11 Dicembre 2002

La cecità interiore.

Il denaro non è tutto, ma per alcuni tutto è denaro

Samuele era uno dei tanti giovanotti sempre insoddisfatti per la propria situazione economica.
Faceva l’operaio presso una ditta che costruiva elementi per computer. Abitava in un modesto appartamento di sua proprietà situato sopra quello di sua madre e desiderava realizzare presto una famiglia progettando di sposare la sua “ricca” amica Lucia. Il suo pallino era quello di diventare imprenditore per poter acquisire autonomia e guadagnare meglio.
Ma non gli si presentava mai l’occasione.
Lucia se ne accorse e ben presto lo lasciò.
Ma Samuele non capì la lezione.

Ammirava i personaggi del cinema, dello spettacolo, i campioni sportivi e i grandi manager non tanto per le loro abilità in sé, ma perché possedevano prestigio e soldi. Quando sfrecciava davanti ai suoi occhi una macchina di lusso, subito pensava alla fortuna del pilota. Allorché camminava davanti ad una bella villa esaltava il prestigio del proprietario. Invidiava molti ricchissimi uomini d’affari e si lamentava spesso con i suoi pochi amici del suo basso tenore di vita. Questa frustrazione cominciava gradualmente a trasformarsi in nevrosi.
Per questo Samuele era soggetto a forti depressioni.

Si stava ammalando: era spesso a letto con crisi febbrili ed inspiegabili stati di apatia.
Un giorno un amico lo persuase di chiedere aiuto al saggio Elia. Si recarono nella sua modesta dimora e dopo un brevissimo colloquio Elia intuì l’origine dei suoi malanni. Lo rimandò a casa promettendogli che entro breve tempo avrebbe avuto un’occasione senza precedenti e che i suoi desideri sarebbero soddisfatti.

Qualche giorno dopo Samuele ricevette una telefonata : era il maggiordomo di un ricchissimo signore americano che gli chiese di poterlo visitare per trattare un affare importante. Quasi incredulo, fissò l’appuntamento e poche ore dopo si presentò il maggiordomo con il suo padrone, il quale aveva un bastone bianco e gli occhiali scuri.
Samuele rimase un po’ interdetto: li fece accomodare ed il maggiordomo cominciò ad elencare l’enorme fortuna che possedeva il suo padrone. Aziende, istituti bancari e di credito, terreni e ville, castelli ed alberghi, ippodromi ed enormi somme di denaro.

– Le diamo metà del suo intero patrimonio se ci dona i suoi due occhi : dovrebbero essere trapiantati insieme! – propose il maggiordomo.
Samuele li liquidò subito e tornò dal saggio a chiederegli spiegazioni.
– Non hai capito? – domandò Elia con volto radioso.

Samuele ebbe un’illuminazione e aprì gli occhi interiori: si convinse di possedere qualcosa che valeva infinitamente di più del patrimonio del più ricco miliardario di questa terra.
Da allora cominciò a considerare tante altre cose che prima, nella sua cecità interiore, non si rendeva conto di possedere.

Così guarì.


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