26 Gennaio 2003

La gradualità della creazione

1° Capitolo
Creare vuol dire chiamare all’esistenza dal nulla; dunque, creare vuol dire donare l’esistenza (Dominum et vivificantem di Giovanni P.II, p.35-35)

Dio ama creare dei veri creatori d’Amore: questa è la più sublime creazione

Nulla” è un termine che sembra di facile comprensione. Ma se proviamo a scandagliarlo, ci perdiamo nei meandri del mistero.
Ci sono diversi gradi di esistenza: la stessa natura ce lo insegna. C’è uno stato minerale, vegetale ed animale.

Ogni grado ha un salto qualitativo rispetto al precedente, salto che implica una certa autonomia spazio-temporale e qualche forma di “psichismo” che tende all’autocoscienza. In ogni stato, insomma, ritroviamo una forma di Vita. Per Vita generalmente intendiamo quella biologica : complesso delle proprietà quali la nutrizione, la respirazione, l’irritabilità , le reazioni a stimoli esterni e la riproduzione che caratterizzano la materia vivente e la distinguono dalla materia non vivente. In senso lato, però, anche un sasso ha una Vita, se non altro perché esiste, ha avuto un inizio, muta nella sua forma e nella sua struttura intrinseca (anche se impercettibilmente), e si disintegra.
Il salto qualitativo più misterioso è il primo : il passaggio dal nulla all’esistenza.

“Nulla” viene inteso come “non essere”. Ma ogni forma di esistenza viene da Dio, come il contenuto dei nostri pensieri proviene dalla nostra attività mentale. Nel mondo psichico soggettivo ogni pensiero è posto in essere in quel contesto ed ha la sua forma di esistenza solo in esso, perché non può essere proiettato all’esterno se non come” idea” che imprime la forma alla materia.

Concretizzazione che ha bisogno della mediazione del nostro corpo e delle altre forme di esistenza. Se in Dio “potenza” ed “atto” coincidono verrebbe spontaneo arguire che noi siamo nel “pensiero di Dio”, esistiamo in Lui senza mediazione. Dio decide di porre in essere una qualsiasi forma di esistenza, e questa si realizza: “Dio disse: Sia la luce! E la luce fu (Gn.1,3).

Gesù Cristo stesso ci dimostrava, attraverso i miracoli, che la sua divinità va oltre la semplice mediazione dell’ attività umana. Egli “guariva” a distanza, camminava sulle acque, donava la vista ai ciechi e la mobilità ai paralitici, trasformava l’acqua in vino. Nulla è impossibile a Dio proprio perché siamo la concretizzazione dinamica della sua attività creatrice.

C’è, quindi, in Dio, una decisione ed una attuazione immediata.
Il fatto, poi, che Dio sia al di là del tempo e dello spazio, ci induce a pensare che ogni sua decisione è da sempre da lui conosciuta in una sorta di eterno presente, in virtù della sua “onniscienza”. Il che significa che tutto è emanazione della sua potenza e che ogni esistenza, se pur mutevole, ha una sua contiguità nell’attività decisionale eterna di Dio. Se quel sasso potesse essere pensato come completamente staccato dal suo Creatore, piomberebbe nel nulla e sarebbe senza senso (concetto, a dire il vero, piuttosto contradditorio). Ideato e concretizzato da Dio è a pieno titolo emanazione della sua onnipotenza.

Dio avrebbe potuto creare il mondo attuale in un istante, tralasciando ” il principio”. Ha permesso, invece, la gradualità spazio-temporale attraverso il continuo mutamento.
La gradualità della Creazione ci fa intuire l’onnipotenza di Dio, che non finisce mai di sbalordire. In essa è prefigurata la pazienza del suo piano divino, che supera i nostri concetti spazio-temporali.

Tutto è stato preparato per l’avvento dell’uomo, l’apice della creazione. In effetti in ogni uomo vengono ripresi ed unificati tutti gli stati di esistenza materiale e psichica, pronti per un salto qualitativo immenso: quello della somiglianza divina. Ogni uomo è chiamato alla divinizzazione, che è la partecipazione alla vita divina. Ma il processo è molto travagliato, per questo lo Spirito geme in ognuno di noi, sperando assieme a noi il successo del grande passaggio qualitativo.

La creatura dovrà essere pervasa dal Creatore, per assimilarlo ed essere assimilata. Dovrà affrancarsi da ogni forma di determinismo creaturale verso il regno della libertà. Da esseri carnali ad esseri pneumatici…c’è di mezzo la libera scelta, assoluta ed incondizionata. Per partecipare della natura di Dio, è necessario che ogni creatura scelga da sola da che parte stare perché Dio è libertà. Deve amare ciò che ama Dio. Deve volere ciò che vuole Dio. Deve sobbarcarsi l’autonomia di Dio. Deve diventare creatrice, come Dio è creatore. Deve anche essere nella Verità, perché Dio è Verità. Nella verità la creatura, anche se affrancata dai determinismi spazio-temporali, dovrà riconoscere la sua vera origine, quindi dovrà lodare liberamente Dio, riconoscendolo suo creatore e Signore…

Viviamo tra continue tentazioni. A volte ci chiediamo perché siamo messi a così dura prova. Il mondo è troppo tentatore…e troppi sono i paletti morali che ci indicano la strada dell’evoluzione interiore! Perché, Signore ci hai messi in un mondo così attraente se spesso non ne possiamo godere liberamente ed appieno? Solo lo Spirito può suggerirci alcune valide motivazioni.

Cristo l’ha detto chiaramente : o Dio, o mammona. Ci troviamo a dover scegliere in ogni minuto della vita. Ed ogni scelta vittoriosa sulla carne che facciamo, con l’aiuto dello Spirito, è una nuova creazione interiore (manda il tuo spirito e sarà una nuova creazione). Abbiamo sempre delle nuove possibilità, anche se l’ultima scelta è stata fallimentare.

La scelta a favore di Dio, cancella miracolosamente quella fallimentare precedente, proprio perché Dio non gode della morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva. La conversione interiore, in qualsiasi momento avvenga, è sempre una vittoria su se stessi e Dio ne gode perché anch’Egli spera con noi la nostra salvezza! Spera con noi davvero..proprio in virtù della sua divinità , che è discrezione, libertà, autonomia, amore puro.

Egli vuole che diventiamo ciò che ha preparato per noi affinché la nosra gioia sia piena. Una super-gioia che è la constatazione della verità che trionfa nel fatto che siamo stati progettati per diventare figlio di Dio in Gesù Cristo e che quindi dovremo raggiungere la somiglianza divina. Quale grande destino diventare figli di Dio! I santi dicono che vale la pena mortificarci durante questa vita terrena e patire un po’ per ottenere una felicità così indescrivibile!

E’ necessario chiedere la fede, la speranza e la carità insistentemente, anche se ci riteniamo indegni. E’ proprio nella nostra vera umiltà che lo Spirito può rinnovare la creazione in noi. Un cuore gonfio di se stesso non potrà ricevere fruttuosamente i suoi doni perché inconsciamente pensa di non averne bisogno.

Un cuore umiliato, invece, è capace del più sottile dono, proprio perché lo riceve con senso di gratitudine, sapendo benissimo di non meritarlo. Perciò, se ti senti l’ultimo degli uomini, il più traditore, non scoraggiarti : Dio è sempre dalla tua parte perché in te risplende la sua gloria creatrice!Lo Spirito Creatore e rigeneratore geme in te aspettando la tua redenzione. Non può salvarti senza la tua collaborazione.

Per questo i tempi di Dio non sono i nostri. Dio, nella sua onniscienza, sa esattamente quale grado di maturazione dovrai raggiungere, proprio perché conosce non solo ogni più piccola particella del tuo corpo biologico, ma anche ogni frammento di pensiero e le più recondite intenzioni della tua volontà. Conosce perfettamente il grado di “carità” e di pietà che hai raggiunto (conosco le tue opere; ti si crede vivo e invece sei morto. Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio.

Ricorda dunque come hai accolto la parola, osservala e ravvediti, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro, senza che tu sappia in quale ora io verrò. Ap.3, 1-3) Dio, quindi, pazientemente aspetta che l’albero della tua vita spirituale produca frutti. Lo Spirito d’Amore fa di tutto perché ciò avvenga: lo concima, lo pota, gli presta tutte le attenzioni possibili perché nulla vada perduto. Quando è giunta l’ora stabilita dal Padre, verranno raccolti i frutti spirituali legati all’amore verso Dio ed il prossimo.

Ma cosa significa realmente “amare Dio”? In fondo il fine della vita si riassume lì, come saggiamente aveva confermato Gesù Cristo durante la sua vita terrena. Dio ama creare dei creatori d’amore, suggerisco.
Prima di tutto è necessario credere che Egli esista e che noi siamo sue creature. Chiaramente questo non basta. Anche i diavolo lo credono.

Bisogna poi convincersi che Egli ci ama infinitamente e che vuole la nostra vera felicità eterna.
Per amare veramente Dio, bisogna anche avere sete della sua presenza e cercare di vivere alla sua presenza. Non solo per alcuni istanti della vita. Ogni momento della nostra giornata deve essere vissuto in Lui. Bisogna dedicargli più tempo possibile (Gesù Cristo ci ha insegnato l’assiduità della preghiera giorno e notte: Egli vegliava anche di notte per pensare alle cose del Padre suo) L’amore scaccia ogni timore: anche se ci si sente i peggiori peccatori, la nostra supplica al Padre deve essere continua.

Nella gioia, nella tristezza, nell’angoscia e nella felicità, nella sofferenza e nel piacere lecito, nella fatica e nella malattia, nell’impegno e nel divertimento…in ogni stato d’animo, in ogni situazione, il nostro pensiero deve essere rivolto a Lui. La sua presenza deve accompagnare tutti i nostri passi, ogni strada lecita che intraprendiamo. E qualora ci accorgiamo di intraprendere la via errata, dobbiamo tornare indietro per riprendere la via tracciata dai suoi comandamenti. Dobbiamo dimostrargli questo amore desiderandolo con tutto il cuore, l’anima e la mente. Egli conosce, come dicevo, ogni nostro più piccolo sforzo. Deve trovarci “svegli”, desiderosi della sua presenza.

Come fa a prenderci nella sua dimora se non dimostriamo alcun interesse per Lui? E’ veramente infelice colui che non prova alcun desiderio verso il Dio vivente, che non vuole i suoi doni. Se spendiamo la nostra vita terrena solo ad accumulare beni per garantirci una certa sicurezza, come potremo presentarci davanti a Dio? Bisogna pregare lo Spirito affinché pieghi ciò che è rigido, scaldi ciò che è gelido, drizzi ciò che è sviato.

E’ giusto spendere la nostra vita per cercarlo, anche se Egli è già presente in modo diverso da quello che immaginiamo. Difatti è Lui che ci cerca per primo: noi non dobbiamo far altro che ricambiarlo. Il suo non farsi trovare subito, come esprime bene il Cantico dei Cantici, fa parte del gioco amoroso tra l’anima e Dio.

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Il senso della nostra vita