2 Gennaio 2003

Il loculo del ricco

Ne uccide più l’idifferenza che la spada

Ernesto, un giovane ricco della città vicina, volle venire a trovare Elia perché aveva sentito parlare della sua stravagante saggezza. Il saggio lo fece accomodare. Ernesto rimase per un po’ ad osservare la povertà di quella casetta e dopo un po’ disse:
– Ho sentito parlare molto di te. Ma tu sei felice?
– Cosa significa per te “essere felice”? – interloquì il saggio.
– Cercare di realizzare i propri desideri… – rispose Ernesto spontaneamente.
– Se è così, allora sono felice. – replicò Elia

Ernesto era sempre più incuriosito, ma voleva mettere alla prova il saggio per capire se era sincero:
Ma tu davvero non desideri di più dalla vita? – gli chiese guardandosi attorno. – Non sogni mai di avere una villetta un po’ più comoda e lussuosa? – aggiunse.
– Sto bene in questa casetta. Nessun ladro si degnerebbe di visitarla. Questo tipo di preoccupazioni mi potrebbero distogliere dall’essenziale. – rispose il saggio.
– Ma qual è l’essenziale? – gli chiese Ernesto
– Dentro di te – rispose Elia laconicamente.
– Dentro di me? Io non faccio altro che sognare di evadere e di fare bei viaggi in giro per il mondo! – affermò Ernesto.
– Perché vuoi evadere da te stesso? In qualunque parte del mondo o dell’Universo tu vada, recherai sempre te stesso.
– Ma il denaro e i viaggi mi consentono di dimenticarmi un po’! – aggiunse Ernesto.
– Perché vuoi dimenticarti? – domandò Elia.
– Perché mi annoio. Non trovo nulla di interessante dentro di me. A me piace il denaro perchè mi consente di mantenere rapporti sociali, di vivere senza affaticarmi, di divertirmi, di viaggiare, conoscere cose nuove… – confessò Ernesto mostrandogli una confezione di psicofarmaci.
– La novità a cui ti riferisci è un’illusione. Non potrai gustare serenamente le novità se non sei nuovo dentro. – gli disse il saggio.

Ernesto stette per un attimo a riflettere.
– Come posso rinnovarmi interiormente? – domandò dopo un po’ il giovane.
– E’ difficile ma anche facile, se vuoi. – rispose Elia.
Ernesto cominciava ad intuire, ma confusamente : come avrebbe potuto rinunciare ad una vita piena di agi? Voleva a tutti i costi una risposta sicura.
Allora il saggio gli suggerì un primo passo.
Ernesto si recò nella sua città e comprò un loculo nel cimitero locale.

Poi, come gli aveva suggerito il saggio, si recava spesso a meditare davanti alla lapide su cui aveva posto una sua fotografia ed aveva fatto scrivere:
“Qui giace Ernesto. Amò la vita nella gioia e nel dolore. Non trascurò alcun istante per pensare a Dio ed al prossimo. Ogni istante ora è assorbito nell’Eternità”
Ernesto buttò via gli psicofarmaci perché non gli servivano più: aveva trovato la novità interiore nella ricerca di Dio e nel beneficare il prossimo.


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L’albero di Elia

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