14 Maggio 2003

Madre del suo Creatore

36° Capitolo

Mia madre e i miei parenti sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Lc.8,21)

Madre di Dio! Una creatura che diventa madre del suo Creatore! E’ un mistero sul quale sono state scritte infinite parole su montagne di carta. Ma che rapporto c’è tra noi, creature mediocri come altre miliardi al mondo e la madre di Dio? Se siamo fratelli di Gesù Cristo (ci ha comandati di dire “Padre nostro), Ella è anche nostra madre.

Madre di Dio e madre nostra. Dietro questo mistero non si cela forse una realtà esistenziale più concreta ed incredibile? Noi sosteniamo che Eva è la madre dei viventi, mentre Maria è la nuova madre dei viventi. In lei il divino e l’umano si sono compenetrati ed in lei la nostra umanità può “divinizzarsi”. La sua maternità non è solo una lontana relazione che ispira tenerezza e qualche passeggero sentimentalismo.

E’ molto di più. E’ un qualcosa che ha a che fare direttamente con la nostra esistenza. E’ una eresia quando sosteniamo che la sua maternità è partecipata anche a noi?. Non ha forse detto Gesù Cristo che chi fa la volontà del Padre è anche “madre”? Possibile che sia solo una metafora? Senza togliere il privilegio di Maria quale madre di Dio, non siamo forse anche noi partecipi in qualche modo di questa maternità? Madre è chi genera, dopo averlo concepito e fatto crescere nel proprio seno, un essere vivente. Noi siamo causa di infiniti effetti ed effetto di infinite cause (Danilo D’Antonio;Energie n.3/94 p.37)

Dio è la causa prima di tutte le cose e i fenomeni. Dio ci ha creati dal nulla e ci ha dato la possibilità di partecipare alla sua azione creatrice: ci ha donato l’intelletto, la coscienza, la volontà che si esprimono in una relativa libertà di scelta. Ma anche se questa libertà di scelta è infinitamente limitata rispetto alla sua, rimane “infinita” rispetto al nulla ontologico e logico. Il nulla è sempre infinitamente distante ed opposto a “qualcosa” che si esprime in una qualsiasi presenza o in un fenomeno. Sbagliamo a soffermarci per gran parte della nostra vita sui nostri limiti, guardando solo la parte vuota del bicchiere. L'”esserci” con la nostra coscienza e tutto il nostro essere corporeo e spirituale è qualcosa di infinitamente grande rispetto al nulla.

Le cose che osserviamo accanto a noi esistono in sè ( e continuerebbero ad esistere anche senza di noi). Ma dal momento che viene percepita dalla nostra coscienza attraverso miriadi di vibrazioni, fa parte della nostra esistenza arricchendo la coscienza che in qualche modo si “rigenera”. Quell’oggetto viene in qualche modo “rigenerato”da noi.
Per intuirlo bisognerebbe riproporre il ragionamento in maniera negativa: l’oggetto, pur esistendo in sè, senza l’attività percettiva della coscienza, non esisterebbe. E’ l’attività unificante del nostro io che gli fa prendere coscienza di qualsiasi “essenza” logica od ontologica.

Ciò vale non solo per tutti gli oggetti che percepiamo da infinite prospettive. Dalle creature posso risalire al Creatore, il quale è fonte di ogni vibrazione cosmica. E’ Lui il vero Essere, mentre il nostro è stato creato dal nulla. Eppure se non esistessimo, se fossimo “nulla”, non potremmo né cercarlo, né prendere coscienza della sua esistenza. Pur continuando ad esistere in sé, per noi non avrebbe alcun senso, come se non ci fosse. Invece “esistiamo”, grazie a Lui, che ci dà anche la possibilità di farlo esistere in noi.

Ed Egli è glorificato quando lo riconosciamo come il nostro Creatore e Signore. E quando lasciamo che sia Lui ad agire in noi attraverso le opere buone è come se lo “generassimo” in noi. “Generazione” non è “creazione”. Maria è il prototipo della creatura che “genera” Dio in sé perché ha ascoltato la sua parola e l’ha messa in pratica. E tutti partecipiamo della sua divina maternità quando insieme a Lei diciamo “fiat voluntas tua”. Tutta la nostra vita è “concepimento”, “gravidanza”, “parto”, “allattamento” divini: fasi che non hanno la successione cronologica materiale, ma “spirituale”.

Quando operiamo il bene in Dio, Egli viene “concepito” dallo Spirito Santo, viene nutrito dal nostro seno, messo al mondo ed allattato all’esterno, diventando dono anche per gli altri. La maternità di Maria non è solo un dogma intellettualmente definito, ma è una realtà che coinvolge direttamente la nostra realtà personale.

L’Epifania racchiude probabilmente il senso più profondo di questa divina maternità. Dio ci vuole rivelare che proprio nella vera adorazione del Dio-bambino ci viene comunicato il mistero della maternità relativa ad ogni uomo che accetta il triplice dono simbolizzato da quello dei Re Magi. Dio è amore e quando “amiamo”, pur essendo Lui per primo a spingerci ad amare, si lascia “generare” facendoci partecipare della maternità di Maria. Mistero dei misteri: un Dio creatore che si lascia “generare” dalla sua creatura. Si annulla per conferirci il Tutto, affinché anche noi ci annulliamo per diventare realmente simili a Lui. Il suo appello è rivolto proprio a tutti noi, creature pressoché sconosciute: ai nostri familiari, ai vicini di casa, agli amici, ai conoscenti, a tutti i parenti, ad ogni persona della terra, a colui che consideriamo con occhi terreni la creatura più infima, l’ultima.

Maria era una ragazza sconosciuta di un villaggio posto ai margini dell’impero romano. E’ l’emblema di tutti i poveri e gli sconosciuti che sono esistiti e vivono sulla terra: un numero enormemente più grande dei pochi “potenti” sui loro troni. Nel mistero della maternità divina di Maria si nasconde il mistero di un Dio che ama infinitamente ogni sua creatura, indipendentemente dalle sue condizioni fisiche e sociali.

Ogni creatura gli è infinitamente cara perché in essa si lascia generare. Ogni coscienza ha un’incredibile funzione materna perché è l’ambiente unico ed irripetibile in cui Dio può manifestare il suo amore. Senza di noi, pur continuando ad esistere, è come se “non “esistesse”. Egli esisterebbe lo stesso, intendiamoci: nulla aumenta la sua perfezione, perché Egli è l’Essere. E’ l’Essere che dona l’esistenza.

Quindi è dono, Amore vero, autentico. Noi “siamo” nella misura in cui partecipiamo di questo “dono” per farci dono anche noi. Maria si è fatta autentico dono. Ci vuole veramente una grande santità