15 Luglio 2002

Quei difetti immaginari del nostro aspetto fisico

dal Messaggero Veneto del 15/07/2002

Caro professore, siamo un gruppo di amici e desideriamo sottoporle un caso che continua a meravigliarci: nella nostra compagnia sono entrate da poco a far parte anche due ragazze, l’una piuttosto carina, l’altra, a dire il vero, un po’ meno.

Però, mentre quest’ultima si comporta sempre con spontaneità e allegria, quella obiettivamente più gradevole d’aspetto è spesso cupa, taciturna, immusonita. Fin qui niente da eccepire, dirà lei, avrà i suoi problemi. Ma sa quali sono? Si sente “complessata” a causa di una peluria (a suo dire terribile), soprattutto su braccia e gambe, oltre che sul viso, cosa che a noi tutti pare assolutamente insignificante, sempre che la si noti. Insomma, invece di essere contenta di com’è, quasi se ne vergogna. Che ne dice?

Un gruppo di amici – Udine

Ne dico subito, con qualche parolone, poi cercherò di spiegarvi meglio: il problema è inquadrato nei disturbi somatoformi, precisamente nella categoria dei dismorfismi corporei (tempo fa: dismorfofobia).

In altri termini, più accessibili, si tratta di un problema legato al proprio aspetto, ma con una particolarità abnorme che suscita un’esagerata preoccupazione per qualche difetto, più o meno immaginario e certo non grave.

Le più comuni lamentele riguardano imperfezioni del viso (rughe, macchie, forma del naso e della bocca, occhi, pelurie varie), ma ci si fissa a volte anche su gambe, piedi, mani, seno e via dicendo. Se, in alcuni casi, ci può essere una lieve anomalia, le negative valutazioni del soggetto risultano chiaramente eccessive.

Inutile cercare di convincere, con sane e razionali osservazioni, la vostra amica del contrario: è un po’ come spiegare a uno che solitamente soffra per la paura di avere un male grave che, tanto, non ha niente. Meglio indirizzarla a un esperto, se il problema minaccia di durare a lungo o se le impedisce di vivere serenamente.