7 Ottobre 2001

Genio e superficialità

copcreati pictureDice Lavelle : “tutti gli uomini sono geniali se sono capaci di scoprire il loro proprio genio”.

Abbiamo bisogno di percepire il senso del mistero, altrimenti la routine quotidiana ci travolge e ci incatena nel mare della superficialità.
Innanzitutto consideriamo il fatto che siamo mistero a noi stessi : fragili volontà in fragili corpi animati da uno spirito immortale.

E’ sorprendente come agiamo tra tanti nuclei d’azione che sono il nostro prossimo, gli eventi, il dinamismo biologico della vita terrestre.
Abbiamo la coscienza evolutiva e l’evoluzione della coscienza, ma l’amor proprio, in una sorta di insistente ed aggressivo narcisismo, vuole appropriarsi della nostra genialità inquinando le acque limpide delle sue fonti. Scatta il confronto, la sensazione di mediocrità ed alla fine, la superficialità che arrugginisce gran parte della nostra vita terrena.
La purezza interiore, che si ritrova quando l’anima riposa in Dio, rende straordinario ogni attimo della nostra vita perché ci fa intuire le immense ricchezze che Dio vuole trasmettere alla nostra anima.

Il narcisismo ha inquinato in noi il significato della parola “genio” considerandolo solo nell’accezione più comune: “talento, tendenza naturale per qualcosa, il talento inventivo o creativo nelle sue manifestazioni più alte”. In questo modo colui che viene considerato geniale si distingue dalla massa mediocre per le sue straordinarie capacità operative. Anticamente il genio era un’entità astratta cui si attribuiva la facoltà di presiedere agli eventi della vita umana o di ispirarne le decisioni.

Ma la genialità in ognuno di noi si manifesta soprattutto nella presa di coscienza delle ricchezze interiori che sono già presenti in tutta la loro potenzialità e che attendono solo l’autosvelamento.
Solo lo Spirito può aiutarci in questo : ma c’è bisogno di silenzio, di impegno orante, di attenta riflessione che ci liberi dai luoghi comuni più ingannevoli.
E’ necessario avere il coraggio di osservarci così come siamo, senza interporre giudizi che ci mortificano o ci illudano.