6 Marzo 2003

Turoldo e la poesia sulla pace

dal Messaggero Veneto del 06/03/03

Turoldo avrebbe dedicato una poesia a quelle bandiere


Sabato sera, a Sedegliano, si è svolto uno degli appuntamenti dedicati in quella fine settimana a David Maria Turoldo. I paesi che ho attraversato, deserti, ordinati e uguali nella luce gialla dei neon, mostravano numerose bandiere della pace esibite da finestre e balconi. Dalle grandi città, come ho potuto vedere a Milano, fino alla campagna friulana stanno fiorendo le bandiere arcobaleno. Anche la gente dei piccoli paesi, di solito così restìa e riservata, questa volta si esprime pubblicamente, si espone, coll’uso visibile, dichiarato di un simbolo gentile.

Allora ho pensato che Turoldo a quelle bandiere, che con gioia avrebbe visto nei suoi paesi di Coderno e Sedegliano, avrebbe dedicato una poesia, forte, appassionata. Me lo fanno credere le sue parole che abbiamo potuto udire quella sera da una registrazione. Venivano da una sua predica memorabile in occasione di una marcia per la pace a Lecco nel gennaio del 1991: «Solo quando la coscienza dei singoli si fa coscienza della moltitudine, allora anche le superpotenze dovranno tornare indietro».

È questo, infatti, che sta accadendo di inedito e di straordinario, come ha detto Aldo Colonnello ricordando le grandi manifestazioni del 15 febbraio in Italia e in tutto il mondo. Una mobilitazione immensa che in Italia ha trovato nelle bandiere arcobaleno un modo di fissarsi nel volto delle città e dei paesi. Difficile cancellare tutto questo. Siamo di fronte a una resistenza e a una denuncia che non è più possibile costringere nelle vecchie contrapposizioni. C’è un sentimento diffuso di fastidio verso l’arroganza insopportabile dei grandi poteri politici, militari, economici. C’è la percezione che la lotta contro il terrorismo debba fare i conti con le scandalose ingiustizie che lo alimentano. S’intuisce che una guerra “preventiva” decisa umiliando l’Onu sia un’avventura gravida di conseguenze paurose.

Insomma, un frutto positivo della globalizzazione forse sta nella possibilità di guardare in modo nuovo alla realtà del mondo, voci e immagini che affiorano dall’immenso e indistinto caleidoscopio televisivo. Voci e immagini di miseria, di violenza, di prevaricazioni (di cui la guerra in Medio Oriente è già uno specchio sconvolgente) da cui muove l’embrione di una nuova coscienza critica, di nuovi sentimenti collettivi che sentono che politica e diplomazia debbano ormai affrancarsi dall’uso della guerra, dove ogni ragione è piegata semplicemente alla logica del più forte. Nell’interdipendenza sempre più stretta di un mondo che si globalizza e di tecnologie sempre più avanzate e potenzialmente distruttive, la guerra non può, infatti, che moltiplicare i germi di nuovi, rovinosi conflitti e di conflitti indomabili quando prendono la strada del terrorismo, di cui conosciamo già gli orrori.

E questo ci diceva Turoldo: «Oggi ogni guerra può finire soltanto nella distruzione e nella morte. Siamo tutti sulla stessa nave. Magari c’è gente che viaggia in prima o seconda classe e chi viaggia nella stiva, ma se affonda affonderemo tutti: è l’interdipendenza e l’interazione dei continenti e dei mondi». Certo, sappiamo che i percorsi della storia umana sono tortuosi, deludenti e difficili. Mai come in questo momento sono chiamate in causa le responsabilità di ognuno.

Turoldo ce lo ricorderebbe con la sua voce potente e appassionata e non mancherebbe ancora di proporci, credenti e non credenti, quella speranza che lui affidava allo straordinario orizzonte che ricavava dalle Scritture all’inizio del discorso ricordato. «Il lupo dimorerà insieme all’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà (…). Non agiranno più iniquamente, né saccheggeranno in tutto il mio santo nome, perché la saggezza del Signore riempirà il paese, come le acque ricoprono il mare». Un’utopia questa? Ma il destino degli uomini resta sempre quello di trovare un luogo dove le più ardue speranze possano fondarsi e realizzarsi.