26 Gennaio 2003

Dare gloria a Dio

3° capitolo

“Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che che mi hai dato a fare..” (Gv.17,4)

Quale è il senso dell’espressione Dare gloria a Dio?
Passeggiamo, tocchiamo il suolo con i piedi, respiriamo l’aria di aprile, ammiriamo i pruni in fiore, osserviamo un cavallo lontano che trotta su di un sentiero sterrato, recitiamo alcune Ave Maria del rosario, salutiamo un passante frettoloso, ammiriamo il contadino che ara velocemente il suo campo, udiamo delle voci lontane, guardiamo le nubi che cambiano velocemente la loro forma sul cielo azzurro, poi preghiamo e pensiamo al Creatore.

Perché permette tutto ciò? Perché questa fragilità? Perché non dobbiamo fare questo, quello ed altro ancora contrario alla morale cattolica? Perché tante rinunce?
Perché tanta sofferenza, questo fardello esistenziale, questa angoscia del non sapere esattamente cosa saremo, cosa diventeremo, come verremo giudicati dal Padre?
Perché? Perché? Perché?

Sono perché che sgorgano spontanei e Dio li ascolta. E’ assurdo voler cercare di capire il fine ultimo, eppure l’animo lo ricerca a volte affannosamente. E c’é sempre nel nostro animo un fondo di tristezza frammista a stupore, a sprazzi di gioia, a momenti contemplativi e meditativi. E più ci inoltriamo nella ricerca del senso, più si infittisce il mistero. Abbiamo spesso l’impressione di capire sempre meno. Ovvero, crediamo di capire prima di renderci conto che non avevamo mai capito niente. Non intravediamo il senso pieno della vita , tantomeno nelle sue più nascoste pieghe.

“Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, semmai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo..”(At.17,26)
La nostra unica e vera gioia è il pensare al Signore che si è manifestato in Gesù Cristo. Tutto il resto è passione, desiderio disordinato, superficialità. Egli è il senso dei sensi, perché Lui solo ha parole di vita eterna. Egli solo sa svelarci la nostra identità di figli di Dio. Dio ci chiama a partecipare della sua natura divina. Ci chiede di svegliarci dal torpore e di prendere coscienza della nostra vocazione. Noi vediamo solo i nostri limiti e siamo incapaci di esplorare le nostre potenzialità più nascoste.

“Presto passa questa vita. E’ una grazia che ti lasci ancora vivere quaggiù. Utilizzala meglio : con l’essere tutta per me, tutta quanta, con tutto il tuo pensiero e ad ogni tuo istante; col non lasciare mai lo stato di preghiera e di obbedienza: ascoltandomi meglio.” (Colloquio interiore p.241)

Ogni giorno è una grazia, ogni mattino, ogni istante di vita. Noi spesso nemmeno ce ne accorgiamo. Viviamo su questa terra come se dovessimo vivere chissà per quanto tempo. Ma basta un nonnulla e, se Dio dispone, ci fa fare il grande trapasso. E in questa dimensione spazio-temporale dovremo lasciare ogni cosa , fino all’ultimo atomo del nostro corpo.

Perché Dio ci concede il tempo? Egli attende la nostra evoluzione spirituale, ha i suoi tempi, i suoi ritmi che non sono legati alle nostre previsioni. Egli chiede a ciascun uomo di vivere in uno stato di preghiera e di ascolto. Il tempo meglio utilizzato è proprio quello di Maria ai piedi di Gesù, mentre Marta si affaccendava attorno al maestro. Ella ha scelto la parte migliore che non le sarà mai tolta.(Lc.10,42) Ed è l’unica cosa necessaria. Tutto il resto, se non è fatto in unione amorosa con il Maestro, rischia di diventare rumore, affanno inutile,strepito. Il nostro desiderio deve diventare il desiderio di Dio. La nostra volontà la sua. Così ha senso ogni istante della nostra breve vita. Ogni mattina, appena ci svegliamo, il primo pensiero dovrebbe essere rivolto al Signore.

Dal nostro cuore dovrebbe sgorgare un sentimento di riconoscenza per le nuove opportunità che ci dona. Queste opportunità sono numerose, se realmente riflettessimo:

1) amarlo nelle profondità del nostro essere, dove è sempre presente in maniera celata, anche quando dormiamo o siamo occupati in altre cose.

2) Concretizzare questo amore riconoscente attraverso l’ascolto interiore. Lo si può ascoltare in tanti modi: attraverso la natura, meditando la Sacra Scrittura, mediante una buona lettura o il semplice silenzio interiore.

3) Offrire il nostro dolore e la sofferenza fisica e psicologica di ogni momento: in questo modo si partecipa anche delle sue sofferenze, e questo è un modo particolare per amarlo.

4) Pregarlo intensamente anche per tutte le persone dell’umanità, dai nostri cari fino all’ultimo sconosciuto della terra che ha bisogno della nostra orazione.Dio si serve della nostra apertura agli altri, anche se solo spirituale, per un misterioso disegno di solidarietà insito nella creazione. Questo perché tutti noi partecipiamo del corpo mistico di Gesù Cristo morto e risorto.

5) Accogliere con generosità ogni persona che Dio ci fa incontrare lungo la giornata. Accoglierla senza pregiudizi, vedendo in lei non solo i difetti, ma le potenzialità più nascoste e considerandola particolarmente amata dal Signore. Dietro ogni persona, si cela realmente Gesù che la ama infinitamente. Se ogni persona, anche quella che ai nostri occhi appare la più povera spiritualmente, è tanto amata dal Signore, perché non dovremmo amarla anche noi? Questo amore, frutto della gratitudine più gioiosa, non é inquinato da pregiudizi o dal senso di superiorità. E’ dettato da un desiderio intenso di aiutare ogni anima a salvarsi in Gesù Cristo, ad essere quella che era da Dio destinata a diventare, nel pieno rispetto della sua libertà di scelta.

6) Trasmettere l’amore di Gesù Cristo ad ogni persona, attraverso la testimonianza personale. Se accogliamo con gioia il dono quotidiano dell’amore di Dio, indirettamente esso diventa contagioso.

Per leggere il 4° capitolo cliccare:

La libertà di Dio e dell’uomo