14 Dicembre 2002

Una lezione di vita

L’uomo nella prosperità non comprende

L’uomo nella prosperità non comprende


Ronald Smith era uno degli uomini più ricchi e potenti della terra. Aveva un giovane figlio, John, al quale non lasciava mancare niente. Ogni giorno lo faceva accompagnare con una lussuosissima Mercedes a scuola da un suo autista personale. Lo riempiva di giochi ed ogni tipo di divertimento. Corrompeva persino alcuni insegnanti per fargli avere bei voti, in modo che non provasse frustrazioni.

Ronald era fiero del suo impero finanziario, dei suoi alberghi, delle sue aziende : grazie a lui ed alla sua intraprendenza migliaia di persone potevano campare con un lavoro dignitoso.
Ma il figlio cresceva sempre più viziato. Il suo pallino erano le discoteche, i motori e le spacconerie con gli amici.
Il padre cominciò ad esserne preoccupato. Si rendeva conto che, continuando così, il figlio non sarebbe potuto essere in grado un giorno di prendere le sue redini. Gli voleva bene, ma capì che era un “bene” sbagliato. John era sempre più immerso nei vizi e non era mai contento. Al padre raccontava un sacco di bugie ed ogni giorno aveva nuove pretese.

Un giorno Ronald si recò appositamente dal saggio Elia per chiedergli consigli.
– Prendi una decisione drastica. Tuo figlio è rovinato, ma se vuoi recuperarlo c’è una possibilità che costerà molto anche a te! – affermò perentoriamente il saggio. Poi gli suggerì quali rimedi doveva prendere.

Ronald mise a malincuore in pratica i consigli dei Elia. Pianificò tutto per bene e dopo un po’ di tempo progettò con il figlio maggiorenne un viaggio in un paese molto lontano che doveva durare due settimane. Ma si mise d’accordo sia con l’autista che avrebbe dovuto accompagnarli all’aereoporto che con il capitano dello stesso aereo: Ronald possedeva gran parte del pacchetto azionario della compagnia aerea.

Il giorno stabilito, mentre stavano salendo sulla scaletta dell’aereo, Ronald, approfittando del fatto che suo figlio John era distratto perché aveva adocchiato una giovane avvenente , scese di corsa dall’aereo e ritornò alla macchina squagliandosela con l’autista ed i bagagli.

John se ne accorse solo quando stavano ormai per partire. Invano furono ascoltate le sue richieste di farlo subito scendere: il capitano disse che non era possibile fermare l’aereo mentre era già in corsa e stava decollando. L’unico scalo era proprio in quel paese lontano dove avrebbe dovuto scendere perché possedeva solo il biglietto di andata.

Si ritrovò in questa città, solo e senza soldi. Non ne aveva nemmeno per telefonare a casa e nessuno si fidava a prestarglieli. Inizialmente cercava di sopravvivere chiedendo l’elemosina: ma vedendolo ben vestito nessuno gliele dava. La città era pattugliata da molti poliziotti : praticamente era impossibile rubare.

Recatosi al più vicino posto di polizia non riuscì nemmeno ad esibire un documento di riconoscimento perché non l’aveva appresso. Gli agenti lo trattennero per le verifiche sulla sua identità. Gli dicevano che i numeri telefonici che egli dava erano errati e che non conoscevano suo padre (il quale aveva fatto cambiare tutti i numeri telefonici di casa sua e il nome delle sue ditte e dei suoi alberghi).

Il giudice di quella città decise di liberarlo a patto che si mettesse a lavorare. Gli procurò un posto di lavoro presso una fonderia ed egli dovette accettare. Ogni giorno tornava nella sua stanzetta presa in affitto, stanco morto, e non aveva nemmeno le forze per qualche svago. Aveva fatto amicizia con alcuni operai e si rendeva conto della grande fatica che facevano per mantenere le loro famiglie. John, però, non riusciva a risparmiare molto perché il salario che percepiva bastava appena per pagare l’affitto della stanzetta, e il necessario per la sopravvivenza.

Passarono alcuni mesi e dopo inutili tentativi per mettersi ancora in contatto con suo padre (il quale sembrava avesse fatto perdere ogni sua traccia) John si era ormai rassegnato. In quella città era severamente proibito l’accattonaggio e nessuno si fidava a prestargli del denaro. Spesso pensava a come viveva nella casa di suo padre e cominciò ad essere dispiaciuto per l’arroganza che aveva dimostrato nel trattare i suoi…

Un giorno, essendo rimasto casualmente da solo nell’ufficio amministrativo della sua fabbrica, scorse, riposto in un cassetto semiaperto, un foglio che rìportava l’intestazione della ditta con il nome di suo padre: “Ronald Smith “.

Era stato appositamente dimenticato dall’impiegata, la quale rientrata, lo vide assorto con il foglio in mano. John chiese:
– Come mai?…cosa vuol dire?
– E’ proprio come pensi! La ditta appartiene a tuo padre! – Esclamò la segretaria.

Il giovane comprese: suo padre aveva macchinato tutto per impartirgli una lezione di vita. E così ritornò a casa completamente cambiato.
Chiese al padre tutti i particolari del dispendioso progetto ed andò subito a ringraziare il saggio Elia per averlo salvato da sicura rovina.

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L’ontometro

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