2 Febbraio 2003

Il mio egoismo, il Suo amore

11° capitolo

Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.(Gv.14,21)
Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro? (Gv.21,15)

Perché Gesù chiede tre volte a Pietro se lo ama? La tradizione mi risponde che ciò richiama il triplice rinnegamento. Ma , forse, scavando più a fondo, la domanda è rivolta insistentemente ad ognuno di noi affinché ne comprendessimo il significato a fondo per poi amarlo nella pratica.
Mi vuoi bene, veramente bene?” – ci chiede Gesù.

Ma cosa vuol dire voler bene a Gesù? Intanto bisogna prestare la massima attenzione al mistero della sua persona : ascoltarlo. Come la Vergine Maria che serbava e meditava in cuor suo tutti gli eventi, o come Maria, sorella di Marta, che stava ai suoi piedi ad ascoltarlo. Ma questo è solo un primo importante passo. Dopo l’ascolto deve seguire la prassi, come ci indicano i Vangeli. Dall’intelletto l’amore deve calare al cuore per accenderlo.

Ma a chi dobbiamo voler bene…ad una persona vissuta duemila anni fa? No, dobbiamo voler bene al” risorto”, perché Gesù ha interrogato Pietro da ” risorto “. Il risorto é il Gesù Cristo completo, l’Alfa e l’Omega, Colui che proviene dal Padre, ha vissuto per un periodo storico in mezzo a noi, ed è attualmente il Dio tra noi. E’, insomma, Colui che è sempre stato, Colui che è stato, Colui che è e Colui che sarà. E’ il Cristo eterno e contemporaneo.

Che cosa vuol dire “volerGli bene”? Sapessimo quanto egoismo c’é nel nostro “volergli bene!” Sapessimo quanto altruismo, invece, nel Suo volerci bene!
La nostra preghiera, ad esempio, è in gran parte fatta di richieste: concedimi questo, quello, fammi star bene, non privarmi di nulla etc. Ci dimentichiamo che il Padre cerca adoratori e che bussa alle nostre porte interiori per avere uno spazio. Potrebbe entrare violentemente…invece rispetta delicatamente la nostra volontà! Egli ci cerca senza far pesare la sua presenza.

Come possiamo volergli bene? La volontà di volergli bene è già un primo passo. Ma quanta strada verso la concretezza!
Amiamo tutti la felicità, ma la amiamo in modo sbagliato. Il “voler bene” è connaturato al nostro essere e la nostra felicità dipende dalla sua modalità e qualità. Diciamo di voler bene ad una persona, ma quando analizziamo a fondo questo sentimento ci accorgiamo degli infiniti limiti del nostro amore. Scopriamo che la amiamo per dei secondi fini inconsci. Legami di sangue e parentela, reciproci interessi, calcoli e tornaconti, condizioni varie…Pochi amerebbero un loro detrattore od un aguzzino. Gesù Cristo lo ha fatto: “Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno!”

Amare Gesù Cristo realmente richiede un impegno globale della nostra persona.
Un metodo personalmente molto efficace per entrare nel clima di preghiera:
“Sappiamo che Tu ci ami infinitamente. Ciò vuol dire che ci ami anche se fossimo più gran lazzaroni del mondo. Ci ami anche se ti abbiamo tradito infinite volte, anche subito dopo il pentimento. Ci ami anche quando, pur facendoti mille promesse, siamo ricaduti negli stessi errori. Sì, Tu ci ami perché speri ancora nella nostra perfetta conversione. Hai molta più fede in noi che noi in Te. Ci ami anche quando mettiamo in dubbio il tuo modo di amare, ed è ciò che più ti offende. L’incomprensione del tuo amore da parte nostra è una grande sofferenza che procura al tuo cuore, forse la più grande di tutte le mancanze alla tua legge. Tu desideri dei cuori che comprendano il tuo grande amore, che sappiano amare Te e questo tuo modo di amare. Hai già creato i tuoi angeli perfetti. Tu ami queste creature imperfette perché hanno la potenzialità di entrare nella perfezione dell’amore con grande fatica, e questo è una specie di autocreazione che ti glorifica. Tu ami ogni uomo, anche il più meschino, perché l’hai tratto dal nulla e l’hai fatto divenire tua immagine ed è destinato a diventare tua somiglianza. Tu ami ogni creatura gratuitamente e aspetti con pazienza che ogni creatura lo riconosca.
Per amare bisogna essere umili, realmente umili. E’ difficile e contemporaneamente semplice l’umiltà. Basta essere se stessi ed avere il coraggio di guardare dentro noi stessi. Un’endoscopia coraggiosa.

Ma ahimè!…C’é da scoraggiarsi. Bisogna essere talmente umili da non scoraggiarsi. A questo punto é meglio guardare a Lui e considerare la sua infinita misericordia. Dobbiamo credere che sia infinita! Guardate a Lui e sarete raggianti. Solo Lui può renderci umili. Bisogna considerare Lui e tutta la sua creazione. La sua infinita umiltà traspare dalla creazione che comprende il più infimo essere microcosmico e il più grande. Davanti a Lui chi é il più grande? Colui che si annulla per la sua gloria. Se riflettiamo bene senza di Lui chi siamo? Chi può considerarci grandi? Forse gli altri ci incenseranno per qualche virtù o dote, ma sono ammirazioni umane, destinate ad estinguersi. E’ Lui che rende grande ogni uomo con una logica che é perfettamente opposta alla nostra. Il nostro sguardo gonfio di superbia e opaco di egoismo e superficialità sottovaluta pregiudizialmente il prossimo che diventa spesso un’ombra non focalizzata dalla nostra attenzione.

Sei un potente? Un ricco? Non saresti nulla se Dio non lo avesse permesso.
Sei colto, sapiente? Se Dio non lo avesse voluto non lo saresti. Comunque per tante cose che tu sappia, agli occhi di Dio sei ancora molto ignorante e non ti basta l’eternità per conoscere tutto.
Sei una creatura, non sei Dio. Ma Dio ti ha dato la possibilità di divinizzarti. Il tuo destino è grande!
Spessoun insolito scoramento ci assale: prendiamo coscienza della nostra miseria formata da meschinità, paure, egoismi, chiusure, imprudenze…ci sentiamo schiacciati dalla pusillanimità e dal nostro nulla.

Che facciamo? A volte, immergendoci nella preghiera troviamo il coraggio di gettare tutto nel divin cuore di Gesù Cristo. Tra la nostra miseria e la sua misericordia la bilancia pende dalla sua parte, come un abisso chiama l’abisso. Allora, in questa arditezza, sentiamo che Egli ci é vicino, non per condannarci, ma per rialzarci. E ci accorgiamo con stupore che Egli perdona anche la nostra sfrontatezza che l’offende di più: il fatto di aver anche minimamente dubitato della sua misericordia. Inabissiamoci nel mare della sua misericordia, ed allora ritorna in noi il coraggio di amare.
“Coloro che non sanno, credono che sia difficile amare. Niente di più facile e di più gioioso. E’ la sorgente di tutte le felicità. Voi amate dal momento che non pensate più a voi” (Colloquio interiore, p.173)

Ci accorgiamo che quando ricerchiamo noi stessi ci sentiamo piuttosto aridi. Quando abbandoniamo in Lui ogni preoccupazione, Egli ci dona una certa indescrivibile gioia interiore, come ci fossimo liberati di un peso insopportabile, il peso del nostro egoismo. Da qui si intuisce che siamo fatti a sua immagine e somiglianza: la nostra vera natura è improntata più sul dare che ricevere, come Dio stesso che in Cristo ci ha fatto capire che Egli si è spogliato di tutto per arricchirci del suo perdono e della sua divinità. E qui entriamo nella luce del mistero dell’amore.
“Se tu vuoi amarmi pensa a me. Per pensare a me, amami.
Pensa a quanto tu sai di me: il tuo amore crescerà, ed è l’amore che ti darà una conoscenza più profonda dei pensieri nuovi “(Colloquio interiore p.274)

E’ possibile che basta pensare a Lui per accontentarlo? Ha Egli una così gran sete d’amore?
“Pensare” significa avere la mente e il cuore aperti a Lui. Chi pensa sgombera il nucleo centrale della mente da tutte le cose che lo distolgono. Anche le cose buone possono costituire una barriera opaca al puro pensiero. Gli orientali ci insegnano a creare il vuoto dentro di noi se vogliamo diventare autentici. Non ci si deve prolungare sulle cose esteriori, ma sono quest’ultime che devono essere riassorbite dal nostro nucleo centrale. Se penso a Dio attraverso le parole e le opere di suo Figlio, la scintilla attivata dallo Spirito Santo incendierà d’amore tutto il mio essere. E l’amore mi condurrà a compiere le opere del Padre.

Ma perché dobbiamo fissare lo sguardo su di Lui? Egli non ce lo impone: infatti ci ha gettati in un mondo fantastico, ma anche pieno di tentazioni. Il nostro grado d’amore sarà basato sulla continua attività discente e di discernimento su ciò che è essenziale. Quando scopriamo che Lui è l’essenziale perché tutto viene da Dio, allora abbiamo trovato la perla preziosa che custodiremo con cura. Tutto dovrà essere riassorbito in Colui che non muta, è eterno e dona la vita eterna. Scocca la vera adorazione e Dio cerca i veri adoratori. Se consideriamo che in Gesù Cristo Egli si è fatto povero e che in un certo senso “mendica” il nostro amore, il nostro animo si commuove profondamente. Come non amare un Dio siffatto?

Un Dio che non tiene conto della nostra durezza di cuore, dei nostri continui fallimenti, ma gli basta il mio povero amore concretizzato nella fiducia che riponiamo nel suo amore e nel suo piano di salvezza ! Lo amiamo quando lo pensiamo. Lo amiamo quando lo vediamo nelle cose create e nelle persone. Lo amiamo quando gli regaliamo il nostro tempo. “Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!” Quando ci disperdiamo nelle preoccupazioni e negli affanni della vita, Egli continua pazientemente ad amarci.

Non smette mai d’amarci.
Lui solo sa se in noi c’è il vero amore. Noi non possiamo e non potremo mai saperlo in questa vita terrena. Sappiamo di avere spesso sete di eternità e ci struggiamo nel cercare di capire il senso di tutto ciò che ci circonda e della stessa vita. E’ un modo di amare? Vorremmo amare. Amiamo di amare. Ma sentiamo che il nostro amore è molto imperfetto e puerile. Ammiriamo l’Onnipotenza e l’Onniscienza del Dio creatore. E chi non lo saprebbe fare? bbiamo una grande ammirazione per l’infinito spogliamento che Egli ha attuato su se stesso incarnandosi, facendosi semplice uomo. Chi non ne rimarrebbe sbigottito e profondamente meravigliato? Tutti gli uomini, buoni e cattivi, quando entreranno nel suo Regno vedranno con evidenza questo incredibile annichilimento e si batteranno il petto.

Ma chi sa amarlo profondamente? Chi &egravegrave; così puro da amarlo senza ombra di egoismo? Qui si intuisce perché Egli si sia fatto così povero. Molti sanno “amare” chi è potente e può esaudirli in tutto ciò che desiderano. Dio, essendo Onnipotente e misericordioso, ha la possibilità intrinseca di esaudirci in tutti. E’ facile amarlo. Infatti Gesù ci esorta a “chiedere”qualsiasi cosa al Padre misericordioso.
Ma si è fatto “povero”. I chiodi sulle mani e sui piedi indicano la volontà del Padre, la sottomissione a Lui.
Chi sa amare un uomo-Dio crocifisso? Chi sa crocifiggere le sue passioni interiori ed accontentarsi dei suoi immensi limiti per seguire Colui che si è umiliato per noi? (ognuno prenda la sua croce)

Pensiamo a Maria, sua madre. Ai suoi discepoli, a San Francesco, a Santa Teresa D’Avila e a Santa Teresa di Lisieux. A tutti gli innamorati di Dio. Ma Dio parla a tutti, senza discriminazione, perché ama tutti infinitamente. Il suo amore infinito desidera un’infinita corresponsione e corrispondenza. Vuole reciprocità. Egli pensa sempre a noi, noi dobbiamo sempre pensare a Lui. Egli ci ama così come siamo, rispettando il nostro modo di amare. Anche noi dobbiamo amarlo per quello che Egli è, rispettando il suo modo di amare, che coincide in definitiva con la sua volontà. Incarnandosi, facendosi povero e perseguitato, incompreso e beffeggiato, umiliato e torturato, ci ha dato la possibilità di amarlo i maniera più matura ed autonoma.

E’ come se Dio volesse dirci: tu mi ami per dei motivi ben precisi. Mi ami perché sono il tuo Tutto, perché sai che sono onnisciente ed onnipotente, perché sai che sono infinitamente paziente e misericordioso, perché sei convinto che non ti deluderò mai, mi ami per i miei infiniti attributi, mi ami perché sono in grado di darti la gioia eterna. Sono tutte buone e giuste motivazioni.

Ma io desidero darti la possibilità di sublimare il tuo amore nei miei confronti per renderti realmente simile a me. Tu mi amerai per quello che sono, e tutto ciò che sono è già stato manifestato nel mio Figlio Gesù Cristo: un Dio che si è umiliato, è vissuto in mezzo a voi senza che ve ne accorgiate, perseguitato, deriso, torturato e crocifisso come un malfattore, abbandonato anche dai suoi amici. Te la senti di amare un Dio siffatto? Un Uomo-Dio con le mani e i piedi inchiodati ad una croce? Intuisci l’immenso amore che ho per voi? Non siete tutte mie creature che vi ho tratto dal nulla?

Eppure vi ho amate e continuo ad amarvi in un modo del tutto particolare. Considera sinceramente quali sono i tuoi meriti fra tanta indifferenza, pigrizia, egoismo, orgoglio, superficialità, sensualità, durezza di cuore finora dimostrati! Meriti realmente un amore così infinito? Perché quando preghi ti lamenti della tua aridità? Non è forse un’ottima occasione per ricambiare il mio amore completamente disinteressato?

Amami disinteressatamente. Le croci che vi invio lungo il tortuoso cammino della vostra vita terrena sono tutte ottime occasioni per offrirmi qualcosa di voi stessi. Tutto ciò che hai è mio perché proviene da me. Senza di me saresti negli abissi del nulla ed io senza di te avrei un’occasione in meno per far risplendere la mia gloria. Un’importante occasione in meno, ricordatelo! Io sono in te, nella tua coscienza, nel tuo essere, nella tua anima molto più realisticamente di quello che tu non abbia mai pensato. Ho anche il potere di trasformare il tuo cuore di pietra in un cuore di carne.

Ma desidero che voi guardiate a Colui che avete trafitto, affinché vi pentiate della vostra cattiva condotta e ritorniate all’ovile del buon pastore. Il vostro amore deve essere libero: più é libero da condizionamenti e più è perfetto, simile al mio. Se mi ami attraverso il modo e la via che ti ho indicato in mio Figlio raggiungerai il grado di perfezione a cui ti ho chiamato e sarai realmente figlio di Dio. Amami attraverso la croce. Accetta tutte le tue umiliazioni, i dolori, le prove che ti invio. Accettale con gioia, perché provengono dalla mia infinita misericordia: ti dò l’incredibile possibilità di divinizzarti e spesso non te ne accorgi.
Quanto siamo lontani!

Ma non dobbiamo scoraggiarci. Sarebbe orgoglio. Lo scoraggiamento è una subdola forma di orgoglio che può portare alla disperazione e alla sclerocardia che si oppongono all’azione dello Spirito Santo. Non resta che pensare al suo infinito amore per noi e per tutti gli uomini della terra. Dobbiamo credere profondamente che Egli ci ama continuamente e che la sua Onnipotenza si manifesta in questo amore per creature che non sanno corrispondergli e che vivono spesso nella cecità dell’egoismo, della superficialità , della pigrizia, della paura e dell’orgoglio. Credere in questo potrebbe già essere l’anticamera della salvezza.

per leggere il 12° capitolo cliccare:

Il perdono che rinnova la creazione