5 Febbraio 2003

La vigilanza perpetua

14° capitolo
Abbiate sempre i fianchi cinti e le lucerne accese…(Lc.12,35)

Quando abbiamo perso realmente tempo? Abbiamo spesso quella vaga sensazione. E’ vero che momenti senza riflessione profonda sono persi per l’eternità?
Ma cosa vuol dire riflettere? Usare il cervello e la mente per scandagliare le cose più arcane? Non c’è anche il pericolo di trascurare il cuore? Il cuore in senso biblico!

Dio è la suprema intelligenza, fonte di tutte le altre intelligenze del suo creato. Egli può creare infinite altre intelligenze di gran lunga superiori alla mia. Ha dunque bisogno della nostra? No: ma se ce l’ha data significa che dovrà per forza servire a qualcosa! Ci ha dato anche il cuore che dovrà liberamente amare e per amare in modo libero dovrà servirsi dell’intelligenza, che guida le scelte. In questo caso dobbiamo supporre che il cuore è superiore alla mente perchè si serve di essa per orientare i suoi appetiti. Ritornando alla domanda iniziale si potrà allora così rispondere: non perdo tempo quando amo, perché è nell’amore che uso il cuore e la ragione. Se invece uso la ragione senza il cuore, solo per il piacere di sentirmi intelligente e dotto, allora perdo realmente il mio tempo.
Ognuno di noi ha delle ambizioni segrete che molto spesso cela anche a se stesso. Ci si vergogna quando indirettamente vengono smascherate, e forse è giusto così. E’ meglio analizzare bene il fine di ogni azione e desiderare che essa sia compiuta solo per Dio e per la sua gloria. Dobbiamo essere sinceri.

Quali sono gli indicatori del nostro latente egocentrismo?
Ci vuole molta prudenza : sotto le sembianze di virtù si può celare un sottile desiderio di apparire buoni e sapienti agli occhi degli uomini, il che vanifica la retta intenzione. Tanti si perdono sotto il peso della loro presunzione. Molti passano la loro vita con l’incoscio piacere di attorniarsi di ammiratori, come se fossero sempre su una invisibile platea. Credono di lavorare per Gesù Cristo, ma lavorano solo per se stessi. Non amano Gesù Cristo come si dovrebbe, piuttosto sfruttano il suo nome per il piacere di essere rinomati.
Sono migliori coloro che cercano sfacciatamente il successo per il successo, senza mezzi termini, di coloro che si servono dell’immagine di Gesù Cristo per perseguire i propri scopi egocentrici.

Ci vuole molto coraggio per scoprire le intenzioni più recondite del nostro “io”.
Dobbiamo decidere : o noi o Gesù Cristo. “Chi non rinuncia a se stesso e non prende su di sè la sua croce non può essere mio discepolo”. Gli apostoli e tutti gli altri seguaci sono stati molto provati ogni volta che hanno diffuso la parola di Dio. Dio stesse permette queste umiliazioni per purificare colui che diventa suo mezzo. Nessuno deve inorgoglirsi, altrimenti si mette al posto di Dio e rischia di rovinare la sua anima.
Chi ama il Signore lavora sempre per Lui. Non importa la quantità di quello che fa o il clamore che ne segue. Ciò che importa è agire gioiosamente per Lui, per la Sua gloria. Potrà spesso sembrare un fallimento, ma la retta intenzione verrà sempre raccolta da Colui che tutto conosce.

Chi si proietta in Dio, tramite il Figlio con l’energia dello Spirito Santo (nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo) verrà in qualche modo purificato. Ecco perché ci viene richiesta la vigilanza perpetua. Essa è un misto di consapevolezza e di abbandono. Bisogna essere consapevoli che tutto ciò che facciamo è utile ed inutile contemporaneamente (servi inutili siamo). E ciò è vero : Dio può fare tutto, ma lascia fare molto a noi…ci lascia agire perché rispetta profondamente la nostra vocazione di figli adottivi. Ma chiede anche l’abbandono fiducioso.

Una volta che si è agito per la sua gloria, bisogna dimenticarci e convincerci che abbiamo fatto semplicemente quello che dovevamo fare e che ci sono infinite cose che non abbiamo ancora compiuto per incuria, superficialità, paura od egoismo. Agiamo come se non avessimo agito, dimenticandoci subito del risultato buono : lasciamo al Signore utilizzarlo come meglio crede. Dio è talmente discreto che desidera la salvezza degli altri, ma anche la nostra.

Tanti corrono verso la rovina credendosi indispensabili. Pensano di aver costruito qualcosa di imperituro, credendo di avere la verità in tasca, come se non fossero mai stati solo uno strumento di Dio. Inorridiscono se qualcuno pensasse di subentrare alla loro opera. Nessuno deve azzardarsi a sostituirli, proprio perché “nessuno” è in grado di fare esattamente come hanno fatto loro. Forse sanno che c’è qualcuno che farebbe anche meglio. Ma è ciò che temono.

Da qui si intuisce che non hanno lavorato per il Regno dei cieli , ma solo per la propria fama e ricchezza. La storia, grande maestra di vita, ci ha dato infiniti esempi di civiltà, regni, strutture organizzative, opere crollate e distrutte. Tutto è soggetto alla corruzione. Ogni clamore è destinato ad acquietarsi. Solo la parola di Dio e il suo amore rimarrano eterni in ogni uomo, che è tempio dello Spirito Santo.

Per leggere il 15° capitolo cliccare:

L’esigenza della preghiera