo a Dachau.

In tale prezioso opuscolo emerge, a chiare note, la santità di Carlo d’Austria, che ha percorso le strade della testimonianza e del “martirio”, ad imitazione di Gesù Cristo.

Egli nacque il 17 agosto 1887 a Persenbeug sul Danubio, primogenito dell’Arciduca Ottone d’Austria e di Maria Giuseppina principessa di Sassonia.

Fin da bambino mostrò i segni dell’altruismo, del senso di responsabilità, del rispetto per l’autorità e della comprensione verso i più deboli e indifesi.������������
Fu molto devoto dell’eucarestia. Il suo primo confessore, che lo preparò alla comunione, fu, infatti, un padre domenicano.

Inoltre fu anche devoto alla Madonna, sia quella venerata a Lourdes che a quella del Carmine, della quale volle portare lo scapolare fino alla morte.

Per mandato di Pio X, di cui egli era molto devoto, si sposò con la principessa Zita dei Borboni di Parma, dalla quale ebbe sette figli. La sua casa era una piccola chiesa.

Ogni primo Venerdì del mese vi si celebrava la santa messa in onore del Sacro Cuore di Gesù, usanza che egli conservò anche in esilio a Madera.

Dopo l’uccisione dello zio, l’arciduca Francesco a Sarajevo, Carlo a soli 27 anni fu fatto imperatore. Cosa che accettò solo per dovere di patria.

Quasi subito scoppiò la prima guerra mondiale, durante la quale Carlo si precipitava da un fronte all’altro, incoraggiando le truppe, consolando, recando soccorso a persone singole e ad intere comunità.

Con la morte di Francesco Giuseppe, Carlo d’Asburgo fu incoronato Re Apostolico d’Ungheria. La sua autorità si estendeva, così, ad otto popoli, in un periodo di lotte sanguinose e di contrasti interni.

Molti cominciarono a deriderlo perché incapace di tenere le redini del suo enorme impero, chiedendone, perciò l’abdicazione.

Il primo agosto del 1917 papa Benedetto XV cercò di mediare per porre fine alla guerra. Carlo ne fu felice, ma i suoi nemici non cambiarono il loro atteggiamento ostile e denigratorio.


Il calvario di Carlo d’Asburgo diventa sempre più atroce dopo la ribellione di Praga, Zagabria, Budapest. E’ lasciato solo, come Cristo, anche da coloro che erano stati desiderosi di pace, e quindi costretto ad un’umiliante e doloroso armistizio.


Il 12 novembre 1918 a Vienna è proclamata la repubblica. I tirolesi sono gli unici che gli mandano, con un anello, un segno di fedeltà. Ma gli avversari gli intimano

di rinunciare ai suoi diritti di sovrano, “altrimenti avrebbe dovuto perdere tutte le sostanze della famiglia”.


Carlo disse: ”Non sarà mai che, per amore del denaro, io rinunci a quei diritti che Dio mi ha imposto come doveri”.���������������������� Il suo calvario si fece sempre più duro e doloroso, tanto che, dopo insulti, calunnie contro il suo nome, Carlo d’Austria s’incamminò verso l’esilio.

Prima di partire, il Nunzio Apostolico Schioppa, per incarico di Benedetto XV, gli fece visita, e di ritorno a Roma ebbe a dire: “Carlo e la sua consorte sono stature di grandezza biblica”.

Il giorno 11 novembre 1921, dopo un viaggio estenuante, Carlo e la sua consorte giunsero all’isola


dell’Ascensione luogo di clima micidiale che lo condurrà presto alla morte. Il vescovo di Madera, per incarico del Pontefice, accolse con grandi riguardi Carlo e Zita

e fece in modo di erigere una cappella nella casa, dove Carlo trovò sollievo per il terribile esilio,lontano dalla sua patria.

Il 14 marzo 1922 egli si ammalò di polmonite. Subito volle ricevere l’Unzione degli infermi.

Mentre si confessava, dichiarò di voler perdonare a tutti quelli che gli avevano fatto del male, come Cristo sulla croce. “Devo patire – disse – affinché i miei popoli siano uniti”.

La speranza di molti è che la Chiesa cattolica, elevi presto all’onore degli altari, Carlo d’Asburgo, non tenendo conto d’eventuali ostacoli derivanti da questioni estranee alla concezione religiosa.

La nuova Europa potrà avvalersi del suo poderoso esempio, in un clima d’intolleranza e di quasi esclusivo predominio del fattore economico. La Chiesa d’Austria, ma non solo,
reclamano presto la canonizzazione di Carlo d’Asburgo, imperatore d’Austria.

���������������������������������������������������������������������� Giampaolo Thorel