4 Ottobre 2002

L’arte, la creazione, l’invenzione

del prof. Giorgio Codarini, psicanalista
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Tempo fa,un fatto di cronaca,ha destato qualche curiosità,ponendo un interrogativo fondamentale,dato il suo tragico epilogo.
Un quindicenne è finito sotto un treno della metropolitana a Milano;era l’una di notte, alla chiusura,con i locali deserti.Non è difficile intuire come mai si trovasse lì.Si trovava lì in veste di artista.
Uno dei tanti decoratori che arricchiscono di grafiti squallide pareti che usano le carrozze ferroviarie come una tela per un pittore; attività rischiosa e pericolosa questa che può costare la vita.

Intervenendo Gillo Dorfles,ha affermato che c’è un bisogno di imporsi di lasciare un segno attraverso grafiti e decorazioni.C’è un elemento ludico essenziale nell’Arte.Ebbene si tratta proprio di lasciare il segno.
Graphein (gr.) richiama l’idea dello scalfire,incavare,disegnare;grapheion =stilo per scrivere,per incidere.La rad.gotica -graba =scavare.Grapho = incido,scolpisco.Il segno è una indicazione definita dall’ insieme dei suoi usi possibili,preso dai giri e raggiri della menzogna equivoco e malinteso;esso mantiene una traccia indelebile,risiedendo in una logica particolare.

Il segno come incidente, incidenza comporta il significante attraverso -la lettera- che specifica il significante nel paradosso della menzogna. Ciò che si trasmette è la lettera,nella caduta di un significante;essa indica l’ incidenza dello spostamento.

Eppure da questa lettera se ne può trarre il nome.L’arte del grafito conduce a una questione di nome.Un nome che sta nello stile, nella sua sembianza ed è quì che rilascia un simbolo un patto,come riconoscimento.La questione del nome è la questione del riconoscimento( Gn Jahwista).

L’immagine anche quella artistica sta nell’ordine del segno,ma in quanto artistica l’ immagine non è fissa nè fissabile.Si situa nella particolarità della sua comunicazione tra Babele e Pentecoste.Babele introduce l’ equivoco della lingua,il mito dell’ afasia,l’ idioma inconscio;la Pentecoste introduce il malinteso, ciascuno intende a suo modo. Anche parlando di simbolo,il ciascuno non viene tolto.

Si tratta qui dell’alingua,lingua originaria,lingua dell’ inconscio,anche in quanto sociale.( Ciò che si intende sta nella differenza).

Shakespeare nella ” Tempesta” afferma che” noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”.La materia del sogno è una materia desiderante come quella fatta di carne.Grazie ad essa noi ci troviamo in cammino lungo il sentiero,nell’avventura.

Di ciò che accade lungo questo sentiero ne siamo pienamente responsabili,in quanto ciascuno di noi non può non ammettersi nel suo “desiderio”.
Come procedere?L’ Arte è un modo di procedere.Nella sua originarietà,essa viene da una radice indoeuropea – AR – che significa appunto muoversi,andare verso una meta,ma anche adattare qualcosa,mettere in ordine, comporre…(Gr) ” Aro o arisco”: adattare.

I Greci la chiamavano ” Techne “che porta con sè un campo semantico complementare ovvero la capacità di produrre, di generare, di creare, di fabbricare,(dalla radice”TAR – fare, produrre,creare).Originariamente la Techne era l’arte di lavorare i metalli,ma ben presto viene a significare,con l’aggiunta di un aggettivo,tutte le arti,anche quella musicale, poetica e retorica. .

Alcuni filosofi del ‘ 900 avversi alla modernità,come ad esempio Heidegger e certi suoi continuatori, ritengono che la Techne sia come la radice di tutti i mali.Ma la Techne non è, nè buona nè cattiva,nessuna arte nè scienza potrebbe farne a meno.
La grande accusata sarebbe semmai la Tecnologia,ossia l’universalizzazione automaticistica ed anonima della Techne,una volta tolta la differenza.

Ma non c’è Arte che vada senza sogno,senza il pensiero poetante.Il sogno non è una dimensione prettamente umana,si esprime per enigmi,attraverso dei rebus e ha quindi bisogno dell’ascolto.Dalla Bibbia,come nell’esempio di Giuseppe,fino agli Atti degli apostoli e all’Apocalisse,sappiamo che Dio parla nel sogno,che parla attraverso metafore,ed è attraverso metafore che avviene la creazione artistica.Solo nel cammino della” ricerca”c’è l’eventualità dell’incontro,dell’invenzione.

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Non c’è incontro senza viaggio,non c’è invenzione senza passo.
S.Freud,riprendendo alcune riflessioni sul sogno di F.W.Hildebrandt riporta nell’Interpretazione dei sogni, tre costruzioni oniriche,ossia tre combinazioni diverse causate dallo stesso fenomeno esterno al sogno:il trillo della sveglia sul comodino.Tre diverse elaborazioni che partono da uno stesso pretesto:gli intensi rintocchi di una campana nei pressi di una chiesa immersa in una mattinata primaverile,lo scampanellio assordante dei cavalli che trascinano una slitta sulla neve e il rumore di fragili stoviglie che precipitano fragorosamente sul pavimento,scivolate dalla mano di una cameriera (1)

Se l’evento esterno irrompe coincidendo con l’immagine finale del sogno bisogna affermare che l’ istante contiene in sè una storia non collocabile in uno spazio e tempo kantiani.Non si tratta di un procedere dall’ istante presente verso il futuro ma di un venire verso l’istante presente da un infinito di combinazioni.Il tempo della narrazione, nel sogno,procede dalle conseguenze alla causa – scopo.Il sogno non è della dimensione del visibile,è dell’ ordine dell’Immaginario ed ha accesso al Simbolico nel racconto e nell’ interpretazione durante la veglia.

Pavel Florenskij in una delle sue opere più interessanti,”Le porte regali”parlando di Arte si esprime così:”..nella creazione artistica l’anima è sollevata dal mondo terreno ed entra nel mondo celeste.Lì senza immagini si nutre della comtemplazione dell’esistenza del mondo celeste,tocca gli eterni noumeni delle cose e, impregnata, carica di conoscenza ritorna al mondo terreno.

E tornando giù per la stessa strada arriva alla frontiera della terrestrità,dove il suo acquisto spirituale è investito in immagini simboliche – le stesse che, fissandosi,formano l’opera d’arte.Sicchè l’arte è un sogno sostenuto” (2).Il meccanismo psichico del sogno funziona come metafora della creazione artistica.Essa è la ri-costruzione, hic et nunc di una costruzione onirica che viene poi a dissolversi.

Ma perchè parlare di Arte oggi? Dovstoevskij nel “Discorso su Puskin”,afferma più volte che “la bellezza salverà il mondo”.E’ quasi storicamente constatabile che raramente la “bellezza”ha avuto un tale valore soteriologico.Probabilmente la salvezza di cui egli parla è quella del” mito della creazione”.Una creazione non avvenuta una volta per tutte,ma presente in un atto incessante, dove c’&egregrave; un artista.

L’atto creativo di Dio nell’inno sacerdotale di Gn 1,si ripete nell’esperienza artistica,dispensando Bellezza.Una bellezza questa che si coniuga con la Bontà.Gn 1,10b:”Eloìm ki t(e)uv”- “Theòs òti kalòn – Dio vide che era bello (buono, soave,felice).E’ l’ipotesi di una bellezza originaria,quella a cui si richiama Dovtoevskij e la bellezza che noi ammiriamo non è altro che l’epifania di quella bellezza che conduce con sè l’ “ordine” della creazione divina.

Come sempre nella storia,l’Arte è quel “superfluo necessario”di cui non se ne può fare a meno.Oggi essa può avere quella funzione spirituale che rende evidenti i paradossi del senso e del luogo comune,dell’indifferenza e del conformismo,imperanti.
Lo spirito artistico non si fonda sull’Autorizzazione da parte di una istituzione.L’artista si autorizza da sè e la sua Autorità viene dalla sua Arte.

L’Auctor( autore,da augere = crescere), s’innalza senza fondarsi su nessun supporto istituzionale, come garanzia,ma si assume la completa responsabilità del suo “fare”.Le più interessanti rivoluzioni artistiche non hanno mai avuto una provenienza accademica e istituzionale,ma piuttosto da una dilettevole esperienza di “bottega”.

Giorgio Codarini, psicanalista

(1)S.Freud: L’interpretazione dei sogni,pag.33 – 34.
(2)P.Florenskij: Le porte regali – saggio sull’icona,pag.34.

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