11 Luglio 2003

Indietro non si ritorna

Pradamano, 13 – 02 – 2002

INDIETRO NON SI RITORNA.

Il Vangelo insegna a non giudicare.
La Storia, invece, valuta gli eventi umani, anche quelli che vengono distorti o travisati dai “birboni di turno”. Acquisire la consapevolezza dei “fatti” serve a fornire una direzione alla nostra vita.

Le vicende storiche, del “giovane” Stato Italiano, indicano, chiaramente, come, fin dalle sue origini, nel nostro Paese, l’organizzazione del Potere, fosse stata di stampo borghese.

Nascosti nel Potere c’erano e ci sono anche oggi i Pretoriani, dislocati su tutto il territorio nazionale. Al di là del “colore politico”, questo Potere è sempre stato gestito in modo sordo e duro, schiacciando i deboli e sospingendo i poveri verso terre lontane.

Si diceva, anche, : “Fatta l’Italia, ora, bisogna fare gli Italiani”. Poi, tanti “sudditi” sono stati sospinti dal Sud al Nord e viceversa, lungo lo “Stivale”, ma tutti dovevano imparare a Scuola a parlare l’Italiano.

Lo Stato, così, è diventato forte. Oggi, cadute certe ideologie ed entrati nell’Ue, altri obiettivi appaiono all’orizzonte ; ecco perché certe cose stanno lentamente cambiando.
Tra queste cose avanza un concetto nuovo, un concetto “voltairiano” della tolleranza, che contrasta con quello rigido, “vecchio”, utilizzato dai Pretoriani.

Ecco perché la Lingua Friulana, da sempre bandita dalla Scuola “all’italiana”, è diventa improvvisamente realtà che ci lega e ci avvicina ai valori e alle radici del passato. Dicono i saggi che a cancellare le radici si rimane poveri e monchi. Forse, nell’era della globalizzazione, l’efficientismo esasperato appare come una nuova “dolorosa” ideologia borghese.

Dicono, ancora, i saggi che : “La virtù sta nel mezzo”, ma una cosa è certa : indietro non si ritorna.

Eugenio Di Barbora

Pradamano