28 marzo 2002

5 novembre 2006 – 31° Ordinario

Letture della Santa Messa festiva

Dal libro del Deuteronomio

Mosè parlò al popolo dicendo: «Temi il Signore tuo Dio osservando per
tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo
figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti dò e così
sia lunga la tua vita.
Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica; perché tu sia felice
e cresciate molto di numero nel paese dove scorre il latte e il miele,
come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto.
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu
amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con
tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel
cuore».


SALMO  RESPONSORIALE

dal Sal 17   

Ti amo, Signore, mia forza

Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Mi assalirono nel giorno di sventura,
ma il Signore fu mio sostegno;
mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.

Viva il Signore e benedetta la mia rupe,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.

SECONDA LETTURA

Eb 7,23-28

    

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, [gli Israeliti] sono diventati sacerdoti in gran numero,
perché la morte impediva loro di durare a lungo; Cristo invece, poiché
resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può
salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio,
essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore.
Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente,
senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; che non
ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire
sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo,
poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso.
La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a umana
debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge,
costituisce tale il Figlio reso perfetto in eterno.

CANTO AL VANGELO

Gv 14,23   

Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia.

VANGELO

Mc 12,28-34   

 Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è
l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo
cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è
questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro
comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità
che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto
il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo
come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei
lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più coraggio di interrogarlo.

MEDITAZIONE

“Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.” (11,11)
“Le cose hanno valore soltanto nel loro essere volute e amate da Dio ,
sono amabili unicamente in rapporto ad un amore che è amore in
assoluto” (p.Albino p.178)
Le cose si presentano ai nostri occhi con una certa apparenza. Alcune
ci attraggono, altre ci rendono indifferenti, altre ancora le
respingiamo. Ci sono molte più cose che ci rendono indifferenti perché
ci sembrano ormai logore, banali, troppo comuni ed insignificanti.

Quando, però, ci inabissiamo nel mistero dell’esistenza e di
Dio..allora cambia anche il nostro rapporto con le cose, la vita, gli
altri e noi stessi. L’interrogativo nasce spontaneo : perché Dio ha
voluto che esistessero la tal cosa, quella persona, me stesso? Se Dio
sommo bene, ha voluto così…ha i suoi motivi che non è giusto indagare
eccessivamente perché a noi non è ancora concesso in questa vita di
comprendere in tutta la sua profondità ogni mistero. Dio ha le sue
ragioni che sfuggono al nostro cuore.

Noi siamo solo sue creature che Egli desidera elevare fino al suo cuore
per rivelarci i segreti che a Lui piace rivelare a chi vuole, nella sua
infinita libertà. Quando in noi si annida questa convinzione, subentra
il rispetto dovuto a Dio, principio dell’amore che dovremmo coltivare
per Lui.
Purtroppo Dio trova in questa terra pochi veri amici che lo rispettano
e lo amano per quello che è e per come agisce. In genere lo si invoca
nel bisogno, o nei segreti meandri della mente lo si accusa di
ingiustizia, oppure si temono i suoi castighi e cerchiamo di operare
per evitarli.
Ma quando l’amore per Lui comincia ad essere veramente puro, non servile o interessato?

Nelle nostre meditazioni dovremmo cominciare a considerare per prima
cosa questo: che nonostante il nostro comportamento continuamente
scorretto, egoista e narcisista, pieno di pregiudizi e superficialità,
nonostante la nostra ingratitudine ed arroganza (pretendere di
conoscere subito i perché del mistero della sua esistenza e della vita
diventa a volte “arroganza”), Egli ci continua ad amare, a sostenere,
ad essere dalla nostra parte ed attende da noi un palpito di altruismo.
Dio non è amato come si dovrebbe, e questo è il suo dramma interiore.
Egli lo sa che siamo incapaci di amare, per questo ci viene in aiuto.
Ma la durezza del nostro cuore lo mortifica, non permette la sua azione
salvifica. Egli ama chi lo cerca con cuore sincero.

Ed è la sua azione che permette che in noi si insedi il suo regno. Chi
vede le cose alla sua luce purifica il suo amore, accetta il mistero
della vita e si appassiona realmente a Lui.
Ecco perché il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di Giovanni
Battista. Come dire : chi vive nel divino supera qualitativamente la
condizione terrestre e sa amare come Dio ama.

Pier Angelo Piai